venerdì 8 agosto 2014

DEFICIT DI ATTENZIONE CON IPERATTIVITA' (ADHD)

Cari genitori ho rirovato alcuni articolo scritti anni fa, insieme all’amico pediatra Michele Fiore.
DEFICIT DI ATTENZIONE CON IPERATTIVITA’ (ADHD):
-       sapere che esiste
-       fare la diagnosi
-       individuare la terapia (non necessariamente, ma talora necessaria, farmacologica)
Da: http://www.aifa.it/descizione.htm: “Sono alcuni di quei bambini che troviamo alle feste dei nostri figli, nei bus o sul treno, nelle scuole o per la strada e che si mostrano continuamente agitati, in continuo movimento, che non riescono a stare mai fermi, che si dimenano continuamente e che i genitori trovano grande difficoltà a tenere "buoni“.
Quando, poi, iniziano a frequentare la scuola sono quei bambini che le insegnanti non vorrebbero mai tenere: si alzano continuamente dal loro posto, danno fastidio ai compagni, non riescono a svolgere i compiti assegnati e finiscono spesso per cambiare banco, classe e talvolta ... scuola.
Il loro profitto scolastico proprio per la ridotta capacità di concentrazione è spesso scarso o comunque sufficiente e difficile è il loro rapporto con i coetanei, ma anche con gli adulti per la grande impulsività. La loro difficoltà viene percepita dai genitori e dagli insegnanti ma spesso, nel nostro paese, la diagnosi viene completamente misconosciuta”.

•Uno dei maggiori problemi di salute in termini di costi sanitari

• Una delle più frequenti diagnosi psichiatriche infantili extraospedaliere

• Il più comune problema comportamentale infantil

• Associata a comportamenti antisociali, alcolismo, criminalità, etc

E’ considerato uno dei migliori segni premonitori in età infantile, di cattivo adattamento psicosociale in età adulta e viene classificata in tre forme diverse
•Forma Classica
iperattività, impulsività e disturbo d'attenzione 
• Forma meno frequente  (più difficile da riconoscere,
presente soprattutto nelle femmine) : deficit di attenzione
• Terza forma: prevalente iperattività e impulsività. 

Accanto a queste forme ce ne possono essere delle altre determinate dal sommarsi del disturbo di base con i disturbi comportamentali secondari o con altri disturbi psichiatrici dette (CO-MORBIDITA’).

La galassia dei sintomi
Per quanto riguarda i problemi relazionali, i genitori, gli insegnanti e gli stessi coetanei concordano che i bambini con ADHD hanno anche problemi nelle relazioni interpersonali. Vari studi di tipo sociometrico hanno confermato che bambini affetti da deficit di attenzione con o senza iperattività:
ricevono minori apprezzamenti e maggiori rifiuti dai loro compagni di scuola o di gioco;
pronunciano un numero di frasi negative nei confronti dei loro compagni dieci volte superiori rispetto agli altri;
presentano un comportamento aggressivo tre volte superiore;
non rispettano o non riescono a rispettare le regole di comportamento in gruppo e nel gioco;
laddove il bambino con ADHD assume un ruolo attivo riesce ad essere collaborante, cooperativo e volto al mantenimento delle relazioni di amicizia;
laddove, invece, il loro ruolo diventa passivo e non ben definito, essi diventano più contestatori e incapaci di comunicare proficuamente con i coetanei.

Gli inevitabili fallimenti che il bambino ADHD accumulerà nella sua esperienza di vita - sociali, scolastici e familiari - favoriranno, inevitabilmente, lo sviluppo di tratti oppositivi e provocatori che rappresenteranno un aspetto molto problematico dell’ADHD, dal momento che questi tratti saranno i predittori di prognosi infauste: i ragazzi, infatti, che manifestano comportamento da deficit di attenzione/ iperattività e aggressività, saranno più a rischio di altri nello sviluppare comportamenti devianti, nell’incorrere in problemi con la giustizia o nell’uso di alcool e/o sostanze stupefacenti.

A)Può persistere fino all’età adulta
-) 2/3 dei casi fino all’adolescenza
-) 1/3 dei casi fino all’età adulta
B) Si associa a:
-) disturbi dell’adattamento sociale
-) basso livello di scolarizzazione
-) basso livello di occupazione lavorativa
-) problemi psichiatrici

Disturbo di condotta (CD) Aggressività, ansietà, bassa autostima
Disturbo opposizionale (ODD)
Deprivazione sociale, basso rendimento scolastico,  bassa competenza sociale

Le forme co-morbide sono più correlate a profili sintomatologici negativi
Hanno una peggiore prognosi

Tutto questo è dovuto, purtroppo, al fatto che i soggetti affetti da ADHD manifestano nel tempo dei sintomi secondari che si pensa siano il risultato dell’interazione tra le caratteristiche proprie del disturbo con l’ambiente scolastico, sociale, familiare in cui il bambino si trova inserito.

QUALI CAUSE?
Da diversi anni, però, i ricercatori che si occupano di ADHD hanno iniziato a metterne in luce sintomi e cause e hanno trovato che il disturbo può avere una causa genetica. Attualmente, le teorie in proposito sono molto diverse da quelle che andavano per la maggiore anche solo pochi anni fa. I ricercatori stanno chiarendo che l’ADHD non è un disturbo dell’attenzione in sé - come si era a lungo ritenuto - ma nasce da un difetto evolutivo nei circuiti cerebrali che stanno alla base dell’inibizione e dell’autocontrollo. A sua volta, questa mancanza di autocontrollo pregiudica altre importanti funzioni cerebrali necessarie per il mantenimento dell’attenzione, tra cui la capacità di posticipare le gratificazioni immediate in vista di un successivo e maggiore vantaggio. Insomma, questi bambini sono quelli che preferiscono l'uovo oggi alla gallina domani!
I bambini affetti da ADHD, pertanto, non riescono a controllare le loro risposte all’ambiente.
E' come se in questo momento che state leggendo veniste bombardati da tanti altri eventi disturbanti, come la televisione accesa, i vostri figli che gridano fuori la stanza, il telefono che squilla e voi non riusciste ad annullare tutti questi stimoli per focalizzare la vostra attenzione solo su quello che state facendo e che vi interessa tanto. Se non aveste questa capacità di "filtrare" gli stimoli e "prestare attenzione" comincereste a sentirvi agitati perché vi rendereste conto di non riuscire nel vostro intento. Pensate se poi l'attenzione vi venisse richiesta per cose non tanto gradite, come studiare una pagina di storia medioevale, cosa fareste?

L’ADHD è una malattia genetica?
Molti studi sembrano avvalorare l’ipotesi che il fenomeno possa essere dovuto a una disfunzione di alcuni dei numerosi geni che  normalmente sono attivi durante la formazione e lo sviluppo della corteccia pre-frontale e dei gangli
Malattia poligenica
I fratelli e le sorelle di bambini con ADHD hanno una probabilità di sviluppare la sindrome da 5 a 7 volte superiore
I figli di un genitore affetto da ADHD hanno fino a cinquanta probabilità su cento di sperimentare le stesse difficoltà.

Studio sui gemelli:
il rischio di ADHD in un gemello monozigote di un bambino affetto dal disturbo è tra 11 e 18 volte superiore a quello di un fratello non gemello di un bambino con ADHD

Fattori GENETICI
E’ stato ipotizzato che difetti nella produzione di dopamina o nel trasporto di dopamina, possano
essere alla base dei meccanismi patogenetici dell’ADH

FATTORI NON GENETICI
la nascita prematura
l’uso di alcool e tabacco da parte della madre
l’esposizione a elevate quantità di piombo nella prima infanzia
le lesioni cerebrali - soprattutto quelle che coinvolgono la corteccia pre-frontale
NON è stata trovata alcuna significativa correlazione con:
Metodi educativi (contrariamente alla convinzione popolare)
Fattori dietetici (es.: quantità di zucchero consumata dai bambini)
Reazione tossica a conservanti e/o coloranti
Reazione allergica a cibi

FATTORI AMBIENTALI
L’ambiente non ha importanza decisiva nella genesi del disturbo
Può determinare disturbi comportamentali secondari su base psico-emotiva, che spesso accentuano e confondono gli stessi sintomi di iperattività e impulsività con cui il disturbo si presenta.  In questo senso, la patogenesi dell’intero sistema di sintomi dell’ADHD si può considerare effetto della confluenza di fattori neuro-biologici e psicosociali, mediata da un disturbo dello sviluppo cognitivo-emotivo che assume un ruolo centrale.

la diagnosi
Il primo passo per l'inquadramento diagnostico dell'ADHD è quello di  valutare adeguatamente il fenomeno dell'iperattività e/o della disattenzione nel contesto psico-clinico poichè l'iperattività e il disturbo d'attenzione non sono sinonimi di ADHD ma possono essere spiegati anche con altre cause.
Esclusi così altri motivi etiopatogenetici, solo a questo punto potremo parlare di "iperattività da disturbo di concentrazione".
E' unanimemente accettato che lo strumento diagnostico principale per porre  un sospetto diagnostico fondato è il DSM, il  "Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders",
 IV e ora il V (soggetti a molte critiche in quanto le diagnosi sono prevalentemente basate su criteri clinici che possono essere soggettivi , pertanto, possono portare a fenomeni di eccesso di diagnosi e di terapie. Sul tema sono in atto da anni critiche sull’eccesso di terapie farmacologiche. Tale polemica a nulla porta in quanto la cosa importante è fare una diagnosi certa e la terapia va concordata e stabilita individualmente nel singolo bambini

Non sarà possibile gestire il problema della diagnosi e della terapia senza la collaborazione stretta di tutte le figure professionali coinvolte, compresi i genitori, gli insegnanti, i pediatri, i neuropsichiatri, gli psicologi. E soprattutto della famiglia. La terapia infatti si deve basare su un approccio personalizzato e multimodale che deve valutare un insieme di trattamento psicoeducativo e comportamentale e eventuale trattamento farmacologico.
Consiglio di evitare integralismi e generalizzazioni come di “usare” come succede in tante situazioni alcune patologie per altri motivi se non l’interesse delle persone e delle famiglie. La cosa è e sarà sempre più difficile in questa società dello scandalo e dello spettacolo e della apparenza ove ha ragione chi urla di più o ha più visibilità.




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