giovedì 12 febbraio 2026

A tre mesi in montagna? Sì, ma con le giuste cautele

Titolo: 🏔️ 
A tre mesi in montagna? Sì, ma con le giuste cautele (e occhio al fratellino sciatore! ⛷️)

La domanda della mamma

"Caro Dottore, siamo una famiglia che ama la montagna e vorremmo tanto portarci anche il nostro piccolo di tre mesi per qualche giorno di relax. 

Fino ad ora però abbiamo sentito di tutto e siamo un po’ confusi! 🤯

Mia madre è terrorizzata: dice che l'aria è troppo rarefatta lassù e che il piccolo potrebbe avere difficoltà a respirare o dormire male. 

Dall'altra parte, alcuni amici ci dicono che sono andati anche in alto senza problemi. 

Noi vorremmo solo capire come comportarci per non correre rischi inutili. 

Fino a che altezza possiamo spingerci con un neonato così piccolo? 🌡️

E poi c'è il fratellino di 4 anni che non vede l'ora di mettere gli sci: come ci organizziamo col freddo per il piccolo che starà fermo nella carrozzina mentre noi guardiamo il grande? 

Ah, e le orecchie durante il viaggio? 👂

Vorremmo partire sereni, sapendo di fare la scelta giusta per la salute di entrambi i nostri figli."

 

La risposta del Pediatra

Cara mamma, prima di tutto fai un bel respiro profondo: il tuo stato d'animo è normalissimo! 🤗 È il classico conflitto tra il desiderio di staccare la spina godendosi la natura e quella vocina interiore (a volte amplificata dalle nonne! 👵) che ci sussurra "e se poi gli fa male?". Tranquillizzati subito: la montagna non è un nemico, anzi, è una risorsa meravigliosa per tutta la famiglia, a patto di affrontarla con buon senso e gradualità.

Partiamo dal "nodo" dell'altitudine, che è quello che vi spaventa di più. Le nonne spesso ricordano regole di un tempo, ma oggi la scienza ci rassicura molto.

 Le più recenti linee guida della Società Italiana di Pediatria e della Commissione Medica del CAI ci dicono che un lattante sano può tollerare quote fino ai 2000 metri

Tuttavia, per un bimbo di soli tre mesi, il mio consiglio "da papà e da pediatra" è di mantenere un approccio dolce: una quota compresa tra i 1500 e i 1800 metri è la vostra "zona di comfort" ideale. 

A queste altezze l'organismo del piccolo si adatta senza stress alla ridotta pressione dell'ossigeno. 

Quindi sì, potete partire, ma senza cercare record di scalata! 🚫🏔️

Il vero momento delicato, però, è il viaggio. 🚗 Le orecchie dei bambini sono sensibilissime ai cambi di pressione. 

Durante la discesa (o la salita rapida), offrigli spesso il seno Fermando!! Non staccate mai le cinture di sicurezza in viaggio) o il ciuccio: la deglutizione aiuta a compensare lo sbalzo di pressione ed evita quel fastidioso "tappo" che a noi adulti dà solo noia, ma a loro può fare male. 

Se vuoi approfondire proprio questo aspetto tecnico, trovi un mio articolo storico ma sempre validissimo qui sul blog 👉 A che altitudine si può portare il bambino?.

Ora veniamo alla gestione "logistica" con il fratellino sciatore ⛷️

È fantastico che lui voglia già sciare, ma attenzione: mentre lui si muove e suda, e voi vi scaldate camminando, il piccolo nella carrozzina o nello zaino è fermo❄️

Il freddo per lui arriva molto prima che per voi. Vestilo rigorosamente "a cipolla" 🧅, così da poter aggiungere o togliere strati velocemente se il tempo cambia (e in montagna cambia in un attimo!).

#pediatria #montagna #neonato #vacanzeinfamiglia #genitori #consiglidelladottore #FerrandoAlberto

domenica 8 febbraio 2026

🦠 Scabbia a scuola: niente panico

 🦠 Scabbia a scuola: niente panico

Ricevo la lettera di una docente preoccupata per il panico scatenatosi nella chat di classe dopo la segnalazione di due casi di scabbia (due fratellini). La parola "scabbia" evoca scenari antichi e paure ancestrali, ma oggi è una parassitosi gestibile, curabile e che non deve portare alla chiusura delle scuole né all’isolamento sociale. 🚫🏫

Facciamo ordine, dati alla mano, per capire cosa sta succedendo e cosa fare. 🧐

1. Perché se ne parla tanto adesso? 📈

Non è una vostra impressione: la scabbia è tornata a farsi sentire. Dati recenti della SIDeMaST confermano un aumento significativo dei casi in Italia negli ultimi anni (in alcune casistiche fino al 750% in più rispetto al pre-Covid).

I motivi? La ripresa massiccia dei viaggi ✈️, il tempo trascorso in luoghi chiusi e una diagnosi che spesso arriva in ritardo perché il prurito viene scambiato per allergia o dermatite. Quindi: non è una malattia "della sporcizia", ma una parassitosi che colpisce chiunque, esattamente come i pidocchi. 🧴🚿

2. Che cos'è e come si riconosce 🔍

È causata da un acaro microscopico (Sarcoptes scabiei) che scava delle piccole gallerie (cunicoli) sotto la pelle per deporre le uova. 🥚

  • Il sintomo re: Il prurito. È intenso, insistente e peggiora terribilmente di notte 🌙 (quando l'acaro è più attivo col caldo del letto).
  • Dove: Polsi, spazi tra le dita, ascelle, zona genitale, e nei bambini piccoli anche palmi delle mani, piante dei piedi e cuoio capelluto. ✋🦶

3. Come si prende (e come NON si prende) 🤝

Qui serve sfatare un mito per calmare le chat di classe. La scabbia si trasmette per contatto diretto, prolungato e pelle-contro-pelle.

  • Sì: Dormire nello stesso letto, abbracci prolungati, rapporti intimi, scambio di vestiti o asciugamani usati di recente. 👕🛌
  • No (o molto raro): Una stretta di mano veloce, stare seduti al banco vicino, incrociarsi in corridoio. 🏃‍♂️

4. La Terapia: la chiave è la simultaneità 💊

Oggi abbiamo armi efficaci. Le linee guida più recenti indicano:

  • Creme alla Permetrina 5%: Da applicare meticolosamente su tutto il corpo (non solo dove prude) e lasciare agire per le ore indicate (solitamente una notte).
  • Ivermectina per via orale: Utilizzata sempre più spesso sotto stretta prescrizione medica. 🩺

La regola d'oro: Devono curarsi tutti i conviventi contemporaneamente, anche se non hanno prurito. Se trattiamo solo il bambino e non il papà asintomatico, tra due settimane il parassita tornerà a circolare in casa (effetto "ping-pong"). 🏓

5. Cosa deve fare la scuola? 🏫

Le indicazioni ministeriali e delle ASL sono chiare:

  • Niente chiusura: Non si disinfesta la scuola. L'acaro lontano dalla pelle umana sopravvive poco (2-3 giorni al massimo). 🧹
  • L'alunno malato: Resta a casa fino al giorno successivo all'inizio del trattamento (bastano 24 ore dopo la prima applicazione per non essere più contagiosi). 
  • I compagni di classe: Sono considerati contatti a basso rischio. Non devono fare profilassi farmacologica, ma devono essere sorvegliati dai genitori per 3-4 settimane. 👀

6. Consigli pratici per i genitori (da incollare nelle chat! 📲)

Se c'è un caso in classe:

  1. Niente panico: Il rischio è basso se non c'è stato un contatto fisico stretto. 🧘‍♂️
  2. Lavaggio: Lavate vestiti, lenzuola e asciugamani usati negli ultimi 3 giorni a 60°C🧼🧺
  3. Il sacco: Ciò che non si può lavare (peluche, giacche) va chiuso in un sacco di plastica ben sigillato per almeno 7 giorni. L'acaro morirà di fame. 🧸🛍️
  4. No al fai-da-te: Non comprate prodotti "per prevenzione". Usarli a caso aumenta solo le resistenze. 🚫💊

Conclusione 🤝

La scabbia è una "seccatura" notevole, ma si cura e guarisce. La solidarietà verso la famiglia colpita è la prima medicina: isolarli o colpevolizzarli serve solo a far sì che la prossima volta, chi si ammala, non lo dirà a nessuno per vergogna. E quello sì, che è pericoloso per la comunità. ❤️


📚 Bibliografia italiana minima

#scabbia #pediatria #salutebambini #scuola #prevenzione #ferrandoalberto

 





sabato 7 febbraio 2026

Piccoli "Hannibal Lecter" all'asilo? 🦈 Se tuo figlio morde (o viene morso), niente panico!

Piccoli "Hannibal Lecter" all'asilo? 🦈 Se tuo figlio morde (o viene morso), niente panico!

Buongiorno a tutti! 👋 Oggi affrontiamo un "incubo" classico che fa tremare i polsi a mamme, papà e maestre: il bambino che morde. 😱

La scena è questa: siete al parco o andate a prendere il vostro piccolo all'asilo e la maestra, con faccia contrita, vi dice: "Signora, oggi Marco ha morso Giulia per un gioco"

Voi vorreste sprofondare. 

Gli sguardi degli altri genitori sembrano dire: "Ecco, non lo educano!". 😓

Mettiamo subito le cose in chiaro: 

non state allevando un serial killer e vostro figlio non è "cattivo". 

E no, non è colpa vostra. 

Vediamo perché succede, come gestirlo all'asilo e, soprattutto, cosa dire a chi riceve il morso👇

🧠 Perché i bambini mordono? 

Il bambino che morde mette sempre in crisi la famiglia, ma dobbiamo capire cosa passa nella sua testa. 

Tra l'anno e i 3 anni, i bambini sono un vulcano di emozioni ma hanno pochi strumenti per gestirli.

  1. Comunicazione "primitiva": 

Non sanno ancora dire "Scusa, quel gioco è mio, ridammelo"

Usano il corpo. Il morso è un messaggio: «Lasciami stare!», «Voglio quel gioco!», «Ehi, guardami!». 🗣️🚫

  1. Frustrazione: 

La famosa fase dei "Terribili Due". L'energia esplosiva della rabbia deve uscire da qualche parte. A volte esce... dai denti. 🦷

  1. Sovrastimolazione all'asilo: 

Rumore, tanti bambini, condivisione forzata degli spazi. A volte il morso è un cortocircuito da stress: "Troppo rumore, statemi lontani!".

🏫 "Dottore, morde all'asilo! Che vergogna!"

Quando succede al nido o alla materna, la gestione è più complessa perché voi non ci siete.

  • Niente processi serali: 

Sgridare il bambino alle 18:00 per un morso dato alle 10:00 del mattino non serve a nulla. I bambini piccoli vivono nel presente. 

Non collegheranno la punizione all'evento. 

  • Fiducia nelle maestre: Loro sanno gestire la situazione sul momento. 

Il vostro compito è lavorare a casa sulla gestione delle emozioni, non punire "in differita".

  • Collaborazione: Chiedete alle educatrici cosa è successo prima del morso (contesa di un gioco? stanchezza?). 

Capire la causa aiuta a prevenire.

🩹 E al bambino che è stato morso? Cosa diciamo?

Spesso ci concentriamo così tanto sul "morsicatore" che dimentichiamo la vittima! Se vostro figlio viene morso, o se dovete consolare l'amico morso dal vostro:

  1. Validare il dolore: "Ahi, fa molto male, vero? Mi dispiace tanto" 🤗.
  2. Non create il "Mostro": Evitate frasi come "Luca è cattivo!"

Questo etichetta il bambino e non aiuta nessuno. 

Meglio dire: "Luca non ha ancora imparato a chiedere le cose con le parole".

  1. Rassicurazione: "Ora mettiamo un po' di ghiaccio e passa. Sei al sicuro" 🧊.
  2. Insegnare a difendersi (verbalmente): Dite al bambino morso: 

"La prossima volta alza la mano e digli forte: NO! NON MI PIACE!"

Questo dà potere alla "vittima" e insegna un confine. 

🛠️ Cosa fare (Il Kit di Sopravvivenza)

Non serve urlare (anzi, peggiora le cose), servono fermezza e coerenza.

  • Intervento immediato e neutro: 

Se succede davanti a voi, intervenite subito. 

Niente scenate. 

Tono fermo, sguardo negli occhi (abbassatevi al suo livello!): "No. Non si morde. I morsi fanno male"🛑

  • La riparazione: 

Il bambino che morde spesso si spaventa della sua stessa azione. 

Insegnategli a rimediare. 

La stessa bocca che ha morso può dare un bacino (se l'altro vuole), la mano può fare una carezza. 

Dategli un'alternativa positiva. 🤝

  • Alternative: Se sta mettendo i denti (sotto i 2 anni), dategli giochi fatti apposta per essere morsi (anelli di gomma). 🦕

🚫 Cosa NON fare

  •  Non ridere: 

Mai. Nemmeno se è buffo.

  •  Non mordetelo indietro: 

Qualcuno dice "Così capisce cosa si prova"

Falso. Insegna solo che mordere è un modo accettabile per risolvere i conflitti se sei più grande. Violenza genera violenza.

  •  Non etichettatelo: 

Lui non "è" un monello.

Lui "ha fatto" una cosa sbagliata. 

C'è un abisso di differenza.

🚩 Quando preoccuparsi?

Il morso è fisiologico fino a una certa età. Tuttavia, campanelli d'allarme dopo i 30 mesi:

  • Morde frequentemente senza motivo apparente.
  • Se l'ambiente familiare è troppo rigido o autoritario. In questi casi, parlatene con il vostro pediatra per osservare il bambino a 360 gradi. 🩺

⚠️ Limiti

Ricordiamo che queste sono indicazioni comportamentali generali. 

Ogni bambino ha il suo temperamento. 

Non esiste la bacchetta magica che fa smettere di mordere in un giorno. 

La chiave è la ripetizione infinita del messaggio corretto. 

Se il comportamento persiste o si associa a ritardi di linguaggio, serve una valutazione.

🗓️ Cosa fare se il piccolo "squalo" colpisce ancora:

  1. Respiro profondo. Non imbarazzatevi con gli altri genitori: capita a tutti. 🧘‍♀️
  2. Occhi negli occhi, "No" fermo.
  3. Attenzione alla vittima: consolazione e ghiaccio. 🧊
  4. Riparazione: "Facciamo una carezza a Marco?".
  5. E soprattutto: Coerenza. Ogni volta, la stessa reazione. Alla fine capirà.
#morde
#morso
#baminnomorde
#hanniballecter
#ferrandoalberto

Un caro saluto, Alberto Ferrando



domenica 1 febbraio 2026

🛑 Bullismo a scuola: non voltiamoci dall'altra parte

🛑 Bullismo a scuola: non voltiamoci dall'altra parte

Come pediatra 🩺, non vorrei dover parlare di questo, soprattutto di domenica. Eppure, ultimamente ricevo troppe segnalazioni di casi di bullismo nelle nostre scuole. E non posso tacere.

Il problema non è solo l'atto in sé, ma la reazione che spesso ne consegue. In alcuni casi fortunati la situazione viene analizzata e si prendono provvedimenti. Ma in troppi altri casi cala il silenzio 🤫

Omertà. Si fa finta di niente, si minimizza ("sono cose da ragazzi"), magari per non offendere la famiglia del "bullo" o per quieto vivere.

Questo atteggiamento è pericoloso ⚠️

Non dobbiamo piangere solo quando la cronaca ci sbatte in faccia la tragedia irreparabile. Dobbiamo agire prima.

👥 Aiutare la vittima, ma anche il bullo

C'è un aspetto fondamentale che spesso sfugge: in queste storie ci sono spesso due vittime.

  • 💔 Chi subisce il bullismo: Oltre al danno fisico (a volte minimo), riporta ferite emotive e psicologiche profonde che richiedono tempo e aiuto per essere curate.
  • 🆘 Chi compie il bullismo: Il ragazzo che maltratta spesso manifesta un disagio. Se lo etichettiamo solo come "cattivo" e lo isoliamo, o peggio, se ignoriamo il suo comportamento, non lo aiuteremo mai a capire, a elaborare il danno fatto e a cambiare. Rischiamo di cristallizzarlo in un ruolo negativo per sempre.

Ognuno di noi – genitori, insegnanti, istituzioni – deve farsi carico di questa responsabilità 🤝. Non giriamoci dall'altra parte.


⚠️ Rischi: 

-       Il rischio del silenzio: 

Ignorare il problema normalizza la violenza e lascia soli i ragazzi. 

La vittima può sviluppare traumi a lungo termine; il bullo, se non corretto ed educato all'empatia, rischia una deriva comportamentale sempre più grave.

-       Mancanza di rete: Spesso manca un coordinamento reale tra famiglia, scuola e specialisti, lasciando che i casi vengano gestiti sull'onda dell'emotività o insabbiati.

🗓️ Cosa dobbiamo fare?

  • 👂 Ascolto attivo: Se tuo figlio racconta un episodio, anche piccolo, non sminuirlo. Ascolta.
  • 📢 Nessuna omertà: Se sei a conoscenza di dinamiche di classe tossiche, parlane con gli insegnanti o con i rappresentanti. Far emergere il problema è il primo atto di cura.
  • ❤️ Empatia verso tutti: Se il "problema" riguarda tuo figlio (vittima o autore), cerca il dialogo e il supporto di professionisti. L'obiettivo non è punire, ma educare e riparare.

Buona domenica, con l'augurio di prenderci cura, davvero, delle nostre comunità scolastiche 👋.