venerdì 9 ottobre 2026

Salute mentale dei ragazzi: è un’emergenza pediatrica, non solo psichiatrica

Salute mentale dei ragazzi: è un’emergenza pediatrica, non solo psichiatrica

18 ragazzi ricoverati in una notte al Meyer ma segnali li vediamo già nei bambini più piccoli: cosa sta succedendo e cosa possono fare i genitori

Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, alla vigilia della Giornata mondiale della salute mentale, il reparto di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze ha dovuto accogliere 18 ragazzi in urgenza, in un reparto che ha 12 posti letto. 

Sei sono stati sistemati in altri reparti dell’ospedale. Avevano tra i 14 e i 17 anni, ed erano soprattutto ragazze. 

Quasi tutti arrivavano dal pronto soccorso con depressione grave, autolesionismo, pensieri di suicidio o tentativi di togliersi la vita.

Non è un episodio isolato. A settembre era già successo due volte, e la responsabile del reparto, la dott.ssa Tiziana Pisano, racconta che da metà settembre i ricoverati sono stabilmente 2-3 più dei posti disponibili.

Come pediatra di famiglia lo dico con chiarezza: il disagio psichico dei ragazzi è oggi una delle prime emergenze della pediatria. Non riguarda solo gli specialisti. Riguarda noi pediatri, le famiglie, la scuola e l’intera comunità.

I numeri: una crescita che non si ferma

Dato

Fonte

Meyer (Firenze), 7 ottobre 2026: 18 ricoverati in urgenza su 12 posti letto, età 14-17 anni, prevalenza femminile

La Nazione, 8 ottobre 2026

Meyer: ricoveri psichiatrici passati da 220 nel 2024 a oltre 300 nel 2025

La Nazione, 31 maggio 2026

Bambino Gesù (Roma): accessi in PS per autolesionismo, ideazione suicidaria o tentato suicidio da 12 nel 2011 a 445 nel 2025; consulenze neuropsichiatriche in PS da 155 a 1.675

SINPIA – Bambino Gesù, settembre 2026

Lombardia: ricoveri psichiatrici di minori +169% in cinque anni; 6.500 accessi in PS nel 2025

Regione Lombardia, gennaio 2026

Italia: 403 posti letto di neuropsichiatria infantile attivi (2022) a fronte di un fabbisogno stimato oltre 700

Coordinamento nazionale primari NPIA, 2025

Mondo: 1 ragazzo su 7 tra 10 e 19 anni ha un disturbo mentale

OMS, 2025

 

Questi dati ci dicono due cose: la sofferenza è aumentata davvero, e non dipende solo dal fatto che oggi se ne parla di più. 

In più i servizi non sono dimensionati per rispondere. 

Quando un ragazzo in crisi finisce in un reparto per adulti, o in un letto “fuori reparto”, la cura arriva in ritardo e nel posto sbagliato.

Non solo adolescenti: i segnali arrivano prima

Spesso pensiamo che questi problemi inizino a 15 o 16 anni. Le evidenze dicono altro: in un grande studio sulla popolazione statunitense, metà dei disturbi mentali che una persona avrà nel corso della vita inizia entro i 14 anni (Kessler et al., 2005). 

Tra i 10 e i 14 anni, secondo l’OMS (2025), circa il 4% dei ragazzi soffre di un disturbo d’ansia e l’1,3% di depressione.

Nel mio ambulatorio vedo sempre più spesso bambini di 8, 9 o 10 anni con:

•    Ansia, che nei bambini raramente viene descritta a parole. Più spesso si presenta come mal di pancia o mal di testa al mattino prima di scuola, difficoltà ad addormentarsi, paura di separarsi dai genitori, rifiuto di andare a scuola.

•    Tristezza persistente, che nei bambini spesso si mostra come irritabilità, scatti di rabbia, perdita di interesse per il gioco e gli amici, calo a scuola.

•    Disturbi del comportamento alimentare (DCA). La SINPIA (2026) segnala che i primi segnali possono comparire già intorno agli 8-9 anni. Al Bambino Gesù le nuove diagnosi sono cresciute del 64% tra il 2019 e il 2024, e i nuovi accessi sotto i 14 anni del 50%.

C’è poi una forma di sofferenza silenziosa che conosco bene e di cui ho già scritto: il ritiro sociale, cioè i ragazzi che si chiudono in camera e smettono di uscire, di andare a scuola, di vedere gli amici. In un’indagine CNR–Gruppo Abele su oltre 12.000 studenti tra i 15 e i 19 anni (ESPAD Italia 2021), l’1,1% si definisce “Hikikomori”. Ne avevo parlato qui: HIKIKOMORI. Quello che scrivevo allora è purtroppo più attuale che mai.

 

i ragazzi chiedono aiuto: bisogna ascoltare e agire

Nell’articolo c’è una frase della dott.ssa Pisano che vorrei ogni genitore leggesse: lo stigma esiste “ma sempre di meno”, e quando i pensieri suicidari diventano concreti molti ragazzi si spaventano e si rivolgono ai genitori o ai medici. “Ed è un bene”, aggiunge, “perché quelli che non si spaventano passano all’atto”.

I nostri figli ci stanno parlando, quindi il nostro compito è essere pronti ad ascoltarli.

Cosa possono fare i genitori

1.     Esserci, ogni giorno, anche nelle piccole cose. Una cena senza telefoni, un tragitto in macchina, dieci minuti prima di dormire. I bambini e i ragazzi si confidano più facilmente nei momenti informali che negli “interrogatori”.

2.     Ascoltare senza giudicare e senza minimizzare. Frasi come “Sono cose da ragazzi”, “Passerà” o “Non hai motivo di essere triste” chiudono la porta. Funziona meglio dire: “Mi sembra che tu stia passando un momento difficile. Ne vuoi parlare?”

3.     Non negare il problema. È la tentazione più comprensibile e anche la più pericolosa. Ammettere che il proprio figlio sta male fa paura, ma non è una colpa né un fallimento. Prima si interviene, migliori sono i risultati.

4.     Conoscere i campanelli d’allarme: isolamento e chiusura in camera; cambiamenti importanti nel sonno o nell’appetito, perdita di peso, ossessione per il cibo o il corpo; calo scolastico improvviso o rifiuto della scuola; ferite non spiegate, maniche lunghe anche col caldo; frasi come “Sarebbe meglio se non ci fossi” o “Non ce la faccio più”.

5.     Parlare di suicidio non “mette idee in testa”. Gli studi disponibili non mostrano che chiedere “Hai mai pensato di farti del male?” aumenti i pensieri suicidari (Dazzi et al., 2014). Al contrario, quella domanda apre uno spazio in cui il ragazzo si sente visto.

6.     Chiedere aiuto subito. Il primo passo può essere il pediatra di famiglia, che conosce il bambino dalla nascita e può orientare verso la neuropsichiatria infantile o lo psicologo. Se c’è un pericolo immediato, chiamate il 112 o andate in pronto soccorso. Sono attive anche linee di ascolto come Telefono Azzurro (19696) e Telefono Amico Italia (02 2327 2327, tutti i giorni dalle 10 alle 24).

7.     Prendersi cura anche di sé. Un genitore esausto fa più fatica ad accorgersi dei segnali. Chiedere aiuto per sé stessi fa parte della cura del figlio.

Rischi e limiti

•    I dati disponibili vengono soprattutto da singoli ospedali o Regioni. Manca in Italia un sistema nazionale aggiornato che raccolga in modo uniforme ricoveri e accessi in pronto soccorso per disagio psichico nei minori.

•    Una parte dell’aumento può dipendere dalla maggiore capacità di riconoscere e dichiarare il disagio, che è un fatto positivo. Gli esperti concordano però che la crescita sia anche reale. Una meta-analisi su quasi 81.000 ragazzi ha stimato che nel primo anno di pandemia i sintomi depressivi rilevanti erano saliti al 25% e quelli ansiosi al 20%, circa il doppio rispetto a prima (Racine et al., 2021).

•    Le cause sono molteplici: pandemia, uso problematico del digitale, pressione scolastica, fragilità familiari e sociali. Non esiste una spiegazione unica, e diffido di chi la propone.

Cosa cambia da ora in poi?

•    Per le famiglie, la salute mentale va trattata come quella fisica. Un mal di pancia che si ripete ogni mattina prima di scuola merita la stessa attenzione di una febbre che non passa.

•    Per noi pediatri, il bilancio di salute deve includere sempre domande su umore, sonno, alimentazione, scuola e relazioni, fin dall’età scolare.

•    Per le istituzioni servono più posti letto dedicati ai minori, servizi territoriali di neuropsichiatria con tempi di attesa compatibili con l’urgenza e una vera rete tra pediatria, scuola e servizi. 

•    Soprattutto si debbono attuare interventi precoci fin dai primi anni di vita

Ai genitori dico questo: non siete soli. Se qualcosa vi preoccupa, parlatene con il vostro pediatra. Meglio una domanda in più che un silenzio di troppo.

#ferrandoalberto #pediatria #salutementale #adolescenti #disagiogiovanile #genitori #hikikomori #disturbialimentari

 

Bibliografia essenziale verificata

Articoli scientifici

1.     Kessler RC, Berglund P, Demler O, Jin R, Merikangas KR, Walters EE. Lifetime prevalence and age-of-onset distributions of DSM-IV disorders in the National Comorbidity Survey Replication. Arch Gen Psychiatry. 2005;62(6):593-602. doi:10.1001/archpsyc.62.6.593

2.     Racine N, McArthur BA, Cooke JE, Eirich R, Zhu J, Madigan S. Global prevalence of depressive and anxiety symptoms in children and adolescents during COVID-19: a meta-analysis. JAMA Pediatr. 2021;175(11):1142-1150. doi:10.1001/jamapediatrics.2021.2482

3.     Dazzi T, Gribble R, Wessely S, Fear NT. Does asking about suicide and related behaviours induce suicidal ideation? What is the evidence? Psychol Med. 2014;44(16):3361-3363. doi:10.1017/S0033291714001299

Documenti istituzionali e rapporti

4.     Organizzazione Mondiale della Sanità. Adolescent mental health – Fact sheet. 1 settembre 2025. who.int

5.     Cerrai S, Biagioni S, Molinaro S (a cura di). Hikikomori: indagine sul ritiro sociale volontario dei giovani italiani. CNR-IFC / Gruppo Abele, ESPAD Italia 2021.

6.     SINPIA. Comunicato per la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla (disturbi della nutrizione e dell’alimentazione), marzo 2026.

7.     Coordinamento nazionale dei primari di NPIA. Emergenze psichiatriche in età evolutiva (documento), 2025. Riportato da Quotidiano Sanità.

Fonti giornalistiche (dati ospedalieri e regionali)

8.     La Nazione (Firenze). Salute mentale degli adolescenti, è emergenza: al Meyer 18 ricoveri in un giorno. 8 ottobre 2026.

9.     La Nazione (Firenze). Psichiatria infantile, boom di ricoveri (intervista a T. Pisano). 31 maggio 2026.

10.  Quotidiano Sanità. SINPIA: “Proteggere i giovani”. Al Bambino Gesù 445 accessi per autolesionismo, 12 nel 2011. 9 settembre 2026.

11.  Quotidiano Sanità. Disagio mentale nei minori. In Lombardia (ma non solo) numeri senza precedenti. Gennaio 2026.

12.  Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Dati sui disturbi alimentari 2019-2024. Marzo 2025 (riportati da MeteoWeb, 10 marzo 2025).




giovedì 8 ottobre 2026

Quando un ragazzo smette di andare a

Quando un ragazzo smette di andare a scuola. Hikikomori, abbandono scolastico e il campanello d’allarme delle assenze

Le assenze: il primo segnale, spesso l’unico visibile

Il ritiro sociale, come molte altre forme di disagio, raramente arriva all’improvviso. Prima c’è un giorno a casa per il mal di pancia, poi due per il mal di testa, poi un lunedì sì e uno no. Le assenze aumentano “a macchia di leopardo”, finché il ragazzo a scuola non torna più. Per Hikikomori Italia il rifiuto della scuola è il primo campanello d’allarme. E a scuola si vedono anche altri segnali: il ragazzo che non parla con nessuno durante l’intervallo, che non partecipa mai, che sembra assente anche quando è in classe.

Gli esperti concordano su un punto: le possibilità di risolvere sono molto maggiori se si interviene presto, nel primo anno di ritiro. Per questo servono strategie di iniziativa, cioè che vanno incontro al problema invece di aspettare che arrivi in ambulatorio già conclamato.

La mia proposta: quando un bambino o un adolescente comincia ad accumulare assenze, deve scattare un alert. Non una sanzione, non un’accusa alla famiglia, ma un segnale che apre una domanda: “Che cosa sta succedendo?”

Un sistema di segnalazione così costruito non servirebbe solo per gli hikikomori. Le stesse assenze possono nascondere rifiuto scolare, ansia, depressione, bullismo, difficoltà familiari, ma anche trascuratezza, abuso o maltrattamento. Uno strumento unico, ben fatto, può aiutarci a intercettare il disagio in tutte le sue forme.


In breve

•    Il 6 ottobre 2026 il Consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità una mozione per mappare il ritiro sociale giovanile in città. Come pediatra, plaudo all’iniziativa.

•    Nella mia esperienza gli hikikomori ci sono anche a Genova e sembrano in aumento. È un’osservazione personale: dati locali, oggi, non ne abbiamo.

•    Ritiro sociale, abbandono scolastico e NEET (Not in Education, Employment or Training)sono spesso esiti diversi dello stesso disagio. Lo stesso vale per altre sofferenze, compresi trascuratezza e maltrattamento.

•    Quasi sempre il primo segnale sono le assenze. Propongo che le assenze ripetute facciano scattare un alert, dentro una rete strutturata tra scuola, servizi sociosanitari e medici curanti. Non solo per Hikikomori e spero che se ne tenga conto

•    Servono formazione e consapevolezza di tutti gli adulti: insegnanti, genitori e nonni.


Perché plaudo a questa iniziativa

Il 6 ottobre il Consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità la mozione n. 76/2026 sul ritiro sociale giovanile. L’atto impegna la sindaca e la Giunta a realizzare una ricognizione del fenomeno in città, coinvolgendo le associazioni Hikikomori Italia e Hikikomori Italia Genitori, i servizi sociali e sanitari, l’Università di Genova, l’Ufficio Scolastico Regionale, il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, le scuole e il Terzo settore. I primi risultati dovranno essere presentati in Commissione consiliare entro dodici mesi.

La mozione prevede anche formazione per genitori, insegnanti, educatori e operatori sportivi, sostegno alla genitorialità, gruppi di auto mutuo aiuto per le famiglie e occasioni di socialità nei quartieri, con percorsi graduali che rispettino i tempi dei ragazzi.

Come pediatra plaudo a questa iniziativa, e il voto unanime è un buon segnale: su un tema come questo non c’è maggioranza né opposizione, ci sono ragazzi da aiutare. Lo dico con convinzione perché questi ragazzi li vediamo arrivare in ambulatorio. Nella mia esperienza, il ritiro sociale è presente anche nella nostra società genovese e sembra in aumento. Lo dico come osservazione personale, perché dati genovesi non ne abbiamo. La mappa serve proprio a questo: trasformare le impressioni di chi lavora sul territorio in numeri su cui programmare.


Chi sono gli hikikomori

“Hikikomori” è una parola giapponese che significa “stare in disparte”. Indica adolescenti e giovani adulti che si ritirano dalla vita sociale per lunghi periodi, da alcuni mesi a diversi anni, restando in casa e spesso chiusi nella propria camera, a volte senza contatti diretti nemmeno con i familiari.

Il ritiro di solito comincia in adolescenza, ma se non viene intercettato tende a cronicizzarsi. Secondo l’associazione Hikikomori Italia riguarda soprattutto i maschi, anche se i casi femminili sembrano in aumento. Spesso si tratta di ragazzi intelligenti ma molto sensibili, che faticano a reggere il confronto con i coetanei, le delusioni e la pressione a “riuscire”. Dietro il ritiro, a volte, c’è il bullismo.

Due chiarimenti importanti. Il primo: l’hikikomori non è una malattia riconosciuta come tale, ma una condizione di sofferenza che può accompagnarsi ad ansia, depressione o altri disturbi. Non è pigrizia né capriccio. Il secondo: internet è più spesso una conseguenza che una causa. Per un ragazzo isolato lo schermo diventa l’unico contatto con il mondo, non il motivo per cui si è chiuso.


Non solo hikikomori

Sarebbe un errore guardare al ritiro sociale da solo. Nella pratica clinica vedo diverse strade che partono dallo stesso punto: un ragazzo, o un bambino, che comincia a non stare bene e smette, poco a poco, di andare a scuola.

•    Il rifiuto scolare. È la difficoltà ad andare a scuola legata ad ansia, paura del giudizio, problemi con i compagni o con gli insegnanti. Nei più piccoli si presenta spesso con mal di pancia, nausea o mal di testa al mattino, che passano se si resta a casa. Nella maggior parte dei casi si risolve, ma va riconosciuto presto.

•    L’abbandono scolastico. Ragazze e ragazzi, soprattutto in adolescenza, che lasciano la scuola prima di aver concluso il percorso.

•    I NEET. È una sigla inglese, “Not in Education, Employment or Training”: indica i giovani, di solito tra i 15 e i 29 anni, che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione. Non sono necessariamente chiusi in casa, ma sono fermi, fuori da ogni progetto.

•    Il disagio familiare, la trascuratezza, il maltrattamento. Assenze ripetute, ritardi, un bambino che arriva stanco, trascurato o impaurito possono essere la spia di situazioni difficili in famiglia, fino all’abuso. L’ultima indagine nazionale ci dice che la trascuratezza è la forma di maltrattamento più frequente, e che quasi sempre avviene all’interno della famiglia.

•    Altri disagi psicologici. Ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare, dipendenza da videogiochi o social: anche qui, il rendimento e la frequenza scolastica sono spesso i primi a risentirne.


Quanti sono? Quello che sappiamo, e quello che non sappiamo

Ecco alcuni dati nazionali, scelti tra le fonti più solide disponibili.

Fenomeno e fonte

Chi

Cosa sappiamo

Ritiro sociale – CNR-IFC, dati ESPAD Italia 2021 (report 2023)

Studenti 15-19 anni

Circa 44.000 in ritiro grave (1,7%) e 67.000 a forte rischio (2,6%). Età più a rischio: 15-17 anni

Ritiro sociale – Istituto Superiore di Sanità, Rapporti ISTISAN 23/25 (indagine 2022)

Studenti 11-17 anni

Tendenza al ritiro nell’1,8% dei ragazzi delle medie e nell’1,6% delle superiori: circa 66.000 studenti

Rifiuto scolare – Manuale MSD, edizione professionale

Bambini in età scolare

Interessa circa l’1-15% dei bambini, spesso tra i 5 e gli 11 anni, con frequenti mal di pancia o nausea al mattino

Abbandono scolastico – ISTAT, dati 2025

Giovani 18-24 anni

Abbandono precoce di scuola e formazione: 8,2%

NEET – ISTAT, dati 2025

Giovani 15-29 anni

13,3% (15,2% nel 2024)

Maltrattamento – Terre des Hommes e CISMAI per l’Autorità garante per l’infanzia (2025, dati al 31/12/2023)

Minorenni residenti in 326 Comuni campione

Circa 114.000 minorenni seguiti dai servizi per maltrattamento: 13 ogni 1.000 residenti. Forma più frequente: la trascuratezza (37%)

 

Due avvertenze. La prima: le stime sul ritiro sociale riguardano solo chi a scuola ancora va. I ragazzi che hanno già smesso di frequentare, cioè i casi più gravi, sfuggono. Hikikomori Italia stima che, contandoli, si potrebbe arrivare fino a 200.000 casi; è una stima dell’associazione, non un dato ufficiale. La seconda: i dati nazionali su abbandono scolastico e NEET sono in miglioramento. Questo non contraddice quanto osserviamo in ambulatorio, ma ci ricorda che le medie nazionali non raccontano la singola città, il singolo quartiere, la singola classe. Servono dati locali.


Le assenze: il primo segnale, spesso l’unico visibile

Il ritiro sociale, come molte altre forme di disagio, raramente arriva all’improvviso. Prima c’è un giorno a casa per il mal di pancia, poi due per il mal di testa, poi un lunedì sì e uno no. Le assenze aumentano “a macchia di leopardo”, finché il ragazzo a scuola non torna più. Per Hikikomori Italia il rifiuto della scuola è il primo campanello d’allarme. E a scuola si vedono anche altri segnali: il ragazzo che non parla con nessuno durante l’intervallo, che non partecipa mai, che sembra assente anche quando è in classe.

Gli esperti concordano su un punto: le possibilità di risolvere sono molto maggiori se si interviene presto, nel primo anno di ritiro. Per questo servono strategie di iniziativa, cioè che vanno incontro al problema invece di aspettare che arrivi in ambulatorio già conclamato.

La mia proposta: quando un bambino o un adolescente comincia ad accumulare assenze, deve scattare un alert. Non una sanzione, non un’accusa alla famiglia, ma un segnale che apre una domanda: “Che cosa sta succedendo?”

Un sistema di segnalazione così costruito non servirebbe solo per gli hikikomori. Le stesse assenze possono nascondere rifiuto scolare, ansia, depressione, bullismo, difficoltà familiari, ma anche trascuratezza, abuso o maltrattamento. Uno strumento unico, ben fatto, può aiutarci a intercettare il disagio in tutte le sue forme.


Una rete strutturata: scuola, servizi, medici curanti

Perché l’alert funzioni serve una versione strutturata, con ruoli chiari e tempi certi. Immagino un percorso di questo tipo:

1.   La scuola rileva le assenze ripetute, secondo una soglia condivisa da definire con gli esperti, e apre il dialogo con la famiglia.

2.   Il pediatra o il medico curante, con il consenso della famiglia, viene coinvolto. Conosce il ragazzo da anni, spesso da quando è nato, e può riconoscere sintomi fisici che nascondono un disagio: il mal di pancia del lunedì mattina, il mal di testa che sparisce la domenica.

3.   I servizi sociosanitari (consultori, neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, servizi sociali) intervengono quando serve un aiuto specialistico, con percorsi rapidi e accessibili. Nei casi di sospetto maltrattamento si attivano le procedure di tutela già previste.

La mozione genovese va già in questa direzione quando indica la scuola come presidio per riconoscere assenteismo e distacco. Il passo successivo è rendere questo riconoscimento sistematico, con un protocollo condiviso. Ci sono esempi da cui partire: in Trentino, ad esempio, nel 2026 è stato attivato un tavolo tecnico tra scuola, sanità, servizi e associazioni per elaborare un protocollo di prevenzione e rilevazione precoce del ritiro sociale.


Formare tutti gli adulti: insegnanti, genitori e nonni

Nessun sistema funziona se gli adulti non sanno che cosa guardare.

•    Personale scolastico. Gli insegnanti sono già preparati e attenti, ma quando si avvia un’iniziativa nuova è giusto prevedere una formazione iniziale comune, perché tutti parlino la stessa lingua e sappiano a chi rivolgersi.

•    Genitori. Capita che le assenze frequenti vengano sottovalutate: “è solo stanco”, “è un periodo”, “tanto recupera”. A volte è davvero così. Altre volte quelle assenze sono l’indice di un disagio più profondo che, se trascurato, può sfociare in situazioni difficili da sistemare.

•    Nonni. Sono spesso gli adulti che passano più tempo con i ragazzi e che per primi notano un cambiamento. Coinvolgerli è una risorsa, non un dettaglio.


Ai genitori: segnali da non sottovalutare

Nessuno di questi segnali, da solo, significa che vostro figlio sia in difficoltà. Ma se ne notate diversi insieme, per alcune settimane, è il momento di parlarne.

•    Assenze sempre più frequenti, magari con mal di pancia o mal di testa al mattino che spariscono quando si resta a casa.

•    Rifiuto crescente della scuola, irritazione o chiusura appena se ne parla.

•    Abbandono di sport, attività e amici che prima contavano.

•    Sempre più tempo chiuso in camera, spesso davanti a uno schermo.

•    Ritmo sonno-veglia invertito: sveglio di notte, addormentato di giorno.

•    Cambiamenti improvvisi di umore, di appetito, di cura di sé.

Che cosa fare? Non minimizzare, ma nemmeno forzare o punire: la pressione tende ad aumentare la chiusura. Tenete aperto il dialogo, parlatene con gli insegnanti e con il vostro pediatra. Chiedere aiuto presto non è un’esagerazione: è la scelta più efficace. Esistono anche risorse dedicate: Hikikomori Italia offre un primo supporto psicologico online gratuito ai ragazzi, e Hikikomori Italia Genitori organizza gruppi di mutuo aiuto per le famiglie.



Cosa cambia da ora in poi?

•    Per le famiglie: le assenze ripetute sono un segnale da ascoltare, non da archiviare. Il pediatra è il primo interlocutore.

•    Per le scuole: la frequenza non è solo un dato amministrativo, ma un indicatore di benessere.

•    Per le istituzioni: la mappa è un ottimo punto di partenza. Il passo successivo è un protocollo condiviso scuola – servizi – medici curanti, valido per il ritiro sociale ma anche per ogni altra forma di disagio, con formazione per tutti gli adulti coinvolti. Come pediatri, siamo pronti a fare la nostra parte.


Fonti

•    Genova Quotidiana, 6 ottobre 2026: “Hikikomori, Genova prepara una mappa del ritiro sociale giovanile: la mozione passa all’unanimità” (mozione n. 76/2026).

•    Associazione Hikikomori Italia – hikikomoriitalia.it, pagina “Chi sono gli hikikomori”; intervista a Marco Crepaldi su Orizzonte Scuola, agosto 2025.

•    CNR – Istituto di Fisiologia Clinica e Gruppo Abele, “Hikikomori: indagine sul ritiro sociale volontario dei giovani italiani”, 2023 (dati ESPAD Italia 2021).

•    Istituto Superiore di Sanità – Mortali C. et al., “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z”, Rapporti ISTISAN 23/25.

•    Manuale MSD, edizione professionale – “Evitamento scolastico”.

•    ISTAT, dati 2025 su abbandono scolastico precoce e NEET (ripresi da Il Sole 24 Ore).

•    Terre des Hommes e CISMAI per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, III Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia, giugno 2025.

•    Provincia autonoma di Trento, comunicato n. 826 del 30 marzo 2026 (Tavolo integrato ritiro sociale volontario).

 

#ferrandoalberto #pediatria #hikikomori #ritirosociale #dispersionescolastica #NEET #adolescenti #Genova

Generata con AI


Salute mentale dei ragazzi: è un’emergenza pediatrica, non solo psichiatrica

Salute mentale dei ragazzi: è un’emergenza pediatrica, non solo psichiatrica 18 ragazzi ricoverati in una notte al Meyer ma segnali li vedia...