sabato 7 febbraio 2026

Piccoli "Hannibal Lecter" all'asilo? 🦈 Se tuo figlio morde (o viene morso), niente panico!

Piccoli "Hannibal Lecter" all'asilo? 🦈 Se tuo figlio morde (o viene morso), niente panico!

Buongiorno a tutti! 👋 Oggi affrontiamo un "incubo" classico che fa tremare i polsi a mamme, papà e maestre: il bambino che morde. 😱

La scena è questa: siete al parco o andate a prendere il vostro piccolo all'asilo e la maestra, con faccia contrita, vi dice: "Signora, oggi Marco ha morso Giulia per un gioco"

Voi vorreste sprofondare. 

Gli sguardi degli altri genitori sembrano dire: "Ecco, non lo educano!". 😓

Mettiamo subito le cose in chiaro: 

non state allevando un serial killer e vostro figlio non è "cattivo". 

E no, non è colpa vostra. 

Vediamo perché succede, come gestirlo all'asilo e, soprattutto, cosa dire a chi riceve il morso👇

🧠 Perché i bambini mordono? 

Il bambino che morde mette sempre in crisi la famiglia, ma dobbiamo capire cosa passa nella sua testa. 

Tra l'anno e i 3 anni, i bambini sono un vulcano di emozioni ma hanno pochi strumenti per gestirli.

  1. Comunicazione "primitiva": 

Non sanno ancora dire "Scusa, quel gioco è mio, ridammelo"

Usano il corpo. Il morso è un messaggio: «Lasciami stare!», «Voglio quel gioco!», «Ehi, guardami!». 🗣️🚫

  1. Frustrazione: 

La famosa fase dei "Terribili Due". L'energia esplosiva della rabbia deve uscire da qualche parte. A volte esce... dai denti. 🦷

  1. Sovrastimolazione all'asilo: 

Rumore, tanti bambini, condivisione forzata degli spazi. A volte il morso è un cortocircuito da stress: "Troppo rumore, statemi lontani!".

🏫 "Dottore, morde all'asilo! Che vergogna!"

Quando succede al nido o alla materna, la gestione è più complessa perché voi non ci siete.

  • Niente processi serali: 

Sgridare il bambino alle 18:00 per un morso dato alle 10:00 del mattino non serve a nulla. I bambini piccoli vivono nel presente. 

Non collegheranno la punizione all'evento. 

  • Fiducia nelle maestre: Loro sanno gestire la situazione sul momento. 

Il vostro compito è lavorare a casa sulla gestione delle emozioni, non punire "in differita".

  • Collaborazione: Chiedete alle educatrici cosa è successo prima del morso (contesa di un gioco? stanchezza?). 

Capire la causa aiuta a prevenire.

🩹 E al bambino che è stato morso? Cosa diciamo?

Spesso ci concentriamo così tanto sul "morsicatore" che dimentichiamo la vittima! Se vostro figlio viene morso, o se dovete consolare l'amico morso dal vostro:

  1. Validare il dolore: "Ahi, fa molto male, vero? Mi dispiace tanto" 🤗.
  2. Non create il "Mostro": Evitate frasi come "Luca è cattivo!"

Questo etichetta il bambino e non aiuta nessuno. 

Meglio dire: "Luca non ha ancora imparato a chiedere le cose con le parole".

  1. Rassicurazione: "Ora mettiamo un po' di ghiaccio e passa. Sei al sicuro" 🧊.
  2. Insegnare a difendersi (verbalmente): Dite al bambino morso: 

"La prossima volta alza la mano e digli forte: NO! NON MI PIACE!"

Questo dà potere alla "vittima" e insegna un confine. 

🛠️ Cosa fare (Il Kit di Sopravvivenza)

Non serve urlare (anzi, peggiora le cose), servono fermezza e coerenza.

  • Intervento immediato e neutro: 

Se succede davanti a voi, intervenite subito. 

Niente scenate. 

Tono fermo, sguardo negli occhi (abbassatevi al suo livello!): "No. Non si morde. I morsi fanno male"🛑

  • La riparazione: 

Il bambino che morde spesso si spaventa della sua stessa azione. 

Insegnategli a rimediare. 

La stessa bocca che ha morso può dare un bacino (se l'altro vuole), la mano può fare una carezza. 

Dategli un'alternativa positiva. 🤝

  • Alternative: Se sta mettendo i denti (sotto i 2 anni), dategli giochi fatti apposta per essere morsi (anelli di gomma). 🦕

🚫 Cosa NON fare

  •  Non ridere: 

Mai. Nemmeno se è buffo.

  •  Non mordetelo indietro: 

Qualcuno dice "Così capisce cosa si prova"

Falso. Insegna solo che mordere è un modo accettabile per risolvere i conflitti se sei più grande. Violenza genera violenza.

  •  Non etichettatelo: 

Lui non "è" un monello.

Lui "ha fatto" una cosa sbagliata. 

C'è un abisso di differenza.

🚩 Quando preoccuparsi?

Il morso è fisiologico fino a una certa età. Tuttavia, campanelli d'allarme dopo i 30 mesi:

  • Morde frequentemente senza motivo apparente.
  • Se l'ambiente familiare è troppo rigido o autoritario. In questi casi, parlatene con il vostro pediatra per osservare il bambino a 360 gradi. 🩺

⚠️ Limiti

Ricordiamo che queste sono indicazioni comportamentali generali. 

Ogni bambino ha il suo temperamento. 

Non esiste la bacchetta magica che fa smettere di mordere in un giorno. 

La chiave è la ripetizione infinita del messaggio corretto. 

Se il comportamento persiste o si associa a ritardi di linguaggio, serve una valutazione.

🗓️ Cosa fare se il piccolo "squalo" colpisce ancora:

  1. Respiro profondo. Non imbarazzatevi con gli altri genitori: capita a tutti. 🧘‍♀️
  2. Occhi negli occhi, "No" fermo.
  3. Attenzione alla vittima: consolazione e ghiaccio. 🧊
  4. Riparazione: "Facciamo una carezza a Marco?".
  5. E soprattutto: Coerenza. Ogni volta, la stessa reazione. Alla fine capirà.
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Un caro saluto, Alberto Ferrando



domenica 1 febbraio 2026

🛑 Bullismo a scuola: non voltiamoci dall'altra parte

🛑 Bullismo a scuola: non voltiamoci dall'altra parte

Come pediatra 🩺, non vorrei dover parlare di questo, soprattutto di domenica. Eppure, ultimamente ricevo troppe segnalazioni di casi di bullismo nelle nostre scuole. E non posso tacere.

Il problema non è solo l'atto in sé, ma la reazione che spesso ne consegue. In alcuni casi fortunati la situazione viene analizzata e si prendono provvedimenti. Ma in troppi altri casi cala il silenzio 🤫

Omertà. Si fa finta di niente, si minimizza ("sono cose da ragazzi"), magari per non offendere la famiglia del "bullo" o per quieto vivere.

Questo atteggiamento è pericoloso ⚠️

Non dobbiamo piangere solo quando la cronaca ci sbatte in faccia la tragedia irreparabile. Dobbiamo agire prima.

👥 Aiutare la vittima, ma anche il bullo

C'è un aspetto fondamentale che spesso sfugge: in queste storie ci sono spesso due vittime.

  • 💔 Chi subisce il bullismo: Oltre al danno fisico (a volte minimo), riporta ferite emotive e psicologiche profonde che richiedono tempo e aiuto per essere curate.
  • 🆘 Chi compie il bullismo: Il ragazzo che maltratta spesso manifesta un disagio. Se lo etichettiamo solo come "cattivo" e lo isoliamo, o peggio, se ignoriamo il suo comportamento, non lo aiuteremo mai a capire, a elaborare il danno fatto e a cambiare. Rischiamo di cristallizzarlo in un ruolo negativo per sempre.

Ognuno di noi – genitori, insegnanti, istituzioni – deve farsi carico di questa responsabilità 🤝. Non giriamoci dall'altra parte.


⚠️ Rischi: 

-       Il rischio del silenzio: 

Ignorare il problema normalizza la violenza e lascia soli i ragazzi. 

La vittima può sviluppare traumi a lungo termine; il bullo, se non corretto ed educato all'empatia, rischia una deriva comportamentale sempre più grave.

-       Mancanza di rete: Spesso manca un coordinamento reale tra famiglia, scuola e specialisti, lasciando che i casi vengano gestiti sull'onda dell'emotività o insabbiati.

🗓️ Cosa dobbiamo fare?

  • 👂 Ascolto attivo: Se tuo figlio racconta un episodio, anche piccolo, non sminuirlo. Ascolta.
  • 📢 Nessuna omertà: Se sei a conoscenza di dinamiche di classe tossiche, parlane con gli insegnanti o con i rappresentanti. Far emergere il problema è il primo atto di cura.
  • ❤️ Empatia verso tutti: Se il "problema" riguarda tuo figlio (vittima o autore), cerca il dialogo e il supporto di professionisti. L'obiettivo non è punire, ma educare e riparare.

Buona domenica, con l'augurio di prenderci cura, davvero, delle nostre comunità scolastiche 👋.

 




sabato 31 gennaio 2026

Bambino fatto scendere da autobus: l'autista, i passeggeri, chi passava in auto e ha ignorato

 L’umanità deve tornare Umana: Bambino fatto scendere da autobus: l'autista, i passeggeri, chi passava in auto e ha ignorato

Espongo questo caso per un motivo preciso: perché l’umanità deve tornare Umana. E quello che è successo a Cortina è la prova che, da qualche parte, ci siamo persi, ma forse possiamo ancora ritrovarci.

I fatti sono noti. Un bambino di 11 anni fatto scendere dall'autobus perché non aveva il biglietto in regola. Il risultato? 6 chilometri a piedi. Sulla statale. Senza marciapiede. Mentre nevicava e le temperature erano rigide.

La madre lo ha raccontato in TV con una voce che non chiedeva compassione, ma logica: «Tremava, aveva le labbra blu, le mani rosse. Diceva che nell’ultimo tratto faceva fatica». E ha aggiunto una frase sacrosanta: «Se ho sbagliato io, pago io. Con una multa. Non il bambino che deve tornare a casa a piedi».

🛑 Ma c’è una frase che pesa più di tutte, oggi, in questa storia. Non è “biglietto non valido”. Non è nemmeno “regolamento aziendale”.

È: “Non ci ho dormito tutta la notte”.

Oggi parla l’autista. Salvatore Russotto, 61 anni. Un uomo travolto dalle polemiche, ma che nelle sue parole non cerca giustificazioni. «Gli ho detto che quel biglietto non era valido ed è sceso. Ho sbagliato. Mi scuserei anche in ginocchio».

Parole nude. Senza filtri. Non dice “ho seguito le regole”. Ammette l’errore. E lo fa sapendo che, una volta detto ad alta voce, non si torna indietro. Racconta di una notte insonne, di quella scena che ritorna ogni volta che chiude gli occhi.

Perché quando un errore coinvolge un bambino, il peso è diverso. È la consapevolezza di aver messo una regola burocratica davanti a una persona fragile.

E qui la storia ci impone due riflessioni.

1️⃣ Sul perdono e l'errore. Viviamo in un tempo che giudica e condanna in fretta. Ma dietro ogni gesto c’è una persona. L'ammissione di colpa di quest'uomo non cancella i 6 km al gelo del bambino, ma aggiunge un livello che spesso dimentichiamo: la dignità di dire "ho sbagliato". La vera domanda è se siamo ancora capaci di distinguere l’errore dalla cattiveria e se sappiamo lasciare spazio al pentimento. Ammettere uno sbaglio può essere l’inizio di qualcosa di diverso. Non per cancellare, ma per capire.

2️⃣ Sull'indifferenza degli "altri". Se l'autista ha sbagliato e ora porta il peso del rimorso, c'è una domanda che resta sospesa sugli altri protagonisti di quella giornata. 

🚌 Su quell’autobus c’erano altre persone. Possibile che nessuno abbia detto: "Aspetti, dove va quel ragazzino da solo con questo freddo?"

🚗 Su quella statale passavano delle auto.Macchine calde, con sci sul tetto, famiglie felici. Hanno visto un bambino camminare solo nella neve. E nessuno si è fermato.

Questa storia è uno specchio. Parla di un autista che ha sbagliato e chiede scusa. Parla di una madre che chiede che le regole non diventino disumane. Ma parla anche di tutti noi.

Tra il "fare il proprio dovere" e il "fare la cosa giusta" c’è una differenza enorme. Le regole senza cuore diventano freddo. E il freddo, sui bambini, non è mai accettabile.

La prossima volta, prima di puntare il dito, chiediamoci cosa faremmo noi se quell’errore ci seguisse nel silenzio della notte. E soprattutto, fermiamoci quando vediamo qualcuno in difficoltà.

#Cortina #Umanità #Responsabilità #Bambini #Sicurezza #Pediatria #EducazioneCivica #Scuse #Rispetto



Educazione al digitale per noi e per i nostri figli

🌱 L'Educazione Digitale: Un Viaggio da Fare Insieme (da leggere con calma)

Quando i nostri figli ci insegnano (senza saperlo) a essere genitori migliori nel mondo digitale


C'era una volta un mondo fatto di cortili, ginocchia sbucciate e segreti sussurrati all'orecchio. Oggi quel mondo si è espanso, ha attraversato lo schermo ed è diventato infinito, luminoso, a volte meraviglioso e a volte spaventoso. E noi genitori? 💭 Ci troviamo a navigare in acque che non abbiamo mai studiato a scuola, con una bussola che dobbiamo imparare a usare giorno dopo giorno.

🫂 Educare al digitale significa educarci insieme

La verità è semplice e profonda allo stesso tempo: non possiamo accompagnare i nostri figli nell'educazione digitale se prima non ci educhiamo noi stessi. Non si tratta di diventare esperti di tecnologia, ma di comprendere le dinamiche invisibili che governano gli spazi dove i nostri bambini – e noi – trascorriamo sempre più tempo.

Pensateci: quante volte ci siamo fermati davanti a un post che ci ha fatto ribollire il sangue? Quante volte abbiamo sentito l'impulso irrefrenabile di scrivere quel commento, di dire la nostra, di raddrizzare un torto? 😤È umano, profondamente umano. Ma è proprio qui che dobbiamo fare un passo indietro e guardare il quadro più grande.

🎭 Il grande inganno dell'algoritmo

Ecco la verità che dovremmo tutti conoscere: l'algoritmo non ha un cuore, non ha una coscienza, non distingue tra bene e male. Per lui, un'interazione è un'interazione. Punto.

Che sia un cuore ❤️, una faccina arrabbiata 😡, un commento di sostegno o una critica feroce, per l'algoritmo è tutto lo stesso: è coinvolgimento. È benzina per il motore della visibilità.

E così accade una cosa paradossale e dolorosa: chi semina odio, provocazioni e contenuti divisivi ottiene esattamente ciò che cerca – non consenso, ma visibilità. Tanta visibilità. Più commentiamo indignati, più condividiamo scandalizzati, più diamo forza a ciò che vorremmo combattere.

È come soffiare su un fuoco sperando di spegnerlo. 🔥

💬 Quando il silenzio è la risposta più forte

Chi produce contenuti di qualità, chi condivide messaggi positivi, chi costruisce invece di distruggere, spesso rimane nell'ombra. Poche interazioni, poca visibilità. Non perché il contenuto sia meno valido, ma perché non genera quella tempesta emotiva che l'algoritmo premia.

E qui arriva la nostra responsabilità: ogni volta che commentiamo negativamente un post che ci indigna, stiamo facendo il gioco di chi lo ha creato. Stiamo alimentando esattamente ciò che vorremmo far sparire.

📖 La saggezza di Dante nel mondo digitale

Secoli fa, Dante Alighieri scrisse parole che oggi risuonano con una modernità sorprendente:

"Non ti curar di lor, ma guarda e passa" 🚶‍♂️

Quando incontriamo contenuti che ci feriscono, ci indignano, ci fanno arrabbiare, la tentazione è forte: vogliamo dire la nostra, vogliamo difendere ciò in cui crediamo, vogliamo fare qualcosa. Ma a volte, la cosa migliore che possiamo fare è proprio non fare nulla.

Guardare e passare oltre.

Non è indifferenza. Non è rassegnazione. È saggezza digitale. È togliere ossigeno a chi si nutre di polemiche. È scegliere dove investire la nostra energia e attenzione.

🌟 Cosa possiamo insegnare ai nostri figli

Immaginate di poter regalare ai vostri bambini questa consapevolezza:

  •  Scegli dove mettere la tua attenzione, perché l'attenzione è il bene più prezioso che hai
  • 🤐 Il silenzio può essere più potente di mille parole, soprattutto quando quelle parole alimenterebbero solo negatività
  • 🎯 Sostieni ciò che ami invece di combattere ciò che odi – le interazioni positive creano più positività
  • 🧭 Non tutto merita una risposta – non perché non abbiamo opinioni, ma perché sappiamo dove vale la pena spenderle

💝 Un invito per tutti noi

Cari genitori, cari educatori, care anime che navigano in questo mare digitale insieme ai più piccoli:

Iniziamo da noi. Quando sentiamo montare l'indignazione davanti a un post provocatorio, facciamo un respiro profondo. Ricordiamoci che commentare negativamente non cambierà quella persona, ma darà più forza al suo messaggio.

Chiediamoci: voglio davvero dare più visibilità a questo contenuto? Voglio insegnare ai miei figli che la rabbia è la risposta giusta all'odio?

O voglio mostrare loro che c'è un'altra strada? 🌈

🌍 Costruiamo insieme un mondo digitale migliore

L'educazione digitale non è un compito che si esaurisce con un filtro parentale o un limite di tempo davanti allo schermo. È una pratica quotidiana di consapevolezza, un esercizio di responsabilità che richiede costanza, pazienza e, soprattutto, l'umiltà di metterci in discussione.

I nostri figli ci osservano. Vedono come reagiamo, come interagiamo, dove mettiamo la nostra attenzione. Ogni nostro gesto digitale è una lezione silenziosa ma potente.

Allora scegliamo saggiamente.

Guardiamo e passiamo oltre ciò che vuole solo trascinarci nel fango.

Nutriamo ciò che vogliamo veder crescere.

Siamo il cambiamento che vogliamo vedere nei nostri feed, nei nostri bambini, nel nostro mondo digitale.


Perché alla fine, l'algoritmo seguirà sempre le nostre scelte. Sta a noi decidere quali scelte fare. 

💙 E ricordate: educare i nostri figli al digitale significa, prima di tutto, educare noi stessi. E questo viaggio, fatto insieme, può renderci tutti un po' più consapevoli, un po' più gentili, un po' più umani.

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