Mattia non c'è più. Nove anni dopo un pezzo di formaggio
Perché continuo a ripetere che il latte crudo e i formaggi a latte crudo non sono cibo per i bambini piccoli
Ci sono notizie che, come pediatra, leggo due volte. Non perché non le capisca, ma perché vorrei che non fossero vere.
Il 2 agosto 2026 le agenzie hanno dato notizia della morte di Mattia Maestri, il bambino di Coredo, in Trentino, che dal 2017 viveva in stato vegetativo permanente dopo aver mangiato un formaggio prodotto con latte crudo contaminato da Escherichia coli.
Nove anni.
Nove anni di una famiglia che non si è mai arresa, e di un padre — Giovanni Battista Maestri — che ha fondato un'associazione di consumatori sui rischi dei prodotti alimentari "intrinsecamente pericolosi".
Una sentenza della Cassazione aveva già confermato il nesso di causa, rendendo definitive le condanne per lesioni colpose a due responsabili del caseificio (ANSA, 2 agosto 2026).
Noi genovesi questa storia la conosciamo bene. Perché l'abbiamo vissuta.
Il caso di Elia
Nel 2024 Elia, tre anni, di Arenzano, è morto al Gaslini dopo circa cinquanta giorni di ricovero. Aveva mangiato, durante una vacanza, un formaggio acquistato in un caseificio e prodotto — con ogni probabilità — con latte crudo. La stessa dinamica. Lo stesso batterio. Lo stesso esito.
I suoi genitori, entrambi volontari della Croce Rossa, da allora si battono perché sulle etichette compaia un avviso chiaro e comprensibile.
Da quella battaglia sono nate iniziative di informazione — come "Il trenino di Elia" — che hanno portato il tema nelle piazze liguri.
Due bambini, due regioni, un unico messaggio che come pediatra non mi stanco di ripetere: questi non sono incidenti rari e imprevedibili. Sono eventi prevenibili.
Che cos'è la SEU, spiegata semplice: approfondimenti qui: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2026/06/latte-crudo-e-formaggi-non-pastorizzati.html
La sindrome emolitico-uremica (SEU) è la complicanza più temuta di alcune infezioni intestinali.
Funziona così: alcuni ceppi di Escherichia coli — chiamati STEC o VTEC, perché producono una tossina detta Shiga-tossina — arrivano nell'intestino con un alimento contaminato. Provocano una diarrea che nel giro di qualche giorno può diventare con sangue. La tossina passa nel sangue e danneggia i vasi più piccoli: distrugge i globuli rossi (anemia), consuma le piastrine e forma micro-coaguli che colpiscono soprattutto i reni, ma talvolta anche il cervello.
Il risultato può essere l'insufficienza renale acuta, la dialisi, il danno neurologico.
In Italia la SEU è considerata la principale causa di insufficienza renale acuta in età pediatrica (ISS – EpiCentro).
Un punto che chiarisco sempre ai genitori: la maggior parte dei bambini con una gastroenterite non svilupperà mai la SEU. Ma la SEU non colpisce a caso: colpisce quasi solo i bambini piccoli, e arriva quasi sempre dopo un alimento contaminato.
I numeri italiani
Esiste un Registro Italiano della Sindrome Emolitico-Uremica (ISSEU), gestito dalla Società Italiana di Nefrologia Pediatrica (SiNePe) in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità. Sono i dati più affidabili che abbiamo.
Periodo | Casi registrati | Quota in età pediatrica |
1 ago 2021 – 31 lug 2022 | 78 | 97% (<15 anni) |
1 apr 2024 – 31 mar 2025 | 61 | 96,7% (≤15 anni) |
Fonte: Registro ISSEU – ISS/EpiCentro
Nell'ultimo periodo di rilevazione, l'infezione da STEC è stata documentata in 47 casi su 53 esaminati (89%). Le forme "atipiche", non infettive, rappresentano circa il 5–10% del totale.
Sono numeri piccoli. Ma dietro ogni numero c'è un bambino, e la fascia colpita è quasi sempre la stessa: sotto i 5 anni.
Perché proprio il latte crudo
Il latte appena munto non è un alimento "più naturale e quindi più sano". È un alimento non trattato, in cui i batteri eventualmente presenti restano vivi. La pastorizzazione non toglie nulla di importante al latte: elimina i patogeni.
Il problema si estende ai formaggi a latte crudo, soprattutto quelli freschi o a breve stagionatura, dove il batterio può sopravvivere.
Perché i bambini piccoli sono più a rischio:
- Dose infettante bassissima. Per gli STEC bastano pochissimi batteri: non serve un alimento "andato a male", e spesso il sapore è perfettamente normale.
- Immaturità immunitaria e renale. Sotto i 5 anni la probabilità che l'infezione evolva in SEU è nettamente più alta.
- Non esiste una terapia che blocchi la tossina. Una volta partita, la SEU si può solo sostenere: idratazione, controllo della funzione renale, dialisi se serve.
Ricordo che in Italia la vendita diretta di latte crudo è consentita, ma l'Ordinanza del Ministero della Salute del 2008(più volte reiterata) impone l'obbligo di indicare che il prodotto va consumato previa bollitura.
È un'indicazione che moltissime famiglie non leggono o non collegano al rischio reale.
Il punto clinico che voglio sottolineare
Questo vale per i colleghi, ma è utile anche ai genitori sapere perché a volte "non diamo niente".
Davanti a una diarrea con sangue in un bambino piccolo, con sospetta infezione da STEC:
- Non si somministrano antidiarroici (farmaci che bloccano la motilità intestinale): trattengono la tossina.
- Gli antibiotici sono generalmente sconsigliati: diverse revisioni indicano che possano aumentare il rischio di evoluzione in SEU, probabilmente perché la lisi batterica libera più tossina. Va detto con onestà che su questo punto il dibattito scientifico non è chiuso e i dati non sono uniformi per tutti i sierogruppi.
- L'idratazione precoce, per via endovenosa quando indicato, sembra protettiva sull'esito renale.
Quando chiamare subito il pediatra
Non voglio spaventare nessuno: la stragrande maggioranza delle diarree dei bambini si risolve da sola. Ma questi segnali meritano una telefonata oggi, non domani:
- Sangue nelle feci, anche solo qualche striatura
- Dolore addominale intenso, il bambino che si piega in due
- Riduzione netta della pipì (pannolini asciutti, poche minzioni in una giornata)
- Pallore insolito, che compare in poche ore
- Sonnolenza, irritabilità marcata, difficoltà a svegliarsi
- Gonfiore alle palpebre, alle mani, ai piedi
La SEU compare tipicamente 5–10 giorni dopo l'inizio della diarrea, spesso quando la diarrea sta già migliorando. È il motivo per cui a volte chiedo di richiamarmi anche quando sembra andare meglio.
Le regole pratiche che do alle famiglie
- Sotto i 5 anni: niente latte crudo, niente formaggi a latte crudo. Nemmeno un assaggio, nemmeno in vacanza, nemmeno "artigianale e genuino". Vale anche in gravidanza e per le persone immunodepresse.
- Se comprate latte crudo, bollitelo. Portarlo a ebollizione, non solo scaldarlo.
- Leggete l'etichetta. Cercate "latte pastorizzato" o "a latte pastorizzato". Se c'è scritto "latte crudo", per i piccoli si mette via.
- In vacanza e nei mercatini, chiedete. Le visite ai caseifici sono bellissime, ma l'assaggio ai bambini piccoli no.
- Carne macinata e hamburger sempre ben cotti, anche al centro. Gli STEC non viaggiano solo nel latte.
- Lavate frutta e verdura, e lavate le mani dopo il contatto con animali da fattoria: le fattorie didattiche sono una fonte documentata di infezione.
Rischi e limiti
Devo essere onesto su ciò che non sappiamo o non possiamo promettere.
- Nessuna misura azzera il rischio. Gli STEC circolano anche attraverso verdure, acqua, contatto con animali. Eliminare il latte crudo riduce molto il rischio, non lo elimina.
- I dati di sorveglianza sottostimano il fenomeno. Il Registro raccoglie i casi di SEU, cioè la punta dell'iceberg: le infezioni STEC che non evolvono sono molte di più e spesso non vengono tipizzate.
- Sulla percentuale esatta di infezioni STEC che evolvono in SEU le stime variano a seconda della casistica, del sierogruppo e dell'età. Preferisco non dare una cifra unica: sarebbe una precisione falsa.
- Sulla gestione antibiotica il consenso non è totale. L'orientamento prevalente è quello che ho descritto, ma non è una certezza assoluta.
- Non esiste un vaccino né una terapia specifica contro la Shiga-tossina nella pratica corrente.
Cosa cambia da ora in poi?
Per le famiglie: una regola sola, semplice e non negoziabile. Sotto i cinque anni, latte e formaggi solo pastorizzati. Non è una raccomandazione tra le tante: è la misura di prevenzione con il miglior rapporto tra fatica richiesta e vite risparmiate che io conosca in pediatria alimentare.
Per noi pediatri: la diarrea con sangue nel bambino piccolo va rivalutata a breve, e la domanda "che cosa ha mangiato nei giorni scorsi?" deve entrare nell'anamnesi di routine, con specifica attenzione a latte e formaggi non pastorizzati.
Per le istituzioni: la battaglia dei genitori di Elia e di Mattia chiede una cosa ragionevole e a costo quasi nullo — un'etichettatura chiara e comprensibile, che segnali il rischio specifico per i bambini piccoli. Non un divieto: un'informazione leggibile da chiunque, anche da chi non è medico.
Mattia e Elia non erano bambini sani, non erano malati, non avevano fatto niente di sbagliato. Avevano mangiato un pezzo di formaggio.
Se questo articolo convince anche solo una famiglia a rimettere nel banco frigo un formaggio a latte crudo, allora abbiamo fatto qualcosa di utile. E quei due bambini ci avranno insegnato qualcosa.
📚 Da leggere sul blog
Sul blog ho già raccolto negli anni materiali su questo tema. Li trovate raggruppati qui:
- Tutti gli articoli su latte crudo, Escherichia coli e SEU:https://ferrandoalberto.blogspot.com/search/label/latte%20crudo
- Tutti gli articoli sugli alimenti crudi e i rischi per i bambini:https://ferrandoalberto.blogspot.com/search/label/alimenti%20crudi
- Alimentazione ed educazione alimentare, a partire dallo svezzamento:https://ferrandoalberto.blogspot.com/2019/11/alimentazione-e-educazione-prima-parte.html
Fonti
- ANSA, "È morto Mattia Maestri, il bimbo in coma che mangiò formaggio a latte crudo", 2 agosto 2026
- Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro, Sindrome emolitico-uremica e Dati del Registro Italiano Sindrome Emolitico Uremica (ISSEU), aggiornamento 2025
- Registro Italiano SEU – Società Italiana di Nefrologia Pediatrica (SiNePe) in collaborazione con ISS
- Ministero della Salute, Ordinanza sulla vendita diretta di latte crudo (2008 e successive reiterazioni)
- Genova24 e stampa locale ligure, servizi sul caso di Elia (2024–2025)
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