Quando un ragazzo smette di andare a scuola. Hikikomori, abbandono scolastico e il campanello d’allarme delle assenze
Le assenze: il primo segnale, spesso l’unico visibile
Il ritiro sociale, come molte altre forme di disagio, raramente arriva all’improvviso. Prima c’è un giorno a casa per il mal di pancia, poi due per il mal di testa, poi un lunedì sì e uno no. Le assenze aumentano “a macchia di leopardo”, finché il ragazzo a scuola non torna più. Per Hikikomori Italia il rifiuto della scuola è il primo campanello d’allarme. E a scuola si vedono anche altri segnali: il ragazzo che non parla con nessuno durante l’intervallo, che non partecipa mai, che sembra assente anche quando è in classe.
Gli esperti concordano su un punto: le possibilità di risolvere sono molto maggiori se si interviene presto, nel primo anno di ritiro. Per questo servono strategie di iniziativa, cioè che vanno incontro al problema invece di aspettare che arrivi in ambulatorio già conclamato.
La mia proposta: quando un bambino o un adolescente comincia ad accumulare assenze, deve scattare un alert. Non una sanzione, non un’accusa alla famiglia, ma un segnale che apre una domanda: “Che cosa sta succedendo?”
Un sistema di segnalazione così costruito non servirebbe solo per gli hikikomori. Le stesse assenze possono nascondere rifiuto scolare, ansia, depressione, bullismo, difficoltà familiari, ma anche trascuratezza, abuso o maltrattamento. Uno strumento unico, ben fatto, può aiutarci a intercettare il disagio in tutte le sue forme.
In breve • Il 6 ottobre 2026 il Consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità una mozione per mappare il ritiro sociale giovanile in città. Come pediatra, plaudo all’iniziativa. • Nella mia esperienza gli hikikomori ci sono anche a Genova e sembrano in aumento. È un’osservazione personale: dati locali, oggi, non ne abbiamo. • Ritiro sociale, abbandono scolastico e NEET (Not in Education, Employment or Training)sono spesso esiti diversi dello stesso disagio. Lo stesso vale per altre sofferenze, compresi trascuratezza e maltrattamento. • Quasi sempre il primo segnale sono le assenze. Propongo che le assenze ripetute facciano scattare un alert, dentro una rete strutturata tra scuola, servizi sociosanitari e medici curanti. Non solo per Hikikomori e spero che se ne tenga conto • Servono formazione e consapevolezza di tutti gli adulti: insegnanti, genitori e nonni. |
Perché plaudo a questa iniziativa
Il 6 ottobre il Consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità la mozione n. 76/2026 sul ritiro sociale giovanile. L’atto impegna la sindaca e la Giunta a realizzare una ricognizione del fenomeno in città, coinvolgendo le associazioni Hikikomori Italia e Hikikomori Italia Genitori, i servizi sociali e sanitari, l’Università di Genova, l’Ufficio Scolastico Regionale, il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, le scuole e il Terzo settore. I primi risultati dovranno essere presentati in Commissione consiliare entro dodici mesi.
La mozione prevede anche formazione per genitori, insegnanti, educatori e operatori sportivi, sostegno alla genitorialità, gruppi di auto mutuo aiuto per le famiglie e occasioni di socialità nei quartieri, con percorsi graduali che rispettino i tempi dei ragazzi.
Come pediatra plaudo a questa iniziativa, e il voto unanime è un buon segnale: su un tema come questo non c’è maggioranza né opposizione, ci sono ragazzi da aiutare. Lo dico con convinzione perché questi ragazzi li vediamo arrivare in ambulatorio. Nella mia esperienza, il ritiro sociale è presente anche nella nostra società genovese e sembra in aumento. Lo dico come osservazione personale, perché dati genovesi non ne abbiamo. La mappa serve proprio a questo: trasformare le impressioni di chi lavora sul territorio in numeri su cui programmare.
Chi sono gli hikikomori
“Hikikomori” è una parola giapponese che significa “stare in disparte”. Indica adolescenti e giovani adulti che si ritirano dalla vita sociale per lunghi periodi, da alcuni mesi a diversi anni, restando in casa e spesso chiusi nella propria camera, a volte senza contatti diretti nemmeno con i familiari.
Il ritiro di solito comincia in adolescenza, ma se non viene intercettato tende a cronicizzarsi. Secondo l’associazione Hikikomori Italia riguarda soprattutto i maschi, anche se i casi femminili sembrano in aumento. Spesso si tratta di ragazzi intelligenti ma molto sensibili, che faticano a reggere il confronto con i coetanei, le delusioni e la pressione a “riuscire”. Dietro il ritiro, a volte, c’è il bullismo.
Due chiarimenti importanti. Il primo: l’hikikomori non è una malattia riconosciuta come tale, ma una condizione di sofferenza che può accompagnarsi ad ansia, depressione o altri disturbi. Non è pigrizia né capriccio. Il secondo: internet è più spesso una conseguenza che una causa. Per un ragazzo isolato lo schermo diventa l’unico contatto con il mondo, non il motivo per cui si è chiuso.
Non solo hikikomori
Sarebbe un errore guardare al ritiro sociale da solo. Nella pratica clinica vedo diverse strade che partono dallo stesso punto: un ragazzo, o un bambino, che comincia a non stare bene e smette, poco a poco, di andare a scuola.
• Il rifiuto scolare. È la difficoltà ad andare a scuola legata ad ansia, paura del giudizio, problemi con i compagni o con gli insegnanti. Nei più piccoli si presenta spesso con mal di pancia, nausea o mal di testa al mattino, che passano se si resta a casa. Nella maggior parte dei casi si risolve, ma va riconosciuto presto.
• L’abbandono scolastico. Ragazze e ragazzi, soprattutto in adolescenza, che lasciano la scuola prima di aver concluso il percorso.
• I NEET. È una sigla inglese, “Not in Education, Employment or Training”: indica i giovani, di solito tra i 15 e i 29 anni, che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione. Non sono necessariamente chiusi in casa, ma sono fermi, fuori da ogni progetto.
• Il disagio familiare, la trascuratezza, il maltrattamento. Assenze ripetute, ritardi, un bambino che arriva stanco, trascurato o impaurito possono essere la spia di situazioni difficili in famiglia, fino all’abuso. L’ultima indagine nazionale ci dice che la trascuratezza è la forma di maltrattamento più frequente, e che quasi sempre avviene all’interno della famiglia.
• Altri disagi psicologici. Ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare, dipendenza da videogiochi o social: anche qui, il rendimento e la frequenza scolastica sono spesso i primi a risentirne.
Quanti sono? Quello che sappiamo, e quello che non sappiamo
Ecco alcuni dati nazionali, scelti tra le fonti più solide disponibili.
Fenomeno e fonte | Chi | Cosa sappiamo |
Ritiro sociale – CNR-IFC, dati ESPAD Italia 2021 (report 2023) | Studenti 15-19 anni | Circa 44.000 in ritiro grave (1,7%) e 67.000 a forte rischio (2,6%). Età più a rischio: 15-17 anni |
Ritiro sociale – Istituto Superiore di Sanità, Rapporti ISTISAN 23/25 (indagine 2022) | Studenti 11-17 anni | Tendenza al ritiro nell’1,8% dei ragazzi delle medie e nell’1,6% delle superiori: circa 66.000 studenti |
Rifiuto scolare – Manuale MSD, edizione professionale | Bambini in età scolare | Interessa circa l’1-15% dei bambini, spesso tra i 5 e gli 11 anni, con frequenti mal di pancia o nausea al mattino |
Abbandono scolastico – ISTAT, dati 2025 | Giovani 18-24 anni | Abbandono precoce di scuola e formazione: 8,2% |
NEET – ISTAT, dati 2025 | Giovani 15-29 anni | 13,3% (15,2% nel 2024) |
Maltrattamento – Terre des Hommes e CISMAI per l’Autorità garante per l’infanzia (2025, dati al 31/12/2023) | Minorenni residenti in 326 Comuni campione | Circa 114.000 minorenni seguiti dai servizi per maltrattamento: 13 ogni 1.000 residenti. Forma più frequente: la trascuratezza (37%) |
Due avvertenze. La prima: le stime sul ritiro sociale riguardano solo chi a scuola ancora va. I ragazzi che hanno già smesso di frequentare, cioè i casi più gravi, sfuggono. Hikikomori Italia stima che, contandoli, si potrebbe arrivare fino a 200.000 casi; è una stima dell’associazione, non un dato ufficiale. La seconda: i dati nazionali su abbandono scolastico e NEET sono in miglioramento. Questo non contraddice quanto osserviamo in ambulatorio, ma ci ricorda che le medie nazionali non raccontano la singola città, il singolo quartiere, la singola classe. Servono dati locali.
Le assenze: il primo segnale, spesso l’unico visibile
Il ritiro sociale, come molte altre forme di disagio, raramente arriva all’improvviso. Prima c’è un giorno a casa per il mal di pancia, poi due per il mal di testa, poi un lunedì sì e uno no. Le assenze aumentano “a macchia di leopardo”, finché il ragazzo a scuola non torna più. Per Hikikomori Italia il rifiuto della scuola è il primo campanello d’allarme. E a scuola si vedono anche altri segnali: il ragazzo che non parla con nessuno durante l’intervallo, che non partecipa mai, che sembra assente anche quando è in classe.
Gli esperti concordano su un punto: le possibilità di risolvere sono molto maggiori se si interviene presto, nel primo anno di ritiro. Per questo servono strategie di iniziativa, cioè che vanno incontro al problema invece di aspettare che arrivi in ambulatorio già conclamato.
La mia proposta: quando un bambino o un adolescente comincia ad accumulare assenze, deve scattare un alert. Non una sanzione, non un’accusa alla famiglia, ma un segnale che apre una domanda: “Che cosa sta succedendo?”
Un sistema di segnalazione così costruito non servirebbe solo per gli hikikomori. Le stesse assenze possono nascondere rifiuto scolare, ansia, depressione, bullismo, difficoltà familiari, ma anche trascuratezza, abuso o maltrattamento. Uno strumento unico, ben fatto, può aiutarci a intercettare il disagio in tutte le sue forme.
Una rete strutturata: scuola, servizi, medici curanti
Perché l’alert funzioni serve una versione strutturata, con ruoli chiari e tempi certi. Immagino un percorso di questo tipo:
1. La scuola rileva le assenze ripetute, secondo una soglia condivisa da definire con gli esperti, e apre il dialogo con la famiglia.
2. Il pediatra o il medico curante, con il consenso della famiglia, viene coinvolto. Conosce il ragazzo da anni, spesso da quando è nato, e può riconoscere sintomi fisici che nascondono un disagio: il mal di pancia del lunedì mattina, il mal di testa che sparisce la domenica.
3. I servizi sociosanitari (consultori, neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, servizi sociali) intervengono quando serve un aiuto specialistico, con percorsi rapidi e accessibili. Nei casi di sospetto maltrattamento si attivano le procedure di tutela già previste.
La mozione genovese va già in questa direzione quando indica la scuola come presidio per riconoscere assenteismo e distacco. Il passo successivo è rendere questo riconoscimento sistematico, con un protocollo condiviso. Ci sono esempi da cui partire: in Trentino, ad esempio, nel 2026 è stato attivato un tavolo tecnico tra scuola, sanità, servizi e associazioni per elaborare un protocollo di prevenzione e rilevazione precoce del ritiro sociale.
Formare tutti gli adulti: insegnanti, genitori e nonni
Nessun sistema funziona se gli adulti non sanno che cosa guardare.
• Personale scolastico. Gli insegnanti sono già preparati e attenti, ma quando si avvia un’iniziativa nuova è giusto prevedere una formazione iniziale comune, perché tutti parlino la stessa lingua e sappiano a chi rivolgersi.
• Genitori. Capita che le assenze frequenti vengano sottovalutate: “è solo stanco”, “è un periodo”, “tanto recupera”. A volte è davvero così. Altre volte quelle assenze sono l’indice di un disagio più profondo che, se trascurato, può sfociare in situazioni difficili da sistemare.
• Nonni. Sono spesso gli adulti che passano più tempo con i ragazzi e che per primi notano un cambiamento. Coinvolgerli è una risorsa, non un dettaglio.
Ai genitori: segnali da non sottovalutare
Nessuno di questi segnali, da solo, significa che vostro figlio sia in difficoltà. Ma se ne notate diversi insieme, per alcune settimane, è il momento di parlarne.
• Assenze sempre più frequenti, magari con mal di pancia o mal di testa al mattino che spariscono quando si resta a casa.
• Rifiuto crescente della scuola, irritazione o chiusura appena se ne parla.
• Abbandono di sport, attività e amici che prima contavano.
• Sempre più tempo chiuso in camera, spesso davanti a uno schermo.
• Ritmo sonno-veglia invertito: sveglio di notte, addormentato di giorno.
• Cambiamenti improvvisi di umore, di appetito, di cura di sé.
Che cosa fare? Non minimizzare, ma nemmeno forzare o punire: la pressione tende ad aumentare la chiusura. Tenete aperto il dialogo, parlatene con gli insegnanti e con il vostro pediatra. Chiedere aiuto presto non è un’esagerazione: è la scelta più efficace. Esistono anche risorse dedicate: Hikikomori Italia offre un primo supporto psicologico online gratuito ai ragazzi, e Hikikomori Italia Genitori organizza gruppi di mutuo aiuto per le famiglie.
Cosa cambia da ora in poi?
• Per le famiglie: le assenze ripetute sono un segnale da ascoltare, non da archiviare. Il pediatra è il primo interlocutore.
• Per le scuole: la frequenza non è solo un dato amministrativo, ma un indicatore di benessere.
• Per le istituzioni: la mappa è un ottimo punto di partenza. Il passo successivo è un protocollo condiviso scuola – servizi – medici curanti, valido per il ritiro sociale ma anche per ogni altra forma di disagio, con formazione per tutti gli adulti coinvolti. Come pediatri, siamo pronti a fare la nostra parte.
Fonti
• Genova Quotidiana, 6 ottobre 2026: “Hikikomori, Genova prepara una mappa del ritiro sociale giovanile: la mozione passa all’unanimità” (mozione n. 76/2026).
• Associazione Hikikomori Italia – hikikomoriitalia.it, pagina “Chi sono gli hikikomori”; intervista a Marco Crepaldi su Orizzonte Scuola, agosto 2025.
• CNR – Istituto di Fisiologia Clinica e Gruppo Abele, “Hikikomori: indagine sul ritiro sociale volontario dei giovani italiani”, 2023 (dati ESPAD Italia 2021).
• Istituto Superiore di Sanità – Mortali C. et al., “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z”, Rapporti ISTISAN 23/25.
• Manuale MSD, edizione professionale – “Evitamento scolastico”.
• ISTAT, dati 2025 su abbandono scolastico precoce e NEET (ripresi da Il Sole 24 Ore).
• Terre des Hommes e CISMAI per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, III Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia, giugno 2025.
• Provincia autonoma di Trento, comunicato n. 826 del 30 marzo 2026 (Tavolo integrato ritiro sociale volontario).
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