domenica 1 febbraio 2026

🛑 Bullismo a scuola: non voltiamoci dall'altra parte

🛑 Bullismo a scuola: non voltiamoci dall'altra parte

Come pediatra 🩺, non vorrei dover parlare di questo, soprattutto di domenica. Eppure, ultimamente ricevo troppe segnalazioni di casi di bullismo nelle nostre scuole. E non posso tacere.

Il problema non è solo l'atto in sé, ma la reazione che spesso ne consegue. In alcuni casi fortunati la situazione viene analizzata e si prendono provvedimenti. Ma in troppi altri casi cala il silenzio 🤫

Omertà. Si fa finta di niente, si minimizza ("sono cose da ragazzi"), magari per non offendere la famiglia del "bullo" o per quieto vivere.

Questo atteggiamento è pericoloso ⚠️

Non dobbiamo piangere solo quando la cronaca ci sbatte in faccia la tragedia irreparabile. Dobbiamo agire prima.

👥 Aiutare la vittima, ma anche il bullo

C'è un aspetto fondamentale che spesso sfugge: in queste storie ci sono spesso due vittime.

  • 💔 Chi subisce il bullismo: Oltre al danno fisico (a volte minimo), riporta ferite emotive e psicologiche profonde che richiedono tempo e aiuto per essere curate.
  • 🆘 Chi compie il bullismo: Il ragazzo che maltratta spesso manifesta un disagio. Se lo etichettiamo solo come "cattivo" e lo isoliamo, o peggio, se ignoriamo il suo comportamento, non lo aiuteremo mai a capire, a elaborare il danno fatto e a cambiare. Rischiamo di cristallizzarlo in un ruolo negativo per sempre.

Ognuno di noi – genitori, insegnanti, istituzioni – deve farsi carico di questa responsabilità 🤝. Non giriamoci dall'altra parte.


⚠️ Rischi: 

-       Il rischio del silenzio: 

Ignorare il problema normalizza la violenza e lascia soli i ragazzi. 

La vittima può sviluppare traumi a lungo termine; il bullo, se non corretto ed educato all'empatia, rischia una deriva comportamentale sempre più grave.

-       Mancanza di rete: Spesso manca un coordinamento reale tra famiglia, scuola e specialisti, lasciando che i casi vengano gestiti sull'onda dell'emotività o insabbiati.

🗓️ Cosa dobbiamo fare?

  • 👂 Ascolto attivo: Se tuo figlio racconta un episodio, anche piccolo, non sminuirlo. Ascolta.
  • 📢 Nessuna omertà: Se sei a conoscenza di dinamiche di classe tossiche, parlane con gli insegnanti o con i rappresentanti. Far emergere il problema è il primo atto di cura.
  • ❤️ Empatia verso tutti: Se il "problema" riguarda tuo figlio (vittima o autore), cerca il dialogo e il supporto di professionisti. L'obiettivo non è punire, ma educare e riparare.

Buona domenica, con l'augurio di prenderci cura, davvero, delle nostre comunità scolastiche 👋.

 




sabato 31 gennaio 2026

Bambino fatto scendere da autobus: l'autista, i passeggeri, chi passava in auto e ha ignorato

 L’umanità deve tornare Umana: Bambino fatto scendere da autobus: l'autista, i passeggeri, chi passava in auto e ha ignorato

Espongo questo caso per un motivo preciso: perché l’umanità deve tornare Umana. E quello che è successo a Cortina è la prova che, da qualche parte, ci siamo persi, ma forse possiamo ancora ritrovarci.

I fatti sono noti. Un bambino di 11 anni fatto scendere dall'autobus perché non aveva il biglietto in regola. Il risultato? 6 chilometri a piedi. Sulla statale. Senza marciapiede. Mentre nevicava e le temperature erano rigide.

La madre lo ha raccontato in TV con una voce che non chiedeva compassione, ma logica: «Tremava, aveva le labbra blu, le mani rosse. Diceva che nell’ultimo tratto faceva fatica». E ha aggiunto una frase sacrosanta: «Se ho sbagliato io, pago io. Con una multa. Non il bambino che deve tornare a casa a piedi».

🛑 Ma c’è una frase che pesa più di tutte, oggi, in questa storia. Non è “biglietto non valido”. Non è nemmeno “regolamento aziendale”.

È: “Non ci ho dormito tutta la notte”.

Oggi parla l’autista. Salvatore Russotto, 61 anni. Un uomo travolto dalle polemiche, ma che nelle sue parole non cerca giustificazioni. «Gli ho detto che quel biglietto non era valido ed è sceso. Ho sbagliato. Mi scuserei anche in ginocchio».

Parole nude. Senza filtri. Non dice “ho seguito le regole”. Ammette l’errore. E lo fa sapendo che, una volta detto ad alta voce, non si torna indietro. Racconta di una notte insonne, di quella scena che ritorna ogni volta che chiude gli occhi.

Perché quando un errore coinvolge un bambino, il peso è diverso. È la consapevolezza di aver messo una regola burocratica davanti a una persona fragile.

E qui la storia ci impone due riflessioni.

1️⃣ Sul perdono e l'errore. Viviamo in un tempo che giudica e condanna in fretta. Ma dietro ogni gesto c’è una persona. L'ammissione di colpa di quest'uomo non cancella i 6 km al gelo del bambino, ma aggiunge un livello che spesso dimentichiamo: la dignità di dire "ho sbagliato". La vera domanda è se siamo ancora capaci di distinguere l’errore dalla cattiveria e se sappiamo lasciare spazio al pentimento. Ammettere uno sbaglio può essere l’inizio di qualcosa di diverso. Non per cancellare, ma per capire.

2️⃣ Sull'indifferenza degli "altri". Se l'autista ha sbagliato e ora porta il peso del rimorso, c'è una domanda che resta sospesa sugli altri protagonisti di quella giornata. 

🚌 Su quell’autobus c’erano altre persone. Possibile che nessuno abbia detto: "Aspetti, dove va quel ragazzino da solo con questo freddo?"

🚗 Su quella statale passavano delle auto.Macchine calde, con sci sul tetto, famiglie felici. Hanno visto un bambino camminare solo nella neve. E nessuno si è fermato.

Questa storia è uno specchio. Parla di un autista che ha sbagliato e chiede scusa. Parla di una madre che chiede che le regole non diventino disumane. Ma parla anche di tutti noi.

Tra il "fare il proprio dovere" e il "fare la cosa giusta" c’è una differenza enorme. Le regole senza cuore diventano freddo. E il freddo, sui bambini, non è mai accettabile.

La prossima volta, prima di puntare il dito, chiediamoci cosa faremmo noi se quell’errore ci seguisse nel silenzio della notte. E soprattutto, fermiamoci quando vediamo qualcuno in difficoltà.

#Cortina #Umanità #Responsabilità #Bambini #Sicurezza #Pediatria #EducazioneCivica #Scuse #Rispetto



Educazione al digitale per noi e per i nostri figli

🌱 L'Educazione Digitale: Un Viaggio da Fare Insieme (da leggere con calma)

Quando i nostri figli ci insegnano (senza saperlo) a essere genitori migliori nel mondo digitale


C'era una volta un mondo fatto di cortili, ginocchia sbucciate e segreti sussurrati all'orecchio. Oggi quel mondo si è espanso, ha attraversato lo schermo ed è diventato infinito, luminoso, a volte meraviglioso e a volte spaventoso. E noi genitori? 💭 Ci troviamo a navigare in acque che non abbiamo mai studiato a scuola, con una bussola che dobbiamo imparare a usare giorno dopo giorno.

🫂 Educare al digitale significa educarci insieme

La verità è semplice e profonda allo stesso tempo: non possiamo accompagnare i nostri figli nell'educazione digitale se prima non ci educhiamo noi stessi. Non si tratta di diventare esperti di tecnologia, ma di comprendere le dinamiche invisibili che governano gli spazi dove i nostri bambini – e noi – trascorriamo sempre più tempo.

Pensateci: quante volte ci siamo fermati davanti a un post che ci ha fatto ribollire il sangue? Quante volte abbiamo sentito l'impulso irrefrenabile di scrivere quel commento, di dire la nostra, di raddrizzare un torto? 😤È umano, profondamente umano. Ma è proprio qui che dobbiamo fare un passo indietro e guardare il quadro più grande.

🎭 Il grande inganno dell'algoritmo

Ecco la verità che dovremmo tutti conoscere: l'algoritmo non ha un cuore, non ha una coscienza, non distingue tra bene e male. Per lui, un'interazione è un'interazione. Punto.

Che sia un cuore ❤️, una faccina arrabbiata 😡, un commento di sostegno o una critica feroce, per l'algoritmo è tutto lo stesso: è coinvolgimento. È benzina per il motore della visibilità.

E così accade una cosa paradossale e dolorosa: chi semina odio, provocazioni e contenuti divisivi ottiene esattamente ciò che cerca – non consenso, ma visibilità. Tanta visibilità. Più commentiamo indignati, più condividiamo scandalizzati, più diamo forza a ciò che vorremmo combattere.

È come soffiare su un fuoco sperando di spegnerlo. 🔥

💬 Quando il silenzio è la risposta più forte

Chi produce contenuti di qualità, chi condivide messaggi positivi, chi costruisce invece di distruggere, spesso rimane nell'ombra. Poche interazioni, poca visibilità. Non perché il contenuto sia meno valido, ma perché non genera quella tempesta emotiva che l'algoritmo premia.

E qui arriva la nostra responsabilità: ogni volta che commentiamo negativamente un post che ci indigna, stiamo facendo il gioco di chi lo ha creato. Stiamo alimentando esattamente ciò che vorremmo far sparire.

📖 La saggezza di Dante nel mondo digitale

Secoli fa, Dante Alighieri scrisse parole che oggi risuonano con una modernità sorprendente:

"Non ti curar di lor, ma guarda e passa" 🚶‍♂️

Quando incontriamo contenuti che ci feriscono, ci indignano, ci fanno arrabbiare, la tentazione è forte: vogliamo dire la nostra, vogliamo difendere ciò in cui crediamo, vogliamo fare qualcosa. Ma a volte, la cosa migliore che possiamo fare è proprio non fare nulla.

Guardare e passare oltre.

Non è indifferenza. Non è rassegnazione. È saggezza digitale. È togliere ossigeno a chi si nutre di polemiche. È scegliere dove investire la nostra energia e attenzione.

🌟 Cosa possiamo insegnare ai nostri figli

Immaginate di poter regalare ai vostri bambini questa consapevolezza:

  •  Scegli dove mettere la tua attenzione, perché l'attenzione è il bene più prezioso che hai
  • 🤐 Il silenzio può essere più potente di mille parole, soprattutto quando quelle parole alimenterebbero solo negatività
  • 🎯 Sostieni ciò che ami invece di combattere ciò che odi – le interazioni positive creano più positività
  • 🧭 Non tutto merita una risposta – non perché non abbiamo opinioni, ma perché sappiamo dove vale la pena spenderle

💝 Un invito per tutti noi

Cari genitori, cari educatori, care anime che navigano in questo mare digitale insieme ai più piccoli:

Iniziamo da noi. Quando sentiamo montare l'indignazione davanti a un post provocatorio, facciamo un respiro profondo. Ricordiamoci che commentare negativamente non cambierà quella persona, ma darà più forza al suo messaggio.

Chiediamoci: voglio davvero dare più visibilità a questo contenuto? Voglio insegnare ai miei figli che la rabbia è la risposta giusta all'odio?

O voglio mostrare loro che c'è un'altra strada? 🌈

🌍 Costruiamo insieme un mondo digitale migliore

L'educazione digitale non è un compito che si esaurisce con un filtro parentale o un limite di tempo davanti allo schermo. È una pratica quotidiana di consapevolezza, un esercizio di responsabilità che richiede costanza, pazienza e, soprattutto, l'umiltà di metterci in discussione.

I nostri figli ci osservano. Vedono come reagiamo, come interagiamo, dove mettiamo la nostra attenzione. Ogni nostro gesto digitale è una lezione silenziosa ma potente.

Allora scegliamo saggiamente.

Guardiamo e passiamo oltre ciò che vuole solo trascinarci nel fango.

Nutriamo ciò che vogliamo veder crescere.

Siamo il cambiamento che vogliamo vedere nei nostri feed, nei nostri bambini, nel nostro mondo digitale.


Perché alla fine, l'algoritmo seguirà sempre le nostre scelte. Sta a noi decidere quali scelte fare. 

💙 E ricordate: educare i nostri figli al digitale significa, prima di tutto, educare noi stessi. E questo viaggio, fatto insieme, può renderci tutti un po' più consapevoli, un po' più gentili, un po' più umani.

#ferrandoalberto #educazionedigitale #genitorialitàconsapevole #guardaepassa #digitalbenessere





venerdì 23 gennaio 2026

📝 Febbre all'asilo: perché colpevolizzare i genitori non è la soluzione (e cosa dice la scienza). Spiegazioni dopo lo sfogo di alcuni genitori.

📝 Febbre all'asilo: perché colpevolizzare i genitori non è la soluzione (e cosa dice la scienza). Spiegazioni dopo lo sfogo di alcuni genitori.

L’episodio di cronaca che ha visto protagonisti Federica Pellegrini e Matteo Giunta ha agito come un potente reagente chimico, portando a galla una tensione sociale che cova sotto la superficie della quotidianità di milioni di famiglie italiane. 

Lo sfogo contro i genitori definiti "irresponsabili" per aver portato figli febbricitanti al nido è comprensibile dal punto di vista umano — il nervosismo è una reazione naturale davanti alla sofferenza del proprio figlio — ma come pediatra sento il dovere di smontare la narrazione semplicistica dell’"untore". 🤒 Con ciò non giustfico certamente chi porta il bambin malato, o in condizioni di salute non ottimali, in comunità.

🦠 L'iceberg infettivo: il contagio avviene "nell'ombra"

La realtà microbiologica è molto più complessa di un termometro che segna 37.5°C. 

Esiste un concetto epidemiologico fondamentale: l'iceberg infettivo.

  • La parte visibile: febbre, vomito, macchie sulla pelle.
  • La parte sommersa: il periodo di incubazione e la fase prodromica, durante i quali il virus si replica e la diffusione nell'ambiente è già massima e il contagio può avvenire anche se il bambino appare sano.

La scienza ci insegna che la maggior parte dei virus ha già compiuto il suo "salto" verso nuovi compagni ben prima che compaia la febbre. In una comunità infantile, il contagio non è una possibilità, ma una certezza statistica dovuta alla densità e ai comportamenti naturali dei bambini. 🧒👧 (vedete la tabella allegata).

🔬 Casi emblematici: quando il virus è invisibile o persistente

Alcuni patogeni mettono letteralmente in crisi ogni protocollo di esclusione rigido:

  1. Mononucleosi (EBV): Ha un'incubazione lunghissima (30-50 giorni) e lo shedding (l'eliminazione del virus nella saliva) persiste per mesi dopo la guarigione, potendo riattivarsi a intermittenza per tutta la vita. Isolare un bambino dopo la diagnosi è spesso un gesto futile per la prevenzione comunitaria: i compagni sono già stati esposti per settimane.
  2. Rotavirus e Norovirus: Sono "bombe biologiche". Il Rotavirus è presente nelle feci in quantità massicce prima della diarrea e persiste per 10 o più giorni dopo la guarigione clinica. Il Norovirus può essere eliminato per settimane. 🚽
  3. Quinta Malattia: Questo è il caso più controintuitivo. Il bambino è contagioso prima che compaia il tipico rossore sulle guance; quando il rash è visibile, il bambino non è più contagioso e l'esclusione è inutile. 🌸
  4. RSV (Virus Respiratorio Sinciziale): La contagiosità inizia un giorno prima dei sintomi e l'eliminazione del virus nei lattanti può durare fino a un mese. Per altre malattie demando alla tabella.

⚖️ Sopravvivenza economica vs Etica della cura

Perché i genitori "rischiano"? Non si tratta di cattiveria, ma spesso di sopravvivenza economica in un sistema di tutele inadeguato. 💸 Anche se inalcuni casi si rasenta l’incuria (forma di maltrattamento).

  • La solitudine delle famiglie: La rete dei nonni è spesso assente perché sono ancora al lavoro o troppo lontani.
  • L'ingiustizia normativa: Mentre nel settore pubblico i primi 30 giorni di malattia del figlio sono retribuiti al 100%, nel settore privato questi giorni sono spesso non retribuiti. Per una famiglia, perdere giorni di stipendio è una "tassa sulla malattia" insostenibile.

📢 Un Manifesto per la Salute Infantile: il mio appello

Dobbiamo smettere di insultarci sui social e chiedere alla politica interventi strutturali:

  1. Equiparazione del settore privato al pubblico per la retribuzione dei congedi di malattia del figlio.
  2. Smart working come diritto soggettivo certificato per la cura dei figli.
  3. Welfare di prossimità con voucher per babysitteraggio d'emergenza.

Cari genitori, la solidarietà tra famiglie è l'unico antidoto. 

Chi vi ha "contagiato" oggi poteva anche stare bene ieri. Ma ricordate: un bambino febbricitante è fragile. Portarlo a scuola lo espone a complicazioni (otiti, polmoniti) che richiederanno cure molto più lunghe. A volte, perdere due giorni oggi ne fa guadagnare dieci domani. 🌈


⚠️ Rischi/limiti

La medicina non è una scienza esatta e la contagiosità varia in base alla carica virale e alla risposta immunitaria del singolo bambino. I dati riportati si basano sulle medie epidemiologiche e non sostituiscono il parere del pediatra curante.

🚀 Allora? 

  • Per i genitori: Se il bambino è abbattuto, irritabile o ha avuto vomito/diarrea nelle ultime 24 ore, deve restare a casa a prescindere dal valore del termometro.
  • Per i politici: È necessario inserire in agenda la retribuzione dei permessi per malattia del figlio, per permettere ai genitori di scegliere la salute senza rischiare il tracollo economico.

📊 Tabella della Contagiosità Invisibile

Allego questa tabella sintetica (basata sul Red Book dell'American Academy of Pediatrics) che riassume i tempi di contagio prima e dopo la manifestazione dei sintomi.

(Vedi immagine allegata: tabella_contagio_pediatria.png)


Fonte scientifica: Red Book AAP 2021-2024.

#PediatriaConsapevole #FebbreAsilo #SaluteBambini #WelfareFamiliare #GenitoriEPediatri

#ferrandoalberto



 














martedì 20 gennaio 2026

Non un'altra tragedia silenziosa: impariamo tutti la manovra salvavita contro il soffocamento: Riflessioni dopo l'ennesima perdita evitabile di una piccola vita

Non un'altra tragedia silenziosa: impariamo tutti la manovra salvavita contro il soffocamento: Riflessioni dopo l'ennesima perdita evitabile di una piccola vita


Oggi il cuore si spezza di nuovo. Una bambina di due anni, con tutta la vita davanti, non c'è più. Soffocata da un wurstel durante un pasto insieme ai suoi genitori a Vibo Valentia. Trasportata d'urgenza in ospedale, è arrivata in arresto cardiaco. I medici hanno fatto tutto il possibile, ma non è bastato.

Fermatevi un momento. Respirate.

Pensate a quella mamma, a quel papà. Un attimo prima stavano condividendo un pasto con la loro bambina. Forse ridevano, forse stavano programmando il pomeriggio. E poi, in un istante che sembra rallentare all'infinito eppure scorre troppo veloce, tutto è cambiato. Per sempre.

Queste non sono statistiche fredde sui giornali. Sono famiglie distrutte. Sono culle che resteranno vuote. Sono compleanni che non si festeggeranno mai. Sono primi giorni di scuola che non arriveranno. Sono sogni spezzati, foto che nessuno scatterà più, abbracci che mancano con un dolore fisico insopportabile.

Perché continua a succedere?

Le vie aeree di un bambino piccolo sono incredibilmente strette. Basta così poco – un pezzo di cibo della dimensione sbagliata, tagliato nel modo sbagliato, ingerito troppo in fretta – per bloccare completamente il respiro. E quando accade, ogni secondo conta. Non minuti. Secondi.

Il tempo che impiega un'ambulanza ad arrivare, anche se chiamata immediatamente, è spesso troppo lungo. Troppo terribilmente lungo.

Il peso di un "se solo..."

Immaginate il tormento di quei genitori. "Se solo avessi tagliato il cibo in modo diverso..." "Se solo avessi saputo cosa fare..." "Se solo..."

Quelle due parole – "se solo" – sono tra le più crudeli che un genitore possa pronunciare. E la verità che ci lacera dentro è questa: molte di queste tragedie si possono evitare.

Non con la perfezione. Non eliminando ogni rischio dalla vita dei nostri figli. Ma con la conoscenza, la preparazione, la consapevolezza.

Ai genitori: un appello dal cuore

Care mamme, cari papà, so che vi amate i vostri bambini più della vita stessa. So che fareste qualsiasi cosa per proteggerli. Ma l'amore, da solo, non basta quando vostro figlio smette di respirare.

Vi prego, non per giudicarvi, non per spaventarvi, ma perché tengo profondamente alla vita dei vostri piccoli:

Imparate a tagliare il cibo in modo sicuro

  • I wurstel, le salsicce, i pomodorini, l'uva: vanno tagliati in quarti per il lungo, mai a rondelle
  • La carne va sfilacciata, non data in pezzi
  • Evitate cibi troppo duri, appiccicosi o scivolosi per i più piccoli
  • Fate sedere sempre i bambini quando mangiano, mai in movimento o distesi

Queste non sono regole per "genitori ansiosi". Sono gesti d'amore concreti che richiedono pochi secondi in più, ma che possono salvare una vita.

Imparate le manovre salvavita – oggi, non domani

Non basta aver visto un video su internet. Anche se è meglio di niente. Non basta "sapere più o meno come si fa."

Quando vostro figlio diventa cianotico davanti ai vostri occhi, quando il panico vi assale e le mani tremano, solo ciò che avete praticato davvero potrà guidarvi.

La manovra di disostruzione pediatrica non è difficile, ma deve diventare automatica. Come allacciare le scarpe. Come guidare. Deve essere nel vostro corpo, non solo nella vostra testa.

Cosa fare, concretamente, adesso:

  1. Iscrivetevi a un corso pratico di disostruzione pediatrica e rianimazione cardiopolmonare
    • Con manichini reali
    • Con istruttori qualificati
    • Con esercitazioni ripetute fino a quando i vostri gesti saranno sicuri
  2. Coinvolgete tutti chi si prende cura dei vostri bambini:
    • Nonni
    • Baby sitter
    • Educatori del nido
    • Chiunque possa trovarsi solo con vostro figlio
  3. Ripassate periodicamente: le competenze si perdono se non vengono rinfrescate
  4. Informatevi visitando risorse come www.ferrandoalberto.blogspot.it

Non è questione di essere genitori "perfetti"

Nessuno di noi lo è. Tutti commettiamo errori. Tutti abbiamo momenti di distrazione. Tutti siamo stanchi, sopraffatti, imperfetti.

Ma possiamo scegliere di essere preparati.

Possiamo scegliere di dare a noi stessi, e ai nostri bambini, una possibilità in più se accade l'impensabile.

Un ultimo pensiero per quella famiglia

Alla mamma e al papà di quella bambina di Vibo Valentia: il mio cuore è con voi in questo dolore inimmaginabile. Nessuna parola può alleviare ciò che state vivendo. So che vi state torturando con i "se solo", e vorrei potervi togliere quel peso, anche se so che è impossibile.

La vostra tragedia non deve essere vana. Ogni genitore che legge questa notizia e decide di formarsi, ogni vita salvata da questo momento in poi, sarà anche un piccolo tributo alla memoria della vostra piccola.

Non aspettiamo la prossima notizia straziante

Oggi stesso, condividete questo messaggio. Oggi stesso, cercate un corso nella vostra zona. Oggi stesso, cambiate il modo in cui preparate il cibo per i vostri bambini.

Salvare una vita non è eroismo. È amore in azione. È responsabilità. È la scelta consapevole di non voltarsi dall'altra parte dicendo "a me non capiterà mai."

Perché può capitare a chiunque. Ma non deve finire sempre in tragedia.

I nostri bambini meritano che noi sappiamo come proteggerli. Non solo con l'amore, ma anche con la competenza.

Impariamo insieme a salvare vite. Per loro. Per noi. Per quella bambina che non c'è più, e per tutte quelle che possiamo ancora salvare.


Con tutto il cuore,
Un appello a ogni genitore, educatore, nonno, zio, fratello maggiore: formiamoci. Oggi.

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