domenica 20 settembre 2026

13enne accoltella insegnante !!! Genitori, se ci siete, battete un colpo

13enne accoltella insegnante !!! Genitori, se ci siete, battete un colpo

Dopo Centocelle, un appello a genitori e istituzioni: la violenza dei ragazzi non si ferma solo con punizioni e controlli, ma cominciando dall'inizio della storia.


Prima di ogni ragionamento, una parola semplice: vicinanza

All'insegnante che è stata aggredita in classe mentre faceva il suo lavoro. 

Ai suoi colleghi e ai ragazzi che hanno visto ciò che nessun ragazzo dovrebbe vedere.

Al compagno che ha avuto il coraggio di fermare l'aggressione. 

E, lo dico da pediatra, anche a un ragazzo di 13 anni e alla sua famiglia: non perché quel gesto sia giustificabile, ma perché dietro quel gesto c'è una storia cominciata molto prima di quel venerdì.

Mi hanno colpito le parole della docente: «L'ho già perdonato». 

Dentro c'è la civiltà che vorrei per tutti noi: non chiudere gli occhi sul male, senza smettere di vedere la persona. 

Ma il perdono è un gesto di chi ha subito, e merita rispetto: non può diventare il modo in cui gli altri, noi adulti, chiudiamo la questione. Perdonare non è assolvere. Per questo ragazzo, e per gli adulti che gli stavano intorno, il perdono non può essere la fine del percorso: può essere l'inizio di un lavoro di responsabilità e di riparazione.


Che cosa sappiamo

Venerdì 18 settembre, in una scuola media di Centocelle, a Roma, un ragazzo di 13 anni ha aggredito la sua insegnante con uno spray urticante e un coltello. Secondo le cronache aveva preparato tutto: coltelli comprati online, un telefono per filmare, un annuncio sui social poche ore prima. Che cosa sapessero gli adulti che gli stavano vicino lo stabiliranno le indagini: per ora non è un dato confermato, e questo non è il momento dei processi sommari. I dettagli e le fonti sono nella postilla in fondo.


Non è la prima volta

Ne avevo scritto a gennaio, dopo la morte di un ragazzo a La Spezia (Se cambi l'inizio della storia, cambi la storia), e a marzo, dopo Trescore Balneario (Violenza giovanile, genitorialità e i Primi 1000 Giorni di vita). Da allora c'è stato San Vito Lo Capo, e ora Centocelle. Cambiano i luoghi e i nomi, ma il copione si somiglia: una rabbia che non trova parole, un'arma a portata di mano, uno schermo davanti. Le cronache e alcune indagini parlano di episodi in crescita; i dati, con i loro limiti, sono in postilla.


Punizioni e controlli non bastano

Dopo ogni fatto grave rispondiamo nello stesso modo: pene più dure, controlli, metal detector. Non dico che siano inutili: alcune misure servono a proteggere chi oggi sta a scuola. 

Ma un metal detector rileva i metalli, non il dolore

Interviene quando la storia è già arrivata quasi alla fine, come un argine costruito dopo l'inondazione, quando si poteva prendersi cura del fiume.

E c'è un'altra verità scomoda: il coltello si può togliere, la rabbia senza parole no. Un ragazzo che non ha imparato a stare nella frustrazione di un voto, di un rimprovero, di un torto, cercherà un'altra arma, un altro schermo, un altro pubblico.


Cambiare l'inizio della storia

Nella mia professione lo vedo ogni giorno: un bambino impara a gestire la rabbia quando è piccolissimo. Lo impara quando un adulto risponde al suo pianto, quando gli dice un no affettuoso e coerente, quando dà un nome a ciò che sente: sei arrabbiato, hai paura, sei triste. Questo lavoro comincia in gravidanza e nei Primi 1000 Giorni di vita, dal concepimento ai due anni, e continua al nido, a scuola, in famiglia. 

Per questo ripeto da anni una frase: 

se cambi l'inizio della storia, cambi la storia.

Ma un genitore non può farcela da solo, e non è una colpa quando è difficile. È difficile soprattutto quando si è soli, stanchi, precari, in case troppo piccole, con una depressione dopo il parto che nessuno ha riconosciuto. I genitori non vanno lasciati soli: vanno sostenuti, e prima che i problemi diventino cronaca.


Ai genitori: una mano tesa, non un dito puntato

«Battete un colpo» non vuol dire essere perfetti. Vuol dire esserci. 

E vuol dire anche ritrovare una parola che oggi facciamo fatica a dire: no.

Non il no che urla o che punisce, ma quello che protegge: no a una carta di credito lasciata sul telefono, no a uno schermo acceso in camera fino a notte, no a un acquisto di cui nessuno sa nulla. 

Un no detto con affetto non è il contrario della vicinanza: è una delle sue forme. Comincia a due anni, davanti a un capriccio, e insegna al bambino che si può stare male e restare in piedi, e che chi ci ama a volte ci dice di no. 

Non credo che i genitori di oggi vogliano meno bene ai figli: molti sono stanchi, soli, distratti da mille cose. 

Più che di indulgenza, spesso si tratta di assenza, e l'assenza non si combatte con il rimprovero, ma con il sostegno.


Cinque gesti concreti, che valgono per ogni famiglia:

1.     Sapete che cosa compra vostro figlio? Non lasciate carte di credito memorizzate su dispositivi che può usare, e chiedete conto dei pacchi che arrivano a casa.

2.     Sapete che cosa fa con il telefono? Quali app usa, con chi parla, per quante ore. Tenete il telefono fuori dalla camera di notte.

3.     Parlategli ogni giorno, anche quando sembra che non ne abbia voglia. Curiosità, non interrogatorio: un ragazzo che si sente ascoltato racconta di più.

4.     Non ignorate i segnali: rabbia che non passa, isolamento, fissazione per un torto o per un voto, messaggi strani online. Non aspettate che diventino un fatto.

5.     Chiedete aiuto senza vergogna: al pediatra, alla scuola, al consultorio. Chiedere aiuto è un atto di amore, non di resa.


Alle istituzioni: smettiamo di rincorrere le emergenze

A chi ha la responsabilità di decidere chiedo un cambio di passo: investire prima, e in modo stabile, non solo dopo. Concretamente:

    Sostegno alla genitorialità fin dalla gravidanza: percorsi nascita accessibili, visite a domicilio per le famiglie più fragili, riconoscimento e cura della depressione dopo il parto, di madri e di padri.

    Pediatria di famiglia e servizi del territorio come sentinelle: tempo, formazione e strumenti a chi vede il bambino fin dai primi giorni e quindi vede anche la famiglia.

    Educazione alle emozioni e alle relazioni dal nido in poi, non solo alle superiori, quando è già tardi.

    Salute mentale dell'infanzia e dell'adolescenza accessibile davvero, senza attese che scoraggiano le famiglie.

    Controlli reali su ciò che i minori possono comprare e vedere online, con piattaforme che rispondono di ciò che vendono e diffondono.

    Una scuola non lasciata sola: formazione degli insegnanti a riconoscere i segnali e alleanza stabile con famiglie e servizi.

    Finanziamenti stabili e valutati nel tempo, non progetti a scadenza che finiscono quando finisce il bando.


L'esperienza internazionale indica che investire nei primi anni conviene, anche dal punto di vista economico: le stime, con i loro limiti, sono nella postilla. Ma la ragione più forte non è economica: ogni ragazzo che non arriva a un venerdì come quello di Centocelle è una vita, anzi molte, che non si spezza.


Rischi e limiti

    Non abbiamo tutti i fatti. Le indagini sono in corso e molte notizie vengono da cronache e confessioni riportate dai media. Non colpevolizzo i genitori: le responsabilità, se ci sono, le accerterà la giustizia.

    La prevenzione non dà garanzie. I programmi di sostegno alle famiglie hanno mostrato benefici, ma non in tutti gli studi e non per tutti i ragazzi: i risultati sono misti (postilla).

    Controlli e sicurezza non vanno aboliti: sono un complemento, non un'alternativa alla prevenzione.

    Il «no» non è severità. Le ricerche associano ai migliori esiti l'unione di affetto e regole chiare; gli effetti sono piccoli, le direzioni di causa possono invertirsi (anche i ragazzi difficili modificano lo stile dei genitori) e i controlli duri o umilianti peggiorano le cose (postilla).

    Non è un processo ai «genitori di oggi». Non conosco dati che dimostrino che siano più permissivi di quelli di ieri: è un'impressione, non un dato.

    Pochi episodi, molti ragazzi. La grande maggioranza degli adolescenti non usa violenza: raccontare questi casi non deve stigmatizzare un'intera generazione. Inoltre le fonti sui dati non concordano tra loro (postilla).

    Rischio di emulazione. Rilanciare video, nomi e dettagli può dare a questi gesti la visibilità che cercano; per questo qui non nomino il ragazzo.


Cosa cambia da ora in poi?

Propongo di cambiare la domanda.

 Non più soltanto «come lo fermiamo?», ma «come facciamo in modo che una storia non cominci così?». 

Ai genitori chiedo un gesto oggi: un dialogo, una regola chiara sul telefono, un no detto con affetto, una carta di credito non lasciata in giro. 

Alle istituzioni, un impegno pubblico, finanziato e valutato nel tempo. A noi pediatri e a chi lavora con i bambini, di fare la nostra parte da sentinelle. E a tutti, di non rilanciare video e nomi.


Genitori, se ci siete, battete un colpo. Istituzioni, battetelo con noi.

Se cambi l'inizio della storia, cambi la storia.

Dott. Alberto Ferrando — Pediatra di Genova

#ferrandoalberto #Primi1000Giorni #pediatria #genitori #prevenzione #NurturingCare #Centocelle

Postilla: dati, fonti e limiti

Qui sono raccolti tutti i numeri citati o richiamati nell'articolo. Le fonti sono state consultate il 19 settembre 2026. Le cifre provengono da rilevazioni diverse (questionari, dati di polizia, dati amministrativi) e non sono direttamente confrontabili tra loro.

1. Che cosa è documentato su Centocelle

    Aggressione del 18 settembre 2026: ragazzo di 13 anni, docente di 66 anni, spray urticante e coltello; un compagno ha fermato l'aggressione; la docente è stata dimessa con 7 giorni di prognosi (Il PostAdnkronos).

    Preparazione (riportata): casco con telefono/telecamera, due coltelli da sub, messaggio «-5 hours» sui social, videochiamata su Telegram con cinque account (Tgcom24).

    Movente dichiarato (riportato): due debiti scolastici, in italiano e storia (Il Fatto Quotidiano).

    Acquisto: coltelli e occhiali con telecamera comprati online con carte di credito memorizzate sullo smartphone della madre; copia forense dei telefoni del ragazzo e della madre (Quotidiano.net). Se i genitori sapessero degli acquisti non risulta da nessuna fonte consultata.

    Piano giudiziario: sotto i 14 anni non si è imputabili; il Tribunale per i minorenni di Roma ha aperto un'istruttoria civile su possibili misure educative (il Giornale). Istigazione da parte di altri contatti: in verifica.

2. Episodi analoghi nel 2026

Data

Luogo

Che cosa è successo

Punti in comune

18 settembre 2026

Centocelle, Roma

Tredicenne aggredisce una docente di 66 anni con spray e coltello

Casco con telefono, annuncio sui social, tentativo di diretta su Telegram

29 maggio 2026

San Vito Lo Capo (Trapani)

Alunno di prima media di 11 anni tenta di accoltellare il professore di tecnologia e lo graffia

Diretta su Telegram con il cellulare sul casco; post su TikTok la notte prima

25 marzo 2026

Trescore Balneario (Bergamo)

Tredicenne colpisce con più coltellate la professoressa di francese (57 anni)

Aggressione ripresa in diretta su Telegram; in casa sequestrati acidi e fertilizzanti; trasferito in comunità

16 gennaio 2026

La Spezia

Un diciottenne ucciso in classe da un compagno di 19 anni con un coltello portato da casa

Coltello a scuola dopo un conflitto legato ai social (versione dell'aggressore, smentita dai familiari)

 

Su San Vito Lo Capo e Trescore Balneario gli investigatori verificano se i due ragazzi frequentassero le stesse chat private: al momento è solo un'ipotesi (Il Fatto Quotidiano).

3. Quanto sono diffuse la violenza e le armi tra i ragazzi

ESPAD®Italia, CNR (luglio 2026): oltre 17.000 questionari, studenti di 15-19 anni, dati del 2025 (nota stampa CNR n. 14527).

Comportamento dichiarato

2018

2025

Aver colpito un insegnante

1,2%

3,6%

Aver minacciato qualcuno con un'arma per ottenere qualcosa

1,4%

3,5%

Aver assistito a una scena violenta filmata col cellulare

6,0%

11,8%

Zuffe

43,1%

38,3%

 

Nel 2025 il 43,4% degli studenti riferisce di aver agito o subito almeno un comportamento violento; il 3,8% dichiara di aver filmato in prima persona una scena di violenza. L'11,8% è il valore più alto mai registrato dalla serie ESPAD. Sono dati autodichiarati e non riguardano i 13enni.

Save the Children, rapporto (Dis)armati (marzo 2026) (sintesi): minorenni segnalati per porto abusivo di armi da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, con ulteriore aumento nel primo semestre 2025. Tra i 14 e i 17 anni, nel 2024 (fonte citata: Servizio Analisi Criminale del Ministero dell'Interno): 3.968 rapine (più del doppio rispetto al 2014), 4.653 lesioni personali (quasi il doppio di dieci anni prima), 1.021 risse (433 nel 2014), 1.880 minacce.

Genova: secondo il report del Dipartimento di pubblica sicurezza su criminalità minorile e gang giovanili, le lesioni dolose commesse da minori sono aumentate del 2% a livello nazionale fra 2022 e 2023 e del 55% a Genova (Avvenire). Dato di tre anni fa, riferito da un quotidiano: il report originale non è stato consultato.

Dati del Ministero dell'Istruzione: 4 aggressioni al personale scolastico registrate tra settembre e dicembre 2025 contro 21 dello stesso periodo dell'anno precedente (71 episodi nel 2023-24, 51 nel 2024-25). Il sistema conta solo le segnalazioni accompagnate da denuncia formale e molte regioni risultano a quota zero: alcuni osservatori parlano di «vuoto statistico» (Edunews24). Per questo le fonti sul «crescere» della violenza non concordano.

4. Norme citate

    Decreto-legge 23/2026, convertito dalla legge 54/2026 (fine aprile 2026): divieto di vendita o cessione ai minorenni di strumenti da punta o da taglio atti a offendere e sanzione pecuniaria per i genitori del minore che commetta reati di porto abusivo di armi o strumenti atti a offendere (Polizia Locale). Le sintesi giornalistiche citano anche il divieto di vendita online con verifica dell'età e multe da 200 a 1.000 euro (Diritto.it): importi e perimetro degli oggetti da verificare sul testo di legge.

    Art. 2048 Codice civile: i genitori rispondono del danno causato dal fatto illecito dei figli minorenni non emancipati che abitano con loro, salvo prova di non aver potuto impedire il fatto (Brocardi). Non sono un giurista: se valga nel caso specifico lo stabiliranno i giudici.

    Art. 2-quinquies Codice privacy: il minore può dare da solo il consenso ai servizi online dal compimento dei 14 anni; sotto quell'età serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale (Brocardi).

5. Che cosa dice la ricerca sulla prevenzione

Nurturing Care Framework (OMS, UNICEF, Banca Mondiale, 2018): indica cinque componenti necessarie a ogni bambino nei primi anni: buona salute, alimentazione adeguata, sicurezza e protezione, cura responsiva, opportunità di apprendimento (nurturing-care.org).

Ritorno economico degli investimenti nella prima infanzia. Uno studio su un programma di alta qualità per bambini svantaggiati stima un tasso interno di rendimento del 13,7% annuo e un rapporto benefici/costi di 7,3 (García, Heckman et al., 2020, Journal of Political Economy); per il programma Perry Preschool le stime annue sono tra il 7% e il 10% (Heckman et al., 2010). Sono stime su programmi intensivi rivolti a bambini svantaggiati, non su interventi generali; una rianalisi trova benefici a lungo termine soprattutto nelle femmine (Anderson, 2008) e una revisione critica segnala limiti metodologici e di generalizzabilità (Driessen, 2024).

Visite a domicilio di infermiere in gravidanza e nei primi due anni (Nurse-Family Partnership):

    Elmira (New York), follow-up a 15 anni: tra i figli di madri a rischio (non sposate, basso reddito) meno arresti (0,20 contro 0,45 a testa), meno condanne e violazioni della libertà vigilata (0,09 contro 0,47) e meno fughe da casa (0,24 contro 0,60) (Olds et al., 1998, JAMA).

    Elmira, follow-up a 19 anni: benefici nelle ragazze (arrestate il 10% contro il 30%) e pochi effetti nei ragazzi (Eckenrode et al., 2010).

    Memphis, follow-up a 18 anni: miglioramenti cognitivi in un sottogruppo, nessun effetto sugli altri comportamenti (Kitzman et al., 2019, Pediatrics).

    Inghilterra, follow-up fino a 7 anni: nessuna differenza nei maltrattamenti, piccoli vantaggi nella preparazione scolastica (Robling et al., 2022, BMJ Open).

Monitoraggio dei genitori sui media: una meta-analisi di 57 studi trova effetti piccoli (limiti imposti: r = −0,06; dialogo attivo sui contenuti e aggressività: r = −0,08) (Collier et al., 2016); il monitoraggio rispettoso si associa a più confidenza, quello rigido a più segretezza (Padilla-Walker et al., 2020); l'esposizione a violenza mediale è tra i predittori più forti di aggressività e il monitoraggio resta protettivo (Khurana et al., 2018). Sono studi per lo più osservazionali: mostrano associazioni, non causalità.

Stili genitoriali (affetto e regole). Una meta-analisi di 1.435 studi trova che calore affettivo, controllo del comportamento e stile autorevole sono associati a meno problemi esternalizzanti (aggressività, condotte oppositive), con associazioni da molto piccole a piccole; lo stile permissivo, quello autoritario e quello trascurante, il controllo duro e il controllo psicologico sono associati a più problemi, e le associazioni più forti riguardano il controllo duro e psicologico (Pinquart, 2017, Developmental Psychology). Una revisione sistematica di 34 studi sull'aggressività nei giovani adolescenti va nella stessa direzione (Masud et al., 2019). Le cautele: le associazioni sono piccole e in parte bidirezionali, perché i problemi del ragazzo influenzano anche lo stile dei genitori (Pinquart, 2017; Georgiou et al., 2023); in uno studio su 969 adolescenti spagnoli il calore affettivo era il fattore decisivo, anche per i ragazzi aggressivi, e lo stile indulgente (affetto senza rigidità) risultava associato ai migliori esiti insieme a quello autorevole (García et al., 2020). In sintesi: i dati sostengono soprattutto il calore e la coerenza, non la severità. Studi per lo più basati su questionari e con differenze culturali; non riguardano specificamente gli eventi di cui parla l'articolo.

Che cosa ne segue: la ricerca sostiene l'idea di intervenire presto, ma i risultati dei programmi variano per contesto, per sesso e per età di follow-up. Per questo nell'articolo chiedo prevenzione e valutazione nel tempo, non una promessa di risultato. 


 

sabato 19 settembre 2026

Morbillo: torna a preoccuparci, e i più piccoli sono i più esposti

Morbillo: torna a preoccuparci, e i più piccoli sono i più esposti

Cosa sta succedendo in Italia e in Liguria, quali complicanze può dare a ogni età e come possiamo proteggere i lattanti che non possono ancora essere vaccinati

Dott. Alberto Ferrando — Pediatra di Genova

 

Come pediatra, in oltre trent'anni di lavoro ho visto il morbillo trasformarsi, per molti colleghi più giovani, in un capitolo di libro di testo. Oggi non è più così. In queste settimane, parlando con le famiglie e con altri pediatri liguri, sento tornare una domanda che credevo appartenesse al passato: «Dottore, mio figlio è stato vicino a una persona con il morbillo. Che cosa facciamo?»

Voglio rispondere con calma, senza allarmismi e senza minimizzare. Perché il morbillo non è «una malattia esantematica come le altre»: è una delle infezioni più contagiose che conosciamo, e chi rischia di più è chi non può ancora difendersi con il vaccino, cioè i lattanti sotto l'anno di vita.

Che cosa sta succedendo: Italia, Europa, Liguria

I numeri, per una volta, non lasciano molto spazio all'interpretazione. Secondo il rapporto mensile dell'ECDC (il Centro europeo per il controllo delle malattie), nei dodici mesi da agosto 2025 a luglio 2026 l'Italia è il Paese dell'Unione Europea con il maggior numero di casi segnalati: 640 su un totale di 2.339 nei 30 Paesi UE/SEE (seguono Bulgaria con 502 e Romania con 310).

Anche il Ministero della Salute, nella circolare di luglio 2026, segnala una ripresa: nei primi cinque mesi del 2026 i casi confermati sono 472, contro i 322 dello stesso periodo del 2025. Tra i casi 2026 con stato vaccinale noto, il 93,3% non era vaccinato.

E la Liguria? A gennaio l'ISS non segnalava alcun caso nella nostra regione. All'inizio di settembre, invece, le autorità sanitarie regionali riportavano sette casi dall'inizio dell'anno, di cui quattro nell'ultima settimana tra Genova e Sanremo, tutti in persone tra i 30 e i 50 anni e nessuna vaccinata. Alcuni non avevano viaggiato né avuto contatti fuori regione: un indizio, secondo gli infettivologi, di una possibile circolazione del virus sul nostro territorio. A metà settembre le cronache locali parlano di nove casi e di tre adulti ricoverati con gravi polmoniti. Sono numeri in rapido aggiornamento, che vanno sempre riletti sui comunicati ufficiali.

Indicatore

Dato

Fonte

Casi in UE/SEE (ago 2025 – lug 2026)

2.339 casi in 30 Paesi; Italia prima con 640

ECDC, rapporto mensile, 10/9/2026

Stato vaccinale dei casi europei (dato noto)

73,1% non vaccinato; 15,8% con una dose; 9,0% con due o più dosi

ECDC, 2026

Casi confermati in Italia, primi 5 mesi 2026

472 (322 nello stesso periodo 2025)

Ministero della Salute, luglio 2026

Copertura seconda dose in Italia

84,45% (soglia OMS: 95%)

Ministero della Salute, luglio 2026

Liguria, inizio settembre 2026

7 casi da inizio anno, 4 nell'ultima settimana; nessuno vaccinato

Comunicazioni Regione Liguria riprese dalla stampa, 4/9/2026

 

Non sono (solo) i bambini ad ammalarsi

È il dato che colpisce di più chi pensa al morbillo come a «una cosa da bambini». A gennaio 2026 l'ISS ha registrato 84 casi in Italia con un'età mediana di 28 anni; il 57% aveva tra i 15 e i 39 anni e il 91% dei casi con stato vaccinale noto non era vaccinato. In Europa, negli ultimi dodici mesi, oltre la metà dei casi riguarda persone con più di 15 anni.

Molti di questi giovani adulti sono cresciuti negli anni in cui le coperture vaccinali erano più basse, oppure hanno ricevuto una sola dose e non hanno mai completato il ciclo. Non è una colpa: spesso è un «buco» che nessuno sapeva di avere. Ma è un buco che il virus trova, e che può arrivare fino alla culla.

I lattanti: chi non può ancora vaccinarsi

In Italia la prima dose del vaccino contro morbillo, parotite e rosolia si fa a 12 mesi. Fino ad allora un bambino può contare solo sugli anticorpi ricevuti dalla mamma durante la gravidanza, che però diminuiscono nei primi mesi di vita e non offrono una garanzia assoluta (in alcuni studi si esauriscono prima nei bambini nati da madri vaccinate rispetto a quelle che hanno avuto la malattia). Il tasso di casi più alto in Europa si registra proprio sotto l'anno di età: 59,3 casi per milione di abitanti.

In queste settimane, confrontandomi con colleghi pediatri liguri, ho sentito raccontare di lattanti esposti al virus e anche di lattanti che si sono ammalati, oltre che di adulti colpiti in modo importante. Non sono storie di un altrove lontano: sono le nostre famiglie, i nostri ambulatori, le nostre sale d'attesa. E dietro ogni telefonata c'è la stessa paura, che capisco benissimo: «Ho fatto qualcosa di sbagliato?». No. Se il vostro piccolo è stato esposto, non è colpa vostra. Il modo migliore per proteggerlo, oggi, è che siano protetti tutti quelli che gli stanno intorno.

Le complicanze del morbillo, età per età

Il morbillo comincia con febbre, occhi arrossati, tosse e raffreddore, poi compare l'eruzione di macchie rosse che parte dal viso. Per molti guarisce senza conseguenze, ma non per tutti. Secondo l'ISS, fino al 30% dei casi ha almeno una complicanza; la polmonite interessa dall'1 al 6% dei casi e l'encefalite (infiammazione del cervello) circa 1 caso su 1.000, con esiti neurologici permanenti nel 20-30% di chi la sviluppa. Nei Paesi industrializzati il morbillo causa il decesso in 0,05-0,1% dei casi, cioè da 1 su 2.000 a 1 su 1.000.

Il rischio non è uguale per tutti. Ecco come cambia con l'età:

Chi

Complicanze principali

Note

Lattanti (sotto 1 anno)

Polmonite, otite, diarrea con disidratazione, encefalite; forme più severe

Non vaccinabili. Rischio più alto anche della complicanza tardiva SSPE (vedi sotto)

Bambini 1-4 anni

Otite media, laringotracheobronchite, polmonite, diarrea e disidratazione, convulsioni febbrili, encefalite

Fascia a rischio più alto di complicanze secondo l'ISS

Bambini e ragazzi 5-19 anni

Possono comparire tutte le complicanze, in particolare polmonite ed encefalite

Rischio complessivamente più basso delle fasce estreme, ma non nullo

Adulti (oltre 20 anni)

Polmonite (anche batterica, per sovrainfezione), epatite, encefalite, disidratazione

Fascia a rischio più alto secondo l'ISS. A gennaio 2026 in Italia: complicanza nel 35,7% dei casi, ricovero nel 46,4%

Gravidanza

Complicanze materne, possibili conseguenze sull'andamento della gravidanza

Il vaccino non si somministra in gravidanza: va pianificato prima o dopo, con il medico

Persone con difese immunitarie ridotte

Forme gravi e prolungate

Dipendono dalla protezione di chi vive e lavora con loro

 

Due complicanze meritano una parola a parte perché non si vedono subito. La prima è la panencefalite subacuta sclerosante (SSPE): una malattia neurologica rara ma sempre grave, che compare anni dopo il morbillo. Per l'ISS colpisce da 4 a 11 casi ogni 100.000 malati di morbillo, più spesso (18 su 100.000) se l'infezione avviene sotto i cinque anni. Uno studio californiano (Wendorf e coll., 2017) ha stimato un rischio più alto, circa 1 su 609, per chi si era ammalato nel primo anno di vita: un dato di un altro contesto, da leggere con cautela, ma che ci ricorda perché proteggere i lattanti è così importante.

La seconda è la cosiddetta «amnesia immunitaria»: studi (Mina e coll., Science, 2019) indicano che il virus può cancellare una parte della memoria immunitaria costruita contro altri microbi, lasciando il bambino più vulnerabile ad altre infezioni nei mesi successivi.

Se c'è stato un contatto: che cosa fare

Non aspettate che compaiano i sintomi, e non presentatevi direttamente in ambulatorio o in pronto soccorso. Telefonate prima, al pediatra o al servizio di igiene pubblica della vostra ASL: il morbillo si trasmette per via aerea, e una sala d'attesa può diventare un luogo di contagio per altri bambini fragili.

Dopo un contatto esistono interventi di protezione (il vaccino o le immunoglobuline, cioè anticorpi già pronti), ma funzionano solo se fatti entro pochi giorni. Quale sia la scelta giusta dipende dall'età, dal tipo di contatto e dalle condizioni del bambino: la decidiamo insieme, con l'igiene pubblica e, quando serve, con i centri di malattie infettive.

Tenete a mente che il periodo di incubazione va da 7 a 18 giorni, e che una persona è contagiosa da quattro giorni prima a quattro giorni dopo la comparsa dell'eruzione: per questo un contatto «di qualche giorno fa» va comunque segnalato. Se compare febbre (da 37,5 °C misurata sotto l'ascella) con occhi rossi, tosse e macchie, chiamate subito.

Come proteggerci, e proteggere i più piccoli

    Bambini: due dosi di vaccino (la prima a 12 mesi, la seconda in età prescolare). Con due dosi la protezione supera il 90%. Se una dose è saltata, si recupera: chiedete al pediatra.

    Adulti: controllate il libretto vaccinale. Se non avete due dosi documentate, né la certezza di aver avuto la malattia, parlatene con il vostro medico o con il centro vaccinale della ASL: in genere il vaccino per gli adulti suscettibili è offerto dai servizi vaccinali, ma verificate le modalità con la vostra ASL.

    Chi sta vicino a un lattante o a una gestante (genitori, nonni, babysitter, familiari, operatori sanitari): mettersi in regola è il gesto più concreto per proteggerli. Tra gli operatori sanitari con morbillo nel 2026, l'88,9% di quelli con dato disponibile non era vaccinato (Ministero della Salute).

    In gravidanza o se la state pianificando: parlatene con il ginecologo, perché il vaccino va fatto prima del concepimento o dopo il parto.

L'obiettivo dell'OMS è una copertura del 95% con due dosi. Oggi in Italia la media per la seconda dose è ferma all'84%. Quegli undici punti di distanza sono, in concreto, i bambini più piccoli che nessuno può proteggere se non noi.

Rischi e limiti

    I dati sono provvisori e cambiano di giorno in giorno. I numeri della Liguria vengono dalle comunicazioni regionali e dalla stampa locale, non da un bollettino ISS o ALiSa consolidato; possono differire tra fonti (casi segnalati, probabili, confermati).

    Le percentuali di complicanze e ricoveri di gennaio 2026 si riferiscono a soli 84 casi e a un sistema di segnalazione che tende a cogliere di più i casi gravi: non vanno lette come il rischio «medio» per un singolo bambino o adulto.

    Il rischio di SSPE dopo morbillo in età precoce è stimato in modo molto diverso da studio a studio; la stima californiana (1 su 609 sotto l'anno) proviene da un contesto e da un periodo diversi dal nostro. Dato non trasferibile con certezza all'Italia di oggi.

    La protezione data dagli anticorpi materni varia da caso a caso: per questo, dopo un contatto, ogni lattante va valutato dal pediatra e dall'igiene pubblica.

    Questo articolo non sostituisce il consiglio del vostro pediatra o del vostro medico. Le situazioni raccontate in questi giorni tra colleghi sono riportate in forma generica e anonima e non rappresentano l'andamento complessivo dei casi.

Cosa cambia da ora in poi?

    Controllate i libretti vaccinali, vostro e dei vostri figli, prima che le scuole e le attività autunnali facciano correre il virus.

    Se c'è un contatto: telefonate prima, non presentatevi in sala d'attesa.

    Chiedete a chi frequenta un lattante di essere in regola: non è invadenza, è cura.

    Nessun senso di colpa, ma una responsabilità condivisa: la protezione dei più piccoli non dipende dal singolo bambino, ma da quante persone attorno a lui sono vaccinate.

Il vostro pediatra è qui per questo. Se avete dubbi, chiamate prima di preoccuparvi: ne parliamo insieme.

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Fonti

    ECDC — Measles and Rubella monthly report (dati 1 agosto 2025 – 31 luglio 2026), 10 settembre 2026

    ECDC — Community spread drives ongoing measles transmission in Europe (dati 2025)

    ISS — Morbillo & Rosolia News n. 91, febbraio 2026 (dati gennaio 2026)

    ISS EpiCentro — Morbillo: scheda informativa

    Ministero della Salute — Circolare sul morbillo, luglio 2026 (copia PDF consultata)

    GenovaQuotidiana — Morbillo, quattro casi in una settimana in Liguria, 4 settembre 2026

    GenovaToday — Morbillo Genova, 3 adulti ricoverati al San Martino: 9 casi in Liguria, settembre 2026

    Wendorf KA et al. Subacute sclerosing panencephalitis: the devastating measles complication that might be more common than previously estimated. Clin Infect Dis 2017.

    Leuridan E et al. Early waning of maternal measles antibodies in era of measles elimination: longitudinal study. BMJ 2010;340:c1626.

    Mina MJ et al. Measles virus infection diminishes preexisting antibodies that offer protection from other pathogens. Science 2019;366:599-606.








 

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