venerdì 21 agosto 2026

La difterite: cosa è, come si manifesta, come si cura e come si previene

 LA DIFTERITE: La difterite: cosa è, come si manifesta, come si cura e come si previene

Una malattia di cui speravamo di non dover parlare più

Perché questa scheda

Ha uno scopo semplicemente informativo: spiegare con chiarezza che cos’è la difterite, come si riconosce, come si cura e perché continuiamo a vaccinare. Non vuole creare allarme e non vuole giudicare le scelte di nessuno. Quando una malattia diventa rara grazie alla prevenzione, è facile dimenticare quanto potesse essere grave.

 

Che cos’è la difterite?

La difterite è una malattia infettiva batterica potenzialmente grave. È causata soprattutto da ceppi di Corynebacterium diphtheriae capaci di produrre una tossina. Più raramente possono essere coinvolti altri Corynebacterium tossigeni, come C. ulcerans. La tossina difterica può danneggiare i tessuti locali e raggiungere altri organi, in particolare cuore e sistema nervoso.

Il punto importante è questo: non tutti i Corynebacterium causano difterite. Le forme classiche e più pericolose sono legate ai ceppi che producono la tossina.

Come si trasmette?

La difterite respiratoria si trasmette soprattutto da persona a persona attraverso goccioline respiratorie e secrezioni. La trasmissione può avvenire anche per contatto con lesioni cutanee infette. Una persona colonizzata o con sintomi lievi può contribuire alla diffusione del batterio.

Come si manifesta?

L’incubazione è in genere di 2–5 giorni. All’inizio i sintomi possono sembrare quelli di una comune infezione delle vie aeree:

· mal di gola;

· febbre spesso non elevata;

· stanchezza e malessere;

· difficoltà a deglutire;

· linfonodi del collo aumentati di volume.

Il segno più caratteristico è la comparsa di una pseudomembrana grigio-biancastra, aderente a tonsille, faringe o altre mucose. Nelle forme più severe può comparire un importante gonfiore del collo (il cosiddetto “bull neck”) e può esserci difficoltà respiratoria.

Quando serve attenzione immediata

Una faringite con pseudomembrana aderente, stridore, difficoltà respiratoria o importante gonfiore del collo richiede una valutazione medica urgente. La difterite respiratoria è una diagnosi clinica da considerare rapidamente, senza attendere che tutti gli esami siano conclusi.

 

Perché può essere grave?

La tossina può provocare complicanze anche lontano dalla gola. Le più importanti sono:

· ostruzione delle vie aeree;

· miocardite e disturbi del ritmo cardiaco;

· neuropatie e paralisi;

· nelle forme più severe, morte.

La gravità dipende da età, stato vaccinale, sede e estensione dell’infezione e rapidità con cui viene iniziata la terapia. L’OMS ricorda che, nelle persone non vaccinate e senza trattamento adeguato, la difterite può avere una mortalità elevata, con rischio maggiore nei bambini piccoli.

Come si fa la diagnosi?

La diagnosi iniziale è soprattutto clinica. Se la difterite respiratoria è sospettata, il trattamento non deve essere ritardato in attesa della conferma di laboratorio.

· si raccolgono campioni da gola/naso o dalla sede della lesione per coltura;

· se viene isolato un Corynebacterium sospetto, il laboratorio deve stabilire se il ceppo produce tossina;

· vanno avvisati rapidamente i servizi di sanità pubblica e valutati i contatti stretti;

· nei casi respiratori si controllano attentamente funzione cardiaca e neurologica.

Come si cura?

La difterite respiratoria è un’urgenza infettivologica. La terapia comprende, secondo il quadro clinico:

· isolamento e misure per evitare la trasmissione;

· antitossina difterica il più precocemente possibile: neutralizza la tossina ancora circolante, ma non quella già legata ai tessuti;

· antibiotici attivi contro il Corynebacterium, secondo le indicazioni cliniche e microbiologiche;

· supporto delle vie aeree e terapia intensiva quando necessario;

· valutazione e profilassi dei contatti stretti.

Un dettaglio importante: avere avuto la difterite non garantisce automaticamente un’immunità duratura. Dopo la guarigione va quindi verificato e, se necessario, completato il calendario vaccinale.

 

Il vaccino: come funziona?

Il vaccino contro la difterite non contiene il batterio vivo e non può causare la difterite. Contiene il tossoide (o anatossina) difterico: una forma inattivata della tossina, incapace di provocare la malattia ma capace di insegnare al sistema immunitario a produrre anticorpi contro di essa.

L’obiettivo principale è proteggere dalla tossina e quindi dalle forme cliniche gravi. La vaccinazione non garantisce una sterilizzazione completa delle mucose né l’eliminazione assoluta della colonizzazione batterica; per questo il mantenimento di coperture elevate resta importante.

Quanto è efficace?

I vaccini contenenti tossoide difterico sono molto efficaci. Il CDC riporta che, dopo un ciclo correttamente eseguito, oltre il 95% dei vaccinati sviluppa livelli anticorpali protettivi e l’efficacia clinica stimata è circa del 97%. La protezione però diminuisce nel tempo: sono quindi previsti richiami.

Come si vaccina in Italia?

Nel calendario nazionale la protezione contro la difterite è somministrata in combinazione con altri vaccini. Nel primo anno di vita fa parte del vaccino esavalente, che protegge anche contro tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae tipo b.

· 3 dosi nel primo anno di vita;

· richiamo a 5–6 anni;

· richiamo nell’adolescenza (12–18 anni);

· nell’adulto, richiami periodici contro tetano-difterite-pertosse secondo il calendario nazionale, in genere ogni 10 anni.

Se una dose è stata dimenticata o il ciclo è incompleto, in genere non si ricomincia da capo: il pediatra o il servizio vaccinale possono impostare un recupero appropriato.

È un vaccino sicuro?

Come tutti i farmaci, anche i vaccini possono causare effetti indesiderati. Quelli più comuni sono generalmente lievi e transitori: dolore, arrossamento o gonfiore nella sede dell’iniezione e, talvolta, febbre o malessere. Le reazioni gravi sono rare.

La valutazione corretta non è “vaccino sì o no” in astratto, ma il confronto tra rischi e benefici. Per la difterite, le principali organizzazioni sanitarie internazionali continuano a raccomandare la vaccinazione perché il beneficio nel prevenire una malattia potenzialmente molto grave supera nettamente i rischi noti della vaccinazione.

La difterite esiste ancora?

Sì. È diventata rara in molti Paesi ad alta copertura vaccinale, ma non è scomparsa. L’OMS segnala ancora focolai e ricorda che nessuna regione del mondo può essere considerata completamente libera dalla difterite.

Nel 2025 circa 110 milioni di bambini nel mondo (85%) hanno ricevuto le tre dosi del ciclo primario contenente difterite-tetano-pertosse; quasi 20 milioni sono rimasti non vaccinati o vaccinati in modo incompleto. Nell’Unione Europea/Spazio Economico Europeo, l’ECDC ha registrato 151 casi nel 2024, comprendendo infezioni da Corynebacterium diphtheriae e C. ulcerans tossigeni.

 

Perché continuiamo a vaccinare se la malattia è rara?

Il paradosso della prevenzione

Non abbiamo smesso di vedere la difterite perché il batterio è scomparso: la vediamo molto meno soprattutto perché abbiamo vaccinato. Quando una prevenzione funziona per decenni, la malattia esce dalla memoria collettiva e il vaccino può sembrare meno necessario. In realtà è proprio il successo della vaccinazione ad aver reso la difterite rara.

 

Il messaggio per mamma e papà

Questa scheda non vuole spaventare. Vuole offrire informazioni semplici e verificabili su una malattia di cui speravamo di non dover più parlare.

Se avete dubbi, fate domande. Chiedete al pediatra che cosa previene il vaccino, quali effetti indesiderati può avere e che cosa comporta non essere protetti. Non esistono domande sbagliate: è importante però che le risposte siano fondate su dati affidabili.

Le malattie che non vediamo più non sono necessariamente scomparse.
A volte non le vediamo proprio perché abbiamo imparato a prevenirle.

Nota

Materiale divulgativo per famiglie. Non sostituisce la valutazione del pediatra o del medico curante. In presenza di sospetto clinico di difterite, la gestione è urgente e richiede il coinvolgimento dei servizi specialistici e di sanità pubblica.

Bibliografia essenziale verificata

Fonti istituzionali e scientifiche consultate. I collegamenti sono cliccabili.

1. American Academy of Pediatrics. Red Book: 2024–2027 Report of the Committee on Infectious Diseases, 33ª ed. Capitolo “Diphtheria”, 2024.
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2. World Health Organization. Diphtheria – Fact sheet. Aggiornato 15 luglio 2026.
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3. European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Diphtheria – Annual Epidemiological Report for 2024. Pubblicato 2026.
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4. Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. Difterite: informazioni generali.
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5. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Clinical Guidance for Diphtheria. Aggiornato 12 maggio 2025.
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6. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Pink Book, Chapter 7: Diphtheria. Pagina aggiornata 23 aprile 2024.
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7. Ministero della Salute. Calendario vaccinale nazionale.
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giovedì 20 agosto 2026

Una bambina di quattro anni, in Italia, è morta di difterite

Una bambina di quattro anni è morta di difterite

In Italia non succedeva dal 1991. Non ce l’ho con quei genitori. Ce l’ho con chi li ha convinti.

Dott. Alberto Ferrando — Pediatra di Genova


Scrivo questo articolo con le mani che tremano un po’, e vi chiedo scusa in anticipo se non sarò freddo come dovrebbe essere un medico.

Stanotte, all’ospedale dei Bambini di Palermo, è morta una bambina di quattro anni.

I primi sintomi erano comparsi la settimana scorsa. Febbre, vomito, inappetenza. Sembrava una tonsillite — perché così sembra, all’inizio. Poi le condizioni sono precipitate. È stata intubata, portata in terapia intensiva, e i medici hanno tentato anche la circolazione extracorporea: l’ultima cosa che si può fare quando il cuore e i polmoni non reggono più.

Non è bastato. La tossina aveva già colpito il cuore, il fegato, l’intestino.

I tamponi sono positivi al batterio della difterite. La conferma definitiva dell’Istituto Superiore di Sanità arriverà nei prossimi giorni — finché non arriva parliamo di sospetto — ma il direttore sanitario ha detto che per loro dubbi non ce ne sono.

La bambina non era vaccinata.

L’ultima morte per difterite in Italia risale al 1991. Trentacinque anni.


Ai genitori, prima di tutto il resto

Da stamattina leggo commenti feroci contro quel padre e quella madre. Capisco la rabbia. Non ci partecipo, e vi chiedo di non parteciparci.

C’è una famiglia che ha perso una figlia di quattro anni. Ci sono quattro fratelli che hanno perso una sorella. E ci sono due genitori che dovranno convivere, ogni singolo giorno per il resto della loro vita, con una domanda che nessuno di noi vorrebbe nemmeno sfiorare.

Non esiste punizione che il mondo possa aggiungere a questa. Nessuna.

Non li conosco e non li giudico. So soltanto una cosa, dopo quarant’anni passati in un ambulatorio pediatrico: nessun genitore rinuncia a un vaccino perché non ama suo figlio.

Mai. Nemmeno una volta, in quarant’anni.

Ci rinuncia perché ha paura. E la paura, nei genitori, nasce esattamente nello stesso posto in cui nasce l’amore. Chi non capisce questo non ha mai fatto il mio mestiere.

Quei due, oggi, sono le vittime più devastate di questa storia dopo la loro bambina.


E adesso passo alla parte in cui non sono più gentile

Perché se la mia rabbia non va verso di loro, da qualche parte va.

Va verso chi li ha convinti.

In questi anni si è costruita un’industria del dubbio. Non uso la parola a caso. C’è chi ci ha costruito sopra un pubblico, una notorietà, una carriera, in qualche caso un reddito. Ci sono libri, conferenze, video, canali. C’è tutto un ecosistema che vive del terrore dei genitori, e che quel terrore lo coltiva perché è la sua materia prima.


E poi c’è chi ha responsabilità pubbliche.

Qui devo essere ancora più netto, e non per accanimento: per proporzione.

Un privato cittadino che condivide un contenuto sbagliato lo fa quasi sempre in buona fede, e la sua voce pesa quanto la sua persona. Chi ricopre un ruolo pubblico — un amministratore, un politico, un professionista sanitario, chi parla dai microfoni delle istituzioni — dispone di un’autorevolezza che non è sua: gliel’ha prestata quel ruolo. E quando la usa per alimentare dubbi che le evidenze non sostengono, la usa contro le stesse persone che quel ruolo dovrebbe proteggere.

Non si tratta di vietare il dissenso, né di pretendere che tutti la pensino allo stesso modo. Si tratta di riconoscere una cosa semplice: sui vaccini le parole hanno conseguenze concrete. Non restano nei commenti. Entrano nelle case. Qualche volta entrano negli ospedali.

Chi ha una responsabilità pubblica dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro, perché è esattamente la ragione per cui gli è stata affidata quella responsabilità.

E poi — e questa è la parte che mi fa più male — ci sono migliaia di persone perbene che condividono.

Persone che non hanno alcuna cattiva intenzione. Che inoltrano un video nel gruppo WhatsApp della scuola. Che ripubblicano un post perché “fa riflettere”, “male non fa”, “sentiamo tutte le campane”. Che non hanno letto lo studio, non hanno controllato la fonte, non hanno verificato se quel medico esercita ancora.

A voi voglio dire una cosa, con tutto il rispetto: quel gesto non è neutro.

Condividere non è un’opinione. È un atto che ha conseguenze. Quel contenuto arriva a un genitore che sta decidendo, e quel genitore lo legge nel gruppo della scuola — cioè nel posto dove si fida — e ci trova la faccia di qualcuno che conosce.

E quel messaggio, in quel momento, pesa più di me. Pesa più di quarant’anni di dati.

Vorrei che chi ha condiviso quei contenuti negli ultimi anni oggi ci pensasse. Non per sentirsi in colpa: non è quello che chiedo, e la colpa non serve a niente. Ma per pensarci la prossima volta, prima di premere “inoltra”.

Perché una catena di condivisioni non ha un colpevole. Ha mille persone che hanno fatto un gesto piccolissimo. E in fondo alla catena, qualche volta, c’è un bambino.


Cosa è la difterite, per chi non l’ha mai vista

Nessuno l’ha mai vista. Io compreso, e ho cinquanta anni di mestiere alle spalle.

Comincia come un mal di gola qualunque. Poi nella gola si forma una membrana grigiastra, spessa, aderente, che ostruisce progressivamente il respiro. Un tempo la chiamavano “il male che strangola i bambini”.

Ma ciò che uccide più spesso non è il soffocamento: è una tossina che il batterio produce e che entra nel sangue, raggiungendo il cuore, i nervi, i reni. Nei non vaccinati, senza trattamento adeguato, la difterite è letale in circa tre casi su dieci.

E c’è un dettaglio che dovrebbe restare a tutti: il vaccino non protegge dal batterio, protegge dalla tossina. Non impedisce di incontrare l’infezione — impedisce che l’infezione uccida.

È esattamente ciò che qui è mancato.

Negli ultimi trent’anni in Italia si sono accertati otto casi di difterite, tutti non letali, tutti causati da ceppi che la tossina non la producevano.

Poi stanotte.


Il paradosso che dobbiamo capire

Ecco il punto che vorrei restasse più di ogni altro.

I vaccini sono vittime del proprio successo.

Funzionano così bene da far sparire le malattie dalla nostra vista. E quando una malattia sparisce dalla vista, sparisce anche dalla mente: diventa una cosa dei libri di storia, dei racconti dei nonni, delle fotografie in bianco e nero.

A quel punto succede l’inevitabile. Resta visibile solo il rischio del vaccino, mentre il rischio della malattia diventa invisibile.

Da una parte una puntura, la febbriciattola, la possibilità rarissima di una reazione. Dall’altra parte, apparentemente, niente. Un fantasma.

Ma il fantasma non se n’era andato. Si era soltanto tolto dai piedi finché eravamo in tanti a difenderci.

Nel mondo, nel 2025, l’OMS ha registrato oltre 30.000 casi di difterite. Nei Paesi dell’Unione Europea, nel solo 2024, ne sono stati segnalati 151. Il batterio non è stato eradicato da nessuna parte, e viaggia esattamente come viaggiamo noi.

E non riguarda solo la difterite.

Il morbillo in Italia sta risalendo: nei primi cinque mesi del 2026 le segnalazioni sono state 609 contro le 342 dello stesso periodo dell’anno prima. Quasi il doppio. La copertura della seconda dose di MPR è ferma all’84%, e nessuna Regione italiana raggiunge il 95% necessario a fermare la circolazione del virus.

Negli Stati Uniti va molto peggio, ed è il risultato diretto di scelte politiche che hanno sistematicamente alimentato il dubbio: nel 2026 hanno superato i 2.300 casi di morbillo, il massimo dal 1991, con il 93% dei malati non vaccinato. Rischiano di perdere lo status di Paese in cui il morbillo era stato eliminato.

Non è sfortuna. È una conseguenza.


Il dettaglio che mi toglie il sonno

Nelle cronache di oggi si legge che quei genitori avrebbero rinunciato ai vaccini perché convinti che l’autismo di un cugino fosse stato causato dal vaccino trivalente.

Non so se sia vero. Sono notizie giornalistiche, e le riporto con tutte le cautele.

Ma se lo fosse, guardiamo insieme cosa significa.

Il vaccino contro la difterite non è il trivalente. Sono due vaccini diversi, componenti diverse, momenti diversi della vita. La difterite si previene con l’esavalente, nei primi mesi.

La paura riguardava una cosa. La bambina è morta di un’altra.

Ed è così che funziona la disinformazione. Non convince di un fatto preciso: semina una diffidenza generale, indistinta. Poi quella diffidenza si allarga da sola, copre tutto, e alla fine lascia scoperto proprio il punto da cui arriverà il colpo.

Chi diffonde quei contenuti non ha detto a quella famiglia “non vaccinate contro la difterite”. Ha detto qualcosa di più vago e di più efficace: “non fidatevi”.

Sul legame tra vaccini e autismo ripeto quello che ripeto da anni. È stato cercato sul serio, da persone che avrebbero avuto tutto da guadagnare a trovarlo. Su 657.000 bambini in Danimarca. Su 95.000 negli Stati Uniti, compresi quelli che avevano già un fratello autistico, quindi con un rischio più alto in partenza. Su oltre un milione nelle analisi complessive.

Nessun aumento del rischio. Mai.

E l’autismo — che esiste, che è reale, e con cui migliaia di famiglie italiane convivono ogni giorno con enorme fatica — comincia a manifestarsi tra i dodici e i ventiquattro mesi. Cioè esattamente nell’età in cui si fanno i vaccini. Qualunque cosa si facesse a quell’età sembrerebbe la causa.

Non è colpa di quei genitori se hanno creduto a questo. È colpa di chi glielo ha raccontato.


Quello che chiedo alle famiglie

Non a tutte. So bene che chi ha già deciso di non ascoltare non cambierà idea per un articolo, e ho smesso da tempo di illudermi.

Parlo a chi ha dei dubbi e li tiene aperti. A chi è incerto. A chi ha letto qualcosa che l’ha spaventato e non sa più a chi credere.

Controllate il libretto vaccinale dei vostri figli. Stasera. Guardate i richiami, guardate le date.

Se avete saltato qualcosa, non è tardi. Non si ricomincia da capo: si riprende da dove ci si era interrotti, a qualunque età. Chiedete al vostro pediatra o al centro vaccinale.

E se avete paura, ditela. A voce alta, nel mio ambulatorio o in quello del vostro pediatra. Non esistono domande sciocche e non esistono domande imbarazzanti — e se qualcuno vi fa sentire stupidi perché fate una domanda su vostro figlio, quel qualcuno sta sbagliando mestiere.

Io preferisco mille volte un genitore che dubita, chiede, discute e alla fine sceglie capendo, a uno che firma senza guardare. L’ho scritto tante volte: preferisco famiglie convinte a famiglie adempienti.

Ma per convincersi bisogna parlare. E per parlare serve qualcuno disposto ad ascoltare senza giudicare.

Io ci sono. E i miei colleghi anche.


Un’ultima cosa, ai colleghi

Una malattia che non vediamo da trentacinque anni è tornata a uccidere.

Rimettiamola tra le diagnosi possibili davanti a un mal di gola che peggiora in fretta in un bambino non vaccinato. Perché la difterite, all’inizio, sembra una tonsillite. Sembra esattamente una tonsillite.

E se non ci pensiamo, non la vediamo.


Rischi e limiti

La causa del decesso non è ancora ufficialmente confermata: i tamponi sono positivi al batterio, ma si attende l’accertamento dell’Istituto Superiore di Sanità.

È in corso un’indagine della Procura, che riguarda anche la ricostruzione del percorso assistenziale. Non entro nel merito e invito a non farlo: un’inchiesta serve esattamente a stabilire ciò che oggi nessuno sa.

Le informazioni sulle motivazioni della famiglia provengono da fonti giornalistiche e non sono verificate.


Cosa cambia da ora in poi?

Per i genitori. Controllate il libretto vaccinale. Se mancano richiami, chiedete: si recupera sempre, a qualunque età.

Per chi condivide contenuti sui social. Prima di premere “inoltra”, chiedetevi due cose: chi lo ha scritto, e cosa succede se qualcuno ci crede.

Per tutti noi. Questa storia ha una lezione sola, e non riguarda una famiglia di Palermo.

Riguarda il fatto che ci eravamo dimenticati di avere paura.

E che la difterite, invece, non si era dimenticata di noi.


Vorrei chiudere con la cosa più semplice che ho da dire, e che vale per me come per chiunque faccia il mio mestiere.

Ascoltiamo i dubbi. Rispondiamo con rispetto. Ma difendiamo con fermezza i fatti.

Le famiglie meritano informazioni corrette, non paura.

Fonti: ANSA, Il Post, Giornale di Sicilia, Euronews (20 agosto 2026) · OMS, dati difterite 2025 · ECDC, sorveglianza difterite UE/SEE 2024 · ISS-EpiCentro, morbillo e coperture vaccinali in Italia · Hviid A et al., Ann Intern Med 2019 · Jain A et al., JAMA 2015 · Taylor LE et al., Vaccine 2014

#ferrandoalberto #pediatria #vaccini #difterite #genitori #bambini #prevenzione #disinformazione




mercoledì 19 agosto 2026

La Band degli Orsi: a Genova c’è una casa che aspetta chi ha un figlio ricoverato

 La Band degli Orsi: a Genova c’è una casa che aspetta chi ha un figlio ricoverato

Una realtà di volontariato genovese che da oltre vent’anni accoglie gratuitamente i familiari dei bambini curati all’Ospedale Gaslini. E che ha bisogno anche di noi.

 

Ci sono momenti, nella vita di una famiglia, in cui tutto si ferma all’improvviso. Una diagnosi, un trasferimento urgente, un ricovero che doveva durare tre giorni e dura tre mesi. Arrivi a Genova da un’altra regione o da un altro Paese, con una valigia fatta di corsa, il lavoro sospeso, gli altri figli lasciati a casa. E, insieme alla paura per tuo figlio, una domanda molto concreta: stanotte dove dormo?

A quella domanda, a Genova, da oltre vent’anni risponde un gruppo di volontari che si chiama La Band degli Orsi.

Chi sono gli Orsi

La Fondazione La Band degli Orsi ETS è nata nel 2000 tra le stanze dell’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini, per iniziativa del Prof. Pierluigi Bruschettini. La missione è semplice da enunciare e difficilissima da realizzare ogni giorno: migliorare l’accoglienza dei bambini ricoverati e dei loro familiari.

All’inizio l’idea era regalare tempo: presenza nei reparti, giochi, favole della buonanotte, qualcuno con cui parlare. Poi, anno dopo anno, i volontari hanno costruito qualcosa di molto più grande — luoghi veri, aperti, gratuiti, gestiti interamente da volontari.

Cosa hanno costruito, concretamente

     La Tana degli Orsi — a pochi passi dal Gaslini, è il punto di accoglienza diurna per i genitori. Qui si può fare una doccia, lavare la biancheria, cucinare, attingere a una dispensa, scegliere un capo in guardaroba, usare un computer, bere un caffè. E soprattutto trovare qualcuno che ascolta. I volontari si alternano nove ore al giorno, tutti i giorni.

     I Rifugi degli Orsi — appartamenti vicinissimi all’ospedale, che ospitano gratuitamente per la notte i genitori arrivati da lontano. Sono sei. Prima esistevano l’auto e il camper.

     La Tana degli Orsetti — uno spazio pensato per i fratellini e le sorelline sani, che spesso vengono dimenticati nell’emergenza. Mentre mamma e papà sono in reparto, loro hanno un posto dove giocare ed essere semplicemente bambini.

     Il Covo degli Orsi — la struttura più recente, affacciata sulla spiaggia proprio davanti al Gaslini, dedicata all’ospitalità di altri nuclei familiari e all’incontro tra chi lavora per i bambini ricoverati e le loro famiglie.

     Accoglienza in reparto — tutti i giorni, con attività ludico-ricreative accanto ai bambini ricoverati, in collaborazione con medici, infermieri e psicologi.

     Aiuti materiali — grazie alle collaborazioni con Basko e con il Banco Alimentare, i familiari dei bambini lungodegenti possono fare la spesa gratuitamente o ricevere generi alimentari.

Per far funzionare tutto questo, negli anni la Band ha formato centinaia di volontari. E continua a formarne: il progetto “Esserci sempre in ospedale” nasce proprio per garantire la formazione permanente di nuovi volontari.

Perché ve ne parlo, e perché riguarda tutti noi

Lo scrivo da pediatra, e lo scrivo con convinzione. Di fronte alla malattia di un bambino servono interventi istituzionali: strutturati, finanziati, doverosi. Nessuno può chiedere al volontariato di sostituire il servizio sanitario, e non è questo il punto.

Ma esiste una zona di bisogno che nessuna istituzione, da sola, riesce a coprire davvero: il letto per la notte, la lavatrice, la dispensa, la mano sulla spalla alle tre del mattino, il fratellino da far giocare mentre i genitori sono in reparto. Quella zona si chiama comunità. E si copre solo se ci mettiamo dentro tutti qualcosa.

C’è poi un aspetto che mi sta particolarmente a cuore: questo è volontariato in casa nostra. Non serve partire, non serve un’impresa eroica. Serve attraversare la città. Il Gaslini è un ospedale che accoglie bambini da tutta Italia e dall’estero: la qualità dell’accoglienza che quelle famiglie ricevono a Genova è, molto semplicemente, il volto della nostra città.

Aggiungo una cosa che il volontariato sa bene: il ricambio generazionale è la sfida vera. Chi ha costruito la Band vent’anni fa oggi ha bisogno che qualcuno raccolga il testimone. Se avete vent’anni, quarant’anni o siete appena andati in pensione, questo paragrafo è per voi.

Come si può aiutare, davvero

Non c’è un solo modo, e non serve fare tutto. Serve fare qualcosa.

     Diventando volontari. In reparto accanto ai bambini, alla Tana per accogliere i genitori, nei Rifugi, negli eventi. È prevista formazione: non si viene lasciati soli.

     Mettendo a disposizione le proprie competenze. Manutenzione, informatica, amministrazione, comunicazione, trasporti, lingue straniere per le famiglie che arrivano dall’estero. Serve tutto.

     Offrendo disponibilità materiale. Beni di prima necessità, alimenti, biancheria, arredi, servizi. Il consiglio pratico: prima di portare qualcosa, contattate la Fondazione e chiedete di cosa c’è bisogno in quel momento. Un dono utile vale il doppio.

     Con una donazione. Online, con bonifico bancario, oppure destinando il 5x1000.

     Con le bomboniere solidali. Matrimonio, battesimo, comunione, cresima, laurea: si può trasformare una festa in un aiuto concreto. Le bomboniere si possono vedere dal vivo alla Tana dell’Orso.

     Partecipando agli eventi e alle iniziative culturali e di raccolta fondi che la Band organizza durante l’anno.

     Facendo passaparola. Sembra poco. Non lo è. Molte famiglie scoprono che la Tana esiste solo per caso, dopo giorni difficili. Farlo sapere è già un aiuto.

Segnalo un punto importante per i genitori che stanno leggendo: se avete un figlio ricoverato al Gaslini, o state per affrontare un ricovero, potete contattare direttamente la Fondazione e spiegare la vostra situazione. I servizi sono gratuiti.

Contatti e informazioni utili

Sito ufficiale: labanddegliorsi.it

Denominazione: Fondazione La Band degli Orsi ETS

Tana dell’Orso — sede: Via Redipuglia 125r, 16147 Genova

Facebook: facebook.com/labanddegliorsi

5x1000 — Codice Fiscale: 95059610105

Donazioni con bonifico intestato a La Band degli Orsi: dati sul sito: https://labanddegliorsi.it/

 

Continuerò a segnalarvi su questo blog e via mail le iniziative della Band degli Orsi — raccolte, eventi, richieste specifiche di materiali, aperture per nuovi volontari — man mano che verranno comunicate. Se decidete di dare una mano, anche piccola, fatemelo sapere: fa piacere sapere che quello che scriviamo diventa qualcosa di reale.

 

Nota di trasparenza

Le informazioni riportate provengono dal sito ufficiale della Fondazione e da fonti pubbliche verificabili (scheda ente su Italia non profit, che riporta l’iscrizione al RUNTS e all’elenco 5x1000 dell’Agenzia delle Entrate). Dettagli operativi, orari e modalità possono variare: per informazioni aggiornate fa fede il sito della Fondazione. Non ho alcun interesse economico nella segnalazione.

Dott. Alberto Ferrando — Pediatra, Genova








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