domenica 8 febbraio 2026

🦠 Scabbia a scuola: niente panico

 🦠 Scabbia a scuola: niente panico

Ricevo la lettera di una docente preoccupata per il panico scatenatosi nella chat di classe dopo la segnalazione di due casi di scabbia (due fratellini). La parola "scabbia" evoca scenari antichi e paure ancestrali, ma oggi è una parassitosi gestibile, curabile e che non deve portare alla chiusura delle scuole né all’isolamento sociale. 🚫🏫

Facciamo ordine, dati alla mano, per capire cosa sta succedendo e cosa fare. 🧐

1. Perché se ne parla tanto adesso? 📈

Non è una vostra impressione: la scabbia è tornata a farsi sentire. Dati recenti della SIDeMaST confermano un aumento significativo dei casi in Italia negli ultimi anni (in alcune casistiche fino al 750% in più rispetto al pre-Covid).

I motivi? La ripresa massiccia dei viaggi ✈️, il tempo trascorso in luoghi chiusi e una diagnosi che spesso arriva in ritardo perché il prurito viene scambiato per allergia o dermatite. Quindi: non è una malattia "della sporcizia", ma una parassitosi che colpisce chiunque, esattamente come i pidocchi. 🧴🚿

2. Che cos'è e come si riconosce 🔍

È causata da un acaro microscopico (Sarcoptes scabiei) che scava delle piccole gallerie (cunicoli) sotto la pelle per deporre le uova. 🥚

  • Il sintomo re: Il prurito. È intenso, insistente e peggiora terribilmente di notte 🌙 (quando l'acaro è più attivo col caldo del letto).
  • Dove: Polsi, spazi tra le dita, ascelle, zona genitale, e nei bambini piccoli anche palmi delle mani, piante dei piedi e cuoio capelluto. ✋🦶

3. Come si prende (e come NON si prende) 🤝

Qui serve sfatare un mito per calmare le chat di classe. La scabbia si trasmette per contatto diretto, prolungato e pelle-contro-pelle.

  • Sì: Dormire nello stesso letto, abbracci prolungati, rapporti intimi, scambio di vestiti o asciugamani usati di recente. 👕🛌
  • No (o molto raro): Una stretta di mano veloce, stare seduti al banco vicino, incrociarsi in corridoio. 🏃‍♂️

4. La Terapia: la chiave è la simultaneità 💊

Oggi abbiamo armi efficaci. Le linee guida più recenti indicano:

  • Creme alla Permetrina 5%: Da applicare meticolosamente su tutto il corpo (non solo dove prude) e lasciare agire per le ore indicate (solitamente una notte).
  • Ivermectina per via orale: Utilizzata sempre più spesso sotto stretta prescrizione medica. 🩺

La regola d'oro: Devono curarsi tutti i conviventi contemporaneamente, anche se non hanno prurito. Se trattiamo solo il bambino e non il papà asintomatico, tra due settimane il parassita tornerà a circolare in casa (effetto "ping-pong"). 🏓

5. Cosa deve fare la scuola? 🏫

Le indicazioni ministeriali e delle ASL sono chiare:

  • Niente chiusura: Non si disinfesta la scuola. L'acaro lontano dalla pelle umana sopravvive poco (2-3 giorni al massimo). 🧹
  • L'alunno malato: Resta a casa fino al giorno successivo all'inizio del trattamento (bastano 24 ore dopo la prima applicazione per non essere più contagiosi). 
  • I compagni di classe: Sono considerati contatti a basso rischio. Non devono fare profilassi farmacologica, ma devono essere sorvegliati dai genitori per 3-4 settimane. 👀

6. Consigli pratici per i genitori (da incollare nelle chat! 📲)

Se c'è un caso in classe:

  1. Niente panico: Il rischio è basso se non c'è stato un contatto fisico stretto. 🧘‍♂️
  2. Lavaggio: Lavate vestiti, lenzuola e asciugamani usati negli ultimi 3 giorni a 60°C🧼🧺
  3. Il sacco: Ciò che non si può lavare (peluche, giacche) va chiuso in un sacco di plastica ben sigillato per almeno 7 giorni. L'acaro morirà di fame. 🧸🛍️
  4. No al fai-da-te: Non comprate prodotti "per prevenzione". Usarli a caso aumenta solo le resistenze. 🚫💊

Conclusione 🤝

La scabbia è una "seccatura" notevole, ma si cura e guarisce. La solidarietà verso la famiglia colpita è la prima medicina: isolarli o colpevolizzarli serve solo a far sì che la prossima volta, chi si ammala, non lo dirà a nessuno per vergogna. E quello sì, che è pericoloso per la comunità. ❤️


📚 Bibliografia italiana minima

#scabbia #pediatria #salutebambini #scuola #prevenzione #ferrandoalberto

 





sabato 7 febbraio 2026

Piccoli "Hannibal Lecter" all'asilo? 🦈 Se tuo figlio morde (o viene morso), niente panico!

Piccoli "Hannibal Lecter" all'asilo? 🦈 Se tuo figlio morde (o viene morso), niente panico!

Buongiorno a tutti! 👋 Oggi affrontiamo un "incubo" classico che fa tremare i polsi a mamme, papà e maestre: il bambino che morde. 😱

La scena è questa: siete al parco o andate a prendere il vostro piccolo all'asilo e la maestra, con faccia contrita, vi dice: "Signora, oggi Marco ha morso Giulia per un gioco"

Voi vorreste sprofondare. 

Gli sguardi degli altri genitori sembrano dire: "Ecco, non lo educano!". 😓

Mettiamo subito le cose in chiaro: 

non state allevando un serial killer e vostro figlio non è "cattivo". 

E no, non è colpa vostra. 

Vediamo perché succede, come gestirlo all'asilo e, soprattutto, cosa dire a chi riceve il morso👇

🧠 Perché i bambini mordono? 

Il bambino che morde mette sempre in crisi la famiglia, ma dobbiamo capire cosa passa nella sua testa. 

Tra l'anno e i 3 anni, i bambini sono un vulcano di emozioni ma hanno pochi strumenti per gestirli.

  1. Comunicazione "primitiva": 

Non sanno ancora dire "Scusa, quel gioco è mio, ridammelo"

Usano il corpo. Il morso è un messaggio: «Lasciami stare!», «Voglio quel gioco!», «Ehi, guardami!». 🗣️🚫

  1. Frustrazione: 

La famosa fase dei "Terribili Due". L'energia esplosiva della rabbia deve uscire da qualche parte. A volte esce... dai denti. 🦷

  1. Sovrastimolazione all'asilo: 

Rumore, tanti bambini, condivisione forzata degli spazi. A volte il morso è un cortocircuito da stress: "Troppo rumore, statemi lontani!".

🏫 "Dottore, morde all'asilo! Che vergogna!"

Quando succede al nido o alla materna, la gestione è più complessa perché voi non ci siete.

  • Niente processi serali: 

Sgridare il bambino alle 18:00 per un morso dato alle 10:00 del mattino non serve a nulla. I bambini piccoli vivono nel presente. 

Non collegheranno la punizione all'evento. 

  • Fiducia nelle maestre: Loro sanno gestire la situazione sul momento. 

Il vostro compito è lavorare a casa sulla gestione delle emozioni, non punire "in differita".

  • Collaborazione: Chiedete alle educatrici cosa è successo prima del morso (contesa di un gioco? stanchezza?). 

Capire la causa aiuta a prevenire.

🩹 E al bambino che è stato morso? Cosa diciamo?

Spesso ci concentriamo così tanto sul "morsicatore" che dimentichiamo la vittima! Se vostro figlio viene morso, o se dovete consolare l'amico morso dal vostro:

  1. Validare il dolore: "Ahi, fa molto male, vero? Mi dispiace tanto" 🤗.
  2. Non create il "Mostro": Evitate frasi come "Luca è cattivo!"

Questo etichetta il bambino e non aiuta nessuno. 

Meglio dire: "Luca non ha ancora imparato a chiedere le cose con le parole".

  1. Rassicurazione: "Ora mettiamo un po' di ghiaccio e passa. Sei al sicuro" 🧊.
  2. Insegnare a difendersi (verbalmente): Dite al bambino morso: 

"La prossima volta alza la mano e digli forte: NO! NON MI PIACE!"

Questo dà potere alla "vittima" e insegna un confine. 

🛠️ Cosa fare (Il Kit di Sopravvivenza)

Non serve urlare (anzi, peggiora le cose), servono fermezza e coerenza.

  • Intervento immediato e neutro: 

Se succede davanti a voi, intervenite subito. 

Niente scenate. 

Tono fermo, sguardo negli occhi (abbassatevi al suo livello!): "No. Non si morde. I morsi fanno male"🛑

  • La riparazione: 

Il bambino che morde spesso si spaventa della sua stessa azione. 

Insegnategli a rimediare. 

La stessa bocca che ha morso può dare un bacino (se l'altro vuole), la mano può fare una carezza. 

Dategli un'alternativa positiva. 🤝

  • Alternative: Se sta mettendo i denti (sotto i 2 anni), dategli giochi fatti apposta per essere morsi (anelli di gomma). 🦕

🚫 Cosa NON fare

  •  Non ridere: 

Mai. Nemmeno se è buffo.

  •  Non mordetelo indietro: 

Qualcuno dice "Così capisce cosa si prova"

Falso. Insegna solo che mordere è un modo accettabile per risolvere i conflitti se sei più grande. Violenza genera violenza.

  •  Non etichettatelo: 

Lui non "è" un monello.

Lui "ha fatto" una cosa sbagliata. 

C'è un abisso di differenza.

🚩 Quando preoccuparsi?

Il morso è fisiologico fino a una certa età. Tuttavia, campanelli d'allarme dopo i 30 mesi:

  • Morde frequentemente senza motivo apparente.
  • Se l'ambiente familiare è troppo rigido o autoritario. In questi casi, parlatene con il vostro pediatra per osservare il bambino a 360 gradi. 🩺

⚠️ Limiti

Ricordiamo che queste sono indicazioni comportamentali generali. 

Ogni bambino ha il suo temperamento. 

Non esiste la bacchetta magica che fa smettere di mordere in un giorno. 

La chiave è la ripetizione infinita del messaggio corretto. 

Se il comportamento persiste o si associa a ritardi di linguaggio, serve una valutazione.

🗓️ Cosa fare se il piccolo "squalo" colpisce ancora:

  1. Respiro profondo. Non imbarazzatevi con gli altri genitori: capita a tutti. 🧘‍♀️
  2. Occhi negli occhi, "No" fermo.
  3. Attenzione alla vittima: consolazione e ghiaccio. 🧊
  4. Riparazione: "Facciamo una carezza a Marco?".
  5. E soprattutto: Coerenza. Ogni volta, la stessa reazione. Alla fine capirà.
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Un caro saluto, Alberto Ferrando



domenica 1 febbraio 2026

🛑 Bullismo a scuola: non voltiamoci dall'altra parte

🛑 Bullismo a scuola: non voltiamoci dall'altra parte

Come pediatra 🩺, non vorrei dover parlare di questo, soprattutto di domenica. Eppure, ultimamente ricevo troppe segnalazioni di casi di bullismo nelle nostre scuole. E non posso tacere.

Il problema non è solo l'atto in sé, ma la reazione che spesso ne consegue. In alcuni casi fortunati la situazione viene analizzata e si prendono provvedimenti. Ma in troppi altri casi cala il silenzio 🤫

Omertà. Si fa finta di niente, si minimizza ("sono cose da ragazzi"), magari per non offendere la famiglia del "bullo" o per quieto vivere.

Questo atteggiamento è pericoloso ⚠️

Non dobbiamo piangere solo quando la cronaca ci sbatte in faccia la tragedia irreparabile. Dobbiamo agire prima.

👥 Aiutare la vittima, ma anche il bullo

C'è un aspetto fondamentale che spesso sfugge: in queste storie ci sono spesso due vittime.

  • 💔 Chi subisce il bullismo: Oltre al danno fisico (a volte minimo), riporta ferite emotive e psicologiche profonde che richiedono tempo e aiuto per essere curate.
  • 🆘 Chi compie il bullismo: Il ragazzo che maltratta spesso manifesta un disagio. Se lo etichettiamo solo come "cattivo" e lo isoliamo, o peggio, se ignoriamo il suo comportamento, non lo aiuteremo mai a capire, a elaborare il danno fatto e a cambiare. Rischiamo di cristallizzarlo in un ruolo negativo per sempre.

Ognuno di noi – genitori, insegnanti, istituzioni – deve farsi carico di questa responsabilità 🤝. Non giriamoci dall'altra parte.


⚠️ Rischi: 

-       Il rischio del silenzio: 

Ignorare il problema normalizza la violenza e lascia soli i ragazzi. 

La vittima può sviluppare traumi a lungo termine; il bullo, se non corretto ed educato all'empatia, rischia una deriva comportamentale sempre più grave.

-       Mancanza di rete: Spesso manca un coordinamento reale tra famiglia, scuola e specialisti, lasciando che i casi vengano gestiti sull'onda dell'emotività o insabbiati.

🗓️ Cosa dobbiamo fare?

  • 👂 Ascolto attivo: Se tuo figlio racconta un episodio, anche piccolo, non sminuirlo. Ascolta.
  • 📢 Nessuna omertà: Se sei a conoscenza di dinamiche di classe tossiche, parlane con gli insegnanti o con i rappresentanti. Far emergere il problema è il primo atto di cura.
  • ❤️ Empatia verso tutti: Se il "problema" riguarda tuo figlio (vittima o autore), cerca il dialogo e il supporto di professionisti. L'obiettivo non è punire, ma educare e riparare.

Buona domenica, con l'augurio di prenderci cura, davvero, delle nostre comunità scolastiche 👋.

 




sabato 31 gennaio 2026

Bambino fatto scendere da autobus: l'autista, i passeggeri, chi passava in auto e ha ignorato

 L’umanità deve tornare Umana: Bambino fatto scendere da autobus: l'autista, i passeggeri, chi passava in auto e ha ignorato

Espongo questo caso per un motivo preciso: perché l’umanità deve tornare Umana. E quello che è successo a Cortina è la prova che, da qualche parte, ci siamo persi, ma forse possiamo ancora ritrovarci.

I fatti sono noti. Un bambino di 11 anni fatto scendere dall'autobus perché non aveva il biglietto in regola. Il risultato? 6 chilometri a piedi. Sulla statale. Senza marciapiede. Mentre nevicava e le temperature erano rigide.

La madre lo ha raccontato in TV con una voce che non chiedeva compassione, ma logica: «Tremava, aveva le labbra blu, le mani rosse. Diceva che nell’ultimo tratto faceva fatica». E ha aggiunto una frase sacrosanta: «Se ho sbagliato io, pago io. Con una multa. Non il bambino che deve tornare a casa a piedi».

🛑 Ma c’è una frase che pesa più di tutte, oggi, in questa storia. Non è “biglietto non valido”. Non è nemmeno “regolamento aziendale”.

È: “Non ci ho dormito tutta la notte”.

Oggi parla l’autista. Salvatore Russotto, 61 anni. Un uomo travolto dalle polemiche, ma che nelle sue parole non cerca giustificazioni. «Gli ho detto che quel biglietto non era valido ed è sceso. Ho sbagliato. Mi scuserei anche in ginocchio».

Parole nude. Senza filtri. Non dice “ho seguito le regole”. Ammette l’errore. E lo fa sapendo che, una volta detto ad alta voce, non si torna indietro. Racconta di una notte insonne, di quella scena che ritorna ogni volta che chiude gli occhi.

Perché quando un errore coinvolge un bambino, il peso è diverso. È la consapevolezza di aver messo una regola burocratica davanti a una persona fragile.

E qui la storia ci impone due riflessioni.

1️⃣ Sul perdono e l'errore. Viviamo in un tempo che giudica e condanna in fretta. Ma dietro ogni gesto c’è una persona. L'ammissione di colpa di quest'uomo non cancella i 6 km al gelo del bambino, ma aggiunge un livello che spesso dimentichiamo: la dignità di dire "ho sbagliato". La vera domanda è se siamo ancora capaci di distinguere l’errore dalla cattiveria e se sappiamo lasciare spazio al pentimento. Ammettere uno sbaglio può essere l’inizio di qualcosa di diverso. Non per cancellare, ma per capire.

2️⃣ Sull'indifferenza degli "altri". Se l'autista ha sbagliato e ora porta il peso del rimorso, c'è una domanda che resta sospesa sugli altri protagonisti di quella giornata. 

🚌 Su quell’autobus c’erano altre persone. Possibile che nessuno abbia detto: "Aspetti, dove va quel ragazzino da solo con questo freddo?"

🚗 Su quella statale passavano delle auto.Macchine calde, con sci sul tetto, famiglie felici. Hanno visto un bambino camminare solo nella neve. E nessuno si è fermato.

Questa storia è uno specchio. Parla di un autista che ha sbagliato e chiede scusa. Parla di una madre che chiede che le regole non diventino disumane. Ma parla anche di tutti noi.

Tra il "fare il proprio dovere" e il "fare la cosa giusta" c’è una differenza enorme. Le regole senza cuore diventano freddo. E il freddo, sui bambini, non è mai accettabile.

La prossima volta, prima di puntare il dito, chiediamoci cosa faremmo noi se quell’errore ci seguisse nel silenzio della notte. E soprattutto, fermiamoci quando vediamo qualcuno in difficoltà.

#Cortina #Umanità #Responsabilità #Bambini #Sicurezza #Pediatria #EducazioneCivica #Scuse #Rispetto