domenica 4 ottobre 2026

Nonne e nonni: il tempo lento che fa crescere

Nonne e nonni: il tempo lento che fa crescere

Un grazie a chi c’è, un pensiero per chi è lontano, e una piccola anticipazione

Il 2 ottobre abbiamo festeggiato i nonni e le nonne. 

Come pediatra li vedo spesso in ambulatorio: accompagnano i nipoti alle visite, ricordano a memoria la data dell’ultimo vaccino, a volte mi fanno le domande che i genitori, di corsa, non hanno avuto il tempo di fare. 

E ogni volta penso a quanto sia prezioso quello che portano nella vita di un bambino.

Prendo spunto da un bell’articolo del Centro per la Salute dei Bambini e delle Bambine (CSB), pubblicato proprio in occasione della Festa dei nonni, per condividere con voi qualche riflessione.

 

Non solo un aiuto pratico

Per moltissime famiglie i nonni sono un sostegno concreto e indispensabile: prendono i bambini all’asilo, li tengono il pomeriggio o d’estate, preparano un pasto quando serve. Senza di loro, tante giornate semplicemente non starebbero in piedi.

Ma i nonni portano anche qualcos’altro, che si nota meno: un tempo diverso. Spesso liberi dalla fretta del lavoro e degli impegni, possono permettersi di rallentare. Possono:

•     osservare una formica per dieci minuti;

•     leggere lo stesso libro quattro volte di fila, senza stancarsi;

•     trasformare una passeggiata breve in una lunga esplorazione.

Questo “tempo lento” fa bene ai bambini: li fa sentire ascoltati e li aiuta a crescere anche nel linguaggio e nel pensiero.

 

Storie, ricette, canzoni: un patrimonio da tramandare

Una fiaba raccontata sempre allo stesso modo, il nome che in famiglia si dà a un piatto, una canzone che si ripete a ogni incontro. 

Sono piccoli rituali che nutrono la memoria e le parole, e fanno sentire il bambino parte di una storia che è cominciata prima di lui. 

Pomeriggio dopo pomeriggio, si costruisce un patrimonio di affetti che accompagnerà i nipoti per tutta la vita.

 

E chi i nonni non li ha vicini?

Non tutte le famiglie hanno i nonni a portata di mano. Molti genitori vivono lontano dai luoghi d’origine, altri hanno perso i propri genitori, altri ancora sono arrivati da poco da un altro Paese. 

Secondo i dati del Censimento ISTAT, le famiglie con un solo genitore sono cresciute di oltre il 40% tra il 2011 e il 2021.

A questi genitori voglio dire una cosa con chiarezza: ai vostri figli non manca nulla di insostituibile.

Quello che conta davvero è la qualità della relazione, non il ruolo di chi la offre. 

Lo ricorda anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (linea guida sullo sviluppo nella prima infanzia, 2020): i bambini hanno bisogno di cure attente e affettuose da parte dei genitori e di tutte le persone che si prendono cura di loro con costanza.

Una zia, un vicino di casa, un’amica di famiglia, l’educatrice del nido, la bibliotecaria del quartiere: anche loro possono diventare “nonni acquisiti”, punti fermi che fanno sentire un bambino al sicuro.

 

Anche i nonni hanno bisogno di sostegno

Fare il nonno oggi non è sempre semplice. Le indicazioni su sonno, alimentazione, sicurezza e uso degli schermi sono cambiate molto rispetto a quando i nonni crescevano i propri figli. Non è una questione di “giusto” o “sbagliato”: è naturale avere dubbi e voler essere aggiornati, per affiancare i genitori con serenità e senza conflitti.

Per questo credo che i nonni meritino non solo un grazie, ma anche occasioni concrete di informazione e di incontro.

 
Immagine creata con IA

A breve, qualcosa pensato per voi

Proprio per questo, a breve vi segnalerò alcune iniziative dedicate a nonne e nonni: momenti per stare insieme, confrontarsi e ricevere qualche consiglio utile per accompagnare la crescita dei nipoti. Restate sintonizzati su questo blog!

Nel frattempo, a tutti i nonni e le nonne, vicini e lontani, va il mio grazie. E a chi i nonni non li ha più accanto: guardatevi intorno, perché la cura ha mille volti.

 

Rischi e limiti

Le riflessioni sul valore della relazione e del “tempo lento” si basano su indicazioni generali (OMS 2020) e sull’esperienza clinica; non esistono “ricette” valide per tutte le famiglie. 

Ogni famiglia ha la sua organizzazione e le sue risorse, e il ruolo dei nonni va sempre concordato con i genitori, che restano i primi responsabili delle scelte educative e di salute.

 

Cosa cambia da ora in poi?

•     Per i genitori: riconoscere e valorizzare tutte le persone che si prendono cura dei vostri figli, parenti e non.

•     Per i nonni: concedervi il lusso del tempo lento, e cogliere le occasioni di aggiornamento che vi segnalerò nelle prossime settimane.

Fonti

•     Centro per la Salute dei Bambini e delle Bambine (CSB). “Il ruolo dei nonni nella crescita di bambine e bambini”, 30 settembre 2026.

•     ISTAT. I nuclei familiari nei censimenti della popolazione, 2024.

•     World Health Organization. Improving Early Childhood Development: WHO Guideline, 2020.

#ferrandoalberto #nonni #festadeinonni #pediatria #bambini #famiglie #genitori #Genova

lunedì 28 settembre 2026

Shaking baby sindrome: Non scuoterlo: quando il pianto sembra non finire mai

Shaking baby sindrome: Non scuoterlo: quando il pianto sembra non finire mai

Vedete filmato allegato di Sorptimist Genova.

Nelle prime settimane di vita di un bambino sento spesso questa frase: "Dottore, piange sempre e non so più cosa fare." È una frase normale, detta da genitori normali, stanchi e spesso soli. Proprio per questo voglio parlarvi di un rischio che si può prevenire: la sindrome del bambino scosso (in inglese Shaken Baby Syndrome).

1. Il pianto è normale e ha un "picco"
Il pianto aumenta dalle prime settimane, raggiunge il massimo intorno ai 2 mesi e poi cala. Spesso arriva di sera e a volte nulla sembra calmarlo. Non significa che state sbagliando qualcosa. È il modo in cui il neonato comunica.

2. Perché scuotere è così pericoloso
Il lattante ha la testa grande e i muscoli del collo ancora deboli. Quando viene scosso con forza, il cervello subisce brusche accelerazioni e decelerazioni dentro il cranio, con possibili emorragie e lesioni dei nervi. Spesso non restano segni visibili all'esterno. Le conseguenze possono essere gravissime: disabilità, epilessia, problemi di vista, fino alla morte. È considerata la prima causa di morte per maltrattamento nel neonato e nel lattante. Ospedale Pediatrico Bambino GesùOspedale Pediatrico Bambino Gesù

3. Quando sentite che non ce la fate più

  • Controllate i bisogni: fame, pannolino, caldo o freddo, febbre (misurata all'ascella).
  • Provate a cullarlo, a tenerlo pelle a pelle, a farlo uscire a passeggio.
  • Se sentite salire la rabbia, mettete il bambino nel lettino a pancia in su, allontanatevi qualche minuto e chiedete aiuto. 

Lasciarlo piangere qualche minuto al sicuro non gli fa male. Scuoterlo sì.

4. Ditelo a chi lo accudisce
Informate nonni, baby-sitter, educatrici del nido e il partner. Questa informazione salva vite.

5. Niente allarmismi
Il dondolio, i giochi delicati e il passeggino sulle buche non causano questa sindrome. Parliamo di uno scuotimento violento.

6. Se temete che sia stato scosso
Andate subito in pronto soccorso, anche se sembra stare bene. I segnali possono essere sonnolenza insolita, vomito, irritabilità, difficoltà a respirare o convulsioni. Nostrofiglio

Chiedere aiuto non è un fallimento. È il gesto più responsabile che possiate fare. Io sono qui anche per questo: chiamatemi prima che la stanchezza diventi troppa.

#ferrandoalberto #pediatria #nonscuoterlo #neonati #genitori

Fonti: Fondazione Terre des Hommes e SIMEUP, campagna "NON SCUOTERLO!"; Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, 2025; CDC, Preventing Shaken Baby Syndrome (serie "Heads Up").



sabato 26 settembre 2026

Un pezzo di pane, un acino d’uva. Uniamo le forze per prote ggere i nostri bambini

Un pezzo di pane, un acino d’uva. Uniamo le forze per prote ggere i nostri bambini

Un appello a genitori, scuola, pediatri, servizi e istituzioni, al di là di ogni appartenenza

Lunedì, in piazza

Lunedì mattina a Genova un gruppo di genitori si ritroverà in piazza per far sentire la propria voce su una vicenda che riguarda la scuola dei loro figli. Non entro nel merito: ciascuno ha le sue idee e il diritto di esprimerle. Dico però che è bello vedere famiglie così partecipi. È una forza preziosa.

Mi piacerebbe vedere lo stesso interesse quando si tratta di partecipare agli incontri per genitori, o di chiedere con forza che chi si occupa dei nostri bambini sappia fare la manovra antisoffocamento. E vi spiego perché proprio adesso.

Due notizie che non possiamo lasciar passare

Il 23 settembre, in provincia di Chieti, un bambino di 6 anni è morto dopo che un boccone gli è andato di traverso durante la merenda, in casa, con la famiglia accanto. Negli stessi giorni, nelle Marche, una bambina di 3 anni è soffocata con un acino d’uva. È ricoverata nella terapia intensiva pediatrica dell’Ospedale Salesi di Ancona. Mentre scrivo, l’ultimo bollettino parla di condizioni stazionarie, ma gravi, e prognosi riservata.

Il primo pensiero va a queste famiglie. Il secondo è quello che mi accompagna da più di trent’anni di lavoro con i bambini: molti di questi episodi si possono prevenire, e quando succedono si può spesso intervenire in tempo, se qualcuno sa cosa fare nei primi minuti. Da qui l’importanza di spiegare, far vedere e far fare la manovra antisoffocamento a tutti a partire da genitori, nonni, baby sitter e tutti coloro che sono a contatto con i bambini.

Che cosa dicono i dati

Nel 2017 il Ministero della Salute ha pubblicato le «Linee di indirizzo per la prevenzione del soffocamento da cibo in età pediatrica». Vi si legge che:

•    il soffocamento è una delle principali cause di morte nei bambini sotto i 3 anni, e il rischio resta elevato fino ai 14 anni;

•    in Italia si contano circa 1.000 ricoveri all’anno, un dato stabile nel decennio precedente;

•    tra il 60% e l’80% degli episodi è causato dal cibo.

Sul numero di bambini che muoiono ogni anno non esiste un dato ufficiale recente e univoco. Le stime più citate dai pediatri dell’emergenza parlano di alcune decine di casi all’anno (alcuni anni fa si era arrivati a 50!!!). Anche uno solo sarebbe troppo, soprattutto quando si poteva evitare.

Un incontro con una sola mamma

Oggi a Genova si è svolto un incontro dedicato a futuri genitori, neogenitori e nonni, organizzato da tempo. Era presente una sola mamma. Per una sede, gli orgganizzatori, un pediatra e un pedagogista ☹ .

Non lo scrivo per rimproverare nessuno. Conosco la fatica delle famiglie, i turni di lavoro, il sabato che è l’unico giorno per respirare. Ma mi chiedo, e vi chiedo, come fare perché queste occasioni arrivino davvero a chi ne ha bisogno. Forse dobbiamo cambiare noi orari, luoghi e modi. Forse servono le vostre richieste per renderle una priorità. Aiutateci così come siete in grado di organizzare manifestazioni di protesta.

Che cosa chiedere, insieme

Chiedo a tutti, genitori di ogni sensibilità, di mettere una parte di quell’energia anche su alcuni obiettivi che ci uniscono. Per esempio:

•    che in ogni nido, scuola dell’infanzia e primaria il personale sappia fare le manovre di disostruzione pediatrica e le ripassi periodicamente;

•    che i corsi per genitori e nonni siano offerti in orari e luoghi accessibili, e che se ne parli già in gravidanza e nei primi mesi di vita;

•    che ogni famiglia sappia a chi rivolgersi per imparare.

Una richiesta così, presentata insieme da genitori, pediatri e scuola, non ha colore politico. È difficile dire di no.

Le regole da ricordare

A tavola

•    I bambini mangiano seduti, con un adulto presente e senza distrazioni: niente corse, giochi o schermi durante il pasto.

•    Gli alimenti piccoli e tondi, come uva, pomodorini, olive e mozzarelline, vanno tagliati in quattro per il lungo, non a rondelle. Lo stesso vale per wurstel e salsicce.

•    Attenzione a frutta secca intera, caramelle dure, popcorn e bocconi troppo grandi o duri, come pane secco e pezzi di carne.

•    Piccoli oggetti e parti di giocattoli vanno tenuti fuori dalla portata dei più piccoli.

Se succede

•    Se il bambino tossisce con forza, lasciatelo tossire e non mettete le dita in bocca.

•    Se non riesce a tossire, respirare o parlare, chiamate subito il 112 (o il 118) e iniziate le manovre.

•    Sotto l’anno di età si alternano 5 colpi tra le scapole e 5 compressioni sul torace. Dopo l’anno si usa la manovra di Heimlich (compressioni sotto lo sterno) dopo aver dato5 colpi tra le scapole.

•    Se il bambino perde coscienza si inizia la rianimazione cardiopolmonare.

Queste manovre si imparano davvero solo con un corso pratico, su manichino, tenuto da istruttori qualificati. Leggerle non basta, ma è un primo passo. Potete vedere anceh dei filmati ad esempio sul mio blog 

•    Genitori e nonni: informatevi su un corso vicino a voi e chiedete al vostro pediatra.

•    Rappresentanti dei genitori: portate il tema nei consigli di classe e d’istituto.

•    Pediatri e istituzioni: continuiamo a offrire occasioni di formazione, ascoltando le famiglie su orari e modalità.

Fonti

•    Ministero della Salute. Linee di indirizzo per la prevenzione del soffocamento da cibo in età pediatrica. 2017.

•    ANSA, 26 settembre 2026. «Bimba rischia di soffocare, condizioni stazionarie e prognosi riservata».

•    Adnkronos, 24 settembre 2026. «Muore soffocato a 6 anni mentre fa merenda, tragedia in provincia di Chieti».

•    Susy Safe – Registro internazionale degli incidenti da corpo estraneo in età pediatrica (susysafe.org).

#ferrandoalberto #pediatria #soffocamento #disostruzione #prevenzione #genitori #scuola #primi1000giorni 


Scuola e immigrazione e decreto legge

 Scuola e immigrazione

Che cosa sappiamo del nuovo decreto e perché è ancora presto per giudicarlo

Alberto Ferrando  Pediatra  |  26 settembre 2026

Come pediatra considero ogni bambino prima di tutto come una persona, con la propria storia, le proprie risorse e i propri bisogni, senza distinzioni di origine, cittadinanza o religione. Per questo ho cercato di comprendere il nuovo decreto sulla scuola al di là delle contrapposizioni politiche, partendo dalle informazioni ufficiali finora disponibili.

Le finalità dichiarate — migliorare la conoscenza dell’italiano, favorire l’integrazione, evitare concentrazioni di difficoltà e rafforzare il dialogo tra scuola e famiglie — affrontano problemi reali e meritano attenzione. Non sarebbe corretto respingerle per principio; allo stesso tempo, non basta enunciare un obiettivo condivisibile per garantire un buon risultato.

Prima i fatti poi i giudizi

In questi giorni sono stati espressi giudizi molto netti, favorevoli o contrari, quando il testo ufficiale non è ancora disponibile. Mi sembra prematuro promuovere o bocciare il provvedimento prima di conoscerne con precisione contenuti, garanzie e modalità applicative.

Questo articolo non vuole essere un’approvazione acritica del decreto, ma neppure un processo alle intenzioni di chi lo ha proposto. Sarebbe auspicabile che maggioranza e opposizione, istituzioni scolastiche, insegnanti e famiglie affrontassero insieme il problema in modo positivo e propositivo, cercando soluzioni concrete invece di trasformare la scuola in un terreno di scontro.

Nel dibattito sono già circolate affermazioni categoriche che non risultano confermate dai documenti oggi disponibili. Prima di parlare di espulsioni, esclusioni o soluzioni definitive, occorre distinguere i fatti dalle interpretazioni. La critica è necessaria, ma è più utile quando si fonda sul testo, sui dati e sugli effetti reali, non sulla demagogia o sulla contrapposizione preventiva.

Il testo definitivo deve ancora essere esaminato

Il 24 settembre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge. Al momento in cui scrivo è disponibile il comunicato ufficiale del Governo, ma non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo definitivo promulgato. Il decreto acquisterà efficacia con la pubblicazione e dovrà essere convertito dal Parlamento entro sessanta giorni. Nel corso della conversione potrà essere modificato. È quindi necessario usare prudenza e distinguere il provvedimento approvato dal Governo dalla futura legge definitiva. [1-2]

Il limite del 30 per cento

La misura non riguarda indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza non italiana.

Nella prima classe della scuola primaria il limite del 30% riguarda, secondo la sintesi ufficiale, gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia oppure che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia nel nostro Paese. Nelle prime classi delle scuole secondarie riguarda chi non ha frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano. L’applicazione è prevista dall’anno scolastico 2027-2028. [1-2]

Su questo punto occorre attendere il testo. Il Ministro ha dichiarato che i bambini nati in Italia non rientreranno nel limite, mentre la formulazione sintetica diffusa dal Governo può prestarsi a una lettura diversa. Il documento ufficiale consentirà di chiarire questo aspetto senza anticipare conclusioni.

Se le domande di iscrizione non consentiranno di rispettare il limite, gli uffici scolastici territoriali dovranno distribuire gli alunni tra scuole vicine, rispettando la prossimità al domicilio e le esigenze familiari. Nelle scuole nelle quali il limite non potrà essere applicato saranno finanziate attività aggiuntive per l’apprendimento dell’italiano.

Perché l’obiettivo può essere ragionevole

Conoscere la lingua del Paese in cui si vive è essenziale per imparare, partecipare alla vita della classe e creare relazioni. Le analisi internazionali mostrano che le difficoltà scolastiche dei minori immigrati dipendono dalla conoscenza della lingua, dall’età di arrivo, dalle condizioni sociali e dalla concentrazione dello svantaggio in determinate scuole. [6-8]

Evitare che molti alunni appena arrivati e con bisogni linguistici importanti siano riuniti nella stessa classe può quindi aiutare gli studenti e gli insegnanti. Ma distribuire gli alunni non basta: occorrono docenti preparati all’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, mediatori, sostegno psicologico e collaborazione con le famiglie. [6-8]

Il 30 per cento è un criterio organizzativo da verificare

Non esiste una soglia scientifica universale oltre la quale l’apprendimento peggiori automaticamente. Il 30% è una scelta organizzativa, già comparsa nella circolare ministeriale del 2010, che prevedeva possibilità di adattamento in base alle effettive competenze linguistiche. [3]

Inoltre cittadinanza e competenza linguistica non coincidono. Un bambino straniero può parlare perfettamente italiano; un bambino italiano può avere importanti difficoltà linguistiche o educative. Sarebbe quindi più corretto valutare il bisogno concreto del singolo alunno con criteri trasparenti, anziché affidarsi principalmente a un dato anagrafico.

Anche lo spostamento in una scuola diversa deve essere valutato con attenzione. Una distribuzione più equilibrata può favorire l’inclusione, ma una scuola più lontana può complicare trasporti, rapporti con fratelli e amici e organizzazione familiare. La Costituzione e la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia impongono di tutelare uguaglianza, diritto allo studio e superiore interesse del minore. [4-5]

I corsi di italiano per i genitori

Quando persistenti barriere linguistiche impediscono una collaborazione efficace con la scuola, i servizi sociali potranno proporre ai genitori corsi gratuiti di italiano fino almeno al livello A2. Dopo una diffida, la mancata partecipazione potrà comportare una sanzione amministrativa, salvo impedimenti documentati. [2]

Offrire corsi gratuiti è positivo. Un genitore che comprende colloqui, comunicazioni e indicazioni degli insegnanti può aiutare meglio il figlio. La multa è invece l’aspetto più discutibile. Prima di sanzionare occorre verificare che il corso sia realmente accessibile e compatibile con lavoro, salute, trasporti, disabilità e cura dei bambini. Le esperienze internazionali indicano che i corsi funzionano meglio quando sono personalizzati e accompagnati da servizi che eliminano gli ostacoli pratici. [9]

Il volto riconoscibile a scuola

Il decreto vieta di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto o non riconoscibile, salvo ragioni sanitarie certificate o esigenze legate alle attività didattiche. La norma riguarda quindi burqa, niqab e qualsiasi altra copertura che impedisca il riconoscimento. Non riguarda l’hijab, che copre i capelli ma lascia visibile il volto. [1-2]

Una regola simile non rappresenta un’eccezione italiana. Nei Paesi Bassi, per esempio, dal 2019 è vietato coprire il volto negli edifici scolastici e in altri servizi pubblici. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto agli Stati un certo margine di scelta, ma ogni limitazione della libertà religiosa deve essere giustificata e proporzionata. [10-11]

La regola dovrà comunque essere applicata con equilibrio, senza umiliare o allontanare le studentesse. Se una ragazza subisce imposizioni familiari, ha bisogno di ascolto e protezione individuale, non soltanto di una multa.

La differenza la farà l’applicazione

Aiutare chi non conosce l’italiano e distribuire in modo equilibrato i bisogni educativi non è, di per sé, discriminatorio. La misura dovrà però essere applicata guardando alla competenza linguistica, alla storia scolastica e alla situazione familiare di ciascun bambino, senza ridurlo alla sua cittadinanza.

È inesatto affermare, sulla base dei documenti disponibili, che il decreto espella i bambini stranieri dalla scuola: il diritto all’istruzione resta garantito. È invece giusto chiedere come saranno tutelate la vicinanza al domicilio, la continuità delle relazioni, i fratelli che frequentano lo stesso istituto e le esigenze delle famiglie.

La stessa disposizione potrà avere effetti positivi in un territorio e creare difficoltà in un altro. Molto dipenderà dalle decisioni degli uffici scolastici, dalla collaborazione tra gli istituti e soprattutto dalle risorse. Senza insegnanti formati, mediatori e corsi accessibili, un limite numerico rischia di restare una misura amministrativa; con un progetto educativo serio può invece diventare uno strumento di inclusione.

La mia conclusione da pediatra

Gli obiettivi dichiarati mi sembrano in larga parte ragionevoli: aiutare tutti a conoscere la lingua, evitare che le difficoltà si concentrino in poche classi e coinvolgere maggiormente le famiglie. Il mio giudizio resta aperto, perché saranno il testo definitivo e l’applicazione concreta a mostrare se gli strumenti scelti saranno efficaci ed equi.

Mi auguro che tutte le forze politiche lavorino per migliorare il provvedimento, invece di usarlo per contrapporsi. Servono ascolto dei territori, risorse per le scuole più esposte, criteri trasparenti e una verifica seria dei risultati. Se emergeranno problemi, sarà necessario correggerli senza trasformare ogni osservazione in uno scontro ideologico.

La scuola non dovrebbe mettere i bambini italiani contro quelli di origine straniera. Dovrebbe offrire a ciascuno gli strumenti necessari per imparare, comunicare e sentirsi parte della comunità. È su questo risultato, e non sulle intenzioni attribuite agli uni o agli altri, che sarà giusto valutare il decreto.

Cosa cambia da ora in poi

Per le famiglie non cambia immediatamente l’iscrizione dell’anno scolastico in corso. Il limite del 30% è previsto per le classi prime dal 2027-2028. Quando sarà pubblicato il testo ufficiale lo analizzerò nel merito; successivamente sarà importante seguire la conversione parlamentare, i provvedimenti applicativi e le scelte compiute nei diversi territori e nelle singole scuole.



Fonti e approfondimenti

1. Presidenza del Consiglio dei ministri, Comunicato stampa del Consiglio dei ministri n. 190, 24 settembre 2026

2. Portale Integrazione Migranti, DL Scuola così il tetto del 30 per cento di alunni stranieri per classe, 24 settembre 2026

3. Ministero dell’istruzione, Circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010, testo riprodotto nell’archivio FLC CGIL

4. Costituzione della Repubblica italiana, articoli 3 e 34

5. Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, 1989

6. OECD, Immigrant Students at School, 2015

7. European Commission EACEA Eurydice, Integrating Students from Migrant Backgrounds into Schools in Europe, 2019

8. OECD, Balancing School Choice and Equity, 2019

9. OECD, Language Training for Adult Migrants, 2021

10. Corte europea dei diritti dell’uomo, SAS contro Francia, sentenza del 1 luglio 2014

11. Governo dei Paesi Bassi, divieto parziale di copertura del volto negli edifici scolastici, in vigore dal 2019

Scuola e immigrazione  |  

venerdì 25 settembre 2026

LATTE CRUDO: IL NEONATO NON LO AVEVA BEVUTO

LATTE CRUDO: IL NEONATO NON LO AVEVA BEVUTO

È importante chiarirlo subito: il neonato non aveva bevuto latte crudo.

Un bambino di appena 45 giorni è stato ricoverato in condizioni gravissime all’Ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari per una sindrome emolitico-uremica (SEU), causata da un’infezione da Escherichia coli produttore di Shiga-tossina.

Secondo le indagini epidemiologiche, il piccolo sarebbe stato contagiato da una persona adulta che aveva consumato latte crudo. Il batterio può infatti trasmettersi anche da persona a persona, per via oro-fecale, soprattutto tra persone che vivono a stretto contatto.

Il neonato ha avuto una grave insufficienza renale, ha richiesto il ricovero in Rianimazione pediatrica e la dialisi intensiva quotidiana. Fortunatamente, grazie alle cure ricevute, è ora fuori pericolo.

➡️ Leggi la notizia su Repubblica Bari

Abbiamo già scritto più volte della pericolosità del latte crudo e dei prodotti derivati non sottoposti a un trattamento termico adeguato. E continueremo a parlarne. VEDETE IL TRENINO DI ELIA. in ricordo del bambino geniovedse mort a seguito di SEU dovuta al consumo di prodotto a base di latte crudo.

Il latte crudo può contenere batteri pericolosi, come Escherichia coli STEC, Campylobacter, Salmonella e Listeria. Le corrette condizioni igieniche dell’allevamento e la refrigerazione possono ridurre il rischio, ma non eliminano con certezza questi microrganismi.

È assurdo rischiare una malattia gravissima — e perfino la morte — per un pericolo alimentare facilmente prevenibile attraverso la pastorizzazione o la bollitura.

Louis Pasteur sviluppò il principio della pastorizzazione negli anni Sessanta dell’Ottocento, inizialmente attraverso studi sul vino e sulla birra. L’applicazione al latte si diffuse tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

Parliamo, quindi, di una misura preventiva disponibile da oltre un secolo.

Un richiamo inevitabile alla bambina di quattro anni morta recentemente a Palermo per difterite: non era stata vaccinata contro una malattia prevenibile con un vaccino sicuro ed efficace, disponibile da circa un secolo.

Sono due vicende diverse, ma trasmettono lo stesso messaggio: non possiamo rinunciare alle conquiste della prevenzione e tornare a morire per rischi che sappiamo evitare.

Cosa fare

  • Non dare ai bambini latte crudo non bollito.

  • Evitare nei bambini piccoli i formaggi freschi prodotti con latte non pastorizzato.

  • Se un adulto ha diarrea o vomito, deve evitare di preparare alimenti e avere particolare attenzione nei contatti con neonati e bambini.

  • Lavare accuratamente le mani dopo essere andati in bagno, dopo il cambio del pannolino e prima di accudire o alimentare un bambino.

  • In caso di diarrea con sangue, pallore, sonnolenza o riduzione delle urine, rivolgersi immediatamente al pediatra o al Pronto soccorso.

La tradizione merita rispetto. La salute dei bambini viene prima.

#lattecrudo
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#SEU
#EscherichiaColi
#prevenzione



Nonne e nonni: il tempo lento che fa crescere

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