domenica 19 luglio 2026

Corsi di nuoto sì, ma a distanza di un braccio: perché saper nuotare non basta

Corsi di nuoto sì, ma a distanza di un braccio: perché saper nuotare non basta

Iscrivete i vostri bambini ai corsi di nuoto. Ma non lasciate mai che questo vi faccia abbassare la guardia.

Come pediatra, ogni estate mi trovo a rispondere alla stessa domanda: “Dottore, a che età devo iscrivere mio figlio a nuoto?”. E ogni estate, purtroppo, leggo anche le notizie di bambini annegati in piscina o al mare, spesso a pochi metri da adulti che “c'erano ma non stavano guardando”. Per questo voglio dirvi due cose insieme, che possono sembrare in contraddizione ma non lo sono: iscrivete i vostri bambini ai corsi di nuoto e, allo stesso tempo, non pensate mai che saper nuotare li protegga al posto vostro.

Un problema serio, anche in Italia

L'annegamento è tra le prime cause di morte accidentale nell'infanzia in tutto il mondo. Negli Stati Uniti è la prima causa di morte nei bambini tra 1 e 4 anni (American Academy of Pediatrics, 2026). In Italia, secondo i dati riportati da fonti pediatriche (SIPPS su dati ISTAT), ogni anno muoiono per annegamento circa 40-50 bambini, con due fasce più a rischio: i piccoli tra 1 e 4 anni e gli adolescenti.

I bambini piccoli annegano in silenzio, in pochi secondi, spesso in acque basse: piscine gonfiabili, vasche, fontane. Non chiamano aiuto, non si dibattono come nei film. Scompaiono sotto la superficie senza rumore.

I corsi di nuoto funzionano: cosa dice la scienza

Le evidenze a favore dei corsi di nuoto ci sono, e sono importanti:

    Uno studio caso-controllo americano (Brenner e collaboratori, 2009) ha osservato che nei bambini tra 1 e 4 anni le lezioni formali di nuoto si associavano a una riduzione dell'88% del rischio di annegamento. Un dato con margini di incertezza statistica, ma che ha orientato le raccomandazioni internazionali da allora.

    L'American Academy of Pediatrics, nel documento aggiornato “Prevention of Drowning” (Pediatrics, luglio 2026), raccomanda di iniziare le lezioni di nuoto dopo il primo compleanno, valutando con il pediatra la maturità del singolo bambino.

    L'Organizzazione Mondiale della Sanità (linea guida 2021) raccomanda con forza l'insegnamento del nuoto di base e della sicurezza in acqua ai bambini dai 6 anni in su.

    Una revisione sistematica aggiornata (Frontiers in Public Health, 2025, 33 studi) conferma che l'addestramento al nuoto può ridurre la mortalità per annegamento e migliora le abilità di sicurezza in acqua.

Quindi sì: il nuoto è un investimento in salute e sicurezza, oltre che un bellissimo sport. Prima dell'anno di età l'acquaticità con mamma o papà va benissimo, ma come gioco e contatto, non come “corso di sopravvivenza”.

Figura 1 – Le tappe consigliate per l'avvicinamento all'acqua e al nuoto (AAP 2026; OMS 2021).

Ma attenzione: nessun dato ci autorizza ad abbassare la guardia

Ed eccoci al punto che mi sta più a cuore. Non abbiamo alcun dato scientifico che dimostri che un bambino che ha imparato a nuotare possa essere sorvegliato di meno. Nessuno studio dice questo. Al contrario: tutte le società scientifiche ripetono che il corso di nuoto è solo uno degli strati di protezione, mai una protezione completa.

Un bambino che sa nuotare in piscina, con l'istruttore, in acqua calma e temperata, è una cosa. Lo stesso bambino che scivola in acqua vestito, a sorpresa, magari in acqua fredda o mossa, in una situazione di emergenza, è tutta un'altra cosa. Il panico, il freddo, i vestiti bagnati, la stanchezza cambiano tutto. E i bambini tra 1 e 4 anni, anche “acquatici”, non hanno la maturità per valutare il pericolo.

Avrete visto sui social i video di neonati che, caduti in piscina vestiti, si girano e galleggiano sulla schiena. Sono video che impressionano, ma vi dico con chiarezza: non esistono prove che questi programmi per lattanti prevengano gli annegamenti reali (dato non confermato da alcuno studio controllato). Quei filmati mostrano una prova in condizioni controllate, con istruttori a mezzo metro. Il rischio più grande di questi video è proprio quello di dare ai genitori una falsa sicurezza.

La regola d'oro: la distanza di un braccio

Per i bambini piccoli, e per chiunque non sia un nuotatore esperto, la regola della supervisione è quella che l'American Academy of Pediatrics chiama touch supervisionun adulto dedicato, a distanza di un braccio, con gli occhi sul bambino, sempre.

Figura 2 – La “touch supervision”: l'adulto di turno resta a portata di braccio dai bambini sotto i 5 anni.

Cosa significa in pratica:

1.   Un adulto designato, che sa di essere “di turno” e lo dichiara: “Ora guardo io i bambini”. Quando tutti guardano, in realtà non guarda nessuno.

2.   Niente telefono, niente libro, niente chiacchiere distraenti mentre si è di turno. L'annegamento avviene in meno di un minuto, in silenzio.

3.   A distanza di un braccio dai bambini sotto i 5 anni e da chi non sa nuotare bene, dentro e vicino all'acqua. Anche in acqua bassa. Anche se c'è il bagnino.

4.   Braccioli e ciambelle non sono dispositivi di sicurezza: sono giocattoli. Se serve un galleggiante, deve essere un giubbotto salvagente omologato.

5.   Barriere sempre: le piscine private (anche quelle gonfiabili) vanno recintate o svuotate e le vasche mai lasciate piene con bimbi piccoli in casa.

Figura 3 – Gli “strati di protezione” raccomandati dall'American Academy of Pediatrics (2026): nessuno, da solo, è sufficiente.

Rischi e limiti

È giusto dirvi anche cosa la scienza non sa ancora. L'evidenza sull'efficacia dei corsi di nuoto deriva soprattutto da studi osservazionali: il famoso dato dell'88% viene da un singolo studio con un intervallo di confidenza molto ampio. La revisione del 2025 giudica la certezza delle prove da alta a molto bassa a seconda degli esiti. Sui programmi di “auto-salvataggio” per lattanti sotto l'anno mancano del tutto studi controllati: non possiamo dire né che funzionino né che siano dannosi, ma sono documentati casi di intossicazione da acqua (iponatremia) e ipotermia nei lattanti sottoposti a immersioni ripetute. Infine, nessuno studio ha mai misurato “quanto” la supervisione possa essere ridotta in un bambino che sa nuotare: proprio per questo la risposta prudente, e l'unica corretta, è che non va ridotta affatto.

Cosa cambia da ora in poi?

Da domani, tre azioni concrete:

    Iscrivete i bambini a un corso di nuoto con istruttori qualificati, dal compimento del primo anno in poi, secondo la maturità del vostro bambino. Parlatene con il vostro pediatra.

    Nominate sempre l'adulto di turno quando siete in piscina, al mare, al lago: occhi sul bambino, telefono in tasca, distanza di un braccio per i più piccoli.

    Non fidatevi dei video sui social: un bambino che galleggia in un filmato non è un bambino al sicuro nella vita reale.

Il nuoto regala ai nostri figli salute, sicurezza e gioia. La supervisione regala loro la vita. Servono entrambi, sempre insieme. Il vostro pediatra è qui per questo: se avete dubbi su quando iniziare, chiedete.

Fonti

    American Academy of Pediatrics, “Prevention of Drowning: Policy Statement” e Technical Report, Pediatrics, 2026

    OMS, “Guideline on the prevention of drowning through provision of day-care and basic swimming and water safety skills”, 2021

    Brenner RA et al., “Association between swimming lessons and drowning in childhood: a case-control study”, Arch Pediatr Adolesc Med, 2009

    “Basic swimming or water safety skills training for drowning prevention in children: an updated systematic review”, Frontiers in Public Health, 2025

    Dati italiani: SIPPS/ISTAT (stime riportate da fonti pediatriche)

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sabato 18 luglio 2026

Annegamento: non chiamiamola fatalità. Cosa dobbiamo fare, subito, per i nostri bambini

 Annegamento: non chiamiamola fatalità. Cosa dobbiamo fare, subito, per i nostri bambini

Scrivo queste righe con il cuore pesante. Oggi, a Milano Marittima, una bambina di 4 anni è morta annegata nella piscina di un hotel. 

Pochi giorni fa, a Sestri Levante, a due passi da casa nostra, Alice, 11 anni, è rimasta intrappolata con i capelli nel bocchettone di aspirazione di una piscina: è morta al Gaslini, l'ospedale dei nostri bambini, dopo due giorni di agonia. 

E sempre oggi, nell'Adda, un uomo è annegato cercando di salvare il nipotino di 4 anni, ricoverato in condizioni gravissime.

Tre tragedie in pochi giorni.

Come pediatra non posso tacere, anche se so che qualcuno mi dirà, come mi è già capitato: "Smettila, mi fai venire l'ansia". 

Ad alcuni genitori è successo davvero: hanno preferito non ricevere più le mie informazioni sulla prevenzione. Lo dico con rispetto ma con chiarezza: è meglio un po' di ansia oggi che un dolore senza rimedio domani. Informare non è allarmare: è proteggere.

I numeri: non incidenti rari, ma una "malattia sociale"

I dati dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS, 2024) parlano chiaro: in Italia muoiono in media circa 340-350 persone all'anno per annegamento, con circa 800 ricoveri e 60.000 salvataggi. Tra 0 e 19 anni i dati ISTAT 2017-2021 riportano 206 decessi, cioè circa 40 bambini e ragazzi ogni anno. Più dell'80% delle vittime sono maschi.

E c'è un dato che ogni genitore deve conoscere: un'indagine ISS del 2024 su 100 casi di annegamento fatale tra 0 e 19 anni (periodo 2019-2023) mostra che il 46% è avvenuto in piscina, soprattutto piscine domestiche; il 34% in fiumi e laghi; il 20% in mare. Per i bambini piccoli la piscina — quella di casa, dell'hotel, dell'agriturismo — è il luogo più pericoloso. Le cause principali? Mancata supervisione e assenza di barriere e allarmi. Per questo l'ISS non parla di "fatalità inevitabile" ma di "malattia sociale": si può e si deve prevenire.

I bambini annegano in silenzio

Dimenticate le scene dei film, con braccia che si agitano e richieste di aiuto. Un bambino che sta annegando non grida e non si agita: scivola sotto il pelo dell'acqua in silenzio, in pochi istanti. I più piccoli hanno la testa proporzionalmente pesante, tendono a galleggiare a faccia in giù e non riescono a raddrizzarsi; i più grandi cercano la posizione verticale in modo scomposto e si sommergono in pochi secondi. Chi sta annegando non riesce a sbracciarsi: le braccia si muovono involontariamente sott'acqua. Per questo un adulto distratto, anche a pochi metri, può non accorgersi di nulla.

La sorveglianza: continua, attiva, a portata di braccio

I bambini sono velocissimi, rapidi, imprevedibili. In presenza di acqua — piscina, mare, lago, fiume, ma anche la vasca da bagno o una piscinetta gonfiabile — il bambino va controllato in continuazione, senza mai interrompere lo sguardo. Bastano pochi centimetri d'acqua e pochi secondi.

     Un adulto designato deve sorvegliare i bambini in acqua: niente telefono, niente chiacchiere, niente "vado un attimo in camera".

     Con i bambini piccoli: sorveglianza "a portata di braccio", cioè abbastanza vicini da poterli toccare.

     Braccioli e ciambelle sono giochi, non dispositivi di sicurezza: non sostituiscono mai la sorveglianza.

     Il bagnino non sostituisce i genitori: è un aiuto in più, non un babysitter.

     In piscina: capelli lunghi legati e cuffia, e insegnare ai bambini a stare lontani da bocchettoni e griglie di aspirazione.

Corsi di nuoto fin dai primi anni di vita

Come pediatra insisto da anni: l'acquaticità e i corsi di nuoto fin dai primi anni di vita riducono in modo significativo il rischio, e lo conferma anche l'ISS, che raccomanda di promuoverli con particolare attenzione alle famiglie meno abbienti. Ma attenzione: saper nuotare non basta e non rende "annegamento-proof" nessun bambino. Alice sapeva probabilmente nuotare benissimo: è morta per un bocchettone non sicuro. Il nuoto è un tassello, non la soluzione.

Servono anche regole e leggi rispettate

C'è chi invoca nuove leggi, e su alcuni punti servono davvero. Ma soprattutto serve che le regole esistenti vengano rispettate e controllate:

     Piscine private e domestiche: barriere su tutti i lati, sistemi di allarme, rimozione delle scalette di accesso quando la piscina non è in uso (indicazioni ISS, 2024).

     Piscine di hotel, ristoranti, agriturismi: piani di sicurezza con sorveglianza o recinzioni; i controlli delle ASL devono riguardare anche la sicurezza, non solo la qualità dell'acqua.

     Bocchettoni e sistemi di aspirazione a norma, con griglie antintrappolamento e dispositivi di blocco di emergenza.

     Fiumi e laghi: cartellonistica chiara sui siti balneabili e su quelli pericolosi.

E il bagno dopo mangiato?

Sfatiamo il mito delle famigerate "tre ore di digestione": non ci sono evidenze scientifiche che fare il bagno dopo mangiato causi l'annegamento. Il buon senso dice di evitare tuffi improvvisi in acqua fredda dopo pasti abbondanti o lunghe esposizioni al sole, per il rischio di malore da brusco sbalzo termico: si entra in acqua gradualmente, bagnandosi prima polsi, nuca e pancia. Ma le ore di attesa col cronometro non proteggono nessuno; la sorveglianza sì. Sul mio blog trovate l'approfondimento su questo falso mito e tutti i materiali sulla prevenzione dell'annegamento, con le immagini: https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=annegamento

Rischi e limiti

I dati sugli annegamenti in Italia derivano da fonti diverse (ISTAT, stampa, Società Nazionale di Salvamento) e probabilmente sottostimano il fenomeno, soprattutto per i casi non fatali. L'indagine ISS sul dettaglio dei casi pediatrici è in corso di pubblicazione. Sulle dinamiche delle tragedie di questi giorni sono in corso indagini della magistratura: le ricostruzioni potrebbero cambiare. Nessuna misura, da sola, azzera il rischio: nemmeno i corsi di nuoto, nemmeno le barriere. È la somma di più barriere protettive che salva la vita.

Cosa cambia da ora in poi?

     In acqua, un adulto designato sorveglia sempre i bambini: occhi sui bambini, telefono in tasca.

     Bambini piccoli: sempre a portata di braccio, anche nella vasca da bagno.

     Iscrivete i bambini a corsi di acquaticità e nuoto fin dai primi anni.

     Se avete una piscina, anche gonfiabile: barriere, allarme, via le scalette dopo l'uso, svuotate le piscinette.

     In piscina: cuffia o capelli legati, lontani da bocchettoni e griglie.

     Chiedete ai gestori (hotel, agriturismi, stabilimenti) come è garantita la sicurezza della piscina: è un vostro diritto.

     E parliamone: condividere queste informazioni può letteralmente salvare una vita.

Il vostro pediatra è qui per questo: non per farvi paura, ma per aiutarvi a proteggere i vostri bambini. Se avete dubbi, chiedete.

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Fonti: ISS - Istituto Superiore di Sanità, "Ogni anno circa 350 morti per annegamento: le indicazioni per la prevenzione", 2024 (dati Osservatorio Ministero della Salute, Rapporto ISTISAN 23/15); dati ISTAT 2017-2021; cronaca: ANSA, TgCom24, Sky TG24, luglio 2026.

POST PER I SOCIAL (GENITORI) — Facebook

Oggi a Milano Marittima è annegata una bambina di 4 anni nella piscina di un hotel. Pochi giorni fa, a Sestri Levante, Alice, 11 anni, è morta intrappolata con i capelli nel bocchettone di una piscina. 💔

Come pediatra devo dirvelo, anche se qualcuno mi risponde "smettila, mi fai venire l'ansia": meglio un po' di ansia oggi che una tragedia domani.

Tre cose da sapere:

     I bambini annegano in SILENZIO: non gridano, non si sbracciano. Scivolano sott'acqua in pochi secondi.

     Per i bambini il luogo più a rischio è la piscina: quasi la metà degli annegamenti fatali tra 0 e 19 anni avviene lì (dati ISS). La sorveglianza deve essere continua: occhi sui bambini, telefono in tasca. Con i piccoli: a portata di braccio.

     Corsi di nuoto fin dai primi anni: aiutano tanto, ma non sostituiscono mai la sorveglianza. E in piscina: capelli legati e lontani dai bocchettoni.

Sul mio blog trovate tutti i consigli per la prevenzione e anche il falso mito del "niente bagno dopo mangiato": https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=annegamento

Condividete: può salvare una vita. Avete domande? Scrivetemi nei commenti.

POST PER I SOCIAL (GENITORI) — Instagram

I bambini non annegano come nei film: annegano in silenzio. ⚠️

Niente urla, niente braccia che si agitano: un bambino scivola sott'acqua in pochi secondi, anche con adulti a pochi metri. In Italia ogni anno circa 40 tra bambini e ragazzi muoiono annegati; per i più piccoli il luogo più a rischio è la piscina (dati ISS).

👉 Sorveglianza continua, a portata di braccio. 👉 Telefono in tasca. 👉 Corsi di nuoto fin da piccoli. 👉 Capelli legati e lontani dai bocchettoni.


ANNEGAMENTO VERTICALE, DOPO I 6 ANNI


ANNEGAMENTO ORIZZONTALE SOTTO AI 6 ANNI


Tutti i consigli sul blog (link in bio) 💙

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lunedì 13 luglio 2026

Zecche ed encefalite da zecca: quanto preoccuparsi davvero? Cosa sapere, come proteggere i bambini

 Zecche ed encefalite da zecca: quanto preoccuparsi davvero?

Cosa sapere, come proteggere i bambini e chi ha davvero bisogno del vaccino

Cosa fare? Comer prevenire. Come togliere la zecca. Dare antibiotico? Il vaccino serve? A chi? Quando farlo

Come pediatra, ogni estate ricevo sempre le stesse domande: «Dottore, al bambino si è attaccata una zecca al parco, devo preoccuparmi?». In queste settimane, dopo la notizia di una donna morta per encefalite da zecca, quelle domande si sono moltiplicate — e con esse anche un po' di paura. Proviamo a fare chiarezza, con calma e senza allarmismi: perché la cosa più utile che posso offrirvi non è la paura, ma le informazioni giuste.

Il caso che ha fatto discutere

A inizio giugno 2026 una signora di 76 anni della Val di Fiemme, in Trentino, è stata morsa da una zecca mentre si trovava nei prati vicino a casa. Circa un mese dopo è purtroppo deceduta per un'encefalite da zecca (in sigla TBE, dall'inglese Tick-Borne Encephalitis). È una notizia che colpisce, ed è giusto parlarne. Ma va letta con equilibrio: casi così gravi sono rari, riguardano più spesso persone anziane, e non devono far dimenticare che la grande maggioranza dei morsi di zecca non provoca alcuna malattia. Vediamo insieme cosa conviene davvero sapere.

Cosa sono le zecche e dove si incontrano

Le zecche sono piccoli parassiti (appartengono agli aracnidi, come ragni e acari). In Italia ne esistono 36 specie; quella più importante per la nostra salute è Ixodes ricinus, la cosiddetta «zecca dei boschi». Vivono dove c'è erba alta, sottobosco, margini dei sentieri, zone fresche e umide, pascoli e ricoveri di animali. Sono attive soprattutto da primavera ad autunno, ma i cambiamenti climatici stanno allungando la loro stagione. Un dettaglio importante: la loro puntura è indolore — inoculano una saliva con effetto anestetico — e per questo spesso ci si accorge della zecca solo controllando la pelle.

Fonte: ISS – EpiCentro, «Zecche» (aggiornamento 4 giugno 2026).

Non tutte le zecche fanno ammalare

È il punto più importante da ricordare: la puntura in sé non è pericolosa. Il rischio dipende dal fatto che quella particolare zecca sia infetta e da quanto a lungo resta attaccata (più tempo passa, più aumenta la probabilità di trasmissione). Le malattie da zecche rilevanti in Italia sono soprattutto la malattia di Lyme, l'encefalite da zecca (TBE), la rickettsiosi, l'ehrlichiosi e la tularemia. Solo raramente — secondo l'ISS fino al 5% dei casi, e soprattutto negli anziani e nei bambini piccoli — queste infezioni possono diventare pericolose.

La malattia di Lyme: la più frequente

È la malattia da zecche più diffusa. Il segno tipico iniziale è l'eritema migrante: una macchia rossa attorno al morso che si allarga lentamente, di solito 1-2 settimane dopo. Possono seguire dolori muscolari e articolari e, se non trattata, disturbi neurologici o cardiaci fino a forme croniche. La buona notizia è che si cura con antibiotici, tanto più efficaci quanto prima si inizia. Non esiste un vaccino disponibile in Italia e in Europa. La Liguria è storicamente tra le regioni italiane più interessate dalla malattia di Lyme.

Fonte: ISS – EpiCentro, «Borreliosi di Lyme».

L'encefalite da zecca (TBE): rara, ma da conoscere

È causata da un virus. Dopo il morso di una zecca infetta, in circa il 70% dei casi non compare alcun sintomo o solo disturbi lievi. Nel restante 30%, dopo 3-28 giorni, si presenta una prima fase simil-influenzale (febbre, forte mal di testa, dolori muscolari) che dura pochi giorni; poi in genere si guarisce. In una minoranza (il 10-20% di questi casi) può seguire, dopo un breve intervallo, una seconda fase con coinvolgimento del sistema nervoso (encefalite, a volte paralisi), mortale in circa l'1% dei casi. Un dato che rassicura i genitori: nei bambini il decorso è di solito più lieve, e la gravità tende ad aumentare con l'età. Non esiste una cura specifica (solo terapia di supporto): per questo, dove serve, conta la prevenzione — e il vaccino.

Fonte: ISS – EpiCentro, «Meningoencefalite da zecche (TBE)» (aggiornamento 16 maggio 2024).

La situazione in Liguria: parliamone con onestà

Qui serve chiarezza, senza spaventare e senza minimizzare. In Italia la TBE è concentrata nel Nord-Est — Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto (in particolare il Bellunese), dove la malattia fu identificata per la prima volta nel 1994. In Liguria i casi di TBE sono rari. La zecca che incontriamo più spesso nei nostri boschi e sull'Appennino può però trasmettere la malattia di Lyme, per la quale, come detto, la Liguria è tra le regioni più colpite. Negli ultimi anni, inoltre, la positività ai test per Lyme e TBE risulta in aumento in diverse regioni, Liguria compresa. In pratica: per chi vive in Liguria la priorità è prevenire i morsi ed essere attenti alla malattia di Lyme; il vaccino anti-TBE riguarda soprattutto chi si reca in zone endemiche del Nord-Est o dell'Europa centro-orientale.

Fonti: ISS – EpiCentro; dati di sorveglianza arbovirosi 2025-2026; Vaccinarsi in Liguria (DISSAL – Università di Genova / ALISA).

Come prevenire i morsi (vale per tutti, adulti e bambini)

   Vestiti giusti: abiti chiari (le zecche si vedono meglio), maniche e pantaloni lunghi infilati nei calzini, scarpe chiuse o stivali.

   Attenzione ai sentieri: camminare al centro, evitare di strusciare l'erba alta e il fitto sottobosco.

   Repellenti: prodotti a base di DEET o Icaridina, scegliendo la formulazione adatta all'età del bambino.

   Controllo al rientro: ispezionare con calma pelle e vestiti. Nei bambini guardate soprattutto testa e cuoio capelluto, collo, dietro le orecchie e le ginocchia, inguine e ascelle.

   Vestiti e cane: scuotere, spazzolare e lavare gli indumenti; trattare i cani con antiparassitari adeguati, soprattutto prima di un'escursione.

Fonte: ISS – EpiCentro, «Zecche» (2026).

Se trovi una zecca: come rimuoverla

Niente panico: nella maggior parte dei casi non succede nulla. L'importante è rimuoverla presto e nel modo corretto.

✅ COSA FARE

⛔ COSA NON FARE

Usare una pinzetta a punte sottili, afferrando la zecca il più vicino possibile alla pelle.

Tirare con delicatezza, con un leggero movimento di rotazione, senza schiacciare il corpo.

Proteggere le mani (guanti) e lavarle dopo.

Disinfettare la zona dopo la rimozione (non con tintura di iodio, che colora la pelle).

Conservare la zecca in alcol al 70% e annotare data e luogo del morso.

Controllare la pelle nei giorni e nelle settimane successivi.

Non usare alcol, benzina, acetone, olio, grassi o ammoniaca sulla zecca.

Non usare oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette.

Non strappare bruscamente né schiacciare il corpo (rischio di rigurgito infetto).

Non toccare la zecca a mani nude.

Non prendere antibiotici «di prevenzione» di propria iniziativa: possono mascherare i sintomi e complicare la diagnosi.

Quando chiamare il medico: se nei giorni o nelle settimane dopo il morso compaiono un alone rosso che si allarga, febbre, mal di testa, dolori articolari o linfonodi ingrossati. Riferite sempre data e luogo del morso.

Fonte: ISS – EpiCentro, «Zecche» (2026).

Il vaccino anti-TBE: a chi serve davvero

Esiste ed è efficace, ma non è per tutti. È raccomandato a chi vive stabilmente o soggiorna in zone boschive e rurali endemiche (il Nord-Est italiano e ampie aree dell'Europa centro-orientale e settentrionale) e a chi vi svolge attività all'aperto. Non protegge dalla malattia di Lyme né dalle altre malattie da zecche: la prevenzione dei morsi resta comunque indispensabile.

Aspetto

In sintesi

A chi

Residenti e villeggianti in zone endemiche (soprattutto Nord-Est); lavoratori all'aperto (boscaioli, agricoltori, forestali, allevatori); escursionisti, cacciatori, cercatori di funghi; campeggiatori.

Da che età

A qualsiasi età a partire dai 5 mesi compiuti. Tra i 5 mesi e i 6 anni la decisione va personalizzata con il pediatra, valutando rischio ed esposizione.

Schedula

Ciclo base di 3 dosi, con richiami periodici (indicativamente ogni 3 anni). Esiste anche uno schema accelerato, meno performante di quello classico.

Quando iniziare

Meglio in inverno, così da essere protetti nella stagione di massima attività delle zecche (primavera-estate).

Fonti: Vaccinarsi in Liguria (DISSAL – Università di Genova / ALISA); ISS – EpiCentro; ASL3 Liguria. Le indicazioni vanno sempre concordate con il proprio medico o pediatra.

Categorie a rischio e chi viaggia in zone endemiche

Chi vale la pena valutare con più attenzione, magari parlandone per tempo (in inverno) con il medico o il pediatra:

   Residenti e villeggianti nelle aree endemiche del Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Bellunese).

   Lavoratori all'aperto: boscaioli, agricoltori, guardie forestali, allevatori.

   Escursionisti, cacciatori e cercatori di funghi che frequentano boschi e sottobosco.

   Famiglie che trascorrono l'estate in montagna nel Triveneto, e bambini iscritti a campi estivi nei boschi di zone endemiche.

   Viaggiatori diretti verso aree endemiche dell'Europa centro-orientale e settentrionale.

Rischi e limiti

   I numeri ufficiali sottostimano la realtà: la sorveglianza conta soprattutto i casi con coinvolgimento neurologico, che sono solo una parte del totale delle infezioni.

   Non tutte le zecche sono infette e non tutti i morsi trasmettono malattia: allarmarsi per ogni singola puntura non è utile.

   Il vaccino protegge solo dalla TBE, non dalla malattia di Lyme né dalle altre infezioni da zecche.

   Per la malattia di Lyme non esiste, al momento, un vaccino disponibile in Italia e in Europa.

   L'aumento dei casi riportato negli ultimi anni va letto con prudenza: dipende anche da una maggiore attenzione diagnostica e dai cambiamenti climatici.

Cosa cambia da ora in poi?

   Per le famiglie liguri: continuate a godervi la natura, con qualche accortezza in più — abiti adeguati e un controllo della pelle dopo boschi e prati.

   Prima delle vacanze estive in Trentino, Friuli o Veneto (o all'estero in zone endemiche), chiedete al pediatra se il vaccino anti-TBE è indicato: va programmato con mesi di anticipo.

   Se trovate una zecca: niente panico, rimuovetela correttamente e osservate la pelle nelle settimane successive.

   Nel dubbio, chiedete: il vostro pediatra è qui per aiutarvi a distinguere ciò che è davvero un rischio da ciò che non lo è.

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Fonti ufficiali

   ISS – EpiCentro, «Zecche» (aggiornamento 4 giugno 2026): epicentro.iss.it/zecche

   ISS – EpiCentro, «Meningoencefalite da zecche (TBE)» (aggiornamento 16 maggio 2024): epicentro.iss.it/zecche/meningoencefalite

   ISS – EpiCentro, «Borreliosi di Lyme»: epicentro.iss.it/zecche/borreliosi

   ISS – EpiCentro, Sorveglianza arbovirosi, bollettini periodici 2025-2026.

   Vaccinarsi in Liguria (DISSAL – Università di Genova / ALISA), «Vaccino anti-encefalite da zecche (TBE)»: vaccinarsinliguria.org

   ASL3 Liguria, «Vaccinazione encefalite da zecche»: asl3.liguria.it

   ISSalute, «Encefalite da zecca»: issalute.it

Bibliografia scientifica essenziale (per colleghi)

   Amicizia D, et al. Epidemiology of tick-borne encephalitis (TBE) in Europe and its prevention by available vaccines. Hum Vaccin Immunother. 2013;9(5):1163-71.

   Kollaritsch H, et al. Vaccines and vaccination against tick-borne encephalitis. Expert Rev Vaccines. 2012;11(9):1103-19.

   Smit R, Postma MJ. Review of tick-borne encephalitis and vaccines: clinical and economical aspects. Expert Rev Vaccines. 2015;14(5):737-47.

   WHO. Vaccines against tick-borne encephalitis: WHO position paper. Weekly Epidemiological Record. 2011;86(24):241-56.

   ECDC. Tick-borne encephalitis – Annual Epidemiological Report (aggiornamenti periodici).

   Steere AC, et al. Lyme borreliosis. Nature Reviews Disease Primers. 2016;2:16090.

Nota: i riferimenti sono forniti a scopo di aggiornamento professionale; per le versioni integrali e più recenti consultare PubMed e le pagine istituzionali citate.

❓ DOMANDE FREQUENTI (FAQ) PER I GENITORI

Le risposte hanno scopo informativo e non sostituiscono il consulto con il proprio medico o pediatra.

❓ Mio figlio ha preso una zecca: devo preoccuparmi?

Nella grande maggioranza dei casi non succede nulla. La cosa più importante è rimuoverla presto e nel modo giusto (pinzetta a punte sottili, vicino alla pelle, trazione delicata, poi disinfezione) e poi tenere d'occhio la pelle nelle settimane successive. Niente panico: la puntura in sé non è pericolosa, il rischio dipende dal fatto che quella zecca sia infetta e da quanto è rimasta attaccata.

❓ Vado in vacanza in Trentino con i figli: devo fare il vaccino anti-TBE a me e ai bambini?

Il Trentino è tra le zone italiane dove l'encefalite da zecca (TBE) è realmente presente, quindi la domanda è più che legittima. La risposta però non è uguale per tutti e va personalizzata con il pediatra o il medico:

Vale la pena valutarlo se: il soggiorno è lungo o si ripete ogni anno, e prevede molte attività all'aperto in ambienti rurali e boschivi (camminate nel sottobosco, campeggio, prati, malghe).

È meno prioritario se: si tratta di una vacanza breve, prevalentemente in paese o in hotel, con poche uscite nei boschi. In questi casi la protezione più importante resta la prevenzione dei morsi.

Nei bambini il vaccino si può fare dai 5 mesi compiuti; tra i 5 mesi e i 6 anni la decisione va sempre valutata caso per caso con il pediatra. In ogni caso, il vaccino non protegge dalla malattia di Lyme e dalle altre malattie da zecche: le precauzioni (abiti coprenti, controllo della pelle) servono comunque.

❓ Se decido di vaccinarmi, quanto tempo prima devo farlo?

Con largo anticipo. Il ciclo di base prevede più dosi e la protezione si costruisce in settimane: la ASL3 raccomanda di prenotare la consulenza 2-3 mesi prima della partenza. Il periodo ideale per iniziare è l'inverno, così da essere protetti in primavera-estate.

Attenzione: se la vacanza è tra pochi giorni o poche settimane, non c'è il tempo per ottenere una protezione adeguata per quest'anno. In quel caso conviene puntare tutto sulla prevenzione dei morsi e, se il Trentino sarà una meta abituale, programmare il vaccino per la prossima stagione.

❓ Dove si fa il vaccino anti-TBE a Genova?

Il primo passo è parlarne con il proprio pediatra o medico di famiglia. Per la somministrazione, in ASL3 ci si può rivolgere a:

Ambulatorio di Medicina dei Viaggi – Villa Bombrini, via L.A. Muratori 11r (cancello Genova Cornigliano). Appuntamento al tel. 010 849 8646 (segreteria telefonica; per parlare con un operatore digitare il tasto 6, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12).

In alternativa, le vaccinazioni si possono prenotare presso gli ambulatori vaccinali ASL3 tramite CUP Liguria (numero unico prenotazioni 010 5383400). Conviene sempre verificare sede, disponibilità del vaccino e costi al momento della prenotazione.

❓ Il vaccino è gratuito?

Di norma no, quando è richiesto per motivi di viaggio o attività personali: non rientra tra le vaccinazioni offerte gratuitamente e prevede un costo (per la consulenza di medicina dei viaggi ASL3 è previsto un ticket, a cui si aggiunge il costo del vaccino). Gli importi aggiornati vanno chiesti direttamente alla ASL3.

❓ Se non faccio in tempo a vaccinarmi, devo rinunciare alla vacanza?

Assolutamente no. Il rischio di TBE, pur reale in Trentino, resta limitato, e la prevenzione dei morsi è già una protezione molto efficace: abiti chiari e coprenti, pantaloni lunghi nei calzini, repellenti adatti all'età, e controllo accurato della pelle dopo ogni uscita nei boschi o nei prati.

❓ Come tolgo una zecca al bambino, in pratica?

Con una pinzetta a punte sottili, afferrandola il più vicino possibile alla pelle e tirando con delicatezza (leggera rotazione), senza schiacciarne il corpo. Poi disinfettare (non con prodotti che colorano la pelle, come la tintura di iodio). Da non fare mai: olio, alcol, benzina, fiammiferi o sigarette sulla zecca, né strapparla di colpo. Utile annotare data e luogo del morso.

❓ Quali sintomi devo tenere d'occhio dopo un morso?

Nei giorni e nelle settimane successivi, chiamate il pediatra se compaiono: un alone rosso che si allargaattorno al morso (possibile segno della malattia di Lyme), oppure febbre, forte mal di testa, dolori articolari o linfonodi ingrossati. Riferite sempre quando e dove è avvenuto il morso.

❓ Il vaccino protegge anche dalla malattia di Lyme?

No. Il vaccino copre solo la TBE. Per la malattia di Lyme non esiste un vaccino disponibile in Italia: si previene evitando i morsi e, se compare, si cura con antibiotici, tanto più efficaci quanto prima si inizia. In Liguria la malattia di Lyme è più frequente della TBE.

❓ Devo proteggere anche il cane?

Sì. Il cane va trattato con antiparassitari adeguati, soprattutto prima delle escursioni: protegge lui e riduce la possibilità che porti zecche in casa e a contatto con i bambini.

Contatti ASL3 verificati sul sito ufficiale (pagina «Medicina dei viaggi», ultimo aggiornamento 24 novembre 2025). Verificare sempre orari, disponibilità del vaccino e costi al momento della prenotazione.

indicazioni vaccinali e cliniche vanno sempre personalizzate dal medico curante.



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