lunedì 13 luglio 2026

Zecche ed encefalite da zecca: quanto preoccuparsi davvero? Cosa sapere, come proteggere i bambini

 Zecche ed encefalite da zecca: quanto preoccuparsi davvero?

Cosa sapere, come proteggere i bambini e chi ha davvero bisogno del vaccino

Cosa fare? Comer prevenire. Come togliere la zecca. Dare antibiotico? Il vaccino serve? A chi? Quando farlo

Come pediatra, ogni estate ricevo sempre le stesse domande: «Dottore, al bambino si è attaccata una zecca al parco, devo preoccuparmi?». In queste settimane, dopo la notizia di una donna morta per encefalite da zecca, quelle domande si sono moltiplicate — e con esse anche un po' di paura. Proviamo a fare chiarezza, con calma e senza allarmismi: perché la cosa più utile che posso offrirvi non è la paura, ma le informazioni giuste.

Il caso che ha fatto discutere

A inizio giugno 2026 una signora di 76 anni della Val di Fiemme, in Trentino, è stata morsa da una zecca mentre si trovava nei prati vicino a casa. Circa un mese dopo è purtroppo deceduta per un'encefalite da zecca (in sigla TBE, dall'inglese Tick-Borne Encephalitis). È una notizia che colpisce, ed è giusto parlarne. Ma va letta con equilibrio: casi così gravi sono rari, riguardano più spesso persone anziane, e non devono far dimenticare che la grande maggioranza dei morsi di zecca non provoca alcuna malattia. Vediamo insieme cosa conviene davvero sapere.

Cosa sono le zecche e dove si incontrano

Le zecche sono piccoli parassiti (appartengono agli aracnidi, come ragni e acari). In Italia ne esistono 36 specie; quella più importante per la nostra salute è Ixodes ricinus, la cosiddetta «zecca dei boschi». Vivono dove c'è erba alta, sottobosco, margini dei sentieri, zone fresche e umide, pascoli e ricoveri di animali. Sono attive soprattutto da primavera ad autunno, ma i cambiamenti climatici stanno allungando la loro stagione. Un dettaglio importante: la loro puntura è indolore — inoculano una saliva con effetto anestetico — e per questo spesso ci si accorge della zecca solo controllando la pelle.

Fonte: ISS – EpiCentro, «Zecche» (aggiornamento 4 giugno 2026).

Non tutte le zecche fanno ammalare

È il punto più importante da ricordare: la puntura in sé non è pericolosa. Il rischio dipende dal fatto che quella particolare zecca sia infetta e da quanto a lungo resta attaccata (più tempo passa, più aumenta la probabilità di trasmissione). Le malattie da zecche rilevanti in Italia sono soprattutto la malattia di Lyme, l'encefalite da zecca (TBE), la rickettsiosi, l'ehrlichiosi e la tularemia. Solo raramente — secondo l'ISS fino al 5% dei casi, e soprattutto negli anziani e nei bambini piccoli — queste infezioni possono diventare pericolose.

La malattia di Lyme: la più frequente

È la malattia da zecche più diffusa. Il segno tipico iniziale è l'eritema migrante: una macchia rossa attorno al morso che si allarga lentamente, di solito 1-2 settimane dopo. Possono seguire dolori muscolari e articolari e, se non trattata, disturbi neurologici o cardiaci fino a forme croniche. La buona notizia è che si cura con antibiotici, tanto più efficaci quanto prima si inizia. Non esiste un vaccino disponibile in Italia e in Europa. La Liguria è storicamente tra le regioni italiane più interessate dalla malattia di Lyme.

Fonte: ISS – EpiCentro, «Borreliosi di Lyme».

L'encefalite da zecca (TBE): rara, ma da conoscere

È causata da un virus. Dopo il morso di una zecca infetta, in circa il 70% dei casi non compare alcun sintomo o solo disturbi lievi. Nel restante 30%, dopo 3-28 giorni, si presenta una prima fase simil-influenzale (febbre, forte mal di testa, dolori muscolari) che dura pochi giorni; poi in genere si guarisce. In una minoranza (il 10-20% di questi casi) può seguire, dopo un breve intervallo, una seconda fase con coinvolgimento del sistema nervoso (encefalite, a volte paralisi), mortale in circa l'1% dei casi. Un dato che rassicura i genitori: nei bambini il decorso è di solito più lieve, e la gravità tende ad aumentare con l'età. Non esiste una cura specifica (solo terapia di supporto): per questo, dove serve, conta la prevenzione — e il vaccino.

Fonte: ISS – EpiCentro, «Meningoencefalite da zecche (TBE)» (aggiornamento 16 maggio 2024).

La situazione in Liguria: parliamone con onestà

Qui serve chiarezza, senza spaventare e senza minimizzare. In Italia la TBE è concentrata nel Nord-Est — Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto (in particolare il Bellunese), dove la malattia fu identificata per la prima volta nel 1994. In Liguria i casi di TBE sono rari. La zecca che incontriamo più spesso nei nostri boschi e sull'Appennino può però trasmettere la malattia di Lyme, per la quale, come detto, la Liguria è tra le regioni più colpite. Negli ultimi anni, inoltre, la positività ai test per Lyme e TBE risulta in aumento in diverse regioni, Liguria compresa. In pratica: per chi vive in Liguria la priorità è prevenire i morsi ed essere attenti alla malattia di Lyme; il vaccino anti-TBE riguarda soprattutto chi si reca in zone endemiche del Nord-Est o dell'Europa centro-orientale.

Fonti: ISS – EpiCentro; dati di sorveglianza arbovirosi 2025-2026; Vaccinarsi in Liguria (DISSAL – Università di Genova / ALISA).

Come prevenire i morsi (vale per tutti, adulti e bambini)

   Vestiti giusti: abiti chiari (le zecche si vedono meglio), maniche e pantaloni lunghi infilati nei calzini, scarpe chiuse o stivali.

   Attenzione ai sentieri: camminare al centro, evitare di strusciare l'erba alta e il fitto sottobosco.

   Repellenti: prodotti a base di DEET o Icaridina, scegliendo la formulazione adatta all'età del bambino.

   Controllo al rientro: ispezionare con calma pelle e vestiti. Nei bambini guardate soprattutto testa e cuoio capelluto, collo, dietro le orecchie e le ginocchia, inguine e ascelle.

   Vestiti e cane: scuotere, spazzolare e lavare gli indumenti; trattare i cani con antiparassitari adeguati, soprattutto prima di un'escursione.

Fonte: ISS – EpiCentro, «Zecche» (2026).

Se trovi una zecca: come rimuoverla

Niente panico: nella maggior parte dei casi non succede nulla. L'importante è rimuoverla presto e nel modo corretto.

✅ COSA FARE

⛔ COSA NON FARE

Usare una pinzetta a punte sottili, afferrando la zecca il più vicino possibile alla pelle.

Tirare con delicatezza, con un leggero movimento di rotazione, senza schiacciare il corpo.

Proteggere le mani (guanti) e lavarle dopo.

Disinfettare la zona dopo la rimozione (non con tintura di iodio, che colora la pelle).

Conservare la zecca in alcol al 70% e annotare data e luogo del morso.

Controllare la pelle nei giorni e nelle settimane successivi.

Non usare alcol, benzina, acetone, olio, grassi o ammoniaca sulla zecca.

Non usare oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette.

Non strappare bruscamente né schiacciare il corpo (rischio di rigurgito infetto).

Non toccare la zecca a mani nude.

Non prendere antibiotici «di prevenzione» di propria iniziativa: possono mascherare i sintomi e complicare la diagnosi.

Quando chiamare il medico: se nei giorni o nelle settimane dopo il morso compaiono un alone rosso che si allarga, febbre, mal di testa, dolori articolari o linfonodi ingrossati. Riferite sempre data e luogo del morso.

Fonte: ISS – EpiCentro, «Zecche» (2026).

Il vaccino anti-TBE: a chi serve davvero

Esiste ed è efficace, ma non è per tutti. È raccomandato a chi vive stabilmente o soggiorna in zone boschive e rurali endemiche (il Nord-Est italiano e ampie aree dell'Europa centro-orientale e settentrionale) e a chi vi svolge attività all'aperto. Non protegge dalla malattia di Lyme né dalle altre malattie da zecche: la prevenzione dei morsi resta comunque indispensabile.

Aspetto

In sintesi

A chi

Residenti e villeggianti in zone endemiche (soprattutto Nord-Est); lavoratori all'aperto (boscaioli, agricoltori, forestali, allevatori); escursionisti, cacciatori, cercatori di funghi; campeggiatori.

Da che età

A qualsiasi età a partire dai 5 mesi compiuti. Tra i 5 mesi e i 6 anni la decisione va personalizzata con il pediatra, valutando rischio ed esposizione.

Schedula

Ciclo base di 3 dosi, con richiami periodici (indicativamente ogni 3 anni). Esiste anche uno schema accelerato, meno performante di quello classico.

Quando iniziare

Meglio in inverno, così da essere protetti nella stagione di massima attività delle zecche (primavera-estate).

Fonti: Vaccinarsi in Liguria (DISSAL – Università di Genova / ALISA); ISS – EpiCentro; ASL3 Liguria. Le indicazioni vanno sempre concordate con il proprio medico o pediatra.

Categorie a rischio e chi viaggia in zone endemiche

Chi vale la pena valutare con più attenzione, magari parlandone per tempo (in inverno) con il medico o il pediatra:

   Residenti e villeggianti nelle aree endemiche del Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Bellunese).

   Lavoratori all'aperto: boscaioli, agricoltori, guardie forestali, allevatori.

   Escursionisti, cacciatori e cercatori di funghi che frequentano boschi e sottobosco.

   Famiglie che trascorrono l'estate in montagna nel Triveneto, e bambini iscritti a campi estivi nei boschi di zone endemiche.

   Viaggiatori diretti verso aree endemiche dell'Europa centro-orientale e settentrionale.

Rischi e limiti

   I numeri ufficiali sottostimano la realtà: la sorveglianza conta soprattutto i casi con coinvolgimento neurologico, che sono solo una parte del totale delle infezioni.

   Non tutte le zecche sono infette e non tutti i morsi trasmettono malattia: allarmarsi per ogni singola puntura non è utile.

   Il vaccino protegge solo dalla TBE, non dalla malattia di Lyme né dalle altre infezioni da zecche.

   Per la malattia di Lyme non esiste, al momento, un vaccino disponibile in Italia e in Europa.

   L'aumento dei casi riportato negli ultimi anni va letto con prudenza: dipende anche da una maggiore attenzione diagnostica e dai cambiamenti climatici.

Cosa cambia da ora in poi?

   Per le famiglie liguri: continuate a godervi la natura, con qualche accortezza in più — abiti adeguati e un controllo della pelle dopo boschi e prati.

   Prima delle vacanze estive in Trentino, Friuli o Veneto (o all'estero in zone endemiche), chiedete al pediatra se il vaccino anti-TBE è indicato: va programmato con mesi di anticipo.

   Se trovate una zecca: niente panico, rimuovetela correttamente e osservate la pelle nelle settimane successive.

   Nel dubbio, chiedete: il vostro pediatra è qui per aiutarvi a distinguere ciò che è davvero un rischio da ciò che non lo è.

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Fonti ufficiali

   ISS – EpiCentro, «Zecche» (aggiornamento 4 giugno 2026): epicentro.iss.it/zecche

   ISS – EpiCentro, «Meningoencefalite da zecche (TBE)» (aggiornamento 16 maggio 2024): epicentro.iss.it/zecche/meningoencefalite

   ISS – EpiCentro, «Borreliosi di Lyme»: epicentro.iss.it/zecche/borreliosi

   ISS – EpiCentro, Sorveglianza arbovirosi, bollettini periodici 2025-2026.

   Vaccinarsi in Liguria (DISSAL – Università di Genova / ALISA), «Vaccino anti-encefalite da zecche (TBE)»: vaccinarsinliguria.org

   ASL3 Liguria, «Vaccinazione encefalite da zecche»: asl3.liguria.it

   ISSalute, «Encefalite da zecca»: issalute.it

Bibliografia scientifica essenziale (per colleghi)

   Amicizia D, et al. Epidemiology of tick-borne encephalitis (TBE) in Europe and its prevention by available vaccines. Hum Vaccin Immunother. 2013;9(5):1163-71.

   Kollaritsch H, et al. Vaccines and vaccination against tick-borne encephalitis. Expert Rev Vaccines. 2012;11(9):1103-19.

   Smit R, Postma MJ. Review of tick-borne encephalitis and vaccines: clinical and economical aspects. Expert Rev Vaccines. 2015;14(5):737-47.

   WHO. Vaccines against tick-borne encephalitis: WHO position paper. Weekly Epidemiological Record. 2011;86(24):241-56.

   ECDC. Tick-borne encephalitis – Annual Epidemiological Report (aggiornamenti periodici).

   Steere AC, et al. Lyme borreliosis. Nature Reviews Disease Primers. 2016;2:16090.

Nota: i riferimenti sono forniti a scopo di aggiornamento professionale; per le versioni integrali e più recenti consultare PubMed e le pagine istituzionali citate.

❓ DOMANDE FREQUENTI (FAQ) PER I GENITORI

Le risposte hanno scopo informativo e non sostituiscono il consulto con il proprio medico o pediatra.

❓ Mio figlio ha preso una zecca: devo preoccuparmi?

Nella grande maggioranza dei casi non succede nulla. La cosa più importante è rimuoverla presto e nel modo giusto (pinzetta a punte sottili, vicino alla pelle, trazione delicata, poi disinfezione) e poi tenere d'occhio la pelle nelle settimane successive. Niente panico: la puntura in sé non è pericolosa, il rischio dipende dal fatto che quella zecca sia infetta e da quanto è rimasta attaccata.

❓ Vado in vacanza in Trentino con i figli: devo fare il vaccino anti-TBE a me e ai bambini?

Il Trentino è tra le zone italiane dove l'encefalite da zecca (TBE) è realmente presente, quindi la domanda è più che legittima. La risposta però non è uguale per tutti e va personalizzata con il pediatra o il medico:

Vale la pena valutarlo se: il soggiorno è lungo o si ripete ogni anno, e prevede molte attività all'aperto in ambienti rurali e boschivi (camminate nel sottobosco, campeggio, prati, malghe).

È meno prioritario se: si tratta di una vacanza breve, prevalentemente in paese o in hotel, con poche uscite nei boschi. In questi casi la protezione più importante resta la prevenzione dei morsi.

Nei bambini il vaccino si può fare dai 5 mesi compiuti; tra i 5 mesi e i 6 anni la decisione va sempre valutata caso per caso con il pediatra. In ogni caso, il vaccino non protegge dalla malattia di Lyme e dalle altre malattie da zecche: le precauzioni (abiti coprenti, controllo della pelle) servono comunque.

❓ Se decido di vaccinarmi, quanto tempo prima devo farlo?

Con largo anticipo. Il ciclo di base prevede più dosi e la protezione si costruisce in settimane: la ASL3 raccomanda di prenotare la consulenza 2-3 mesi prima della partenza. Il periodo ideale per iniziare è l'inverno, così da essere protetti in primavera-estate.

Attenzione: se la vacanza è tra pochi giorni o poche settimane, non c'è il tempo per ottenere una protezione adeguata per quest'anno. In quel caso conviene puntare tutto sulla prevenzione dei morsi e, se il Trentino sarà una meta abituale, programmare il vaccino per la prossima stagione.

❓ Dove si fa il vaccino anti-TBE a Genova?

Il primo passo è parlarne con il proprio pediatra o medico di famiglia. Per la somministrazione, in ASL3 ci si può rivolgere a:

Ambulatorio di Medicina dei Viaggi – Villa Bombrini, via L.A. Muratori 11r (cancello Genova Cornigliano). Appuntamento al tel. 010 849 8646 (segreteria telefonica; per parlare con un operatore digitare il tasto 6, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12).

In alternativa, le vaccinazioni si possono prenotare presso gli ambulatori vaccinali ASL3 tramite CUP Liguria (numero unico prenotazioni 010 5383400). Conviene sempre verificare sede, disponibilità del vaccino e costi al momento della prenotazione.

❓ Il vaccino è gratuito?

Di norma no, quando è richiesto per motivi di viaggio o attività personali: non rientra tra le vaccinazioni offerte gratuitamente e prevede un costo (per la consulenza di medicina dei viaggi ASL3 è previsto un ticket, a cui si aggiunge il costo del vaccino). Gli importi aggiornati vanno chiesti direttamente alla ASL3.

❓ Se non faccio in tempo a vaccinarmi, devo rinunciare alla vacanza?

Assolutamente no. Il rischio di TBE, pur reale in Trentino, resta limitato, e la prevenzione dei morsi è già una protezione molto efficace: abiti chiari e coprenti, pantaloni lunghi nei calzini, repellenti adatti all'età, e controllo accurato della pelle dopo ogni uscita nei boschi o nei prati.

❓ Come tolgo una zecca al bambino, in pratica?

Con una pinzetta a punte sottili, afferrandola il più vicino possibile alla pelle e tirando con delicatezza (leggera rotazione), senza schiacciarne il corpo. Poi disinfettare (non con prodotti che colorano la pelle, come la tintura di iodio). Da non fare mai: olio, alcol, benzina, fiammiferi o sigarette sulla zecca, né strapparla di colpo. Utile annotare data e luogo del morso.

❓ Quali sintomi devo tenere d'occhio dopo un morso?

Nei giorni e nelle settimane successivi, chiamate il pediatra se compaiono: un alone rosso che si allargaattorno al morso (possibile segno della malattia di Lyme), oppure febbre, forte mal di testa, dolori articolari o linfonodi ingrossati. Riferite sempre quando e dove è avvenuto il morso.

❓ Il vaccino protegge anche dalla malattia di Lyme?

No. Il vaccino copre solo la TBE. Per la malattia di Lyme non esiste un vaccino disponibile in Italia: si previene evitando i morsi e, se compare, si cura con antibiotici, tanto più efficaci quanto prima si inizia. In Liguria la malattia di Lyme è più frequente della TBE.

❓ Devo proteggere anche il cane?

Sì. Il cane va trattato con antiparassitari adeguati, soprattutto prima delle escursioni: protegge lui e riduce la possibilità che porti zecche in casa e a contatto con i bambini.

Contatti ASL3 verificati sul sito ufficiale (pagina «Medicina dei viaggi», ultimo aggiornamento 24 novembre 2025). Verificare sempre orari, disponibilità del vaccino e costi al momento della prenotazione.

indicazioni vaccinali e cliniche vanno sempre personalizzate dal medico curante.



venerdì 10 luglio 2026

Caramelle e rischio soffocamento: attenzione a quelle che si gonfiano in bocca

Caramelle e rischio soffocamento: attenzione a quelle che si gonfiano in bocca

Il richiamo del Ministero della Salute e cosa dobbiamo sapere come genitori

Dott. Alberto Ferrando — Pediatra di Genova

Come pediatra, il soffocamento è una di quelle cose che mi tolgono il sonno. Non perché capiti spesso, ma perché quando capita è questione di secondi, e spesso riguarda oggetti o cibi che consideravamo del tutto innocui. 

Un dolcetto colorato, morbido, “carino”: eppure proprio questi possono nascondere un pericolo. Per questo voglio parlarvi di un richiamo recente e, soprattutto, di cosa possiamo fare tutti noi per proteggere i bambini più piccoli.

Cosa è successo

Il Ministero della Salute ha diramato un avviso di richiamo per le caramelle gommose “Jelly’s Kawaii Fruity Assorted Jelly Straws”, confezione da 200 grammi, lotto 02072025 (termine minimo di conservazione 01/07/2027). 

Il motivo del ritiro è la presenza di E 425 (gomma di konjac), un additivo che nell’Unione Europea non è autorizzato in questo tipo di caramelle gommose e gelatinose. Il prodotto è stato ritirato dai supermercati.

Se avete in casa una confezione con quel lotto, il consiglio è semplice: non consumatela e riportatela al punto vendita.

 

Perché il konjac è un problema

Qui sta il punto che ci interessa come genitori. Il konjac, a contatto con la saliva, non si scioglie rapidamente e tende a rigonfiarsi. Se una di queste caramelle viene ingerita intera, può ostruire le vie respiratorie in modo particolarmente insidioso. Proprio per questa caratteristica fisica, in Europa non è ammesso in caramelle e gelatine di questo tipo, che sono spesso molto attraenti per bambini e ragazzi.

Non si tratta quindi di un problema di “sostanza tossica”, ma di un problema meccanico: la consistenza e il comportamento in bocca aumentano il rischio di soffocamento.

 

Il rischio riguarda tutte le caramelle gommose

Voglio essere chiaro su un punto: questo richiamo riguarda un prodotto specifico, ma il rischio di soffocamento riguarda tutte le caramelle gommose, e nei bambini sotto i 4 anni anche quelle dure, lisce e scivolose. Il motivo è che sotto questa età la masticazione, il controllo del boccone e i riflessi protettivi delle vie aeree non sono ancora completamente maturi.

Come dico spesso ai genitori nel mio studio: un prodotto colorato, divertente o “virale” sui social non è automaticamente adatto all’età pediatrica. Anzi, proprio le novità che circolano online meritano un’attenzione in più prima di finire in bocca a un bambino piccolo.

 

Cosa possiamo fare: prevenzione

La buona notizia è che la prevenzione passa da gesti semplici, alla portata di tutti:

       Leggere le etichette prima di offrire dolciumi ai più piccoli.

       Verificare i richiami ufficiali del Ministero della Salute, che pubblica regolarmente gli avvisi di sicurezza alimentare.

       Non lasciare dolciumi potenzialmente pericolosi a portata di mano dei bambini piccoli.

       Evitare del tutto caramelle gommose, dure o molto compatte sotto i 4 anni.

 

Imparare le manovre antisoffocamento

C’è però una cosa che, secondo me, ogni genitore, nonno, insegnante ed educatore dovrebbe fare: seguire un corso per imparare le manovre di disostruzione delle vie aeree (le cosiddette manovre antisoffocamento pediatriche). La prevenzione resta fondamentale, ma quando serve bisogna essere pronti: saper intervenire con calma e nel modo corretto, nei primi minuti di un’emergenza, può davvero fare la differenza. Molte associazioni e centri di formazione organizzano corsi brevi e pratici.

Rischi e limiti

È importante non generare allarmismo: il richiamo riguarda un lotto specifico di un singolo prodotto, non tutte le caramelle in commercio. Allo stesso tempo, il messaggio più ampio — il rischio di soffocamento da dolciumi nei bambini piccoli — è reale e ben documentato. Le caratteristiche esatte di ogni prodotto “virale” venduto online non sono sempre facilmente verificabili, ed è proprio questa incertezza a suggerire prudenza.

Cosa cambia da ora in poi?

Il consiglio pratico si riassume in tre parole: attenzione, controllo e formazione. Controlliamo cosa compriamo, teniamo lontani dai più piccoli i dolci a rischio, e impariamo tutti come comportarci in caso di soffocamento. Evitare i rischi inutili è il modo migliore per proteggere i nostri bambini.

Se avete dubbi su cosa sia adatto all’età del vostro bambino, parlatene con il vostro pediatra: siamo qui anche per questo.

Fonti

Ministero della Salute — sezione avvisi di sicurezza e richiami di prodotti alimentari (2026): salute.gov.it – Avvisi di sicurezza.

Approfondimento: Il Fatto Alimentare, “Jelly straws richiamate per additivo vietato: rischio soffocamento” (2026): ilfattoalimentare.it.

L’additivo E 425 (gomma di konjac) non è autorizzato in caramelle e gelatine di questo tipo secondo la normativa UE.

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giovedì 9 luglio 2026

Bagno dopo mangiato: la “congestione” fa davvero paura?

 Bagno dopo mangiato: la “congestione” fa davvero paura?

Cosa dice la scienza, cosa sono davvero “congestione” e “idrocuzione”, e i veri consigli per le famiglie

Dott. Alberto Ferrando — Pediatra di Genova

Come pediatra, ogni estate mi sento ripetere la stessa domanda almeno dieci volte a settimana: “Dottore, quanto deve aspettare il bambino dopo mangiato prima di fare il bagno?”. Dietro c’è sempre la stessa paura: la temuta congestione. È una delle credenze più radicate della nostra cultura, tramandata da nonni e genitori con la forza di una regola sacra: “tre ore, non un minuto di meno”.

Vi dico subito quello che dico ai miei genitori in ambulatorio: quella regola delle tre ore, così come la conosciamo, non ha basi scientifiche solide. Ma attenzione: questo non significa che in acqua non ci si debba comportare con prudenza. Il vero pericolo, quello di cui dovremmo davvero preoccuparci, ha un altro nome: si chiama annegamento. Proviamo a fare chiarezza.

Che cos’è la “congestione” e perché il termine va “smontato”

Nel linguaggio comune la “congestione digestiva” indicherebbe un blocco della digestione provocato dallo sbalzo di temperatura dell’acqua fredda: il sangue, “richiamato” verso lo stomaco per digerire, non basterebbe più e si andrebbe incontro a malore, crampi e annegamento. È una spiegazione suggestiva, ma fisiologicamente imprecisa e non dimostrata.

La revisione della letteratura scientifica condotta dalla International Life Saving Federation (Medical Position Statement MPS-18, 2014) è netta: non esistono prove che mangiare prima di nuotare aumenti il rischio di annegamento. Gli unici due studi sperimentali disponibili, entrambi degli anni ’60 su nuotatori, non mostrarono alcun effetto rilevante sulla prestazione né sintomi significativi a diversi intervalli dopo il pasto. La raccomandazione di attendere è quindi definita testualmente “unfounded”, cioè infondata.

Sulla stessa linea la Croce Rossa Americana – Scientific Advisory Council (2021, aggiornamento 2024): “Nuotare entro un’ora dal pasto, in bambini e adulti, non aumenta il rischio di annegamento”. Né l’Accademia Americana di Pediatria, né i CDC, né l’OMS includono avvertenze sul mangiare prima del bagno nelle loro raccomandazioni per la prevenzione dell’annegamento.

La “congestione” come la immaginiamo è in gran parte una leggenda tutta italiana. Anche la Società Italiana di Pediatria (SIP, 2021 e 2022) è chiara: la regola delle tre ore  è “un supplizio inutile”, precisando che non esiste una regola scientifica che imponga quell’attesa.

In sintesi: il termine “congestione”, inteso come blocco digestivo pericoloso causato dall’acqua fredda dopo il pasto, non trova conferma nelle evidenze. Non significa che i disturbi in acqua non esistano, ma che il meccanismo è diverso da quello che immaginiamo.

E l’“idrocuzione”? Attenzione a non confondere i termini

Spesso “congestione” e “idrocuzione” vengono usate come sinonimi. Non lo sono. L’idrocuzione (o sincope da immersione) non ha a che fare con la digestione, ma con lo sbalzo termico improvviso: l’ingresso brusco in acqua fredda quando si è molto accaldati può scatenare una reazione riflessa del sistema cardiovascolare (rallentamento del battito, alterazioni del ritmo) con possibile perdita di coscienza.

Questo fenomeno è reale e studiato in fisiologia con il nome di “cold shock response” e “autonomic conflict”: l’immersione improvvisa in acqua fredda può provocare iperventilazione riflessa e aritmie, aumentando indirettamente il rischio in acqua. Il fattore chiave, però, è lo sbalzo di temperatura e il tuffo da accaldati, non il fatto di aver mangiato.

È una distinzione importante: come scrivevo già in un mio articolo per l’Associazione Culturale Pediatri (ACP, 2020), conviene evitare i tuffi da accaldati “non tanto per il rischio di congestione, ma più per quello di sincope”. La prudenza serve, ma per la ragione giusta.

Il vero pericolo: non l’orologio, ma l’acqua

Mentre discutiamo di minuti da far passare dopo il panino, rischiamo di distrarci dal problema serio. In Italia l’annegamento è tra le prime cause di morte accidentale nei bambini, dopo gli incidenti stradali. E accade spesso vicino agli adulti, a volte sotto i loro occhi.

Alcuni punti che ripeto sempre ai genitori:

       Chi annega non grida e non agita le braccia come nei film: prima di gridare bisogna respirare, e chi annega non riesce a farlo. È un evento silenzioso.

       Il bambino piccolo tende a galleggiare a faccia in giù; quello più grande resta verticale e “batte” sull’acqua, un movimento che può sembrare un gioco.

       La sorveglianza attiva e continua è la vera protezione: un adulto che guarda davvero, senza telefono, senza distrazioni.

       I fattori di rischio più importanti sono: piscine non recintate, non saper nuotare, mancanza di supervisione e, nei più grandi, l’uso di alcol.

Consigli pratici per i genitori: bagno e pasti in sicurezza

Come far mangiare i bambini in estate

1.    Pasti leggeri quando si va in acqua: frutta, verdura, un primo semplice, proteine magre. Un pasto leggero si digerisce durante il bagno senza problemi.

2.    Evitare le abbuffate e i cibi molto grassi prima di uno sforzo fisico: fritti, sughi elaborati, grandi porzioni di cibi grassi (che richiedono anche 5-6 ore per essere digeriti).

3.    Idratazione frequente con acqua, evitando bibite troppo fredde e zuccherate.

Come entrare in acqua

4.    Ingresso graduale: bagnarsi prima viso, nuca, torace e addome quando l’acqua è ancora bassa, in modo da poter tornare subito a riva se si avverte malessere.

5.    Niente tuffi da accaldati: è la regola più utile, per prevenire la sincope da sbalzo termico.

6.    Sorveglianza a distanza di braccio per i più piccoli e i non nuotatori, sempre.

7.    Se il bambino, dopo un pasto abbondante, si sente appesantito o stanco, meglio aspettare che si senta bene: non per la “congestione”, ma per buon senso e comfort.

Le domande che mi fanno nonni e genitori (FAQ)

“Ma i nonni dicevano sempre tre ore. Avevano torto?”

I nonni avevano a cuore la sicurezza dei bambini, ed è giusto rispettarlo. Semplicemente, la scienza oggi ci dice che l’attesa rigida di tre ore non serve. Conta più cosa e quanto si è mangiato, e come si entra in acqua, che non guardare l’orologio.

“Allora mio figlio può tuffarsi appena finito di mangiare?”

Se il pasto è stato leggero, può fare il bagno senza attendere ore. Il tuffo, però, è un’altra cosa: evitiamo i tuffi da accaldati, sempre, per il rischio di sincope da sbalzo termico. Meglio entrare gradualmente.

“E se ha mangiato tanto, con fritto e gelato?”

In quel caso il buon senso vale: se si sente appesantito o stanco, aspettiamo che stia bene prima di fare uno sforzo in acqua. Non per paura della congestione, ma perché nuotare da appesantiti è semplicemente scomodo e faticoso. Come per qualsiasi attività fisica.

“Il gelato in spiaggia fa venire la congestione?”

No. Il gelato di per sé non provoca alcun blocco pericoloso. L’unica accortezza è non passare bruscamente dal caldo torrido all’acqua fredda subito dopo: vale per il gelato come per qualsiasi altra cosa.

“Per il neonato è diverso? Posso fargli il bagnetto dopo la poppata?”

Il bagnetto in vasca a casa, con acqua tiepida, non c’entra con la “congestione”: non c’è sbalzo termico né sforzo. Se il piccolo è tranquillo va bene; se dopo la poppata è assonnato o infastidito, si può semplicemente rimandare di qualche minuto per comodità.

“In piscina è più sicuro che al mare?”

Il rischio digestivo è lo stesso (cioè non rilevante). Cambia il rischio annegamento: in piscina servono recinzioni e sorveglianza; al mare attenzione a correnti, onde e fondali. In entrambi i casi l’adulto che sorveglia è la vera sicurezza.

“Quindi di cosa mi devo davvero preoccupare?”

Di tre cose, molto più concrete: sorvegliare sempre e attivamente i bambini in acqua; far entrare gradualmente ed evitare tuffi da accaldati; e imparare a riconoscere un annegamento, che è silenzioso. Questo salva vite, molto più dell’attesa delle tre ore.

Rischi e limiti

       Le evidenze sperimentali dirette sono poche e datate (studi degli anni ’60): la conclusione “non aumenta il rischio” si basa soprattutto sull’assenza di casi documentati e su una revisione della letteratura, non su grandi trial recenti.

       Le raccomandazioni valgono per pasti normali. Situazioni particolari (pasti enormi e molto grassi seguiti da sforzo intenso e ingresso brusco in acqua fredda) restano prudenzialmente da evitare.

       L’idrocuzione/sincope da sbalzo termico è un fenomeno reale ma raro; i dati riguardano soprattutto adulti e immersioni in acqua fredda. Nei bambini l’indicazione pratica resta: ingresso graduale, no tuffi da accaldati.

Cosa cambia da ora in poi?

Possiamo smettere di guardare l’orologio e iniziare a guardare il piatto e l’acqua. Un pasto leggero permette il bagno senza lunghe attese; le energie mentali dei genitori vanno spostate dalla “congestione” alla sorveglianza attiva, all’ingresso graduale in acqua e alla capacità di riconoscere un bambino in difficoltà. È un piccolo cambio di prospettiva che rende l’estate più serena e, soprattutto, più sicura.

Approfondimenti sul mio blog: ferrandoalberto.blogspot.com. Per dubbi specifici sul vostro bambino, il pediatra è sempre il riferimento migliore.

Bibliografia e fonti (link verificati)

8.    International Life Saving Federation – Medical Position Statement MPS-18 “Eating Before Swimming” (2014) — https://www.ilsf.org/wp-content/uploads/2018/11/MPS-18-2014-Eating-before-Swimming.pdf

9.    American Red Cross – Scientific Advisory Council, “Should You Eat Right Before Swimming?” (2021, agg. 2024) — https://www.redcross.org/take-a-class/resources/articles/eating-before-swimming-myth

10. Società Italiana di Pediatria (SIP) – “Bagno dopo pranzo: si può fare, l’importante è immergersi gradualmente” (2022) — https://sip.it/2022/07/01/bagno-dopo-pranzo-staiano-si-puo-fare-limportante-e-immergersi-gradualmente/

11. Società Italiana di Pediatria (SIP) – “Bagno al mare dopo mangiato: non guardare l’orologio ma cosa c’è nel piatto” (2021) — https://sip.it/2021/07/30/bagno-al-mare-dopo-mangiato-non-guardare-lorologio-ma-cosa-ce-nel-piatto/

12. Associazione Culturale Pediatri (ACP) – A. Ferrando, “Non preoccupatevi del bagno dopo mangiato. Preoccupatevi dell’acqua” (2020) — https://acp.it/it/2020/07/non-preoccupatevi-del-bagno-dopo-mangiato-preoccupatevi-dellacqua.html

13. Shattock MJ, Tipton MJ – “‘Autonomic conflict’: a different way to die during cold water immersion?”, J Physiol (2012), PMC — https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3459038/

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