sabato 28 febbraio 2026

Salvato da soffocamento da insegnante a scuola: voi sapete fare la manovra?

 Salvato da soffocamento da insegnante a scuola: voi sapete fare la manovra? (ricordo che il 17 e il 27 avete possibilità di vederla e di imparare)

Un ragazzino di 11 anni oggi è vivo e sta bene perché a pochi metri da lui c’era un’insegnante che sapeva cosa fare, l’ha riconosciuto subito in difficoltà e ha eseguito correttamente le manovre di disostruzione (Heimlich) prima dell’arrivo del 118.

Cosa è successo a Piscina

  • In una scuola media di Piscina (Torino), durante l’intervallo, un 11enne ha iniziato a soffocare mentre mangiava una merendina o un biscotto.

  • L’insegnante, accortasi della difficoltà respiratoria, ha eseguito immediatamente le manovre disostruttive, riuscendo a liberare le vie aeree e a far riprendere la respirazione al ragazzo.

  • All’arrivo dell’ambulanza il bambino era vigile, cosciente e respirava normalmente; è stato comunque trasferito in ospedale in via precauzionale per ulteriori controlli.

  • Azienda Zero ha colto l’occasione per ricordare che organizza corsi di formazione sulle manovre salvavita rivolti a cittadini e personale scolastico.

Questa non è una “fortuna”: è l’effetto concreto di una persona formata, che ha trasformato una potenziale tragedia in un incidente a lieto fine.

La domanda scomoda: sono tutti così preparati?

Qui sta il punto critico: no, non tutti gli insegnanti e non tutto il personale che lavora con bambini e anziani è preparato a riconoscere un soffocamento e a eseguire correttamente le manovre salvavita.

  • In varie realtà italiane esistono corsi strutturati per il personale scolastico sulle manovre di disostruzione e sul primo soccorso, spesso organizzati da Aziende USL, 118, Croce Rossa, associazioni scientifiche.

  • Questi percorsi però non sono ancora uniformi, obbligatori e periodici su tutto il territorio nazionale; spesso dipendono dalla sensibilità del singolo istituto, del comune o della regione.

  • Nelle scuole convivono bambini con allergie gravi, disturbi neurologici, fragilità respiratorie e cardiache: chi lavora con loro non può limitarsi a “sperare” che non succeda nulla, deve essere addestrato e aggiornato.

Lo stesso discorso vale (e forse ancora di più) per chi lavora con gli anziani: RSA, case di riposo, centri diurni, assistenza domiciliare. Il rischio di soffocamento è elevato per disfagia, protesi dentarie, patologie neurodegenerative, deficit cognitivi, farmaci sedativi.

Perché la formazione sulle manovre salvavita è decisiva

Le linee guida e i protocolli di disostruzione pediatrica e dell’adulto sono chiari: in caso di ostruzione completa delle vie aeree, il fattore tempo è determinante e le manovre devono essere eseguite immediatamente da chi è presente.

  • La maggior parte degli episodi di soffocamento in età pediatrica avviene a casa o a scuola, spesso davanti a adulti che non sanno cosa fare o, peggio, fanno gesti sbagliati (mettere le dita in bocca, scuotere a caso, perdere tempo).

  • Le manovre (colpi interscapolari, compressioni toraciche/addominali tipo Heimlich, RCP se necessario) sono tecnicamente semplici, ma devono essere apprese e provate su manichino per essere eseguite con sicurezza.

  • Esistono corsi brevi, anche di 2 ore, rivolti non solo ai sanitari ma a insegnanti, educatori, genitori, nonni, baby-sitter, allenatori sportivi, operatori di RSA.

Nel caso di Piscina la catena dei soccorsi ha funzionato: riconoscimento rapido, allarme al 118, manovre corrette subito, assistenza sanitaria successiva. Questo è esattamente ciò che le Aziende sanitarie cercano di insegnare nei percorsi di formazione.

Bambini e anziani: due popolazioni ad alto rischio

Bambini e anziani hanno caratteristiche diverse, ma condividono una vulnerabilità particolare per il soffocamento.

  • Nei bambini il rischio è legato a curiosità, gioco con piccoli oggetti, alimenti a rischio (frutta secca, wurstel, caramelle dure, pezzi grossi di carne o pane), distrazione durante il pasto.

  • Negli anziani incidono disfagia, patologie neurologiche (ictus, Parkinson, demenze), ridotto controllo del bolo, ridotta vigilanza, polifarmacoterapia.

  • In entrambi i gruppi, chi li assiste deve saper fare tre cose: prevenire (scelta degli alimenti, postura, sorveglianza), riconoscere subito i segni di ostruzione completa, attivare immediatamente la catena dei soccorsi con manovre adeguate.

In altre parole, sapere le manovre salvavita è parte integrante della sicurezza di bambini e anziani, non è un “di più” opzionale.

Cosa dovrebbe cambiare (subito)

L’episodio di Piscina è una buona notizia, ma proprio per questo dovrebbe spingerci a non accontentarci: è andata bene perché qualcuno era preparato, non perché “di solito va così”.

Serve che:

  • La formazione su disostruzione, RCP di base e uso del DAE diventi obbligatoria, pratica e periodica per tutto il personale scolastico (docenti, ATA, educatori) e per chi lavora in strutture per anziani.

  • Regioni, comuni e istituti scolastici inseriscano questi corsi in modo strutturale nel piano dell’offerta formativa e nei documenti di valutazione del rischio, non come iniziativa episodica “di buona volontà”.

  • Famiglie, associazioni di genitori, associazioni di pazienti e di categoria chiedano esplicitamente che in ogni scuola e in ogni struttura per anziani ci siano persone formate e aggiornate sulle manovre salvavita.

  • Genitori, nonni, baby-sitter, educatori sportivi colgano l’occasione per formarsi: oggi esistono corsi brevi, spesso gratuiti o a basso costo, erogati da Croce Rossa, 118, associazioni qualificate.

A Piscina un biscotto è andato di traverso e un’insegnante preparata ha fatto la differenza tra la vita e la morte. Questo dovrebbe essere lo standard, non l’eccezione. #ManovreSalvavita #SoffocamentoBambini #heimlich # soffocamento #FormazioneScuola #PrimoSoccorsoPedia #VitaSalvata #ferrandoalberto



giovedì 26 febbraio 2026

🍼 Nanna sicura per il tuo bambino: le regole che salvano la vita

🍼 Nanna sicura per il tuo bambino: le regole che salvano la vita

Una tragedia che ci tocca profondamente — e ci ricorda quanto sia importante parlarne


Nelle ultime ore una notizia straziante arriva da Roma: una bimba di 10 mesi è morta al Policlinico Gemelli dopo essere stata involontariamente schiacciata dal padre nel lettone matrimoniale. Il papà si era addormentato esausto dopo averla cullata a lungo. L'autopsia ha confermato quello che i medici chiamano overlaying — una compressione accidentale durante il sonno condiviso — con conseguente arresto cardiaco e danno cerebrale irreversibile.

Casi come questo sono rari. Ma devastanti. E ogni volta che accadono, ci obbligano — come pediatri, come genitori, come comunità — a fermarci e riflettere.

Non scrivo queste righe per giudicare quel papà. So bene quanto sia stremante la genitorialità nei primi mesi, quanto sia potente il bisogno di tenere il proprio bambino vicino, quanto a volte il sonno arrivi con una forza irresistibile. Scrivo perché quelle informazioni che possono fare la differenza arrivino alle famiglie prima, non dopo.


👨‍👩‍👧 Lettone o lettino? Una scelta che va condivisa con il pediatra

Ogni famiglia è diversa. Ci sono culture, storie, esigenze di allattamento e di sonno che rendono questa scelta molto personale. Il dialogo con il proprio pediatra di fiducia è sempre il punto di partenza migliore.

Detto questo, la scienza ha qualcosa di chiaro da dire. L'AAP (Accademia Americana di Pediatria — American Academy of Pediatrics), nel suo aggiornamento del 2022 — il più autorevole e aggiornato disponibile — raccomanda esplicitamente:

🚫 Nessun bed-sharing (dormire nel lettone con il bebè) con neonati sotto i 12 mesi, e in modo ancora più netto sotto i 4 mesi di vita, nei prematuri, nei neonati di basso peso, e quando uno dei genitori fuma, ha assunto alcol, è obeso o prende farmaci sedativi.

✅ Room-sharing (stessa stanza, lettino separato) con culla o lettino indipendente nella stessa stanza dei genitori per almeno 6 mesi, idealmente per il primo anno di vita.

Il room-sharing riduce il rischio di SIDS (Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante, Sudden Infant Death Syndrome— la cosiddetta "morte in culla") fino al 50% rispetto al dormire in stanze separate, senza i rischi del lettone condiviso. Un compromesso prezioso tra vicinanza e sicurezza.

Le società scientifiche italiane SIP (Società Italiana di Pediatria), SIN (Società Italiana di Neonatologia) e SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) sono allineate su queste indicazioni.


📊 Cosa sappiamo sui rischi: i numeri dietro le storie

In Italia, secondo i dati del Ministero della Salute e dell'Ospedale Bambino Gesù, si stimano circa 250 casi di morte improvvisa (SIDS) all'anno — corrispondenti a circa 0,5 per mille nati vivi. Un tasso in calo rispetto all'1-1,5‰ degli anni Ottanta, grazie alle campagne di prevenzione "Back to Sleep" (dormi a pancia in su). Non esiste un sistema di rilevazione nazionale omogeneo, quindi il dato va preso come stima — ma ogni caso è uno di troppo.

Per confronto, negli USA (dove nascono circa 10 volte più bambini che in Italia), nel 2022 si sono registrate circa 3.700 morti improvvise del lattante — un numero che comprende SIDS, cause indeterminate e soffocamento accidentale nel letto, raggruppate sotto il termine SUID (Sudden Unexpected Infant Death — Morte Improvvisa e Inaspettata del Lattante).

Globalmente, i dati degli studi caso-controllo indicano che il bed-sharing nei primi mesi di vita aumenta significativamente il rischio di soffocamento — e il rischio è ancora maggiore in presenza di fattori aggiuntivi come fumo, alcol, obesità o stanchezza estrema. Esattamente le condizioni che spesso si combinano nelle prime settimane di vita di un bambino.

⚠️ Il picco di rischio si concentra tra i 2 e i 4 mesi di vita, periodo in cui i meccanismi di risveglio del bambino non sono ancora maturi e in cui le campagne di prevenzione hanno il maggiore impatto.


✅ Le regole d'oro per la nanna sicura (AAP 2022)

Eccole, in modo chiaro e diretto. Sono per tutti i bambini fino a 12 mesi di vita.

1. 🔄 Sempre sulla schiena. Ogni pisolino, ogni notte, fino al compimento del primo anno. Né sul fianco né sulla pancia: solo supino (a pancia in su). Se il bambino impara a girarsi da solo va bene, ma si mette sempre giù a partire dalla posizione supina.

2. 🛏️ Superficie rigida e piatta. Materasso certificato in culla o lettino, con lenzuolino aderente. Niente materassi in memory foam, niente superfici inclinate. La superficie non deve cedere sotto il peso della testa.

3. 🚪 Culla nella stanza dei genitori. Per almeno 6 mesi, idealmente per il primo anno. Non sul divano, non in carrozzina per tutta la notte, non nel lettone.

4. 🧸 Culla vuota. Niente cuscini, coperte, peluche, paracolpi, nidi, posizionatori. La culla deve essere nuda. Per il caldo si usa un sacco nanna della taglia giusta — mai coperte sciolte.

5. 🌡️ Temperatura giusta. Circa 18-20°C nella stanza. Un bambino non dovrebbe sudare durante il sonno: è un segnale di surriscaldamento, un fattore di rischio riconosciuto.

6. 🚬 Zero fumo. Né in gravidanza né dopo il parto, né in casa né in auto. Anche la sigaretta elettronica espone a rischi. L'esposizione al fumo è uno dei fattori di rischio modificabili più importanti per la SIDS.

7. 🤱 Allattamento al seno. È uno dei fattori protettivi più consolidati: qualsiasi durata dell'allattamento aiuta, con un effetto dose-risposta — più è lungo ed esclusivo, maggiore è la protezione contro la SIDS.

8. 🍬 Il ciuccio al momento del sonno: una possibilità, non un obbligo. Alcuni studi caso-controllo suggeriscono una possibile associazione tra uso del ciuccio e riduzione del rischio di SIDS. Le evidenze però presentano limiti metodologici rilevanti e non sono conclusive. L'AAP lo raccomanda come misura aggiuntiva, ma la scelta spetta alla famiglia. Se si decide di utilizzarlo: proporlo al momento di addormentarsi (non durante le poppate), senza mai forzarlo. Se il bambino lo rifiuta, non insistere. Se si allatta al seno, è preferibile aspettare che l'allattamento sia ben avviato — ovvero attacco efficace, buon trasferimento di latte, crescita adeguata — prima di introdurlo, per non interferire.

9. 💉 Vaccinazioni. I bambini vaccinati secondo il calendario hanno un rischio di SIDS più basso. Non ritardare le vaccinazioni: la correlazione temporale con alcune morti avvenute nei giorni post-vaccino è casuale, non causale.

10. 📵 No ai device di monitoraggio non certificati. Fascette, calzini e monitor "anti-SIDS" venduti online non hanno prove di efficacia e possono dare un falso senso di sicurezza. L'unico monitoraggio affidabile è la vostra presenza nella stessa stanza.

➕ Tummy time — da svegli! 🐢 Mentre il bambino dorme sempre sulla schiena, durante le ore di veglia è importante abituarlo alla posizione prona supervisionata (gioco a pancia in giù), a partire dalle prime settimane, aumentando progressivamente fino a 15-30 minuti al giorno. Favorisce lo sviluppo motorio e riduce il rischio di plagiocefalia posizionale (appiattimento della testa).


😴 E se sono esausto e non riesco ad alzarmi?

Capisco. La stanchezza dei primi mesi è reale, spesso sottovalutata, a volte pericolosa. L'AAP lo riconosce e offre indicazioni per le situazioni di emergenza: se siete così esausti da non riuscire a rimettere il bambino in culla, farlo almeno su un letto (non su divano o poltrona, molto più pericolosi), senza coperte o cuscini intorno al bambino, e spostarlo in culla non appena possibile.

Ma la soluzione strutturale è un'altra: chiedere aiuto 🙏. Al partner, ai nonni, a chi vi vuole bene. La stanchezza estrema non è un segno di debolezza, è una condizione che merita attenzione e supporto.


👨 Una parola ai papà

La tragedia di Roma ci ricorda qualcosa di importante: anche i papà si esauriscono, anche i papà cullano per ore, anche i papà si addormentano con il bambino in braccio. La prevenzione non riguarda solo le mamme.

Parlate con il vostro pediatra, entrambi. Organizzatevi i turni notturni. E tenete la culla vicino al letto: un braccio teso, ma una superficie separata.


💡 In sintesi

La morte improvvisa del lattante (SIDS) fa paura perché sembra imprevedibile. Ma molti casi — come quello di Roma — sono prevenibili con scelte concrete e informate. La scienza ci dà strumenti chiari. Il mio compito, come pediatra, è metterli nelle vostre mani prima che ne abbiate bisogno.

Se avete dubbi su dove far dormire il vostro bambino, parlatene con il vostro pediatra di fiducia. Non aspettate la visita di controllo: è una domanda che merita una risposta subito.

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Alberto Ferrando — Pediatra di famiglia, Genova www.ferrandoalberto.blogspot.it


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martedì 24 febbraio 2026

🧒 SULLE SCALE CON IL BAMBINO IN BRACCIO: UN GESTO QUOTIDIANO CHE PUÒ DIVENTARE TRAGICO


🧒 SULLE SCALE CON IL BAMBINO IN BRACCIO: UN GESTO QUOTIDIANO CHE PUÒ DIVENTARE TRAGICO

Un consiglio pratico dal pediatra, dopo la morte del piccolo di 5 mesi a Chieri


Lunedì 23 febbraio 2026, alle 22, si è spento Riccardo, un bambino di cinque mesi, dopo essere caduto dalle scale della sua casa a  Chieri, nel Torinese. La mamma lo aveva preso in braccio per scendere in cucina e preparargli il latte, ma è stata colta da un improvviso malore. Il piccolo le è scivolato dalle braccia ed è rotolato lungo i gradini fino in fondo, battendo violentemente la testa sul pavimento.

Una tragedia che lascia sgomenti. E che mi ha spinto a scrivere questo articolo, non per alimentare ansie, ma perché esistono piccole abitudini quotidiane che — con un cambiamento semplice — possono fare una grande differenza.


Non è la prima volta

Nel mio lavoro di pediatra, in decenni di attività, ho visto personalmente due casi di mamme cadute mentre portavano il bambino in braccio. Per fortuna, in entrambe le occasioni le conseguenze per il bambino sono state lievi. Le mamme, invece, nell'istinto di proteggere il piccolo non hanno protetto se stesse, riportando traumi che per fortuna si sono risolti.

Non esiste in Italia un registro nazionale degli incidenti di questo tipo. Gli episodi finiscono talvolta nelle cronache locali, raramente in quelle nazionali, solo quando le conseguenze sono gravi. Questo non significa che siano rari: significa che non vengono tracciati sistematicamente. Gli incidenti  rappresentano la prima causa ricovero nei bambini, e la fascia da 0 a 1 anno è quella a rischio di gravità maggiore. Le cadute, in tutte le loro forme, sono la causa più frequente.


Perché le scale sono il punto critico

Tenere un neonato o un lattante in braccio è naturale, istintivo, bellissimo. Il problema non è il gesto in sé, ma il contesto in cui lo facciamo.

Sulle scale, la situazione cambia radicalmente:

  • Una scivolata, un malore improvviso, un capogiro (anche in una persona giovane e sana) si trasformano in pochi secondi in una caduta di più gradini.
  • Il genitore, nell'istinto di proteggere il bambino, spesso non si protegge e non può frenare la caduta.
  • Il bambino piccolo, senza controllo del capo e con la testa proporzionalmente grande e pesante, è estremamente vulnerabile al trauma cranico.

Il caso di Chieri è emblematico: la madre aveva già accusato mal di testa dalla mattina, ma nessuno avrebbe potuto prevedere quel malore improvviso mentre scendeva le scale. Il punto non è la colpa — non c'è colpa — ma la prevenzione.


Il consiglio pratico: il marsupio o la fascia

La soluzione più semplice ed efficace esiste già, è economica, è nota nel mondo del babywearing, e andrebbe raccomandata sistematicamente:

Quando devi salire o scendere le scale con un bambino sotto i 3 anni, usate un marsupio ergonomico o una fascia portabebè.

Marsupio e fascia offrono indiscutibili vantaggi pratici su percorsi accidentati e in presenza di scale. Il marsupio può essere utilizzato già nelle prime settimane di vita: non provoca alcun danno alla schiena del neonato, favorisce il corretto sviluppo delle anche e riduce la plagiocefalia.

Soprattutto: con il bambino agganciato al corpo del genitore, anche in caso di scivolata o malore, il piccolo non vola via.

Il corpo del genitore fa da ammortizzatore; la caduta, se avviene, è controllata.


Una nota sul marsupio ergonomico

Non tutti i marsupi sono uguali. I prodotti non certificati possono presentare cuciture deboli, scarsa distribuzione del peso e posizioni di seduta non sicure. Quando scegliete un marsupio o una fascia per un neonato, verificate che rispetti gli standard ergonomici (gambe a "M", schiena a "C") e che sia certificato. 


Una cosa che mi sento di dire ai genitori

Nessuno è immune da un capogiro improvviso. Nessuno si aspetta di avere un malore mentre scende le scale di casa. La mamma di Riccardo non ha commesso nessun errore: stava facendo la cosa più normale del mondo.

Proprio per questo vale la pena adottare una piccola precauzione stabile, un'abitudine, non una risposta alla paura. Il messaggio non è "abbiate paura di portare il vostro bambino in braccio". 

Il messaggio è: sulle scale, affidatevi a qualcosa che non cede se voi cedete.

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