mercoledì 17 giugno 2026

Oltre il dolore per Beatrice: imparare a vedere prima

 Oltre il dolore per Beatrice: imparare a vedere prima

Una riflessione sulla violenza assistita, sui segnali che i bambini lanciano con il corpo e su una pediatria capace di cercare chi rischia di restare invisibile

Dott. Alberto Ferrando — Pediatra di Genova

Le cronache di queste settimane hanno raccontato la tragica vicenda della piccola Beatrice, una bambina di due anni morta a Bordighera lo scorso febbraio. Non è compito mio, né di questo spazio, ricostruire i fatti: sulla vicenda è in corso un procedimento penale e non spetta a noi, da fuori, anticipare conclusioni che competono alla magistratura. Quello che invece sento di dover fare, come pediatra e come cittadino, è fermarmi su una domanda che in questi giorni sento ripetere ovunque: possibile che nessuno si sia accorto di nulla?

È una domanda legittima, ma rischia di portarci nella direzione sbagliata se la usiamo solo per cercare un colpevole dopo che il danno è già avvenuto. Diventare tutti "esperti" a posteriori, pronti a dire "si doveva fare così", non restituisce nulla a Beatrice né alle sue sorelle. Quello che possiamo fare davvero, come comunità, è imparare a vedere prima.

Il trauma che non si vede: la violenza assistita

Accanto a Beatrice c'erano due sorelle più grandi, di sette e nove anni, che hanno vissuto in presa diretta ciò che accadeva in casa. La violenza assistita, cioè il trauma che subisce un bambino quando è testimone — anche senza essere lui il bersaglio diretto — della violenza inflitta a un familiare. Questi bambini non hanno gli strumenti per chiedere aiuto a parole, ma "parlano" comunque, con il corpo e con il comportamento, in modo diverso dai coetanei.

È un punto cruciale. La violenza assistita è una delle forme di maltrattamento più diffuse nell'infanzia, eppure resta tra le più difficili da riconoscere, proprio perché non lascia segni visibili sul corpo del bambino "spettatore".

Cosa raccontano i bambini con il corpo: i segnali da conoscere

In oltre 50 anni di professione ho imparato che i bambini comunicano il loro disagio molto prima di riuscire a metterlo in parole. Nessuno di questi segnali, preso isolatamente, è una prova di maltrattamento: sono indicatori aspecifici, che vanno sempre letti nel contesto della storia clinica e familiare del bambino. Conoscerli, però, aiuta genitori, insegnanti, nonni e operatori sanitari a non archiviarli troppo in fretta come "capricci" o "fasi".

Area

Possibili segnali (indicatori aspecifici, da leggere nel contesto)

Fisico e psicosomatico

Mal di testa o mal di pancia ricorrenti senza causa medica evidente; ricomparsa di enuresi o encopresi in un bambino già "pulito"; disturbi del sonno, incubi ricorrenti; arresto o rallentamento della crescita

Comportamentale

ed emotivo

Ansia marcata, ipervigilanza, paura improvvisa verso adulti o situazioni prima neutre; regressione a comportamenti da bambino più piccolo; aggressività immotivata oppure, al contrario, ritiro e isolamento

Scolastico e relazionale

Calo del rendimento o difficoltà di concentrazione; isolamento dai coetanei o, al contrario, ricerca eccessiva di attenzione dagli adulti; assunzione di un ruolo di "piccolo genitore" verso fratelli più piccoli, non adeguato all'età

Quando uno o più di questi segnali compaiono insieme, in modo persistente, e senza una spiegazione che li giustifichi, vale la pena parlarne con il pediatra di famiglia: non per allarmarsi, ma per guardare la situazione con un occhio in più.

Due pilastri per la prevenzione: i Primi 1000 giorni e una pediatria che cerca, non solo che aspetta

La vera prevenzione si gioca nei Primi 1000 giorni di vita — dal concepimento ai due anni —, il periodo in cui si costruiscono le basi della salute fisica, psichica e relazionale di una persona. Lo afferma con chiarezza il framework Nurturing Care for Early Childhood Development, pubblicato nel 2018 da OMS, UNICEF e Banca Mondiale, che porta come motto una frase che ho fatto mia da tempo: "se cambi l'inizio della storia, cambi la storia". In Italia, l'Istituto Superiore di Sanità porta avanti un proprio progetto dedicato alla promozione della salute nei primi 1000 giorni, con l'obiettivo di individuare buone pratiche e modelli organizzativi replicabili nelle diverse Regioni.

Qui però va detto con onestà, perché non amo le scorciatoie: gli investimenti regionali restano disomogenei. Un'analisi recente di Cittadinanzattiva segnala che alcune Regioni — Lombardia, Veneto, Lazio, Piemonte tra le altre — hanno già programmi dedicati con sistemi di monitoraggio specifici, mentre la Liguria, insieme ad Abruzzo, Marche e Molise, no. 

È un dato che non deve scoraggiare, ma che conferma quanto sia necessario continuare a chiedere, un investimento più strutturato.

Il secondo pilastro è una pediatria, anzi un sistema sanitario e non solo la pediatria,  che non si limita ad aspettare chi entra in ambulatorio, ma che si attiva quando un bambino "scompare" dai radar sanitari. Conviviamo oggi con due fenomeni opposti: da un lato famiglie scrupolose, talvolta fin troppo ansiose, che moltiplicano visite e pareri (il cosiddetto doctor shopping); dall'altro famiglie che si chiudono, non si presentano ai bilanci di salute, non rispondono alle chiamate per le vaccinazioni. Sono proprio questi ultimi i campanelli d'allarme che da tempo proponiamo di monitorare con più attenzione: il cambio frequente e immotivato del pediatra di famiglia, gli accessi ripetuti al Pronto Soccorso per traumi — specie se in presidi diversi — e l'assenza prolungata e ingiustificata ai controlli di routine. Nessuno di questi elementi, da solo, autorizza un giudizio. Ma insieme, in un sistema capace di metterli in comunicazione, possono aiutare a intercettare per tempo un disagio che altrimenti resta chiuso dentro le mura di casa.

Una responsabilità di tutti, non un atto d'accusa

Non scrivo queste righe per puntare il dito contro qualcuno. Le ricostruzioni giornalistiche sulla vicenda riportano che non risultavano segnalazioni recenti ai servizi competenti: un dato che, più che indicare una colpa specifica, ci dice quanto sia fragile un sistema costruito solo per intervenire dopo una segnalazione, e quanto poco siamo ancora capaci, come comunità, di "vedere" il disagio prima che diventi emergenza.

Per questo penso che la risposta più giusta a una tragedia come questa non sia la caccia al colpevole istituzionale, ma una responsabilità condivisa: dei pediatri,, ma più in generale da parte di tutto il sistema socio-sanitario che deve attivarsi quando un bambino si allontana dai controlli (vale anche per assenze scolastiche prolungate o frequenti non giustificate da patologia) ; delle istituzioni, chiamate a investire davvero — e non solo sulla carta — nei primi anni di vita; e di tutti noi, vicini, insegnanti, nonni, che possiamo riscoprire una vigilanza affettuosa verso le famiglie che ci circondano, senza giudicare, ma senza nemmeno girarci dall'altra parte.

Rischi e limiti

Il procedimento giudiziario sulla vicenda di Bordighera è ancora in corso: alcuni dettagli potranno essere precisati nelle prossime settimane, ed è giusto attendere gli accertamenti della magistratura prima di trarre conclusioni definitive sulle responsabilità individuali. I segnali clinici descritti in tabella sono indicatori aspecifici, non diagnostici: la loro presenza non equivale a una prova di maltrattamento e va sempre valutata da un professionista nel contesto della storia del bambino. Infine, il quadro sugli investimenti regionali nei Primi 1000 giorni è in evoluzione: i piani citati della Regione Liguria contengono riferimenti alla tutela materno-infantile e ai territori fragili, ma non risulta, al momento, un programma ligure specificamente dedicato e monitorato come quello di altre Regioni; il dato meriterebbe un aggiornamento diretto con le istituzioni regionali.

Cosa cambia da ora in poi?

Per chi lavora con i bambini e con le fasmiglie, questa vicenda è un invito a non archiviare troppo in fretta un mal di pancia ricorrente, un cambiamento di umore, un bambino che diventa "il genitore" del fratellino. Per le famiglie, è un invito a non vergognarsi di chiedere aiuto, né di segnalare un dubbio su un'altra famiglia: una telefonata ai servizi sociali o al pediatra non è un atto contro nessuno, ma una rete che si attiva prima che sia troppo tardi. Per le istituzioni, è l'ennesima occasione per trasformare i Primi 1000 giorni da slogan a programma strutturato, con risorse e monitoraggio reali. Se cambiamo davvero l'inizio della storia, possiamo cambiare la storia.

#ferrandoalberto #pediatria #primi1000giorni #violenzaassistita #tuteladellinfanzia #pediatriaproattiva #genitori #prevenzione


Fonti

  1. World Health Organization, UNICEF, World Bank Group. Nurturing care for early childhood development: a framework for helping children survive and thrive to transform health and human potential. 2018. https://nurturing-care.org/ncf-for-ecd/
  2. Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro. Promozione della salute nei primi 1000 giorni di vita del bambino(progetto CCM, Ministero della Salute). https://www.epicentro.iss.it/materno/progetto-per-la-promozione-della-salute-nei-primi-1000-giorni
  3. Gilbert R, Spatz Widom C, Browne K, Fergusson D, Webb E, Janson S. Burden and consequences of child maltreatment in high-income countries. Lancet. 2009;373(9657):68-81. doi:10.1016/S0140-6736(08)61706-7
  4. Pacini Medicina – Update Pediatra. Abuso e maltrattamento sui minori: la funzione del pediatra di famiglia nella prevenzione e nella rilevazione dell'abuso. 2023.
  5. Medicina e Società. Indicatori di rischio nei casi di abuso e maltrattamento sui minori.
  6. Pellai A. Perché nessuno si è accorto di cosa accadeva a Beatrice e alle sue sorelle? Famiglia Cristiana, 1 giugno 2026.
  7. Regione Liguria / Alisa. Piano Sociosanitario Regionale 2023-2025; Piano Sociale Integrato Regionale 2024-2026.
  8. Cittadinanzattiva (dato ripreso da Sanità33, giugno 2026). Primi 1.000 giorni: forti differenze regionali nell'accesso ai servizi.

Nota: i nomi delle persone coinvolte nella vicenda giudiziaria non sono stati riportati, in linea con la scelta di mantenere al minimo i dettagli di cronaca e di concentrare il testo sulla prevenzione.



 

martedì 2 giugno 2026

La tragedia di Beatrice: oltre il dramma, la responsabilità della comunità

La tragedia di Beatrice: oltre il dramma, la responsabilità della comunità

Il caso di Beatrice, i segnali invisibili dei bambini e il dovere di una comunità che non lascia soli

Come pediatra di territorio, ci sono notizie che ti restano addosso per giorni. La dolorosa vicenda della piccola Beatrice, la bambina di due anni morta a Bordighera lo scorso 9 febbraio dopo ripetute violenze in casa, è una di queste. 

Accanto a lei vivevano due sorelle maggiori, di 7 e 9 anni, che hanno visto, sentito e tentato perfino di chiedere aiuto per la più piccola. 

Come ha ricordato lo psicoterapeuta Alberto Pellai sulle pagine di Famiglia Cristiana, la domanda che brucia in tutti noi è sempre la stessa: perché nessuno si è accorto di nulla?

Non scrivo per puntare il dito o cercare colpevoli oltre a quelli che la giustizia sta già individuando. Scrivo, come medico e prima ancora come adulto “custode” dell’infanzia, per interrogarmi sul valore della nostra presenza accanto ai bambini. Questa tragedia ci invita a riflettere su un dramma profondo e spesso invisibile: la violenza assistita, quella vissuta dai fratelli e dalle sorelle che assistono alla sofferenza di chi amano.

La violenza assistita: il trauma del silenzio

La violenza assistita è una forma di maltrattamento che si consuma nel silenzio delle mura domestiche. Il CISMAI, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia, la definisce come l’esperienza che il bambino fa di qualsiasi forma di violenza — fisica, verbale, psicologica, sessuale, economica — compiuta su figure di riferimento o su persone affettivamente significative. I bambini che assistono a maltrattamenti su un fratellino o su un genitore vivono in uno stato di minaccia costante.

Questo vissuto blocca la parola: spesso il silenzio non è assenza di sofferenza, ma l’unico meccanismo di difesa rimasto per sopravvivere a un ambiente percepito come totalmente insicuro. La paura di ritorsioni, il senso di colpa per non aver potuto proteggere chi si ama e l’impotenza appresa imprigionano questi bambini. Eppure il corpo e il comportamento continuano a parlare, attraverso un alfabeto di segnali che la comunità può e deve imparare a riconoscere.

Non è solo un fatto psicologico: dal 2019, con la legge n. 69 (il cosiddetto “Codice Rosso”), l’ordinamento italiano riconosce la violenza assistita come circostanza aggravante dei maltrattamenti in famiglia (art. 572 del codice penale) e considera il minore che vi assiste persona offesa dal reato. Un riconoscimento giuridico importante, che però da solo non basta a proteggere.

Riconoscere i segnali del disagio nell’infanzia

I bambini manifestano il trauma in modi diversi, a seconda dell’età, del carattere e del contesto. Riconoscere questi indicatori è il primo passo per offrire un aiuto tempestivo. Qui sotto riassumo i principali segnali che possono comparire nei minori esposti a forte sofferenza o a violenza domestica.

Area di manifestazione

Disturbi e segnali comportamentali

Sintomi psicosomatici

Mal di pancia ricorrenti, cefalee frequenti senza causa organica, disturbi dell’alimentazione, disturbi del sonno (incubi, terrori notturni, difficoltà di addormentamento) ed enuresi o encopresi secondarie (perdita del controllo degli sfinteri dopo che era già stato acquisito).

Sfera emotiva e affettiva

Ansia generalizzata, attacchi di panico, fobie improvvise, ipervigilanza costante (il bambino appare sempre “allerta”), sbalzi d’umore, apatia profonda o apparente indifferenza emotiva, forte senso di colpa e bassa autostima.

Disturbi del comportamento

Aggressività verso gli altri (compagni, oggetti) o verso sé, comportamenti regressivi (parlare come un bimbo molto più piccolo, forte ansia da separazione), isolamento sociale, disinteresse per il gioco o, al contrario, giochi ripetitivi dal contenuto violento o angoscioso.

Ambito scolastico e cognitivo

Calo improvviso e inspiegabile del rendimento scolastico, gravi difficoltà di concentrazione e attenzione, assenteismo frequente e non giustificato da chiare patologie mediche.

Una precisazione importante: nessuno di questi segnali, preso da solo, è una prova di maltrattamento. Sono aspecifici e possono avere molte cause. È la loro persistenza nel tempo, o la comparsa contemporanea di più segnali, a rappresentare un campanello d’allarme — una richiesta d’aiuto che il bambino rivolge al mondo esterno.

I controlli di salute: una rete che protegge

C’è un aspetto che, da pediatra, mi sta particolarmente a cuore. In Italia ogni bambino ha diritto ai bilanci di salute: visite periodiche programmate dal pediatra di libera scelta nei primi anni di vita. Non servono solo a misurare peso e altezza o a verificare le vaccinazioni. Sono finestre regolari in cui un professionista incontra il bambino e la sua famiglia, osserva lo sviluppo, ascolta, coglie ciò che a volte non viene detto.

Per questo i bambini che, per qualunque motivo, smettono di essere portati ai controlli meritano un’attenzione particolare. L’assenza ripetuta agli appuntamenti, la difficoltà a reperire una famiglia, un bambino “che sparisce” dai radar dei servizi sanitari, sociali e scolastici non sono dettagli burocratici: possono essere, talvolta, gli unici segnali visibili di una fragilità nascosta. Uno Stato sociale maturo è quello che si accorge dei bambini che non vede più, e che ha gli strumenti per andarli a cercare con discrezione e rispetto, non per giudicare ma per proteggere.

Una chiamata alla responsabilità collettiva

Prevenire tragedie come questa non è compito delegato soltanto alle istituzioni o alle forze dell’ordine. Richiede una riscoperta della responsabilità di tutti. Spesso ciò che ci ferma è il timore di “invadere la privacy” o il dubbio di sbagliarci. Dobbiamo invece passare dalla cultura dell’indifferenza a quella che possiamo chiamare una vigilanza affettuosa.

Costruire una comunità protettiva significa tornare a essere vicini di casa attenti, insegnanti sensibili, allenatori, nonni, cittadini che non si voltano dall’altra parte. Non si tratta di accusare o di scatenare cacce alle streghe, ma di tessere una rete solida e accogliente, in cui una famiglia in difficoltà possa trovare sostegno prima che il disagio diventi dramma irreversibile. Nel dubbio, parlarne con il pediatra, con la scuola, con i servizi sociali o, nelle situazioni gravi, con le autorità non è un’intrusione: è un gesto di cura.

Proteggere i bambini significa, prima di tutto, non lasciarli soli nell’invisibilità.

Rischi e limiti

       I segnali descritti sono aspecifici: la maggior parte dei bambini che li presenta non vive alcuna violenza. Vanno letti come inviti ad approfondire con calma, non come diagnosi.

       Esiste un rischio opposto all’indifferenza: l’allarmismo e il sospetto generalizzato, che possono danneggiare famiglie fragili ma non maltrattanti. Servono prudenza, ascolto e il coinvolgimento di professionisti.

       I dettagli del caso di Bordighera derivano da fonti giornalistiche e dalle indagini in corso; il procedimento giudiziario è in fase di accertamento e vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Cosa cambia da ora in poi?

       Per i genitori e i cittadini: dare valore ai propri dubbi. Se un bambino vicino a noi “non torna”, parlarne con una figura competente è sempre meglio del silenzio.

       Per la scuola e lo sport: considerare l’assenteismo non giustificato e i cambiamenti improvvisi del comportamento come informazioni da condividere, non da ignorare.

       Per il sistema sanitario e sociale: rafforzare il monitoraggio dei bambini che non si presentano ai bilanci di salute e migliorare la comunicazione tra pediatria, servizi sociali e scuola.

       Per tutti noi: trasformare l’indifferenza in vigilanza affettuosa, ricordando che una comunità si misura da come tratta i suoi membri più piccoli e indifesi.

Fonti

1.    CISMAI – Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia, definizione di violenza assistita. https://cismai.it/

2.    Legge 19 luglio 2019, n. 69 (“Codice Rosso”) e art. 572 c.p. – violenza assistita come aggravante; minore persona offesa. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/07/25/19G00076/sg

3.    A. Pellai, “Perché nessuno si è accorto di cosa accadeva a Beatrice e alle sue sorelle?”, Famiglia Cristiana, 1 giugno 2026. https://www.famigliacristiana.it/attualita/pellai-beatrice-bordighera-sorelle-spk6maxj

4.    ANSA, “Bimba morta a Bordighera: la sorellina racconta l’agonia di Beatrice”, 31 maggio 2026. https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/31/bimba-morta-sorellina-ha-raccontato-a-investigatori-lagonia-di-beatrice_0fee68dc-2663-443e-8421-bbf0966e362c.html

5.    OMS – World Health Organization, Child maltreatment, fact sheet. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/child-maltreatment

6.    Società Italiana di Pediatria (SIP) – documenti su maltrattamento e tutela del minore. https://www.sip.it/

Nota: i riferimenti normativi e le definizioni scientifiche sono verificati; i dettagli di cronaca derivano da fonti giornalistiche relative a un procedimento ancora in corso.

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martedì 26 maggio 2026

Mortalità dei bambini nel mondo

Mortalità dei bambini nel mondo

Dati, tabelle e riflessioni sull'intera età pediatrica (0–17 anni)

Dott. Alberto Ferrando — Elaborazione su dati UN IGME / UNICEF / WHO / World Bank, marzo 2026

 

I numeri che non riusciamo a guardare

Come pediatra, confesso di essere senza parole di fronte a questi dati. Ogni giorno nel mondo muoiono migliaia di bambini per cause in larga parte prevenibili: nascita prematura, complicanze del parto, infezioni, polmonite, diarrea, malaria, malnutrizione, mancato accesso a cure di base, vaccini, acqua sicura e assistenza sanitaria territoriale.

 

A questo si aggiunge la tragedia delle guerre: bambini uccisi direttamente dai bombardamenti, dalle armi leggere, dalle mine, dalla fame usata come arma, dalla distruzione di ospedali, scuole, acquedotti e servizi sanitari.

 

Ogni sei secondi, nel mondo, muore un bambino prima del suo quinto compleanno. Non per destino: per scelte politiche, disuguaglianze strutturali, conflitti armati e mancanza di investimenti in salute globale. Dal 2015, il ritmo di riduzione della mortalità infantile ha rallentato del 60%.

 

La cifra complessiva supera ogni immaginazione: nell'intera età pediatrica (0–17 anni) si stima che nel 2024 siano morti circa 6,2–6,4 milioni di bambini e adolescenti. La maggior parte di queste morti si concentra nelle prime ore, nei primi giorni, nei primi anni di vita — e quasi tutte avvengono in Africa sub-sahariana e Asia meridionale.

 

I dati non sono solo statistiche: dietro ogni numero c'è un bambino, una famiglia, una comunità. E dietro molti di questi decessi c'è una responsabilità collettiva: sanitaria, politica, economica, culturale.

 

1. Mortalità per fasce d'età pediatriche (0–17 anni, 2024)

L'intera età pediatrica viene qui analizzata nelle sue fasce specifiche. I dati per le fasce 5–17 anni sono calcolati proporzionalmente a partire dalla stima UN IGME di 2,1 milioni di morti nella fascia 5–24 anni, di cui il 43% nella fascia 10–19 anni. Le stime per 5–9 e 15–17 anni sono quindi approssimazioni derivate, indicate con asterisco.

 

Fascia d'età

Morti annui (stima)

Morti/giorno

Principali cause

Neonati 0–27 giorni

2.300.000

~6.200

Prematurità, asfissia perinatale, sepsi, polmonite neonatale

Lattanti 1–11 mesi

~650.000

~1.800

Polmonite, diarrea, sepsi, SIDS, malnutrizione

Bambini 1–4 anni

~1.950.000

~5.300

Polmonite, diarrea, malaria, malnutrizione grave (SAM), incidenti

TOTALE 0–4 anni

4.900.000

~13.400

Fascia più vulnerabile — fonte: UN IGME 2025

Bambini 5–9 anni

~600.000*

~1.640

Malaria (17%), diarrea, annegamento, incidenti stradali, polmonite

Ragazzi 10–14 anni

~400.000*

~1.100

Malaria, neoplasie, annegamento, diarrea, incidenti stradali

Adolescenti 15–17 anni

~350.000*

~960

Ragazze: autolesionismo/suicidio (1ª causa); Ragazzi: incidenti stradali (1ª causa); anche violenza, neoplasie

TOTALE 5–17 anni

~1.350.000*

~3.700

43% delle morti 5–24 anni nella fascia 10–19 (UNICEF 2025)

TOTALE ETÀ PEDIATRICA (0–17 anni)

~6.250.000

~17.100

Stima complessiva, stime con asterisco proporzionali al dato UNICEF 5-24 anni

* Stime derivate proporzionalmente dal dato UN IGME 2025: 2,1 milioni di morti nelle fasce 5–24 anni, di cui il 43% nella fascia 10–19 anni. I dati per singole fasce quinquennali non sono disaggregati nel report ufficiale. — Fonte principale: UN IGME, Levels & Trends in Child Mortality 2025 (dati 2024), marzo 2026.

 

2. Dove muoiono i bambini: distribuzione geografica

Oltre l'80% dei decessi sotto i 5 anni si concentra in Africa sub-sahariana e Asia meridionale, nonostante queste regioni rappresentino meno del 60% delle nascite globali. Il rischio di morire prima dei 5 anni per un bambino africano è 14 volte più alto rispetto a un bambino europeo.

 

Area geografica

Morti under-5 stimate

Quota %

U5MR (/1.000 nati vivi)

Confronto con Europa

Africa sub-sahariana

~2.800.000

58%

71,6

×14 rispetto a Europa/N. America

Asia meridionale

~1.200.000

25%

~33

×6 rispetto a Europa/N. America

Africa settentrionale / Medio Oriente

~300.000

6%

~22

×4

America Latina e Caraibi

~200.000

4%

~15

×3

Asia orientale e Pacifico

~200.000

4%

~15

×3

Europa e Nord America

~200.000

4%

~5,1

Riferimento

TOTALE MONDO

4.900.000

100%

37,4

Media globale

Fonte: WHO, Child mortality fact sheet, maggio 2026; UN IGME, Levels & Trends in Child Mortality 2025. U5MR = Under-Five Mortality Rate (decessi per 1.000 nati vivi).

 

3. Cause di morte per fascia d'età

Le cause di morte cambiano radicalmente con l'età. Nelle prime ore e nei primi giorni prevalgono le cause perinatali; nell'infanzia dominano le malattie infettive prevenibili; nell'adolescenza emergono in modo drammatico le cause legate alla salute mentale (autolesionismo e suicidio nelle ragazze) e agli incidenti stradali (nei ragazzi).

 

Fascia d'età

Morti annui

Prima causa di morte

Altre cause rilevanti

0–27 giorni

2.300.000

Prematurità (complicanze)

Asfissia perinatale, sepsi, polmonite neonatale, anomalie congenite

1–11 mesi

~650.000

Polmonite

Diarrea, malaria, SIDS, malnutrizione, sepsi

1–4 anni

~1.950.000

Polmonite / Malaria

Diarrea, malnutrizione grave (SAM >100.000 morti/anno nel 2024), incidenti, annegamento

5–9 anni

~600.000*

Malaria (17%)

Diarrea, annegamento, incidenti stradali, polmonite

10–14 anni

~400.000*

Malaria

Neoplasie, annegamento, diarrea, polmonite, incidenti stradali

15–17 anni (femmine)

~175.000*

Autolesionismo / Suicidio

Incidenti stradali, complicanze maternità, neoplasie, violenza

15–17 anni (maschi)

~175.000*

Incidenti stradali

Violenza, autolesionismo, malaria, neoplasie

Fonti: UNICEF Data Hub – Child and youth mortality ages 5–24, marzo 2026; Liu L et al., Lancet 2022; UN IGME 2025. Il dato SAM (Severe Acute Malnutrition) come causa diretta è quantificato per la prima volta nel report UN IGME 2025.

 

4. Mortalità infantile nei paesi ad alto reddito

Nei paesi ad alto reddito la mortalità pediatrica è enormemente più bassa, ma non assente. Le disuguaglianze interne — per etnia, reddito, area geografica — sono spesso sottostimate. Il caso degli USA è particolarmente emblematico: con un U5MR di circa 7/1.000, è il paese ad alto reddito con la mortalità infantile più elevata, riflesso di disuguaglianze sistemiche profonde.

 

Paese / Area

U5MR (stima 2023–24)

Mortalità infantile (< 1 anno, /1000)

Note

Finlandia / Svezia / Norvegia

~2,0–2,5

~1,5–2,0

Tra i più bassi al mondo; welfare universale, accesso universale alle cure

Giappone

~2,5

~1,8

Sistema sanitario capillare, bassissima disuguaglianza

Italia

~2,8

~2,2

Fonte: World Bank / UN IGME 2023; inferiore alla media UE

Germania

~4,0

~3,0

Variazioni regionali; accesso alle cure non sempre uniforme

Francia

~4,0

~3,2

Leggermente sopra la media UE; incremento 2023-24 (Euronews 2025)

Regno Unito

~4,5

~3,5

Disuguaglianze significative tra aree geografiche e fasce di reddito

USA

~7,0

~5,5

Più alto tra i paesi ad alto reddito: forti disuguaglianze per etnia, reddito, area geografica

Media Europa e Nord America

~5,1

~3,9

Fonte: WHO 2024

Media mondiale

37,4

~27,9

Fonte: UN IGME 2025 (dati 2024)

Africa sub-sahariana

71,6

~38,0

14 volte superiore a Europa e Nord America

Niger / Nigeria / Somalia

>100

>60

Unici 3 paesi con U5MR >100 nel 2024; scesi da 41 nel 2000

Fonti: World Bank / UN IGME (dati 2023–2024); Euronews, giugno 2025 (dati UE); WHO, Child mortality fact sheet, 2026. I valori U5MR per i paesi europei si riferiscono alle stime UN IGME 2023–2024; il confronto diretto tra paesi richiede cautela per le differenze nei criteri di registrazione dei nati vivi. Celle rosse = situazioni critiche; celle azzurre = medie di riferimento.

 

5. Bambini e conflitti armati

Indicatore — bambini e guerra (2024)

Dato verificato

Fonte

Gravi violazioni ONU contro bambini in conflitti

41.370

Segretario Generale ONU, 2024

Bambini che vivono in aree di conflitto

~473 milioni (1 su 6)

UNICEF 2024

Bambini uccisi o feriti da armi esplosive

~8.280 (~23/die)

UNICEF 2026, dati 2024

Bambini in contesti fragili/conflitto: rischio di morte <5 anni

×3 rispetto ai non in conflitto

UN IGME 2025

Fonti: Segretario Generale ONU, rapporto annuale sui bambini e i conflitti armati, 2025; UNICEF, Munich Security Conference Report, febbraio 2026; UN IGME 2025.

 

6. Sintesi: quanti bambini muoiono ogni giorno

La tabella seguente fornisce una visione d'insieme di quante persone in età pediatrica muoiono ogni giorno nel mondo per le principali cause documentate.

 

Causa / Contesto

Morti stimate al giorno

Neonati (0–27 giorni)

~6.200

Bambini 1–59 mesi

~7.100

TOTALE bambini sotto i 5 anni (tutte le cause)

~13.400

Bambini 5–17 anni (stima proporzionale)

~3.700

TOTALE età pediatrica 0–17 anni

~17.100

Morti da violenza organizzata (UCDP 2024)

~438

Morti da conflitti/violenza politica (ACLED 2024)

~640

Bambini uccisi o feriti da armi esplosive (UNICEF 2024)

~23

Fonti: UN IGME 2025; UCDP – Davies et al., J Peace Research 2025; ACLED 2024; UNICEF Munich Security Conference 2026. I morti da guerra escludono le morti indirette (fame, collasso sanitario, epidemie), che possono moltiplicare il conteggio reale.

 

Rischi e limiti dell'analisi

       Sottostima sistematica: i dati sulla mortalità in molti paesi a basso reddito sono incompleti per assenza di registri civili efficienti.

       Morti indirette da guerra non conteggiate: fame, collasso sanitario, epidemie, mancato accesso al parto nei contesti di conflitto aggiungono un numero imprecisato di decessi ai totali riportati.

       Dati 5–17 anni parzialmente stimati: il report UN IGME 2025 fornisce i dati per la fascia 5–24 anni in modo aggregato; la disaggregazione per singole fasce quinquennali utilizza proporzioni stimate.

       Confronto tra paesi ad alto reddito: differenze nei criteri di registrazione dei nati vivi (soglia di peso e settimane gestazionali) influenzano artificialmente i tassi di mortalità comparati.

       I dati sono da considerarsi stime minime o conservative, non fotografia completa del danno umano.

 

Cosa cambia da ora in poi?

Se il ritmo attuale di riduzione continua invariato, tra il 2025 e il 2030 moriranno 27,3 milioni di bambini sotto i 5 anni, di cui quasi 13 milioni nel periodo neonatale. Queste non sono morti inevitabili. Sono il risultato di scelte politiche, finanziarie e militari che i paesi ricchi compiono ogni giorno.

 

Come pediatri non possiamo limitarci a curare il singolo bambino che abbiamo davanti. Dobbiamo anche ricordare — e dire ad alta voce — che salute, pace, acqua sicura, vaccini, nutrizione, scuola e protezione sociale non sono lussi: sono interventi pediatrici essenziali.

 

La pediatria — come disciplina e come comunità — ha il dovere di non limitarsi alla clinica individuale, ma di testimoniare, documentare e denunciare che la disuguaglianza globale nella sopravvivenza dei bambini è il più grande fallimento collettivo della nostra epoca.

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Bibliografia — Fonti primarie e cliccabili

Tutte le fonti di seguito sono verificate e cliccabili. Ultimo accesso: maggio 2026.

 

Mortalità infantile — Fonti UN/UNICEF/WHO

1. UN IGME — Levels & Trends in Child Mortality 2025 (dati 2024): https://data.unicef.org/resources/levels-and-trends-in-child-mortality-2025/

2. UNICEF — Child Mortality Data Portal: https://data.unicef.org/topic/child-survival/under-five-mortality/

3. UNICEF — Child and Youth Mortality Ages 5–24 (2024): https://data.unicef.org/topic/child-survival/child-and-youth-mortality-age-5-24/

4. UNICEF — Neonatal Mortality Data: https://data.unicef.org/topic/child-survival/neonatal-mortality/

5. UNICEF Press Release, 18 marzo 2026: https://www.unicef.org/press-releases/progress-reducing-child-deaths-slows-49-million-children-under-five-die-2024

6. WHO — Child mortality (under 5 years), Fact sheet: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/child-mortality-under-5-years

7. WHO — GHO Under-five mortality rate: https://www.who.int/data/gho/data/indicators/indicator-details/GHO/under-five-mortality-rate-(probability-of-dying-by-age-5-per-1000-live-births)

 

Mortalità pediatrica — Paesi ad alto reddito

8. World Bank / Statista — U5MR Italia 1960–2023: https://www.statista.com/statistics/653704/under-five-child-mortality-rate-italy/

9. Euronews — Tassi di mortalità infantile UE 2024: https://it.euronews.com/my-europe/2025/06/04/ue-i-tassi-di-mortalita-infantile-nel-2024-aumentano-in-8-paesi-del-blocco

10. Our World in Data — Child Mortality by Country: https://ourworldindata.org/grapher/child-mortality

 

Cause di morte per fascia d'età

11. Liu L et al. — National, regional, global causes of mortality in 5–19-year-olds 2000–2019. Lancet 2022: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8864304/

 

Conflitti armati e violenza

12. Davies S et al. — Organized violence 1989–2024. J Peace Research, 2025: https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/00223433251345636

13. ACLED — Data shows global conflict surged in 2024: https://acleddata.com/media-citation/data-shows-global-conflict-surged-2024-washington-post

14. Watchlist — UN Annual Report: Gravi violazioni contro bambini 2025: https://watchlist.org/wp-content/uploads/2025-annual-report-press-release_final.pdf

15. UNICEF — Ten alarming trends for children in armed conflict (Monaco 2026): https://www.unicef.org/media/178911/file/Munich%20Security%20Conference_Ten%20alarming%20trends%20for%20children%20in%20armed%20conflict.pdf.pdf

16. OHCHR — UN data shows surge in civilian deaths in conflict globally, 2025: https://www.ohchr.org/en/press-releases/2025/06/un-data-shows-surge-civilian-deaths-conflict-globally-highlights-pervasive

 

 

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