Salute mentale dei ragazzi: è un’emergenza pediatrica, non solo psichiatrica
18 ragazzi ricoverati in una notte al Meyer ma segnali li vediamo già nei bambini più piccoli: cosa sta succedendo e cosa possono fare i genitori
Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, alla vigilia della Giornata mondiale della salute mentale, il reparto di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze ha dovuto accogliere 18 ragazzi in urgenza, in un reparto che ha 12 posti letto.
Sei sono stati sistemati in altri reparti dell’ospedale. Avevano tra i 14 e i 17 anni, ed erano soprattutto ragazze.
Quasi tutti arrivavano dal pronto soccorso con depressione grave, autolesionismo, pensieri di suicidio o tentativi di togliersi la vita.
Non è un episodio isolato. A settembre era già successo due volte, e la responsabile del reparto, la dott.ssa Tiziana Pisano, racconta che da metà settembre i ricoverati sono stabilmente 2-3 più dei posti disponibili.
Come pediatra di famiglia lo dico con chiarezza: il disagio psichico dei ragazzi è oggi una delle prime emergenze della pediatria. Non riguarda solo gli specialisti. Riguarda noi pediatri, le famiglie, la scuola e l’intera comunità.
I numeri: una crescita che non si ferma
Dato | Fonte |
Meyer (Firenze), 7 ottobre 2026: 18 ricoverati in urgenza su 12 posti letto, età 14-17 anni, prevalenza femminile | La Nazione, 8 ottobre 2026 |
Meyer: ricoveri psichiatrici passati da 220 nel 2024 a oltre 300 nel 2025 | La Nazione, 31 maggio 2026 |
Bambino Gesù (Roma): accessi in PS per autolesionismo, ideazione suicidaria o tentato suicidio da 12 nel 2011 a 445 nel 2025; consulenze neuropsichiatriche in PS da 155 a 1.675 | SINPIA – Bambino Gesù, settembre 2026 |
Lombardia: ricoveri psichiatrici di minori +169% in cinque anni; 6.500 accessi in PS nel 2025 | Regione Lombardia, gennaio 2026 |
Italia: 403 posti letto di neuropsichiatria infantile attivi (2022) a fronte di un fabbisogno stimato oltre 700 | Coordinamento nazionale primari NPIA, 2025 |
Mondo: 1 ragazzo su 7 tra 10 e 19 anni ha un disturbo mentale | OMS, 2025 |
Questi dati ci dicono due cose: la sofferenza è aumentata davvero, e non dipende solo dal fatto che oggi se ne parla di più.
In più i servizi non sono dimensionati per rispondere.
Quando un ragazzo in crisi finisce in un reparto per adulti, o in un letto “fuori reparto”, la cura arriva in ritardo e nel posto sbagliato.
Non solo adolescenti: i segnali arrivano prima
Spesso pensiamo che questi problemi inizino a 15 o 16 anni. Le evidenze dicono altro: in un grande studio sulla popolazione statunitense, metà dei disturbi mentali che una persona avrà nel corso della vita inizia entro i 14 anni (Kessler et al., 2005).
Tra i 10 e i 14 anni, secondo l’OMS (2025), circa il 4% dei ragazzi soffre di un disturbo d’ansia e l’1,3% di depressione.
Nel mio ambulatorio vedo sempre più spesso bambini di 8, 9 o 10 anni con:
• Ansia, che nei bambini raramente viene descritta a parole. Più spesso si presenta come mal di pancia o mal di testa al mattino prima di scuola, difficoltà ad addormentarsi, paura di separarsi dai genitori, rifiuto di andare a scuola.
• Tristezza persistente, che nei bambini spesso si mostra come irritabilità, scatti di rabbia, perdita di interesse per il gioco e gli amici, calo a scuola.
• Disturbi del comportamento alimentare (DCA). La SINPIA (2026) segnala che i primi segnali possono comparire già intorno agli 8-9 anni. Al Bambino Gesù le nuove diagnosi sono cresciute del 64% tra il 2019 e il 2024, e i nuovi accessi sotto i 14 anni del 50%.
C’è poi una forma di sofferenza silenziosa che conosco bene e di cui ho già scritto: il ritiro sociale, cioè i ragazzi che si chiudono in camera e smettono di uscire, di andare a scuola, di vedere gli amici. In un’indagine CNR–Gruppo Abele su oltre 12.000 studenti tra i 15 e i 19 anni (ESPAD Italia 2021), l’1,1% si definisce “Hikikomori”. Ne avevo parlato qui: HIKIKOMORI. Quello che scrivevo allora è purtroppo più attuale che mai.
i ragazzi chiedono aiuto: bisogna ascoltare e agire
Nell’articolo c’è una frase della dott.ssa Pisano che vorrei ogni genitore leggesse: lo stigma esiste “ma sempre di meno”, e quando i pensieri suicidari diventano concreti molti ragazzi si spaventano e si rivolgono ai genitori o ai medici. “Ed è un bene”, aggiunge, “perché quelli che non si spaventano passano all’atto”.
I nostri figli ci stanno parlando, quindi il nostro compito è essere pronti ad ascoltarli.
Cosa possono fare i genitori
1. Esserci, ogni giorno, anche nelle piccole cose. Una cena senza telefoni, un tragitto in macchina, dieci minuti prima di dormire. I bambini e i ragazzi si confidano più facilmente nei momenti informali che negli “interrogatori”.
2. Ascoltare senza giudicare e senza minimizzare. Frasi come “Sono cose da ragazzi”, “Passerà” o “Non hai motivo di essere triste” chiudono la porta. Funziona meglio dire: “Mi sembra che tu stia passando un momento difficile. Ne vuoi parlare?”
3. Non negare il problema. È la tentazione più comprensibile e anche la più pericolosa. Ammettere che il proprio figlio sta male fa paura, ma non è una colpa né un fallimento. Prima si interviene, migliori sono i risultati.
4. Conoscere i campanelli d’allarme: isolamento e chiusura in camera; cambiamenti importanti nel sonno o nell’appetito, perdita di peso, ossessione per il cibo o il corpo; calo scolastico improvviso o rifiuto della scuola; ferite non spiegate, maniche lunghe anche col caldo; frasi come “Sarebbe meglio se non ci fossi” o “Non ce la faccio più”.
5. Parlare di suicidio non “mette idee in testa”. Gli studi disponibili non mostrano che chiedere “Hai mai pensato di farti del male?” aumenti i pensieri suicidari (Dazzi et al., 2014). Al contrario, quella domanda apre uno spazio in cui il ragazzo si sente visto.
6. Chiedere aiuto subito. Il primo passo può essere il pediatra di famiglia, che conosce il bambino dalla nascita e può orientare verso la neuropsichiatria infantile o lo psicologo. Se c’è un pericolo immediato, chiamate il 112 o andate in pronto soccorso. Sono attive anche linee di ascolto come Telefono Azzurro (19696) e Telefono Amico Italia (02 2327 2327, tutti i giorni dalle 10 alle 24).
7. Prendersi cura anche di sé. Un genitore esausto fa più fatica ad accorgersi dei segnali. Chiedere aiuto per sé stessi fa parte della cura del figlio.
Rischi e limiti
• I dati disponibili vengono soprattutto da singoli ospedali o Regioni. Manca in Italia un sistema nazionale aggiornato che raccolga in modo uniforme ricoveri e accessi in pronto soccorso per disagio psichico nei minori.
• Una parte dell’aumento può dipendere dalla maggiore capacità di riconoscere e dichiarare il disagio, che è un fatto positivo. Gli esperti concordano però che la crescita sia anche reale. Una meta-analisi su quasi 81.000 ragazzi ha stimato che nel primo anno di pandemia i sintomi depressivi rilevanti erano saliti al 25% e quelli ansiosi al 20%, circa il doppio rispetto a prima (Racine et al., 2021).
• Le cause sono molteplici: pandemia, uso problematico del digitale, pressione scolastica, fragilità familiari e sociali. Non esiste una spiegazione unica, e diffido di chi la propone.
Cosa cambia da ora in poi?
• Per le famiglie, la salute mentale va trattata come quella fisica. Un mal di pancia che si ripete ogni mattina prima di scuola merita la stessa attenzione di una febbre che non passa.
• Per noi pediatri, il bilancio di salute deve includere sempre domande su umore, sonno, alimentazione, scuola e relazioni, fin dall’età scolare.
• Per le istituzioni servono più posti letto dedicati ai minori, servizi territoriali di neuropsichiatria con tempi di attesa compatibili con l’urgenza e una vera rete tra pediatria, scuola e servizi.
• Soprattutto si debbono attuare interventi precoci fin dai primi anni di vita
Ai genitori dico questo: non siete soli. Se qualcosa vi preoccupa, parlatene con il vostro pediatra. Meglio una domanda in più che un silenzio di troppo.
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Bibliografia essenziale verificata
Articoli scientifici
1. Kessler RC, Berglund P, Demler O, Jin R, Merikangas KR, Walters EE. Lifetime prevalence and age-of-onset distributions of DSM-IV disorders in the National Comorbidity Survey Replication. Arch Gen Psychiatry. 2005;62(6):593-602. doi:10.1001/archpsyc.62.6.593
2. Racine N, McArthur BA, Cooke JE, Eirich R, Zhu J, Madigan S. Global prevalence of depressive and anxiety symptoms in children and adolescents during COVID-19: a meta-analysis. JAMA Pediatr. 2021;175(11):1142-1150. doi:10.1001/jamapediatrics.2021.2482
3. Dazzi T, Gribble R, Wessely S, Fear NT. Does asking about suicide and related behaviours induce suicidal ideation? What is the evidence? Psychol Med. 2014;44(16):3361-3363. doi:10.1017/S0033291714001299
Documenti istituzionali e rapporti
4. Organizzazione Mondiale della Sanità. Adolescent mental health – Fact sheet. 1 settembre 2025. who.int
5. Cerrai S, Biagioni S, Molinaro S (a cura di). Hikikomori: indagine sul ritiro sociale volontario dei giovani italiani. CNR-IFC / Gruppo Abele, ESPAD Italia 2021.
6. SINPIA. Comunicato per la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla (disturbi della nutrizione e dell’alimentazione), marzo 2026.
7. Coordinamento nazionale dei primari di NPIA. Emergenze psichiatriche in età evolutiva (documento), 2025. Riportato da Quotidiano Sanità.
Fonti giornalistiche (dati ospedalieri e regionali)
8. La Nazione (Firenze). Salute mentale degli adolescenti, è emergenza: al Meyer 18 ricoveri in un giorno. 8 ottobre 2026.
9. La Nazione (Firenze). Psichiatria infantile, boom di ricoveri (intervista a T. Pisano). 31 maggio 2026.
10. Quotidiano Sanità. SINPIA: “Proteggere i giovani”. Al Bambino Gesù 445 accessi per autolesionismo, 12 nel 2011. 9 settembre 2026.
11. Quotidiano Sanità. Disagio mentale nei minori. In Lombardia (ma non solo) numeri senza precedenti. Gennaio 2026.
12. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Dati sui disturbi alimentari 2019-2024. Marzo 2025 (riportati da MeteoWeb, 10 marzo 2025).

