mercoledì 5 agosto 2026

Malattia mano-bocca-piedi: la guida che vorrei dare a ogni genitore

Malattia mano-bocca-piedi: la guida che vorrei dare a ogni genitore

Cosa succede davvero, come alleviare il dolore, quando tornare al nido e perché dopo settimane possono staccarsi le unghie

Dott. Alberto Ferrando — Pediatra, Genova

Abstract

La malattia mano-bocca-piedi è un’infezione virale molto comune sotto i 5 anni, causata da enterovirus (soprattutto Coxsackie A16, A6 e A10). Nella grande maggioranza dei casi guarisce da sola in 7-10 giorni. Il problema principale non è l’eruzione sulla pelle, ma il dolore delle lesioni in bocca, che può ridurre l’assunzione di liquidi e portare a disidratazione: è su questo che si concentra l’assistenza a casa. Le forme da Coxsackie A6 hanno un aspetto più esteso e possono essere seguite, a distanza di settimane, dal distacco delle unghie (onicomadesi): fenomeno impressionante ma benigno e reversibile. Il rientro in comunità si basa sulle condizioni generali del bambino, non sulla scomparsa di tutte le vescicole. In gravidanza il rischio è basso, ma un’infezione nelle ultime settimane merita attenzione ostetrica.

Perché ne parlo

Come pediatra, poche malattie mi vengono segnalate con la stessa apprensione: un bambino con la bocca piena di piccole ulcere, le mani e i piedi punteggiati di vescicole, che non vuole più mangiare né bere. I genitori arrivano spaventati dall’aspetto. Io, in realtà, guardo un’altra cosa: quanto beve. Perché è lì che si decide il decorso di questa malattia, quasi sempre benigna.

Che cos’è e chi colpisce

È un’infezione causata da virus della famiglia degli enterovirus. I più frequenti sono il Coxsackie A16 (forma classica), il Coxsackie A6 (forme più estese e “atipiche”) e il Coxsackie A10. L’Enterovirus A71 è raro in Italia ma in Asia provoca grandi epidemie con complicanze neurologiche. Colpisce soprattutto i bambini sotto i 5 anni, ma anche fratelli maggiori e adulti possono ammalarsi. In Italia circola tutto l’anno, con picchi in inverno e primavera (ISS).

Come si riconosce

L’esordio è aspecifico: febbre (dai 37,5 °C misurati all’ascella, ma può anche mancare), inappetenza, malessere, a volte mal di pancia o mal di gola. Dopo 1-2 giorni compaiono macchie rosse che diventano rapidamente vescicole:

    in bocca: piccole ulcere dolorose su lingua, gengive, palato e all’interno delle guance;

    su palmi delle mani e piante dei piedi, spesso ovalari e allineate alle pieghe della pelle;

    possibili anche su glutei, zona del pannolino, gambe, braccia e intorno alla bocca.

Le forme da Coxsackie A6 possono avere un aspetto molto diverso da quello “da manuale”: bolle più grandi, chiazze simili a eczema, coinvolgimento del viso e del tronco. È il motivo per cui a volte la diagnosi non è immediata. La diagnosi resta comunque clinica: non servono esami del sangue né tamponi nella pratica quotidiana.

Come si trasmette e per quanto contagia

Il contagio avviene con saliva e goccioline di tosse e starnuti, con il contatto diretto con il liquido delle vescicole e con le feci (attenzione al cambio del pannolino). L’incubazione è di 3-6 giorni. La contagiosità è massima nella prima settimana, ma il virus continua a essere eliminato con le feci per settimane dopo la guarigione. Questo è un punto pratico importante: prolungare l’isolamento del bambino non ferma la circolazione del virus. Il lavaggio delle mani con acqua e sapone resta la misura più efficace, insieme alla disinfezione di superfici e giochi.

Il dolore e l’idratazione: la parte che conta davvero

L’obiettivo di questi giorni è uno solo: far bere il bambino. Cosa funziona:

    Antidolorifici e antipiretici: paracetamolo o ibuprofene, a dose calcolata sul peso. Vanno dati per il dolore, non solo per la febbre, e possono essere somministrati 20-30 minuti prima dei pasti.

    Liquidi freddi e cibi morbidi: acqua fresca, latte freddo, yogurt, gelato, ghiaccioli, budini, purè. Il freddo anestetizza.

    Da evitare: succhi di agrumi, pomodoro, aceto, cibi salati, croccanti, speziati o molto caldi. Bruciano.

    Piccole quantità, spesso: meglio 20 ml ogni dieci minuti che un bicchiere intero rifiutato. Cannuccia, bicchierino o siringa senza ago aiutano a bypassare le zone doloranti.

    Non forzare a mangiare: saltare qualche pasto non è un problema. Saltare i liquidi sì.

Cosa non serve: antibiotici (è un virus), cortisone, e i collutori anestetici. Sulla lidocaina viscosa al 2%, spesso citata, uno studio randomizzato in doppio cieco contro placebo non ha dimostrato un miglioramento dell’assunzione di liquidi nei bambini con lesioni orali dolorose (Hopper et al., Annals of Emergency Medicine, 2014); esiste inoltre un rischio di tossicità se ingerita. Non la consiglio di routine.

Quando chiamare il pediatra

I segnali che vanno riferiti subito sono quelli della disidratazione e del peggioramento generale:

    pannolino asciutto da 6-8 ore o pipì molto scarsa e scura;

    bocca e lingua asciutte, pianto senza lacrime, occhi infossati;

    sonnolenza insolita, difficoltà a svegliarsi, irritabilità estrema;

    febbre che dura oltre 3-4 giorni o che ricompare dopo essere passata;

    rifiuto totale di bere per più di 8-12 ore;

    molto raro ma importante: tremori, scatti muscolari, difficoltà a camminare, respiro affannoso.

Le unghie che si staccano (onicomadesi)

A distanza di 3-8 settimane dalla malattia, le unghie delle mani o dei piedi possono formare un solco e poi staccarsi dalla base. È la conseguenza di una pausa temporanea nella crescita della matrice ungueale durante l’infezione. È molto più frequente dopo le forme da Coxsackie A6: una revisione con meta-analisi riporta un’incidenza del 28% (IC 95% 21,9-34,3%) nelle infezioni da questo ceppo (Zhao et al., Reviews in Medical Virology, 2020). Non fa male, non richiede alcuna terapia, non lascia danni: l’unghia ricresce normalmente nell’arco di alcune settimane o mesi. Lo stesso vale per la desquamazione di palmi e piante, che spesso segue di 1-2 settimane l’eruzione. Vi anticipo queste due cose perché arrivano quando il bambino sta ormai bene, e proprio per questo spaventano.

Il rientro al nido e a scuola

Il criterio raccomandato dal CDC (2024) è semplice e si basa sul bambino, non sulle vescicole: può rientrare in comunità quando non ha più febbre, sta abbastanza bene da partecipare alle attività e non ha scialorrea incontrollata (bava continua) dovuta alle lesioni in bocca. Aspettare la guarigione completa di tutte le vescicole non ha razionale, dato che l’eliminazione del virus con le feci prosegue comunque per settimane.

In Italia non esiste una norma nazionale uniforme di allontanamento obbligatorio per questa malattia: le prassi possono variare tra ASL, Regioni e singoli servizi educativi, e in caso di focolaio il servizio di igiene può dare indicazioni specifiche. Verificate sempre il regolamento del vostro nido: su questo punto i dati e le regole non sono omogenei sul territorio.

Adulti e gravidanza

Gli adulti si infettano soprattutto dai figli. Spesso la malattia è più lieve o del tutto senza sintomi, ma le forme da Coxsackie A6 possono essere dolorose anche nell’adulto, con lesioni estese.

In gravidanza il rischio complessivo è basso e la maggior parte delle donne ha un’infezione lieve. L’aspetto che merita attenzione è un altro: un’infezione da enterovirus nelle ultime settimane prima del parto può trasmettersi al neonato e, raramente, dare forme severe (miocardite, epatite, meningoencefalite). Una revisione sistematica del 2025 sulle infezioni perinatali da enterovirus segnala che una quota rilevante delle madri di neonati infetti riferisce una malattia febbrile nell’ultima settimana di gravidanza (Kang et al., Journal of Medical Virology, 2025). Il messaggio pratico: se siete in gravidanza, soprattutto nell’ultimo mese, e avete avuto contatto con un caso o presentate sintomi, parlatene con il ginecologo. Non è motivo di allarme, è motivo di segnalazione.

Rischi e limiti

    I dati epidemiologici italiani sono limitati: la malattia mano-bocca-piedi non è soggetta a notifica obbligatoria specifica, quindi non disponiamo di stime di incidenza nazionali affidabili.

    Gran parte delle stime sul Coxsackie A6 (compreso il dato sull’onicomadesi) proviene da studi condotti in Asia: la trasferibilità al contesto italiano è plausibile ma non dimostrata.

    Non esiste in Italia alcun vaccino: il vaccino contro l’Enterovirus A71 sviluppato in Cina non copre gli altri ceppi e non è disponibile in Europa.

    Non esistono antivirali efficaci: tutto ciò che facciamo è terapia di supporto.

    Sugli esiti fetali dell’infezione in gravidanza le evidenze restano non conclusive.

Cosa cambia da ora in poi?

    Guardate quanto beve, non quante vescicole ha. È l’unico parametro che cambia la gestione.

    Usate l’antidolorifico per il dolore, non solo per la febbre, e datelo prima dei pasti.

    Non aspettate che le vescicole scompaiano per il rientro: contano febbre e condizioni generali.

    Se dopo un mese si stacca un’unghia, non è una nuova malattia né una carenza: è il ricordo di questa infezione e passa da solo.

    Lavaggio delle mani e igiene dei giochi in famiglia: è la misura che riduce davvero il contagio in casa.

    In gravidanza a termine, segnalate al ginecologo un contatto o dei sintomi.

 

Bibliografia essenziale

1. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). About Hand, Foot, and Mouth Disease. Aggiornato 7 maggio 2024. https://www.cdc.gov/hand-foot-mouth/about/index.html

2. Istituto Superiore di Sanità — ISSalute. Malattia mani-piedi-bocca: si guarisce spontaneamente. https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/m/malattia-mani-piedi-bocca

3. World Health Organization. A Guide to Clinical Management and Public Health Response for Hand, Foot and Mouth Disease (HFMD). WHO, 2011. https://apps.who.int/iris/handle/10665/207490

4. Zhao T, Du J, Sun D, et al. A review and meta-analysis of the epidemiology and clinical presentation of coxsackievirus A6 causing hand-foot-mouth disease in China and global implications. Reviews in Medical Virology. 2020;30(2):e2087. doi:10.1002/rmv.2087

5. Hopper SM, McCarthy M, et al. Topical lidocaine to improve oral intake in children with painful infectious mouth ulcers: a blinded, randomized, placebo-controlled trial. Annals of Emergency Medicine. 2014. PMID: 24210368

6. Kang CR, Byeon JH, Cho H, Lee J, Choe YJ. Perinatal Enterovirus Infection in Neonates: A Systematic Review. Journal of Medical Virology. 2025;97:e70362. doi:10.1002/jmv.70362

7. Hand, foot, and mouth disease in pregnancy: 7 years Tuscan experience and literature review. The Journal of Maternal-Fetal & Neonatal Medicine. 2021;34(9).

8. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Malattia Mani-Bocca-Piedi. https://www.ospedalebambinogesu.it/malattia-mani-bocca-piedi-80209/

 

Nota: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la valutazione del proprio pediatra










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domenica 2 agosto 2026

Mattia non c'è più. Nove anni dopo un pezzo di formaggio Perché continuo a ripetere che il latte crudo e i formaggi a latte crudo non sono cibo per i bambini piccoli

Mattia non c'è più. Nove anni dopo un pezzo di formaggio

Perché continuo a ripetere che il latte crudo e i formaggi a latte crudo non sono cibo per i bambini piccoli


Ci sono notizie che, come pediatra, leggo due volte. Non perché non le capisca, ma perché vorrei che non fossero vere.

Il 2 agosto 2026 le agenzie hanno dato notizia della morte di Mattia Maestri, il bambino di Coredo, in Trentino, che dal 2017 viveva in stato vegetativo permanente dopo aver mangiato un formaggio prodotto con latte crudo contaminato da Escherichia coli

Nove anni. 

Nove anni di una famiglia che non si è mai arresa, e di un padre — Giovanni Battista Maestri — che ha fondato un'associazione di consumatori sui rischi dei prodotti alimentari "intrinsecamente pericolosi". 

Una sentenza della Cassazione aveva già confermato il nesso di causa, rendendo definitive le condanne per lesioni colpose a due responsabili del caseificio (ANSA, 2 agosto 2026).

Noi genovesi questa storia la conosciamo bene. Perché l'abbiamo vissuta.

Il caso di Elia

Nel 2024 Elia, tre anni, di Arenzano, è morto al Gaslini dopo circa cinquanta giorni di ricovero. Aveva mangiato, durante una vacanza, un formaggio acquistato in un caseificio e prodotto — con ogni probabilità — con latte crudo. La stessa dinamica. Lo stesso batterio. Lo stesso esito.

I suoi genitori, entrambi volontari della Croce Rossa, da allora si battono perché sulle etichette compaia un avviso chiaro e comprensibile. 

 

Da quella battaglia sono nate iniziative di informazione — come "Il trenino di Elia" — che hanno portato il tema nelle piazze liguri.

Due bambini, due regioni, un unico messaggio che come pediatra non mi stanco di ripetere: questi non sono incidenti rari e imprevedibili. Sono eventi prevenibili.

Che cos'è la SEU, spiegata semplice: approfondimenti qui: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2026/06/latte-crudo-e-formaggi-non-pastorizzati.html

La sindrome emolitico-uremica (SEU) è la complicanza più temuta di alcune infezioni intestinali.

Funziona così: alcuni ceppi di Escherichia coli — chiamati STEC o VTEC, perché producono una tossina detta Shiga-tossina — arrivano nell'intestino con un alimento contaminato. Provocano una diarrea che nel giro di qualche giorno può diventare con sangue. La tossina passa nel sangue e danneggia i vasi più piccoli: distrugge i globuli rossi (anemia), consuma le piastrine e forma micro-coaguli che colpiscono soprattutto i reni, ma talvolta anche il cervello.

Il risultato può essere l'insufficienza renale acuta, la dialisi, il danno neurologico. 

In Italia la SEU è considerata la principale causa di insufficienza renale acuta in età pediatrica (ISS – EpiCentro).

Un punto che chiarisco sempre ai genitori: la maggior parte dei bambini con una gastroenterite non svilupperà mai la SEU. Ma la SEU non colpisce a caso: colpisce quasi solo i bambini piccoli, e arriva quasi sempre dopo un alimento contaminato.

I numeri italiani

Esiste un Registro Italiano della Sindrome Emolitico-Uremica (ISSEU), gestito dalla Società Italiana di Nefrologia Pediatrica (SiNePe) in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità. Sono i dati più affidabili che abbiamo.

Periodo

Casi registrati

Quota in età pediatrica

1 ago 2021 – 31 lug 2022

78

97% (<15 anni)

1 apr 2024 – 31 mar 2025

61

96,7% (≤15 anni)

Fonte: Registro ISSEU – ISS/EpiCentro

Nell'ultimo periodo di rilevazione, l'infezione da STEC è stata documentata in 47 casi su 53 esaminati (89%). Le forme "atipiche", non infettive, rappresentano circa il 5–10% del totale.

Sono numeri piccoli. Ma dietro ogni numero c'è un bambino, e la fascia colpita è quasi sempre la stessa: sotto i 5 anni.

Perché proprio il latte crudo

Il latte appena munto non è un alimento "più naturale e quindi più sano". È un alimento non trattato, in cui i batteri eventualmente presenti restano vivi. La pastorizzazione non toglie nulla di importante al latte: elimina i patogeni.

Il problema si estende ai formaggi a latte crudo, soprattutto quelli freschi o a breve stagionatura, dove il batterio può sopravvivere.

Perché i bambini piccoli sono più a rischio:

  1. Dose infettante bassissima. Per gli STEC bastano pochissimi batteri: non serve un alimento "andato a male", e spesso il sapore è perfettamente normale.
  2. Immaturità immunitaria e renale. Sotto i 5 anni la probabilità che l'infezione evolva in SEU è nettamente più alta.
  3. Non esiste una terapia che blocchi la tossina. Una volta partita, la SEU si può solo sostenere: idratazione, controllo della funzione renale, dialisi se serve.

Ricordo che in Italia la vendita diretta di latte crudo è consentita, ma l'Ordinanza del Ministero della Salute del 2008(più volte reiterata) impone l'obbligo di indicare che il prodotto va consumato previa bollitura

È un'indicazione che moltissime famiglie non leggono o non collegano al rischio reale.

Il punto clinico che voglio sottolineare

Questo vale per i colleghi, ma è utile anche ai genitori sapere perché a volte "non diamo niente".

Davanti a una diarrea con sangue in un bambino piccolo, con sospetta infezione da STEC:

  • Non si somministrano antidiarroici (farmaci che bloccano la motilità intestinale): trattengono la tossina.
  • Gli antibiotici sono generalmente sconsigliati: diverse revisioni indicano che possano aumentare il rischio di evoluzione in SEU, probabilmente perché la lisi batterica libera più tossina. Va detto con onestà che su questo punto il dibattito scientifico non è chiuso e i dati non sono uniformi per tutti i sierogruppi.
  • L'idratazione precoce, per via endovenosa quando indicato, sembra protettiva sull'esito renale.

Quando chiamare subito il pediatra

Non voglio spaventare nessuno: la stragrande maggioranza delle diarree dei bambini si risolve da sola. Ma questi segnali meritano una telefonata oggi, non domani:

  • Sangue nelle feci, anche solo qualche striatura
  • Dolore addominale intenso, il bambino che si piega in due
  • Riduzione netta della pipì (pannolini asciutti, poche minzioni in una giornata)
  • Pallore insolito, che compare in poche ore
  • Sonnolenza, irritabilità marcata, difficoltà a svegliarsi
  • Gonfiore alle palpebre, alle mani, ai piedi

La SEU compare tipicamente 5–10 giorni dopo l'inizio della diarrea, spesso quando la diarrea sta già migliorando. È il motivo per cui a volte chiedo di richiamarmi anche quando sembra andare meglio.

Le regole pratiche che do alle famiglie

  1. Sotto i 5 anni: niente latte crudo, niente formaggi a latte crudo. Nemmeno un assaggio, nemmeno in vacanza, nemmeno "artigianale e genuino". Vale anche in gravidanza e per le persone immunodepresse.
  2. Se comprate latte crudo, bollitelo. Portarlo a ebollizione, non solo scaldarlo.
  3. Leggete l'etichetta. Cercate "latte pastorizzato" o "a latte pastorizzato". Se c'è scritto "latte crudo", per i piccoli si mette via.
  4. In vacanza e nei mercatini, chiedete. Le visite ai caseifici sono bellissime, ma l'assaggio ai bambini piccoli no.
  5. Carne macinata e hamburger sempre ben cotti, anche al centro. Gli STEC non viaggiano solo nel latte.
  6. Lavate frutta e verdura, e lavate le mani dopo il contatto con animali da fattoria: le fattorie didattiche sono una fonte documentata di infezione.

Rischi e limiti

Devo essere onesto su ciò che non sappiamo o non possiamo promettere.

  • Nessuna misura azzera il rischio. Gli STEC circolano anche attraverso verdure, acqua, contatto con animali. Eliminare il latte crudo riduce molto il rischio, non lo elimina.
  • I dati di sorveglianza sottostimano il fenomeno. Il Registro raccoglie i casi di SEU, cioè la punta dell'iceberg: le infezioni STEC che non evolvono sono molte di più e spesso non vengono tipizzate.
  • Sulla percentuale esatta di infezioni STEC che evolvono in SEU le stime variano a seconda della casistica, del sierogruppo e dell'età. Preferisco non dare una cifra unica: sarebbe una precisione falsa.
  • Sulla gestione antibiotica il consenso non è totale. L'orientamento prevalente è quello che ho descritto, ma non è una certezza assoluta.
  • Non esiste un vaccino né una terapia specifica contro la Shiga-tossina nella pratica corrente.

Cosa cambia da ora in poi?

Per le famiglie: una regola sola, semplice e non negoziabile. Sotto i cinque anni, latte e formaggi solo pastorizzati. Non è una raccomandazione tra le tante: è la misura di prevenzione con il miglior rapporto tra fatica richiesta e vite risparmiate che io conosca in pediatria alimentare.

Per noi pediatri: la diarrea con sangue nel bambino piccolo va rivalutata a breve, e la domanda "che cosa ha mangiato nei giorni scorsi?" deve entrare nell'anamnesi di routine, con specifica attenzione a latte e formaggi non pastorizzati.

Per le istituzioni: la battaglia dei genitori di Elia e di Mattia chiede una cosa ragionevole e a costo quasi nullo — un'etichettatura chiara e comprensibile, che segnali il rischio specifico per i bambini piccoli. Non un divieto: un'informazione leggibile da chiunque, anche da chi non è medico.


Mattia e Elia non erano bambini sani, non erano malati, non avevano fatto niente di sbagliato. Avevano mangiato un pezzo di formaggio.

Se questo articolo convince anche solo una famiglia a rimettere nel banco frigo un formaggio a latte crudo, allora abbiamo fatto qualcosa di utile. E quei due bambini ci avranno insegnato qualcosa.


📚 Da leggere sul blog

Sul blog ho già raccolto negli anni materiali su questo tema. Li trovate raggruppati qui:


Fonti

  • ANSA, "È morto Mattia Maestri, il bimbo in coma che mangiò formaggio a latte crudo", 2 agosto 2026
  • Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro, Sindrome emolitico-uremica e Dati del Registro Italiano Sindrome Emolitico Uremica (ISSEU), aggiornamento 2025
  • Registro Italiano SEU – Società Italiana di Nefrologia Pediatrica (SiNePe) in collaborazione con ISS
  • Ministero della Salute, Ordinanza sulla vendita diretta di latte crudo (2008 e successive reiterazioni)
  • Genova24 e stampa locale ligure, servizi sul caso di Elia (2024–2025)

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