giovedì 26 febbraio 2026

🍼 Nanna sicura per il tuo bambino: le regole che salvano la vita

🍼 Nanna sicura per il tuo bambino: le regole che salvano la vita

Una tragedia che ci tocca profondamente — e ci ricorda quanto sia importante parlarne


Nelle ultime ore una notizia straziante arriva da Roma: una bimba di 10 mesi è morta al Policlinico Gemelli dopo essere stata involontariamente schiacciata dal padre nel lettone matrimoniale. Il papà si era addormentato esausto dopo averla cullata a lungo. L'autopsia ha confermato quello che i medici chiamano overlaying — una compressione accidentale durante il sonno condiviso — con conseguente arresto cardiaco e danno cerebrale irreversibile.

Casi come questo sono rari. Ma devastanti. E ogni volta che accadono, ci obbligano — come pediatri, come genitori, come comunità — a fermarci e riflettere.

Non scrivo queste righe per giudicare quel papà. So bene quanto sia stremante la genitorialità nei primi mesi, quanto sia potente il bisogno di tenere il proprio bambino vicino, quanto a volte il sonno arrivi con una forza irresistibile. Scrivo perché quelle informazioni che possono fare la differenza arrivino alle famiglie prima, non dopo.


👨‍👩‍👧 Lettone o lettino? Una scelta che va condivisa con il pediatra

Ogni famiglia è diversa. Ci sono culture, storie, esigenze di allattamento e di sonno che rendono questa scelta molto personale. Il dialogo con il proprio pediatra di fiducia è sempre il punto di partenza migliore.

Detto questo, la scienza ha qualcosa di chiaro da dire. L'AAP (Accademia Americana di Pediatria — American Academy of Pediatrics), nel suo aggiornamento del 2022 — il più autorevole e aggiornato disponibile — raccomanda esplicitamente:

🚫 Nessun bed-sharing (dormire nel lettone con il bebè) con neonati sotto i 12 mesi, e in modo ancora più netto sotto i 4 mesi di vita, nei prematuri, nei neonati di basso peso, e quando uno dei genitori fuma, ha assunto alcol, è obeso o prende farmaci sedativi.

✅ Room-sharing (stessa stanza, lettino separato) con culla o lettino indipendente nella stessa stanza dei genitori per almeno 6 mesi, idealmente per il primo anno di vita.

Il room-sharing riduce il rischio di SIDS (Sindrome della Morte Improvvisa del Lattante, Sudden Infant Death Syndrome— la cosiddetta "morte in culla") fino al 50% rispetto al dormire in stanze separate, senza i rischi del lettone condiviso. Un compromesso prezioso tra vicinanza e sicurezza.

Le società scientifiche italiane SIP (Società Italiana di Pediatria), SIN (Società Italiana di Neonatologia) e SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) sono allineate su queste indicazioni.


📊 Cosa sappiamo sui rischi: i numeri dietro le storie

In Italia, secondo i dati del Ministero della Salute e dell'Ospedale Bambino Gesù, si stimano circa 250 casi di morte improvvisa (SIDS) all'anno — corrispondenti a circa 0,5 per mille nati vivi. Un tasso in calo rispetto all'1-1,5‰ degli anni Ottanta, grazie alle campagne di prevenzione "Back to Sleep" (dormi a pancia in su). Non esiste un sistema di rilevazione nazionale omogeneo, quindi il dato va preso come stima — ma ogni caso è uno di troppo.

Per confronto, negli USA (dove nascono circa 10 volte più bambini che in Italia), nel 2022 si sono registrate circa 3.700 morti improvvise del lattante — un numero che comprende SIDS, cause indeterminate e soffocamento accidentale nel letto, raggruppate sotto il termine SUID (Sudden Unexpected Infant Death — Morte Improvvisa e Inaspettata del Lattante).

Globalmente, i dati degli studi caso-controllo indicano che il bed-sharing nei primi mesi di vita aumenta significativamente il rischio di soffocamento — e il rischio è ancora maggiore in presenza di fattori aggiuntivi come fumo, alcol, obesità o stanchezza estrema. Esattamente le condizioni che spesso si combinano nelle prime settimane di vita di un bambino.

⚠️ Il picco di rischio si concentra tra i 2 e i 4 mesi di vita, periodo in cui i meccanismi di risveglio del bambino non sono ancora maturi e in cui le campagne di prevenzione hanno il maggiore impatto.


✅ Le regole d'oro per la nanna sicura (AAP 2022)

Eccole, in modo chiaro e diretto. Sono per tutti i bambini fino a 12 mesi di vita.

1. 🔄 Sempre sulla schiena. Ogni pisolino, ogni notte, fino al compimento del primo anno. Né sul fianco né sulla pancia: solo supino (a pancia in su). Se il bambino impara a girarsi da solo va bene, ma si mette sempre giù a partire dalla posizione supina.

2. 🛏️ Superficie rigida e piatta. Materasso certificato in culla o lettino, con lenzuolino aderente. Niente materassi in memory foam, niente superfici inclinate. La superficie non deve cedere sotto il peso della testa.

3. 🚪 Culla nella stanza dei genitori. Per almeno 6 mesi, idealmente per il primo anno. Non sul divano, non in carrozzina per tutta la notte, non nel lettone.

4. 🧸 Culla vuota. Niente cuscini, coperte, peluche, paracolpi, nidi, posizionatori. La culla deve essere nuda. Per il caldo si usa un sacco nanna della taglia giusta — mai coperte sciolte.

5. 🌡️ Temperatura giusta. Circa 18-20°C nella stanza. Un bambino non dovrebbe sudare durante il sonno: è un segnale di surriscaldamento, un fattore di rischio riconosciuto.

6. 🚬 Zero fumo. Né in gravidanza né dopo il parto, né in casa né in auto. Anche la sigaretta elettronica espone a rischi. L'esposizione al fumo è uno dei fattori di rischio modificabili più importanti per la SIDS.

7. 🤱 Allattamento al seno. È uno dei fattori protettivi più consolidati: qualsiasi durata dell'allattamento aiuta, con un effetto dose-risposta — più è lungo ed esclusivo, maggiore è la protezione contro la SIDS.

8. 🍬 Il ciuccio al momento del sonno: una possibilità, non un obbligo. Alcuni studi caso-controllo suggeriscono una possibile associazione tra uso del ciuccio e riduzione del rischio di SIDS. Le evidenze però presentano limiti metodologici rilevanti e non sono conclusive. L'AAP lo raccomanda come misura aggiuntiva, ma la scelta spetta alla famiglia. Se si decide di utilizzarlo: proporlo al momento di addormentarsi (non durante le poppate), senza mai forzarlo. Se il bambino lo rifiuta, non insistere. Se si allatta al seno, è preferibile aspettare che l'allattamento sia ben avviato — ovvero attacco efficace, buon trasferimento di latte, crescita adeguata — prima di introdurlo, per non interferire.

9. 💉 Vaccinazioni. I bambini vaccinati secondo il calendario hanno un rischio di SIDS più basso. Non ritardare le vaccinazioni: la correlazione temporale con alcune morti avvenute nei giorni post-vaccino è casuale, non causale.

10. 📵 No ai device di monitoraggio non certificati. Fascette, calzini e monitor "anti-SIDS" venduti online non hanno prove di efficacia e possono dare un falso senso di sicurezza. L'unico monitoraggio affidabile è la vostra presenza nella stessa stanza.

➕ Tummy time — da svegli! 🐢 Mentre il bambino dorme sempre sulla schiena, durante le ore di veglia è importante abituarlo alla posizione prona supervisionata (gioco a pancia in giù), a partire dalle prime settimane, aumentando progressivamente fino a 15-30 minuti al giorno. Favorisce lo sviluppo motorio e riduce il rischio di plagiocefalia posizionale (appiattimento della testa).


😴 E se sono esausto e non riesco ad alzarmi?

Capisco. La stanchezza dei primi mesi è reale, spesso sottovalutata, a volte pericolosa. L'AAP lo riconosce e offre indicazioni per le situazioni di emergenza: se siete così esausti da non riuscire a rimettere il bambino in culla, farlo almeno su un letto (non su divano o poltrona, molto più pericolosi), senza coperte o cuscini intorno al bambino, e spostarlo in culla non appena possibile.

Ma la soluzione strutturale è un'altra: chiedere aiuto 🙏. Al partner, ai nonni, a chi vi vuole bene. La stanchezza estrema non è un segno di debolezza, è una condizione che merita attenzione e supporto.


👨 Una parola ai papà

La tragedia di Roma ci ricorda qualcosa di importante: anche i papà si esauriscono, anche i papà cullano per ore, anche i papà si addormentano con il bambino in braccio. La prevenzione non riguarda solo le mamme.

Parlate con il vostro pediatra, entrambi. Organizzatevi i turni notturni. E tenete la culla vicino al letto: un braccio teso, ma una superficie separata.


💡 In sintesi

La morte improvvisa del lattante (SIDS) fa paura perché sembra imprevedibile. Ma molti casi — come quello di Roma — sono prevenibili con scelte concrete e informate. La scienza ci dà strumenti chiari. Il mio compito, come pediatra, è metterli nelle vostre mani prima che ne abbiate bisogno.

Se avete dubbi su dove far dormire il vostro bambino, parlatene con il vostro pediatra di fiducia. Non aspettate la visita di controllo: è una domanda che merita una risposta subito.

#NannaSicura #SalviamoIBambini #MorteInCulla #PediatriInforma #LettoneSicuro #ferrandoalberto


Alberto Ferrando — Pediatra di famiglia, Genova www.ferrandoalberto.blogspot.it


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martedì 24 febbraio 2026

🧒 SULLE SCALE CON IL BAMBINO IN BRACCIO: UN GESTO QUOTIDIANO CHE PUÒ DIVENTARE TRAGICO


🧒 SULLE SCALE CON IL BAMBINO IN BRACCIO: UN GESTO QUOTIDIANO CHE PUÒ DIVENTARE TRAGICO

Un consiglio pratico dal pediatra, dopo la morte del piccolo di 5 mesi a Chieri


Lunedì 23 febbraio 2026, alle 22, si è spento Riccardo, un bambino di cinque mesi, dopo essere caduto dalle scale della sua casa a  Chieri, nel Torinese. La mamma lo aveva preso in braccio per scendere in cucina e preparargli il latte, ma è stata colta da un improvviso malore. Il piccolo le è scivolato dalle braccia ed è rotolato lungo i gradini fino in fondo, battendo violentemente la testa sul pavimento.

Una tragedia che lascia sgomenti. E che mi ha spinto a scrivere questo articolo, non per alimentare ansie, ma perché esistono piccole abitudini quotidiane che — con un cambiamento semplice — possono fare una grande differenza.


Non è la prima volta

Nel mio lavoro di pediatra, in decenni di attività, ho visto personalmente due casi di mamme cadute mentre portavano il bambino in braccio. Per fortuna, in entrambe le occasioni le conseguenze per il bambino sono state lievi. Le mamme, invece, nell'istinto di proteggere il piccolo non hanno protetto se stesse, riportando traumi che per fortuna si sono risolti.

Non esiste in Italia un registro nazionale degli incidenti di questo tipo. Gli episodi finiscono talvolta nelle cronache locali, raramente in quelle nazionali, solo quando le conseguenze sono gravi. Questo non significa che siano rari: significa che non vengono tracciati sistematicamente. Gli incidenti  rappresentano la prima causa ricovero nei bambini, e la fascia da 0 a 1 anno è quella a rischio di gravità maggiore. Le cadute, in tutte le loro forme, sono la causa più frequente.


Perché le scale sono il punto critico

Tenere un neonato o un lattante in braccio è naturale, istintivo, bellissimo. Il problema non è il gesto in sé, ma il contesto in cui lo facciamo.

Sulle scale, la situazione cambia radicalmente:

  • Una scivolata, un malore improvviso, un capogiro (anche in una persona giovane e sana) si trasformano in pochi secondi in una caduta di più gradini.
  • Il genitore, nell'istinto di proteggere il bambino, spesso non si protegge e non può frenare la caduta.
  • Il bambino piccolo, senza controllo del capo e con la testa proporzionalmente grande e pesante, è estremamente vulnerabile al trauma cranico.

Il caso di Chieri è emblematico: la madre aveva già accusato mal di testa dalla mattina, ma nessuno avrebbe potuto prevedere quel malore improvviso mentre scendeva le scale. Il punto non è la colpa — non c'è colpa — ma la prevenzione.


Il consiglio pratico: il marsupio o la fascia

La soluzione più semplice ed efficace esiste già, è economica, è nota nel mondo del babywearing, e andrebbe raccomandata sistematicamente:

Quando devi salire o scendere le scale con un bambino sotto i 3 anni, usate un marsupio ergonomico o una fascia portabebè.

Marsupio e fascia offrono indiscutibili vantaggi pratici su percorsi accidentati e in presenza di scale. Il marsupio può essere utilizzato già nelle prime settimane di vita: non provoca alcun danno alla schiena del neonato, favorisce il corretto sviluppo delle anche e riduce la plagiocefalia.

Soprattutto: con il bambino agganciato al corpo del genitore, anche in caso di scivolata o malore, il piccolo non vola via.

Il corpo del genitore fa da ammortizzatore; la caduta, se avviene, è controllata.


Una nota sul marsupio ergonomico

Non tutti i marsupi sono uguali. I prodotti non certificati possono presentare cuciture deboli, scarsa distribuzione del peso e posizioni di seduta non sicure. Quando scegliete un marsupio o una fascia per un neonato, verificate che rispetti gli standard ergonomici (gambe a "M", schiena a "C") e che sia certificato. 


Una cosa che mi sento di dire ai genitori

Nessuno è immune da un capogiro improvviso. Nessuno si aspetta di avere un malore mentre scende le scale di casa. La mamma di Riccardo non ha commesso nessun errore: stava facendo la cosa più normale del mondo.

Proprio per questo vale la pena adottare una piccola precauzione stabile, un'abitudine, non una risposta alla paura. Il messaggio non è "abbiate paura di portare il vostro bambino in braccio". 

Il messaggio è: sulle scale, affidatevi a qualcosa che non cede se voi cedete.

#SicurezzaBambini #Babywearing #PrevenzioneIncidenti #noninbraccio #MarsupioPiùSicuro





 

giovedì 19 febbraio 2026

Invito al Percorso: "Da Zero a Mille" – I primi passi insieme​

giovedì 12 febbraio 2026

A tre mesi in montagna? Sì, ma con le giuste cautele

Titolo: 🏔️ 
A tre mesi in montagna? Sì, ma con le giuste cautele (e occhio al fratellino sciatore! ⛷️)

La domanda della mamma

"Caro Dottore, siamo una famiglia che ama la montagna e vorremmo tanto portarci anche il nostro piccolo di tre mesi per qualche giorno di relax. 

Fino ad ora però abbiamo sentito di tutto e siamo un po’ confusi! 🤯

Mia madre è terrorizzata: dice che l'aria è troppo rarefatta lassù e che il piccolo potrebbe avere difficoltà a respirare o dormire male. 

Dall'altra parte, alcuni amici ci dicono che sono andati anche in alto senza problemi. 

Noi vorremmo solo capire come comportarci per non correre rischi inutili. 

Fino a che altezza possiamo spingerci con un neonato così piccolo? 🌡️

E poi c'è il fratellino di 4 anni che non vede l'ora di mettere gli sci: come ci organizziamo col freddo per il piccolo che starà fermo nella carrozzina mentre noi guardiamo il grande? 

Ah, e le orecchie durante il viaggio? 👂

Vorremmo partire sereni, sapendo di fare la scelta giusta per la salute di entrambi i nostri figli."

 

La risposta del Pediatra

Cara mamma, prima di tutto fai un bel respiro profondo: il tuo stato d'animo è normalissimo! 🤗 È il classico conflitto tra il desiderio di staccare la spina godendosi la natura e quella vocina interiore (a volte amplificata dalle nonne! 👵) che ci sussurra "e se poi gli fa male?". Tranquillizzati subito: la montagna non è un nemico, anzi, è una risorsa meravigliosa per tutta la famiglia, a patto di affrontarla con buon senso e gradualità.

Partiamo dal "nodo" dell'altitudine, che è quello che vi spaventa di più. Le nonne spesso ricordano regole di un tempo, ma oggi la scienza ci rassicura molto.

 Le più recenti linee guida della Società Italiana di Pediatria e della Commissione Medica del CAI ci dicono che un lattante sano può tollerare quote fino ai 2000 metri

Tuttavia, per un bimbo di soli tre mesi, il mio consiglio "da papà e da pediatra" è di mantenere un approccio dolce: una quota compresa tra i 1500 e i 1800 metri è la vostra "zona di comfort" ideale. 

A queste altezze l'organismo del piccolo si adatta senza stress alla ridotta pressione dell'ossigeno. 

Quindi sì, potete partire, ma senza cercare record di scalata! 🚫🏔️

Il vero momento delicato, però, è il viaggio. 🚗 Le orecchie dei bambini sono sensibilissime ai cambi di pressione. 

Durante la discesa (o la salita rapida), offrigli spesso il seno Fermando!! Non staccate mai le cinture di sicurezza in viaggio) o il ciuccio: la deglutizione aiuta a compensare lo sbalzo di pressione ed evita quel fastidioso "tappo" che a noi adulti dà solo noia, ma a loro può fare male. 

Se vuoi approfondire proprio questo aspetto tecnico, trovi un mio articolo storico ma sempre validissimo qui sul blog 👉 A che altitudine si può portare il bambino?.

Ora veniamo alla gestione "logistica" con il fratellino sciatore ⛷️

È fantastico che lui voglia già sciare, ma attenzione: mentre lui si muove e suda, e voi vi scaldate camminando, il piccolo nella carrozzina o nello zaino è fermo❄️

Il freddo per lui arriva molto prima che per voi. Vestilo rigorosamente "a cipolla" 🧅, così da poter aggiungere o togliere strati velocemente se il tempo cambia (e in montagna cambia in un attimo!).

#pediatria #montagna #neonato #vacanzeinfamiglia #genitori #consiglidelladottore #FerrandoAlberto

domenica 8 febbraio 2026

🦠 Scabbia a scuola: niente panico

 🦠 Scabbia a scuola: niente panico

Ricevo la lettera di una docente preoccupata per il panico scatenatosi nella chat di classe dopo la segnalazione di due casi di scabbia (due fratellini). La parola "scabbia" evoca scenari antichi e paure ancestrali, ma oggi è una parassitosi gestibile, curabile e che non deve portare alla chiusura delle scuole né all’isolamento sociale. 🚫🏫

Facciamo ordine, dati alla mano, per capire cosa sta succedendo e cosa fare. 🧐

1. Perché se ne parla tanto adesso? 📈

Non è una vostra impressione: la scabbia è tornata a farsi sentire. Dati recenti della SIDeMaST confermano un aumento significativo dei casi in Italia negli ultimi anni (in alcune casistiche fino al 750% in più rispetto al pre-Covid).

I motivi? La ripresa massiccia dei viaggi ✈️, il tempo trascorso in luoghi chiusi e una diagnosi che spesso arriva in ritardo perché il prurito viene scambiato per allergia o dermatite. Quindi: non è una malattia "della sporcizia", ma una parassitosi che colpisce chiunque, esattamente come i pidocchi. 🧴🚿

2. Che cos'è e come si riconosce 🔍

È causata da un acaro microscopico (Sarcoptes scabiei) che scava delle piccole gallerie (cunicoli) sotto la pelle per deporre le uova. 🥚

  • Il sintomo re: Il prurito. È intenso, insistente e peggiora terribilmente di notte 🌙 (quando l'acaro è più attivo col caldo del letto).
  • Dove: Polsi, spazi tra le dita, ascelle, zona genitale, e nei bambini piccoli anche palmi delle mani, piante dei piedi e cuoio capelluto. ✋🦶

3. Come si prende (e come NON si prende) 🤝

Qui serve sfatare un mito per calmare le chat di classe. La scabbia si trasmette per contatto diretto, prolungato e pelle-contro-pelle.

  • Sì: Dormire nello stesso letto, abbracci prolungati, rapporti intimi, scambio di vestiti o asciugamani usati di recente. 👕🛌
  • No (o molto raro): Una stretta di mano veloce, stare seduti al banco vicino, incrociarsi in corridoio. 🏃‍♂️

4. La Terapia: la chiave è la simultaneità 💊

Oggi abbiamo armi efficaci. Le linee guida più recenti indicano:

  • Creme alla Permetrina 5%: Da applicare meticolosamente su tutto il corpo (non solo dove prude) e lasciare agire per le ore indicate (solitamente una notte).
  • Ivermectina per via orale: Utilizzata sempre più spesso sotto stretta prescrizione medica. 🩺

La regola d'oro: Devono curarsi tutti i conviventi contemporaneamente, anche se non hanno prurito. Se trattiamo solo il bambino e non il papà asintomatico, tra due settimane il parassita tornerà a circolare in casa (effetto "ping-pong"). 🏓

5. Cosa deve fare la scuola? 🏫

Le indicazioni ministeriali e delle ASL sono chiare:

  • Niente chiusura: Non si disinfesta la scuola. L'acaro lontano dalla pelle umana sopravvive poco (2-3 giorni al massimo). 🧹
  • L'alunno malato: Resta a casa fino al giorno successivo all'inizio del trattamento (bastano 24 ore dopo la prima applicazione per non essere più contagiosi). 
  • I compagni di classe: Sono considerati contatti a basso rischio. Non devono fare profilassi farmacologica, ma devono essere sorvegliati dai genitori per 3-4 settimane. 👀

6. Consigli pratici per i genitori (da incollare nelle chat! 📲)

Se c'è un caso in classe:

  1. Niente panico: Il rischio è basso se non c'è stato un contatto fisico stretto. 🧘‍♂️
  2. Lavaggio: Lavate vestiti, lenzuola e asciugamani usati negli ultimi 3 giorni a 60°C🧼🧺
  3. Il sacco: Ciò che non si può lavare (peluche, giacche) va chiuso in un sacco di plastica ben sigillato per almeno 7 giorni. L'acaro morirà di fame. 🧸🛍️
  4. No al fai-da-te: Non comprate prodotti "per prevenzione". Usarli a caso aumenta solo le resistenze. 🚫💊

Conclusione 🤝

La scabbia è una "seccatura" notevole, ma si cura e guarisce. La solidarietà verso la famiglia colpita è la prima medicina: isolarli o colpevolizzarli serve solo a far sì che la prossima volta, chi si ammala, non lo dirà a nessuno per vergogna. E quello sì, che è pericoloso per la comunità. ❤️


📚 Bibliografia italiana minima

#scabbia #pediatria #salutebambini #scuola #prevenzione #ferrandoalberto

 





sabato 7 febbraio 2026

Piccoli "Hannibal Lecter" all'asilo? 🦈 Se tuo figlio morde (o viene morso), niente panico!

Piccoli "Hannibal Lecter" all'asilo? 🦈 Se tuo figlio morde (o viene morso), niente panico!

Buongiorno a tutti! 👋 Oggi affrontiamo un "incubo" classico che fa tremare i polsi a mamme, papà e maestre: il bambino che morde. 😱

La scena è questa: siete al parco o andate a prendere il vostro piccolo all'asilo e la maestra, con faccia contrita, vi dice: "Signora, oggi Marco ha morso Giulia per un gioco"

Voi vorreste sprofondare. 

Gli sguardi degli altri genitori sembrano dire: "Ecco, non lo educano!". 😓

Mettiamo subito le cose in chiaro: 

non state allevando un serial killer e vostro figlio non è "cattivo". 

E no, non è colpa vostra. 

Vediamo perché succede, come gestirlo all'asilo e, soprattutto, cosa dire a chi riceve il morso👇

🧠 Perché i bambini mordono? 

Il bambino che morde mette sempre in crisi la famiglia, ma dobbiamo capire cosa passa nella sua testa. 

Tra l'anno e i 3 anni, i bambini sono un vulcano di emozioni ma hanno pochi strumenti per gestirli.

  1. Comunicazione "primitiva": 

Non sanno ancora dire "Scusa, quel gioco è mio, ridammelo"

Usano il corpo. Il morso è un messaggio: «Lasciami stare!», «Voglio quel gioco!», «Ehi, guardami!». 🗣️🚫

  1. Frustrazione: 

La famosa fase dei "Terribili Due". L'energia esplosiva della rabbia deve uscire da qualche parte. A volte esce... dai denti. 🦷

  1. Sovrastimolazione all'asilo: 

Rumore, tanti bambini, condivisione forzata degli spazi. A volte il morso è un cortocircuito da stress: "Troppo rumore, statemi lontani!".

🏫 "Dottore, morde all'asilo! Che vergogna!"

Quando succede al nido o alla materna, la gestione è più complessa perché voi non ci siete.

  • Niente processi serali: 

Sgridare il bambino alle 18:00 per un morso dato alle 10:00 del mattino non serve a nulla. I bambini piccoli vivono nel presente. 

Non collegheranno la punizione all'evento. 

  • Fiducia nelle maestre: Loro sanno gestire la situazione sul momento. 

Il vostro compito è lavorare a casa sulla gestione delle emozioni, non punire "in differita".

  • Collaborazione: Chiedete alle educatrici cosa è successo prima del morso (contesa di un gioco? stanchezza?). 

Capire la causa aiuta a prevenire.

🩹 E al bambino che è stato morso? Cosa diciamo?

Spesso ci concentriamo così tanto sul "morsicatore" che dimentichiamo la vittima! Se vostro figlio viene morso, o se dovete consolare l'amico morso dal vostro:

  1. Validare il dolore: "Ahi, fa molto male, vero? Mi dispiace tanto" 🤗.
  2. Non create il "Mostro": Evitate frasi come "Luca è cattivo!"

Questo etichetta il bambino e non aiuta nessuno. 

Meglio dire: "Luca non ha ancora imparato a chiedere le cose con le parole".

  1. Rassicurazione: "Ora mettiamo un po' di ghiaccio e passa. Sei al sicuro" 🧊.
  2. Insegnare a difendersi (verbalmente): Dite al bambino morso: 

"La prossima volta alza la mano e digli forte: NO! NON MI PIACE!"

Questo dà potere alla "vittima" e insegna un confine. 

🛠️ Cosa fare (Il Kit di Sopravvivenza)

Non serve urlare (anzi, peggiora le cose), servono fermezza e coerenza.

  • Intervento immediato e neutro: 

Se succede davanti a voi, intervenite subito. 

Niente scenate. 

Tono fermo, sguardo negli occhi (abbassatevi al suo livello!): "No. Non si morde. I morsi fanno male"🛑

  • La riparazione: 

Il bambino che morde spesso si spaventa della sua stessa azione. 

Insegnategli a rimediare. 

La stessa bocca che ha morso può dare un bacino (se l'altro vuole), la mano può fare una carezza. 

Dategli un'alternativa positiva. 🤝

  • Alternative: Se sta mettendo i denti (sotto i 2 anni), dategli giochi fatti apposta per essere morsi (anelli di gomma). 🦕

🚫 Cosa NON fare

  •  Non ridere: 

Mai. Nemmeno se è buffo.

  •  Non mordetelo indietro: 

Qualcuno dice "Così capisce cosa si prova"

Falso. Insegna solo che mordere è un modo accettabile per risolvere i conflitti se sei più grande. Violenza genera violenza.

  •  Non etichettatelo: 

Lui non "è" un monello.

Lui "ha fatto" una cosa sbagliata. 

C'è un abisso di differenza.

🚩 Quando preoccuparsi?

Il morso è fisiologico fino a una certa età. Tuttavia, campanelli d'allarme dopo i 30 mesi:

  • Morde frequentemente senza motivo apparente.
  • Se l'ambiente familiare è troppo rigido o autoritario. In questi casi, parlatene con il vostro pediatra per osservare il bambino a 360 gradi. 🩺

⚠️ Limiti

Ricordiamo che queste sono indicazioni comportamentali generali. 

Ogni bambino ha il suo temperamento. 

Non esiste la bacchetta magica che fa smettere di mordere in un giorno. 

La chiave è la ripetizione infinita del messaggio corretto. 

Se il comportamento persiste o si associa a ritardi di linguaggio, serve una valutazione.

🗓️ Cosa fare se il piccolo "squalo" colpisce ancora:

  1. Respiro profondo. Non imbarazzatevi con gli altri genitori: capita a tutti. 🧘‍♀️
  2. Occhi negli occhi, "No" fermo.
  3. Attenzione alla vittima: consolazione e ghiaccio. 🧊
  4. Riparazione: "Facciamo una carezza a Marco?".
  5. E soprattutto: Coerenza. Ogni volta, la stessa reazione. Alla fine capirà.
#morde
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#hanniballecter
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Un caro saluto, Alberto Ferrando