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venerdì 20 marzo 2020

UN SANITARIO MALATO METTE A RISCHIO, OLTRE SE STESSO, ANCHE I SUOI FAMIGLIARI E LE PERSONE CON CUI VIENE IN CONTATTO.

UN SANITARIO MALATO METTE A RISCHIO, OLTRE SE STESSO, ANCHE I SUOI FAMIGLIARI E LE PERSONE CON CUI VIENE IN CONTATTO.
Editoriale appena uscito sul Lancet: 
DA INVIARE A TUTTI GLI ORIDINI E COLLEGI PROFESSIONALI E ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA E AI GOVERNI:
Vel o traduco qui:
In tutto il mondo, mentre milioni di persone rimangono a casa per ridurre al minimo la trasmissione della sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2, gli operatori sanitari si preparano a fare l'esatto contrario. Si recheranno in cliniche e ospedali, mettendosi ad alto rischio da COVID-2019
I dati della Commissione sanitaria nazionale cinese mostrano che più di 3300 operatori sanitari sono stati infettati all'inizio di marzo e, secondo i media locali, alla fine di febbraio ne erano morti almeno 22
In Italia, il 20% degli operatori sanitari intervistati è stato contagiato e alcuni sono morti. 
I rapporti del personale medico descrivono l'esaurimento fisico e mentale, il tormento di difficili decisioni di triage e il dolore per la perdita di pazienti e colleghi, il tutto in aggiunta al rischio di infezione.
Con l'accelerazione della pandemia, l'accesso ai dispositivi di protezione individuale (DPI) per gli operatori sanitari è una preoccupazione fondamentale. Il personale medico ha la priorità in molti paesi, ma la carenza di DPI è stata descritta nelle strutture più colpite. 
Alcuni operatori sanitari sono in attesa di attrezzature mentre stanno già visitando i pazienti che potrebbero essere infetti o sono forniti di attrezzature che potrebbero non soddisfare i requisiti. Oltre alle preoccupazioni per la loro sicurezza personale, gli operatori sanitari sono ansiosi di trasmettere l'infezione alle loro famiglie. Gli operatori sanitari che si occupano di genitori anziani o di bambini piccoli saranno drasticamente colpiti dalla chiusura delle scuole, dalle politiche di allontanamento sociale e dall'interruzione della disponibilità di cibo e di altri generi di prima necessità.
I sistemi sanitari a livello globale potrebbero funzionare a più della capacità massima per molti mesi. Ma gli operatori sanitari, a differenza dei ventilatori o dei reparti, non possono essere fabbricati con urgenza o funzionare al 100% per lunghi periodi. 
È fondamentale che i governi vedano i lavoratori non solo come pedine da utilizzare, ma come individui umani. Nella risposta globale, la sicurezza degli operatori sanitari deve essere garantita. Un'adeguata fornitura di DPI è solo il primo passo; devono essere prese in considerazione altre misure pratiche, tra cui l'annullamento di eventi non essenziali per dare priorità alle risorse, la fornitura di cibo, riposo e sostegno alle famiglie e il sostegno psicologico. Attualmente, gli operatori sanitari sono la risorsa più preziosa di ogni paese.

AGGIUNGO CHE CON LE ATTUALI LINEE GUIDA I SANITARI SONO A RISCHIO E METTONO A RISCHIO I PAZIENTI: i sanitari che sono stati a stretto contatto con casi accertati possono andare a lavorare con la mascherina  :-( e non gli si fa il tampone (i non sanitari vanno in quarantena)
Speriamo che il virus muti e abbia pena di noi se chi è alla "catena di comando" non agisce bene

Ciao
Alberto Ferrando




sabato 11 febbraio 2017

SUICIDIO IN ETA’ PEDIATRICA: cosa fare? Si può prevenire? , ferrando, ferrandoalberto

SUICIDIO IN ETA’ PEDIATRICA: cosa fare? Si può prevenire?
Non voglio rovinarvi la giornata ma se si conosce si può, forse, in alcuni casi, evitare delle tragedie come gli incidenti e intervenire precocemente in situazioni di rischio.
Ho già fatto alcuni articoli (*), visti da pochi, sul tema suicidio in età  pediatrica perché rappresenta una delle principali cause di morte nella vita: la seconda causa tra i 10 e i 34 anni. Forse in alcuni casi si potevano cogliere segni di disagio prima?
Uno studio (**) recentemente pubblicato sui casi di  suicidi prima dei venti anni di età in Inghilterra documenta 145 casi in due anni (2014-2015), la metà prima dei 18 anni.
Sono stati identificati dei fattori di rischio che segnalo:
1)     pressione o frustrazione da studio (27%),
2)    bullismo (22%),
3)    lutto (amico o parente) (28%).
4)    gravi problemi di famiglia o di salute (35%),  
5)    emarginazione sociale (25%),
6)    abuso di alcol o di droghe (25-30%)
·      Nel 25% dei casi erano stati cercati su internet modalità per  suicidarsi
·      In 1/3 terzo l’idea di suicidarsi era stata detta ad amici o a parenti nei 10 giorni precedenti.
·      Nel 10% c’erano stati episodi di autolesionismo di entità tale da giungere a osservazione medica.
·      Nel 13% dei casi c’era stato un suicidio in famiglia o di un amico,

I fattori considerati sono tali per cui si debbono allertare, oltre ai genitori e alla famiglia, il pediatra, la scuola, i Servizi sociali e il sistema di giustizia.
Tutti dovremmo comunque avere maggiore consapevolezza della frequenza del suicidio e dei fattori di rischio cercando di comprendere, ascoltare fare domande.
Troppi non vogliono vedere (andava tutto bene diranno poi nelle interviste) o minimizzano o, come per gli incidenti,  pensano che si tratti di un problema di altri, di predestinati o, semplicemente, di sfortuna, di destino, di fatalità.
) e di quanto po- trebbe essergli utile il nostro interessamento e la nostra capa- cità di condividere i suoi tormenti, magari e soprattutto con qualche domanda diretta. Proprio su quella cosa lì, proprio sulla morte... e dintorni. Che è un pensiero che c’è, e non sem- pre abbastanza sepolto, nella testa di molti dei ragazzi la cui salute è messa (anche) nelle nostre mani.

** Lancet Psychiatry (Rodway C, et al. Suicide in children and young peo- ple in England: a consecutive case series. Lancet Psychiatry 2016;3(8):751-9)