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mercoledì 14 maggio 2025

Schermi, cellulari e bambini piccoli: Una riflessione sugli schermi nella vita dei più piccoli

Schermi, cellulari e bambini piccoli: Una riflessione sugli schermi nella vita dei più piccoli

“Era un sabato mattina qualunque. In coda al supermercato, davanti a me, una bambina di forse due anni nel passeggino. 

Gli occhi fissi su un 📱

Lo sguardo assente, il viso immobile. 

Intorno, rumore di voci, colori, profumi. 

Ma per lei, niente esisteva fuori dallo schermo 📺

I genitori parlavano tra loro, tranquilli. Una scena apparentemente normale” 😢.

Ho ripensato a quanto spesso, anche nel mio ambulatorio, vedo bimbi piccoli agitarsi, e genitori risolvere con un gesto rapido: tirano fuori lo smartphone: “Solo cinque minuti”, dicono. Ma se quei cinque minuti si ripetono ogni giorno, più volte al giorno, che effetto hanno davvero?

Non è una questione di colpe. Tutti noi adulti — tutti — abbiamo bisogno, a volte, di una pausa. 

È umano. 

E oggi gli schermi sono la soluzione più facile, più veloce, più a portata di mano. 

Ma proprio per questo, dobbiamo fermarci a riflettere.

Quando un bambino piccolo guarda uno schermo, non sta solo guardando.

Sta anche non facendo

-       non tocca, 

-       non esplora, 

-       non parla, 

-       non gioca, 

-       non osserva i volti,  

-       non si guarda intorno, 

-       non sperimenta la noia, 

-       non si confronta con la realtà.

Le ricerche lo confermano: un uso precoce e non regolato di dispositivi digitali è associato a ritardi nel linguaggiodisturbi del sonnodifficoltà emotiveiperattività

E più avanti negli anni, possono comparire ansia, depressione, una fatica nel costruire relazioni autentiche.

Non si tratta di eliminare la tecnologia. 

I dispositivi digitali fanno parte del nostro mondo, e in certi momenti possono anche arricchire. 

Ma il punto è: come li usiamo? E a che prezzo?

Un cartone visto insieme può diventare un momento di tenerezza. 

Una videochiamata con i nonni può essere una gioia. 

Il problema nasce quando lo schermo prende il posto della relazione, della voce, dello sguardo. Quando diventa una stampella continua, invece che un mezzo occasionale.

I bambini imparano il mondo attraverso i sensi, il movimento, il contatto. 

Hanno bisogno di adulti che parlino con loro, non a loro

Di occhi che li guardino davvero. 

Di tempo condiviso, anche imperfetto, ma vero.

Forse non possiamo cambiare tutto. 

Ma possiamo iniziare da piccoli gesti: tenere il telefono in tasca mentre li accompagniamo al parco. Spegnere la TV durante la cena. 

Raccontare una storia anziché passarla su YouTube.

Togliere la TV dalla cucina

Non mettere la TV in camera da letto

Ogni minuto di attenzione vale più di mille video.

E quando ci sembra di non avere alternative, quando la stanchezza prende il sopravvento, fermiamoci un attimo. 

Guardiamo nostro figlio o figlia , anche solo per un respiro. 

A volte basta quello per ricordarci perché vale la pena provarci.

Cosa dice la scienza?

Le raccomandazioni sono chiare:

  • Nessun schermo sotto i 2 anni (esclusi i video in chiamata con familiari)
  • Dopo i 2 anni, massimo un’ora al giorno, sempre con la presenza dell’adulto
  • Evitare schermi prima di dormirea tavola, o come strumento per calmare le emozioni

Bastano piccoli cambiamenti, gesti quotidiani che fanno la differenza:

  • Spegnere la TV durante i pasti
  • Uscire senza cellulare, almeno per un po’
  • Raccontare una storia o leggere un libro anziché passarla su YouTube
  • Lasciare che il bambino si annoi: è da lì che nasce la creatività

Ogni volta che stiamo per accendere un video per “tenerlo buono”, chiediamoci: posso fare altrimenti, almeno oggi?



sabato 29 marzo 2025

Quando piange gli dò il cellulare, sbaglio?

 Quando piange gli dò il cellulare, sbaglio?

Dottore, quando mio figlio di un anno piange gli do il cellulare. Non è che sia convinta che sia utile. Ma almeno si calma e sta bravo. Poi c’è chi mi dice che faccio male perché è dannoso. Ma è vero?

Lettera firmata e-mail

È vero. Alla base c’è un'esigenza comprensibile: calmare un bambino che piange o farlo stare tranquillo in auto o quando siamo in compagnia. Ed è vero, uno schermo acceso può funzionare, nell’immediato, come una sorta di “interruttore”. Ma è giusto farlo? E soprattutto, ci possono essere conseguenze a lungo termine? L’utilizzo precoce degli smartphone nei bambini piccoli è un tema delicato ma importante per la loro salute e il loro sviluppo. Dobbiamo sapere che ormai numerosi studi dimostrano che l’esposizione agli schermi nei primi anni di vita è associata a vari problemi come disturbi del sonno, perché la luce blu altera i ritmi circadiani; ritardi nel linguaggio, se lo schermo sostituisce il dialogo con i genitori; minore attenzione e irritabilità, dovute alla continua stimolazione passiva; riduzione del movimento fisico, con conseguente rischio di sovrappeso; difficoltà nell’elaborare le emozioni, se il cellulare viene usato per “spegnere” la frustrazione o la noia.

In aumento progressivo, e non solo nei primi anni di vita, i problemi alla vista: l'utilizzo precoce e prolungato di smartphone e altri dispositivi elettronici può avere conseguenze negative sulla vista dei bambini. Quando un bambino piange e gli viene dato il cellulare per calmarlo, può imparare che le emozioni si spengono con un clic, anziché imparare a riconoscerle, tollerarle e superarle. È un’occasione persa per crescere. Cosa possiamo fare? Niente schermi sotto i due anni, se non per brevi videochiamate con i nonni. Dai due ai cinque anni, massimo un’ora al giorno, scegliendo contenuti educativi e guardandoli insieme a un adulto. Tra i sei e i dodici anni, non più di due ore al giorno, sempre con supervisione.

E soprattutto: i genitori sono il primo modello. Se passiamo molto tempo al telefono mentre siamo con i nostri figli, sarà più difficile chiedere a loro di farne a meno. Una canzoncina, un libro illustrato, una storia inventata al momento, anche solo uno sguardo o un abbraccio: sono strumenti molto più efficaci e sani per calmare un bambino. Certo, richiedono più energia e presenza. Ma è proprio così che si costruisce la relazione e si promuove una crescita emotiva equilibrata. Ma è un investimento sulla futura salute dei nostri figli e anche sulla nostra. Usare lo smartphone come “ciuccio digitale” è una scorciatoia molto rischiosa. I danni sono molteplici. Prendersi il tempo per stare con i propri figli, aiutarli a elaborare le emozioni, giocare con loro è un investimento che ripaga tutta la vita. Concludo segnalando che anche da noi stanno aumentando i casi di bambini di pochi anni già affetti da dipendenza dal cellulare.