domenica 6 dicembre 2020

Domande dei genitori e bevande senza zucchero: Il Secolo XIX di oggi

 Domande dei genitori e bevande senza zucchero: Il Secolo XIX di oggi

Caro dottore mia figlia di 10 anni riferisce spesso nausea di entità tale da non poterle permettere di frequentare la scuola per lunghi periodi, la cosa è peggiorata con l’epidemia di COVID-19.

Non vomita e a volte presenta anche mal di pancia e mal di testa. A volte appare molto agitata e sudata e trema. Inoltre è pigra di intestino da mesi.

Vorrei farla vedere da un gastroenterologo ma la mia pediatra non è d’accordo

 

 

Cara mamma. La nausea, o sensazione di vomito imminente, è spesso accompagnata da alterazioni del sistema nervoso periferico come aumento della frequenza cardiaca, della salivazione, malessere, agitazione.

Precede  frequentemente il vomito. In età pediatrica la causa più frequente è la gastroenterite acuta  che può esordire con nausea e vomito seguite poi da dolore addominale e diarrea.

La nausea isolata, senza vomito che si presenta con andamento subacuto o cronico, come nel suo caso,  è una manifestazione frequente  del cosìdetto disturbo somatico. Viene definita nausea funzionale secondo criteri (detti di “Roma”) ed è un disturbo soggettivo perdurante nel tempo (due volte o più alla  settimana da almeno due mesi). Compare prevalentemente, ma non unicamente,  lontano dai pasti e non si associa a vomito. La nausea funzionale può accompagnarsi ad altri disturbi dell’apparato gastrointestinale  quali dolore addominale ricorrente e stitichezza. A volte i bambini vengono inutilmente sottoposti a vari esami quali endoscopie digestive ed esami radiologici. Si associano frequentemente  altri disturbi quali cefalea, manifestazioni di ansia, disturbi del sonno , astenia e vari tipi di disturbi intestinale (spesso etichettati come allergia alimentare) . Segnalate frequenti e prolungate assenze scolastiche.

Cosa fare? Parlare e affidarsi al pediatra curante che valuterà se e quali approfondimenti e approcci diagnostici e  terapeutici adottare. Bisogna ricorrere spesso ad un approccio psicopedagogico e, spesso, di una valutazione neuropsichiatrica. Appare necessario cercare di riattivare la socialità e la frequenza scolastica e non focalizzarsi solo sui sintomi. Molto utile un diario giornaliero, tenuto dalla bambina, e non dai genitori, dove annoterà i disturbi lamentati.

In sintesi: consiglio di parlare con il pediatra curante, anche senza la bambina, fare poi una visita alla bambina e un colloquio. Da qui poi si deciderà un percorso che potrà prevedere altre consulenze di tipo pedagogico, psicologico e anche gastroenterologico coordinate dal pediatra curante.

 

 

Caro dott.

Mio figlio, di 12 anni, lievemente sovrappeso, cerca di introdurre meno calorie consumando bevande con dolcificanti a “zero” calorie. Sono dannosi?

 

Cara mamma

Come pediatra non posso che sconsigliare il consumo quotidiano di bevande zuccherate. Da limitare il consumo in alcune occasioni per cui il primo consiglio che mi sento di dare è quello di “svezzare” (togliere il vizio) dal bere bevande dolcificate. Ha sete? Beva acqua. Protesterà ma veramente evitate di tenere in casa bevande dolcificate con dolcificanti di qualsiasi tipo calorici o meno. Per quanto riguarda  la domanda, superata dal consiglio di evitare bevande dolci, non sono noti i potenziali benefici ed effetti avversi del consumo di dolcificanti quali saccarina, aspartame, sucralosio, ecc. (chiamati dolcificanti non nutritivi) nella popolazione pediatrica né il reale rischio di sviluppo di tumori. L’accademia americana di pediatria ha pubblicato recentemente un documento sulla importante Rivista  “Pediatrics”. Vediamo i punti salienti: in generale non esistono controindicazioni all’utilizzo di dolcificanti in età pediatrica ad eccezione dell’uso di aspartame e neotame nei bambini con fenilchetonuria. Viene segnalato che i bambini che assumono bevande contenenti dolcificanti non nutritivi tendono a ricercare successivamente alimenti dolci ad alto contenuto calorico con un conseguente aumento del rischio di sviluppare obesità. Bisogna comunque dire che bambini e adolescenti obesi potrebbero trarre vantaggio dall’utilizzo di questi dolcificanti che potrebbero essere utili anche nei bambini con diabete di tipo 1 o 2 data l’assente risposta glicemica all’utilizzo dei dolcificanti, tuttavia non è in realtà chiaro se l’utilizzo di dolcificanti possa essere un fattore di rischio per lo sviluppo di diabete e sindrome metabolica per alterazione del microbiota intestinale. 

Per quanto riguarda invece la correlazione tra dolcificanti e rischio di sviluppo di tumore, gli studi presi in considerazione svolti sull’adulto non mostrano, allo stato attuale, un’associazione positiva.

Ma ritorno al consiglio iniziale: non offrite bevande dolcificate ai bambini e se le usano riducete il consumo, indipendentemente dal tipo di zucchero che contengono.

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