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giovedì 18 agosto 2011

"La conquista del vasino" di Daniela Stocchi

Cari amici,

AGGIORNAMENTO 2025

Toilet training (vasino): cosa dire oggi ai genitori

Cosa è cambiato

  • Approccio child-oriented: si inizia quando compaiono i segni di prontezza, non a un’età fissa. Tipicamente tra 18–36 mesi; forzare prima aumenta conflitti, stipsi e ritenzione. HealthyChildren.orgaboutkidshealth.ca

  • Segni di prontezza: resta asciutto per alcune ore, capisce/anticipa lo stimolo, cammina e si siede da solo, tira giù/sù i pantaloni, mostra interesse. HealthyChildren.orgaboutkidshealth.ca

Counselling pratico

  • Preparazione: togliere pressioni esterne (traslochi, nascita fratellino), vestiti facili da togliere, routine regolari dopo i pasti. No punizioni, rinforzi positivi brevi e concreti. HealthyChildren.org

  • Timing: tentativi brevi (2–3 minuti), più volte/die; se resiste, pausa 2–4 settimane e si riprova. HealthyChildren.org

  • Red flags: stipsi importante, dolore alla defecazione, regressi marcati → affrontare prima la componente intestinale. ucc-today.com

Bibliografia essenziale

vi ripropongo un articolo apparso qualche tempo fa sul Secolo XIX, scritto da Daniela Stocchi, infermiera pediatrica e mamma..
Presto riapriranno gli asili ed in alcuni casi il "problema pannolone" si pone..
Paola


"Educare un bambino al vasino è spesso la prima grande battaglia che i genitori affrontano con i figli e si tratta di una battaglia persa in partenza se i genitori iniziano quando il piccolo non è ancora pronto. I bimbi che vengono spinti troppo presto al controllo degli sfinteri avvertono rabbia, risentimento e vergogna. I genitoriche forzano la cosa vanno spesso incontro alle stesse emozioni. La vostra mamma vi ripeterà in continuazione che a 18 mesieravate già perfettamente in grado di utilizzare il vasino, mentre vostro figlio a due o tre anni sporca ancora IL PANNOLINO. Sicuramente ciò è vero, ma questo non significa che le nostre mamme fossero "mamme perfette"o noi dei "bambini prodigio", me semplicemente che negli anni 60/70 si utilizzava un metodo diverso, quello del condizionamento operante: devono essere educati a svuotarsi quando vengono posti a sedere sopra il walter, poiché non sono ancora abbastanza grandi per salirvi sopra. Questo metodo funziona ma richiede tempo ed è possibile che fallisca più volte prima della buona riuscita.
Oggi l'educazione al vasino avviene tra i due e i tre anni, quando il piccolo è mentalmente, fisicamente ed emotivamente pronto. Il risultato è una veloce acquisizione del controllo degli sfinteri in maniera stabile e senza regressioni. L'arrivo della buona stagione e l'avvicinarsi delle ferie estive sono un buon momento per provarci.
Naturalmete dovremo prestare attenzione ai segnali she il nostro bimbo ci manda e che ci fanno capire se davvero è pronto per il grande passo. Se un bimbo non sembra infastidito dal pannolino sporco, vuol dire che non è ancora pronto ad usare il vasino. Se invece comincia ad essere infastidito dagli odori del proprio corpo e vuole comportarsi "da grande", osservando ed imitando il comportamento degli adulti o ,semplicemente, di un fratello maggiore, è incuriosito dall'andare in bagno, si può cominciare con calma e pazienza la grande avventura..
anche le tensioni emotive giocano un ruolo importante, situazioni di stress, quali la nascita di un fratellino possono innescare, incinsaoevolmente, nel bambino la voglia di attirare l'attenzione e possono manifestarsi anche nel rifiuto ad evacuare. In questa sfera rientrano altri aspetti di ordine psicologico: il bambino vive la perdita delle feci come perdesse parte di se, oppure viene sforzato a controllarsi prematuramente, da qui il rifiuto di usare il vasino o il water.
Per concludere, non cercate di togliere il pannolino al vostro bambino intorno al periodo della nascita del fratellino, a meno che non sia lui a dimostrarne chiaramente l'intenzione. imparare ad usare il bagno è impegno gravoso per un bambino piccolo e volerglielo insegnare entro la nascita del fratello potrebbe portarlo ad una regressione, poiché si chiederà perché il nuovo nato usa il pannolino e mamma e papà ne sono contenti. Ricordate, quindi, di avere pazienza, lodarlo e gratificarlo ogni volta che raggiunge l'obbiettivo: approfittate di questi mesi estivi se il vostro bimbo sembra "maturo" poiché in ferie si è tutti meno stressati e più accomodanti.
Danila Stocchi"

venerdì 1 luglio 2011

Un estate al riparo dal colpo di calore e dal colpo di sole

Cari amici,
vi propongo un articolo, sotto forma d'intervista, scritto di recente sul colpo di calore e cul colpo di sole. Fatene tesoro e...BUONA ESTATE!
Alberto Ferrando


Finalmente sono arrivate le vacanze. Per un po’ basta libri, lezioni e quaderni. È il momento, soprattutto per i più piccoli, di divertirsi e giocare all’aria aperta. Via libera quindi a giri in bicicletta nei parchi, tornei di frisbee o racchettoni in riva al mare, partitelle di calcio tra amici. Attenzione, però, la stagione estiva è un periodo pieno di insidie soprattutto per loro, maggiormente esposti come sono a colpi di sole e colpi di calore. Come prevenirli? Come riconoscere il rischio? E ancora, cosa fare se si dovessero verificare? Lo abbiamo chiesto al nostro esperto, il dottor Alberto Ferrando, pediatra.



SINTOMI SIMILI MA CAUSE DIVERSE


Nonostante si manifestino in modo simile, il colpo di calore e il colpo di sole sono determinati da fattori diversi. Il colpo di calore è causato da una temperatura esterna particolarmente elevata, una scarsa ventilazione e un alto tasso di umidità. Si può quindi verificare non solo all’aperto, ma anche all’interno di un abitacolo di una macchina esposta al sole. «È sufficiente una temperatura sui 30-35 °C con alto tasso di umidità, superiore al 60-70%, per determinare un colpo di calore che, paradossalmente può non verificarsi con temperature anche più elevate ma in assenza di umidità come nel deserto» osserva il dottor Ferrando. «Le temperature anche elevate vengono tollerate bene se l’umidità è intorno al 30%, mentre sul 50% possono iniziare i primi segni di malessere che diventano sempre più frequenti man mano che aumenta il tasso di umidità. L’umidità eccessiva non consente al sudore di evaporare dal nostro corpo e, quindi, di abbassare dapprima la temperatura cutanea e successivamente la temperatura interna ». Il colpo di sole, invece, è provocato da una diretta esposizione ai raggi solariper un lungo periodosenza un'adeguata copertura della scatola cranica "E' la reazioneimprovvisa a una prolungata esposizione solare, tale da provocare un’eccessiva perdita di liquidi e di sali minerali che porta allo svenimento. Caratteristica del colpo di sole, rispetto a quello di caldo, è la scottatura di I e II grado e conseguente eritema» continua Ferrando.




LA PREVENZIONE: SEMPLICE





«Esistono alcuni accorgimenti che possiamo dare ai genitori per proteggere i loro figli dai colpi di calore e dall’insolazione. Si tratta di consigli che possono apparire banali, ma è importante rispettarli» avverte il pediatra. «Per evitare colpi di calore, innanzitutto è bene evitare di uscire nelle ore più calde della giornata. Se possibile, poi, soggiornare in locali climatizzati o utilizzare dei ventilatori. Non forzare i bimbi a mangiare troppo, ma offrire molta frutta e bevande. Far fare spesso bagni e docce rinfrescanti. Non affrontare viaggi in auto nelle ore più calde soprattutto nei periodi di maggior traffico per il rischio di rimanere coinvolti in code chilometriche sotto il solleone. Utilizzare sempre l’aria condizionata in auto con moderazione, l’uso smodato con temperature “siberiane” espone voi e soprattutto i bambini a malattie da raffreddamento e a sbalzi termici eccessivi quando si esce dall’auto. Portare sempre da bere quando fate viaggi». Quanto alla prevenzione del colpo di sole, o insolazione, oltre alle raccomandazioni già date,che sono comunque utili, fondamentale è l’uso del cappellino, sempre, anche con il cielo coperto da nuvole. Le ore indicate per l’esposizione al sole del bimbo sono quelle del primo mattino e del tardo pomeriggio, mentre nelle ore centrali è bene mettere i piccoli all’ombra.



UN INTERVENTO TEMPESTIVO



È molto importante riconoscere i primi segni dell’esaurimento da calore: in questa fase, infatti, si possono evitare complicazioni. Ma cosa fare? «Per prima cosa si deve portare la persona colpita in un luogo fresco, possibilmente ventilato; poi sdraiarla con le gambe leggermente sollevate; togliere gli indumenti; usare un ventilatore per favorire l’evaporazione della pelle bagnata, o, se possibile far stare il soggetto in un ambiente con aria condizionata; eseguire, per ridurre gradualmente la temperatura, spugnature con acqua fresca sui polsi, fronte, collo, inguine; porre una borsa di ghiaccio sul capo; integrare i liquidi persi dando da bere acqua o bevande di gusto leggermente salato» spiega il dottor Ferrando. Se però i sintomi sono sin dall’inizio gravi o la persona soccorsa stenta a riprendersi è indispensabile chiamare un’ambulanza per il trasporto al Pronto Soccorso. «Non è consigliabile accompagnare la persona con la propria auto, soprattutto se la giornata è molto calda e se batte il sole: il tragitto in un ambiente non attrezzato potrebbe provocare dei peggioramenti alla situazione» conclude l’esperto.

mercoledì 22 giugno 2011

10 regole da seguire per un sole sicuro

Cari amici,
con le spalle un pò bruciacchiate vi ripropongo un articolo scritto tempo fà per Il Secolo XIX ( www.ferrandoalberto.eu sezione articoli sui quotidiani)
Paola Santagata


10 REGOLE DA SEGUIRE PER UN SOLE SICURO



  1. Proteggere il neonato. Evitare l'esposizione diretta nei primi 6mesi e limitarla il più possibile nei mesi successivi. La carrozzina piò essere all'ombra in modo che gli occhi non guardino in direzione del sole. La testa va sempre coperta con un cappellino di cotone e gli indumenti vanno regolati a seconda della temperatura. Attenzione: anche all'ombra il bambino, per il riverbero del sole, corre il rischio di scottature, quindi non tenetelo a lungo sotto l'ombrellone e mai nelle ore più calde.

  2. Curare l'alimentazione. con il caldo il bambino perde molti liquidi, attraverso il sudore, che vanno reintegrati per evitare i rischi di disidratazione. Bisogna quindi offrire al piccolo un'alimentazione ricca di liquidi e di sali minerali.

  3. Scegliere l'ora migliore. Le ore indicate per l'esposizione al sole del bambino sono quelle del primo mattino e del tardo pomeriggio. Occorre, poi, proteggere sempre il bimbo indipendentemente dal tempo atmosferico, si può ustionare anche sotto un cielo coperto di nuvole.

  4. Non dimenticare gli occhi. Se il bimbo è piccolo deve indossare un capellino con visiera. Se, invece, ha già un età per portare gli occhiali da sole, questi devono avere un filtro solare di ottima qualità (marchio CE).

  5. Schermare la pelle. Occorre applicare sulla pelle del bimbo un prodotto solare con filtro che protegga dall'azione dei raggi Uva e Uvb. Nei prodotti per l'infanzia il fattore di protezione dagli Uvb è in genere molto alto. Il prodotto solare va applicato con abbondanza su tutte le parti esposte, prima dell'esposizione al sole

  6. Il prodotto di protezione va applicato più volte al giorno, specie se il bimbo entra ed esce continuamente dall'acqua. Non bisogna, inoltre, dimenticarsi di adottare altre precauzioni: la sera dopo il bagnetto occorre spalmare su tutto il corpo del piccolo un prodotto idratante doposole specifico per l'infanzia.

  7. Non trascurare l'abbigliamento. Non coprire troppo il bambino.

  8. Esposizione graduale. I pericoli maggiori di scottatura e di accumulo delle radiazioni sono legati alla vacanza breve, soprattutto al fine settimana. L'organismo, infatti, ha bisogno di tempo per adattarsi al cambiamento di clima e alla pelle servono parecchie ore per mettere in attoi meccanismi di difesa, cosa che in uno ,due giorni, non è possibile; a maggior ragione in un bambino piccolo le cui difese sono ancora imperfette.

  9. Mettere il bimbo spesso all'ombra (sotto i 6 mesi sempre). Quando si sceglie il luogo delle vacanze, occorre valutaresempre che ci sia la possibilità di mettere spesso il bimbo all'ombra. per questo il luogo ideale dove trascorrere le vacanze è la pineta, ma va bene pure la spiaggia purchè attrezzata con spazi d'ombra idonei.

  10. Scottature. Malgrado tutte le precauzioni, il bimbo può scottarsi e addirittura avere la febbre. In questo caso bisogna portarlo subito dal medico. In caso di colpo di sole e colpo di calore bisogna portarlo in un luogo fresco e dargli da bere acqua a piccoli sorsi, tenendolo sdraiato.

Alberto Ferrando



mercoledì 1 giugno 2011

Le zecche, che fare?

Cari amici,
l'estate sta arrivando...sole, mare, gite fuori porta e....qualche guastafeste!! Iniziamo con le zecche, parleremo più avanti delle zanzare, processionarie.. Per qualsiasi dubbio contattatemi al mio indirizzo email aferrand@fastwebnet.it e visitate il blog di repubblica http://www.medico-bambini-genova.blogautore.repubblica.it/ dove ho risposto ad una mamma.
Chi sono le zecche? e come dobbiamo comportarci?




Le zecche sono acari appartenenti alla famiglia delle Ixodiae, comunemente definite zecche dure in quanto provviste di scudi dorsali chitinizzati che nei maschi sono estesi a tutta la superficie dorsale
dell’idiosoma mentre nelle femmine, nelle larve e nelle ninfe sono limitati alla sola regione anteriore.



Le zecche necessitano di tre pasti ematici che, a seconda delle specie, possono essere completati tutti o in parte sullo stesso ospite, oppure necessitano di tre pasti diversi ed anche l’uomo rientra nel ciclo biologico delle zecche. Il loro morso può essere veicolo di malattie con una percentuale di sviluppo della malattia stessa basso se la zecca viene staccata entro 36-48 ore. Le zone a maggior rischio sono prati con vegetazione erbacea e arbustiva ed in boschi a prevalenza di latifoglie. Determinante è la presenza di animali selvatici che rappresentano i serbatoi naturali di alcuni agenti patogeni a trasmissione vettoriale, tra cui Borrelia, Rickettisia delle febbri eruttive, dell’encefalite da zecca eCoxiella burneti. Nei contesti urbani i rischi si hanno nelle aree con vegetazione erbacea e negli ambienti accessibili a cani e
gatti. La massima attività delle zecche è nei periodi primaverili ed estivi.



La zecca deve essere rimossa immediatamente dalla cute, afferrandola saldamente con una pinzetta, tirandola e nello stesso tempo effettuando una piccola rotazione per evitarne la rottura. Se il rostro dovesse rimanere all’interno, deve essere estratto con l’aiuto di un ago sterile. Prima dell’estrazione
non applicare mai calore o sostanze tossiche per la zecca, come alcol, vaselina poiché inducono nella zecca un rigurgito, con un forte aumento del rischio di trasmissione di agenti patogeni.



Solamente dopo l’estrazione disinfettare la parte lesionata avendo l’accortezza di non usare prodotti che tingano la pelle, potrebbero nascondere segni dell’infezione. Occorre poi spremere la lesione onde favorire il sanguinamento e la fuoriuscita del contenuto della tasca trofica ed avvisare il pediatra o il medico curante nel caso di un adulto, che suggerirà di seguire un periodo di osservazione di circa 30-40 giorni per individuare tempestivamente l’eventuale comparsa di segni e sintomi d’infezione.



La reazione infiammatoria è causata dai secreti salivari composti da diverse sostanze con attività anestetica, rubefacente, anticoagulante e dalla reazione stessa del soggetto punto. La potenziale pericolosità della zecca deriva dalla sua capacità di veicolare all’uomo agenti infettivi e di
funzionare come serbatoio naturale del patogeno garantendone la replicazione all’interno dell’organismo. Fra i patogeni trasmessi ricordiamo:



·
Borrelia burgdorferi s.l, responsabile della
malattia di Lyme, che appare con un iniziale eritema circolare attorno alla
puntura dopo un paio di settimane, per passare poi, negli stadi successivi, a
dolori muscolari e ossei, con possibili disturbi cardiaci ed infine, se non
curata, allo sviluppo di un artrite cronica. Raramente può influire sul sistema
nervoso.



·
Rickettsia conorii israeli , agente della febbre
eruttiva, la cui trasmissione avviene oltreché dalla saliva inoculata con il
morso, anche dalle feci e dalle goccioline di fluido emesso dalle
articolazioni. Evitate, quindi, di manipolare le zecche a mani nude e prestate
la massima attenzione a non romperle.



·
Rickettsia slovaca, responsabile della sindrome
TIBOLA, che porta spossatezza, artralgia e senso di affaticamento.



·
Arbovirus, agente dell’encefalite da zecche,
presente in foci endemiche nel Nord-Est dell’Italia e in tutta l’Europa
settentrionale e dell’Est.



La prevenzione si fonda su norme comportamentali, quali:



·
Non frequentare i passaggi della fauna selvatica.



·
Preferire sentieri con vegetazione bassa.



·
Evitare di sedersi a terra su foglie o erbe secche.




·
Indossare abiti chiari che rendono più agevole l’individuazione delle zecche.




·
Indossare scarpe alte e pantaloni lunghi.



·
Evitare di creare con gli abiti strascichi (es. maglie legate in vita)








Ispezionare sempre il corpo del bambino, oltre che il proprio, dopo un’attività all’aria aperta.

L’utilizzo di insetto-repellenti è importante se si va in aree infestate di zecche oppure dove sussiste un elevato numero di casi di malattia da zecca, mentre è fondamentale, per la nostra prevenzione, usarli abitualmente sui nostri animali domestici, almeno, per tutto il periodo estivo.



I principi attivi sono essenzialmente tre:









  • DEET: molecola
    particolarmente attiva, il cui impiego deve essere diversificato a seconda dell’età: mai usato sotto i 6 mesi, in concentrazioni inferiori al 10% fra i 6 mesi e i 2 anni con una sola
    applicazione giornaliera, mentre le stesse concentrazioni possono essere utilizzate tre volte al giorno in bimbi fra i 2 ed i 12 anni. Oltre i 12 anni la concentrazione può aumentare, senza superare il 30%, sempre 3 o 4 volte al giorno. I prodotti a base di DEET possono essere impiegati sulla cute o anche sugli abiti.


·
PICARIDINA: più sicura sotto il profilo tossicologico, tuttavia è temporalmente meno attiva.




·
PERMETRINA: garantisce una protezione al 100%. I prodotti a base di p. devono essere utilizzati solo sugli abiti e mai direttamente sulla cute.



Alberto Ferrando