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domenica 26 marzo 2017

BAMBINI CHE PARLANO POCO E/O MALE: Consigli per i genitori (nonni e tate)

BAMBINI CHE PARLANO POCO E/O MALE: Consigli per i genitori (nonni e tate)
Mediamente le tappe del linguaggio del bambino sono:
-       3 - 6 mesi il bambino sorride nell'udire una voce cara e imita qualche suono;
-       6 - 7 mesi inizia la lallazione ('ma-ma- ma', 'da-da-da');
-       7 - 12 mesi  risponde ai suoni emettendone altri. Usa la voce per esprimere gioia e dispiacere
-       12 - 16 mesi il linguaggio verbale inizia a consolidarsi, raggiungendo in media le 50 parole,
-       17 e 24 mesi si assiste ad una  'esplosione del vocabolario' con un ritmo di espansione fino a 40 parole a settimana;
-       2 e 3 anni,  il bambino usa frasi semplici con soggetto e verbo ('mamma bere'), ripete parole ascoltate e denomina gli oggetti o le immagini più comuni ed ha un vocabolario di circa 450 parole. Aumenta la omplessità della frase. Inizialmente la frase è nucleare (SVO cioè soggettoverbo-oggetto, ad esempio bimbo butta palla); in seguito si descrive la frase ampliata (ad esempio bimbo prende la palla grande); lo stadio successivo è quello della frase complessa (ad esempio il bimbo ha preso la mia palla rossa).
SE DUBBI SENTITE IL VOSTRO PEDIATRA E EVITAE ERRORI (vedi qui sotto)
Da “Picca, Marina; Pierattelli, Monica. I bilanci di salute (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 3284-3289). Tecniche Nuove. Edizione del Kindle e cartacea

COSA NON FARE!
1. Non farsi prendere dall’ansia, parlate con il vostro pediatra e rivolgetevi al bambino in modo
2. Non parlare mai davanti al bambino delle sue difficoltà, pensando che lui non capisca.
3. Non sostituirsi al bambino nel parlare . S qualcuno gli fa una domanda lasciare che sia lui a rispondere.
4. Non anticiparlo nelle sue richieste o nell’espressione dei suoi bisogni e attendere , senza fargli fretta, che finisca di formulare la frase.
5. Non interromperlo o anticiparlo quando parla (per esempio pronunciando le parole al suo posto), ma ascoltare e rispettare i suoi tempi e i suoi turni di parola.
6. Non mortificare il bambino, evitare di sgridarlo se fa fatica a parlare.
7. Non correggerlo quando pronuncia male una parola o una frase, ma rispondere riformulando la frase o pronunciando la parola correttamente (per esempio “voio rande pitta” “Ma davvero vuoi una pizza grande?”).
8. Non fare finta di non avere capito per fargli ripetere qualcosa in modo più comprensibile.
9. Se ciò che dice è proprio incomprensibile, non chiedere di ripetere, ma rispondere con espressioni di incoraggiamento a riformulare la frase (per esempio davvero? e quindi? allora…, ecc.). Nel momento in cui si riesce a comprendere, riformulare la frase in modo corretto e scandito, anche più volte.
10. Non utilizzare il “bambinese”, storpiando le parole come “cane” in “bau” o “acqua” in “bombo”.

COSA FARE!
1. Facilitare la frequentazione di altri bambini e se il bambino ha molte difficoltà a comunicare con i pari, fare in modo che un educatore faciliti gli scambi comunicativi.
2. Parlare molto al bambino (anche ripetendo più volte le stesse frasi), in modo rilassato, lentamente, senza sillabare ma scandendo molto bene le parole; verbalizzare tutto ciò che succede nell’ambiente, descrivere e commentare ogni attività (il gioco, il bagnetto, le attività domestiche ecc.).
3. Cercare il contatto visivo e usare posture corporee che favoriscono la comunicazione (per esempio abbassarsi alla sua altezza).
4. Gratificare le sue produzioni verbali mostrando interesse e piacere per ciò che ha detto, non per come l’ha detto.
5. Enfatizzare le parole con la gestualità e la mimica.
6. Guardare insieme dei libri, raccontare in modo semplice le storie, drammatizzando molto la lettura o il racconto.
7. Fare domande al bambino su quanto letto o descritto (“ Chi è questo?” “Cosa fa la bimba?”) e rispondere alle sue con frasi brevi e chiare.
8. Insegnargli parole nuove (ogni occasione va bene! Al parco, mentre fa il bagnetto!) e fargli notare le differenze tra gli oggetti.
9. Stimolarlo a creare situazioni che lo portano a fare scelte verbali come “Vuoi la mela o la pera?” oppure “Cosa vuoi mangiare?”, piuttosto che domande chiuse.
10. Incoraggiare il bambino a esprimere i suoi bisogni e i suoi pensieri, anche usando la mimica o un linguaggio impreciso; ricordare che se il bambino ha paura di sbagliare parlerà sempre meno non allenandosi e non sperimentando.
11. Ascoltare con attenzione il bambino quando parla: dedicargli un tempo specifico (floor time). 12. Lasciare che finisca il suo discorso, anche se richiede più tempo, e dargli la sensazione sempre di essere molto interessati a ciò che dice.


Tratto da:  Picca, Marina; Pierattelli, Monica. I bilanci di salute (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 3389-3394). Tecniche Nuove. Edizione del Kindle e cartaceo

giovedì 26 maggio 2016

QUANDO IMPARANO A PARLARE???

QUANDO IMPARANO A PARLARE???
Tratto da un articolo del Collega di Palermo Angelo Spataro:
7 mesi lallazione canonica (ripetizione della stessa sillaba),
10-12 mesi ripete diverse
12-15 mesi indica con il dito per ottenere o mostrare qualcosa, fa ciao con la mano o dice no con la testa.
due anni unisce due parole. Da qui in poi segue un arricchimento progressivo del linguaggio con la pronuncia di circa 600 parole a 36 mesi e 1500 parole a 4-5 anni.
Ma se a due anni il bambino non parla.
A 24 mesi il bambino deve saper ripetere almeno 50 parole e
a 30 mesi deve sapere unire due parole.
PREOCCUPARSI QUANDO?
Se non pronuncia alcuna sillaba a 8 mesi o non pronuncia le prime parole a 18 mesi o le prime frasi con due parole a 30 mesi, specialmente se non usa i gesti
La lettura di libri ad alta voce da parte dei genitori fin dai primi mesi di vita, costituisce uno stimolo importante per lo sviluppo del linguaggio sia parlato che scritto.
Che cosa possono fare i genitori per stimolarlo?
I genitori devono facilitare il processo evolutivo del linguaggio attraverso il dialogo che inizia già dai primi mesi di vita, con la ripetizione reciproca da parte della madre e del bambino di sillabe e di parole semplici, per passare successivamente al dialogo con frasi sempre più complesse fino al ragionamento astratto quando il ragazzo raggiunge l'età adolescenziale.

sabato 9 febbraio 2013

Parla bene?? Disturbi del linguaggio

GIORNATA EUROPEA DI LOGOPEDIA IL 6 MARZO
Vi segnalo questa iniziativa dei logopedisti  (Unione Logopedisti) del 6 marzo alla Biblioteca De Amicis sui disturbi del linguaggio.
Il linguaggio si sviluppa, in linea di massima, entro i 3 anni di età. Ciascun bambino progredisce secondo un proprio ritmo, tuttavia se non si raggiungono alcune tappe importanti entro una certa soglia di età, è possibile che si stia instaurando un ritardo di linguaggio. É importante riconoscere i campanelli d'allarme per inquadrare il disturbo e poter prontamente avviare attività di potenziamento! In caso di dubbio è possibile rivolgersi al proprio Pediatra. 
Buona domenica
Alberto Ferrando


IL TUO BAMBINO E' VIVACE ED INTELLIGENTE MA...
Campanelli d'allarme per il disturbo specifico di linguaggio
Nel PRIMO anno di vita:
  •   Ha una voce monotona e utilizza poco l' intonazione propria della sua lingua;
  •   Ha una produzione di suoni povera e manifesta preferenza per un solo suono consonantico (es.
    dice solo LALALALA e quasi mai PALABAMALA);
  •   Non ascolta e non si gira quando qualcuno gli parla o lo chiama;
  •   Non utilizza gesti con intenzione comunicativa (es. indicare un oggetto, fare “ciao” con la mano).

    Nel SECONDO anno di vita:
      Ha difficoltà a comprendere anche semplici richieste;
      Produce poche parole (es. MAMMA, PAPPA, BUBU) e fatica ad impararne di nuove;
      Ha difficoltà nel combinare due parole insieme;
      Appare disinteressato a rapportarsi con gli altri;
      Spesso è la mamma che deve fare da interprete con gli altri bambini o gli adulti perchè illinguaggio è incomprensibile.
  • Nel TERZO e QUARTO anno di vita:
  •   Ascolta poco e malvolentieri;
  •   Fatica a comprendere il significato di frasi lunghe;
  •   Sostituisce frequentemente il gesto alla parola;
  •   Ha ancora difficoltà nel produrre e combinare i suoni (es. POPA per SCOPA, NANA per
    BANANA);
  •   Il suo linguaggio è comprensibile solo alla famiglia, all'asilo gli altri bambini non lo capiscono e quindi stentano a coinvolgerlo nei giochi;
  •   Le sue frasi hanno uno stile telegrafico, e omette verbi, articoli e preposizioni;
  •   Il racconto spontaneo di episodi che lo riguardano è difficile e disorganizzato.