mercoledì 2 aprile 2025

🎈 Bambini in Piazza per la Salute: un evento da non perdere! 🎈

 🎈 Bambini in Piazza per la Salute: un evento da non perdere! 🎈


📅 Genova, 5 aprile 2025 – Palazzo San Giorgio, Porto Antico

Il 5 aprile sarà una giornata speciale per tutte le famiglie! Genova ospiterà Bambini in Piazza per la Salute, un evento pensato per promuovere uno stile di vita sano tra i più piccoli, con tante attività divertenti e incontri informativi per i genitori. 🏃‍♂️🥗

👉 Dove e quando?

📍 Palazzo San Giorgio – Porto Antico di Genova

⏰ Dalle 9:00 alle 13:00

L’iniziativa è organizzata da UISP (Unione Italiana Sport per Tutti) e SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica), con il supporto della Croce Rossa Italiana, e si inserisce all’interno della Giornata Mondiale dell’Obesità e della Giornata Internazionale dello Sport. ⚽🏀


🎯 Cosa troverai all’evento?

✅ Giochi e attività sportive per tutti i bambini

🐶 Pet Therapy con cani addestrati per il benessere dei più piccoli

👩‍⚕️ Incontri con pediatri, infermieri, psicologi e dietisti per consigli e visite gratuite

🍎 Educazione alimentare per prevenire sovrappeso e obesità

⭐ Perché partecipare?

L’obesità infantile è un problema sempre più diffuso, ma possiamo prevenirla con una corretta alimentazione e un po’ di movimento ogni giorno. Questo evento è un’occasione perfetta per insegnare ai bambini, in modo divertente, l’importanza di uno stile di vita sano! 🎯

Un’opportunità imperdibile per le famiglie che vogliono il meglio per la salute dei propri figli! 💖

🎟️ Ingresso gratuito – Porta i tuoi bambini e vieni a divertirti con noi! Ti aspettiamo il 5 aprile al Porto Antico di Genova! 🎉


CLASSI MISTE ALLA SCUOLA MATERNA: PANICO INGIUSTIFICATO O NUOVA FRONTIERA DELL’APPRENDIMENTO? 🤯📚

CLASSI MISTE ALLA SCUOLA MATERNA: PANICO INGIUSTIFICATO O NUOVA FRONTIERA DELL’APPRENDIMENTO? 🤯📚

Una mamma scrive quanto segue:

"Oggi alla scuola di Pinco Pallo  (PP)si è scatenato un pandemonio perché sembra che dal prossimo anno vogliano introdurre le classi miste nella scuola dell’infanzia. Onestamente, a me la notizia ha lasciato indifferente. Già adesso i bambini trascorrono molto tempo insieme durante le attività, e mio figlio PP apprezza particolarmente la compagnia dei più grandi, forse anche più di quella dei piccoli. Naturalmente, le attività didattiche restano organizzate per fasce d’età. 

Tuttavia, sono rimasta stupita dalla reazione di alcuni genitori, che minacciano di cambiare scuola o organizzare petizioni. Addirittura, genitori medici hanno sollevato preoccupazioni su possibili aumenti di episodi di baby bullismo nelle classi miste."

 

RISPOSTA: Davvero dobbiamo chiamare l’FBI? O forse basta rilassarsi? 😅

Dal punto di vista educativo e psicologico, l’adozione di classi eterogenee per età nella scuola dell’infanzia non solo non rappresenta un problema, ma porta con sé numerosi benefici. 

Questo modello è utilizzato con successo in molti paesi e anche in diverse realtà italiane, proprio perché favorisce lo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo dei bambini.

Enfatizza l'importanza dell'apprendimento reciproco e della collaborazione tra bambini di diverse età all'interno di un ambiente stimolante.

Nel metodo Montessori, i bambini sono incoraggiati a imparare gli uni dagli altri e a sviluppare una certa autonomia nell'apprendimento. Questo approccio valorizza la capacità dei bambini di guidarsi a vicenda e di apprendere attraverso l'osservazione e l'interazione reciproca. 

Quindi, invece di gridare alla catastrofe, potremmo pensare che stiamo regalando ai nostri figli un ambiente di apprendimento più naturale e stimolante. I più piccoli imparano dai più grandi e i più grandi imparano a prendersi cura degli altri… mica male, no? 🤓👍

I superpoteri delle classi miste 💪✨

·       Apprendimento per imitazione: i bambini più piccoli traggono enorme vantaggio dall’osservazione e dall’interazione con i più grandi, sviluppando più rapidamente competenze sociali e cognitive (traduzione: smetteranno di lanciarsi il cibo prima del previsto 🍝🚀).

·       Ruolo attivo dei più grandi: i bambini più grandi assumono un ruolo di riferimento, imparando la responsabilità, la collaborazione e l’empatia nel supportare i più piccoli (spoiler: forse impareranno anche a non rubare i pennarelli ai compagni ✏️🎨).

·       Un ambiente più naturale: la suddivisione rigida per età non riflette la realtà quotidiana dei bambini, mentre le classi miste rispecchiano meglio le dinamiche della vita sociale e familiare (a casa mica dividiamo fratelli e sorelle in stanze diverse a seconda dell’età… o forse sì? 😆).

Le (presunte) criticità: più una questione di gestione che di età

·       Dinamiche di gruppo da monitorare: come in qualsiasi contesto educativo, è fondamentale che gli insegnanti gestiscano con attenzione le relazioni tra i bambini, prevenendo eventuali comportamenti di prevaricazione o esclusione. Ma hey, non è che nelle classi omogenee siano tutti angioletti con l’aureola, eh? 👼😈

·       Personalizzazione degli apprendimenti: le attività devono essere calibrate sulle diverse fasce d’età per garantire un adeguato sviluppo delle competenze di tutti. Gli insegnanti esistono apposta per questo! 📚✍️

E il baby bullismo? 

L’idea che le classi miste possano automaticamente generare episodi di baby bullismo appare priva di fondamento. Se ben gestite, queste classi possono addirittura ridurre le dinamiche di prevaricazione: i più grandi tendono a proteggere e supportare i più piccoli, mentre questi ultimi trovano in loro un punto di riferimento. Il bullismo non è determinato dall’età, ma dalla cultura del gruppo e dal modello educativo proposto dagli adulti.

Quindi, cari genitori, possiamo tirare un bel respiro. Invece di temere le classi miste, dovremmo preoccuparci di come vengono gestite le scuole, della qualità degli insegnanti e dell’educazione emotiva dei bambini. Perché, diciamocelo: il vero problema non è la classe mista… è chi pensa che lo sia! 😉🎒



 

lunedì 31 marzo 2025

Epatite A in una scuola a Genova: informazioni per i genitori e l'importanza della vaccinazione

Epatite A a scuola: informazioni per i genitori e l'importanza della vaccinazione

Cari Genitori,

di recente, in una scuola di Genova, è stato segnalato un caso di epatite A. 

Voglio rassicurarvi e fornirvi tutte le informazioni utili su questa malattia, su come si trasmette e su come prevenirla con la vaccinazione.

La vaccinazione: la protezione migliore

Il vaccino anti-epatite A è sicuro ed efficace nel prevenire la malattia. Dopo un caso scolastico, la vaccinazione viene offerta:

  • Ai contatti stretti (compagni di classe, insegnanti, personale scolastico a contatto con il caso);
  • Ai familiari conviventi della persona infetta; (e non dei contatti)

Viene somministrato in una dose per la protezione immediata, con un richiamo dopo 6-12 mesi per una protezione duratura. Dopo le due dosi, la protezione dura almeno 20 anni e probabilmente per tutta la vita.

 

Chi dovrebbe vaccinarsi anche senza essere stato a contatto con un caso?

La vaccinazione contro l'epatite A è raccomandata anche per:

  • Chi viaggia in Paesi a rischio (Africa, Asia, America Latina, Medio Oriente);
  • Bambini e adulti con patologie epatiche croniche;
  • Operatori sanitari e addetti alla ristorazione;
  • Persone che vivono in comunità con condizioni igieniche precarie.

 

Cos'è l'epatite A?

L'epatite A è un'infezione virale che colpisce il fegato. È causata dal virus HAV (Hepatitis A Virus) e si trasmette principalmente attraverso il consumo di cibi o acqua contaminati o per contatto diretto con una persona infetta.

 

Come si trasmette?

Il virus si diffonde per via oro-fecale, ovvero ingerendo il virus attraverso:

  • Mani non lavate dopo aver usato il bagno;
  • Alimenti o acqua contaminati;
  • Contatto stretto con una persona infetta (condivisione di stoviglie, bagni, giocattoli nei bambini piccoli);
  • Consumo di frutti di mare crudi o poco cotti.

 

Quali sono i sintomi?

Dopo un'incubazione di 15-50 giorni, i sintomi più comuni sono:

  • Febbre
  • Stanchezza
  • Nausea e vomito
  • Dolori addominali
  • Urine scure e feci chiare
  • Ingiallimento della pelle e degli occhi (ittero)

Nei bambini piccoli l’infezione può essere senza sintomi, mentre negli adulti può essere più debilitante.

 

Come si cura?

Non esiste una terapia specifica per l'epatite A, ma fortunatamente guarisce spontaneamente in alcune settimane. È importante:

  • Bere molti liquidi
  • Seguire un’alimentazione equilibrata
  • Riposare adeguatamente

 

Situazione in Italia e nel mondo

L’epatite A è rara nei Paesi con buone condizioni igieniche, ma rimane diffusa in alcune zone del mondo, come Africa, Asia e Sud America. Ecco una tabella esplicativa:

Area geografica

Rischio di epatite A

Italia

Basso, ma con focolai occasionali

Africa

Alto

Asia

Alto

Sud America

Medio-Alto

 

Conclusioni

L'epatite A è una malattia che si può prevenire con semplici accorgimenti e con il vaccino. 

Se vostro figlio è stato identificato come contatto a rischio, vi invitiamo a seguire le indicazioni sanitarie per garantire la massima protezione.



sabato 29 marzo 2025

Bambino salva il fratellino da soffocamento: bravo lui e brava la scuola

 Bambino salva il fratellino da soffocamento: bravo lui e brava la scuola:  

Ci sono momenti in cui un gesto può cambiare tutto. È successo a Carugo, in provincia di Como, dove un bambino di otto anni ha salvato il fratellino minore, che stava soffocando con una moneta, mettendo in pratica la manovra di Heimlich imparata a scuola. Un atto di sangue freddo e prontezza che ha sconvolto la madre, paralizzata dalla paura, e che ha trasformato Niccolò Dalla Costa in un piccolo eroe.

Ma questa non è solo la storia di un bambino coraggioso. È la dimostrazione concreta di quanto sia fondamentale insegnare il primo soccorso fin dall’infanzia. E di quanto sia assurdo che, nonostante gli sforzi di tanti, una formazione così essenziale non sia ancora parte integrante dell’educazione scolastica in tutta Italia.

Un bambino pronto, un adulto bloccato: chi è davvero impreparato?

La scena è di quelle che ogni genitore teme: Daniele, quattro anni, gioca con una moneta da un euro, la mette in bocca e all’improvviso inizia a soffocare. La madre, pur avendo frequentato un corso di primo soccorso, si blocca. L’agitazione le fa persino sbagliare il codice di sblocco del telefono mentre cerca di chiamare il 112. Un errore che sarebbe potuto costare la vita a suo figlio.

Ma Niccolò, invece, no. Lui non si blocca. Ha visto la maestra praticare quella manovra a scuola, ha imparato come si fa e adesso lo mette in pratica. Si posiziona dietro il fratellino, gli cinge la vita con le braccia e preme con decisione. Daniele tossisce, vomita, la moneta si sposta. Il pericolo è scampato.

Chi ha veramente salvato la vita al piccolo Daniele? Certo, Niccolò con la sua prontezza. Ma anche quella maestra che un giorno ha deciso di insegnare ai suoi alunni qualcosa che non troveranno mai su un libro di testo, ma che può fare la differenza tra la vita e la morte.

Perché questo insegnamento non è ancora obbligatorio?

Da anni, noi pediatri ci battiamo per portare corsi di primo soccorso nelle scuole. Non solo la manovra antisoffocamento, ma anche la gestione delle emergenze: ferite, traumi, convulsioni, rianimazione cardiopolmonare. Abbiamo collaborato con il MIUR, organizzato formazioni per i docenti, investito tempo ed energie.

Eppure, ancora oggi, tutto questo resta un’iniziativa sporadica, che dipende dalla buona volontà di qualche insegnante illuminato o di qualche dirigente scolastico sensibile. Non c’è un programma nazionale, non c’è un obbligo formativo. E ogni anno, bambini e adulti continuano a morire per soffocamento o per emergenze gestite male, quando basterebbe davvero poco per fare la differenza.

I bambini vogliono imparare, gli adulti devono agire

Niccolò ha dimostrato che i bambini sono perfettamente in grado di apprendere queste tecniche. Anzi, spesso sono più pronti e lucidi degli adulti. E allora perché non investire su di loro? Perché non far sì che ogni bambino, fin dalla scuola primaria, sappia come intervenire in caso di emergenza?

Se rendessimo la formazione al primo soccorso una parte stabile del percorso scolastico, cresceremmo una generazione di adolescenti, giovani e adulti capaci di intervenire in modo efficace, senza panico, senza esitazioni. Non solo chiamando il 112, ma sapendo anche cosa fare mentre aspettano i soccorsi.

La storia di Niccolò deve insegnarci qualcosa. Non possiamo più rimandare. Il primo soccorso deve entrare nelle scuole. Ovunque. Subito. Perché il prossimo bambino che rischia di soffocare potrebbe non avere accanto un fratello che ha avuto la fortuna di imparare come salvarlo.

Chiediamo che questo cambi. Adesso. 



Quando piange gli dò il cellulare, sbaglio?

 Quando piange gli dò il cellulare, sbaglio?

Dottore, quando mio figlio di un anno piange gli do il cellulare. Non è che sia convinta che sia utile. Ma almeno si calma e sta bravo. Poi c’è chi mi dice che faccio male perché è dannoso. Ma è vero?

Lettera firmata e-mail

È vero. Alla base c’è un'esigenza comprensibile: calmare un bambino che piange o farlo stare tranquillo in auto o quando siamo in compagnia. Ed è vero, uno schermo acceso può funzionare, nell’immediato, come una sorta di “interruttore”. Ma è giusto farlo? E soprattutto, ci possono essere conseguenze a lungo termine? L’utilizzo precoce degli smartphone nei bambini piccoli è un tema delicato ma importante per la loro salute e il loro sviluppo. Dobbiamo sapere che ormai numerosi studi dimostrano che l’esposizione agli schermi nei primi anni di vita è associata a vari problemi come disturbi del sonno, perché la luce blu altera i ritmi circadiani; ritardi nel linguaggio, se lo schermo sostituisce il dialogo con i genitori; minore attenzione e irritabilità, dovute alla continua stimolazione passiva; riduzione del movimento fisico, con conseguente rischio di sovrappeso; difficoltà nell’elaborare le emozioni, se il cellulare viene usato per “spegnere” la frustrazione o la noia.

In aumento progressivo, e non solo nei primi anni di vita, i problemi alla vista: l'utilizzo precoce e prolungato di smartphone e altri dispositivi elettronici può avere conseguenze negative sulla vista dei bambini. Quando un bambino piange e gli viene dato il cellulare per calmarlo, può imparare che le emozioni si spengono con un clic, anziché imparare a riconoscerle, tollerarle e superarle. È un’occasione persa per crescere. Cosa possiamo fare? Niente schermi sotto i due anni, se non per brevi videochiamate con i nonni. Dai due ai cinque anni, massimo un’ora al giorno, scegliendo contenuti educativi e guardandoli insieme a un adulto. Tra i sei e i dodici anni, non più di due ore al giorno, sempre con supervisione.

E soprattutto: i genitori sono il primo modello. Se passiamo molto tempo al telefono mentre siamo con i nostri figli, sarà più difficile chiedere a loro di farne a meno. Una canzoncina, un libro illustrato, una storia inventata al momento, anche solo uno sguardo o un abbraccio: sono strumenti molto più efficaci e sani per calmare un bambino. Certo, richiedono più energia e presenza. Ma è proprio così che si costruisce la relazione e si promuove una crescita emotiva equilibrata. Ma è un investimento sulla futura salute dei nostri figli e anche sulla nostra. Usare lo smartphone come “ciuccio digitale” è una scorciatoia molto rischiosa. I danni sono molteplici. Prendersi il tempo per stare con i propri figli, aiutarli a elaborare le emozioni, giocare con loro è un investimento che ripaga tutta la vita. Concludo segnalando che anche da noi stanno aumentando i casi di bambini di pochi anni già affetti da dipendenza dal cellulare.





Attenti alla Processionaria! E' già arrivata.

Attenti alla Processionaria!

La processionaria è già in cammino!  Quest'anno sembra essere arrivata prima del solito e può rappresentare un pericolo sia per i bambini che per i cani.


Cos'è la processionaria?

La processionaria è un bruco peloso che si muove in fila indiana, come in una vera processione. Si trova soprattutto nelle pinete e vicino alle querce, ma anche nei boschi di larici, noccioli, castagni, faggi e betulle. ✨⭐️

Dove si trova?

Ambiente

Alberi infestati

Parchi e pinete

    Pini, querce

Boschi montani

    Larici, faggi, betulle

Giardini privati

    Noccioli, castagni


Perché è pericolosa?

I peli della processionaria si staccano facilmente dal bruco e si disperdono nell'aria, rendendo il rischio di contatto molto alto.

Chi è a rischio?

Possibili conseguenze

Bambini 🍷

Dermatiti, prurito, gonfiore degli occhi, difficoltà respiratorie, shock anafilattico

Cani 🐶

Gonfiore della lingua, necrosi, difficoltà a respirare, ipersalivazione, vomito


Come proteggersi?

 Evita di far giocare i bambini vicino alle zone infestate.

 Se noti i bruchi in fila, stai alla larga e avvisa il comune se si trovano in aree pubbliche. 

 Controlla gli alberi e i sentieri durante le passeggiate con il cane. 

 Tieni il cane al guinzaglio corto e, se necessario, usa una museruola anti-bocconi. 

 Ispeziona le aree cani prima di lasciarlo libero.


Perché la Processionaria è Pericolosa?

    I peli urticanti delle larve contengono una tossina che può causare reazioni cutanee, oculari e respiratorie.

    Il contatto con la pelle provoca prurito intenso, dermatiti e, nei casi più gravi, reazioni allergiche importanti.

    Se inalati, i peli possono scatenare problemi respiratori.

    Se ingeriti accidentalmente, possono causare irritazioni alle mucose e problemi digestivi.

 


Cosa Fare in Caso di Contatto?

SituazioneCosa fare subito?
Bambino con contatto cutaneoLavare con acqua e sapone, applicare crema cortisonica.
Non strofinare la   pelle! Questo potrebbe aggravare l'irritazione.
Lavare gli indumenti che potrebbero aver raccolto i peli urticanti per evitare ulteriore esposizione.

Bambino con contatto agli occhiSciacquare con acqua corrente per almeno 10 minuti, recarsi al pronto soccorso se necessario.

Bambino con contatto a naso o boccaEvitare il contatto con occhi, naso e bocca. Se i peli urticanti entrano in queste zone, risciacquare abbondantemente con acqua.

Reazioni allergiche importanti, difficoltà respiratorie o gonfioreRecarsi immediatamente al pronto soccorso.


Cane con contatto
orale
Lavare subito la bocca con abbondante acqua, non indurre il vomito, portarlo subito dal veterinario.

La processionaria non è solo fastidiosa, ma può diventare un serio pericolo! Con le giuste precauzioni, però, si può evitare il peggio. Occhi aperti! 🌟😉