domenica 18 gennaio 2026

Se cambi l'inizio della storia, cambi la storia: omicidio a La Spezia e Casa nel bosco

Se cambi l'inizio della storia, cambi la storia: omicidio a La Spezia e Casa nel bosco

Dalle case di 35 mq a La Spezia ai coltelli a scuola: l'emergenza non è l'arma, ma dove crescono i nostri figli.

In questi giorni, i giornali e le televisioni sono saturati dalla cronaca di una tragedia avvenuta  a La Spezia

Un ragazzo di 19 anni, Abanoub Youssef, è morto ucciso dalla mano di un coetaneo, Atif, a scuola tra i banchi dell'Istituto Chiodo 🏫.

Si parla di coltelli, di nuove sanzioni, di metal detector nelle scuole, di abbassare l'età imputabile. 

Si cerca, come sempre, il colpevole nell'oggetto o nella mancata repressione. 

Eppure, in questo frastuono mediatico, non si parla, per ora, della situazione di disagio: Atif viveva con la sua famiglia – padre, madre e due fratelli, in cinque persone – in 35 metri quadrati🏠🚫

Cito spesso una frase fondamentale del Nurturing Care Framework (il documento OMS/UNICEF per lo sviluppo infantile): "Se cambi l'inizio della storia, cambi tutta la storia". Oggi, purtroppo, ci stiamo concentrando sulla fine tragica della storia di Abanoub e Atif, ignorando il disagio abitativo, sociale e, sembra anche emotivo.

⚖️ L'ipocrisia dell'attenzione mediatica: Palmoli vs La Spezia

Esiste una gerarchia invisibile nel dolore e nel disagio che determina chi merita la nostra attenzione e chi no. Pochi mesi fa, l'opinione pubblica si è divisa sul caso dei cosiddetti "bambini del bosco" a Palmoli (Chieti) 🌲. Lì, le istituzioni e i media si sono mobilitati per una scelta ideologica dei genitori di vivere "fuori dal sistema". Ci siamo indignati, abbiamo discusso, sono intervenuti il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila e gli assistenti sociali; il Comune ha cercato case e maestre a domicilio per garantire a quei bambini una "normalità".

Ma chi si indigna per le migliaia di bambini come Atif che vivono ammassati nelle nostre città, invisibili ai radar finché no succede qualche brutta cosa o addirittura non scorre il sangue? 🩸 È molto più facile puntare il dito contro una scelta di vita bizzarra come quella di Palmoli che ammettere che il nostro sistema tollera che cinque esseri umani vivano in uno spazio dove è impossibile garantire la dignità, la privacy e la calma necessarie per crescere.

🧠 35 metri quadrati: dove la Nurturing Care soffoca

Perché insisto sui metri quadrati? Perché lo spazio non è solo una questione immobiliare, è una questione di salute mentale. La prevenzione primaria si fa nei primi 1000 giorni di vita. Per sviluppare la capacità di regolare le emozioni, di gestire la frustrazione e di non reagire con violenza, un bambino ha bisogno di:

  1. Relazioni responsive: Genitori capaci di ascoltare e rispondere ai bisogni con calma. 🤱
  2. Sicurezza: Un ambiente prevedibile e protetto. 🛡️
  3. Spazio mentale e fisico: La possibilità di isolarsi per calmarsi (il famoso "tempo fuori" o cooling off). ⏱️

Immaginate di crescere per 19 anni in una stanza dove non c'è mai silenzio, dove la tensione degli adulti è palpabile a ogni respiro, dove il conflitto è perenne per la semplice mancanza di aria. In queste condizioni, il cervello viene inondato di cortisolo (l'ormone dello stress) in modo cronico. I "freni inibitori" della violenza rischiano di non formarsi correttamente.

🙈 Le tre scimmiette e il dovere della diagnosi precoce

Ora sono in corso le indagini e sembra emergere che Atif qualche problema o fragilità pregressa l'avesse. Da medico, non ho dati clinici per poter dire qualcosa sul caso specifico, e il rispetto impone cautela. Ma, parlando in generale, la lezione è chiara: i problemi si devono prevenire fin dai primi periodi di vita e rilevare precocemente appena si manifestano.

Sappiamo bene che non tutto è possibile prevenire: la mente umana è complessa e l'imprevedibile esiste. Ma come società abbiamo il dovere di evitare l'atteggiamento delle famose tre scimmiette:

  • 🙈 Non vedo: ignoriamo il sovraffollamento e il degrado finché non diventano cronaca nera.
  • 🙉 Non sento: non ascoltiamo i segnali di disagio (l'isolamento, l'aggressività, le difficoltà a scuola) lanciati anni prima del gesto estremo.
  • 🙊 Non parlo: non denunciamo le carenze dei servizi di supporto alla genitorialità e alla salute mentale infantile.

Se un ragazzo ha dei problemi, questi vanno intercettati a 3 anni, a 6 anni, a 10 anni. Non possiamo accorgercene solo quando avviene un fatto, tragico e drammatico, come in questo caso.

🗓️ Conclusioni: Non è mai troppo tardi, ma bisogna agire presto

Non possiamo salvare la vita spezzata di Abanoub e quella della sua famiglia e anche della famiglia di Atif

Ma abbiamo il dovere morale di guardare in faccia la realtà per tutti gli altri ragazzi. 

Smettiamo di parlare solo dei sintomi (la violenza, l'azzardo, i coltelli) e iniziamo a curare la malattia: la solitudine delle famiglie, il sovraffollamento, la mancanza di diagnosi precoce.

Dobbiamo avere il coraggio di investire sull'inizio della storia. Perché se non cambiamo l'inizio, il finale sarà, tragicamente, sempre lo stesso.

Dott. Alberto Ferrando Pediatra

#LaSpezia #Abanoub #EmergenzaEducativa #Primi1000Giorni #NurturingCare #Prevenzione #NonVedoNonSentoNonParlo #Atif





sabato 17 gennaio 2026

Come (provare a) litigare bene con il figlio/figloia adolescenti

🧭 Le 5 Regole d'Oro per "Litigare Bene"

1. La Regola del "Tempo Fuori" (Cooling Off) ⏱️

Se la rabbia sale e senti che stai per urlare o dire cose di cui ti pentirai, fermati.

  • Cosa fare: Di' chiaramente: "In questo momento siamo troppo arrabbiati per parlarne. Riprendiamo il discorso tra un'ora (o domani)".
  • Perché: Quando il cervello è in preda all'emozione pura, la parte logica si spegne. Discutere in quel momento è inutile e dannoso.

 

2. Attaccate il Problema, non la Persona 🚫👤

Evita frasi che etichettano tuo figlio (es. "Sei il solito pigro""Sei un irresponsabile").

  • Cosa fare: Concentrati sul fatto specifico. Invece di "Sei un disordinato", prova con: "Mi dà fastidio trovare i vestiti per terra perché inciampo e la stanza diventa inagibile".
  • Perché: L'attacco personale spinge l'adolescente a difendersi o a contrattaccare, chiudendo ogni canale di ascolto.

 

3. Non Cercate il "Colpevole", ma la Soluzione 💡

In un litigio tra adulti e adolescenti non vince chi urla di più, ma chi riesce a trovare un compromesso accettabile.

  • Cosa fare: Chiedi a lui/lei: "Ok, siamo in disaccordo su questo orario. Quale pensi possa essere una soluzione che rispetti sia il tuo desiderio di stare fuori, sia il mio bisogno di sapere che sei al sicuro?".
  • Perché: Coinvolgerli nella soluzione insegna loro la responsabilità e la negoziazione, competenze vitali per la vita adulta.

 

4. Ascolto Attivo (anche se non sei d'accordo) 👂

Spesso i ragazzi urlano perché sentono di non essere ascoltati o presi sul serio.

  • Cosa fare: Lasciali parlare senza interrompere. Poi sintetizza: "Quindi tu mi stai dicendo che ti senti soffocato se ti chiamo ogni ora, ho capito bene?".
  • Perché: Sentirsi compresi abbassa immediatamente il livello di aggressività, anche se le regole restano ferme.

 

5. Evita “spiegoni": Non dare spiegazioni infinite 🤐

Gli adolescenti detestano i "predicozzi" lunghi mezz'ora.

  • Cosa fare: Sii sintetico, chiaro e fermo sui valori non negoziabili. Meno parole usi, più peso avranno quelle che pronunci.

🚩 Quando il litigio deve preoccupare? (Il parere del Pediatra)

È normale discutere, ma presta attenzione se compaiono questi segnali:

  • Violenza fisica o distruzione di oggetti.
  • Insulti gravi e costanti che mirano a distruggere l'autostima.
  • Silenzio punitivo che dura giorni (ritiro sociale).
  • Negazione totale di ogni regola o dialogo.

In questi casi, non aspettare che la situazione degeneri: parlarne con il pediatra è il primo passo per capire se serve il supporto di uno specialista della relazione.


🗓️ Cosa fare poi?

Se hai avuto un brutto scontro nel weekend, lunedì mattina prova a fare un passo verso di lui/lei senza riaprire la ferita. Un semplice: "Mi è dispiaciuto per come abbiamo litigato ieri. Ci tengo a te e vorrei che trovassimo un modo migliore per dircelo" può fare miracoli per riaprire la porta della stanza (e del cuore). ❤️

#LitigareBene #Adolescenza #GenitoriEFigli #EducazioneEmotiva #AlbertoFerrando



🎰 Violenza, azzardo e sofferenza degli adolescenti: l'allarme di oggi, la prevenzione di 15 anni fa 👶

🎰 Azzardo, violenza e isolamento: se il disagio degli adolescenti nasce "lontano"

Non bastano i metal detector o i divieti. La vera sicurezza si costruisce con la relazione, fin dai primi 1000 giorni di vita.

Le notizie di oggi, 17 gennaio 2026, sono un pugno nello stomaco per la nostra Liguria 📰. Da un lato, i dati dell’Osservatorio regionale sul boom dell’azzardo tra i 15 e i 19 anni (il 12% dei casi totali ai Serd). Dall'altro, il sangue: la tragica morte di un 17enne a Genova e l'accoltellamento in una scuola a La Spezia.

Davanti a questi fatti, la tentazione è chiedere "più controllo" o "più polizia". Ma da pediatra che vi accompagna da 50 anni, devo dirvi che la risposta puramente repressiva arriva quando i buoi sono già scappati. Il disagio che esplode oggi viene da lontano.

💔 Il sintomo, non la malattia

L'azzardo 🎲, l'abuso di sostanze 🍺, ma anche l'aggressività estrema e l'autolesionismo non sono problemi isolati. Sono i sintomi di un'unica emergenza educativa. Come sostiene il pedagogista Daniele Novara, il problema non è la sicurezza intesa come controllo, ma la capacità di gestire i conflitti.

"Il conflitto non va negato o demonizzato, ma riconosciuto. Se ragazzi e ragazze non imparano a 'stare' nella contrarietà relazionale, se non sanno litigare bene, finiscono per usare la violenza. L'altro diventa un problema da eliminare, insieme alla persona che lo rappresenta."

🤱 Il "vaccino" della Nurturing Care: i primi 1000 giorni

La prevenzione primaria non inizia alle superiori, ma in culla. La scienza ci conferma che il Nurturing Care Framework(le cure che nutrono) nei primi 1000 giorni è la base della resilienza futura.

A voi, genitori di neonati, dico: voi siete la prima linea di difesa.

  • 👁️ Sguardo e reciprocità: Quando allattate o cambiate il vostro bimbo, guardatelo negli occhi. Quello scambio costruisce la capacità di "sentire" l'altro. Un bambino che si sente riconosciuto oggi sarà un adolescente capace di empatia domani.
  • 🤗 Risposta responsiva: Consolare un bambino non è un vizio, è insegnargli che il mondo è un posto sicuro dove le tensioni si possono gestire senza distruggere.
  • 📵 Presenza reale: Spegnete il mondo digitale quando siete con loro. La connessione umana è l'unica che insegna a tollerare la frustrazione.

🆘 Genitori di adolescenti: il coraggio di NON negare

Quando i figli crescono, la sfida cambia. Il rischio più grande per un genitore è la negazione. È umano voler pensare che "sia solo una fase", ma negare la realtà permette al disagio di mettere radici profonde 🌳.

Segnali da non sottovalutare:

  • 🚪 Isolamento: Si chiude sempre più in camera e rifiuta il contatto.
  • 📉 Crollo scolastico o sportivo: Abbandona improvvisamente le attività che amava.
  • 🍽️ Alterazioni alimentari: Inizia una selezione eccessiva o cambia drasticamente il modo di mangiare.
  • 💸 Segnali economici: Sparizione di soldi in casa o nervosismo eccessivo legato al telefono.

Non abbiate paura di chiedere aiuto. Chiedere supporto non è un fallimento genitoriale, è un atto di immenso amore. Prima interveniamo con adulti competenti e contesti educativi adeguati, più facile sarà trasformare il conflitto in crescita anziché in distruzione.

#Primi1000Giorni #NurturingCare #EmergenzaEducativa #Genitorialità #GestioneConflitti #PrevenzionePrimaria #Adolescenza #AlbertoFerrando





























giovedì 15 gennaio 2026

LETTERA APERTA A RAGAZZE E RAGAZZI, AI GENITORI, AI NONNI E A TUTTA LA SOCIETA': Crans-Montana: Il dolore, la vera libertà e l'inganno del "Capitalismo Limbico"

 LETTERA APERTA A RAGAZZE  E RAGAZZI, AI GENITORI, AI NONNI E A TUTTA LA SOCIETA': Crans-Montana: Il dolore, la vera libertà e l'inganno del "Capitalismo Limbico"

Avevo promesso a me stesso di non scrivere nulla a caldo, limitandomi a invitare al silenzio, al rispetto e ad evitare critiche e giudizi.

Tuttavia, scrivo nuovamente ribadendo un concetto sacro: rispetto assoluto per il dolore. 💔

Davanti a genitori che stanno vivendo l'inferno, che hanno perso un figlio o vegliano un ragazzo ferito, il giudizio morale è una violenza che non possiamo permettere. 

Chi oggi punta il dito dimentica le proprie fragilità di adolescente e il dolore devastante di chi resta.

Tuttavia, come pediatra e padre, sento che il modo migliore per onorare la memoria di chi non c'è più non sia solo piangere, ma ragionare.

Sento parlare tanto di responsabilità, di controlli, di sanzioni. 

Giusto. 

Ma non basta! 

Dobbiamo trasformare questo lutto in un cambiamento radicale.

Oltre la sicurezza: la trappola del "Capitalismo Limbico" 🧠

Certo che servono controlli, uscite di sicurezza e accertamento delle responsabilità. 

Ma se ci fermiamo a questo abbiamo perso. I

l vero problema è il modello di divertimento che abbiamo costruito. 

I nostri ragazzi sono spesso vittime del "Capitalismo Limbico": un sistema economico che lucra consapevolmente sull'immaturità fisiologica del cervello adolescente (che completa il suo sviluppo solo a 25 anni), facendo leva sulle emozioni immediate per indurre consumi dannosi. Tutto per puro profitto.

Ragazzi, parlo a voi: la Libertà è Consapevolezza 🕊️

Non fraintendetemi. Non voglio fare il "maestrino" che vuole chiudervi in casa. 

Non voglio togliervi la libertà. Al contrario: voglio che siate davvero liberi.

Ma la libertà non è fare quello che il marketing vi dice di fare.

  • Se bevete o usate sostanze perché "lo fanno tutti" o perché "sennò non ci si diverte", non siete liberi: siete clienti e, scusate il termine, servi del sistema.
  • Se accettate orari folli che vi distruggono il ritmo sonno-veglia, state regalando la vostra salute a chi incassa l'ingresso.

Informarvi sui rischi dell'alcol e delle droghe (che su un cervello in crescita non sono mai "leggere") serve a darvi un grande potere : quello di scegliere. 

La vera ribellione, oggi, è avere la lucidità di dire: 

"Io mi diverto, ma alle mie condizioni, non alle vostre"

Essere liberi significa non essere schiavi di una sostanza o di una moda imposta. Operchè “così fanno tutti”.

 

La responsabilità degli adulti e le radici della prevenzione 🌱

Noi adulti e la politica abbiamo colpe enormi. 

Abbiamo normalizzato l'inaccettabile: l'alcol come "benzina" sociale e orari notturni incompatibili con la fisiologia umana.

La prevenzione non inizia a 14 o a 16 anni in discoteca, ma nella culla. 

Dobbiamo rilanciare con forza progetti come i "Primi 1000 giorni" e il "Nurturing Care Framework" (le cure che nutrono). Dobbiamo investire sulla relazione fin dai primi vagiti. 

E lo dico ai nonni e ai genitori e anche alle ragaze e ai ragazzi che saranno genitori e si troveranno nel ruolo di genitori. 

Un bambino che ha sperimentato il piacere della connessione umana, della lettura, della musica "analogica" e del tempo di qualità, avrà meno bisogno di cercare surrogati chimici per sentirsi vivo. Torniamo a essere una società educante che protegge, non un mercato che consuma.

 

Una preghiera per il futuro 🙏

Concludo con il cuore in mano. Sono vicino, con un abbraccio che non ha parole, a tutte le ragazze e i ragazzi che stanno soffrendo, ai loro genitori, alle famiglie e agli amici colpiti da questa tragedia. Il vostro dolore è il nostro.

Ma vi prego davvero, per il ricordo e il rispetto sacro di quanto avvenuto: fermatevi a pensare. Riflettete se certi stili di vita debbano essere accettati come "normali". 

Chiedetevi, nel profondo, se vale davvero la pena rischiare un dolore così immenso solo per far contento il mercato e chi guadagna sulla vostra salute. La vostra salute e la vostra vita vale molto più del loro profitto.

#Adolescenti #Genitori #Responsabilità #Prevenzione #Educazione #CapitalismoLimbico #SocietàEducante #Sicurezza #CervelloAdolescente



martedì 13 gennaio 2026

Il paradosso del Nido: perché salviamo chi fugge dal mondo e dimentichiamo chi lo costruisce ogni giorno?

Il paradosso del Nido: perché salviamo chi fugge dal mondo e dimentichiamo chi lo costruisce ogni giorno?

Cari genitori,

oggi esco dallo studio con un peso sul cuore e un senso di impotenza che fatico a trattenere. Ho appena salutato una mamma con le lacrime agli occhi. Non piangeva per una malattia del figlio, piangeva per sfinimento e frustrazione: anche quest'anno non c’è posto all'asilo nido comunale. Le liste d'attesa sono infinite, i privati costano come un affitto e lei si sente abbandonata.

Poi apro il giornale e leggo gli aggiornamenti sulla vicenda dei bambini di Palmoli, quei tre fratellini (due gemelli di 6 anni e la sorellina di 8) cresciuti nel bosco da genitori che avevano rifiutato la società. Leggo che per loro, giustamente, le istituzioni si sono mosse in fretta: comunità protetta, educatori e ora una "maestra dedicata" per insegnare loro l'italiano e colmare il vuoto educativo.

Il cortocircuito emotivo Ve lo confesso: di pancia, viene da urlare. Vedere una mamma che lavora, paga le tasse, vaccina i figli e rispetta le regole sentirsi dire "arrangiati", mentre ingenti risorse pubbliche vengono sbloccate in un lampo per rimediare ai danni fatti da chi le regole le ha rifiutate, è una fonte di innervosimento profondo. È umano pensare: "Ma come? Io faccio tutto quello che devo e non ho diritti, loro fanno scelte folli e hanno l'assistenza personalizzata?".

Perché dobbiamo ragionare (e non odiare) Poi però, smaltita la rabbia, come medico devo fermarmi e ragionare. E vi dico quello che ho dovuto dire a me stesso: quei bambini non hanno colpe. I figli di Nathan e Catherine non hanno scelto di vivere nel bosco. Hanno subito le scelte ideologiche dei padri. Hanno diritto a imparare a leggere, a scrivere, a essere "salvati" dall'ignoranza imposta, esattamente come in ospedale curiamo il figlio di chi fuma in gravidanza senza fargliene una colpa. Lasciare quei bambini analfabeti per "punire" i genitori sarebbe una vendetta, non giustizia.

La vera ingiustizia: il Nido non è un parcheggio Ma il punto non è togliere a loro. Il punto è: perché non diamo a voi?Il mio grido di dolore nasce qui. È inaccettabile che al giorno d'oggi l'asilo nido sia ancora visto come un lusso o un "parcheggio" per permettere ai genitori di lavorare. Il Nido è un diritto del bambino. Non serve solo a "liberare" mamma e papà: serve allo sviluppo neurocognitivo, serve alla socializzazione, serve a togliere i piccoli dalla solitudine degli appartamenti e dalla "foresta di pixel" dei cellulari e della TV, che sono i nuovi babysitter a costo zero.

Le soluzioni dimenticate: gli asili di palazzo Anni fa, qui a Genova, si erano tentate strade diverse. Si parlava di "asili di quartiere" o "nidi di palazzo": piccole realtà condominiali, flessibili, vicine alle famiglie. Soluzioni agili per garantire a tutti, e non ai fortunati vincitori di un bando, l'accesso a un'educazione precoce. Che fine hanno fatto quelle idee? Perché ci siamo arresi a una burocrazia che rende impossibile aprire servizi per l'infanzia, mentre l'emergenza educativa dilaga?

Conclusioni: non facciamoci la guerra La vera ingiustizia non è che lo Stato aiuti i "bambini del bosco". La vera ingiustizia, intollerabile per uno Stato civile, è che non ci siano le risorse per fare ENTRAMBE le cose: salvare chi è stato isolato per follia e garantire un posto sicuro a chi vive e lavora onestamente in città.

Non cadiamo nella trappola della guerra tra poveri. Non arrabbiamoci con quei tre bambini che ora stanno imparando l'alfabeto. Arrabbiamoci, e forte, con chi pensa che l'istruzione dei nostri figli, da 0 a 6 anni, sia un optional sacrificabile.

Un abbraccio a tutte le mamme e i papà che stasera, stanchi, stanno ancora cercando una soluzione per domani mattina. Sono con voi.

Alberto Ferrando

#AsiloNidoNegato #PovertàEducativa #NonÈUnParcheggio #BambiniDelBosco #DirittiInfanzia #LaVeraIngiustizia




lunedì 12 gennaio 2026

"Farmaci che mancano": consigli pratici per i genitori

"Farmaci che mancano": consigli pratici per i genitori

In questi giorni sta circolando molto sui social e sulle chat dei genitori una "Lettera Aperta" firmata da Marco Macrì, papà di un bimbo con disabilità, dal titolo forte: "Epilessia, asma, cuore: lo Stato lascia vuoti gli scaffali".

Molti di voi mi hanno scritto preoccupati chiedendomi: è vero? O è il solito allarmismo da clickbait?

Come pediatra e come presidente APEL, ho ritenuto doveroso non fermarmi al titolo, ma verificare i dati ufficiali dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) aggiornati a questo inizio 2026.
La risposta breve è: sì, purtroppo è vero. La denuncia di Macrì fotografa una realtà con cui noi medici ci scontriamo quotidianamente. Non è "allarmismo", è una difficoltà clinica reale che richiede consapevolezza, non panico.

Ecco cosa sta succedendo e, soprattutto, cosa dovete sapere e fare se vi trovate in difficoltà.

I Dati: oltre i numeri, c'è la vita dei bambini

La lettera cita numeri precisi: circa 604 farmaci "privi di alternativa terapeutica". È un dato corretto che va spiegato. Per l'AIFA, un farmaco ha un'alternativa se esiste un "equivalente" (generico) con la stessa molecola.
Tuttavia, in pediatria la realtà è più complessa.

Se manca un farmaco in bustine o in sciroppo e l'unica alternativa rimasta è la compressa da ingoiare, per l'AIFA l'alternativa "esiste", ma per un bambino di 2 anni o per un paziente disabile con problemi di deglutizione, quell'alternativa di fatto non c'è. È qui che la denuncia dei genitori colpisce nel segno.

I Farmaci "Pilastri" che faticano ad arrivare

La lettera cita farmaci che non sono "accessori", ma salvavita o essenziali per la cronicità. Vediamo la situazione attuale (Gennaio 2026) per quelli più comuni in ambito pediatrico:

  1. Depakin (Acido Valproico) in bustine/granulato: È un farmaco fondamentale per l'epilessia. Le formulazioni granulari (quelle che si mettono nella pappa o nello yogurt) sono state oggetto di carenze intermittenti dovute a problemi produttivi industriali segnalati già a fine 2025. Per un genitore, non avere la certezza della terapia antiepilettica è fonte di angoscia giustificata.

  2. Ventolin (Salbutamolo): Il "puffer" blu per l'asma. È carente a macchia di leopardo da mesi. La richiesta è altissima e, costando molto poco in Italia, spesso i lotti vengono venduti all'estero dove rendono di più (fenomeno dell'export parallelo), costringendo l'AIFA a blocchi di emergenza.

  3. Altri farmaci: Vengono citati il Cardirene (antiaggregante) e il Kayexalate (per il potassio). Anche qui, le difficoltà di approvvigionamento sono confermate dalle note informative per i farmacisti.

Perché succede?

Non è un complotto, ma un problema strutturale del mercato globale.

  • Produzione concentrata: La maggior parte dei principi attivi mondiali viene prodotta in pochi stabilimenti in Asia. Se uno si ferma, il mondo resta senza.

  • Prezzi bassi: I farmaci essenziali in Italia hanno prezzi molto calmierati. Questo è un bene per il portafoglio, ma rende il nostro mercato poco "attrattivo" per le multinazionali quando la produzione scarseggia.

CONSIGLI PRATICI: Cosa fare se il farmaco non si trova?

Come genitori non possiamo risolvere i problemi della macroeconomia, ma possiamo gestire l'emergenza. Ecco i miei consigli pratici per non farsi prendere dal panico:

  1. Giocate d'anticipo (ma senza accaparramento):
    Non riducetevi all'ultima bustina o all'ultimo puff. Quando mancano 10-15 giorni alla fine della scatola, andate in farmacia. Se il farmaco manca, avremo il tempo di trovare una soluzione. ATTENZIONE: Non fate scorte di 10 scatole "per sicurezza". Questo comportamento svuota gli scaffali e danneggia gli altri bambini che ne hanno bisogno oggi.

  2. Non interrompete MAI la terapia autonomamente:
    Se il farmacista vi dice "non c'è", non tornate a casa aspettando che arrivi. Chiamate subito il vostro pediatra. Per l'epilessia o l'asma, saltare le dosi è pericoloso.

  3. Il "Piano B" esiste (cambio forma o molecola):
    Spesso, se manca lo sciroppo, potremmo prescrivere le compresse da frantumare (se il farmaco lo permette!) o un equivalente generico che magari non conoscete ma che ha la stessa efficacia. Non fatelo da soli: il cambio va guidato dal medico.

  4. La risorsa preziosa: le Farmacie Galeniche:
    Molti non lo sanno, ma i farmacisti possono "produrre" i farmaci nel loro laboratorio. Se manca un dosaggio industriale di un farmaco essenziale, una farmacia preparatrice può allestire lo sciroppo o le capsule partendo dalla materia prima, su ricetta medica. Cercate nella vostra zona le farmacie che fanno preparazioni galeniche: sono spesso la salvezza nelle carenze pediatriche.

  5. Fidatevi del vostro Pediatra (e non di Google):
    Noi medici riceviamo bollettini settimanali sulle carenze e sulle alternative autorizzate. Se un farmaco manca, quasi sempre sappiamo come sostituirlo in sicurezza.

In conclusione:
La lettera di Marco Macrì dice il vero e fa bene a tenere alta l'attenzione. È inaccettabile che nel 2026 le famiglie debbano fare la caccia al tesoro per curare i figli.
Noi pediatri siamo al vostro fianco: segnalateci le difficoltà e troveremo insieme la strada per garantire la continuità delle cure.

Condividete questo articolo per informare altri genitori senza creare allarmismi 

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