sabato 31 gennaio 2026

Bambino fatto scendere da autobus: l'autista, i passeggeri, chi passava in auto e ha ignorato

 L’umanità deve tornare Umana: Bambino fatto scendere da autobus: l'autista, i passeggeri, chi passava in auto e ha ignorato

Espongo questo caso per un motivo preciso: perché l’umanità deve tornare Umana. E quello che è successo a Cortina è la prova che, da qualche parte, ci siamo persi, ma forse possiamo ancora ritrovarci.

I fatti sono noti. Un bambino di 11 anni fatto scendere dall'autobus perché non aveva il biglietto in regola. Il risultato? 6 chilometri a piedi. Sulla statale. Senza marciapiede. Mentre nevicava e le temperature erano rigide.

La madre lo ha raccontato in TV con una voce che non chiedeva compassione, ma logica: «Tremava, aveva le labbra blu, le mani rosse. Diceva che nell’ultimo tratto faceva fatica». E ha aggiunto una frase sacrosanta: «Se ho sbagliato io, pago io. Con una multa. Non il bambino che deve tornare a casa a piedi».

🛑 Ma c’è una frase che pesa più di tutte, oggi, in questa storia. Non è “biglietto non valido”. Non è nemmeno “regolamento aziendale”.

È: “Non ci ho dormito tutta la notte”.

Oggi parla l’autista. Salvatore Russotto, 61 anni. Un uomo travolto dalle polemiche, ma che nelle sue parole non cerca giustificazioni. «Gli ho detto che quel biglietto non era valido ed è sceso. Ho sbagliato. Mi scuserei anche in ginocchio».

Parole nude. Senza filtri. Non dice “ho seguito le regole”. Ammette l’errore. E lo fa sapendo che, una volta detto ad alta voce, non si torna indietro. Racconta di una notte insonne, di quella scena che ritorna ogni volta che chiude gli occhi.

Perché quando un errore coinvolge un bambino, il peso è diverso. È la consapevolezza di aver messo una regola burocratica davanti a una persona fragile.

E qui la storia ci impone due riflessioni.

1️⃣ Sul perdono e l'errore. Viviamo in un tempo che giudica e condanna in fretta. Ma dietro ogni gesto c’è una persona. L'ammissione di colpa di quest'uomo non cancella i 6 km al gelo del bambino, ma aggiunge un livello che spesso dimentichiamo: la dignità di dire "ho sbagliato". La vera domanda è se siamo ancora capaci di distinguere l’errore dalla cattiveria e se sappiamo lasciare spazio al pentimento. Ammettere uno sbaglio può essere l’inizio di qualcosa di diverso. Non per cancellare, ma per capire.

2️⃣ Sull'indifferenza degli "altri". Se l'autista ha sbagliato e ora porta il peso del rimorso, c'è una domanda che resta sospesa sugli altri protagonisti di quella giornata. 

🚌 Su quell’autobus c’erano altre persone. Possibile che nessuno abbia detto: "Aspetti, dove va quel ragazzino da solo con questo freddo?"

🚗 Su quella statale passavano delle auto.Macchine calde, con sci sul tetto, famiglie felici. Hanno visto un bambino camminare solo nella neve. E nessuno si è fermato.

Questa storia è uno specchio. Parla di un autista che ha sbagliato e chiede scusa. Parla di una madre che chiede che le regole non diventino disumane. Ma parla anche di tutti noi.

Tra il "fare il proprio dovere" e il "fare la cosa giusta" c’è una differenza enorme. Le regole senza cuore diventano freddo. E il freddo, sui bambini, non è mai accettabile.

La prossima volta, prima di puntare il dito, chiediamoci cosa faremmo noi se quell’errore ci seguisse nel silenzio della notte. E soprattutto, fermiamoci quando vediamo qualcuno in difficoltà.

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