domenica 4 gennaio 2026

💔 Il dolore di Crans Montana: un abbraccio a chi soffre, una riflessione per tutti noi

💔 Il dolore di Crans Montana: un abbraccio a chi soffre, una riflessione per tutti noi (segue considerazione tra noi pediatri)

In queste ore di dolore immenso, prima di ogni parola, prima di ogni pensiero, voglio stringere idealmente in un abbraccio tutti i genitori, i fratelli, le sorelle, i parenti e gli amici di chi non c'è più e di chi sta soffrendo. 🕯️

Non esistono parole che possano lenire un dolore così grande. Non esistono frasi che possano restituire ciò che è stato strappato via. C'è solo il silenzio rispettoso, la vicinanza umana, la condivisione di un peso che nessuno dovrebbe mai portare. 🤍

💬 Un appello al cuore, prima che alla mente

In questi giorni però ho letto parole che feriscono. Giudizi sommari, diti puntati, sentenze pronunciate con la facilità di chi guarda da lontano. Parole che colpiscono chi è già a terra, chi sta vivendo l'incubo più grande che un genitore possa attraversare.

Vi prego: fermiamoci. 🙏

Questi ragazzi erano figli, fratelli, amici. Avevano sogni, paure, speranze. Avevano una vita davanti. E i loro cari stanno vivendo un dolore che non possiamo nemmeno immaginare. 😢

Chiedersi "cosa facevano lì" o "come si divertivano" non serve. Anzi, fa solo male. Aggiunge sofferenza a sofferenza.

E penso anche ai ragazzi sopravvissuti, che oltre al trauma devastante di quanto hanno vissuto, devono ora affrontare il peso di sentirsi quasi colpevoli. No, non possiamo permettere che questo accada. ❤️‍🩹

🧠 Oltre il giudizio: capire per non ripetere

Se davvero vogliamo dare un senso a questa tragedia, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre il giudizio facile.

A sedici anni il cervello non è quello di un adulto. Non è questione di intelligenza o responsabilità: è biologia. La corteccia prefrontale, che valuta rischi e conseguenze, matura completamente solo dopo i vent'anni. Il sistema emotivo invece è già iperattivo. Davanti a un'emergenza, un adolescente reagisce con l'istinto, non con la razionalità che vorremmo. 🧩

Ma se la natura ci dice questo, qual era il nostro compito come società?

Prepararli. 🛡️

E qui, dobbiamo ammetterlo con umiltà e dolore: abbiamo fallito.

⚠️ Il fallimento della società educante

Viviamo in una società che:

  • Tollera, se non incoraggia, comportamenti a rischio (alcol, fumo, eccessi di ogni tipo) 🍺
  • Spinge al consumo, all'apparire, al godimento immediato 📱
  • Ha fatto del denaro il valore supremo, dimenticando il rispetto, la cura, la responsabilità collettiva 💰
  • È velocissima a giudicare, ma lentissima a educare ⚖️

Dove erano le prove di evacuazione serie nelle scuole? Dove era l'educazione alle emergenze fin dalla scuola materna? Dove erano i corsi di primo soccorso, la manovra antisoffocamento, il massaggio cardiaco insegnati a tutti? 🚨

Se non alleniamo i nostri ragazzi a reagire, se non creiamo in loro automatismi di sicurezza, se non diamo loro strumenti concreti per affrontare il pericolo, come possiamo poi stupirci quando nel caos prevale l'istinto disordinato?

La colpa non è dei ragazzi. È di noi adulti che non li abbiamo preparati. 👨‍👩‍👧‍👦

🌱 Un impegno per il futuro: amore, non giudizio

Davanti a questa tragedia, possiamo scegliere due strade:

La strada del giudizio 👎, che non serve a nulla se non a ferire chi già soffre.

Oppure la strada dell'amore e della responsabilità 💚, che ci chiede di:

  1. Stare accanto a chi soffre con empatia vera, senza cercare spiegazioni o colpe 🤗
  2. Ripensare la nostra società, mettendo al centro le persone, non il profitto 🌍
  3. Educare davvero, insegnando ai nostri ragazzi non solo nozioni, ma anche come prendersi cura di sé e degli altri 📚
  4. Pretendere sicurezza, in ogni luogo dove i nostri figli vivono e si divertono ✅
  5. Costruire una comunità educante che accompagna, forma, protegge - non una che punta il dito 🤝

Prima di scrivere un commento sui social, prima di esprimere un giudizio, pensiamo a quelle mamme e a quei papà che stanno leggendo. Pensiamo a quanto possono ferire le nostre parole. 💭

Il silenzio rispettoso è più dignitoso di mille sentenze inutili. 🤫

E se vogliamo davvero onorare la memoria di questi ragazzi, facciamolo non con le parole, ma con i fatti: costruendo una società più umana, più attenta, più educante. 🏗️

Una società dove il denaro non comanda tutto.
Una società dove i ragazzi sono accompagnati, non giudicati.
Una società dove la sicurezza viene prima del profitto.
Una società dove l'amore vince sulla fretta di dare colpe. 💕

Ai genitori, ai fratelli, alle sorelle, ai parenti, agli amici: siamo con voi. Nel silenzio, nel rispetto, nell'abbraccio. Sempre. 🫂


Che il dolore di oggi ci insegni ad essere migliori domani. Per loro. Per tutti i nostri ragazzi. ✨

💔 Il dolore di Crans Montana: un abbraccio a chi soffre, una riflessione per tutti noi

In queste ore di dolore immenso, prima di ogni parola, prima di ogni pensiero, voglio stringere idealmente in un abbraccio tutti i genitori, i fratelli, le sorelle, i parenti e gli amici di chi non c'è più e di chi sta soffrendo. 🕯️

Non esistono parole che possano lenire un dolore così grande. 

Non esistono frasi che possano restituire ciò che è stato strappato via. 

C'è solo, o dovrebbe esserci perché si sentono tanti discorsi in libertà, il silenzio rispettoso, la vicinanza umana, la condivisione di un peso che nessuno dovrebbe mai portare. 🤍

💬 Un appello al cuore, prima che alla mente

In questi giorni però ho letto parole che feriscono. 

Giudizi sommari, diti puntati, sentenze pronunciate con la facilità di chi guarda da lontano. 

Parole che colpiscono chi è già a terra, chi sta vivendo l'incubo più grande che un genitore possa attraversare.

Vi prego: fermiamoci. 🙏

Questi ragazzi erano figli, fratelli, amici. Avevano sogni, paure, speranze. 

Avevano una vita davanti. 

E i loro cari stanno vivendo un dolore che non possiamo nemmeno immaginare. 😢

Chiedersi "cosa facevano lì" o "come si divertivano" non serve. 

Anzi, fa solo male. 

Aggiunge sofferenza a sofferenza.

E penso anche ai ragazzi sopravvissuti, che oltre al trauma devastante di quanto hanno vissuto, devono ora affrontare il peso di sentirsi quasi colpevoli. 

Non possiamo permettere che questo accada. ❤️‍🩹

🧠 Oltre il giudizio: capire per non ripetere

Se davvero vogliamo dare un senso a questa tragedia, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre il giudizio facile.

A sedici anni il cervello non è quello di un adulto. Non è questione di intelligenza o responsabilità: è biologia. 

La corteccia prefrontale, che valuta rischi e conseguenze, matura completamente solo dopo i vent'anni. Il sistema emotivo invece è già iperattivo. Davanti a un'emergenza, un adolescente reagisce con l'istinto, non con la razionalità che vorremmo. 🧩

Ma se la natura ci dice questo, qual era il nostro compito come società?

Prepararli. 🛡️

E qui, dobbiamo ammetterlo con umiltà e dolore: abbiamo fallito.

⚠️ Il fallimento della società educante

Viviamo in una società che:

  • Tollera, se non incoraggia, comportamenti a rischio (alcol, fumo, eccessi di ogni tipo) 🍺
  • Spinge al consumo, all'apparire, al godimento immediato 📱
  • Ha fatto del denaro il valore supremo, dimenticando il rispetto, la cura, la responsabilità collettiva 💰
  • Si “drogano” i bambini fin dai primi anni con lo smartphone (dipendenza identica a quella delle droghe e poi li si piazzano sui social 
  • Una società velocissima a giudicare, ma lentissima a educare ⚖️

Mi e Vi chiedo:

Dove erano le prove di evacuazione serie nelle scuole?

Dove era l'educazione alle emergenze fin dalla scuola materna? 

Dove erano i corsi di primo soccorso, la manovra antisoffocamento, il massaggio cardiaco insegnati a tutti? 🚨

Se non alleniamo i nostri ragazzi a reagire, se non creiamo in loro automatismi di sicurezza, se non diamo loro strumenti concreti per affrontare il pericolo, come possiamo poi stupirci quando nel caos prevale l'istinto disordinato?

🌱 Un impegno per il futuro: amore, non giudizio

Davanti a questa tragedia, possiamo scegliere due strade:

La strada del giudizio 👎, che non serve a nulla se non a ferire chi già soffre.

Oppure la strada dell'amore e della responsabilità 💚, che ci chiede di:

  1. Stare accanto a chi soffre con empatia vera, senza cercare spiegazioni o colpe 🤗
  2. Ripensare la nostra società, mettendo al centro le persone, non il profitto 🌍
  3. Educare davvero, insegnando ai nostri ragazzi non solo nozioni, ma anche come prendersi cura di sé e degli altri 📚
  4. Pretendere sicurezza, in ogni luogo dove i nostri figli vivono e si divertono 
  5. Costruire una comunità educante che accompagna, forma, protegge - non una che punta il dito 🤝

Prima di scrivere un commento sui social, prima di esprimere un giudizio, pensiamo a quelle mamme e a quei papà che stanno leggendo. 

Pensiamo a quanto possono ferire le nostre parole. 💭

Il silenzio rispettoso è più dignitoso di mille sentenze inutili. 🤫

E se vogliamo davvero onorare la memoria di questi ragazzi, facciamolo non con le parole, ma con i fatti: costruendo una società più umana, più attenta, più educante. 🏗️

Una società dove il denaro non comanda tutto.
Una società dove i ragazzi sono accompagnati, non giudicati.
Una società dove la sicurezza viene prima del profitto.
Una società dove l'amore vince sulla fretta di dare colpe. 
💕

Ai genitori, ai fratelli, alle sorelle, ai parenti, agli amici: siamo con voi. Nel silenzio, nel rispetto, nell'abbraccio. Sempre. 🫂


Che il dolore di oggi ci insegni ad essere migliori domani. Per loro. Per tutti i nostri ragazzi. 

 Considerazione finale:

 Una riflessione da pediatra: ripartiamo dai progetti dimenticati.

Come pediatra, sento oggi più che mai il peso di un'occasione mancata che si ripete da anni.Nel corso del tempo, insieme a colleghi e associazioni, abbiamo provato a portare avanti nelle scuole progetti di preparazione al primo soccorso. Ci sono state anche lodevoli iniziative realizzate in collaborazione con il Ministero dell'Università e della Ricerca, progetti pensati con cura, strutturati per dare ai ragazzi competenze salvavita concrete. Ma questi progetti, purtroppo, sono durati poco. Si sono interrotti per vari motivi - burocrazia, mancanza di fondi continuativi, cambi di priorità istituzionali 

-certamente non per mancanza di disponibilità da parte nostra. Noi eravamo e siamo pronti. Sempre. 

Oggi, davanti a questa tragedia, dobbiamo avere il coraggio di  ripresentare questi progetti con forza rinnovata. Non possiamo permettere che vengano nuovamente accantonati. L'educazione alle emergenze, il primo soccorso, la cultura della sicurezza devono diventare parte integrante e obbligatoria del percorso scolastico di ogni bambino e ragazzo. Non servono belle parole nei giorni del dolore. Servono fatti concreti, continuità, impegno reale. Come medici, come educatori, come cittadini: siamo pronti a riprovarci. Ma questa volta chiediamo che le istituzioni ci stiano accanto fino in fondo, senza interruzioni, senza alibi. 



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