martedì 13 gennaio 2026

Il paradosso del Nido: perché salviamo chi fugge dal mondo e dimentichiamo chi lo costruisce ogni giorno?

Il paradosso del Nido: perché salviamo chi fugge dal mondo e dimentichiamo chi lo costruisce ogni giorno?

Cari genitori,

oggi esco dallo studio con un peso sul cuore e un senso di impotenza che fatico a trattenere. Ho appena salutato una mamma con le lacrime agli occhi. Non piangeva per una malattia del figlio, piangeva per sfinimento e frustrazione: anche quest'anno non c’è posto all'asilo nido comunale. Le liste d'attesa sono infinite, i privati costano come un affitto e lei si sente abbandonata.

Poi apro il giornale e leggo gli aggiornamenti sulla vicenda dei bambini di Palmoli, quei tre fratellini (due gemelli di 6 anni e la sorellina di 8) cresciuti nel bosco da genitori che avevano rifiutato la società. Leggo che per loro, giustamente, le istituzioni si sono mosse in fretta: comunità protetta, educatori e ora una "maestra dedicata" per insegnare loro l'italiano e colmare il vuoto educativo.

Il cortocircuito emotivo Ve lo confesso: di pancia, viene da urlare. Vedere una mamma che lavora, paga le tasse, vaccina i figli e rispetta le regole sentirsi dire "arrangiati", mentre ingenti risorse pubbliche vengono sbloccate in un lampo per rimediare ai danni fatti da chi le regole le ha rifiutate, è una fonte di innervosimento profondo. È umano pensare: "Ma come? Io faccio tutto quello che devo e non ho diritti, loro fanno scelte folli e hanno l'assistenza personalizzata?".

Perché dobbiamo ragionare (e non odiare) Poi però, smaltita la rabbia, come medico devo fermarmi e ragionare. E vi dico quello che ho dovuto dire a me stesso: quei bambini non hanno colpe. I figli di Nathan e Catherine non hanno scelto di vivere nel bosco. Hanno subito le scelte ideologiche dei padri. Hanno diritto a imparare a leggere, a scrivere, a essere "salvati" dall'ignoranza imposta, esattamente come in ospedale curiamo il figlio di chi fuma in gravidanza senza fargliene una colpa. Lasciare quei bambini analfabeti per "punire" i genitori sarebbe una vendetta, non giustizia.

La vera ingiustizia: il Nido non è un parcheggio Ma il punto non è togliere a loro. Il punto è: perché non diamo a voi?Il mio grido di dolore nasce qui. È inaccettabile che al giorno d'oggi l'asilo nido sia ancora visto come un lusso o un "parcheggio" per permettere ai genitori di lavorare. Il Nido è un diritto del bambino. Non serve solo a "liberare" mamma e papà: serve allo sviluppo neurocognitivo, serve alla socializzazione, serve a togliere i piccoli dalla solitudine degli appartamenti e dalla "foresta di pixel" dei cellulari e della TV, che sono i nuovi babysitter a costo zero.

Le soluzioni dimenticate: gli asili di palazzo Anni fa, qui a Genova, si erano tentate strade diverse. Si parlava di "asili di quartiere" o "nidi di palazzo": piccole realtà condominiali, flessibili, vicine alle famiglie. Soluzioni agili per garantire a tutti, e non ai fortunati vincitori di un bando, l'accesso a un'educazione precoce. Che fine hanno fatto quelle idee? Perché ci siamo arresi a una burocrazia che rende impossibile aprire servizi per l'infanzia, mentre l'emergenza educativa dilaga?

Conclusioni: non facciamoci la guerra La vera ingiustizia non è che lo Stato aiuti i "bambini del bosco". La vera ingiustizia, intollerabile per uno Stato civile, è che non ci siano le risorse per fare ENTRAMBE le cose: salvare chi è stato isolato per follia e garantire un posto sicuro a chi vive e lavora onestamente in città.

Non cadiamo nella trappola della guerra tra poveri. Non arrabbiamoci con quei tre bambini che ora stanno imparando l'alfabeto. Arrabbiamoci, e forte, con chi pensa che l'istruzione dei nostri figli, da 0 a 6 anni, sia un optional sacrificabile.

Un abbraccio a tutte le mamme e i papà che stasera, stanchi, stanno ancora cercando una soluzione per domani mattina. Sono con voi.

Alberto Ferrando

#AsiloNidoNegato #PovertàEducativa #NonÈUnParcheggio #BambiniDelBosco #DirittiInfanzia #LaVeraIngiustizia




Nessun commento:

Posta un commento