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mercoledì 1 gennaio 2014

BUON ANNO. GODIAMOCI QUELLO CHE ABBIAMO. Conoscete la Decrescita felice? Per i nostri figli conosciamola

Un Capodanno all'insegna del riscoprire le cose vicino a noi, interpretazione di un movimento detto "della "decrescita felice"*: la mia città Genova. Capodanno in Piazza De Ferrari dopo aver visto la mostra, un po' deludente, di Munch. (Per approfondimenti sulla decrescita felice trovate qualche link qui: http://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=decrescita ).Domenica scorsa giro del Porto di Genova , ieri Capodanno in Piazza De Ferrari. Tutto a Km 0 senza "dovermi" per forza divertire affannandomi in giro per Italia o il Mondo.  La memoria va ad anni passati bloccato in code o nel traffico o in bufere di neve alla ricerca di qualcosa per divertirmi (forse erano fughe da me stesso?)...che va poi cercata dentro a noi e non fuori. La cultura del consumismo, i miti delle vacanze sulla neve o tropicali ..sono modelli che dobbiamo superare per riscoprire le cose vicino a noi e dentro a noi. Guardare e vedere cosa e chi abbiamo intorno e invece, o almeno oltre, a cercare cose nuove riscopriamo le cose che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e il nostro "mondo interno" e dei nostri cari e allora scopriremo di essere felici e di stare bene (se va tutto bene) con quello che abbiamo e non con quello che altri ci dicono che dovremmo avere o fare. Poi, ma solo poi, se si può si va oltre al Km 0. (Confesso andrò anche a sciare non mi chiudo asceticamente in casa, userò tutta la tecnologia possibile e mi permetterò anche quello po' di superfluo che avverto come necessario per il mio io.  Ma non fi affanno dietro a PIL, Spread ecc. e alle mode imposte, almeno ci proverò).
Esiste
UN CARO AUGURIO A TUTTI
Buon Anno Nuovo

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/02/ma-perche-parlate-di-decrescita-felice-senza-conoscerla/517866/  I simpatizzanti della decrescita sono una massa di invasati contro la tecnologia e il progresso? No, per l’ennesima volta: sono persone che chiedono di badare meno ai numeri e più alla qualità di vita. Che chiedono di usare la tecnologia, e usarla di più, se serve, per passare però da un discorso di quantità a un discorso di qualità, ossia non di mero aumento della produttività e del reddito.

Filmato dei fuochi finale: http://www.youtube.com/watch?v=K45m79fEyz8
Filmato dei fuochi lungo: http://www.youtube.com/watch?v=u6wsDchh5yk&feature=youtu.bePARADOSSO DELLA FELICITA': MANCATO RAPPORTO TRA FELICITA' E AUMENTO DEL GUADAGNO (AUMENTO PIL):


*Da:




mercoledì 11 aprile 2012

VIVERE CON MENO E MEGLIO: Manifesto per la felicità di S. Bartolini. Recensione di Pierangela Magioncalda


VIVERE CON MENO E MEGLIO
Recensione del Libro “Manifesto per la Felicità” di Stefano Bartolini  da parte di Pierangela Magioncalda (http://www.econ-pol.unisi.it/bartolini/)

Finalmente un economista, per di più italiano, che, svelati i limiti dei modelli economici basati sulla visione dell’  homo oeconomicus (http://it.wikipedia.org/wiki/Homo_oeconomicus) , ci fa scoprire che l’economia non è necessariamente la  “scienza triste”, a cui oramai ci stavamo rassegnando . Bartolini va dritto al punto: il reale benessere delle persone a cosa è dovuto, che ruolo ha la ricchezza materiale nel determinare la nostra felicità, i ricchi sono davvero più felici? La società occidentale, che ha conosciuto negli ultimi decenni una crescita economica senza precedenti, ha al suo interno individui mediamente più felici o più tristi rispetto al passato? Analizzando con rigore scientifico e dati alla mano le conseguenze dell'attuale modello di sviluppo, basato sulla crescita, sul benessere e sulla felicità degli esseri umani,  Bartolini ci svela il cosiddetto paradosso della felicità: negli USA, ma anche in Europa, si è avuta una costante crescita, negli ultimi decenni, di PIL e reddito pro-capite a cui ha corrisposto un crollo del benessere spirituale documentato sia da dati oggettivi, quali ad esempio tassi di suicidio e utilizzo di psicofarmaci, sia da dati soggettivi, come interviste condotte tra la popolazione.
Il paradosso si spiega con il concetto di NEG (negative endogenous  growth=crescita endogena negativa) ovvero  un perverso meccanismo per cui si assiste ad un’espansione del mercato in tutti gli ambiti della nostra vita (crescita PIL e redditi), e contemporaneamente ad un deterioramento delle relazioni tra le persone, alla distruzione dei beni comuni, e alla diminuzione del tempo libero. Risultato: si lavora di più, si guadagna di più per potere comprare quei beni, spesso costosi,  che, da una parte sostituiscono i beni comuni andati perduti (tempo libero, relazioni, ambiente, sicurezza ecc.) e dall’altra cercano di mitigare il senso di malessere crescente in una spirale senza fine. Il circolo vizioso NEG, si dimostra in maniera incontrovertibile, ha fatto corrispondere ad un aumento del PIL e del benessere materiale, una diminuzione della soddisfazione per la propria vita e della felicità in USA ,ma ormai anche in Europa, dove la situazione è senz’altro migliore, ma pericolosamente si sta allineando a quella oltreoceano .
Bartolini propone una via di uscita tanto originale quanto di buon senso: bisogna riappropriarsi dei beni comuni e ricreare le relazioni a scapito della produzione e del consumo di merci inutili e costose che danneggiano l’ambiente, ci sottraggono tempo rendendoci schiavi del lavoro e del conseguente reddito che sembra non bastare mai,  e non soddisfano le reali esigenze degli individui. Bisogna ritrovare quindi un giusto equilibrio nel soddisfacimento di esigenze materiali, e spirituali/relazionali  investendo nuovamente nelle rapporti tra le persone  piuttosto che in prodotti finanziari. La decrescita da sola non basta, per chiedere alle persone di rinunciare a parte del surplus materiale di ci oggi dispongono, bisogna poter dare loro qualcosa in cambio: ecco perché la società relazionale, in cui si offrono beni comuni gratuiti, affetti e reti sociali, al posto di beni materiali,  è indispensabile per avere anche la sostenibilità politica di proposte alternative al credo neoliberista e crescista oggi dominante. Non mancano infine alcuni esempi concreti che dimostrano come le proposte di Bartolini non siano utopia, bensì possibilità di concreto successo già sperimentate. Al seguente link un’intervista all’autore del libro:

Pierangela Magioncalda