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domenica 3 febbraio 2019

Pidocchi: cosa posso fare per prevenire??

PIDOCCHI: cosa posso fare per prevenire??
Qui sotto tutto, o quasi, sul pidocchi. Cosa fare per prevenire? Esiste un modo per controllare la pediculosi? 
Numerosi studi hanno dimostrato che la misura più efficace per il controllo della pediculosi consiste nell’educazione dei genitori al riconoscimento della pediculosi. L’identificazione precoce dei casi da parte dei genitori, mediante il controllo settimanale della testa dei propri figli, anche se asintomatici, rappresenta l’unica corretta misura di prevenzione.
 (in fondo risposte a vostre domande tratto da una mia intervista per un settimanale. Trovate miei precedenti articoli qui https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=pidocchi )
Negli ultimi anni sono aumentati i casi di pidocchi nella popolazione infantile.
Non abbiamo precisi dati epidemiologici  in quanto dal 1992 non c’è più l’obbligo della notifica (e anche quando c’era  non tutti i casi venivano denunciati) comunque negli anni precedenti il 1992 si era osservato un lento ma costante aumento dell’incidenza.
Studi in altri paesi effettuati negli ultimi anni hanno rivelato percentuali addirittura del 49% in occasione di una epidemia a Bordeaux, del 20% a Gerulasemme, del 25% a Bristol, mentre in fase di endemia in Nigeria era solo del 3,7%. In Australia la pediculosi è risultata terza come frequenza, negli asili nido e nelle scuole materna, subito dopo la diarrea e la congiuntivite. 

Sono colpiti soprattutto i bambini che vivono in comunità (nidi, asili e scuole) a essere colpiti per primi. Dal bambino il pidocchio si può diffondere nelle famiglie. 
L’infestazione (si parla di infezione solo nelle malattie infettive per i parassiti, come il pidocchio, di infestazione) predilige l’età tra i 5 e gli 11 anni, ma nessuna età è risparmiata, il sesso femminile, i capelli folti, più che lunghi (quindi non serve a niente tagliare a zero i capelli come una volta veniva fatto),  e puliti. Molti pensano subito al binomio pidocchio-sporcizia, invece questi “cari” animaletti adorano i capelli puliti e profumati. Dobbiamo subito dire a tutti che al giorno d’oggi, "prendere i pidocchi" non rappresenta un segnale di scarsa igiene personale e familiare, nè tanto meno di sporcizia e di povertà (anche se  fra gli adulti sembrano più colpiti quelli con scarsa igiene personale). 
 Il pidocchio colpisce tutti, ricchi e poveri, sporchi e puliti, global e no-global, maggioranza e minoranza, è un raro esempio di eguaglianza sociale.
Ancora oggi viene però identificato con scarsa igiene personale e povertà per cui molte famiglie cercano di nascondere la situazione a tutti, mentre altre fanno “crociate” contro le famiglie meno abbienti o più isolate della scuola. 
E’ importante, quando avvengono dei casi di pediculosi, applicare norme  comuni di comportamento al fine di evitare la diffusione  nella comunità e nelle famiglie e di evitare le altrimenti frequenti reinfestazioni.
Qualsiasi terapia diretta al singolo bambino e famiglia è pressoché sicuramente destinata all’insuccesso se non si forniscono chiare indicazioni a tutte le famiglie.
Innanzitutto la trasmissione avviene per contatto diretto con i capelli infestati e con i pettini, con le spazzole, attraverso i cappelli o altri effetti personali (pensate a tutte le sciarpe e cappotti messi insieme in accappatoi comuni). Ricordate comunque che il pidocchio non salta e non vola!!
Vediamo di conoscere un po’ di più questo animale di (non desiderata) compagnia:
Il pidocchio vive da 1 a 2 mesi  e si nutre esclusivamente di sangue umano  per cui deve soggiornare vicino ai capelli anche perché “sta bene” con una temperatura di 35-37 gradi C. Lontano dal corpo umano sopravvive per un tempo massimo di 10 giorni (RICORDARE), in media 2-3 giorni. 
Le femmine depositano le uova (da 4 a 6 al dì per un totale di 250-300 per femmina)  che vengono fissate alla radice dei capelli a pochi millimetri dalla pelle. Se si riscontrano lendini (uova) oltre i 7 mm possiamo essere certi che è un guscio vuoto o che la lendine è morta (il “pidocchino”, detto ninfa, esce dall’uovo  dopo circa 10 giorni e la crescita del capello è in media di 0,4 cm al dì). 
Anche i famosi CDC (Center for Disease Control) di Atlanta, USA, hanno stabilito che la diagnosi può essere fatta quando la maggior parte delle uova sono a meno di 6,5 mm dal cuoio capelluto (http://www.cdc.gov/ncidod/dpd/parasites/lice/default.htm).  Addirittura per alcuni  la  diagnosi si può porre solo quando si riesca a trovare un pidocchio vivo, che si muove. 
Il primo sintomo è rappresentato dal prurito, variabile molto da persona a persona inizialmente alla nuca e dietro alle orecchie. Al prurito segue il trattamento con conseguenti “lesioni da trattamento” cioè ferite che possono complicarsi con infezioni che causano dolore e aumento dei linfonodi del cuoio capelluto e della nuca. 
L’ispezione, con una forte sorgente luminosa, consente di visualizzare le lendini alla radice dei capelli e, solo più raramente, il pidocchio vivo. Le lendini sono piccoli elementi del diametro di 0,3 per 0,8 mm, di forma ovoidale, di colore biancastro-giallastro, attaccate un capello. Il pidocchio ha una forma allungata, un colorito bianco-grigiastro, è lungo da 1 a 4  mm e rimane fisso ai capelli. 
       Comunque la semplice ispezione dei capelli spesso non consente di porre la diagnosi, perché i ¾ dei casi possono non essere riconosciute (R.J. Roberts, Head lice, New  England Journal of Medicin, del 2002). La diagnosi è più sicura se si utlizza un pettine con i denti molto vicini e fitti  (la vecchia pettinessa), La pettinessa va usata dopo aver pettinato i capelli con un pettine o spazzola normale. Il risultato è migliore se i capelli sono bagnati. La pettinessa  va inserita alla base del capello e fatta scorrere con decisione fino alla punta. Si esamina frequentemente il pettine per vedere se si è “catturato” il pidocchio. 
Quando in una famiglia si fa diagnosi di pediculosi della testa, vanno esaminati accuratamente tutti i componenti. Temperature superiori a 53,5° C, mantenute per 5 minuti sono letali  per uova e pidocchi. Spazzole e pettini possono essere lavati con un pediculocida o in acqua calda. Anche il lavaggio a secco è efficace. Per oggetti non usati da oltre qualche giorno non è necessario procedere ad alcun provvedimento: nel dubbio è sufficiente conservare oggetti, cappeli e vestiti per 10 giorni, in un sacco di plastica. 
Ai bambini deve essere permesso di tornare a scuola o in comunità il mattino dopo il primo trattamento, poichè il rischio di trasmissione è rapidamente ridotto dal trattamento. 
E' da rivedere la politica di riammettere a scuola o in comunità solo i bambini che siano completamente senza uova, che, come abbiamo visto possono essere vuote o morte dopo il trattamento.

LINEE GUIDA GENERALI PER LA CURA DEI PIDOCCHI
Vanno trattate solo persone con diagnosi di una infestazione attiva. NON VANNO USATE LE TERAPIE COME PREVENZIONE. 
Tutti i membri della famiglia e gli altri stretti contatti dovrebbero essere controllati. Trattare tutti gli infestati nello stesso momento. 
Alcuni farmaci pediculicidi (che uccidono i pidocchi) hanno un effetto ovicida (che elimina le uova). Per i farmaci pediculicidi che sono solo debolmente o non ovicida, è consigliabile sempre il ritrattamento  a distanza di 7-9 giorni. 
Durante il trattamento dei pidocchi, possono essere applicate le misure supplementari: Lavare cappelli, sciarpe, federe, vestiti ecc. utilizzati dalla persona infestata nel periodo di 2 giorni prima di iniziare il trattamento in lavatrice e asciugati con l’acqua calda e cicli di aria calda perché i pidocchi e le uova sono uccisi da esposizione per 5 minuti a temperature superiori a 53.5 ° C. 
Gli indumenti che non possono essere riciclati possono essere lavati a secco o sigillati in una busta di plastica per due settimane. 

COME FARE IL TRATTAMENTO
Seguire le istruzioni contenute nella scatola. In particolare fare attenzione alle istruzioni per quanto tempo il farmaco dovrebbe essere lasciato sui capelli e come dovrebbe essere lavato.

Se alcuni pidocchi si trovano ancora vivi dopo 8-12 ore dal trattamento, ma si muovono più lentamente, NON RITRATTARE. Il farmaco può richiedere più tempo per uccidere tutti i pidocchi. Se i pidocchi sembrano attivi come prima, la medicina potrebbe essere inefficace. Valutare un nuovo trattamento con un farmaco diverso.
Il pettine a denti fini per rimuovere le uova spesso si trovano nelle confezioni del farmaco: usare il pettine per rimuovere le lendini e i pidocchi del fusto del capello.
Dopo ogni trattamento, il controllo dei capelli e la pettinatura con un pettine fine ogni 2-3 giorni riducono la possibilità di auto-reinfestazione. 
Continuare a controllare fino a 2-3 settimane dopo il trattamento per essere sicuro che tutti i pidocchi e lendini siano stati eleiminati. 

DA RICORDARE: i pidocchi non sopravvivono a lungo se cadono dal capo di una persona e non possono nutrirsi. Non c’è bisogno di praticare disinfestazione della casa. 
I pidocchi sopravvivono meno di 1-2 giorni al di fuori del corpo umano e non possono nutrirsi; le lendini non possono schiudersi e di solito muoiono entro una settimana se non vengono mantenute alla stessa temperatura trovato vicino al cuoio capelluto umano.

FARMACI PER LA PEDICULOSI DEL CAPO: rivolgersi al proprio pediatra e non usare i prodotti per prevenzione in quanto i farmaci usati per trattare i pidocchi sono insetticidi e possono essere pericolosi se ne si abusa.
Tutti i farmaci devono essere tenuti fuori dalla portata degli occhi. Se si contaminano gli occhi, devono essere immediatamente lavati.
Non trattare una persona infestata più di 2-3 volte con lo stesso farmaco se non sembra che questo funzioni. Il fallimento può essere dovuto a un uso errato, o ad una resistenza del pidocchio. 

Negli ultimi anni sono aumentati i casi di pidocchi nella popolazione infantile. Sono soprattutto i bambini dai cinque agli undici anni che vivono in comunità, negli asili nido, nelle scuole materne o nelle scuole elementari a essere colpiti per primi. Poi, dai bambini, i pidocchi si diffondono rapidamente nelle famiglie, creando vere e proprie infestazioni, che noi medici chiamiamo pediculosi e che spaventano molto i genitori».
Sono le parole del dottor Alberto Ferrando, medico pediatra di Genova, presidente dell’Associazione pediatri liguri e docente di Pediatria ambulatoriale all’Università degli Studi di Genova.
Dottore, innanzitutto che cosa sono i pidocchi?
«Sono minuscoli parassiti di colore bianco grigiastro che possono vivere sul cuoio capelluto per un paio di mesi e che si nutrono esclusivamente di sangue ottenuto pungendo proprio il cuoio capelluto. Misurano pochi millimetri e depongono le uova attaccandole al fusto dei capelli perché trovano una temperatura ideale per la loro sopravvivenza, che è di 35 o 37 gradi». 
Perché colpiscono maggiormente i bambini?
«Perché fino a una certa età i bambini stanno sempre a contatto tra loro, giocano a contatto, anche con la testa, a casa, all’aperto oppure a scuola e questo rende molto facile la trasmissione dei pidocchi da bambino a bambino».
I pidocchi quali sintomi provocano?
«Causano un intenso prurito sulla testa, localizzato inizialmente dietro la nuca e dietro l’attaccatura delle orecchie e alle tempier. A forza di grattare possono poi comparire microlesioni». 
Come avviene il contagio dei pidocchi?
«I pidocchi non saltano e non volano, come molte persone credono, da una testa all’altra. Il contagio avviene attraverso il contatto “tra teste” o attraverso indumenti indossati dal bambino che già li ha, o altri oggetti come pettini o spazzole. Basti pensare che le lendini, cioè le uova dei pidocchi, possono passare, per esempio, da un berrettino a un altro o a una sciarpa appesi uno accanto all’altro nei corridoi delle aule scolastiche».
È vero che i pidocchi sono il segnale di sporcizia personale o degli ambienti che il bambino contagiato frequenta?
«No, è un luogo comune da sfatare. I pidocchi non sono indice di povertà o di sporcizia personale o familiare. Anzi i pidocchi adorano il pulito: per questo possono venire a tutti i bambini, anche a chi si lava i capelli tutti i giorni, perché, come ho detto, fino a una certa età i bambini sono sempre appiccicati, giocano tra loro a distanza molto ravvicinata. Molti genitori, invece, sono convinti che la colpa della pediculosi sia la presenza in Italia di persone che arrivano da lontano portando ogni genere di malattia. Non è assolutamente il caso dei pidocchi».
Allora perché sono aumentati i casi di pidocchi?
«Sono così frequenti perché sono state fatte tante terapie scellerate sulle teste dei bambini al punto che i pidocchi sono diventati resistenti alle sostanze chimiche contenute negli insetticidi che troppo frequentemente sono utilizzati inutilmente a scopo preventivo.  Si tratta, fra l’altro, in alcuni casi, di sostanze tossiche per tutta umanità poiché sono inquinanti persistenti che rimangono nell’ambiente per decenni». 
Quindi che cosa consiglia di fare a un genitore quando si accorge che il proprio figlio ha i pidocchi?
«Prima di tutto gli suggerisco di ispezionare la testa del bambino sotto una forte sorgente luminosa, osservando attentamente il cuoio capelluto, soprattutto la zona delle tempie e quella dietro le orecchie. Se nota delle crosticine significa che il bambino ha una dermatite allergica, ma se visualizza i pidocchi e le loro uova gli raccomando di toglierli al più presto».
Come consiglia di eliminare i pidocchi in modo efficace e definitivo?
«Consiglio di lavare i capelli del bambino con uno shampoo neutro e poi munirsi di un apposito pettinino antipidocchi a denti finissimi, che va intriso di aceto, non perché l’aceto uccida i pidocchi ma perché aiuta a staccare le lendini dai capelli. I capelli vanno passati con questo pettine ciocca per ciocca, in modo da togliere le uova. Non sempre è facile riconoscerle perché possono essere confuse con la forfora. Per capire la differenza basta tentare di eliminarle dai capelli scuotendoli delicatamente: la forfora cade mentre l’uovo di pidocchio resta saldamente incollato al fusto e va tolto con il pettinino». 
Contro i pidocchi suggerisce di usare anche prodotti specifici?
«La terapia più efficace e non dannosa è proprio la rimozione manuale. È certamente meno faticoso utilizzare prodotti che comunque vanno sempre scelti consultando il medico pediatra. Troppo spesso e con troppa leggerezza si utilizzano prodotti chimici insetticidi che, però, non possono (tassativamente togliere) essere utilizzati nei bambini di età inferiore ai due anni e che comunque potrebbero avere effetti tossici. Meglio utilizzare prodotti privi di effetti collaterali che “soffocano” i pidocchi a base di una sostanza chiamata dimeticone che non svolge un’azione chimica ma fisica: forma una sorta di pellicola attorno al pidocchio immobilizzandolo e provocandone appunto il soffocamento. Si tratta di una sostanza non tossica, priva di agenti chimici, che non è assorbita dalla pelle. (e che è attiva anche sulle uova dei pidocchi togliere). Si applica sui capelli asciutti coprendoli dalla radice fino alla punta con una durata del trattamento che varia in base al prodotto». 
I pidocchi possono trasmettere malattie infettive?
«No. Sono molto fastidiosi ma non sono portatori di malattie e quindi non sono pericolosi per la salute. In alcuni casi si possono verificare infezioni come conseguenza delle microferite procurate grattandosi». 
Quando il bambino può tornare a scuola dopo avere avuto i pidocchi?
«Dopo che i pidocchi sono stati rimossi può fare rientro a scuola e, in genere, questo accade dopo uno o due giorni. La legge italiana prevede che possa tornare in classe presentando un certificato medico del pediatra in cui si attesti che il bambino è stato sottoposto a idonea  terapia».
Che cosa consiglia ai familiari di un bambino che ha i pidocchi per evitare il contagio?
«Ogni componente della famiglia va esaminato attentamente. Inoltre spazzole, pettini e altri oggetti che possono essere entrati a contatto con la testa del bambino vanno mantenuti per venti minuti nell’acqua calda superiore ai 60 gradi poiché a questa temperatura uova e pidocchi muoiono. Gli indumenti non utilizzati da qualche giorno si possono lavare a temperatura a 60 gradi o chiudere per quattordici giorni in un sacchetto affinché, se il pidocchio esce dall’uovo e non trova il sangue di cui si nutre, muore e gli indumenti si possono riutilizzare».
Come suggerisce di fare per evitare ai bambini di prendere i pidocchi o evitare che essi si ripresentino?
«L’unica prevenzione è controllare periodicamente la loro testa. Se i bambini non hanno i pidocchi è inutile utilizzare farmaci preventivamente innanzitutto perché non esistono studi scientifici che ne dimostrino l’utilità e poi perché tutti i medicinali possono avere effetti collaterali benché minimi e possono scatenare reazioni allergiche che diventano ancora più serie se il trattamento è ripetuto in modo continuativo oppure ravvicinato nel tempo».


sabato 30 giugno 2012

EPIDEMIA DI ALLERGIA ALIMENTARE


IMPORTANTE INIZIATIVA PER LE ALLERGIE. Per prenenire critiche la miglior prevenzione è quella primaria (evitare il contatto) ma questo a volte (come per le tragedie del soffocamento da corpo estraneo) non è possibile e l'alimento che causa allergia è nascosto in altri o non segnalato o la cosa avviene casualmente (come per il soffocamento). A questo punto avere dei percorsi formativi e la disponibilità a scuola dell'adrenalina può salvare una vita.
COMUNICATO STAMPA
Disponibile in francese, italiano, spagnolo e tedesco su www.eaaci2012.com
L’Accademia Europea di Allergia e Immunologia Clinica (EAACI) lancia la Campagna contro le Allergie Alimentari
Le allergie diventano epidemia: negli ultimi dieci anni raddoppiato il numero di coloro che soffrono di allergie alimentari
Aumentate di sette volte nell’ultima decade le reazioni allergiche che potrebbero essere letali nei bambini, come l’anafilassi:
  • Un terzo degli shock allergici nei bambini si manifestano per la prima volta a scuola con insegnanti largamente impreparati
  • La carta “Standard minimi internazionali per i bambini allergici a scuola” sollecita la formazione dei requisiti di base per la sicurezza dei bambini allergici a scuola
  • Gli alimenti allergenici più frequenti nei bambini sono le uova, il latte di mucca e le noccioline
  • EAACI lavorerà nel corso del 2012-2013 per stabilire le linee guida su allergie alimentari e anafilassi indirizzate a medici di base, specialisti allergologi e professionisti dell’industria alimentare oltre che a ambulatori di pronto soccorso sui luoghi di lavoro e organizzazioni comunitarie
    Zurigo (Svizzera) 18.06.2012 – Oggi l’ Accademia Europea di Allergia e Immunologia Clinica (EAACI) ha lanciato la campagna contro le allergie alimentari il cui scopo è quello di aumentare la consapevolezza circa il rapido aumento degli episodi di anafilassi nei bambini, una reazione allergica severa e potenzialmente a rischio morte. L’obiettivo è quello di educare le persone a riconoscere i sintomi e ciò che li provoca oltre che insegnare gli interventi in emergenza come ad esempio l’utilizzo della penna adrenalinica.
    “Il primo elemento di questa campagna è il lancio degli Standard minimi internazionali per i bambini allergici a scuola che stabilisce i requisiti di base per la sicurezza dei bambini allergici a scuola. Un terzo di tutte le reazioni allergiche più gravi si verifica durante le ore scolastiche dove i bambini sonno esposti a nuovi cibi e al rischio di venire a contatto con alimenti che potrebbero scatenare queste reazioni. Crediamo di riuscire a formulare gli standard e la versione del documenti rivolta ai pazienti degli Standard minimi internazionali per i bambini allergici a scuola entro i prossimi mesi “ ha dichiarato Prof Cezmi Akdis, Presidente EAACI.
    Più di 17 milioni di persone in Europa soffrono di allergie alimentari, di questi, 3,5 milioni hanno meno di 25 anni. L’aumento più rapido si registra nei bambini e nei giovani, specialmente riguardo le reazioni più gravi che si manifestano enormemente nei bambini. Il numero delle accettazioni ospedaliere a seguito di importanti reazioni allergiche nei bambini è aumentato di sette volte negli ultimi dieci anni.
    Nell’Europa continentale la forma di allergia alimentare più diffusa nei bambini è quella da uovo, da latte di mucca e da noccioline, mentre negli adulti è rappresentata da frutta fresca, noccioline e verdura. In Gran Bretagna noci, nocciole e arachidi rappresentano la minaccia principale e causano il 50% di tutte le reazioni allergiche più importanti.
    In Scandinavia e nell’Europa del Nord prevale l’allergia a crostacei e merluzzo. In tutta Europa le allergie alimentari rappresentano la causa principale di anafilassi nei bambini fino a 14 anni
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Allergie e intolleranze alimentari
La campagna ha inoltre lo scopo di marcare la differenza tra intolleranze e allergie alimentari. Le intolleranze alimentari non coinvolgono direttamente il sistema immunitario, pertanto non possono essere misurate tramite il test per le allergie. L’intolleranza al lattosio è un’ipersensibilizzazione non allergica e le reazioni agli addittivi alimentari sono per lo più non allergiche. In generale, i sintomi della ipersensibilizzazione non allergica sono più lievi e pertanto raramente comportano reazioni letali.
L’obiettivo di migliorare le etichette alimentari ed estendere l’accesso ai trattamenti anafilattici
La campagna EAACI sulle allergie alimentari coinvolgerà altresì le autorità europee per migliorare le etichette alimentari e facilitare l’accesso ai trattamenti anafilattici d’emergenza. Alcuni alimenti riportano l’etichetta “Può contenere arachidi” o “ Può contenere latte”. Si tratta però di etichette non regolamentate e utilizzate dai produttori di loro iniziativa. Tuttavia, i produttori utilizzano diversi criteri nell’utilizzo di questo avvertimento. Pertanto, l’attuale avviso con la dicitura “Può contenere” rappresenta in realtà diversi livelli di contaminazione e quindi anche diversi livelli di rischio.
Lancio della campagna
Il lancio è supportato da una campagna all’aperto e online, che debutterà al Congresso EAACI 2012 a Ginevra e online sul sito www.stopanaphylaxis.com e proseguirà per tutto l’anno. La campagna stampa raffigura un bambino che si accinge a morsicare un pezzo di cibo per sottolineare il fatto che “Dietro i dolci momenti, la sua vita potrebbe essere in grave pericolo”. La pubblicità comprende un test anafilattico per identificare velocemente “se tu o i tuoi cari siete a rischio”. Il materiale informativo della campagna è disponibile anche sul sito www.stopanaphylaxis.com pronto per essere scaricato.
Il documento Standard minimi internazionali per i bambini allergici a scuola
Il documento Standard minimi internazionali per i bambini allergici a scuola ha lo scopo di armonizzare i requisiti minimi per la sicurezza di un bimbo allergico nelle scuole di tutto il mondo. La task force di EAACI sui bambini allergici a scuola e il Comitato delle organizzazioni dei pazienti lo sosterranno in collaborazione con l’Associazione degli Educatori (ATEE).
Linee guida sulle allergie alimentari e l’anafilassi
EAACI lavorerà nel corso dell’anno 2012-2013 per definire linee guida complete su allergie alimentari e anafilassi compresi la diagnosi, i trattamenti, la gestione all’interno della comunità e la prevenzione e indirizzate a tutti gli interessati a vario titolo: medici primari, immunologi, epidemiologi, tecnici alimentari, rappresentanti della ricerca dell’industria alimentare, enti regolatori, rappresentanti delle organizzazioni della salute e dei pazienti, tra gli altri.
EAACI, l’Accademia Europea di Allergia e Immunologia Clinica
L’Accademia Europea di Allergia e Immunologia Clinica EAACI è una organizzazione no- profit attiva nel campo delle malattie allergiche e immunologiche come asma, rinite, eczema, allergie sul lavoro, allergie alimentari e da medicinali e anafilassi. EAACI è stata creata a Firenze nel 1956 ed è diventata la maggiore associazione medica europea nel campo dell’allergia e immunologia clinica. Comprende più di 7,400 membri provenienti da 121 Paesi e 42 società nazionali di allergia
Per maggiori informazioni:
Macarena Guillamón / EAACI Headquarters
macarena.guillamon@eaaci.org
Tel: + 41 44 205 55 32
Mobile: +41 79 892 82 25
www.eaaci.org www.eaaci2012.com
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