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giovedì 30 aprile 2020

La scuola e i servizi educativi per la prima infanzia sono altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa ed il futuro del paese
DOCUMENTO INTEGRALE
30. 04. 2020

La scuola e i servizi educativi per la prima infanzia sono altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa ed il futuro del paese

È importante ricordarci in questo momento complesso che il sistema educativo italiano risponde innanzitutto ai diritti costituzionali dei bambini e ragazzi a ricevere un’istruzione e ad avere accesso a risorse adeguate al fine di assicurare il pieno sviluppo delle proprie capacità fin dai primi anni di vita e di contrastare le disuguaglianze di partenza. Esso è anche importante e fondamentale per aiutare a risolvere i problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori. 
Come ha riconosciuto anche il Presidente della Repubblica, la chiusura delle scuole (inclusi nidi e scuole dell’infanzia) è una ferita per tutti, ma soprattutto per i bambini e ragazzi. Il tema è stato sottolineato anche da vari organismi internazionali, che stanno sollevando serie preoccupazioni circa le conseguenze sui bambini e ragazzi dell'isolamento sociale e della chiusura degli spazi educativi, preoccupazioni che sono state espresse anche in Italia da un folto numero di pediatri e neuropsichiatri infantili. Tra queste preoccupazioni vi è anche quella dell’ulteriore aumento della già elevata incidenza della povertà di bambini e ragazzi, con un peggioramento anche della povertà educativa. 
In questo contesto, è certamente cruciale che il reddito delle famiglie sia sostenuto e che i genitori siano messi in condizione di poter lavorare. Appare tuttavia altrettanto necessario portare al centro del dibattito il ruolo del sistema educativo e dell’istruzione, sia per assicurare una crescita adeguata ai bambini e ai ragazzi che per sostenere i genitori lavoratori. 

In questa prospettiva, condividiamo l’importanza di rafforzare nell’immediato gli interventi di conciliazione in atto (congedo parentale straordinario, lavoro a distanza laddove possibile, voucher babysitter). Segnaliamo tuttavia che essi coprono solo in maniera limitata il bisogno dei lavoratori/lavoratrici che vi hanno accesso. Sono, inoltre, difficilmente fruibili di principio o di fatto dalla maggior parte delle lavoratrici/lavoratori autonome. In ogni caso, non affrontano e tanto meno mettono al centro i bisogni educativi di bambini e ragazzi. 

Nel procedere nella fase 2 (e 3) dell’emergenza COVID 19, con la progressiva riapertura delle attività produttive occorre, quindi, affrontare contestualmente;
-       i bisogni educativi e di socialità dei bambini e ragazzi;
-       i problemi di conciliazione famiglia lavoro per i genitori di figli minori, in particolare sotto i 14 anni;
-       il rischio di impoverimento dell’offerta di servizi educativi per la prima infanzia.

I bisogni educativi: la fase 2 e 3 dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole e dei servizi socio-educativi

La riapertura dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole e dei servizi socio-educativi in condizioni di sicurezza sanitaria pone senza dubbio complessi problemi organizzativi, di utilizzo dello spazio e di personale, così come di attività effettuabili. Non si capisce tuttavia perché la loro soluzione venga rimandata in toto a settembre e, per la prima infanzia anche oltre, invece di cominciare ad affrontarla già da ora, come avviene per altri settori ed in altri paesi, definendo un Protocollo di salute e sicurezza nazionale specifico per questi comparti attraverso una cabina di regia che coinvolga Istituzioni e parti sociali, e cogliendo l’emergenza sanitaria come uno stimolo per ripensare organizzazioni spaziali e modalità didattiche.
Tutti noi siamo preoccupati di evitare una ripresa della epidemia. Riteniamo, tuttavia, che talune preoccupazioni che spingono a ritardare l’apertura dei servizi per l’infanzia e le scuole - a differenza di quanto avviene in altri paesi dove addirittura si sta ripartendo proprio dai più piccoli: 
a)     non tengono in conto i rischi per la salute fisica e psichica di bambini e ragazzi derivanti dalla perdurante assenza di apporti educativi e supporti psicosociali (questi ampiamente documentati sia a livello internazionale che italiano), e questo in particolare per bambini e ragazzi già in condizioni di vulnerabilità biologica e/o sociale 
b)    non tengono in conto che la chiusura di servizi educativi, scuole e servizi socio-educativi non preserva affatto da occasioni di contagio, visto che le famiglie, soprattutto ora che le attività lavorative riprendono, dovranno comunque trovare soluzioni per i loro bambini e quindi si attiveranno forme di socializzazione, con parenti, amici e conoscenti mettendo i bambini e ragazzi assieme, che lasciano intatti se non aumentano i rischi di contagio senza peraltro fornire nessun apporto educativo
c)     non considerano le alternative costituite da forme nuove, per spazi e tempistica e controllate (testing di insegnanti ed educatori, anamnesi familiare per i bambini, sanificazione ambienti, ecc.). Le valutazioni del rischio appaiono invece legate ad una concezione della scuola organizzata per grandi gruppi in spazi ristretti che andrebbe superata e che già non è operante nei nidi, ove il rapporto bambini-educatori è di 5 a 1 per i più piccoli, per salire ad 8 per i più grandi. Ridurre i gruppi consentirebbe di monitorare meglio sia i bambini sia i genitori. Dalla scuola primaria in su, il solo ridimensionamento della numerosità delle classi e il conseguente e necessario potenziamento degli organici consentirebbero anche quel distanziamento fisico impossibile da ottenere dai più piccoli.

Ciò che è urgente fare nelle prossime settimane
1.     Nell’ottica di un rafforzamento delle opportunità educative e di socializzazione per bambini e ragazzi già durante l’estate, è necessaria una riprogettazione dei servizi comunali a gestione diretta o indiretta (tramite appalti, e/o convenzioni), che coinvolga tutti i principali soggetti presenti in ogni territorio (enti locali, scuole, servizi sanitari, sindacati, terzo settore). Tutte le energie disponibili sul territorio vanno convogliate nella direzione di una risposta quanto più possibile coordinata al fine di promuovere opportunità educative e di socializzazione diffuse e di prossimità (per evitare spostamenti) sul territorio, in micro-gruppi, svolti all’aperto o in spazi chiusi che consentano il rispetto dei requisiti di distanziamento fisico, con chiari protocolli sanitari.
2.     Per i bambini e ragazzi della scuola dell’obbligo e superiore occorre fare una ricognizione di coloro che non sono stati ancora raggiunti dalla didattica a distanza, per mancanza di accesso agli strumenti telematici o per abbandono, in modo da canalizzare le risorse messe a disposizione a questo fine dal governo e mettere a punto iniziative specifiche di sostegno e recupero durante l’estate.
3.     Per i bambini e ragazzi con disabilità o in condizione di grave disagio familiare riprendere e rafforzare, pur con i requisiti richiesti dalla nuova situazione, le iniziative a loro sostegno sospese o fortemente ridotte durante la Fase 1





Tali azioni a nostro avviso dovrebbero partire da una mappatura, territorio per territorio:

-       degli spazi aperti e apribili a bambini e ragazzi, privilegiando quelli verdi e attrezzati e le sedi scolastiche, che potrebbero essere utilizzate per la fornitura di servizi;
-       dei soggetti che operano in ambito educativo, culturale, ricreativo e sportivo, al fine di valutare il coinvolgimento di tutti gli attori disponibili in un piano inclusivo di servizi che valorizzi le risorse, le esperienze e le professionalità già presenti sul territorio, utilizzando anche i giovani già selezionati per il servizio civile.
Ci sembra questa la linea su cui sta muovendosi l’ANCI nell’interlocuzione con la Ministra della famiglia. Se il coinvolgimento dei Comuni, Province (per l’edilizia scolastica) e Regioni è indispensabile nella progettazione della fase 2 (e 3), occorre tuttavia  formulare chiare linee guida nazionali per evitare che ciascun Comune o Regione si muova totalmente per conto suo, o non faccia nulla, lasciando le famiglie e i bambini e ragazzi esclusivamente  alle proprie risorse e accentuando le disuguaglianze, oltre che possibili rischi di iniziative fuori controllo dal punto di vista sanitario, oltre che educativo.
La disponibilità a discuterne mostrata dal Presidente del Consiglio negli ultimi giorni è un segnale positivo, ma deve diventare impegno concreto perché le famiglie già vivono in condizione di grande incertezza ed hanno bisogno di risposte.

Nel medio-lungo periodo
Contestualmente, senza aumentare la numerosità delle commissioni operanti nell’ambito della risposta pubblica alla pandemia, ma per focalizzarne meglio le competenze in un quadro integrato, è necessario che ai tavoli e commissioni che stanno lavorando alle condizioni necessarie per la riapertura dei servizi per la prima infanzia e le scuole partecipino maggiormente i soggetti che in questi servizi operano e di questi servizi sono responsabili: ANCI, Conferenza Stato-Regioni, insegnanti, educatori, sindacati,  enti di terzo settore e di associazionismo civico.
Ciò consentirà di affrontare in modo integrato i problemi della sicurezza sanitaria, dell’organizzazione spaziale e temporale, della qualità e forma della didattica, per i vari ordini di scuola e servizi educativi.

La questione della conciliazione 

Accanto ad una progressiva riapertura dei servizi e della scuola, per favorire la conciliazione ci sembrano necessari i seguenti strumenti:
·      utilizzo del lavoro a distanza ovunque sia possibile, ma con possibilità di negoziare gli orari (inclusa la possibilità di fruire di part time) e con equilibrio tra i sessi e lungo la filiera gerarchica, auspicabilmente regolato attraverso percorsi partecipati dalle rappresentanze dei lavoratori. Nel rispetto delle tutele previste dalla legge e della contrattazione, la priorità dovrebbe essere data ai genitori con figli minori di 14 anni
·      previsione della facoltà di andare in part time lungo straordinario se espressamente richiesto da genitori con figli minori di 14 anni, assicurando il pieno diritto alla reversibilità su richiesta del lavoratore e della lavoratrice, sia per i padri sia per le madri (anche per favorire l’alternanza tra i due)
·      prolungamento del congedo genitoriale straordinario, con la possibilità di fruirne part time (analogamente al congedo ordinario), con una maggiore copertura contributiva e con un premio di giorni aggiuntivi se condiviso a turno da entrambi i genitori.

Va considerato che tutti questi strumenti: a) hanno dei costi economici per i lavoratori e le lavoratrici, b) non possono essere adottati con la stessa facilità in tutte le aziende, c) non sono sempre fruibili da parte di tutte le categorie di lavoratori, in particolare autonomi, liberi professionisti, lavoratori dello spettacolo, colf e badanti; d) presentano elevati rischi di svantaggiare ulteriormente le madri sul mercato del lavoro.
Segnaliamo, inoltre, come anche il lavoro a distanza, seppur uno strumento da valorizzare in futuro, rappresenti nelle circostanze attuali - se non combinato con un adeguato set di congedi e permessi e in assenza di servizi educativi e scuola - una soluzione solo parzialmente adeguata, sovrapponendosi alla presenza dei figli 24 ore su 24 e ai compiti aggiuntivi di home schooling di fatto prodotti dalla didattica a distanza, specie per i più piccoli. Il tutto, spesso, in condizioni di affollamento abitativo e mancanza di strumenti e competenze tecnologiche adeguate.

Rischi di chiusura dei servizi e di perdita di lavoro del personale

Segnaliamo, infine, che la prolungata chiusura dei nidi, delle scuole e dei servizi integrativi per l'infanzia, nonché dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, costituisce un rischio, già in atto, per la stessa esistenza di questi servizi e l’occupazione di chi vi lavora. Vi è già una situazione di forte sofferenza soprattutto nei servizi privati, che costituiscono quasi la metà dei, già scarsi, nidi di infanzia, ma anche in quelli pubblici e nelle scuole dell’infanzia, così come tra gli educatori che lavorano con le scuole con i bambini e ragazzi disabili. Se non si provvede a sostenerli economicamente per affrontare la transizione (inclusi i costi dei necessari adeguamenti strutturali e organizzativi) il rischio è che alla ripresa molti non ci saranno più, accentuando ulteriormente la scarsità di questi servizi che colloca l’Italia tra i paesi europei meno generosi e meno universalistici in questo settore così cruciale per lo sviluppo e le pari opportunità tra bambini. 
Il nostro paese ha già una dotazione relativamente limitata di servizi per la prima infanzia (in particolare per la fascia di età sotto i tre anni): sarebbe tragico se nei prossimi mesi, invece di procedere per un ampliamento di tale rete, così come il governo si era impegnato a fare fino a pochi mesi fa, ci dovessimo ritrovare con un drammatico ridimensionamentodella stessa in conseguenza della chiusura di molte esperienze.


ALLEANZA PER L’INFANZIA
Una rete nazionale di organizzazioni, associazioni e studiosi impegnate nella promozione e tutela dei diritti dei bambini e ragazzi e dei loro genitori, al fine di sensibilizzare Parlamento e Governo perché operino le riforme e le iniziative necessarie e di sollecitare e sostenere le imprese e le comunità locali perché costruiscano ambienti più favorevoli ai bambini/e, ai ragazzi/e e ai loro genitori.

Per informazioni
Barbara Vatta: 335 626277
info@alleanzainfanzia.it

domenica 26 aprile 2020

EVENTI DA NON PERDERE OGGI E DOMANI - Filmati

EVENTI DA NON PERDERE OGGI E DOMANI - Filmati
Cari genitori
Vi segnalo 2 eventi da non perdere oggi e 2 domani
Oggi Domenica 26 aprile
- Ore 17 Diretta facebook sulla Pagina della Agenzia della Famiglia con lo psicologo Ezio Aceti e il pediatra Giancarlo Ottonello 
- Ore 18: Diretta sulla pagina di Matteo Rosso con il Presidente dell'Ordine dei Medici Alessandro Bonsignore

Domani Lunedì 27 aprile
- Ore 17 con la Presidente della Associazione dei Nidi Provati della Liguria
- Ore 18,30 diretta sulla mia Pagina Facebook della Prima puntata su "PRimo Soccorso pediatrico"

FILMATO: RITORNO A SCUOLA DALLA TRASMISSIONE "Petrolio"

Filmati preparati e non andati in onda con il mio pensiero sul ritorno a scuola. Sul tema stiamo lavorando come pediatri
DOMANDE IN CERCA DI RISPOSTE:
- Cosa sappiamo sul ruolo dei bambini e la diffusione del Covid-19? Sono stati definiti sin dall'inizio dell'epidemia "untori", ma i dati finora raccolti sollevano qualche dubbio... 
- C'è molta paura a riaprire le scuole e probabilmente in Italia si riaprirà a settembre, mentre in altri paesi europei la fase2 prevede anche la riapertura delle scuole. Se davvero i bambini fossero poco contagiosi, questa misura così cautelativa potrebbe essere ripensata?
- Se anche si tornerà a settembre, quali misure di sicurezza sarebbe opportuno adottare? Potrebbe essere un'occasione per migliorare gli ambienti scolastici, ridurre il numero dei bambini per classe, insomma persino migliorare la scuola?
- il diritto alla salute qui sembra scontrarsi con il diritto dei bambini di giocare, socializzare, interagire, e ovviamente il diritto all'istruzione. Quale impatto può avere sullo sviluppo dei più piccoli questa riduzione di stimoli educativi, culturali e sociali?

QUALCHE RISPOSTA

mercoledì 3 aprile 2019

PRIMO SOCCORSO: MATERIALE DA CONSULTARE, diapositive, filmati e poster

PRIMO SOCCORSO: MATERIALE DA CONSULTARE, diapositive, filmati e poster
Ieri ho svolto un Corso sul Primo Soccorso Pediatrico a 30, brave e interessatissime maestre di asilo e materna. Sono state 4 ore passate, almeno, per me al volo grazie alle domande e alla interattività.
Abbiamo dimenticato anche di fare una pausa.
Domani mattina breve Corso allo Champagnat ai ragazzi delle Superiori e delle medie
Invio a tutti del materiale di consultazione per la prevenzione degli incidenti e soprattutto la Manovra antisoffocamento, materiale che trovate nel mio blog www.ferrandoalberto.blogspot.it e sul sito www.apel-pediatri.org:
- Set di diapositive sugli incidenti:
- Filmati e poster della manovra antisoffocamento
Trovate materiale nel mio libro Primo Soccorso Pediatrico

Cliccando su questi link trovate i depliant su febbre, male alle orecchie, vomito e diarrea elaborati dai pediatri del territorio e del Gaslini:
- Febbre
- Male alle orecchie
- Vomito e diarrea

Un Caro Saluto
Alberto Ferrando



giovedì 14 giugno 2018

IN ANTICIPO A SCUOLA MA CON ATTENZIONE E VALUTANDO I PRO E I POSSIBILI CONTRO

IN ANTICIPO A SCUOLA MA CON ATTENZIONE E VALUTANDO I PRO E I POSSIBILI CONTRO (Studio dell'est. Mario Negri di Milano)
Cari Genitori
Pensate di anticipare l’entrata a scuola di vostro figlio? Parlatene con il Vostro pediatra e sentite i suoi consigli e, eventualmente, parlate anche con un pedagogista.
Qui sotto i risultati di uno studio effettuato dall’Ist. Mario Negri di Milano:
“Anticipare l’ingresso a scuola non solo può influenzare il rendimento scolastico, ma può anche condurre ad una diagnosi di deficit di attenzione/iperattività (ADHD), e non solo: sono i risultati di un recente studio italiano condotto con 4081 bambini lombardi pubblicati sulla prestigiosa rivista European Child & Adolescent Psychiatry.  
            Lo studio, che ha coinvolto 18 Unità di Neuropsichiatria lombarde, ha utilizzato i dati, raccolti nell’ambito del progetto sull’ADHD, sostenuto dall’Assessorato al Welfare della Regione Lombardia, sulla popolazione dei nati tra il 1991 e il 1996 e giunti all’attenzione dei Centri di riferimento regionali per l’ADHD. In Italia, i bambini iniziano la scuola durante l'anno solare quando compiono 6 anni, con l'anno scolastico che inizia a metà settembre. Pertanto, i bambini nati prima in un anno scolastico sono nati a gennaio (6 anni e 8 mesi) e i più giovani a dicembre (5 anni e 8 mesi). 
            Sinora alcuni studi, anche italiani, avevano documentato che gli studenti più “giovani” ottengono mediamente risultati scolastici inferiori rispetto ai loro compagni di classe più grandi, non solo all’inizio della scuola, ma anche negli anni successivi. L’età di accesso alla scuola può quindi influenzare un efficace apprendimento. 
           I risultati di questo studio hanno mostrato che i bambini più piccoli avevano più probabilità di essere diagnosticati con ADHD rispetto ai loro coetanei più anziani dello stesso anno: i bambini di 6-9 anni nati da maggio ad agosto avevano il 20% in più di probabilità di essere diagnosticati e quelli nati nel settembre-dicembre il 69%, rispetto ai bambini più grandi nati da gennaio ad aprile. Analoga associazione anche per i ragazzi di oltre 10 anni d’età a conferma che il rischio si mantiene nel tempo. Inoltre i bambini più giovani avevano un rischio maggiore di essere bocciati negli anni successivi. La questione della composizione delle prime classi della scuola primaria non riguarda quindi tanto le capacità cognitive del bambino, il fatto per esempio che sappia già leggere e scrivere, quanto più la maturità emotiva e affettiva. Il bambino può essere intelligentissimo ma non riuscire a star fermo e a concentrarsi per i tempi richiesti dalla scuola. Il bambino può non essere in grado di fare qualcosa che non corrisponde al suo stadio di sviluppo facendolo sentire inadeguato, affaticato e in difficoltà nel controllo dell’emotività perché “ancora piccolo per la sua età.
              Ma i risultati aggiungono per la prima volta a livello internazionale ulteriori informazioni di conoscenza: il rischio per i bambini più piccoli di una classe scolastica non è solo di essere diagnosticati con ADHD, ma anche di poter essere diagnosticati per altri disturbi quali quelli d’ansia, dell’apprendimento e quelli oppositivi/provocatori. Quindi un inadeguato sostegno a interventi educativi appropriati all’ ”immaturità relativa” degli scolari più piccoli può condurre alla diagnosi di differenti disturbi del neurosviluppo.
               I risultati di questo studio hanno implicazioni per gli insegnanti, i genitori e i medici (pediatri e neuropsichiatri). Con una ampia variazione di età nella stessa classe, insegnanti e genitori possono erroneamente attribuire l'immaturità ad un bambino. Questo potrebbe portare i bambini più piccoli nella classe ad aver maggiori probabilità di essere indirizzati ad un servizio di neuropsichiatria per una valutazione per l'ADHD o di un disturbo psichiatrico dell’età evolutiva. Genitori e insegnanti, nonché i medici che devono eseguire valutazioni dello sviluppo dei bambini, dovrebbero tenere a mente l'età relativa del bambino. Dal punto di vista dell'istruzione, dovrebbe esserci flessibilità dei percorsi con un approccio individualizzato per soddisfare al meglio i bisogni del bambino e stimolare la sua indipendenza.
            Infine, un’ulteriore considerazione è necessaria per quei bambini che compiono i 6 anni entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento e che in Italia possono essere iscritti in anticipo alla scuola primaria. Possono quindi frequentare la stessa classe bambini nati il 1 gennaio di un determinato anno e bambini nati il 29 aprile dell’anno successivo: 18 mesi di differenza. I risultati di questo studio invitano ad una ulteriore attenta valutazione da parte della famiglia prima di presentare la richiesta di iscrizione anticipata perché per questi bambini gli esiti negativi potrebbero essere anche maggiori.

Maurizo Bonati, Massimo Cartabia, Michele Zanetti, Laura Reale, Anna Didoni, Maria Antonella Costantino, the Lombardy ADHD Group. Age level vs grade level for the diagnosis of ADHD and neurodevelopmental disorders. European Child & Adolescent Psychiatry. 06 June 2018. https://doi.org/10.1007/s00787-018-1180-6



giovedì 25 gennaio 2018

DOMANDA DI MAMMA: SIAMO A POSTO CON LA LEGGE!!! E LA COSCIENZA????

 DOMANDA DI MAMMA: SIAMO A POSTO CON LA LEGGE!!! E LA COSCIENZA????
Cari genitori qui una domanda di stamane di una mamma. IN attesa di una legge che obblighi certe cose dovrebbero far parte della “coscienza” di ognuno. Soprattutto di chi è a contatto con bambini, anziani e disabili. Queste sono le categorie a maggior rischio di soffocamento:
“Buongiorno dottore mi scusi se la disturbo, ma so che lei è molto sensibile al tema e spero potrà consigliarmi. Ieri sono stata all'open day delle scuole dell'infanzia, mondo completamente nuovo per me, e alla mia domanda se fosse obbligatorio per tutto il personale essere a conoscenza delle manovre di disostruzione pediatrica, in due scuole mi hanno risposto non solo che non è obbligatorio ma una maestra mi ha detto "Ah, se succedesse a me adesso non saprei da che parte cominciare" . Ora io mi domando: ma è possibile che non sia richiesto un requisito del genere? Mi sa dire se davvero le cose stiano in questo modo? E in questo caso a chi mi posso rivolgere per chiedere che vengano fatti dei corsi obbligatori per tutto il personale scolastico?
La ringrazio moltissimo per l'attenzione”.
CHE DIRE?
-       Ogni anno muoiono centinaia di persone soffocate da oggetti. I più frequenti sono gli alimenti
-       Il soffocamento da corpo estraneo è la terza causa di morte in età pediatrica dopo gli incidenti da traffico e l’annegamento
-       La prevenzione si fa con l’educazione a mangiare correttamente
-       SE avviene il soffocamento esiste una semplice manovra che trovate descritta e con filmati qui:  https://ferrandoalberto.blogspot.it/2016/07/manovra-antisoffocamento-poster-e-video.html   che consente di salvare una vita
-       L’arrivo dl 118 è per definizione tardivo: dopo pochi, minuti di arresto cardiorespiratorio iniziano dei danni cerebrali irreversibili e dopo 10 minuti la situazione neurologica è irrecuperabile.
-       Non esiste legge che obblighi ma quando sappiamo questo e pensiamo che potrebbe avvenire a un nostro caro?
-       Cosa consiglio?
-       1: Fare un Corso (Croci, 118, pediatra curante, società coma Salvamento Academy o altre) per noi soprattutto se operiamo a contatto con bambini o altri soggetti a rischio
-       3: chiedere alla scuola di fare un Corso per il personale, docente e non docente (magari aperto ai genitori)

-       4: di  fronte ad un diniego (“frasi tipo: “chiamiamo il 112” o “da noi non è mai successo” o “non siamo medici” valutare un cambio di scuola in quanto quella non sembra amica dei bambini ignorando quanto scritto sopra: situazione frequente e risolvibile mettendo in atto la manovra antisoffocamento
Intanto ieri un bambino è moro a Siracusa per soffocamento da cibo e un umìomo "senza tetto" è morto martedì a Genova nella mensa di un Associazione (Notizia sul Secolo XIX). Ci ha imparato la Manovra ha salvato bambini e adulti :  https://ferrandoalberto.blogspot.it/2018/01/mamma-eroica-salva-bambino-e-adulto-da.html


Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza giovanile

  Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza  giovanile Quella notte a Milano non è cominciata sabato pomeriggio. È cominciata a...