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mercoledì 12 marzo 2014

MAMME FATEVI RISPETTARE E SE NON ALLATTATE GODETEVI IL VOSTRO FIGLIO E..FREGATEVENE DEL GIUDIZIO DI ALTRI

Cari tutti

In questi giorni ho visto due mamme gravemente maltrattate da operatori sanitari e non. Mamme tristi, deprivate di sonno, colpevolizzate,  avvilite nel loro essere mamme in un momento della vita delicato e che dovrebbe essere bello: la nascita di un figlio.
E’ un periodo delicato in quanto la mamma è stanca e esiste anche la depressione post partum ma alcuni, operatori sanitari e non, vicini e amici e parenti focalizzano l’attenzione solo su una cosA: se allatti sei una buona mamma, se non allatti no.
Già se una mamma non allatta si colpevolizza, figuriamoci se coloro che dovrebbero aiutarla la colpevolizzano. Mamme che piangono dicendo che non sono mamme che non riescono a produrre latte, che debbono attaccarsi il bambino per 24 ore al giorno, tirarsi il latte, pesare il bambino ecc.ecc.
SMETTIAMOLA: come pediatra non posso che essere un fautore del latte di mamma…se c’è, se la mamma sta bene, se il bambino cresce, se la mamma ha un minimo di supporto famgliare e di affetto e altro. Invece succede che se una mamma ha dei problemi..la si copevolizza anche.
Mamme avete ill atte datelo fino a 6 mesi almeno, se potete anche fino a 1 anno e anche oltre ma, care mamme maltrattate e cari maltrattanti, moderate i vostri giudizi e pareri se una mamma non allatta
Una pubblicazione recente: con una revisione sull’allergia alimentare uscita sulla famosa Rivista Internazionale  Lancet (Longo G, et al. IgE-mediated food allergy in children. Lancet 2013;382:1656-64) ha posto in risalto alcuni concetti rivoluzionari rispetto ad alcuni comportamenti sull’allergiatra cui:  L’allattamento al seno esclusivo e prolungato non previene l’allergia e così neanche la somministrazione di (costosi) latti speciali;

NON ALLATTO E ALLORA??
LA MAMMA HA SEMPRE RAGIONE RICORDATE????
COME ESSERE BUONI GENITORI? Cerchiamo di essere noi stessi e non il genitore idealizzato, finto. Un luogo comune per la madre ???: “Per essere una buona madre si deve allattare il bambino al seno”!!!!  (vedete qui sotto un articolo di una Rivista: EVITATE LE ESAGERAZIONI E DUE TESTIMONAINZE DI MAMME) UN BUON GENITORE NON SI GIUDICA DAL FATTO SE ALLATTA O MENO, né da come partorisce , né da altro….Si diventa bravi genitori con il tempo, a volte anni man mano che imparate a conoscervi e rispettate questi punti (Hogg).
IN questo periodo ho visto varie mamme MALTRATTATE. Ma non parlo di violenza alle donne fisica ma di mamme "normali" maltrattate da persone "normali" (magari mamme, nonne o papà) sul tema dell'allattamento al seno!!!!!
Come pediatra non posso non sostenere la bontà dell'allattamento al seno (LEGGETE POST SUL TEMA QUI:http://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=SENO) ma non facciamo gli integralisti per favore!!!! Alcune donne che pur avrebbero voluto allattare con tutto il cuore non ci riescono. Succede e per vari, seppur non frequenti motivi. Alcune donne hanno tanti e tali problemi per cui non riescono ad allattare serenamente, anzi 'allattare diventa l'ultimo dei loro problemi (ragazze giovani senza marito, dipendenze di vario tipo, povertà, solitudine, mancanza di aiuti dcc. dcc.). Cosa fa la maggio parte della gente NORMALE??? CRITICA, GIUDICA, COLPEVOLIZZA una mamma che dopo la gravidanza magari è un pò giù se non al limite della depressione. Già una mamma si autocritica, si mette in gioco. Pensateci quando vedete una mamma prima di dire con la faccia preoccupata "Che peccato!!", "Insisti", " se non "Perchè non vuoi allattare?" magari accompagnata da altre perle di saggezza tipo "Vedrai che si ammala se non dai il tuo latte" o "Diventerà allergico".  Cari Genitori una gran cosa è il RISPETTO degli altri e da parte dei genitori nei confronti del  bambino. PER RISPETTARLO RISPETTATEVI E FATEVI RISPETTARE.
-       Siate consapevoli che è un individuo unico(NON è come  l’idealizzato figlio della vostra amica o come altri bambini: è il VOSTRO figlio)
-       Parlate CON lui e NON a LUI (la comunicazione è bidirezionale)
-       Ascoltate e, se necessario, soddisfate i suoi bisogni (sia detti a parole che in altri modi. Non vuol dire che dovete soddisfare TUTTO quello che chiede).

Caro dottore,
 Sono la mamma di Davide e Alessia 4 anni e 4 mesi rispettivamente. In questa mail proverò a riassumere la mia esperienza sull'allattamento innanzi tutto per ringraziarla del suo sostegno soprattutto morale e poi per offrirle, se crede utile, qualche spunto in caso si trovasse ad affrontare l'argomento con gli "irriducibili" dell'allattamento al seno. 
 Quando è nato Davide nel 2006 in ospedale mi hanno detto di attaccarlo il più possibile, lui era da subito molto vorace e quindi sin dal primo giorno stava attaccato al seno praticamente di continuo. Al secondo giorno ho iniziato ad avere ragadi ai capezzoli che sono velocemente peggiorate. In pochi giorni i capezzoli erano ricoperti completamente di croste, nonostante un male davvero forte ho continuato ad attaccare Davide ogni volta che voleva anche se lui finiva per ciucciare sangue misto al poco latte che avevo, e quando riuscivo a staccarlo iniziava a piangere dalla fame. Ho fatto due rientri in ospedale per farmi consigliare e a parte lo sgomento iniziale delle ostetriche quando vedevano il mio seno le istruzioni erano comunque attaccare sempre il più possibile  per cercare di fare venire il latte e usare il tiralatte. Riassumendo usavo il tiralatte per sbloccare il seno dalle croste, attaccavo Davide per un sacco (mentre piangevo dal dolore) e poi tiravo ulteriormente il latte con il tiralatte mentre spesso qualcuno dava un biberon a Davide che altrimenti urlava per la fame. Risultato, dopo 10 giorni di sofferenza e pianti per sentirmi una mamma inadeguata, niente montata lattea e una mastite ho deciso di interrompere l'allattamento per passare esclusivamente all'artificiale. Da quel giorno finalmente mi sono goduta Davide, il momento della pappa e tutte le coccole che seguivano.
Dopo 4 anni è nata Alessia e da subito avevo deciso di "non ricascarci" e di fare allattamento al seno solo se fosse andato tutto bene subito. In ospedale ho trovato un atteggiamento "un po' meno talebano" e visto che anche questa volta al secondo giorno iniziavo già ad avere le ragadi mi è stato suggerito dalle ostetriche del nido di attaccare un po' meno Alessia e in caso offrire un po' di biberon almeno finchè non avessi avuto latte a sufficienza.
Benissimo, peccato che quando ho fatto la visita dal neonatologo dell’ospedale dopo pochi giorni dalla dimissione in modo piuttosto brusco mi è stato detto che così sarei andata in autoinibizione e che quindi dovevo attaccare Alessia per una ventina di minuti da un seno, svuotate l'altro con il tiralatte per cercare di aumentare la mia produzione di latte non ancora sufficiente. Il tutto senza chiedermi il mio parere, o informarsi sui miei ritmi a casa, sulla possibilità di aiuti da famigliari e soprattutto sulla presenza di un fratellino visto che in quel momento per me la cosa più importante era non sottrargli tempo e attenzioni.
Nonostante le mie convinzioni iniziali, e per colpa forse anche degli ormoni che nei giorni seguenti al parto fanno "strani scherzi", sono riuscita di nuovo ad andare in crisi convinta di avere sbagliato tutto. Per fortuna mio marito è stato molto deciso, dopo due giorni avevamo appuntamento con lei e così lui mi ha detto aspettiamo di sentire cosa dice il pediatra curante visto che di lui ci fidiamo forse sapendo già quale sarebbe stato il suo consiglio..."la cosa più importante è che la mamma sia serena!" E così è stato.
Ha lasciato la scelta a me su come proseguire con la tranquillità che in ogni visita riesce a trasmettermi. Ho continuato con allattamento misto fino ai tre mesi di Alessia e soprattutto finchè ha voluto lei, e sono passata completamente al L.A. appena ha dimostrato di non gradire più il mio latte.
 Da questa mia esperienza personale vorrei sottolineare come troppo spesso mi sembra vengano solo elogiati i vantaggi (indiscutibili) del latte materno senza un adeguato sostegno psicologico della mamma che invece può incontrare varie difficoltà all'inizio dell'allattamento e in generale nella cura della nuova creatura. E mi sembra che in questo vada anche tenuto conto come la degenza post-parto in ospedale sia sempre più ridotta, cosa che se da una parte credo permetta notevoli tagli alle spese sanitarie di certo non aiuta la mamma nei primi giorni di vita del nuovo arrivato.
 Mi scuso per la lunghezza della mail, ma spero di essere così riuscita a trasmettere la mia esperienza e la ringrazio ancora per il suo continuo supporto.
 Una mamma davvero felice "nonostante" o meglio "grazie" al latte artificiale e a un buon pediatra che non si occupa solo dei bambini ma anche di chi c'è intorno.


A proposito di latte….
Ho 39 anni, quattro figli, un marito, la casa e la famiglia da gestire, inoltre, lavoro in ospedale …
Quando tre mesi fa è nato Tommaso, l’ultimo dei quattro, come già in passato, mi sono cimentata nella mansione  di neo mamma a tempo pieno!
Emotivamente mi sentivo più consapevole e più tranquilla, rispetto alle volte precedenti, su come dover gestire un piccolo di pochi chili nei gesti quotidiani;  tuttavia ricominciare e, soprattutto, imparare a conoscere quel nuovo esserino , mi ha, una volta ancora, messa alla prova!
Ho fin da subito allattato al seno
Perché allattare è un’ esperienza davvero unica, di grande incontro emotivo tra madre e figlio …
Perché allattare è necessario per la buona salute del lattante visto che questo alimento risulta essere il più completo per i piccoli …
Perché  allattare è  pratico ed immediato ( pronto in ogni momento, caldo al punto giusto!)…
Perché  allattare ha costo “zero” rispetto a quelli elevati con i quali il latte artificiale viene proposto sul mercato …
Nonostante  i numerosi vantaggi che fino ad ora ho elencati, allattare al seno rimane,  a mio avviso, un’ esperienza che procura grande ansia emotiva (a poche ore dalla poppata al primo pianto si ci chiede: avrà fame ? Sarà bastato il latte?...) e una grande fatica fisica ( il piccolo deve essere seguito  unicamente dalla madre che non può avere “sostituti”)
In questi primi tre mesi ho allattato in condizioni limite  ( durante riunioni di classe, in coda in macchina ferma in ingorghi cittadini all’uscita dalla scuola, nel corso di recite scolastiche, saggi di danza, cori o rappresentazioni teatrali …).
Oggi, stanca, direi quasi stremata, dopo aver perso sette chili, alla soglia dei 40 chili di peso, con gli occhi segnati ed il viso scavato, sto per accettare il “gradito aiuto” in questa mia mansione di mamma mucca (come scherzosamente mi chiamano in casa) da parte del tanto additato latte artificiale!
Ed è per questo che sorrido alle parole di tutti gli esperti del settore che con tono minaccioso impongono alla donna l’allattamento al seno a oltranza…
Sorrido a tutti quei manuali, opuscoli o protocolli ospedalieri nei quali veniamo inquadrate come fabbricatrici di latte sempre ed a ogni costo…
Urlo invece a gran voce un “EVVIVA” al Pediatra dei miei figli, il quale pare non dimenticare mai che, per prima cosa, la mamma è una persona con dei limiti di stanchezza fisica ed emotiva, come tutti…
Per questo, tutte le volte in cui mi sono trovata nella situazione di dover dichiarare di essere al limite delle mie forze, col sorriso sulle labbra, abbassando lo sguardo al di sotto degli occhiali e quasi ammiccando, mi sono sentita rispondere:
          “ una mamma felice e serena alleva figli felici e sereni…”

E sapete… ha proprio ragione, perché ogni volta che sorrido… i miei figli sorridono con me!!! Rossana

lunedì 26 agosto 2013

FARMACO SALVAVITA: ADRENALINA E ANAFILASSI. Come usare e quando usarla


Cari Genitori
In questi giorni abbiamo letto la tragedia dell’uomo punto da calabrone e deceduto. Altri casi, fortunatamente non mortali sono stati descritti. Ovviamente la preoccupazione è cresciuta e molti chiedono cosa fare in questi casi. Qui sotto un articolo sul tema e due poster elaborati per le scuole del Comune di Genova sull’uso dell’adrenalina a scuola.
RACCOMANDO a tutti di chiedere al proprio pediatra curante e, se storia di shock anafilattico un inquadramento allergologico (possibile a Genova al Gaslini, Al S. Martino e a Villa Scassi).
In caso di necessità di allertare sempre il 118 e, se fatta l’adrenalina, di recarsi in ogni modo in un Pronto Soccorso (a volte lo chock anafilattico si può ripresentare finito l’effetto rapido , ma di breve durata, dell’adrenalina.
Alberto Ferrando
ANAFILASSI E ADRENALINA (DAL BLOG:      http://verna.blog.tiscali.it/2008/08/09/anafilassi_e_shock_anafilattico_1918938-shtml/?doing_wp_cron
Con il termine anafilassi (dal greco ana + phylaxis = iper-protezione) si intende una reazione allergica grave a rapida evoluzione in cui si manifestano importanti segni e sintomi cutanei e sistemici (che interessano, cioè, l’intero organismo) con esito potenzialmente fatale. La sindrome nella piena espressione comprende orticaria (pomfi) e/o angioedema con ipotensione (drammatico abbassamento della pressione del sangue) e broncospasmo fino all’arresto cardio/respiratorio (shock anafilattico).
L’anafilassi prevede una fase asintomatica di “sensibilizzazione” nei confronti di un allergene ed una successiva fase sintomatica scatenata alla riesposizione allo stesso allergene.
L’anafilassi può avvenire in individui dopo l’esposizione ad una sostanza cui essi sono allergici. Tale sostanza può anche essere stata tollerata in passato. Le sostanze che più comunemente possono scatenare una anafilassi sono gli alimenti, i farmaci e le punture di insetti.
Si stima che fino al 15% della popolazione sia rischio di anafilassi. I dati epidemiologici suggeriscono che l’anafilassi, attualmente, accada con maggiore probabilità nei posti di frequente aggregazione umana (mense, ristoranti, scuole, posti di lavoro, etc.) piuttosto che in ambiente sanitario. La maggior parte dei casi avviene tra i bambini e gli adolescenti. Fino ai 15 anni di età sembra esserci una maggiore predilezione per il sesso maschile, dopo i 15 anni per quello femminile.
Perchè è necessario consultare l’Allergologo ed Immunologo Clinico dopo una reazione anafilattica?
Qualora ci sia stato un ricovero in Pronto Soccorso per anafilassi o ci sia un qualsiasi dubbio sul fatto che si sia avuta una reazione anafilattica, è necessario richiedere un consulto dello specialista in Allergologia ed Immunologia Clinica per i seguenti scopi:
1. Confermare o smentire la diagnosi di anafilassi;
2. Identificare l’agente scatenante attraverso il racconto dell’accaduto, i test cutanei ed i test in vitro;
3. Ricevere una adeguata educazione sulla prevenzione e sull’iniziale trattamento di possibili episodi futuri;
4. Iniziare un trattamento immunoterapico specifico quando sia disponibile ed indicato.
Sulla base del racconto del paziente (anamnesi), l’Allergologo può decidere di effettuare test cutanei, consigliare l’esecuzione di test su sangue e, qualche volta, dei test di provocazione per confermare la causa dell’anafilassi.
Cause di anafilassi
Malgrado tutti gli alimenti possano scatenare una reazione anafilattica, alcuni di essi sono più spesso responsabili di tali reazioni (leggi articoli sulle “Allergie Alimentari” e “Convivere con l’Allergia Alimentare: evitare gli allergeni nella vita di tutti i giorni“). Tra gli alimenti più spesso coinvolti nell’anafilassi troviamo le arachidi, le nocciole, i molluschi, il latte e le uova. Una forma particolare di anafilassi è quella indotta dall’esercizio fisico in cui oltre all’assunzione di particolari alimenti è sempre presente l’attività fisica.
Come per gli alimenti, anche tutti i farmaci possono provocare delle reazioni allergiche. Quelli più comunemente coinvolti in reazioni allergiche sono gli antibiotici seguiti dai farmaci antiepilettici, i vaccini, antipertensivi, i mezzi di contrasto radiografici, gli antidolorifici etc. (leggi anche l’articolo “Allergie e reazioni avverse a farmaci“).
Le punture di alcuni insetti come le vespe, le api e calabroni possono provocare reazioni allergiche fatali (leggi anche l’articolo “Allergia al veleno di Imenotteri“). E’ fondamentale sapere che per tali veleni è possibile sottoporsi ad immunoterapia specifica iposensibilizzante dotata di straordinaria efficacia nella prevenzione di future reazioni in caso di ripuntura.
Il lattice delle gomma è sempre più spesso coinvolto in reazioni allergich. Nei soggetti allergici a tale sostanza è fondamentale una politica di evitamento sia in ambiente sanitario (molti strumenti medici sono fatti in lattice) che in ambiente domestico (leggi anche l’articolo “Allergia al lattice della gomma“).
Cosa fare in caso di nuova reazione. In generale possiamo dire che in caso di insorgenza di sintomi premonitori (prurito, calore diffuso, disfonia, etc.) verrà consigliata la somministrazione di antistaminici ed, eventualmente, cortisonici. In caso di grave reazione sistemica con coinvolgimento respiratorio e/o cardiovascolare e nell’impossibilità di raggiungere rapidamente un Pronto Soccorso, verrà consigliato l’utilizzo di adrenalina autoiniettabile o “normale” diluita adeguatamente (vedi dopo). La somministrazione tempestiva di tale farmaco nelle prime fasi dell’anafilassi severa migliora le possibilità di sopravvivenza e di rapido recupero grazie alla sua azione rapida e potente.
Come utilizzare correttamente l’adrenalina autoiniettabile: vedi filmato: http://www.youtube.com/watch?v=Wvk1KibTs_4
In confezione pronta all’uso (costo circa 80 euro) è ottenibile gratuitamente da parte del paziente con diagnosi di anafilassi dietro prescrizione in fascia H da parte di uno specialista ospedaliero in Allergologia ed Immunologia Clinica. 

Esiste un altro tipo di adrenalina, di basso costo che presenta alcuni inconvenienti:
-       Deve essere conservata in frigorifero (può resisterà all'ambiente ma va cambiata con una certa regolarità)
-       Sensibile alla luce
-       Soprattutto va diluita per cui nel momento del bisogno è necessario diluire in soluzione fisiologica (VEDI DOPO)
-       
-   ADRENALINA “normale”. Costo: 1,29 – 3,81 euro per 5 fialeDEVE ESSERE DILUITA CON SOLUZIONE FISIOLOGICA IN QUESTO MODO: Dobbiamo avere, insieme alla adrenalina delle siringhe da 10 ml e delle fiale di soluzione fisiologica di 10 ml:
Si diluisce l'adrenalina in fiale da 1 ml con 9 ml di fisiologica.SE ne somministra 1 ml per ogni 10 Kg di peso  L'Adrenalina può essere conservata a temperatura ambiente, magari rinnovando spesso l'acquisto visto il prezzo decisamente basso.








domenica 25 novembre 2012

SVEZZAMENTO. DUBBI E VACCINI: ARTICOLI SUI GIORNALI

Cari Genitori
Su quotidiani di oggi articoli allegati e che trovate anche sul sito www.ferrandoalberto.eu e al link diretto qui (insieme a molti altri): http://www.apel-pediatri.org/articoli-giornali.html
Martedì alle ore 11 sarò in diretta su Teleliguria (potete anche intervenire telefonicamente).

Un Caro Saluto
Alberto Ferrando




sabato 17 novembre 2012

MENO PROTEINE: TERZO CONSIGLIO


Cari genitori: terzo dei 10 Consigli per Vostro figlio tratto dal Programma : MI VOGLIO BENE. Pensare che una volta tante proteine erano sinonimo di salute, di mangiare bene. Ricordo con angoscia ancora la benedetta fettina data due volte al dì. Ora invece meno carne, soprattutto quella rossa, non esagerare con proteine animali. Esiste comunque una ampia variabilità tra bambino e bambino.
Alberto Ferrando

APPORTO DI PROTEINE
Cara mamma, (e papà e nonni)
da poco è stato dimostrato che l’eccesso di proteine nei primi mesi di vita è una delle cause di sovrappeso e obesità. Poiché l’attuale stile alimentare nei Paesi ricchi è caratterizzato da un grande consumo di proteine di origine animale, è opportuno che questa abitudine sia rivista a partire dalla nascita e almeno fino al compimento del secondo anno di età. I consigli che seguono sono in linea con quanto proposto recentemente per l’allattamento e per lo svezzamento. Dal punto di vista della quantità di alcuni alimenti, potrai notare delle differenze anche marcate rispetto a quanto ti è stato proposto in occasione dello svezzamento di un precedente fratellino o a quello che ti raccontano altre mamme di bambini più grandi: questo capita solo perché ci si adegua alla ricerca scientifica più recente in tema di nutrizione.
Il latte materno ha un contenuto basso di proteine, ma qualitativamente fornisce proprio quelle necessarie al tuo piccolo. L’industria alimentare per l’infanzia non riesce ancora a proporre un latte artificiale con un contenuto di proteine così basso, pena il rischio di provocare carenze di alcuni importanti elementi nutritivi. Tuttavia negli ultimi anni è stato diminuito l’apporto proteico di alcuni latti artificiali, mantenendo allo stesso tempo un buon livello qualitativo. Se il tuo latte, anche per la quantità di proteine, rimane la scelta ottimale almeno per tutto il primo anno di vita, in caso di una sua mancanza il tuo Pediatra potrà suggerirti prodotti alternativi validi e aggiornati.
Per lo svezzamento i consigli che seguono non prevedono particolari differenze tra i bambini allattati al seno e quelli alimentati con latte artificiale. Tuttavia, dato che nel secondo caso si parte da un maggior apporto proteico, se utilizzi il latte artificiale dovrai porre ancora più attenzione a rispettare le quantità previste per gli alimenti che hanno un maggiore contenuto di proteine.
Anche se nei cereali (grano, riso, mais ecc.) è contenuta una discreta quantità di proteine, sono gli alimenti di origine animale che ne contengono di più e possono far pendere la bilancia nutrizionale verso l’eccesso. Quindi devono essere utilizzati con attenzione la carne, il pesce, i salumi, i latticini, l’uovo.
Riferimenti bibliografici:
1. Rolland-Cachera MF, Deheeger M, Akrout M, et al. Influence of macronutrients on adiposity development: a follow up study on nutrition and growth from 10 months to 8 years of age. Int J Obes 1995; 19: 573-578.
2.      Koletzko B, von Kries R, Closa R, et al. European Childhood Obesity Trial Study Group. Lower protein in infant formula is associated with lower weight up to age 2 y: a randomised clinical trial. Am J Clin Nutr. 2009; 89: 1836-45. Epub 2009 Apr 22.
3.      Gunther ALB, Buyken AE, Kroke A. Protein intake during the period of complementary feeding and early childhood and the association with body mass index and percentage body fat at 7 y of age. Am J Clin Nutr 2007; 85: 1626-1633.
4.      Gunther ALB, Remer T, Kroke A, Buyken AE. Early protein intake and later obesity risk: which protein sources at which time points throughout infancy and childho- od are important for body mass index and body fat percentage at 7 y of age? Am J Clin Nutr 2007; 86: 1765-1772.
5.      Escribano J, Luque V, Ferre N, Mendez-Riera G, Koletzko B, Grote V, Demmelmair H, Bluck L, Wright A, Closa-Monasterolo R; European Childhood Obesity Trial Stu- dy Group. Effect of protein intake and weight gain velocity on body fat mass at 6 months of age: the EU Childhood Obesity Programme. Int J Obes (Lond). 2012 Apr;36(4):548-53.ì
A cura di: Paolo Brambilla, Giorgio Bedogni, Carmen Buongiovanni, Guido Brusoni, Giuseppe Di Mauro, Mario Di Pietro, Marco Giussani, Manuel Gnecchi, Lorenzo Iughetti, Paola Manzoni, Maura Sticco, Sergio Bernasconi.
Con il contributo di Laura Andreozzi e Monica Maccarone.

venerdì 9 novembre 2012

2 REGOLA: SVEZZAMENTO

ECCO LA 2 delle 10 regole elaborate da società scientifiche dei pediatri (SIP e SIPPS). Chiedete in ogni modo al VS. pediatra: lo svezzamento va personalizzato in base a gusti del bambino e abitudini alimentari della famiglia. Nei prossimi giorni altre regole/consigli
Si è passati nell'arco degli anni da svezzamenti rigidi e fissi a autosvezzamento (anche eccessivo) a svezzamenti personalizzati.
Lo svezzamento è un momento importante per Voi e per il bambino. E' una occasione anche per valutare come mangiamo noi adulti. Iniiate a togliere la TV dalla cucina e se non sapete cucinare...imparate. Vostro figlio mangerà bene se Voi magiate bene. Un libro che ho trovato molto utile è "W la pappa". TRovate la recensione sul sito www.ferrandoalberto.eu a questo link diretto: http://www.ferrandoalberto.eu/joomla/libri-consigliati/libri-consigliati.html
Per quanto riguarda bevande, biscotti, frutta ecc..... mai esagerare e parlatene con il Vs. pediatra
Alberto Ferrando


INTRODUZIONE DI ALIMENTI
SVEZZAMENTO
Cara mamma,
recenti indicazioni scientifiche raccomandano l’introduzione di cibi diversi dal latte (pappa, frutta, biscotti, ecc.) al compimento dei 6 mesi, salvo che particolari condizioni del tuo bimbo, valutate dal Pediatra, non richiedano di anticipare i tempi. Perciò è preferibile non avere fretta, aspettare che il tuo bambino compia 6 mesi prima di proporgli ogni altro alimento o bevanda che non siano latte o acqua. In ogni caso è opportuno consigliarsi sempre con il Pediatra prima di prendere decisioni autonome in tema di alimentazione, soprattutto nel primo anno di vita.
La prima pappa è quindi consigliabile a partire dai 6 mesi: il Pediatra ti proporrà, se vuoi, alcuni schemi nutrizionali, seguendo i quali potrai introdurre gradualmente gli alimenti nella dieta del tuo piccolo.
La frutta è spesso introdotta verso i 5 mesi, pensando così di favorire la capacità di deglutizione di alimenti solidi attraverso il cucchiaino, preparandolo ad assumere la prima pappa. In realtà, il bambino impara spontaneamente a usare il cucchiaino proprio intorno ai 6 mesi di età, perciò non è necessario stimolarlo prima del tempo.

I biscotti sono spesso utilizzati per integrare il latte artificiale o per modificarne il sapore. Questa è un’abitudine tipica di noi adulti, ma non serve al bambino, anzi: l’aggiunta di biscotti nel biberon abitua ad un gusto troppo dolce, altera l’equilibrio nutrizionale del latte e aumenta le calorie del pasto. Puoi tranquillamente farne a meno!
Le bevande comunemente destinate al bambino più piccolo (tisane, camomilla, finocchio, tè deteinato, ecc.) sono in realtà soluzioni dal sapore dolce ottenuto con l’aggiun-ta di zuccheri. Oltre all’eccessivo e inutile apporto calorico, tali bevande orientano il gusto del tuo piccolo verso il sapore dolce e possono influenzare le sue scelte future. Ricorda: un bel sorso di acqua fresca è piacevole, sano e perfetto per il suo organismo!
1. Agostoni C, Decsi T, Fewtrell M, et al. Complementary feeding: a commentary by the ESPGHAN Committee on Nutrition. J Pediatr Gastroenterol Nutr 2008; 46: 99-110.
2.      Baker JL, Michaelsen KF, Rasmussen KM, et al. Maternal prepregnant body mass index, duration of breastfeeding, and timing of complementary food introduction are associated with infant weight gain. Am J Clin Nutr. 2004; 80: 1579-1588.
3.      James J, Kerr D. Prevention of childhood obesity by reducing soft drinks. Int J Obes 2005; 29 (Suppl 2): S54-S57.
4.      Seach KA, Dharmage SC, Lowe AJ, Dixon JB. Delayed introduction of solid feeding reduces child overweight and obesity at 10 years. Int J Obes (Lond). 2010
Oct;34(10):1475-9.
5.      Huh SY, Rifas-Shiman SL, Taveras EM, Oken E, Gillman MW. Timing of solid food introduction and risk of obesity in preschool-aged children. Pediatrics. 2011
Mar;127(3):e544-51.
A cura di: Paolo Brambilla, Giorgio Bedogni, Carmen Buongiovanni, Guido Brusoni, Giuseppe Di Mauro, Mario Di Pietro, Marco Giussani, Manuel Gnecchi, Lorenzo Iughetti, Paola Manzoni, Maura Sticco, Sergio Bernasconi.
Con il contributo di Laura Andreozzi e Monica Maccarone. 

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