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mercoledì 12 novembre 2014

L'angolo di Filippo: Recensione del fim THE JUDGE

THE JUDGE
“Quanti sbagli un padre e un figlio sono disposti a perdonarsi nell’arco di una vita?”
Questa domanda rappresenta il tema, il fulcro attorno a cui ruota il film The Judge. Hank Palmer è un grande, ma spregiudicato, avvocato di successo, difensore di criminali e gente corrotta. L’improvvisa morte della madre lo riporta nella sua piccola città d’origine nell’Indiana. Qui è costretto a scontrarsi con il suo passato e soprattutto con il padre Joseph, stimato ed onesto giudice, con cui tuttavia ha sempre avuto un rapporto conflittuale sin dall’adolescenza. Ma proprio quando Hank si trova in procinto di partire dalla cittadina, il padre viene arrestato con l’accusa di aver investito volontariamente un teppistello, che lui stesso aveva condannato 20 anni prima. Tutti ritengono colpevole l’integerrimo giudice, ma Hank rimane l’unico pronto a credere nella sua innocenza e a difenderlo in un lungo processo: un processo che si trasformerà in un’occasione per recuperare il rapporto tra padre e figlio, concedendo ad entrambi la possibilità di riparare agli errori commessi in passato.
The Judge, scelto come pellicola d’apertura al Toronto International Film Festival, è un sapiente mix di umorismo e drammaticità, è un confronto familiare tra la spregiudicatezza ed esuberanza del figlio (Robert Downey jr.) e l’onestà ed austerità del padre (Robert Duvall). Il “duello” tra i due si trasforma in quello che è uno scontro tra due generazioni e due stili di recitazione, che non potrebbero essere più distanti di così, rendendo molto realisticamente il confronto tra i due attori. Il film comincia come la più classica commedia hollywoodiana per poi andare a sfociare in un legal thriller drammatico a sfondo familiare, che riesce quasi a commuovere nel finale. Il duo Downey jr.-Duvall funziona bene, anche se la sceneggiatura di Nick Schenk sembra scritta apposta su misura per Downey jr.(infatti è piena di battute e discorsi che mettono in risalto l’esuberanza che contraddistingue il giovane attore statunitense). Tuttavia, al contrario di quanto si possa pensare, quest’ultimo ci regala un’interpretazione diversa rispetto a quella del film Iron Man o Sherlock Holmes. Robert Duvall, invece, non si smentisce nemmeno questa volta, interpretando un giudice e un padre di famiglia severo e onesto, che sino in fondo nega i suoi errori (solo io vedo in questo il pensiero puritano?), per poi riconoscerli alla fine e riallacciare i rapporti con il figlio. Inoltre il cast è impreziosito da figure di spicco del cinema mondiale, quali il vincitore del premio Oscar Billy Bob Thornton, la candidata al premio Oscar Vera Farmiga e, per concludere, Vincent D’Onofrio (l’indimenticabile “palla di lardo” di Full Metal Jacket). Il regista Dobkin, nel realizzare il film, è stato anche affiancato da un team di alto livello, tra cui si mettono in risalto il direttore della fotografia Janusz Kaminski, vincitore dell’Oscar per il film “Salvate il soldato Ryan”, e il compositore della colonna sonora Thomas Newman, che è stato ben 12 volte candidato al premio tanto ambito. Tuttavia film, per certi aspetti, tende un po’ a banalizzare. Tale forma di banalizzazione si può riscontrare ad esempio nella figura del secondo fratello di Hank, che è autistico, e quindi ritorna il tema della compassione che è stato visto e stravisto. Un altro tema che si può individuare facilmente nella pellicola è quello della seconda occasione, tipica del sogno americano, che padre e figlio finiscono per concedersi l’un l’altro. Anche la relazione problematica tra il protagonista ribelle e la sua famiglia è già stata vista in molti film ed è nota ai più.
A parte tutto ciò penso che The Judge sia un film da vedere, per scoprire da soli quali siano i suoi pregi e i suoi difetti. A voi la scelta e un eventuale commento! Voto: 3/5
FILIPPO DAGNINO 


lunedì 25 agosto 2014

QUALE SPORT? NON SOLO CALCIO: DECALOGO PER LO SPORT

Cari Genitori
vi propongo una bellissima riflessione del di 3 anni fa ma  titola attuale dell'allora 14enne Filippo Dagnino sugli sport per i ragazzi.
Aggiungo che importante è fare attività fisica e fino a 6 anni lo sport migliore...siete voi genitori (così fate movimento anche voi). E anche dopo i 6 anni. Dopo le riflessioni di Filippo trovate anche le mie e il decalogo dello sport che dobbiamo rispettare per rispetto dei bambini.
 
Qualche consiglio utile:
-   non forzare a fare attività che non vogliono fare
-   assecondare i loro desideri e fargli scegliere lo sport/attività fisica;
-   non indurre atteggiamenti troppo competitivi e non trasferire su di lui le vostre aspettative
-   non insistere davanti al rifiuto del proprio figlio di praticare una determinata attività e riprovare in un secondo momento, o scegliere insieme a lui altra attività
Alberto Ferrando

NON SOLO CALCIO!
Eccoci dopo le meritatissime vacanze! Per almeno tre mesi siamo stati lontani da libri, verifiche e dalle nostre molteplici attività sportive e non….
Alcune mamme, durante l’estate, avranno pensato , magari chiacchierando con l’amica sotto l’ombrellone, quale sport far praticare al proprio figlio questo autunno.
Ed indovinate quale è il più gettonato? Il calcio….
Oggi infatti il calcio è considerato dalla maggior parte delle persone lo sport per eccellenza e dunque “l’unico” sport possibile per i propri figli.
Addirittura alcuni, non sono nemmeno ancora genitori, e già ti dicono:”Mio figlio nascerà con le scarpe da pallone ai piedi!” Mica dicono che nascerà con la racchetta da tennis!
Mi sono quindi chiesto (essendo un ragazzino) che tipo di meccanismo ci sia dietro questo comportamento?
Sono arrivato alla conclusione che il calcio impera perché ovunque sentiamo parlare solo di questa palla rotonda.
Se apriamo un giornale noteremo che almeno due o tre pagine sono dedicate a questo sport; accendiamo la televisione e nei programmi sportivi sentiamo parlare principalmente di partite… persino alla radio sentiamo solo nominare il pallone.
Quindi alla fine ci troviamo coinvolti (genitori e figli) in questo turbine del “solo calcio”!
E così facendo ci perdiamo per strada altri sport, meno nominati del calcio, ma altrettanto degni di nota.
Ad esempio avete mai pensato di proporre ai vostri figli un bel corso di vela?
E’ uno sport completo perché sfrutta la forza del tuo corpo unitamente alla capacità di ragionare e pensare velocemente alla tattica da usare per sfruttare al massimo il vento ed avere la meglio sul tuo avversario.
Inoltre la vela può essere praticata in estate ed in inverno… cosa c’è di più bello di una giornata in mezzo al mare accarezzato dal vento?
E se non piace il mare, potete pensare ad un altro sport alternativo come la scherma.
Nella scherma è necessaria una buona preparazione atletica, per migliorare la velocità di gambe e braccia, e tanto esercizio di concentrazione. Perdere la calma significa infatti regalare punti al tuo avversario.
E se anche la scherma non convincesse perché non provare con l’atletica, il rugby, il tennis, il nuoto sincronizzato, la ginnastica artistica o ritmica al posto delle tanto gettonate danza classica e moderna.
Insomma credo che per noi ragazzi l’importante sia poter scegliere per andare oltre i soliti schemi e per trovare uno sport che proponga divertimento (… dopo tante ore di scuola!!!) e creatività. Uno sport che non riduca, soprattutto i bambini di piccola età a caricature di campioni professionisti, e che ritrovi il suo ruolo educativo insegnando, a ragazzi e genitori, la cultura sportiva del “non vincere a tutti i costi”.

mercoledì 10 aprile 2013

Il fu Mattia Pascal, recensione di Filippo Dagnino


IL FU MATTIA PASCAL


TRAMA: “Il fu Mattia Pascal” è uno dei grandi capolavori dello scrittore siciliano Luigi Pirandello (1867-1936). La poetica di Pirandello fu molto influenzata dalla malattia mentale, in seguito sfociata in pazzia, della moglie. La poetica pirandelliana si basa sul contrasto tra “forma” o “maschera” e “vita” o “essenza”. La “forma” è il modo con cui ci vedono gli altri dall’esterno, mentre l’ “essenza” è come siamo veramente, come ci sentiamo dentro. Delle volte può capitare che la maschera non vada ad identificarsi con l’essenza. Tutto ciò può portare ad un disagio interiore, il quale può sfociare in pazzia e addirittura nel suicidio. Il protagonista del romanzo, Mattia Pascal, è un comune bibliotecario che vive a Miragno, un paesino della Liguria. Egli è oppresso dalla maschera dell’inetto che la famiglia gli ha appiccicato addosso e che non riesce a levarsi. Così decide di andarsene, ma a Nizza, davanti a una vetrina di “attrezzi” per il gioco d’azzardo, cambia idea e ottiene una grossa vincita al gioco a Montecarlo. Sulla via del ritorno, in treno, vede, per caso, su un giornale una notizia clamorosa: nel suo paesino natale è stato rinvenuto un cadavere che è stato riconosciuto col nome di Mattia Pascal. Quindi egli capisce che l’opportunità per cambiare vita e così inizia un lungo vagabondaggio in giro per l’Italia con il nome di Adriano Meis. Giunto a Roma, dopo un po’ di tempo si accorge che in questa nuova vita egli è solo e senza uno stato anagrafico non può: né denunciare il furto dei suoi soldi, né sposare la donna che ama. Alla fine, mettendo in scena il finto suicidio di Adriano Meis, decide di tornare a Mirano, ma, arrivato là, comprende che la moglie si è fatta una famiglia. Così per il povero Mattia Pascal non c’è più amara consolazione che andare a visitare la sua tomba dicendo: “Io sono il fu Mattia Pascal”.

COMMENTO PERSONALE: “Il fu Mattia Pascal” è un romanzo che riflette perfettamente la poetica pirandelliana e la concezione esistenziale dell’autore. Infatti il protagonista, Mattia Pascal/Adriano Meis, è proprio al centro del contrasto tra “maschera” ed “essenza”. Ed è per questo che quando vede la notizia dell’errato riconoscimento del corpo del suicida, decide senza esitazione di cambiare vita: lo fa proprio per cercare di liberarsi della maschera dell’inetto che la famiglia gli ha appioppato. Il romanzo ha anche molte analogie con “La coscienza di Zeno” di Svevo e le opere di Joyce, dove sono espresse attraverso frasi brevissime e quasi incomprensibili i pensieri del protagonista. Come i personaggi di Svevo e Joyce, anche quelli di Pirandello sono degli inetti. Uno dei capolavori di Luigi Pirandello che ha influenzato gran parte della letteratura novecentesca e contemporanea.


giovedì 21 marzo 2013

RECENSIONE DEL FILM “DJANGO UNCHAINED” A cura di Filippo Dagnino


RECENSIONE DEL FILM “DJANGO UNCHAINED”
A cura di Filippo Dagnino


TRAMA E COMMENTO:
Ecco a voi signore e signori il nuovo e tanto atteso film di Quentin Tarantino: “Django Unchained”.
Rifacimento dell’omonimo film di Sergio Corrucci del 1966, “Django Unchained” narra la storia dello schiavo nero Django ai tempi della schiavitù nel sud degli Stati Uniti. Durante una gelida notte d’inverno, Django e il gruppo di schiavi incontra sulla sua strada il dottor King Schultz, un dentista che non pratica più la professione da molto tempo e che è diventato un cacciatore di taglie. Schultz uccide le due guardie di scorta e prende con sé Django, perché pensa che potrebbe tornargli utile nella ricerca e riconoscimento dei fratelli Brittle, degli illustri ricercati. I due quindi partono alla ricerca dei banditi e, dopo averli trovati, li uccidono e intascano la taglia.
Col passare del tempo, Django e Schultz diventano amici e colleghi e Schultz decide di aiutare il suo socio a liberare la moglie: Broomhilda, catturata proprio dai fratelli Brittle e portata come schiava nella piantagione di cotone di un ricco e crudele schiavista dell’Alabama: Calvin Candie. Django e il dottor Schultz esplorano in incognito la piantagione e trovano Broomhilda, ma per liberarla devono comprarla. A complicare le cose, interviene il maggiordomo di villa Candie: il vecchio negro Stephen, il quale inizia a sospettare che tra i due nuovi arrivati e Broomhilda ci sia uno strano legame. Così, quando Calvin Candie viene a sapere tutto ciò e minaccia di uccidere Broomhilda, scoppia un putiferio e la rabbia di Django.
Il film di Tarantino è impeccabile per la regia, in cui si riconoscono delle peculiarità del regista, come quella di far passare la cinepresa da un attore all’altro durante i dialoghi cosicché anche allo spettatore sembra di prendere parte alla conversazione. Sugli attori niente da dire: un cast (Jamie Foxx nel ruolo di Django, Leonardo Di Caprio in quello di Calvin Candie, Cristoph Waltz nel ruolo del dottor Schultz, Kerry Washington in quello di Broomhilda e Samuel L. Jackson è Stephen) ed un interpretazione stellare; infatti Foxx è perfetto per il ruolo di uno schiavo nero che si ribella alla tratta degli schiavi, Schultz è l’aiutante ideale (per lui interpretazione fantastica premiata con l’Oscar per il miglior attor non protagonista), così come Di Caprio è il cattivo ideale, folle, crudele e gentiluomo al tempo stesso. Ottime le musiche composte da Ennio Morricone; penso infatti che quest’ultime valorizzino molto il genere western, l’ambiente e il ritmo incalzante del film. E’ importante ricordare la scenografia e i costumi, che sono riproposti fedelmente e bene. Non si può non menzionare la sceneggiatura, che è molto articolata e ricca di espressioni che si ricorderanno per sempre nella storia del cinema (“Il mio nome è “Django”: “D”, “J”, “A”, “N”, “G”, “O”. La “D” è muta”). Ha ricevuto dall’Accademy 5 nomination all’Oscar, tra cui “Miglior Film” e “Miglior Regia”, tuttavia ne ha vinto due: “Miglior attore non protagonista” e “Miglior sceneggiatura originale”. L’unica pecca di tutto il film è il fatto che cada nel banale e sanguinoso splatter nel finale e in generale un po’ in tutto il film. Comunque posso dire che personalmente il film è piaciuto molto e che, anche se ad alcuni avrà fatto letteralmente schifo per via del molto sangue, è, secondo me, uno dei più riusciti di Tarantino da ogni punto di vista.




lunedì 18 marzo 2013

"Il giocatore" di F.Dostoevskij, recensione a cura di Filippo Dagnino


SCHEDA LIBRO DE “IL GIOCATORE” DI FILIPPO DAGNINO



TITOLO: Il giocatore


AUTORE: Fedor Dostoevskij


ANNO DI STAMPA: 2010


CASA EDITRICE: BUR Rizzoli


GENERE: drammatico


LUOGO E AMBIENTE: Roulettemburg, in Germania


PERSONAGGI PRINCIPALI: Aleksej Ivanovic, il generale russo, un francese di nome De Grieux, una giovane donna francese di nome Madamoiselle Blanche e l’inglese Mr. Astley


LINGUAGGIO: la voce narrante è quella del protagonista Aleksej Ivanovic


BREVE TRAMA: La vicenda si svolge nella cittadina tedesca di Roulettemburg, dove i casinò e il gioco d’azzardo sono una delle principali risorse. In questa piccola città vive il protagonista della storia, Aleksej Ivanovic. Egli fa del gioco d’azzardo la sua vita e vive in un albergo con la famiglia di un generale russo, essendo il suo precettore. Con lui, però, vivono anche degli “amici”: il francese De Grieux, l’inglese Mr. Astley, la giovane francese Madamoiselle Blanche di cui il generale è innamorato perso e Polina, la figliastra del generale. Il romanzo di Dostoevskij racconta della rovina economica, ma soprattutto morale e mentale del protagonista Aleksej Ivanovic; infatti egli si rovina con il gioco d’azzardo, ma essendo innamorato di Polina, in seguito a dei “ricatti d’amore”, si caccia in grossi guai con il gioco. Poi quando Polina sembra volere amarlo in modo sincero, Aleksej la lascia e si butta a capofitto nella rovina e la miseria causata dal vizio della roulette.


COMMENTO PERSONALE: Il romanzo breve o racconto lungo di Dostoevskij è sicuramente piacevole da leggere poiché l’autore descrive molto bene il mondo del gioco d’azzardo e le varie personalità che si incontrano, descritte minuziosamente dal punto di vista caratteriale. Inoltre Dostoevskij utilizza una vena d’umorimo per descrivere l’impoverimento economico e morale del protagonista.
Da non dimenticare che la storia del protagonista Aleksej Ivanovic altro non è che la biografia dell’autore anche lui vittima del vizio del gioco dal quale riuscì a guarire in età molto avanzata.



lunedì 11 marzo 2013

Il Lago Ciad, di Filippo Dagnino


IL LAGO CIAD: UNA CATASTROFE SENZA PRECEDENTI
A cura di Filippo Dagnino

In questo articolo non andrò a farvi la solita ramanzina su un uso corretto e limitato dell’acqua, ma andrò a parlare di un problema concreto che potrebbe segnare il destino dell’Africa e dell’umanità intera: il lago Ciad.
Il lago Ciad è un lago africano che si trova nel centro del continente tra Ciad, Nigeria, Camerun e Niger. Il suo bacino è però sfruttato anche dalla Repubblica Centrafricana, Egitto, Algeria e Sudan. Il lago dà da bere a circa 30 milioni di persone e a tutta la fauna della zona.
Negli anni Sessanta aveva una superficie di 26 mila chilometri quadrati e ora il lago Ciad ha una superficie che non supera i 2 mila chilometri quadrati. Questa drastica riduzione della quantità d’acqua è dovuta alla diminuzione della portata (da 40 a 20 miliardi di metri cubi d’acqua annui) dell’unico immissario del lago: il fiume Chari. Due sono i fattori che hanno causato il calo della portata del immissario: il cambiamento climatico dovuto all’inquinamento e lo sfruttamento intensivo. Tutto ciò ha contribuito a diminuire la varietà di specie ittiche all’interno del bacino e, non essendoci più acqua, agricoltori e allevatori hanno lasciato la zona e i 30 milioni di individui hanno già iniziato a lottare per accaparrarsi la minima quantità d’acqua rimasta. La comunità internazionale sta anche pensando di deviare il corso del fiume Obangui, il più importante affluente del fiume Congo, nel Chari, così da aumentarne la portata e di conseguenza la quantità d’acqua nel lago. Oggi quindi la comunità internazionale si trova di fronte ad un bel grattacapo: deviare il corso dell’Obangui e recare un grave danno all’ecosistema del bacino del Congo o lasciare 30 milioni di individui al loro inesorabile destino?


Purtroppo, quando l’ex vicepresidente della Banca Mondiale Ismail Seralgedin disse nel 1995: “Le guerre del ventesimo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del prossimo saranno combattute per l’acqua”, aveva ragione.








l
L’unico aspetto positivo del progressivo prosciugamento del lago Ciad è la formazione di un tipo di alga verde-blu: il Dihè. Quest’alga potrebbe risolvere il problema della nutrizione in quell’area. La FAO sta però cercando di capirne la qualità nutrizionale ed igienico-sanitaria.



lunedì 4 marzo 2013


SCHEDA LIBRO DE “IL NOME DELLA ROSA”
DI FILIPPO DAGNINO



TITOLO: Il nome della rosa


AUTORE: Umberto Eco


CASA EDITRICE: Gruppo Editoriale Fabbri


ANNO DI STAMPA: 1984


GENERE: storico/thriller


LUOGO E AMBIENTE: un’abbazia in una località non precisata dell’Italia settentrionale


PERSONAGGI PRINCIPALI: Guglielmo da Baskerville, Adso da Melk, Jorge, Malachia, l’Abate Abbone, Berengario, Salvatore, Remigio, Severino, Bencio e Venanzio.


LINGUAGGIO: la voce narrante è quella di Adso


TRAMA: La storia si svolge in un’abbazia di un luogo non precisato dell’Italia settentrionale durante il XIV secolo.
L’ex-inquisitore Guglielmo da Baskerville e il novizio, suo allievo, Adso da Melk vengono ospitati in questa abbazia dell’Italia settentrionale. Al loro arrivo l’Abate Abbone mette i due al corrente della morte di un monaco di nome Adelmo. Guglielmo allora, su richiesta dell’Abate, inizia ad indagare e scopre che Adelmo, non solo aveva rapporti “particolari” con l’aiuto bibliotecario, ma che era anche a conoscenza di un segreto che riguarda uno strano libro. Mentre Guglielmo e Adso sono impegnati nelle indagini, il numero di monaci morti aumenta ed inoltre, particolare che suscita grande interesse in Guglielmo, questi ultimi hanno le punte dell’indice e del medio della mano neri.
E mentre le morti aumentano di continuo, come se non bastasse tra i monaci s’insinua il terrore per la venuta dell’Anticristo. Oltre a tutto ciò Adso ha anche una strana malattia d’amore per una ragazza del villaggio vicino all’abbazia. Ma intanto il tempo passa inesorabilmente e per Guglielmo e Adso trovare il colpevole degli atroci delitti non sembra impresa da poco…..


COMMENTO PERSONALE: E’ un thriller dove la suspence è magistralmente architettata, i personaggi sono credibili e originali ed i vari elementi della storia sono sapientemente incastrati tra loro. Personalmente trovo che questo libro sia molto interessante anche perché Eco inserisce molte note riguardanti la vita quotidiana dei monaci e la storia degli eretici di quei tempi. Tutto il libro è un continuo salire e scendere di suspence ed i vari capitoli sono un susseguirsi di tensione, alternati a momenti incentrati sulla storia medievale. Comunque un gran libro, uno dei più grandi successi di Umberto Eco e della letteratura italiana.






lunedì 25 febbraio 2013


Un caloroso ben tornato al nostro Filippo Dagnino e alle sue recensioni 
 “LA TREGUA” DI PRIMO LEVI



TRAMA: Il romanzo “La tregua” è stato scritto da Primo Levi negli anni Sessanta. È il seguito di “Se questo è un uomo” e racconta il viaggio di ritorno verso casa e verso la libertà compiuto dall’autore, dopo la liberazione da parte dell’Armata Rossa del campo di sterminio di Auschwitz il 27 gennaio 1945.
Dopo l’arrivo dei russi ad Auschwitz, e più precisamente nel campo di Buna-Monowitz, i tedeschi scapparono portandosi dietro solo i prigionieri non ammalati, che poi vennero massacrati in quanto non dovevano essere lasciate delle prove di ciò era stato fatto. Primo Levi, però, si salvò perché si ammalò scarlattina e quindi non venne portato via dai nazisti. In seguito i russi,con degli altri prigionieri, lo trasferirono nel Campo Grande di Auschwitz. Qui Primo Levi, mentre lottò contro la fame, il freddo e la febbre, conobbe alcune figure, come quella di Henek o Hurbinek, che, come le molte altre che incontrò sulla strada del ritorno, rappresentavano l’umanità provata e trasformata dalla guerra. Ripresosi dalla malattia, Primo Levi lasciò quel luogo, simbolo della disperazione e della sofferenza, e iniziò un lunghissimo viaggio, durato dieci mesi, che lo portò in vari Paesi dell’Europa (tra cui Russia, Polonia, Romania, Austria, Ungheria, Austria, Slovacchia e Germania) e infine, tra mille difficoltà, mille pericoli e insidie, a Torino, a casa.


COMMENTO: “La tregua” è il resoconto di un viaggio compiuto per arrivare non solo a casa, ma per arrivare alla libertà, per arrivare alla vita, per arrivare alla dignità di essere un uomo, dopo che tutte queste cose erano state annullate completamente, durante la guerra, nei campi di sterminio. E’ un romanzo toccante soprattutto per le descrizioni molto realistiche delle condizioni dei prigionieri nel campo di sterminio oppure del paesaggio martoriato dalla guerra. Insomma, Levi, attraverso le sue due opere, ci dà la possibilità ed il potere di ricordare, di avere memoria, perché tutta questa tragedia non accada mai più. 

sabato 29 ottobre 2011

FAST FOOD: LA DIETA MORDI, INGRASSA E FUGGI! di Filippo Dagnino

Da ormai un po’ di tempo il “fast food” (dall’inglese “cibo servito veloce”) è diventato una moda. Come tutti ben sappiamo si tratta di un modello di alimentazione nato negli Stati Uniti e diffuso ormai in tutto il mondo.


Il piatto base dei fast food è l’hamburger servito con patatine fritte, salsine varie e bevande gassate.


Molti ragazzi, ma anche molte famiglie con bambini piccoli adorano consumare il cibo dei fast food (detto anche cibo spazzatura), perché è rapido, con prezzi accessibili, servito in un ambiente informale, lontano dagli schemi tradizionali della cucina familiare e soprattutto è la soluzione (in modo particolare per i giovani) quando “non si sa cosa fare”.


Beh è indubbio che i cibi dei fast food fanno venire l’acquolina proprio a tutti, grandi e piccini.


Ma cosa lo aiuta ad essere così invitante? La pubblicità.


Recentemente mi è capitato di vedere la pubblicità della nuova “prelibatezza” lanciata sul mercato dalla più grande catena di fast food: una specie di tortillas farcita con insalata, pomodoro e pollo fritto condito con svariate salse.


Effettivamente il messaggio passato nelle ore fondamentali della giornata (cena e pranzo) è un invito alla prova perché il prodotto è presentato così bene che non puoi pensare di perdertelo.


E allora un ragazzino (come me ad esempio) cosa deve fare?


Credo che innanzitutto sia importante l’informazione: è bene infatti ricordare che il cibo dei fast food così attraente, è comunque poco salutare perché ricco di grassi e di zuccheri.


Ma al di là di questo, ritengo importante un’altra osservazione: la filosofia del “cibo rapido” ci allontana dal gusto della convivialità, dal piacere del mangiar bene, seduti a tavola in tutta tranquillità scambiando anche alcune parole con i nostri amici di tavolata.


Insomma rischiamo, per seguire una moda, di perderci momenti piacevoli e non frenetici della nostra vita.


E’ chiaro comunque che ogni persona è libera di scegliere ed è consapevole delle proprie scelte basate su gusti e desideri squisitamente personali legati al proprio stile di vita e di cultura.



Ritengo tuttavia che soprattutto per le nuove generazioni sia necessaria una maggiore informazione e sensibilizzazione, anche nei confronti delle famiglie per farci riscoprire i valori dello stare a tavola ed il piacere della buona cucina casalinga.


Filippo Dagnino

lunedì 17 ottobre 2011

Quale sport per i nostri figli?

Cari amici,
vi propongo una bellissima riflessione del nostro amico Filippo sugli sport per i ragazzi.
Paola


NON SOLO CALCIO!




Eccoci dopo le meritatissime vacanze! Per almeno tre mesi siamo stati lontani da libri, verifiche e dalle nostre molteplici attività sportive e non….


Alcune mamme, durante l’estate, avranno pensato , magari chiacchierando con l’amica sotto l’ombrellone, quale sport far praticare al proprio figlio questo autunno.



Ed indovinate quale è il più gettonato? Il calcio….



Oggi infatti il calcio è considerato dalla maggior parte delle persone lo sport per eccellenza e dunque “l’unico” sport possibile per i propri figli.


Addirittura alcuni, non sono nemmeno ancora genitori, e già ti dicono:”Mio figlio nascerà con le scarpe da pallone ai piedi!” Mica dicono che nascerà con la racchetta da tennis!



Mi sono quindi chiesto (essendo un ragazzino) che tipo di meccanismo ci sia dietro questo comportamento?


Sono arrivato alla conclusione che il calcio impera perché ovunque sentiamo parlare solo di questa palla rotonda.


Se apriamo un giornale noteremo che almeno due o tre pagine sono dedicate a questo sport; accendiamo la televisione e nei programmi sportivi sentiamo parlare principalmente di partite… persino alla radio sentiamo solo nominare il pallone.


Quindi alla fine ci troviamo coinvolti (genitori e figli) in questo turbine del “solo calcio”!


E così facendo ci perdiamo per strada altri sport, meno nominati del calcio, ma altrettanto degni di nota.


Ad esempio avete mai pensato di proporre ai vostri figli un bel corso di vela?


E’ uno sport completo perché sfrutta la forza del tuo corpo unitamente alla capacità di ragionare e pensare velocemente alla tattica da usare per sfruttare al massimo il vento ed avere la meglio sul tuo avversario.


Inoltre la vela può essere praticata in estate ed in inverno… cosa c’è di più bello di una giornata in mezzo al mare accarezzato dal vento?


E se non piace il mare, potete pensare ad un altro sport alternativo come la scherma.


Nella scherma è necessaria una buona preparazione atletica, per migliorare la velocità di gambe e braccia, e tanto esercizio di concentrazione. Perdere la calma significa infatti regalare punti al tuo avversario.


E se anche la scherma non convincesse perché non provare con l’atletica, il rugby, il tennis, il nuoto sincronizzato, la ginnastica artistica o ritmica al posto delle tanto gettonate danza classica e moderna.


Insomma credo che per noi ragazzi l’importante sia poter scegliere per andare oltre i soliti schemi e per trovare uno sport che proponga divertimento (… dopo tante ore di scuola!!!) e creatività. Uno sport che non riduca, soprattutto i bambini di piccola età a caricature di campioni professionisti, e che ritrovi il suo ruolo educativo insegnando, a ragazzi e genitori, la cultura sportiva del “non vincere a tutti i costi”.


lunedì 3 ottobre 2011

"Defiance- I giorni del coraggio" Scheda del libro a cura di Filippo Dagnino



AUTORE: Nechama Tec




CASA EDITRICE: Sperling & Kupfer




ANNO DI STAMPA: 2009




LUOGO E PERIODO DI AMBIENTAZIONE: foreste della Bielorussia durante la Seconda guerra mondiale




PERSONAGGI PRINCIPALI: Tuvia Bielski, Zus Bielski, Asael Bielski, Lilka Bielski ( moglie di Tuvia)




LINGUAGGIO: narrativo




BREVE TRAMA: Siamo nell’estate del 1941 e i nazisti stanno elaborando lo sterminio totale degli ebrei d’Europa. Intanto le truppe di Hitler occupano la Polonia e le SS rastrellano gli ebrei. È proprio in questo momento che i fratelli Tuvia, Zus e Asael Bielski, polacchi ma di origine ebrea, decidono di ribellarsi alla rappresaglia dei nazisti. Infatti, i tre fratelli Bielski vanno a rifugiarsi nelle foreste della Bielorussia e formano un “Otriad”, una piccola comunità che combatte, con gli altri ebrei sopravvissuti i rastrellamenti nazisti. L’Otriad Bielski resiste agli attacchi nazisti, stringe un’alleanza con i partigiani russi e, dopo mille difficoltà dovute alle malattie, al freddo, all’inverno e a personalità antipatiche all’interno dell’Otriad, si prepara alla resistenza finale…




MESSAGGIO DELL’AUTORE: Ancora una volta vengono ricordati a tutto il mondo gli orrori della Seconda guerra mondiale con particolare accento sull’olocausto: lo sterminio degli ebrei d’Europa.


I messaggi più significativi da parte dell’autore sono la SPERANZA e la SOLIDARIETA’ senza le quali i fratelli Bielski non sarebbero riusciti nella loro ardua impresa: la riconquista della libertà.




COMMENTO PERSONALE: “DEFIANCE” è un libro interessante e molto coinvolgente. Personalmente credo sia importante leggere quanto più possibile su questo periodo così terrificante per non dimenticare. E mi rivolgo soprattutto ai ragazzi come me: più leggiamo, più ci documentiamo su questi orrori e più saremo in grado di prevenire o quanto meno di arginare in futuro disastri irreparabili.*****



Da non perdere anche il film!

venerdì 12 agosto 2011

"Per Passione" Scheda del libro a cura di Filippo Dagnino

TITOLO: PER PASSIONE



AUTORE: Aldo Montano, Federica Pellegrini, Giorgio Rocca, Stefano Baldini



ANNO DI STAMPA: 2005



CASA EDITRICE: Buena Vista



PERSONAGGI PRINCIPALI: Aldo Montano, Federica Pellegrini, Giorgio Rocca, Stefano Baldini



BREVE TRAMA: Innanzitutto è opportuno premettere che questo libro ”Per passione” è stato scritto da quattro olimpionici, quali Montano (campione olimpico di scherma-sciabola), la Pellegrini (campione olimpica di nuoto), Rocca (campione olimpico di sci) e Baldini (campione olimpico di corsa).


Questi quattro sportivi hanno raccontato la loro vita: un’esistenza dedicata allo sport (sin da quando erano bambini), ai sacrifici ed alle rinunce per una passione che dà emozioni forti ,accende e libera l’anima.



COMMENTO PERSONALE: “Per passione” è un libro davvero speciale e coinvolgente che risveglia nella persona che lo legge la passione per sport. Personalmente l’ho letto tutto, ma devo dire che la parte più interessante è stata, a mio parere, quella di Aldo Montano (campione olimpico di sciabola). Infatti, poichè pratico scherma a livello agonistico, mi sono ritrovato molto nel ruolo di questo campione, ovviamente non per le vittorie (lui è un olimpionico!!!) quanto per le emozioni che si provano quando si è sulla pedana e si ha pochissimo tempo per studiare la psicologia dell’ avversario.


In conclusione quando si ha una vera passione bisogna sempre coltivarla cercando di raggiungere i propri obiettivi con intelligenza, rispetto per gli altri e non dimenticando mai il divertimento.



martedì 2 agosto 2011

"Le mie vacanze estive" di Filippo Dagnino

VACANZE E SPORT: COSA VOLERE DI PIU?




Salve amici del blog, è il vostro amico Filippo (“quello dell’angolo”) che vi scrive!


Ieri stavo tornando con la mente ai due camp estivi che ho fatto a luglio e così mi sono detto: “Perché non raccontare le attività di questi due bellissimi centri estivi ai miei amici del blog?”



Innanzitutto tengo a precisare che il primo di questi due camp si svolge ad Artesina, nel basso Piemonte, ed è un centro di tennis. L’altro si svolge a Marilleva, in Trentino, ed è uno stage di scherma.


Ad Artesina, oltre a praticare tennis, si fa anche molta animazione e di sera poi c’è la parte migliore: si balla!


E’ un camp dedicato a tutti: appassionati e non del tennis, principianti oppure grandi giocatori.



Il centro di Marilleva, invece, è sport allo stato puro.


Non c’è tempo per un po’ di divertimento: qui si pratica scherma quattro ore alla mattina e quattro al pomeriggio, intervallate da due ore di meritato riposo.



Ma cominciamo con Artesina. Beh devo dire che ci sono sicuramente posti di montagna migliori. In effetti il paesaggio sembra “lunare”, piuttosto che montano…. Però questo offrono e questo si prende!



Il camp è organizzato da uno staff molto in gamba (c’è Pino il capo che è una vera bomba… sveglia anche quelli in letargo perenne!!!) formato da quattro maestri di tennis ed alcune ragazze che si dedicano totalmente all’animazione.


Al mattino ci si alza molto presto e dopo una colazione da “campioni” si va subito in campo per giocare almeno due ore abbondanti.


A seguire tutti a pranzo e nel pomeriggio ancora un po’ tennis insieme ad altre attività come pallavolo, calcio, ecc (dipende dal programma).



E al calar del sole, dopo aver saziato le nostre pance, tutti a preparare con lo staff dell’animazione lo spettacolo finale. Vi assicuro una forza incredibile, degno dei migliori palcoscenici di Broadway!



Il centro di Marilleva è un po’ diverso, anche l’ubicazione è diversa…Trentino una “signora” montagna.


L’istruttore, nonché organizzatore, Agostino ha un altro obiettivo: vuole prepararci per poter affrontare le competizioni del prossimo anno. Quindi i suoi “must” principali sono: Ordine, Disciplina e Passione… ed io aggiungo anche Cuore perché così deve essere per reggere certi ritmi.



Quest’anno è stata introdotta una bella novità: una lezione di psicologia per aiutarci a vincere i momenti duri quando l’avversario ti sta facendo a pezzettini.



Alle 22.30 si spengono le luci ed il silenzio cala sulle nostre stanze… siamo così stanchi che l’unica cosa che riusciamo ancora a fare è trascinarci nel letto!



Non c’è spettacolo finale a Marilleva perché lo spettacolo lo si vedrà il prossimo anno in pedana!



In conclusione, cari amici, sono state due esperienze molto diverse, ma estremamente significative ed interessanti.


Il rapporto con gli altri, il vivere lontano da casa, il sapersi adattare alle situazioni che si presentano, imparare ad accettare tutti (simpatici ed antipatici) sono piccoli tesori che ti insegnano a maturare con saggezza.



… per non sbagliare ho già detto ai miei genitori che il prossimo anno farò due settimane di tennis e ripeterò la settimana di scherma. Così non potranno dire che non li avevo avvertiti in tempo!!!



Buone vacanze a tutti!!!!