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mercoledì 12 novembre 2014

L'angolo di Filippo: Recensione del fim THE JUDGE

THE JUDGE
“Quanti sbagli un padre e un figlio sono disposti a perdonarsi nell’arco di una vita?”
Questa domanda rappresenta il tema, il fulcro attorno a cui ruota il film The Judge. Hank Palmer è un grande, ma spregiudicato, avvocato di successo, difensore di criminali e gente corrotta. L’improvvisa morte della madre lo riporta nella sua piccola città d’origine nell’Indiana. Qui è costretto a scontrarsi con il suo passato e soprattutto con il padre Joseph, stimato ed onesto giudice, con cui tuttavia ha sempre avuto un rapporto conflittuale sin dall’adolescenza. Ma proprio quando Hank si trova in procinto di partire dalla cittadina, il padre viene arrestato con l’accusa di aver investito volontariamente un teppistello, che lui stesso aveva condannato 20 anni prima. Tutti ritengono colpevole l’integerrimo giudice, ma Hank rimane l’unico pronto a credere nella sua innocenza e a difenderlo in un lungo processo: un processo che si trasformerà in un’occasione per recuperare il rapporto tra padre e figlio, concedendo ad entrambi la possibilità di riparare agli errori commessi in passato.
The Judge, scelto come pellicola d’apertura al Toronto International Film Festival, è un sapiente mix di umorismo e drammaticità, è un confronto familiare tra la spregiudicatezza ed esuberanza del figlio (Robert Downey jr.) e l’onestà ed austerità del padre (Robert Duvall). Il “duello” tra i due si trasforma in quello che è uno scontro tra due generazioni e due stili di recitazione, che non potrebbero essere più distanti di così, rendendo molto realisticamente il confronto tra i due attori. Il film comincia come la più classica commedia hollywoodiana per poi andare a sfociare in un legal thriller drammatico a sfondo familiare, che riesce quasi a commuovere nel finale. Il duo Downey jr.-Duvall funziona bene, anche se la sceneggiatura di Nick Schenk sembra scritta apposta su misura per Downey jr.(infatti è piena di battute e discorsi che mettono in risalto l’esuberanza che contraddistingue il giovane attore statunitense). Tuttavia, al contrario di quanto si possa pensare, quest’ultimo ci regala un’interpretazione diversa rispetto a quella del film Iron Man o Sherlock Holmes. Robert Duvall, invece, non si smentisce nemmeno questa volta, interpretando un giudice e un padre di famiglia severo e onesto, che sino in fondo nega i suoi errori (solo io vedo in questo il pensiero puritano?), per poi riconoscerli alla fine e riallacciare i rapporti con il figlio. Inoltre il cast è impreziosito da figure di spicco del cinema mondiale, quali il vincitore del premio Oscar Billy Bob Thornton, la candidata al premio Oscar Vera Farmiga e, per concludere, Vincent D’Onofrio (l’indimenticabile “palla di lardo” di Full Metal Jacket). Il regista Dobkin, nel realizzare il film, è stato anche affiancato da un team di alto livello, tra cui si mettono in risalto il direttore della fotografia Janusz Kaminski, vincitore dell’Oscar per il film “Salvate il soldato Ryan”, e il compositore della colonna sonora Thomas Newman, che è stato ben 12 volte candidato al premio tanto ambito. Tuttavia film, per certi aspetti, tende un po’ a banalizzare. Tale forma di banalizzazione si può riscontrare ad esempio nella figura del secondo fratello di Hank, che è autistico, e quindi ritorna il tema della compassione che è stato visto e stravisto. Un altro tema che si può individuare facilmente nella pellicola è quello della seconda occasione, tipica del sogno americano, che padre e figlio finiscono per concedersi l’un l’altro. Anche la relazione problematica tra il protagonista ribelle e la sua famiglia è già stata vista in molti film ed è nota ai più.
A parte tutto ciò penso che The Judge sia un film da vedere, per scoprire da soli quali siano i suoi pregi e i suoi difetti. A voi la scelta e un eventuale commento! Voto: 3/5
FILIPPO DAGNINO 


mercoledì 10 aprile 2013

Il fu Mattia Pascal, recensione di Filippo Dagnino


IL FU MATTIA PASCAL


TRAMA: “Il fu Mattia Pascal” è uno dei grandi capolavori dello scrittore siciliano Luigi Pirandello (1867-1936). La poetica di Pirandello fu molto influenzata dalla malattia mentale, in seguito sfociata in pazzia, della moglie. La poetica pirandelliana si basa sul contrasto tra “forma” o “maschera” e “vita” o “essenza”. La “forma” è il modo con cui ci vedono gli altri dall’esterno, mentre l’ “essenza” è come siamo veramente, come ci sentiamo dentro. Delle volte può capitare che la maschera non vada ad identificarsi con l’essenza. Tutto ciò può portare ad un disagio interiore, il quale può sfociare in pazzia e addirittura nel suicidio. Il protagonista del romanzo, Mattia Pascal, è un comune bibliotecario che vive a Miragno, un paesino della Liguria. Egli è oppresso dalla maschera dell’inetto che la famiglia gli ha appiccicato addosso e che non riesce a levarsi. Così decide di andarsene, ma a Nizza, davanti a una vetrina di “attrezzi” per il gioco d’azzardo, cambia idea e ottiene una grossa vincita al gioco a Montecarlo. Sulla via del ritorno, in treno, vede, per caso, su un giornale una notizia clamorosa: nel suo paesino natale è stato rinvenuto un cadavere che è stato riconosciuto col nome di Mattia Pascal. Quindi egli capisce che l’opportunità per cambiare vita e così inizia un lungo vagabondaggio in giro per l’Italia con il nome di Adriano Meis. Giunto a Roma, dopo un po’ di tempo si accorge che in questa nuova vita egli è solo e senza uno stato anagrafico non può: né denunciare il furto dei suoi soldi, né sposare la donna che ama. Alla fine, mettendo in scena il finto suicidio di Adriano Meis, decide di tornare a Mirano, ma, arrivato là, comprende che la moglie si è fatta una famiglia. Così per il povero Mattia Pascal non c’è più amara consolazione che andare a visitare la sua tomba dicendo: “Io sono il fu Mattia Pascal”.

COMMENTO PERSONALE: “Il fu Mattia Pascal” è un romanzo che riflette perfettamente la poetica pirandelliana e la concezione esistenziale dell’autore. Infatti il protagonista, Mattia Pascal/Adriano Meis, è proprio al centro del contrasto tra “maschera” ed “essenza”. Ed è per questo che quando vede la notizia dell’errato riconoscimento del corpo del suicida, decide senza esitazione di cambiare vita: lo fa proprio per cercare di liberarsi della maschera dell’inetto che la famiglia gli ha appioppato. Il romanzo ha anche molte analogie con “La coscienza di Zeno” di Svevo e le opere di Joyce, dove sono espresse attraverso frasi brevissime e quasi incomprensibili i pensieri del protagonista. Come i personaggi di Svevo e Joyce, anche quelli di Pirandello sono degli inetti. Uno dei capolavori di Luigi Pirandello che ha influenzato gran parte della letteratura novecentesca e contemporanea.


giovedì 21 marzo 2013

RECENSIONE DEL FILM “DJANGO UNCHAINED” A cura di Filippo Dagnino


RECENSIONE DEL FILM “DJANGO UNCHAINED”
A cura di Filippo Dagnino


TRAMA E COMMENTO:
Ecco a voi signore e signori il nuovo e tanto atteso film di Quentin Tarantino: “Django Unchained”.
Rifacimento dell’omonimo film di Sergio Corrucci del 1966, “Django Unchained” narra la storia dello schiavo nero Django ai tempi della schiavitù nel sud degli Stati Uniti. Durante una gelida notte d’inverno, Django e il gruppo di schiavi incontra sulla sua strada il dottor King Schultz, un dentista che non pratica più la professione da molto tempo e che è diventato un cacciatore di taglie. Schultz uccide le due guardie di scorta e prende con sé Django, perché pensa che potrebbe tornargli utile nella ricerca e riconoscimento dei fratelli Brittle, degli illustri ricercati. I due quindi partono alla ricerca dei banditi e, dopo averli trovati, li uccidono e intascano la taglia.
Col passare del tempo, Django e Schultz diventano amici e colleghi e Schultz decide di aiutare il suo socio a liberare la moglie: Broomhilda, catturata proprio dai fratelli Brittle e portata come schiava nella piantagione di cotone di un ricco e crudele schiavista dell’Alabama: Calvin Candie. Django e il dottor Schultz esplorano in incognito la piantagione e trovano Broomhilda, ma per liberarla devono comprarla. A complicare le cose, interviene il maggiordomo di villa Candie: il vecchio negro Stephen, il quale inizia a sospettare che tra i due nuovi arrivati e Broomhilda ci sia uno strano legame. Così, quando Calvin Candie viene a sapere tutto ciò e minaccia di uccidere Broomhilda, scoppia un putiferio e la rabbia di Django.
Il film di Tarantino è impeccabile per la regia, in cui si riconoscono delle peculiarità del regista, come quella di far passare la cinepresa da un attore all’altro durante i dialoghi cosicché anche allo spettatore sembra di prendere parte alla conversazione. Sugli attori niente da dire: un cast (Jamie Foxx nel ruolo di Django, Leonardo Di Caprio in quello di Calvin Candie, Cristoph Waltz nel ruolo del dottor Schultz, Kerry Washington in quello di Broomhilda e Samuel L. Jackson è Stephen) ed un interpretazione stellare; infatti Foxx è perfetto per il ruolo di uno schiavo nero che si ribella alla tratta degli schiavi, Schultz è l’aiutante ideale (per lui interpretazione fantastica premiata con l’Oscar per il miglior attor non protagonista), così come Di Caprio è il cattivo ideale, folle, crudele e gentiluomo al tempo stesso. Ottime le musiche composte da Ennio Morricone; penso infatti che quest’ultime valorizzino molto il genere western, l’ambiente e il ritmo incalzante del film. E’ importante ricordare la scenografia e i costumi, che sono riproposti fedelmente e bene. Non si può non menzionare la sceneggiatura, che è molto articolata e ricca di espressioni che si ricorderanno per sempre nella storia del cinema (“Il mio nome è “Django”: “D”, “J”, “A”, “N”, “G”, “O”. La “D” è muta”). Ha ricevuto dall’Accademy 5 nomination all’Oscar, tra cui “Miglior Film” e “Miglior Regia”, tuttavia ne ha vinto due: “Miglior attore non protagonista” e “Miglior sceneggiatura originale”. L’unica pecca di tutto il film è il fatto che cada nel banale e sanguinoso splatter nel finale e in generale un po’ in tutto il film. Comunque posso dire che personalmente il film è piaciuto molto e che, anche se ad alcuni avrà fatto letteralmente schifo per via del molto sangue, è, secondo me, uno dei più riusciti di Tarantino da ogni punto di vista.




lunedì 18 marzo 2013

"Il giocatore" di F.Dostoevskij, recensione a cura di Filippo Dagnino


SCHEDA LIBRO DE “IL GIOCATORE” DI FILIPPO DAGNINO



TITOLO: Il giocatore


AUTORE: Fedor Dostoevskij


ANNO DI STAMPA: 2010


CASA EDITRICE: BUR Rizzoli


GENERE: drammatico


LUOGO E AMBIENTE: Roulettemburg, in Germania


PERSONAGGI PRINCIPALI: Aleksej Ivanovic, il generale russo, un francese di nome De Grieux, una giovane donna francese di nome Madamoiselle Blanche e l’inglese Mr. Astley


LINGUAGGIO: la voce narrante è quella del protagonista Aleksej Ivanovic


BREVE TRAMA: La vicenda si svolge nella cittadina tedesca di Roulettemburg, dove i casinò e il gioco d’azzardo sono una delle principali risorse. In questa piccola città vive il protagonista della storia, Aleksej Ivanovic. Egli fa del gioco d’azzardo la sua vita e vive in un albergo con la famiglia di un generale russo, essendo il suo precettore. Con lui, però, vivono anche degli “amici”: il francese De Grieux, l’inglese Mr. Astley, la giovane francese Madamoiselle Blanche di cui il generale è innamorato perso e Polina, la figliastra del generale. Il romanzo di Dostoevskij racconta della rovina economica, ma soprattutto morale e mentale del protagonista Aleksej Ivanovic; infatti egli si rovina con il gioco d’azzardo, ma essendo innamorato di Polina, in seguito a dei “ricatti d’amore”, si caccia in grossi guai con il gioco. Poi quando Polina sembra volere amarlo in modo sincero, Aleksej la lascia e si butta a capofitto nella rovina e la miseria causata dal vizio della roulette.


COMMENTO PERSONALE: Il romanzo breve o racconto lungo di Dostoevskij è sicuramente piacevole da leggere poiché l’autore descrive molto bene il mondo del gioco d’azzardo e le varie personalità che si incontrano, descritte minuziosamente dal punto di vista caratteriale. Inoltre Dostoevskij utilizza una vena d’umorimo per descrivere l’impoverimento economico e morale del protagonista.
Da non dimenticare che la storia del protagonista Aleksej Ivanovic altro non è che la biografia dell’autore anche lui vittima del vizio del gioco dal quale riuscì a guarire in età molto avanzata.



lunedì 4 marzo 2013


SCHEDA LIBRO DE “IL NOME DELLA ROSA”
DI FILIPPO DAGNINO



TITOLO: Il nome della rosa


AUTORE: Umberto Eco


CASA EDITRICE: Gruppo Editoriale Fabbri


ANNO DI STAMPA: 1984


GENERE: storico/thriller


LUOGO E AMBIENTE: un’abbazia in una località non precisata dell’Italia settentrionale


PERSONAGGI PRINCIPALI: Guglielmo da Baskerville, Adso da Melk, Jorge, Malachia, l’Abate Abbone, Berengario, Salvatore, Remigio, Severino, Bencio e Venanzio.


LINGUAGGIO: la voce narrante è quella di Adso


TRAMA: La storia si svolge in un’abbazia di un luogo non precisato dell’Italia settentrionale durante il XIV secolo.
L’ex-inquisitore Guglielmo da Baskerville e il novizio, suo allievo, Adso da Melk vengono ospitati in questa abbazia dell’Italia settentrionale. Al loro arrivo l’Abate Abbone mette i due al corrente della morte di un monaco di nome Adelmo. Guglielmo allora, su richiesta dell’Abate, inizia ad indagare e scopre che Adelmo, non solo aveva rapporti “particolari” con l’aiuto bibliotecario, ma che era anche a conoscenza di un segreto che riguarda uno strano libro. Mentre Guglielmo e Adso sono impegnati nelle indagini, il numero di monaci morti aumenta ed inoltre, particolare che suscita grande interesse in Guglielmo, questi ultimi hanno le punte dell’indice e del medio della mano neri.
E mentre le morti aumentano di continuo, come se non bastasse tra i monaci s’insinua il terrore per la venuta dell’Anticristo. Oltre a tutto ciò Adso ha anche una strana malattia d’amore per una ragazza del villaggio vicino all’abbazia. Ma intanto il tempo passa inesorabilmente e per Guglielmo e Adso trovare il colpevole degli atroci delitti non sembra impresa da poco…..


COMMENTO PERSONALE: E’ un thriller dove la suspence è magistralmente architettata, i personaggi sono credibili e originali ed i vari elementi della storia sono sapientemente incastrati tra loro. Personalmente trovo che questo libro sia molto interessante anche perché Eco inserisce molte note riguardanti la vita quotidiana dei monaci e la storia degli eretici di quei tempi. Tutto il libro è un continuo salire e scendere di suspence ed i vari capitoli sono un susseguirsi di tensione, alternati a momenti incentrati sulla storia medievale. Comunque un gran libro, uno dei più grandi successi di Umberto Eco e della letteratura italiana.






lunedì 25 febbraio 2013


Un caloroso ben tornato al nostro Filippo Dagnino e alle sue recensioni 
 “LA TREGUA” DI PRIMO LEVI



TRAMA: Il romanzo “La tregua” è stato scritto da Primo Levi negli anni Sessanta. È il seguito di “Se questo è un uomo” e racconta il viaggio di ritorno verso casa e verso la libertà compiuto dall’autore, dopo la liberazione da parte dell’Armata Rossa del campo di sterminio di Auschwitz il 27 gennaio 1945.
Dopo l’arrivo dei russi ad Auschwitz, e più precisamente nel campo di Buna-Monowitz, i tedeschi scapparono portandosi dietro solo i prigionieri non ammalati, che poi vennero massacrati in quanto non dovevano essere lasciate delle prove di ciò era stato fatto. Primo Levi, però, si salvò perché si ammalò scarlattina e quindi non venne portato via dai nazisti. In seguito i russi,con degli altri prigionieri, lo trasferirono nel Campo Grande di Auschwitz. Qui Primo Levi, mentre lottò contro la fame, il freddo e la febbre, conobbe alcune figure, come quella di Henek o Hurbinek, che, come le molte altre che incontrò sulla strada del ritorno, rappresentavano l’umanità provata e trasformata dalla guerra. Ripresosi dalla malattia, Primo Levi lasciò quel luogo, simbolo della disperazione e della sofferenza, e iniziò un lunghissimo viaggio, durato dieci mesi, che lo portò in vari Paesi dell’Europa (tra cui Russia, Polonia, Romania, Austria, Ungheria, Austria, Slovacchia e Germania) e infine, tra mille difficoltà, mille pericoli e insidie, a Torino, a casa.


COMMENTO: “La tregua” è il resoconto di un viaggio compiuto per arrivare non solo a casa, ma per arrivare alla libertà, per arrivare alla vita, per arrivare alla dignità di essere un uomo, dopo che tutte queste cose erano state annullate completamente, durante la guerra, nei campi di sterminio. E’ un romanzo toccante soprattutto per le descrizioni molto realistiche delle condizioni dei prigionieri nel campo di sterminio oppure del paesaggio martoriato dalla guerra. Insomma, Levi, attraverso le sue due opere, ci dà la possibilità ed il potere di ricordare, di avere memoria, perché tutta questa tragedia non accada mai più. 

sabato 5 novembre 2011

"Anastasia ritorna" Scheda del libro a cura di Margherita Farina

Titolo


Anastasia ritorna


Autore


Lois Lowry


Casa Editrice


Mondadori


pag 140


Trama


Anastasia è cresciuta (ora ha 12 anni) e così pure la sua famiglia: adesso c'è anche Sam, un maschietto irresistibilmente buffo, che parla come un libro stampato, e, siccome il vecchio appartamento è ormai troppo piccolo, i Krupnik decidono di traslocare in una graziosa villetta, scatenando le furibonde proteste della nostra eroina. Ma la vita del nuovo quartiere offre una serie di imprevedibili sorprese, e, oltre a scrivere il suo primo romanzo, Anastasia stringe amicizia con una vicina "strega", fa scombinati progetti matrimoniali e capisce fino in fondo cos'è l'amicizia...


Commento


Anastasia è diventata il mio personaggio preferito, perché è una bambina che non sempre riesce a capire le decisioni dei genitori, le capitano cose stranissime a causa del suo sbarazzino e fantasioso modo di fare, e mi sento molto simile a lei. Ho letto altri libri in cui è protagonista e sono rimasta molto colpita dal suo carattere tenace e dalla sua intelligenza: riesce a trovare sempre una soluzione per tirarsi fuori dai guai. Questo è il secondo volume della collana, e tratta in particolare il tema dei pregiudizi che a volte abbiamo sulle persone e sui luoghi che non conosciamo.


Margherita Farina


lunedì 3 ottobre 2011

"Defiance- I giorni del coraggio" Scheda del libro a cura di Filippo Dagnino



AUTORE: Nechama Tec




CASA EDITRICE: Sperling & Kupfer




ANNO DI STAMPA: 2009




LUOGO E PERIODO DI AMBIENTAZIONE: foreste della Bielorussia durante la Seconda guerra mondiale




PERSONAGGI PRINCIPALI: Tuvia Bielski, Zus Bielski, Asael Bielski, Lilka Bielski ( moglie di Tuvia)




LINGUAGGIO: narrativo




BREVE TRAMA: Siamo nell’estate del 1941 e i nazisti stanno elaborando lo sterminio totale degli ebrei d’Europa. Intanto le truppe di Hitler occupano la Polonia e le SS rastrellano gli ebrei. È proprio in questo momento che i fratelli Tuvia, Zus e Asael Bielski, polacchi ma di origine ebrea, decidono di ribellarsi alla rappresaglia dei nazisti. Infatti, i tre fratelli Bielski vanno a rifugiarsi nelle foreste della Bielorussia e formano un “Otriad”, una piccola comunità che combatte, con gli altri ebrei sopravvissuti i rastrellamenti nazisti. L’Otriad Bielski resiste agli attacchi nazisti, stringe un’alleanza con i partigiani russi e, dopo mille difficoltà dovute alle malattie, al freddo, all’inverno e a personalità antipatiche all’interno dell’Otriad, si prepara alla resistenza finale…




MESSAGGIO DELL’AUTORE: Ancora una volta vengono ricordati a tutto il mondo gli orrori della Seconda guerra mondiale con particolare accento sull’olocausto: lo sterminio degli ebrei d’Europa.


I messaggi più significativi da parte dell’autore sono la SPERANZA e la SOLIDARIETA’ senza le quali i fratelli Bielski non sarebbero riusciti nella loro ardua impresa: la riconquista della libertà.




COMMENTO PERSONALE: “DEFIANCE” è un libro interessante e molto coinvolgente. Personalmente credo sia importante leggere quanto più possibile su questo periodo così terrificante per non dimenticare. E mi rivolgo soprattutto ai ragazzi come me: più leggiamo, più ci documentiamo su questi orrori e più saremo in grado di prevenire o quanto meno di arginare in futuro disastri irreparabili.*****



Da non perdere anche il film!

giovedì 22 settembre 2011

"Spike-team. La partita del Secolo" Scheda del libro a cura di Margherita Farina

Autore


Fabrizio Lo Bianco


Casa Editrice


Fabbri Editori


pag 178


Trama


L'orfanotrofio di Villa Ruskin è in pericolo: la perfida Madame A. Vuole abbatterlo per costruire un centro commerciale. Lucky e lo Spike Team hanno una settimana di tempo per tentare di impedirglielo. Victoria, Jo, Ann Mary, Patty, Beth e Susan hanno un'unica possibilità: giocare la partita del secolo. Ma Madame A è pronta a contrastarle in ogni modo...


Commento


Il libro è la versione su carta delle avventure delle ragazze dello Spiake Team, un cartone animato andato in onda in TV. L'allenatore si ispira addirittura al mitico campione di pallavolo Andrea Lucchetta, che ha fatto da padrino anche alla presentazione del libro.


Mi piace molto perché parla del mio sport preferito, la pallavolo, e perché le ragazze passano una settimana insonne, a prepararsi per la partita, a confezionare e mandare inviti...e tutto affidandosi al loro allenatore. C'è molto gioco di squadra, in tutto quello che fanno, spirito di sacrificio, sportività, e alla fine del libro, anche molto coraggio.


giovedì 15 settembre 2011

"Mistero dietro le quinte". Scheda del libro a cura di Margherita Farina


Titolo


Mistero dietro le quinte


Autore


Tea Stilton


Casa Editrice


Piemme


pag 182 + pagine di giochi e curiosità


Trama


Un concorso internazionale di danza classica è l'occasione per le Tea Sisters di condividere il sogno di ogni ballerina: esibirsi sul prestigioso palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano! Ma qualcuno trama per aggiudicarsi il primo posto...Chi si cela dietro la misteriosa agenzia Mice for Dance?


Commento


E' bella la sfida delle protagoniste contro ballerini molto antipatici. Ci sono varie peripezie, perché le ragazze hanno problemi ad allenarsi, una di loro si fa male, e scoprono la corruzione di alcuni giudici. C'è quindi azione, un po' di mistero e come sempre nei libri con le Tea Sisters, tanta amicizia e voglia di aiutarsi.

sabato 3 settembre 2011

"La rivincita del Club delle lucertole" Scheda del libro a cura di Margherita Farina

Autore


Tea Stilton


Trama


E' tempo di elezioni al College di Topford e i candidati dei Club studenteschi, delle Lucertole e dei Ramarri, devono affrontare delle prove per essere eletti presidenti. Durante la competizione, una misteriosa nave nera cercherà di inquinare le spiagge dell'isola


Commento


Il libro è a fumetti, di grande formato e quindi già molto bello da vedere e sfogliare. La storia è divertente, piena di avventura e trasmette messaggi di amicizia e fa capire quanto è importante fare il possibile per aiutare le persone a cui vogliamo bene.


Margherita


martedì 12 luglio 2011

Pizza Tandoori vol 2 – Mia mamma? Te la presto! Scheda del libro a cura di Margherita Farina

Cari amici, anche Margherita Farina(10 anni) entra tra i nostri "giovani" recensori di libri, e con grande gioia pubblico la sua prima scheda.
Paola


Titolo


Pizza Tandoori vol 2 – Mia mamma? Te la presto!


Autore


Annalisa Strada


Casa Editrice


Piemme – Il battello a vapore


Età - dai 9 anni, pag 161


Trama


La mamma di Nina e il papà di Jaya si stanno per sposare, ma all'ennesimo arrivo di una zia dall'India, la famiglia rischia il tracollo, e le ragazze temono che la festa si trasformi in un disastro...Per fortuna la famosa Pizza Tandoori della tata Irina metterà tutti d'accordo.


Commento


Mi è piaciuto molto! La storia narrata rispecchia la realtà quotidiana di molte famiglie, e può essere utile ai bambini che si trovano nella stessa situazione. E' utile per vedere il lato positivo di situazioni brutte e piene di tensioni che a volte si verificano in famiglia.

giovedì 7 luglio 2011

Cara nonna, la tua Susi. Scheda del libro di Alice Lodi

AUTORE:Christine Nostlinger


CASA EDITRICE:Piemme junior.


TRAMA:


Susi e Paul sono due amici che vanno insieme in vacanza a Issopjxos in Grecia e lì conoscono altri bambini quasi tutti antipatici in particolare Anita una davvero insopportabile. Tutte le settimane Susi scrive a sua nonna descrivendo le giornate con Paul. Nell'ultima settimana, però, in tutte le sue lettere scrive alla nonna che vuole tornare a casa per colpa di Anita.


MESSAGIO D'AUTORE:


Secondo me l'autore vuole dire che anche se la nonna e Susi sono lontane Susi non la dimentica.


COMMENTO:


Questo libro è bello perché i due bambini, Susi e Paul vanno in vacanza insieme e lei (Susi) vuole scrivere a sua nonna perché le manca.

lunedì 2 maggio 2011

INVICTUS: quando la poesia diventa un film

Cari amici, concludiamo la riflessione sul razzismo con questo messaggio di speranza, legato alla bellissima figura di Nelson Mandela, testimone e promotore del cambiamento, basato sulla Riconciliazione ed il Perdono.


Alberto Ferrando




Invicuts è una splendida poesia scritta dal poeta inglese William Ernest Henley.


La parola INVICTUS deriva dal latino e significa “INVITTO” cioè “MAI SCONFITTO”.


Qualche breve parola sul poeta. Henley sin da bambino fu affetto da una grave malattia: una forma rara di tubercolosi ossea.


Tuttavia ciò non gli impedì di proseguire gli studi e di tentare la carriera giornalistica. A 25 anni però gli amputarono una gamba, ma Henley , da vero INVICTUS, non si diede per vinto, continuò la sua carriera e visse ancora per 30 anni con una protesi artificiale. E’proprio durante questo periodo della sua vita che scrisse questa magnifica poesia.


LA POESIA


Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per
l’indomabile anima mia.


Nella feroce morsa delle circostanze

non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.



Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà,
senza paura.



Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il
padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.





IL FILM “INVICTUS”



INVICTUS non è solo una poesia, è anche il titolo di un grande film diretto da Clint Eastwood ed interpretato da Morgan Freeman, nel ruolo del Presidente Sudafricano Mandela, e da Matt Demon, nel ruolo di François Pienaar capitano della squadra di rugby Springboks.


TRAMA: Nelson Mandela è il nuovo Presidente della Repubblica Sudafricana. L’apartheid è ufficialmente abolito, ma si manifestano ancora molte forme di razzismo.


Mandela deve trovare un modo per riunire la sua popolazione ancora spaccata in due: i neri ed i bianchi ed approfitta della Coppa del Mondo di Rugby del 1995. Infatti proprio in quell’anno viene permesso agli Springboks di partecipare ad eventi internazionali prima proibiti a causa dell’apartheid.


Il Presidente vuole che la squadra vinca il mondiale. Tuttavia gli Springboks, reduci da alcune sconfitte, non hanno ancora le giuste motivazioni per arrivare alla vittoria.


Mandela non si arrende. Convoca François Pienaar, capitano della squadra, e gli chiede di guidare la squadra alla vittoria citando la poesia “Invictus” che era stata sua fonte di ispirazione durante gli anni trascorsi in prigione.


Gli Springbocks vincono e questo evento segna l’inizio di un cammino verso la pace tra bianchi e neri.



COMMENTO: Il film è ricco di riflessioni. Si parla di apartheid, di come l’odio razziale abbia disintegrato una nazione intera. Però si parla anche di sofferenza di un uomo che dopo 27 anni di prigionia trova la forza di unire un paese ormai diviso e sconfitto dall’odio. Mandela insegna al suo popolo come il perdono e la riconciliazione siano un’arma potentissima.


Il finale è poi molto commovente perché in quel momento si capisce che la gioia della vittoria diventa un inno alla vita per sperare in un futuro migliore.


Come scrive Henley e come ci insegna Mandela per quanto siano avverse le circostanze di una vita, per quanto possano determinare il destino, per quanto possano piegare una persona…non potranno mai spezzarla.


Gli eventi non possono essere di certo cambiati però il film e la poesia ci insegnano che possiamo imparare a cavalcarli con vento favorevole!


Filippo Dagnino


sabato 2 aprile 2011

"Ma come fa a far tutto" Commento di Roberta Cosmello

Questo libro mi è stato regalato circa 4 anni fa … in un momento di sconforto, in cui mi facevo tantissimi problemi sul tempo che rubavo a mia figlia andando a lavorare.


Racconta situazioni(alcune veramente esilaranti) che ci aiutano ad accettare la nostra situazione di madri lavoratrici e a farci sentire un po’ meno in colpa …


Spero che a qualcuno possa servire …


In breve la trama


"Come si fa a conciliare il lavoro in una società finanziaria, un marito talvolta noioso, due bambini piccoli e bisognosi di cure? Sono questi i crucci in cui si dibatte quotidianamente Kate Reddy, trentacinquenne in carriera che conta i minuti come le altre donne contano le calorie, costretta a destreggiarsi tra appuntamenti di lavoro, impegni familiari, massaggi, sedute dal dentista e mille altre faccende. E tutto lascia presagire che, prima o poi, la situazione non potrà che precipitare. Ma Kate è una donna che non si abbatte facilmente e ha dalla sua un'arma assolutamente invidiabile: l'ironia.”


Roberta Casmello


venerdì 1 aprile 2011

"Perché non faccio le cose che mi fanno bene?Come rimettersi in cima alla lista delle priorità. Commento di Paola Santagata

Qualche tempo fa, guardando distrattamente tra gli scaffali di una libreria, ho notato questo libro, dal titolo molto accattivante. “Perché non faccio le cose che mi fanno bene?” quante volte me lo sono chiesta, forse centinaia e mai la risposta, che mi sono data, mi ha convinto fino in fondo. Il libro è scritto molto bene, quasi si instaura un dialogo tra il lettore e l’autrice, e la struttura stessa del libro lo rende quasi un compagno di viaggio nella vita quotidiana. E’ diviso in tre parti: PERCHE’, COME, CHE COSA. Ogni capitolo delle prime due parti vuole essere guida per una settimana, che, in teoria, dovremmo leggere in cinquantadue settimane, mentre i capitoli della terza parte sono i suggerimenti finali per completare il cambiamento e renderlo definitivo.


PERCHE’


Questa è la prima grande domanda che ciascuna di noi si pone quando, guardandosi allo specchio, non si ritrova più. Ogni settimana di questa prima parte del libro vanno all’origine del problema, dopo una breve descrizione, ci suggerisce il proposito per la settimana per esempio “pensa ad aspetti della cura di te stessa di cui in realtà non ti piace occuparti. Possono essere anche cose semplici come togliersi il trucco prima di andare a letto”


COME


E’ la seconda grande domanda che ci poniamo nel momento in cui realizziamo che dobbiamo reagire alla nostra pigrizia mentale e fisica nella cura di noi stesse. Ogni settimana del “come” ci spinge ad una reazione, fondamentale, a parer mio, la 6° “Cura di se non significa egoismo”. Madre Teresa di Calcutta affermava “non vale la pena di vivere se non si vive per gli altri”, ma come posso aiutare gli altri se non mi prendo cura di me stessa? L’autrice ricorda che “le assistenti di volo, sugli aerei di linea, al decollo dicono < se l’aereo dovesse perdere inaspettatamente quota, scenderanno automaticamente verso di voi delle maschere a ossigeno. Mettete subito la vostra maschera, prima di cercare di aiutare i vostri figli o qualsiasi altra persona a mettere la sua>. Il significato del messaggio è che io non posso aiutare nessuno se prima non ho provveduto a me stessa. Se tentassi di mettere prima la maschera a mio figlio, potrei perdere i sensi per mancanza di ossigeno e morire. In tal caso non sono di alcuna utilità né a mio figlio né ad alcun altro. Se io amo davvero i miei figli e voglio essere la miglior madre possibile, devo prima di tutto prendermi cura di me stessa.” In questa parte del libro, ogni tanto, esce fuori il suo spirito americano, per me alcune volte eccessivo, come ad esempio ci suggerisce di fare un elenco dei nomi delle persone che non sono disponibili a sostenerci, a riconoscere i nostri meriti e a incoraggiarci. Dovremmo leggere questo elenco alcune volte, scrivere, poi, i nomi di chi ci sostiene, leggere anche questo elenco più e più volte e attaccarlo ad uno specchio o in un posto in cui riusciamo a trovarlo facilmente quando abbiamo bisogno della acqua fresca, refrigerante, dell’amore e del sostegno


CHE COSA


E’ l’analisi che dobbiamo fare per capire il cambiamento e non renderlo reversibile: “ vedere e riconoscere la verità su noi stessi e accettarla senza criticare è la pietra angolare della cura di sé” L’imperativo finale è insegnare ad altri come fare le cose che fanno bene. “ Imparare significa scoprire quello che già si sa. Fare significa dimostrare che lo conosci. Insegnare è ricordare ad altri che anche loro lo conoscono bene quanto te. Noi tutti impariamo, facciamo, e insegniamo” R. Bach, autore del Gabbiano Jonathan Livingston.




giovedì 17 marzo 2011

Primogeniti, mediani, ultimogeniti...M. Grose. Commento del dottor Ferrando



Vari fattori influenzano il carattere di un bambino e un fattore poco conosciuto ed abbastanza ignorato: è quello dell’ordine di nascita. Esistono studi che documentano che la personalità, il comportamento e la capacità di apprendimento, e di conseguenza probabilmente anche il posto nella società, risentono dell’ordine di nascita. E’ diverso essere primogenito, ultimogenito, mediano o figlio unico. Anche l’ordine di nascita dei genitori ha una influenza all’interno della famiglia.


Ovviamente l’ordine di nascita è uno dei fattori e non è matematico che i primogeniti siano necessariamente tradizionalisti, organizzati, responsabili, gelosi perfezionisti e sensibili alle frustrazioni mentre i nati successivi più collaborativi e accomodanti e i mediani accomodanti ,ma è più probabile che sia cosÏ.


Approfondire però questo fattore, l’ordine di nascita, può servire a capire meglio noi stessi, il comportamento dei nostri figli, dei nostri fratelli e/o sorelle e anche le complesse dinamiche delle sempre più frequenti e numerose famiglie "allargate" (con figli nostri e del partner) e certi comportamenti del nostro coniuge o partner (primogeniti più organizzati, ordinati, maniaci dell’ordine spesso permalosi, ultimo genitori più accomandanti, disordinati, spesso caotici).


La personalita è influenzata da tante variabili personali, costituzionali e familiari (l’influsso che la nostra famiglia ha su di noi può superare il tempo e colpirci profondamente quando pensiamo ormai di esserci lasciati ogni cosa alle spalle – Kervin Leman) e qui potremmo fare una diversione sull’importanza della buona educazione e sui danni della cattiva educazione: la più frequente è quella di minare il senso di autostima del bambino ignorandolo o rinfacciandogli in continuazione le sue debolezze o mancanze. Oppure alleviandogli tutti gli ostacoli e superandoli noi per lui/lei. Come genitori dobbiamo seguire questa massima: "non fare mai per i bambini le cose che sono in grado di fare da soli". Potrei dire che "sarebbero" in grado di fare da soli: in ambulatorio spesso vedo mamme in ginocchio davanti a figli adolescenti o quasi per allacciare o slacciare scarpe o che li aiutano a vestirsi. Quando lo faccio notare la giustificazione più frequentemente addotta è che sono lenti!!! Ovviamente quando sentono questo lo diventano ancora di più per cui riescono a schiavizzare i genitori anche nei banali atti di vita quotidiana.


Oltre all’ordine di nascita è importante la differenza di età tra i figli: una differenza di età inferiore a 2 anni può determinare un aumento della rivalità in quanto un fratello vicino di età può essere visto come una minaccia in quanto in grado di fare cose o suscitare reazioni nei genitori che mettono in ombra la superiorità del primogenito. Succede anche quanto nasce un fratellino magari ben accettato o tollerato fino a quando non acquisisce autonomia e si "impone" in famiglia soprattutto se di carattere gioioso e comunicativo rispetto a un primogenito magari più introverso e musone. La "competizione" spesso reciproca si accentua negli anni successivi man mano che l’ultimo nato acquisisce competenze. E qui nasce uno degli errori principali che un genitore può fare: il primogenito non ha magari un ottimo rendimento scolastico mentre la secondogenita ha ottimi risultati a scuola (non solo è anche socievole, sorridente e buontempona e simpatica) e il/i genitori lodano pubblicamente, di fronte ai figli, la seconda accentuando rivalità e gelosie e danno alla stima di se stesso del primogenito.


Se la differenza di età invece è oltre i 5-6 anni può accadere che si sentano due primogeniti.


Dinamiche particolari insorgono in alcune situazioni come la perdita di un fratello (da consigliare un supporto psicologico per queste famiglie), quando in famiglia ci sono bambini con bisogni speciali (disabilità, malattia cronica, malattia "rara": sono 8000 le malattie rare per cui come dice una loro associazione "siamo rari ma siamo tanti"), l’adozione soprattutto se l’adottato viene inserito in una famiglia con altri figli e se ha più di 2-3 anni (ma ogni situazione va valutata singolarmente nel suo dettaglio) e le già citate famiglie allargate e i gemelli (anche essi in aumento in quanto si hanno figli ad età più alte di decenni fa e i parti gemellari aumentano con l’aumentare dell’età materna oltre che per il maggior ricorso ai farmaci per la fecondità).


Pur con i limiti detti precedenza: l’ordine di nascita non è una regola matematica ma fornisce qualche indicazione di cui tenere conto…….insomma Vi consiglio la lettura di questo libro anche se avete un unico figlio definito come "primogenito senza fratelli" ed è stato definito "super primogenito" in quanto molti dei tratti dei primogeniti quali il perfezionismo, il conservatorismo e la mania del risultato risultano accentuati.


E’ necessario non essere troppo indulgenti nei confronti dei nostri figli; essere troppo protettivi significa negargli la possibilità di affrontare da solo i piccoli problemi e non sarà in grado di affrontarli adeguatamente da adulto e concedere tutto gli farà pensare che nella vita tutti gli concederanno quello che vuole, e sappiamo che non è così che va. Questo è ancora più valido e importante per il figlio unico.


Alberto Ferrando

lunedì 28 febbraio 2011

"Il nuovo bambino" Commento di Stefania Motta

Sono mamma da otto mesi e vorrei suggerire un libro che è diventato un "amico" da consultare nei miei momenti di dubbi o di curiosità.

L'autore è Marcello Bernardi, un grande pediatra italiano, e il libro si intitola "Il nuovo bambino" edito da Rizzoli.

Questo libro è stato scritto negli anni settanta e riaggiornato successivamente, ma è di un'attualità sorprendente.

Mi è stato compagno durante la gravidanza e fedele consigliere nei primissimi mesi di vita del mio bambino, quando i "perchè?" e i "come mai?" sono

all'ordine del giorno e tutte le persone intorno non fanno che infondere consigli su come si deve o non si deve fare per risolvere i piccoli problemucci

che ai neo genitori sembrano montagne insormontabili!

Questo libro è una guida da 0 a 11 anni, quindi è sempre sul mio comodino e lo sarà ancora per molto tempo.

Scivola via agevolmente e anzi fa sorridere mentre lo si legge e sembra quasi di sentire la voce rassicurante dell'autore che pacatamente ti solleva

dai dubbi o ti insegna a riconoscere e a stimolare il processo evolutivo del bambino.

Il solo ed unico protagonista del libro è lui, il bambino, nella sua meravigliosa avventura che è la vita,

nelle sue scoperte, nella sua dignità e nella sua libertà che noi adulti dobbiamo sempre rispettare.

La cosa più bella che mi insegna questo libro è di lasciar libero mio figlio di essere ciò che lui vuole essere, rispettandone la sua dignità di piccolo uomo,

mettendomi nei suoi panni e gioendo per le piccole vittorie di ogni giorno e riprovando instancabilmente dopo ogni piccola sconfitta.

Cito una frase dal libro: "Molte cose nel mondo di oggi possono sostituire parzialmente i genitori: la televisione, la radio, i libri illustrati- (ricordo che sono gli anni 70)-,

la scuola materna, ecc. Ma nessuna può sostituire l'affetto"....

Un caro saluto e spero che questo mio suggerimento possa giovare a tante altre mamme come me!

Stefania Motta

lunedì 21 febbraio 2011

"Ho sete per piacere". Commento di Gemma Migliaro

Questo libro mi è stato molto utile e ho prestato e /o regalato a giovani amiche e colleghe.
Si intitola "Ho sete per piacere " e l'autrice è Vittoria Moioli Sanese ( Casa editrice Marietti). Contiene, dopo una particolare introduzione, alcune conversazioni che l'autrice ha tenuto con genitori e la trascrizione di colloqui sempre con genitori nelle cui domande mi sono spesse volte riconosciuta.
I temi vanno dalla prima infanzia all'adolescenza e comprendono anche accenni al raporto dei genitori fra loro.
Spero che a qualcuno possa essere d'aiuto come lo è stato a me.
Cordiali saluti a tutti
Gemma Migliaro

lunedì 14 febbraio 2011

"Neonati maleducati" Commento del dottor Ferrando


NEONATI MALEDUCATI

Nella prefazione uno psicologo (Giuseppe Sparnacci) racconta di una domanda di una mamma che chiede cosa fare di suo figlio di 3 anni che alla sera esige il telecomando e fa vedere a tutti il programma che vuole lui. Il “piccolino” , a un certo punto, spegne la TV e dice “tutti a nanna”. La risposta data dallo psicologo è stata “lo chiami papà”!!! Genitori succubi dei desideri e voglie del bambino perché non hanno la forza di educare, cioè di dare regole e frustrazioni.

Regole, momenti di noia (che stimolano creatività e fantasia) desideri non realizzati frustrazione e anche dolore hanno un valore educativo, servono a crescere a formare individui per il futuro ad avere adolescenti temprati e pronti a reagire alle frustrazioni della vita.

Spesso i genitori cercano invece di evitare dolori e frustrazioni, a partire dai “no” che bisogna dare. Pensando di proteggere invece si danneggiano i bambini. Stiamo osservando sempre più che i bambini sono fragili, insicuri, poco dotati di autonomia e poco muniti di quelle fondamentali doti che rendono gli individui forti, liberi, capaci e sociali: la tolleranza e l’adattabilità.

I ritmi della nostra società, sempre più veloci e competitivi, creano stress e ansia e alcuni genitori trasferiscono, inconsciamente, questo sui figli con conseguenti paure e medicalizzazione da cui derivano vari problemi come un eccesso di consumo di farmaci oltre a creare nei bambini uno stato di ansia.

L’autore non si vergogna di ammettere che potrebbe risultare antipatico in quanto nel testo sarà duro, impietoso, ripetitivo e magari esagerato. Infatti anche il pediatra, come un genitore, che non può essere un amico o un compagno del figlio, che deve educare anche suscitando reazioni ostili o odio nel bambino quando è il caso, deve sostenere con determinazione, nei confronti dei genitori, una genitorialità e delle regole e non solo accontentare tutte le richieste.

E’ più facile per un genitore dire di si che negare qualcosa e così anche per un pediatra è più facile accontentare un genitore facendo quanto richiede: farmaci o esami in eccesso invece di cercare di capire “il perché” un bambino presenti alcuni disturbi. Sono sempre più frequenti in ambulatorio i bambini con disturbi ansiosi o depressivi che si manifestano con vari tipi di sintomi: mal di testa, mal di pancia, nausea, mancanza di appetito, disturbi del sonno, agitazione, disturbi del comportamento, scarso rendimento scolastico, disturbi dell’intestino ecc. o con altri quadri clinici. In questi casi è più facile e tranquillizzante dire che non è niente e che con una terapia di vitamine o integratori o blandi sedativi o erbe o medicine alternative o facendo un po’ di esami andrà tutto a posto, e a volte è così perché intanto il bambino può aver risolto la sua situazione ma certe situazioni non richiedono nulla di tutto questo ma considerazione del sintomo e del bambino e cercare di capire “il perché” o “che cosa” può essere successo. Un percorso che pediatra e genitore debbono affrontare insieme con fiducia e reciproca comprensione senza nascondersi, spesso tutti e due, dietro la negazione, la tranquillizzazione, il “passerà crescendo” o la somministrazione di farmaci o solo la somministrazione di farmaci . E’ più facile curare una patologia acuta anche importante come una broncopolmonite, e di maggior soddisfazione, che affrontare questi temi soprattutto quando il genitore vuole una rapida soluzione con qualche medicina (nota di Ferrando)



Carattere e personalità sono già presenti alla nascita (e probabilmente anche prima, nella pancia della mamma): questo non vuol dire rinunciare al dovere del genitore di dare una guida, esempio e formazione, insomma una educazione.

Il genitore deve tenere conto delle preferenze del piccolo ma è altrettanto giusto che non diventino una griglia stretta e immodificabile e anche un alibi per non fare alcune cose fatte “per il suo bene”: seggiolino in auto anche se piange, assumere farmaci se necessari, fare il bagnetto se non vuole, offrire vari cibi anche se ne vuole solo pochi.

I genitori dicono spesso “poverino perché farlo soffrire?”: l’educazione di un bambino non vuol dire accontentarlo in tutto se piange ma abituarlo a cose che non vuole fare (dormire, mangiare ecc. soprattutto se “mal”educato).

(Il significato della parola educazione viene dal latino e-ducere che significa letteralmente condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto. Si intende il processo attraverso il quale l'individuo riceve e impara quelle particolari regole di comportamento che sono condivise nel gruppo familiare e nel più ampio contesto sociale in cui è inserito. Può essere anche definita come l'atto, l'effetto dell'educare o come buona creanza, modo di comportarsi corretto e urbano nei rapporti sociali).

Nel libro si trovano varie considerazioni sul prolungamento dell’adolescenza, sul ritardo della scelta dell’età del matrimonio e dell’età a cui avere un figlio e poi vari utili capitoli su puricultura, febbre ecc. ecc.


Il libro è scritto in maniera semplice e comprensibile con consigli di tipo educativo (vedi capitolo “Poverino perché deve soffrire” e “Le Nutelle della vita”) e pratico.

CITO ALCUNE PARTI PRATICHE:

  • Bellissima questa parte che Vi ricopio sul famigerato e TROPPO USATO sondino rettale nel capitolo delle Coliche gassose su cui scherzando scrive “Credo che i neonati di oggi non ne possano più di essere calmati col sondino rettale e ormai è un passaparola: alla prima rettale che gli capita al pronto soccorso…tutti zitti, basta piangere, c’è rischio che i genitori quell’arnese infernale se lo portino anche a casa”.

  • CAPITOLO:DARE I NUMERI: LA BILANCIA OSSESSIVA: “un consiglio per i neogenitori (ovviamente di un bambino nato a termine e sano, nota mia): non lasciate entrare le bilance nelle vostre case….

  • NON MANGIA NULLA: tanti spunti e poi altri utili capitoli: sul ciuccio. , sulla sterilizzazione (pulizia, Lavare le mani!!! Questo è utile)

  • Nel capito “RAFFREDDORI MOSTRUOSI” qualche considerazione su cui ragionare sulla moda delle medicine alternative e in “TUTTI SOTT’ACQUA” utili consigli su come non svenarsi con i lavaggi nasali (flacone di soluzione fisiologica, siringa e un contagocce).

  • PANICO DA FEBBRE : MAI SPUGNATURE FREDDE ma tiepide

  • Altri utili consigli e si conclude con un invito alla lettura…..il problema è però con chi non legge. Infatti spesso mi sento dire: mi dica lei dott. io non ho tempo per leggere (ma magari per vedere L’isola dei famosi p il grande fratello si). Se siete arrivati fin qui…continuate a leggere. Ritengo la lettura un “cibo per la mente” nostra e dei nostri figli.


Alberto Ferrando


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