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martedì 9 aprile 2019

NON MI MANGIA: nutriamo la mente e non la "panza"

NON MI MANGIA:nutriamo la mente e non la "panza".
Frase sempre frequente applicata a dei poveri bambini che mangiano quello e quanto hanno bisogno e non quello e quanto vorrebbero i genitori.
Bambini normopeso o "magretti", vivacissimi e sottoposti a diete calate dall'alto (da genitori, nonni e anche da pediatri) che variano dalle iperproteiche alle ipoproteiche alle quantità rigide e, come se non bastasse, ridotti a diventare dipendenti da TV o filmati su IPAD o smartwatch per raggiungere l'obiettivo: ingozzarli.
Colpa anche nostra, di noi pediatri che anni e decenni fa focalizzavamo l'attenzione qu quanto dovevano mangiare in podo rigido: il bambini va nutrito.
Il nutrimento più importante, cari genitori,  non sono gli alimenti.
Dobbiamo nutrire anche la mente, l'intelletto, il cervello. Lasciare spazio all'inventiva e alla creatività.
Liberiamoci del concetto che il bambino "cicciotto" e che mangia è in salute e se non mangia...chissà. Liberiamoci dall'idea che il bambino non è altro che un tubo digerente da riempire a tutti i costi e basta che mangi...lo riempio di porcherie, (rumenta in genovese, garbage in inglese).
Come nutro la mente? In positivo con la lettura, la musica (le canzoncine e varie melodie), crescendo anche con la danza e sempre la lettura (vedete www.natiperleggere.it) , la danneggio con l'uso, soprattutto se eccessivo, di TV e strumenti digitali.
Tratto dal mio libro "Come nutrire mio figlio"  
COSA FARE SE  MIO FIGLIO NON “MI MANGIA”
 Dottore mio figlio “non mi mangia”. Questa è una frase usata da alcune mamme appena entrano in studio. Il pediatra guarda il bambino, un simpatico marmocchio che non sta fermo un momento e che, anche quando sta fermo per la visita muove le gambe o le braccia, insomma un concentrato di forza, di energia e di vitalità.
Il pediatra pesa e misura il bambino e, nella maggior parte dei casi, il peso e l’altezzarisultano nella norma per l’età. I genitori o la mamma e la nonna si guardano sbigottiti e dicono che non è possibile perché il bimbo non mangia niente, o quasi.
Questa è una situazione che capita abbastanza frequentemente nell’ambulatorio del pediatra. Bambini molto vivaci che a tavola “non danno soddisfazione” ai genitori. Anche il termine non “mi mangia” sta a significare non mangia “per me”, ma il bambino, cari genitori, non deve mangiare per voi, ma per se stesso. 
All’inizio dello svezzamento è piuttosto frequente che il bambino non voglia mangiare perché ha bisogno di conoscere le novità, provare a gustare i cibi.  Non bisogna preoccuparsi se il bambino è nervoso, non apre la bocca, gira la faccia dall’altra parte, rifiuta il cucchiaino. In queste situazioni che si presentano frequentemente lasciate stare, non insistete, non distraetelo con giochi. A volte può capitare che il bambino si tranquillizzi se gli viene offerto il seno o il biberon e prende la poppata consolatoria.
Ci possono essere anche dei motivi che sono alla base del rifiuto dl cibo quali, ad esempio:
·     E’ stanco, non ha voglia di mangiare, si strofina gli occhi e ha voglia  di dormire.
·     Non sta bene perché sta incubando qualche malattia.
·     Stanno arrivando i denti e ha le gengive infiammate e quindi è intollerante al caldo e al freddo.
·     L’arrivo di un fratellino o di una sorellina.
·     Un cambiamento nella routine quotidiana o la partenza per una vacanza, un trasferimento di città, ecc.
·     A volte l’ambiente non gli è confacente perché troppo rumoroso o carico di tensione.
·     In quel momento non ha fame.
·     La pappa non gli piace perché è troppo densa o troppo liquida e ha difficoltà ad ingurgitarla.
·     Hanno già assunto alimenti fuori pasto e a tavola non hanno più fame.
Ci sono bambini che mangiano in abbondanza e riescono a mantenere un peso nella norma, altri che tendono ad avere la “pancetta” già nei primi anni di vita ed altri (versione non “mi mangia”) che manifestano poco interesse per il cibo ma che, andando a vedere quanto cibo introducono, mangiano a sufficienza anche se in modo disordinato praticando diete scorrette.
Ci sono piccoli despoti i cui genitori, pur di vederli mangiare, instaurano una specie di “coprifuoco” in casa e vivono nell’ansia continua del cibo che diventa l’argomento di conversazione e di conflitto principale tra loro, tra loro e i nonni. 
I bambini, che in questo modello “non mi mangia” sono costituzionalmente di scarso appetito, ne approfittano per ridurre queste famiglie in totale schiavitù e per far mangiare il bambino adottano  diete improprie dove prevalgono cibi preconfezionati e fritti (anche 3-4 volte alla settimana patatine fritte o milanese). 
Alcuni di questi bambini si mettono a mangiare quando vanno all’asilo, altri, la maggior parte, non mangiano neanche all’asilo per cui le mamme richiedono diete “speciali” o chiedono al pediatra di inventare malattie inesistenti per fargli preparare quelle poche cose che il bambino mangia.
Queste famiglie fanno contenti i produttori di farmaci, vitamine, integratori, pappe reali, erbe ecc. che vengono somministrati in quantità. Anni fa ho visto in un albergo una mamma che somministrava religiosamente al figlio di 6-7  anni, magro e vivacissimo, a tavola, 5-6 tipi diversi di “prodotti”, il padre guardava con aria triste la moglie e il figlio e un giorno è uscito con la frase “con tutta sta roba che prende mio figlio dovrebbe essere come Schwarzenegger”.
Un equivalente al non mangiare è quello di passare ore ed ore a tavola “mangiando” (si fa per dire) davanti a un piatto di cibo. 
Un consiglio ai genitori è di parlare con il Pediatra di alimentazione ma non solo anche di altri problemi come i disturbi del sonno, la regolarità dell’intestino e i problemi comportamentali ma mai davanti al bambino.
Il pediatra vi darà dei consigli sui comportamenti da tenere e molte meno medicine (anzi spesso nessuna medicina) di quanto vogliate.
Nelle visite il Pediatra valuterà lo stato di salute del bambino e la curva dell’accrescimento. Per i problemi alimentari è opportuno non parlarne davanti al bambino mai, e  in una visita successiva stabilire, se non sono presenti problemi di salute, se il bambino mangia adeguatamente in base ad un  diario alimentare e  quale strategia adottare.

Prevenzione: corretti stili di vita si assumono fin dallo svezzamento. Rimando al capitolo per consigli utili validi anche per età successive

In passato, si somministrava ai bambini che non mangiavano dei farmaci. Decenni fa veniva usato addirittura un farmaco, l’isoniazide, utilizzato per la cura della Tubercolosi. Qualche anno fa era in auge un farmaco nato come antiallergico (ciproeptadina) i cui effetti collaterali erano sonnolenza ed aumento dell’appetito. A volte faccio fatica a convincere alcuni genitori che è innaturale dare un farmaco, tra l’altro poco sperimentato nel bambino, per sfruttare degli effetti collaterali (aumento dell’appetito e sonnolenza).

Quanto avviene era stato ben descritto da Brenneman (1932) e riportato dal pediatra inglese Illingworth nel  libro Il bambino normale (1991): 
“In numerosissime famiglie ha luogo una battaglia quotidiana. Da una parte, l’esercito avanza lusingando, scherzando, esortando, facendo moine, ingannando, raggirando, supplicando, svergognando, rimproverando, brontolando, minacciando, corrompendo, castigando, segnalando e dimostrando la bontà del cibo, piangendo o facendo finta di piangere, facendo lo stupido, cantando una canzone, raccontando una storia, mostrando un libro di disegni, accendendo la radio, suonando il tamburo ogni volta che il cibo entra nella bocca, nella speranza che continui a scendere invece di risalire, facendo anche ballare una tarantella alla nonna…….. (tutti procedimenti frequenti nella vita reale e osservati giornalmente)”. 

Due interpretazioni vengono subito alla mente:
-      Bambino vittima in quanto il bambino si difende come meglio può, prendendo tempo, serrando le labbra, raccogliendo tutto in bocca o vomitando”. 
-      Bambino tiranno che difende  la fortezza, negandosi alla resa o patteggiandola alle sue condizioni. Ricordate il bambino è sempre quello che soffre di più in questo conflitto.
Probabilmente sono due fasi successive: prima il bambino si difende e poi ottiene quello che vuole e diventa un tiranno. 

La frase “Mio figlio non mi mangia”, “Mio figlio mangia pochissimo”, “Non so come faccia a stare in piedi”: sono  spesso dette da mamme, papà e nonni. Quanta ansia viene alle mamme dei bambini di uno-tre anni che non vogliono mangiare! 
Al giorno d’oggi abbiamo due problemi emergenti che si manifestano in età pediatrica e tra questi non c’è il “problema” del bambino che non mangia:
-      Eccesso di peso e obesità
-      Disturbi del comportamenti alimentare. Tra queste l’anoressia nervosa che compare in età sempre più precoci , la bulimia nervosa e altri disturbi (vedi capitolo)

COSA NON FARE PER OBBLIGARLO A MANGIARE

1.   Non obbligare tuo figlio a mangiare. 
2.   Non fare l’aereoplanino con il cucchiaio
3.   Non usare inganni
4.   Non  fare paragoni con fratelli, sorelle o amici
5.   Non colpevolizzare (tipo “ci sono bambini nel mondo che muoiono di fame”)
6.   Non  distrarre il bambino con giochi, TV, smartphone e tablet 
7.   Non pregare (“ non fare questo alla mamma!”)
8.   Non Supplicare, promettere (“ se mangi tutto ti …….”),
9.   Non minacciare (una mamma mi aveva detto che aveva trovato il modo per far mangiare il bambino……dopo una sberla si metteva a mangiare).
10.Non dare il ciuccio dopo ogni cucchiaio o preparare dei biberon con, oltre al latte biscotti, omogeneizzati di carne o uovo. 

Cosa fare per farlo mangiare
1.   Dimostrare sempre serenità, non urlare tanto non serve a nulla.
2.   Spiegare al bambino quando è il momento di lasciare i giochi per venire a tavola.
3.   Non mettere fretta al bambino: il cibo per lui rappresenta una novità e quindi ha necessità di tempo per assaporare i gusti.
4.   Far rispettare gli orari dei pasti e, nel caso richiedesse qualcosa prima evitate di darglielo, ma cercate di distrarlo per farlo mangiare agli orari che sono stati decisi in precedenza.
5.   Dare il buon esempio a tavola. Il bambino ha come modello i suoi genitori.
6.   Cercare di prevenire eventuali crisi e dopo, quando ha finito, riproporre nuovamente il pasto.
7.   Ad alcuni bambini non piacciono  alcuni sapori. In questo caso proporre alimenti preparati in maniera diversa.
8.   Preparare piattini dove il bambino possa assaggiare con le mani il cibo.
9.   Cercare di coccolarlo anche a tavola con la vostra presenza.
10.Non imporre il cibo per forza, quando avrà fame sarà lui a chiedere.

Domande

Perché alcuni bambini rifiutano il cibo?

Il rifiuto del cibo spesso è legato a una fase della crescita del bimbo, soprattutto nella fase dell’età tra i 2 e i 3 anni. In questa fascia d'età, il bambino costruisce la sua identità e cerca di affermarsi in tutti i modi possibili, anche  attraverso l'opposizione. Bisogna comprenderlo e capire che ricerca autonomia e non forzare.

 Se non vuole provare un cibo nuovo cosa devo fare?
Non insistere ma poi riprovarci offrire vari tipi di cibo, invitando il piccolo a scoprire gusti diversi. “Se lui rifiuta e non ne vuole proprio sapere in quel momento, è bene accettarlo e non insistere”.
Ma attenzione, prima di decretare, per esempio, che non gli piace 'assolutamente' un cibo, occorre proporle almeno altre 10 e più volte nei pasti successivi”.

Cosa devono fare i genitori per il bambino?
Dare il buon esempio e sorridere. Il bimbo vi guarda e i genitori debbono dare l’esempio (non solo per l’alimentazione). 
Quindi, se il genitore sorride mentre mangia le verdure e mostra di apprezzarle, anche il figlio sarà più propenso ad assaggiarle. Insomma, non dimentichiamo che tutto è molto legato alla relazione adulto e bambino”.

Il coinvolgimento del papà è importante per la crescita del bambino?
E’ bene che il papà venga coinvolto nell’alimentazione per il ruolo di guida che ha man mano che il figlio cresce e anche perché  la mamma, per motivi di lavoro, può non essere sempre presente. 

E’ corretto destare curiosità nel bambino per invogliarlo a mangiare?
Si, bisogna destare curiosità e interesse. (a nulla serve dire che se mangia cresce o che la sorella mangia quel cibo o che i bambini poveri lo mangerebbero).

La bilancia va sempre usata regolarità?
Si consiglia di usare poco la bilancia: alcuni bambini crescono meno di altri che sembra che lievitino. Con l’allattamento al seno, in genere, l’accrescimento è meno “rigoglioso” che con il latte in polvere.

sono una mamma sufficientemente disperata, per parafrasare Winnicott. Ho un bambino di quasi 11 mesi che non mangia nulla. Come dice Piermarini, "ho fatto l'errore di ricadere nei vecchi schemi e rovinare tutto", visto che dopo mesi di "autosvezzamento" non mangiava quasi nulla. So che la responsabilità è mia e vivo di sensi di colpa, anche a causa delle mie due ultime settimane di tentativi fra il nervoso e il disperato, da mamma sola e senza una guida. Guardando indietro, forse qualche minimo passo in avanti lo stava facendo, ma non ho rispettato i suoi tempi. Adesso non ha fiducia in me e rifiuta subito il cibo. C'è modo di rimediare o avrà problemi col cibo per sempre?


Cara mamma sufficientemente disperata
Il primo problema da risolvere è liberarsi dal senso di colpa. Ci sono bambini che mangiano per sopravvivere e non è colpa di nessuno. Se mangia poco per lei ci sono due possibilità: ridurre le sue aspettative su quanto deve mangiare o insistere. Se insiste si crea un alterato rapporto con il cibo per cui la risposta giusta è la prima.
Se sua figlia sta bene, cresce, è vivace, il pediatra la trova in salute accetti la sua bimba per come è e riguardo al cibo aspetti che sia lei a richiedere e butti l'ansia e lo stress nella pattumiera di casa. Non può aver creato alcun danno ma non insista. Le tecniche che le consiglio sono "osservare senza reagire" : prepari da mangiare come consiglia Piermarini e lasci che decida lei senza forzare e anche se digiuna cerchi di ignorare e di sorridere. L'altra è la "congiura del silenzio": non si parla di cibo davanti alla bambina e neanche tra voi.
E ora buon ..digiuno e via  l'ansia e lo stress a tavola e anche fuori da tavola e usi , come vedi sa usare, un pò di ironia


DA RICORDARE:
I bambini piccoli, nel momento in cui non vengono   limitati nell’assunzione del cibo, introducono un quantità di calorie costante ogni giorno anche se con notevoli variazioni da poppata a poppata.
La responsabilità  principale dei genitori è quello di offrire una varietà di alimenti sani.  La responsabilità di scegliere tra gli alimenti offerti e la quantità degli stessi non spetta ai genitori ma al bambino.


Bibiografia e webgrafia
Fate la pappa  - Mirella Cerato Edizione Mandragora 2008
Il mio bambino non mi mangia González, Carlos .: Consigli per prevenire e risolvere il problema: 12 (Educazione pre e perinatale). Bonomi Editore. Edizione del Kindle.
Come crescere mio figlio
Aiutare i genitori a crescere i figliNardone
Un Pediatra per amico. www.uppa.it
L’alimentazione complementare responsiva. Una Guida allo svezzamento per educatori e operatori sanitari dell’infanzia. Maurizio Iaia. Il Pensiero Scientifico Editore, 2016
Calvi, Silvia; Trapani, Gianfranco. La dieta dei primi 1000 giorni (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 1239-1249). MONDADORI. 
Alberto Ferrando “Come crescere mio figlio”, LSWR, 2015










martedì 13 novembre 2018

Nati per leggere alla Biblioteca De Amicis

Nati per leggere alla Biblioteca De Amicis
Quando si inizia a far leggere i bambini?? Dai primi mesi di vita: leggi articolo qui sotto. La lettura è un nutrimento del cervello. La musica??? Anche e si inizia ancora prima....
Lunedì 19 novembre 2018 alle ore 16.00, in occasione della settimana nazionale NpL, si inaugura Coccole e libri, un ciclo di incontri Nati per Leggere per bambini e genitori.

Ogni mese, la Biblioteca De Amicis, ospiterà uno spazio gratuito dedicato ai bambini da 0 a 6 anni e alle loro famiglie per promuovere e condividere il piacere della lettura fin dal primo anno di vita. Un momento per confrontarsi, sperimentare la lettura ad alta voce, scegliere e commentare insieme libri di qualità.
Gli incontri saranno curati dai volontari NpL Liguria e per l'inaugurazione sarà presente anche il Direttore Scientifico della Biblioteca De Amicis Francesco Langella.

Vi aspettiamo presso lo spazio morbido della Biblioteca De Amicis!

Per partecipare occorre prenotare ai numeri della biblioteca (0105579560)

Un ringraziamento a Rivara, bottega storica genovese di arredamento per la casa che ha fornito alcuni materiali per accogliere al meglio i bambini e le loro famiglie in biblioteca

-- 

Comune di Genova - Area Servizi alla Comunità
Direzione Beni Culturali e Politiche Giovanili
Biblioteca per ragazzi "E. De Amicis"
Porto Antico - Via Magazzini del Cotone
1. modulo 2. piano - 16128 Genova
www.bibliotechedigenova.it
e-mail: deamiciseventi@comune.genova.it
tel. 0105579560

LEGGETE AI BAMBINI:
A GENOVA INFORMAZIONI NELLE BIBLIOTECHE COMUNALI A PARTIRE DALLA BIBLIOTECA DE AMICIS. Altre informazioni
www.natiperleggere.it
www.leggerepercescere.it
L’INIZIATIVA DI LEGGERE DEI LIBRI AI BAMBINI, fin dall’età di 6 mesi di vita era stata avviata  in Gran Bretagna e negli Usa. 
I pediatri americani hanno verificato quanto beneficio possa esserci nella lettura a voce alta: lo chiamano "fattore protettivo" e anche "preventivo" là dove vi sono dei disagi. 
In Italia, invece, l’iniziativa è partita diretta a tutti i bambini in quanto i potenziali benefici sono sui rapporti interfamiliari e  perché viene favorito il dialogo tra bambini ed adulti. 
La lettura diventa uno strumento di comunicazione tra famiglia e bambino e diventa un momento di stare insieme, di condivisione,  di dialogo, di esperienza e di sentimenti. I pediatri possono avere un ruolo positivo nell’aiutare i bambini a crescere amando i libri e i genitori a trasmettere il piacere della lettura infatti già a cinque o sei mesi i bambini mostrano interesse verso le immagini dei libri illustrati e a quell’età i loro genitori sono particolarmente recettivi verso le informazioni fornite sullo sviluppo dei bambini. 
Un altro beneficio è una migliore capacità del bambino di interpretare il testo letto, e quindi anche un miglior successo scolastico. Inoltre nelle famiglie che praticano questa attività si comprano anche più libri per gli adulti. Promuovere la lettura ad alta voce ai bambini, molto precocemente, è utile perché è documentato che questa prassi ha effetto sullo sviluppo cognitivo e sul consolidamento del rapporto con i genitori. 
Leggere ai bambini piccoli, prima dei 5 anni, anche se non seguono la storia, aiuta piano piano a familiarizzare col libro in un modo piacevole, questo per il futuro, e nell'immediato sarà di giovamento al rapporto con i genitori. 
Per ovviare alla dichiarata mancanza di tempo di molti genitori si può consigliare loro di dedicare alla lettura almeno il periodo che precede l’addormentamento del bambino, stabilendo così delle precise abitudini per facilitare il sonno. Durante la lettura i genitori possono rendersi conto dell’interesse, delle espressioni e dei comportamenti dei propri figli molto più che durante il gioco libero. La lettura ripetuta può, inoltre, prevedere percorsi di complessità crescente: dalla semplice definizione degli oggetti rappresentati nel libro, alla classica lettura-racconto, fino alla creazione di favole che il bambino può inventare partendo dai materiali presenti nelle pagine del libro
Per favorire questa iniziativa si è creata una rete con  istituzioni comunali dedicate ai bambini, nelle biblioteche per ragazzi, nelle biblioteche scolastiche, in quelle di quartiere, nelle amministrazioni comunali; l’iniziativa si è anche diffusa negli ospedali pediatrici. 
Vantaggi della lettura ad alta voce
•        crea l’abitudine all’ascolto
•        aumenta i tempi di attenzione
•        accresce il desiderio di imparare a leggere
•        è un’esperienza molto piacevole per l’adulto e il bambino

Quando leggere con i vostri bambini
•        potete riservare alla lettura un momento particolare della giornata – prima del sonnellino o della nanna, dopo i pasti, magari scegliendo dei momenti durante i quali siete entrambi più tranquilli
•        se il bambino si agita o è inquieto non insistete
•        approfittate dei momenti di attesa – durante un viaggio, dal medico, in coda presso un ufficio pubblico
•        la lettura sarà di conforto al vostro bambino quando è malato

Come condividere i libri con i vostri bambini
•        scegliete un luogo confortevole dove sedervi
•        recitate o cantate le filastrocche del suo libro preferito
•        cercate di eliminare le altre fonti di distrazione – televisione, radio, stereo
•        tenete in mano il libro in modo che il vostro bambino possa vedere le pagine chiaramente
•        fategli indicare le figure
•        parlate delle figure e ripetete le parole di uso comune
•        leggete con partecipazione, create le voci dei personaggi e usate la mimica per raccontare la storia
•        variate il ritmo di lettura – più lento o più veloce
•        fategli domande: cosa pensi che succederà adesso?
•        lasciate che il bambino faccia le domande e cogliete l’occasione per parlare
•        fate raccontare la storia dal vostro bambino
•        lasciate scegliere i libri da leggere al vostro bambino
•        rileggetegli i suoi libri preferiti anche se lo chiede spesso

E ricordate
•        se voi amate la lettura il bambino lo sentirà e l’amerà anche lui
•        mettete a disposizione del vostro bambino quanti più libri possibile, portandolo anche in biblioteca


CONSIGLI  GENERALI AI GENITORI PER LA SCELTA DELLA LETTURA AI BAMBINI IN BASE ALL’ETA’ E ALLE CARATTERISTICHE DEL BAMBINO:
Queste brevi indicazioni possono servire a seguire e comprendere lo sviluppo del bambino. I bambini seguono percorsi di sviluppo anche molto diversi e con tempi diversi: alcuni bambini iniziano a camminare e a dire le prime parole prima e altri dopo, alcuni possono iniziare a fare una cosa prima di un’altra e così via. Queste indicazioni sono tutt’altro che rigide e i tempi reali dei bambini possono variare rispetto a quelli indicati. Il  pediatra  potrà spiegare queste cose nel corso delle visite di controllo dei primi anni di vita e potrà chiarire eventuali dubbi.

Leggere ad alta voce
•        crea l’abitudine all’ascolto
•        aumenta i tempi di attenzione
•        accresce il desiderio di imparare a leggere
•        è un’esperienza molto piacevole per l’adulto e il bambino

Quando leggere con i vostri bambini
•        potete riservare alla lettura un momento particolare della giornata – prima del sonnellino o della nanna, dopo i pasti, magari scegliendo dei momenti durante i quali siete entrambi più tranquilli
•        se il bambino si agita o è inquieto non insistete
•        approfittate dei momenti di attesa – durante un viaggio, dal medico, in coda presso un ufficio pubblico
•        la lettura sarà di conforto al vostro bambino quando è malato

Come condividere i libri con i vostri bambini
•        scegliete un luogo confortevole dove sedervi
•        recitate o cantate le filastrocche del suo libro preferito
•        cercate di eliminare le altre fonti di distrazione – televisione, radio, stereo
•        tenete in mano il libro in modo che il vostro bambino possa vedere le pagine chiaramente
•        fategli indicare le figure
•        parlate delle figure e ripetete le parole di uso comune
•        leggete con partecipazione, create le voci dei personaggi e usate la mimica per raccontare la storia
•        variate il ritmo di lettura – più lento o più veloce
•        fategli domande: cosa pensi che succederà adesso?
•        lasciate che il bambino faccia le domande e cogliete l’occasione per parlare
•        fate raccontare la storia dal vostro bambino
•        lasciate scegliere i libri da leggere al vostro bambino
•        rileggetegli i suoi libri preferiti anche se lo chiede spesso

E ricordate
•        se voi amate la lettura il bambino lo sentirà e l’amerà anche lui
•        mettete a disposizione del vostro bambino quanti più libri possibile, portandolo anche in biblioteca





A 6 mesi il bambino 
•        prende gli oggetti, li segue con lo sguardo se cadono
•        inizia a gorgheggiare e ad emettere i primi suoni vocalici
•        è attratto dalle foto e dalle figure del libro che cerca di prendere e di “mangiare”
•        ama le routine (es. la lettura della storia prima della nanna)
Ai bambini piacciono le ninne nanne che accompagnano il suono della parola al movimento del corpo, al contatto fisico, alle sensazioni olfattive e visive, e, talvolta, anche gustative. 

A 9 mesi il bambino
•        sta seduto e si tiene eretto appoggiandosi
•        afferra meglio gli oggetti, li ispeziona e li morde
•        comincia a ripetere suoni sillabici (ba-ba)
•        gioca a nascondino (cucù-sette)
I libri a questa età e fino a 12 mesi  devono essere possibilmente resistenti, atossici, con colori vivaci e oggetti familiari o figure di bambini. 

A 12 mesi il bambino
•        si muove a carponi e inizia i primi passi 
•        cerca gli oggetti nascosti 
•        inizia a dire le prime parole (ma-ma, pa-pa)
•        tiene il libro, aiutato, e gira più pagine alla volta
I libri devono essere robusti e maneggevoli. Le figure preferite riguardano azioni familiari (mangiare, dormire, giocare) e piccoli animali, mentre i testi preferiti sono ad es. le filastrocche. Il contatto fisico con l’adulto è fondamentale.

A 15 mesi il bambino
•        cammina piano con incertezza
•        osserva le espressioni dei genitori per essere approvato nelle sue esplorazioni
•        ripete e imita le espressioni (sorpresa, negazione)
•        non ha la pazienza di stare seduto a lungo
Ai bambini piacciono il libri  con frasi brevi e facili, che il bambino possa imparare ad anticipare.


A 18 mesi il bambino
•        cammina più sicuro
•        costruisce una torre con tre o più elementi
•        indica gli oggetti desiderati con l’indice
•        ha un vocabolario di diverse parole
•        imita il linguaggio calcando sull’intonazione
Ai bambini piacciono libri che parlano di  animali (con versi buffi e rumori), di bambini, delle cose di ogni giorno, con frasi brevi e semplici.

A 24 mesi il bambino
•        corre, ma l’equilibrio è ancora precario
•        indica le parti del corpo
•        ha un vocabolario di alcune decine di parole e inizia a combinare due parole in ogni frase
•        trascina i libri in giro per la casa e “legge” alle bambole
Ai bambini piacciono le storie che danno l’opportunità di identificarsi con i personaggi, che raccontano prove da superare, che fanno ridere. Quando si passeggia con il bambino gli si possono leggere anche le scritte, i cartelli e i segnali.

A 30 mesi il bambino
•        sale e scende le scale autonomamente
•        ha un vocabolario in rapida espansione 
•        ha intenti comunicativi e comprende molto di più di quanto è capace di esprimere
•        inizia a rappresentarsi in un’attività che ha fatto o che farà
•        si veste da solo
Ai bambini piacciono storie di bambini della loro età che narrano momenti di vita comune (andare a scuola o dal dottore), di amicizia, di fratelli o sorelle, ma anche libri fantastici, avventurosi. I testi devono essere semplici, o si possono semplificare, in modo da poter essere memorizzati, “letti” autonomamente, o in modo che il bambino possa concludere la frase iniziata dall’adulto. Le fiabe tradizionali (e in particolare quelle “del perché” - animali parlanti che spiegano le cose) aiutano anche a proiettare all’esterno le paure e le emozioni che il bambino ha dentro di sè. Al bambino piace scegliere la storia e gli piace anche farsela leggere molte volte.

Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza giovanile

  Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza  giovanile Quella notte a Milano non è cominciata sabato pomeriggio. È cominciata a...