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sabato 10 ottobre 2015

Quali scarpe per i bambini? Poesia di Pablo Neruda

Quali scarpe per i bambini?
Poesia  di Pablo Neruda:

Al piede dal suo bambino

Il piede del bimbo non sa ancora di essere piede,
e vuole essere farfalla o mela.
Ma presto i vetri e le pietre,
le strade, le scale,
e i cammini della dura terra
insegnano al piede che non può volare,
che non può essere frutto rotondo sul ramo.
Il piede del bimbo allora
è stato sconfitto, è caduto
in battaglia,
è stato fatto prigioniero,
condannato a vivere in una scarpa.

Nei primi mesi di vita il piede del lattante si comporta come un organo di senso infatti il bambino  esplora l'ambiente circostante e riceve informazioni di tipo termico, tattile e dolorifico. Dal 5-6 mese di vita esplora l’ambiente circostante con i piedi che si osserva e si porta alla bocca. 
Pertanto, sotto i 9-10 mesi di vita, non bisogna sottrarre al piede la sua sensibilità e le scarpe servono  come mero ornamento o come protezione dal freddo in quanto il lattante non è  grado di produrre il passo e quindi l'andatura, 
Dopo tale età la scarpa deve possedere determinati requisiti anche se dobbiamo ricordare  che la funzione principale della scarpa è quella di proteggere il piede dallo sporco, dalle asperità del terreno e dal freddo e di rispettare l’anatomia del piede come spieghiamo qui sotto. 
Appare fondamentale scegliere la scarpa della misura giusta: con il bambino in piedi, premendo sulla punta della scarpa deve rimanere circa 1-1,5 cm oltre l’alluce (equivalente di circa 1 dito messo di traverso).
Ricordate che il piede del bambino cresce rapidamente soprattutto nei primi 3-4 anni di vita, quasi ½ cm al mese per cui le scarpe vanno cambiate ogni 2-3 mesi. Cercate quindi di comprare delle “buone scarpe” ma senza spendere troppo e non fatevi ingannare da chi vi sostiene che la scarpa più cara è quella che farà camminare meglio il bambino.
E’ assolutamente sconsigliato comprare scarpe troppo grandi in quanto il piede sarebbe poco sostenuto ed avrebbe meno stabilità. Inoltre, se il piede “sfrega” nella scarpa  troppo larga si possono formare delle “vesciche” dolorose.
Quando la scarpa è piccola il bambino, oltre a camminare male, a punte in dentro, può subire dei danni alle unghie, e intorno alle stesse.
Non vanno neanche bene le scarpe usate, e spesso “sformate” del fratellino più grande.
E’ assolutamente da evitare l’uso, senza indicazione da parte del pediatra o dell’ortopedico, di scarpe correttive o preventive in quanto il piede “normale” non ha bisogno di essere corretto nella sua evoluzione.
La scarpa correttiva deve essere utilizzata solo in presenza di una patologia in atto e dopo una accurata valutazione ortopedica in quanto non può essere standardizzata ed ogni anomalia ha bisogno della “sua” correzione.
Le scarpe debbono avere un certo sostegno posteriore al calcagno, non dovra' essere ne' troppo rigida ne' eccessivamente morbida, dovra' avere una certa copertura posteriore, una tomaia confortevole ma pesante e protettiva in inverno , logicamente leggera in estate e che permetta  la normale traspirazione.  
La rigidita'della scarpa deve permettere un modesto piegamento della punta (e' da escludere quella che  si piega completamente) così si potra'  aiutare il bambino nei suoi iniziali tentativi di portarsi in piedi da solo e a produrre i primi passi autonomamente.
Cio' potra' avvenire tra i 9 e i 12 mesi,oppure (e spesso c'e' anche una familiarita') tra i 13 e 15 mesi, attenzione pero' che un ritardo di questo limite puo' essere anche dovuto a una situazione patologica e i genitori debbono comunicarlo al pediatra che, durante il “bilancio di salute” , escludera' con tranquillita' eventali patologie sottostanti.
Il piede del bimbo da uno a tre anni e' un piede  piuttosto lasso (cioe' morbido),con una volta plantare che va a formarsi nel tempo, e' quindi spesso "fisiologicamente" piatto.
E'  noto che  nei mesi caldi  fa bene camminare scalzi in spiagge sia sabbiose che ghiaio-pietrose per favorire il rinforzo  della muscolatura intrinseca del piede, non e'molto salutare invece camminare senza scarpe su pavimenti lisci,come quelli delle  case di oggi soprattutto in presenza di  familiarita' per piattismo del piede.
In questo caso e' utile  segnarla al pediatra che esaminera' ,eventualmente con certi ausili ( per es. podoscopio) l'impronta plantare ,tempo ideale e'  sui 3 anni di  età.
Sotto i 3 anni di età ci si deve preoccupare solamente di gravi forme di piattismo, spesso associato ad altre anomalie.
Ricordiamo che, fino a 3 - 4  anni, circa l’80% dei bambini ha i piedi piatti, dai 3 ai 6 anni la percentuale scende al 50%. La maggior parte di bambini si normalizzerà spontaneamente mentre una minoranza manterrà il piattismo che è presente circa nel  15% degli adolescenti e nel 5% degli adulti.
Il trattamento del piede piatto dipende dalla gravità del piattismo che viene distinto in tre gradi. Nelle forme più lievi, di primo grado, si può aspettare l’evoluzione spontanea programmando periodici controlli, nelle forme più accentuate si può ricorrere ad una correzione ortopedica (plantare)  per tentare di offrire un sostegno al piede. Dobbiamo comunque ricordare che nessun rimedio con scarpe o plantari può correggere un piede piatto per una “iperlassità legamentosa” (cioè per legamenti troppo morbi ed elastici) che è la causa principale della persistenza del piattismo.
Dopo i 6 anni le correzioni ortopediche servono a poco e sono più utili interventi di “potenziamento attivo dei muscoli” che si possono ottenere con sport come karatè, calcio, danza, atletica leggera oppure con ginnastica “specifica” in palestra, se il bambino è pigro e non vuole fare sport.
Dopo gli 8 anni può essere indicato, dopo attenta valutazione ortopedica, in presenza di piattismo di una certa entità (2-3 grado), un intervento di correzione chirurgica che va effettuato entro 1 12 anni in quanto successivamente si perde la capacità di risposta elastica del piede.

Il consiglio cosi' riassuntivo e' che la scarpa del bimbo va sempre scelta con cura , se poi sara' bella gli dara' una soddifazione  in piu,ma prima scegliamola buona, ma senza “svenarsi” perché va cambiata frequentemente!!!

sabato 6 giugno 2015

Quali scarpe per i bambini?

Quali scarpe per i bambini?
Nei primi mesi di vita il piede del lattante si comporta come un organo di senso infatti il bambino  esplora l'ambiente circostante e riceve informazioni di tipo termico, tattile e dolorifico. Dal 5-6 mese di vita esplora l’ambiente circostante con i piedi che si osserva e si porta alla bocca.
Pertanto, sotto i 9-10 mesi di vita, non bisogna sottrarre al piede la sua sensibilità e le scarpe servono  come mero ornamento o come protezione dal freddo in quanto il lattante non è  grado di produrre il passo e quindi l'andatura,
Dopo tale età la scarpa deve possedere determinati requisiti anche se dobbiamo ricordare  che la funzione principale della scarpa è quella di proteggere il piede dallo sporco, dalle asperità del terreno e dal freddo e di rispettare l’anatomia del piede come spieghiamo qui sotto.
Appare fondamentale scegliere la scarpa della misura giusta: con il bambino in piedi, premendo sulla punta della scarpa deve rimanere circa 1-1,5 cm oltre l’alluce (equivalente di circa 1 dito messo di traverso).
Ricordate che il piede del bambino cresce rapidamente soprattutto nei primi 3-4 anni di vita, quasi ½ cm al mese per cui le scarpe vanno cambiate ogni 2-3 mesi. Cercate quindi di comprare delle “buone scarpe” ma senza spendere troppo e non fatevi ingannare da chi vi sostiene che la scarpa più cara è quella che farà camminare meglio il bambino.
E’ assolutamente sconsigliato comprare scarpe troppo grandi in quanto il piede sarebbe poco sostenuto ed avrebbe meno stabilità. Inoltre, se il piede “sfrega” nella scarpa  troppo larga si possono formare delle “vesciche” dolorose.
Quando la scarpa è piccola il bambino, oltre a camminare male, a punte in dentro, può subire dei danni alle unghie, e intorno alle stesse.
Non vanno neanche bene le scarpe usate, e spesso “sformate” del fratellino più grande.
E’ assolutamente da evitare l’uso, senza indicazione da parte del pediatra o dell’ortopedico, di scarpe correttive o preventive in quanto il piede “normale” non ha bisogno di essere corretto nella sua evoluzione.
La scarpa correttiva deve essere utilizzata solo in presenza di una patologia in atto e dopo una accurata valutazione ortopedica in quanto non può essere standardizzata ed ogni anomalia ha bisogno della “sua” correzione.
Le scarpe debbono avere un certo sostegno posteriore al calcagno, non dovra' essere ne' troppo rigida ne' eccessivamente morbida, dovra' avere una certa copertura posteriore, una tomaia confortevole ma pesante e protettiva in inverno , logicamente leggera in estate e che permetta  la normale traspirazione.  
La rigidita'della scarpa deve permettere un modesto piegamento della punta (e' da escludere quella che  si piega completamente) così si potra'  aiutare il bambino nei suoi iniziali tentativi di portarsi in piedi da solo e a produrre i primi passi autonomamente.
Cio' potra' avvenire tra i 9 e i 12 mesi,oppure (e spesso c'e' anche una familiarita') tra i 13 e 15 mesi, attenzione pero' che un ritardo di questo limite puo' essere anche dovuto a una situazione patologica e i genitori debbono comunicarlo al pediatra che, durante il “bilancio di salute” , escludera' con tranquillita' eventali patologie sottostanti.
Il piede del bimbo da uno a tre anni e' un piede  piuttosto lasso (cioe' morbido),con una volta plantare che va a formarsi nel tempo, e' quindi spesso "fisiologicamente" piatto.
E'  noto che  nei mesi caldi  fa bene camminare scalzi in spiagge sia sabbiose che ghiaio-pietrose per favorire il rinforzo  della muscolatura intrinseca del piede, non e'molto salutare invece camminare senza scarpe su pavimenti lisci,come quelli delle  case di oggi soprattutto in presenza di  familiarita' per piattismo del piede.
In questo caso e' utile  segnarla al pediatra che esaminera' ,eventualmente con certi ausili ( per es. podoscopio) l'impronta plantare ,tempo ideale e'  sui 3 anni di  età.
Sotto i 3 anni di età ci si deve preoccupare solamente di gravi forme di piattismo, spesso associato ad altre anomalie.
Ricordiamo che, fino a 3 anni, circa l’80% dei bambini ha i piedi piatti, dai 3 ai 6 anni la percentuale scende al 50%. La maggior parte di bambini si normalizzerà spontaneamente mentre una minoranza manterrà il piattismo che è presente circa nel  15% degli adolescenti e nel 5% degli adulti.
Il trattamento del piede piatto dipende dalla gravità del piattismo che viene distinto in tre gradi. Nelle forme più lievi, di primo grado, si può aspettare l’evoluzione spontanea programmando periodici controlli, nelle forme più accentuate si può ricorrere ad una correzione ortopedica (plantare)  per tentare di offrire un sostegno al piede. Dobbiamo comunque ricordare che nessun rimedio con scarpe o plantari può correggere un piede piatto per una “iperlassità legamentosa” (cioè per legamenti troppo morbi ed elastici) che è la causa principale della persistenza del piattismo.
Dopo i 6 anni le correzioni ortopediche servono a poco e sono più utili interventi di “potenziamento attivo dei muscoli” che si possono ottenere con sport come karatè, calcio, danza, atletica leggera oppure con ginnastica “specifica” in palestra, se il bambino è pigro e non vuole fare sport.
Dopo gli 8 anni può essere indicato, dopo attenta valutazione ortopedica, in presenza di piattismo di una certa entità (2-3 grado), un intervento di correzione chirurgica che va effettuato entro 1 12 anni in quanto successivamente si perde la capacità di risposta elastica del piede.

Il consiglio cosi' riassuntivo e' che la scarpa del bimbo va sempre scelta con cura , se poi sara' bella gli dara' una soddifazione  in piu,ma prima scegliamola buona, ma senza “svenarsi” perché va cambiata frequentemente!!!





mercoledì 19 dicembre 2012

CAMMINARE E BICICLETTA: ALLUNGALA VITA E FA RISPARMIARE


Dal Centro Regionale per la documentazione sanitaria della Regione Piemonte (DORS)
Camminare e andare in bicicletta: un bene per la salute, l'ambiente...e il portafoglio
Marina Penasso, Alessandra Suglia - DoRS
L'andare a piedi o in bicicletta è uno dei comportamenti più semplici per fare attività fisica a ogni età, tutti i giorni e a costi quasi nulli. Questi due modi di spostarsi per necessità o per svago hanno un ritorno positivo sulla salute e sull'ambiente.Chi si muove a piedi e in bicicletta contribuisce a ridurre la congestione del traffico, l'inquinamento atmosferico e le emissioni di gas a effetto serra.È ampiamente dimostrato che l'attività fisica regolare è essenziale per la salute umana. Aiuta a mantenere un peso corporeo equilibrato, previene o ritarda le malattie cardiache, il diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro. Inoltre le persone si sentono meglio e vi sono prove rispetto all'aumento della speranza di vita.
Attività fisica e mortalità
Un'ampia analisi di coorte (Moore, 2012) ha concluso che l'esercizio regolare allunga la sopravvivenza sia tra le persone in linea sia tra le persone in sovrappeso.Lo studio, che comprende più di 100 studi epidemiologici, ha esaminato l'associazione tra attività fisica e rischio di mortalità. Questi studi suggeriscono che l'attività fisica ha una relazione forte con il rischio di mortalità, con una riduzione del 30% tra le persone attive durante un determinato periodo. In passato, pochi studi hanno quantificato gli anni di vita guadagnati attraverso distinti livelli di attività fisica. In questo studio le stime variano tra i 2 e i 4 anni di vita in più ottenuti a seconda del livello di attività fisica praticato.La revisione ha esaminato i diversi livelli di attività fisica nel tempo libero, con intensità da moderata a vigorosa, mettendoli in relazione con il rischio di mortalità e di aspettativa di vita attraverso l'analisi aggregata di sei studi prospettici di coorte (cinque americani e uno svedese). Questi studi comprendevano in tutto 654.827 individui di età compresa tra i 21 e i 90 anni. L'associazione è stata esaminata attraverso un follow up, a cura del National Cancer Institute Cohort Consortium.I ricercatori, mettendo a confronto persone più o meno attive nel tempo libero, hanno dimostrato che un individuo attivo, anche se in leggero sovrappeso, vive in media 3,1 anni in più rispetto a un individuo magro ma sedentario. Dallo studio si evince che camminare per almeno 75 minuti alla settimana a passo svelto può far aumentare l'aspettativa di vita di 1,8 anni.Se si aumenta l'attività fisica fino a 450 minuti praticata nell'arco di sette giorni (poco più di un'ora al giorno) si possono regalare 4 anni e mezzo in più alla nostra vita.I risultati suggeriscono anche che l'attività fisica svolta secondo i livelli raccomandati o a livelli superiori, può aumentare la longevità, mentre la mancanza di attività fisica nel tempo libero può marcatamente ridurre l'aspettativa di vita soprattutto se associata all'obesità.Nonostante l'accuratezza e la generalizzabilità di questi risultati, la revisione presenta dei limiti legati ad alcuni aspetti della progettazione dello studio (per esempio, alcuni partecipanti allo studio potrebbero avere sopravvalutato la loro attività fisica nel tempo libero). I risultati comunque rafforzano il messaggio di salute pubblica che avere uno stile di vita attivo e un peso corporeo normale è importante per aumentare la longevità delle persone.
Le linee guida del National Institute for Health and Clinical Exellence
Di fatto molte persone sono sedute tutto il giorno dietro a una scrivania, vanno al lavoro in auto e dedicano poche ore all'attività fisica nel tempo libero.I determinanti che incoraggiano, o potrebbero scoraggiare, i singoli dall'andare a piedi e in bicicletta sono molti e sono fattori legati all'individuo e alla comunità (politiche locali,
risorse, pianificazione urbanistica, sicurezza stradale,…).Quali azioni si possono mettere in campo per facilitare l'adozione di questi comportamenti virtuosi? Quali soggetti possono farsi carico di realizzarle? Quali risorse occorrono?Il National Institute for Health and Clinical Exellence (NICE) ha reso disponibili nel mese di novembre 2012 le linee guida che provano a rispondere a questi quesiti. Il documento si rivolge principalmente ai decisori locali e agli operatori coinvolti nella promozione della attività fisica e che operano nei settori della mobilità, dei trasporti e dell'ambiente, ma è stato anche scritto per il privato e per il terzo settore e per coloro che si occupano di pianificazione urbanistica e di sostenibilità ambientale.Le linee guida, oltre alle raccomandazioni, contengono un glossario di termini che guidano il lettore nella lettura e una capitolo che riassume le prove di efficacia disponibili e che si riferiscono sostanzialmente al contesto urbano.
Le 10 raccomandazioni
Un gruppo di esperti - composto da operatori di sanità pubblica, clinici, funzionari degli enti locali, insegnanti, operatori socio-assistenziali, rappresentanti dei cittadini, del mondo accademico e tecnici - raccomanda dieci azioni, con un buon rapporto tra costo ed efficacia, a partire dalle migliori prove di efficacia disponibili in letteratura.
1 La Sanità pubblica dovrebbe essere capofila delle azioni strategiche di promozione del cammino e dell'andare in bicicletta. È necessario assicurare un supporto di alto livello, coordinato da una figura di riferimento dedicata a queste tematiche affinché queste siano una priorità nei piani di prevenzione, sostenute da alleanze interne ed esterne al sistema sanitario, da risorse e di finanziamenti.
2 La promozione del cammino e dell'andare in bicicletta dovrebbe essere una priorità di tutti i piani e le politiche locali (sanità, ambiente, trasporti,…).
3 La scrittura di programmi intersettoriali per la promozione del cammino e dell'andare in bicicletta dovrebbe tener conto dei reali bisogni della popolazione e dei suoi sottogruppi.Ci sono prove che gli interventi progettati a partire dai reali bisogni della popolazione e rivolti o ai gruppi più sedentari - o a chi è più motivato a cambiare - sono efficaci nell'incoraggiare le persone a camminare di più.
4 La proposta di piani di spostamento attivo personalizzati permetterebbe di rispondere alle esigenze/difficoltà di sottogruppi di popolazione (come, per esempio, le famiglie con bambini piccoli).
5 La progettazione di programmi che incoraggino l'uso della bicicletta e che prevedano interventi ambientali, formativi e di motivazione al cambiamento individuale sono auspicabili.
6 La realizzazione di programmi di comunità aumenta, pur con dati modesti, il numero di chi utilizza la bicicletta. Gli studi disponibili segnalano un costante effetto positivo sulla scelta di spostarsi in bicicletta. Tuttavia, occorrono disegni di studio più robusti per formulare delle prove e delle raccomandazioni sulla sostenibilità degli interventi e sulla loro attuazione con sottogruppi di popolazione, come i giovani.
7 Il contapassi è uno strumento utile. È uno strumento economico, efficace e di facile utilizzo. È importante non farne un uso competitivo. Un altro strumento di supporto potrebbero essere gli smart phone ovvero i cellulari di nuova generazione, ma occorrono prove di efficacia a sostegno.
8, 9, 10 Scuola, ambiente di lavoro e sistema sanitario si confermano i setting privilegiati per attuare gli interventi di promozione del cammino e dell'uso della bicicletta.
Riferimenti
National Institute for Health and Clinical Excellence, Walking and cycling: local measures to promote walking and cycling as forms of travel or recreation, november 2012. In: http://publications.nice.org.uk/walking-and-cycling-local-measures-to-promote-walking-and-cycling-as-forms-of-travel-or-recreation-ph41
Moore SC, Patel AV, Matthews CE, Berrington de Gonzalez A, Park Y, et al. (2012) Leisure Time Physical Activity of Moderate to Vigorous Intensity and Mortality: A Large Pooled Cohort Analysis. PLoS Med 9(11): e1001335.

domenica 11 novembre 2012

SCARPINE PRIMI PASSI

In un importante testo americano dicono che le scarper per i bambini hanno prevalentemente la funzione di proteggere i piedi dal freddo e dallo sporco e che non debbono costare troppo. Buona lettura.
Alberto Ferrando

mercoledì 29 febbraio 2012

SEMPRE PEDIBUS
Buongiorno Dott. Ferrando,
vorrei segnalarLe che anche la Scuola Sacro Cuore di Via Sciaccaluga 4 (Circolo Didattico Genova Sturla) ha attivato il pedibus.
Le farò sapere al più presto il referente.
Un caro saluto e grazie di cuore per tutto quello che fa.
Michela (mamma di Beatrice e Simone) 

Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza giovanile

  Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza  giovanile Quella notte a Milano non è cominciata sabato pomeriggio. È cominciata a...