domenica 26 luglio 2015
lunedì 25 maggio 2015
SFIDE DEGLIA ADOLESCENTI E CAMBIAMENTO DELLA SOCIETA'
martedì 2 aprile 2013
Suicidio degli adolescenti: cerchiamo di vedere quello che non vogliamo vedere
Conditions That Predispose to Suicide
Robert L. Findling, MD, MBA Mar 25, 2013
Hello. My name is Dr. Robert Findling. This is my first posting since I assumed a new position. I am now the Director of the Division of Child and Adolescent Psychiatry at Johns Hopkins Medicine and of the Kennedy Krieger Institute, both of which are in Baltimore, Maryland.
Today I want to talk about a paper that was published not too long ago in JAMA Psychiatry. That paper, by Nock and colleagues,[1] focuses on lifetime prevalence of suicidal behavior in teenagers.
The tragedy of teen suicide is an all-too-common cause of death in adolescents, and therefore it is important to understand suicidal behavior in this population. Unfortunately, before this analysis, comprehensive studies that use nationally representative cohorts were not really available. The data reported in this paper come from the National Comorbidity Survey Replication, Adolescent Supplement. That work is important because it does include a national survey and it assessed for many psychiatric conditions.
All told, more than 6400 teenagers between the ages of 13 and 18 years received face-to-face interviews. In addition, these youngsters' parents received questionnaires. I should also point out that the data about suicidal behavior were ascertained using a modified version of the suicidal behavior module of the [World Health Organization's] Composite International Diagnostic Interview. In addition, the survey collected information about age at onset, lifetime prevalence regarding suicidal ideation, suicidal plans, and attempts.
What were the key findings? First, overall lifetime prevalence of suicidal ideation was found to be about 12% -- about 15% for girls and 9% for boys. In addition, the prevalence of plans and attempts was around 4%; these are clearly not insignificant numbers. Similar to the findings pertaining to suicidal ideation, girls had higher rates of plans and attempts than boys.
Looking at this longitudinally, about one third of youngsters who have suicidal ideation subsequently develop a plan, and about 60% of those with a plan will eventually attempt suicide. This evolution seems to occur within a 1-year-long timeframe. Of the first attempts made, 60% are unplanned, but conversely and perhaps even more worrisome, 40% of first attempts are indeed planned.
When do these concerning behaviors start? It appears that the onset of suicidal ideation before 10 years of age is not common, occurring in less than 1% of children, but a substantive increase in the rate of suicidal ideation begins at age 12. Suicide plans and attempts also seem to be uncommon in children younger than 12 years of age.
As might be expected, most youths with suicidal ideations indeed suffer from a psychiatric condition. Not surprisingly, depressive disorders were the most prevalent in teenagers who are suicidal. But a key -- and I think very concerning -- finding is that 80% of youths with suicidal ideation, 87.5% with a plan, and more than 90% with an attempt have received treatment. Perhaps more concerning is that most of these youngsters receive treatment before the onset of their suicidal behavior.
Time does not permit me to go into several of the other key findings of this very informative paper, but I think what I presented today at least highlights some of the important findings that the authors described. In short, this work provides key data about the prevalence and severity of suicidal behavior and ideations in teenagers, with an understanding about how big a challenge we face. We can hopefully now move forward and try to make things better for these very vulnerable adolescents.
I'm Dr. Robert Findling. Thank you for watching.
Medscape Psychiatry © 2013 WebMD, LLC
Cite this article: Conditions That Predispose to Suicide. Medscape. Mar 25, 2013.
venerdì 15 giugno 2012
Domani prima bella giornata e io cosa faccio? Al mattino a un Convegno e al pomeriggio a un altro. Con il passare dell'età aumenta lo spirito masochistico? Godetevi la giornata per me.
Per chi fosse interessato allego i programmi. Mattino Aggiornamento in Pediatria alla Biomedical a Prà: Tumori, Angiomi e sport: http://www.apel-pediatri.org/attachments/493_broshurecongresso-1.doc
Al Pomeriggio Congresso (che inizia al mattino) allo Star Hotel su Adolescenti e vaccinazioni. programma qui: 16 Giugno: Adolescenti e vaccinazioni (DISSAL).
E intanto la bella bici a pedalata assistita mi chiede: cosa mi hai compato a fare? Prima ti sfaci cadendo e poi mi lasci in garage :-)
Alberto Ferrando
(Foto di una lezione nell'Aula Magna del Gaslin)
venerdì 23 dicembre 2011
martedì 29 novembre 2011
EMERGENZE EDUCATIVE
EMERGENZE EDUCATIVE
Ricevo queste interessanti meditazioni e proposte dall'amico Schiappacasse componente della società di volontariato Lighthouse 12 e della SIA (Soc. Italiana di Alcologia) ligure di cui sono consigliere.
In questi percorsi ritengo tutti noi operatori sanitari e genitori siamo pesantemente interessati e coinvolti. A breve faremo incontri tra nostre società pediatriche e SIA. E vorrei fare incontri con i genitori. Il tema dell'alcol è importante e anche quanto percorso dalla SIA (automutuoaiuto, interprofessionalità ecc.).
TROVATE IL DOCUMENTO SUI SITI WWW.APEL-PEDIATRI.ORG E WWW.FERRANDOALBERTO.EU E A QUESTO INDIRIZZO http://www.apel-pediatri.org/attachments/398_EMERGENZA%20EDUCATIVA%20Schiappacasse.doc
giovedì 17 novembre 2011
Alcol e giovani
mercoledì 9 novembre 2011
GARANTE INFANZIA: DITE LA VOSTRA!!
Ribadisco pubblicamente la disponibilità di occuparmene, ma con titolo ufficiale, gratuitamente in quanto attività che , di fatto, come da varie testimonianze che trovate qui sotto e documenti fatti pervenire in regione testimoniano, svolgo da anni.
I bambini e le famiglie HANNO bisogno di una figura di riferimento che coordini sociale e sanitario in quanto molte azioni sono dispersive, frammentate e non organizzate. E questo causa sì una perdita di soldi oltre, soprattutto, una scarsa attenzione e valorizzazione delle potenzialità dei bambini!!! Il garante ha una azione preventiva e visti i temi e l'importanza ha bisogno di una figura dedicata e non delegare il ruolo ad altre, pur valide, figure o Istituzioni.
La figura del garante ESISTE a livello nazionale ed europeo e non averla in Liguria causerebbe oltre a quanto detto sopra una perdita di contatti e di fondi a livello nazionale ed europeo.
Altri dati sul mio sito personale www.ferrandoalnerto.eu, sul blog ferrandoalberto.blogspot.com e su facebook sul gruppo : "SI AL GARANTE DELL'INFANZIA..."
Inoltre a questo link normativa e altre iniziative. Sito UNICO finora in Italia e creato, gratuitamente, e personalmente: http://www.ferrandoalberto.eu/joomla/garante-dellinfanzia.html
Da anni UNICEF fa il COrso per garanti nelle scuole (vedi www.garanteinfanzia.it) a cui, con vari valenti colleghi faccio da docente a titolo gratuito.
Non possiamo continuare a non considerare infanzia, adolescenza e famiglie adducendo un falso problema di risparmio. Anche e soprattutto ora che dopo l'alluvione i bambini e le famiglie hanno più bisogno di aiuti morali e psicologici oltre che economici
Un caro Saluto
Alberto Ferrando
martedì 1 novembre 2011
ALCOL E GIOVANI
Alberto ha dimostrato di avere l'occhio lungo anche in questo campo. Sono anni che ci dice che i Pediatri devono interessarsi di questo argomentoLa notizia che riporto non è - purtroppo - nuova ma serve ad avvalorare il concetto che "dobbiamo fare di piu'" anche se l'età media dei bevitori è sopra l'età di assistenza pediatrica.Fumo, alcol e droga possono essere soggetti ad attività di prevenzione e la prevenzione è il nostro (di pediatri) pane quotidianoCordiali salutiMichele FioreFonte Newsletter DIRE sanitàALCOL. IL 75% DEI GIOVANI BEVE ABITUALMENTEL'IDENTIKIT DEL BINGE DRINKER: TRA I 15 E I 24 ANNI, MASCHIO(DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 31 ott. - Negli ultimi 20 anni in Italia e' diminuito il consumo degli alcolici, il nostro si conferma un paese di bevitori moderati rispetto agli altri stati europei, ma suona il campanello d'allarme per gli eccessi diffusi tra i giovani. A destare preoccupazione e' soprattutto la moda del 'binge drinking', cioe' bere almeno 5 bicchieri di alcolici in un tempo breve e lontano dai pasti.L'identikit del binge drinker fra i giovani tra i 15 e i 24 anni e' maschio, vive nell'area nord -ovest dell'Italia e non nel capoluogo, nel 57% dei casi e' studente, nel 35% lavoratore, nel 7% disoccupato.
Sono i risultati dell'analisi fatta dal Censis su una serie di sei indagini realizzate dall' Osservatorio Permanente Giovani e Alcool/Doxa dal 1991 al 2010 su un campione di circa duemila persone. In questo lasso di tempo si e' mantenuta stabile (intorno al 75%) la platea dei giovani consumatori.Cresce la moda del bere fuori pasto, con il boom di aperitivi ed happy hours che fino a pochi anni fa costituivano un consumo marginale. Si affacciano sulla scena nuove categorie di bevitori a rischio in passato meno visibili: i giovani tra i quali sembrano essersi indeboliti i meccanismi di autocontrollo. In venti anni e' diminuito il consumo di vino, mentre la birra e' stabile. In entrambi i casiaumenta la platea dei consumatori moderati e calano i "consumatori eccessivi". Trend opposto per le bevande alcoliche 'fuori pasto'. Il consumo di aperitivi e di superalcolici segnano rispettivamente, un incremento del 10% e del 20%. Per gli aperitivi aumenta sia la platea dei consumatori sia quella dei consumatori che eccedono.
La moda del "fuori pasto" porta i giovani a consumare sempre piu' spesso gli aperitivi soprattutto nei fine settimana e sempre in compagnia. Per i superalcolici, la quota di bevitori regolari e' bassa ed al di sotto della media europea, ma dal 2000 al 2010 si registra un aumento della quota relativa a fenomeni di eccessi che coinvolgono entrambi i sessi. Per il binge drinking, l'83% del campione non l'ha mai fatto, ma il 13,5 % l'ha provato uno o due volte. Nel disagio collegato allo sballo del sabato sera, alcuni tra i fattori piu' importanti sono la mancanza di valori, l'isolamento sociale, la precarizzazione, la migrazione e la mobilita'. Le preoccupazioni per i danni causati dall'eccesso di alcol sono aumentate non solo per l'attenzione agli stili di vita sani ma anche per l'aumento dello 'sballo' del sabato sera, per gli incidenti stradali e sul lavoro.
(Wel/ Dire)
il guaio è che bevono birra perchè hanno sempre sentito dagli adulti " è più leggera"
a tutte le età
sabato 29 ottobre 2011
FAST FOOD: LA DIETA MORDI, INGRASSA E FUGGI! di Filippo Dagnino
Da ormai un po’ di tempo il “fast food” (dall’inglese “cibo servito veloce”) è diventato una moda. Come tutti ben sappiamo si tratta di un modello di alimentazione nato negli Stati Uniti e diffuso ormai in tutto il mondo.
Il piatto base dei fast food è l’hamburger servito con patatine fritte, salsine varie e bevande gassate.
Molti ragazzi, ma anche molte famiglie con bambini piccoli adorano consumare il cibo dei fast food (detto anche cibo spazzatura), perché è rapido, con prezzi accessibili, servito in un ambiente informale, lontano dagli schemi tradizionali della cucina familiare e soprattutto è la soluzione (in modo particolare per i giovani) quando “non si sa cosa fare”.
Beh è indubbio che i cibi dei fast food fanno venire l’acquolina proprio a tutti, grandi e piccini.
Ma cosa lo aiuta ad essere così invitante? La pubblicità.
Recentemente mi è capitato di vedere la pubblicità della nuova “prelibatezza” lanciata sul mercato dalla più grande catena di fast food: una specie di tortillas farcita con insalata, pomodoro e pollo fritto condito con svariate salse.
Effettivamente il messaggio passato nelle ore fondamentali della giornata (cena e pranzo) è un invito alla prova perché il prodotto è presentato così bene che non puoi pensare di perdertelo.
E allora un ragazzino (come me ad esempio) cosa deve fare?
Credo che innanzitutto sia importante l’informazione: è bene infatti ricordare che il cibo dei fast food così attraente, è comunque poco salutare perché ricco di grassi e di zuccheri.
Ma al di là di questo, ritengo importante un’altra osservazione: la filosofia del “cibo rapido” ci allontana dal gusto della convivialità, dal piacere del mangiar bene, seduti a tavola in tutta tranquillità scambiando anche alcune parole con i nostri amici di tavolata.
Insomma rischiamo, per seguire una moda, di perderci momenti piacevoli e non frenetici della nostra vita.
E’ chiaro comunque che ogni persona è libera di scegliere ed è consapevole delle proprie scelte basate su gusti e desideri squisitamente personali legati al proprio stile di vita e di cultura.
Ritengo tuttavia che soprattutto per le nuove generazioni sia necessaria una maggiore informazione e sensibilizzazione, anche nei confronti delle famiglie per farci riscoprire i valori dello stare a tavola ed il piacere della buona cucina casalinga.
Filippo Dagnino
lunedì 17 ottobre 2011
Quale sport per i nostri figli?
vi propongo una bellissima riflessione del nostro amico Filippo sugli sport per i ragazzi.
Paola
NON SOLO CALCIO!
Eccoci dopo le meritatissime vacanze! Per almeno tre mesi siamo stati lontani da libri, verifiche e dalle nostre molteplici attività sportive e non….
Alcune mamme, durante l’estate, avranno pensato , magari chiacchierando con l’amica sotto l’ombrellone, quale sport far praticare al proprio figlio questo autunno.
Ed indovinate quale è il più gettonato? Il calcio….
Oggi infatti il calcio è considerato dalla maggior parte delle persone lo sport per eccellenza e dunque “l’unico” sport possibile per i propri figli.
Addirittura alcuni, non sono nemmeno ancora genitori, e già ti dicono:”Mio figlio nascerà con le scarpe da pallone ai piedi!” Mica dicono che nascerà con la racchetta da tennis!
Mi sono quindi chiesto (essendo un ragazzino) che tipo di meccanismo ci sia dietro questo comportamento?
Sono arrivato alla conclusione che il calcio impera perché ovunque sentiamo parlare solo di questa palla rotonda.
Se apriamo un giornale noteremo che almeno due o tre pagine sono dedicate a questo sport; accendiamo la televisione e nei programmi sportivi sentiamo parlare principalmente di partite… persino alla radio sentiamo solo nominare il pallone.
Quindi alla fine ci troviamo coinvolti (genitori e figli) in questo turbine del “solo calcio”!
E così facendo ci perdiamo per strada altri sport, meno nominati del calcio, ma altrettanto degni di nota.
Ad esempio avete mai pensato di proporre ai vostri figli un bel corso di vela?
E’ uno sport completo perché sfrutta la forza del tuo corpo unitamente alla capacità di ragionare e pensare velocemente alla tattica da usare per sfruttare al massimo il vento ed avere la meglio sul tuo avversario.
Inoltre la vela può essere praticata in estate ed in inverno… cosa c’è di più bello di una giornata in mezzo al mare accarezzato dal vento?
E se non piace il mare, potete pensare ad un altro sport alternativo come la scherma.
Nella scherma è necessaria una buona preparazione atletica, per migliorare la velocità di gambe e braccia, e tanto esercizio di concentrazione. Perdere la calma significa infatti regalare punti al tuo avversario.
E se anche la scherma non convincesse perché non provare con l’atletica, il rugby, il tennis, il nuoto sincronizzato, la ginnastica artistica o ritmica al posto delle tanto gettonate danza classica e moderna.
Insomma credo che per noi ragazzi l’importante sia poter scegliere per andare oltre i soliti schemi e per trovare uno sport che proponga divertimento (… dopo tante ore di scuola!!!) e creatività. Uno sport che non riduca, soprattutto i bambini di piccola età a caricature di campioni professionisti, e che ritrovi il suo ruolo educativo insegnando, a ragazzi e genitori, la cultura sportiva del “non vincere a tutti i costi”.
giovedì 15 settembre 2011
Alcol: quando una birra diventa anche un marchio di moda
martedì 13 settembre 2011
giovedì 8 settembre 2011
I ragazzi e l'alcol
mercoledì 31 agosto 2011
ALCOOL E GRAVIDANZA. Questionario e Corso del 9 settembre al Gaslini
Oppure potete andare cliccare QUI.
L'evento è stato realizzato grazie alla collaborazione tra Società di alcologia, Gaslini e territorio. Fondamentale l'apporto di figure non mediche e di società di auto aiuto di cittadini e fa parte di un progetto di sensibilizzazione sui danni da alcool che rappresenta la prima causa di mortalità tra gli adolescenti ed i giovani adulti per le sue conseguenze dirette e indirette (incidenti) sulla salute. In questa riunione si affronterà il tema della gravidanza.
Ovviamente, per vari motivi, queste cose non vengono diffuse come dovrebbero
Alcuni dati:Il consumo di alcol in gravidanza, e le conseguenti anomalie del feto, sono ritenuti uno dei maggiori problemi di sanità pubblica nella maggior parte dei Paesi del mondo. Il consumo di alcol in gravidanza è un fattore di rischio di successivi problemi mentali del nascituro, anche a dosi inferiori ad un bicchiere alla settimana. Il consumo moderato di alcol in gravidanza, di 1-2 bicchieri al giorno, è associato a disturbi dell’attenzione e del comportamento nell’infanzia. Ad alte dosi ripetitive vi è la probabilità del 6-10% che il feto sviluppi la sindrome feto-alcolica (difetti di crescita, dismorfismi cranio-facciali specifici, ritardo mentale, problemi comportamentali ed altre anomalie maggiori). Per dosi ripetitive moderate, invece, c’è il rischio di “effetti alcolici”, quali moderata disabilità intellettiva, disturbi della crescita ed anomalie del comportamento, per il binge drinking (saltuario consumo di elevate dosi di alcol con finalità di “sballo” o ubriacatura) il bambino corre il rischio di moderati deficit intellettivi. Nel mondo occidentale l’uso di alcol in gravidanza è la principale causa prevenibile di ritardo mentale nel bambino (4) e l’astensione totale appare l’unica modalità di prevenzione dei suoi effetti teratogeni.
Scopo del questionario è quello di valutare il livello di coscienza e conoscenza attuale e di avviare un dialogo e percorsi informativi e formativi per personale sanitario, genitori e ragazzi.
lunedì 22 agosto 2011
domenica 21 agosto 2011
I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN FAMIGLIA
Una interpretazione della denuncia (anche se bisognerebbe conoscere la vicenda più approfonditamente) può essere di una resa del ruolo della famiglia, una ritirata, un tirar su la bandiera bianca, e una difficoltà educativa che nessuna istituzione, se non la famiglia stessa, può riparare. Magari con aiuto di amici o di altre figure professionali come il pediatra o l’insegnante o il medico curante o associazioni di volontariato come “Genitori Insieme” (www.genitorinsieme.it) o “Lighthouse” (www. http://www.lighthousegenova12.
Abbiamo assistito, e assistiamo, ad una generazione con una percentuale altissima di genitori più preoccupati di soddisfare le richieste, di qualsiasi tipo, dei figli per evitare proteste, pianti, urla, bizze capricci che di educare. E per educare è necessario saper dire anche di no: le negazioni e le frustrazioni hanno una funzione, anche se al momento fanno stare male, infatti siamo tutti più contenti quando ci viene concesso tutto, ma ci fanno crescere, ci fanno sviluppare la resistenza e la reazione alla frustrazione e ci preparano a reagire alle, inevitabili, avversità che la vita ci riserva. Prendo lo spunto da questa notizia di cui conosco solo quanto apparso sulla stampa solo per ricordare quale è il ruolo che la famiglia deve avere e che non dovrebbe essere demandato ad altri. In questo caso alle autorità ma spesso alla scuola o al pediatra: ogni tanto in studio qualche mamma o nonna mi dice, davanti al bambino: glielo dica lei che deve..studiare..mangiare…obbed
Quando avviene qualcosa che non va dovremmo riflettere sul vecchio proverbio “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Proverbio che va letto nella sua accezione positiva, non nel nascondere qualcosa per ipocrisia, ma del fatto che quando qualcosa non va in famiglia se ne deve discutere all’interno della stessa cercando anche di rivedere i rispettivi ruoli e sapendo dare punizioni, gratificazioni e perdono. Certi eventi negativi possono essere l’occasione di parlare di guardarsi negli occhi e di riprendere o di rafforzare il dialogo con il figlio o figlia. Il genitore è quello che ha le parole e l’affettività giuste da dare e non la polizia. Prima di far questo è necessario che i genitori si interroghino e si confrontino sul come e perché il figlio è arrivato a fare quello che ha fatto, senza colpevolizzarsi e senza dare giudizi di merito a parenti o alle amicizie o dare la colpa a qualcuno. Una avversità va vista come una occasione di fare il punto di una situazione e può diventare un grande opportunità di miglioramento. Da altre avversità non ci si può riprendere (incidenti, droga, alcol) mentre un comportamento sbagliato è un segnale di allarme che ci avvisa che qualcosa va rivisto. E può essere una occasione positiva. Quando si arriva alla polizia o ai carabinieri si è forse andati un po’ troppo avanti ma ci si deve sforzare di riporatre il tutto all’interno della famiglia magari cercando aiuto.
venerdì 12 agosto 2011
Obesità, anoressia e bulimia, come comportarci?
Usa: proposta shock, "Togliere i bambini obesi ai genitori"
Togliere i bimbi obesi ai propri genitori. È la proposta shock avanzata da alcuni ricercatori dell'università di Harvard, che chiedono il ricorso al pugno di ferro contro un fenomeno che negli Usa dilaga sempre di più. I dati ufficiali, quelli del Centro di prevenzione e controllo delle malattie, parlano chiaro: negli ultimi vent'anni negli Stati Uniti il numero delle persone obese è aumentato drammaticamente. E a soffrire di questa patologia è oramai il 17% dei bambini. Per questo nell'articolo pubblicato sull'American Medical Association, due autorevoli professori dell'ateneo più antico degli Usa auspicano che l'obesità venga considerata per legge alla stessa stregua di un abuso sui minori, togliendo ai genitori la custodia dei propri figli quando sia dimostrata la loro incapacità ad affrontare la situazione. Una proposta drastica che fa discutere, ma che i due ricercatori giustificano sottolineando i gravi rischi legati alla salute cui vanno incontro i bambini sovrappeso, dalle malattie del cuore al diabete, al tumore intestinale, oltre a problemi di carattere psicologico. "L'intervento dello Stato per controllare e reprimere i comportamenti più nocivi - spiegano - è l'unica via realistica per salvare milioni di bimbi dalla minaccia di una vita condizionata dall'obesità".
Problema opposto ma dilagante tra i giovani la bulimia e l'anoressia, notizia apparsa sul Secolo XIX qualche giorno fa:
"Londra - Anoressiche (e anoressici) a 5 anni: dalla Gran Bretagna un nuovo grido d’allarme sui disordini alimentari che colpiscono bambine e anche qualche bambino in tenerissima età, da poco usciti dall’asilo.
I dati sono del Servizio Sanitario Nazionale (Nhs), ottenuti però grazie al Freedom of Information Act da organizzazioni che si battono contro le malattie da dieta: «I bambini ricevono un messaggio pernicioso già da piccolissimi. La figura ideale promossa nelle riviste di moda è quella efebica di una bambina, non di una donna adulta», ha detto Susan Ringwood, responsabile della charity B-eat.
I numeri sono impressionanti anche perché chiaramente parziali perché molti ospedali del servizio sanitario nazionale si sono rifiutati di rispondere alla richiesta del Freedom of Information Act. Un totale di 98 bambini tra i cinque e i sette anni sono stati ricoverati negli ultimi tre anni per gravi disordini alimentari in Inghilterra e Galles.
Altri 99 tra otto e nove anni sono stati messi sotto cura nello stesso periodo così come circa 400 tra 10 e 12 anni. La cifra sale a 1.500 tra i 13 e i 15 anni, un’età più comunemente associata con l’anoressia e la bulimia."
Cari amici, come si fa a leggere e commentare due notizie, apparentemente così distanti tra loro? In realtà sono entrambe figlie del nostro modo di vivere accelerato che si "nutre" di mode.. per cui da una parte i fast food, con i loro cibi grassi, dall'altro l'immagine della bellezza (sopratutto femminile) portata all'eccesso con corpi sempre più magri. Troppi giovani sono vittime dei disturbi dell'alimentazione e spesso obesità, anoressia e bulimia si intrecciano e si sovrappongono. In alcuni casi con buone terapie mediche e psicologiche si riesce ad arrivare alla completa guarigione del paziente, in altri casi la malattia prende il sopravvento fino alla morte (è il caso della giovane Giulia Tavilla, morta a 17 anni per disturbi alimentari).
Cosa possiamo fare? Innanzi tutto capire i segnali del disagio che nostro figlio ci manda, parlare con il pediatra, non perdere tempo cercando di allontanare il problema, e poi educare i bambini fin da piccoli ad una dieta sana, non abituarli ai fuori pasto, non proporre loro merendine confezionate, patatine fritte e bevande gassate.
Alberto Ferrando, con la collaborazione di Paola Santagata
venerdì 5 agosto 2011
Nel ricordo di Giulia Tavilla
Cari amici,
vi segnalo questa petizione promossa da Stefano Tavilla, papà di Giulia, morta a soli 17 anni per bulimia. Divulgate quanto più possibile..
Paola Santagata
http://www.petizionepubblica.it/?pi=DCA
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