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venerdì 30 novembre 2012

BIBERON FINO A QUANDO?? V Consiglio SIP e SIPPS


Cari Genitori
Vi invio il V Consiglio delle Società scientifiche pediatriche SIP e SIPPS che riguarda l'uso, o, meglio, l'abbandono dell'uso del biberon entro i 2 anni di vita.
Poi su tutto possiamo discutere e non dobbiamo colpevolizzarci se nostro figlio lo usa da più tempo ma per chi ha bambini piccoli è un messaggio da dare e da recepire.
Un tema “caldo” per molti bambini che utilizzano il biberon fino a quando vanno a scuola. Il consiglio attuale è di abbandonarne l’uso entro i due anni del biberon. Non è detto che chi lo usa diventerà necessariamente obeso o avrà problemi odontoiatrici o ortodontici ma fa parte di un progetto educativo e di rispetto di alcune tappe di cui è necessario parlare con il proprio pediatra.
Buona giornata
Alberto Ferrando
 Il BIBERON
Cari Genitori,
alcuni studi hanno dimostrato che l’uso prolungato del biberon predispone al sovrappeso, in particolare il biberon serale/notturno. Il biberon non dovrebbe essere utilizzato oltre i 12 mesi, anche se questo consiglio viene poco seguito.
Si è dimostrato che il rischio del sovrappeso aumenta del 3% per ogni mese di prosecuzione del biberon oltre i 12 mesi. Infatti, i bambini che bevono ancora dal biberon assumono più latte rispetto a quelli che utilizzano la tazza o il bicchiere. Il problema non è solo il contenuto del biberon ma il fatto che succhiare è un piacere per il bambino, che continua a farlo anche quando in realtà non avrebbe più sete o fame. Il bimbo, quindi, non si accorge della quantità di cibo che assume, come invece accade quando beve dal bicchiere.
Considerato che probabilmente è molto difficile sospendere l’uso del biberon entro i 12 mesi, per le finalità di questo Progetto ti invitiamo a sospendere l’uso sistematico del biberon almeno entro i 24 mesi di vita di tuo figlio. Questa Azione, perciò, ti verrà consigliata tra i 18 e i 24 mesi, così che potrai gestire in modo graduale questo passaggio. Sia chiaro che rinunciare al biberon non vuole assolutamente dire rinunciare al latte, che è un alimento prezioso per il bambino nelle giuste quantità.
Il bambino acquisisce molto presto la capacità di bere direttamente da un bicchiere o da una tazza: spesso l’uso del biberon è dovuto alla nostra comodità o a una sua abitudine, non quindi a reali necessità. Questo errore è causato dal non sapere che l’uso prolungato del biberon può danneggiare la salute del bambino, sia per quanto riguarda il sovrappeso sia per la salute dei denti (gli zuccheri ri- stagnano maggiormente in bocca quando il bimbo usa la tettarella e possono favorire la carie).

1. Bonuch KA, Huang V, Fletcher J. Inappropriate bottle use: an early risk for overweight? Literature review and pilot data for a bottle-weaning trial. Maternal and Child Nutrition 2010; 6: 38-52.
2.  Li R, Fein SB, Grummer-Strawn LM. Do infants fed from bottles lack self-regulation of milk intake compared with directly breastfed infants? Pediatrics 2010; 125: e1386-e1393.
3.  US Department of Agriculture, Food and Nutrition Service. Feeding infants: a guide for use in the child nutrition programs. FNS-258 (2001). Available at http:// www.fns.usda.gov/tn/Resources/feeding_infants.pdf
4.  Gooze RA, Anderson SE, Whitaker RC. Prolonged bottle use and obesity at 5.5 years of age in US children. J Pediatr. 2011 Sep;159(3):431-6.
5.  Schiess SA, Grote V, Scaglioni S, Luque V, Martin F, Stolarczyk A, Vecchi F, Koletzko B; European Childhood Obesity Project. Intake of energy providing liquids during 
the first year of life in five European countries. Clin Nutr. 2010 Dec;29(6):726-32.
A cura di: Paolo Brambilla, Giorgio Bedogni, Carmen Buongiovanni, Guido Brusoni, Giuseppe Di Mauro, Mario Di Pietro, Marco Giussani, Manuel Gnecchi, Lorenzo Iughetti, Paola Manzoni, Maura Sticco, Sergio Bernasconi.
Con il contributo di Laura Andreozzi e Monica Maccarone.

martedì 3 aprile 2012

AIUTO: "NON MI MANGIA"


Dottore mio figlio NON “MI MANGIA”
Dottore mio figlio “non mi mangia”. Questa è una frase usata da alcune mamme appena entrano in studio. Il pediatra guarda il bambino, un simpatico marmocchio di età variabile da 1 a 4-5 anni che non sta fermo un momento e che, anche quando sta fermo per la visita muove le gambe o le braccia, insomma un concentrato di forza, di energia e di vitalità.
Il pediatra pesa e misura il bambino e, nella maggior parte dei casi, il peso e l’altezza risultano nella norma per l’età. I genitori o la mamma e la nonna si guardano sbigottiti e dicono che non è possibile, loro figlio non mangia niente, o quasi.
Questa è una situazione che capita abbastanza frequentemente nell’ambulatorio del pediatra. Bambini molto vivaci che a tavola “non danno soddisfazione” ai genitori. Anche il termine non “mi mangia” sta a dire non mangia “per me”, ma il bambino, cari genitori, non deve mangiare per voi, ma per lui. Ci sono effettivamente bambini che mangiano in abbondanza e riescono a mantenere un peso nella norma, altri che tendono ad avere la “pancetta” già nei primi anni di vita ed altri (versione non “mi mangia”) che manifestano poco interesse per il cibo ma che, andando a vedere quanto cibo introducono, mangiano a sufficienza ma spesso, se non sempre, in modo disordinato e praticano diete scorrette. Non mangia a tavola ma mangia qualche “paciugo” (merendine ed alimenti confezionati) al di fuori dei pasti o, pur di farli mangiare assumono succhi di frutta in abbondanza (che potrebbero dare dei problemi) oppure si degnano di mangiare se qualcuno fa il teatrino, oppure se c’è la televisione ecc. Ci sono piccoli despoti i cui genitori, pur di vederli mangiare, instaurano una specie di “coprifuoco” in casa, guai a parlare, tutti fermi, non ci si può alzare, scatta una crisi di nervi ai genitori, se squilla il telefono o se una intempestiva pubblicità interrompe lo spettacolo preferito del marmocchio in quanto, appena succede qualcosa di questo tipo, si blocca il “miracolo” del bambino che mangia. Il bambino ti guarda in faccia come per dire “ma come faccio a mangiare con questo rumore” e non c’è più verso di farlo mangiare
Scherzi a parte questi bambini crescono bene ma i genitori vivono nell’ansia continua del cibo che diventa l’argomento di conversazione e di conflitto principale tra loro, tra loro e i nonni. I bambini, che in questo modello “non mi mangia” sono costituzionalmente di scarso appettito ne approfittano per ridurre queste famiglie in totale schiavitù, vengono instaurate diete improprie per un bambino dove prevalgono cibi preconfezionati e fritti (anche 3-4 volte alla settimana patatine fritte o milanese). Alcuni di questi bambini si mettono a mangiare quando vanno all’asilo, altri, la maggior parte, non mangiano neanche all’asilo per cui le mamme richiedono diete “speciali” o chiedono al pediatra di inventare malattie inesistenti per fargli preparare quelle poche cose che il bambino mangia..
Queste famiglie fanno contenti i produttori di farmaci, vitamine, integratori, pappe reali, erbe ecc. che vengono somministrati in quantità. Anni fa ho visto in un albergo una mamma che somministrava religiosamente al figlio di 6-7  anni, magro e vivacissimo, a tavola, 5-6 tipi diversi di “prodotti”, il padre guardava con aria triste la moglie e il figlio e un giorno è uscito con la frase “con tutta sta roba che prende mio figlio dovrebbe essere come Schwartzneger”.
Cari genitori parlate di questi “problemi” che a volte creano più preoccupazione di malattie reali o che vengono vissuti molto male con il pediatra ma MAI in presenza di vostro figlio. E quando il bambino non mangia non litigate, per il cibo davanti a lui. Il pediatra vi darà dei consigli che, forse, non vi piaceranno  (farlo saltare qualche pasto), dei comportamenti da tenere e molte meno medicine (anzi spesso nessuna medicina) di quanto vogliate.
Nel passato veniva usato nei bambini che non mangiavano un farmaco nato come antiallergico i cui effetti collaterali erano sonnolenza ed aumento dell’appetito e facciamo fatica a convincere alcuni genitori che è innaturale dare un farmaco, tra l’altro poco sperimentato nel bambino, per sfruttare degli effetti collaterali.


Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza giovanile

  Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza  giovanile Quella notte a Milano non è cominciata sabato pomeriggio. È cominciata a...