Visualizzazione post con etichetta lutto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lutto. Mostra tutti i post

giovedì 30 agosto 2018

MALATTIA DEI GENITORI: LO DICO AI FIGLI?

MALATTIA DEI GENITORI: LO DICO AI FIGLI?
In questi giorni mi è stato chiesto consiglio su come comportarsi per una malattia grave di una mamma. Il quesito era: lo diciamo ai figlio di10 e 15 anni o  no?
Per chi non volesse andare avanti e volesse una risposta sintetica dico subito che bisogna informare i figli correttamente  della malattia di un loro caro.
Chiaramente bisogna avere elaborato noi adulti la cosa per fare una comunicazione senza essere troppo angosciati.
Quanto scrivo è stato tratto dal sito AIMAC: www.aimac.it/ (Associazione Italiana Malati di Cancro, Parenti e Amici):
La tendenza di ogni genitore è, istintivamente, di tutelare, non comunicando, i figli per evitare dolore e sofferenza ma  una buona comunicazione è più terapeutica dell’assenza di comunicazione, perché fa sentire i figli più coinvolti, più partecipi e meno trascurati e abbandonati. Alcuni si sentono poco rispettati se non si comunica la, pur dura, verità e anche traditi dai propri cari per essere stati tenuti all'oscuro.
Non dobbiamo dimenticare inoltre che i bambini, fin da piccoli, capiscono quanto sta avvenendo e, potrebbero vivere ancora più male quanto sta succedendo. Infatti una malattia, a maggior ragione una malattia grave ‘parla’ da sola, attraverso cambiamenti, assenze, malessere, e  la non comprensione di quanto accade può far sentire i bambini in colpa, potrebbero sentirsi abbandonati o non  abbastanza amati, oltre che indurli a farsi un’idea a volte peggiore della realtà.
Ai genitori spetta un compito non facile, e nessuno può rimproverarli se non ci riescono per il troppo amore che nutrono per i propri figli.
E’ dunque importante coinvolgere i propri figli in un percorso di malattia.
I bambini hanno il diritto di conoscere tutto ciò che accade in famiglia, quindi anche di sapere che il padre o la madre ha una malattia seria come un tumore.
Sarebbe bene che i figli venissero informati dai genitori stessi, ma in caso di difficoltà (cosa dico ai miei figli?) è opportuno chiedere aiuto al proprio medico o a uno psicologo o psicoterapeuta.
Il percorso di una malattia può essere lungo e con incertezze e  incognite.
Convivere con l’incertezza è un aspetto della malattia.
Tutte le malattie importanti influenzano il clima emotivo di tutta la famiglia, benché per alcuni mostrare i propri sentimenti sarà più facile che per altri.
Inoltre l'aspetto fisico potrebbe cambiare, così come l'attività svolta può cambiare. Le fasi che attraversate voi incredulità, rabbia, riorganizzazione, speranza e accettazione avvengono anche in loro.
Comunicare la malattia aiuta a vivere meglio la quotidianità e a valorizzare i gesti e le attività quotidiane, dalla routine della spesa, al far da mangiare, guardare un film ecc.
Se avviene un ricovero poi la. comunicazione diventa ancora più importante perchè non dire la verità a un bambino lo mette in crisi ma ancora di più raccontare, pur pensando di farlo a fini di bene, delle "non verità".
Parlatene tra voi e con l'equipe che segue la malattia e con il vostro medico.


domenica 19 agosto 2018

Tragedia di Genova: cosa dire ai bambini

Tragedia di Genova: cosa dire ai bambiniCari Genitori
In relazione al tragico evento di  Genova  che ho trattato nel post precedente https://ferrandoalberto.blogspot.com/2018/08/ponte-morandi-comunicato-stampa-dei.html Vi consiglio di leggere quanto ha scritto la pedagogista Elisa Tavella sul tema.
Allegato disegno una mia (dx) piccola paziente (ora è grandina) Marta
Dott.ssa Elisa Tavella:
"Cari genitori, inutile ricordare che Genova si trova davanti all' ennesima tragedia che blocca, raggela ammutolisce e che può creare traumi ai piu piccini.
Bambini che erano presenti, bambini davanti alla tv, bambini che ci hanno visto chiamare impauriti parenti, colleghi amici per sincerarsi che non fossero coinvolti.
Tuteliamoli.
In primis consiglio di evitare ai bambini le maratone televisive della morte.
Se proprio non possiamo farne a meno restiamo sempre vicini a loro e spieghiamo cosa stanno vedendo e cosa sta succedendo, mediamo quanto più possibile il messaggio televisivo a cui noi siamo ormai abituati, ma che ha un diverso impatto sui bambini.
Ieri ascoltando la tv, ho sentito più volte utilizzare con enfasi la parola " schiacciate " riferita ovviamente alle persone rimaste intrappolate sotto alle macerie.
Come possiamo raccontare “il ponte” ai bambini?
In modo semplice e naturale e mettendo da parte ogni tipo di commento: " il ponte era vecchio, si è rotto " .
Ascoltiamo le loro paure, emozioni, lasciamo che possano esprimerle liberamente senza paura di non saperle gestire.
Le gestiremo semplicemente spiegando loro, che anche noi grandi abbiamo paura e la paura è un sentimento naturale, la paura ci serve a volte a non farci male a volte bussa e ci fa tremare le gambe, ma mamma e papà sono li per abbracciarli forte forte e piano piano farla andare altrove.
Se siamo in presenza di incubi, chiederemo ai nostri bimbi di parlarcene e se non lo fanno inizieremo raccontando a loro il nostro.
Come spiegare la morte a un bambino?
Dobbiamo utilizzare un linguaggio a loro comprensibile e gestibile a livello psicologico.
La favola è sempre il modo più adatto ( i particolari crudi lasciamoli alla tv ), è inoltre importante dare sempre un posto alle persone.
Per i bambini è fondamentale in fase si elaborazione del lutto, riuscire a dare una collocazione alla persona che non vedranno più.
Se il lutto è molto vicino ( mamma, papà, fratelli ) ricordiamoci che chiedere aiuto a uno psicologo dell' infanzia o un pedagogista è importante.
I traumi in età pediatrica sono macigni che vanno sollevati per evitare che restino sul cuore per sempre.
Ricordiamoci che i bambini sentono vedono e soprattutto capiscono e che la fantasia è una presenza importante, tuteliamoli senza allontanarli dal dolore, ma piuttosto aiutiamoli a elaborarlo.
Infine ricordiamoci di guardare noi stessi con sguardo compassionevole, consapevoli che stiamo facendo del nostro meglio, ma senza biasimarci perché non siamo infallibili.
Per i nostri figli saremo comunque i loro supereroi".


martedì 14 agosto 2018

CROLLO DEL PONTE MORANDI: CONSIGLI PER CHI HA DEI BAMBINI

CROLLO DEL PONTE MORANDI: CONSIGLI PER CHI HA DEI BAMBINI
Cari Genitori
Sono come penso tutti voi angosciato e shoccato da quanto avvenuto a Genova. Sono incollato alla TV e mi aumenta la tensione, l'ansia, il magone e la rabbia.
Alcuni di noi avranno amici o parenti interessati e dovranno elaborare forti sentimenti di perdita e di lutto e poi, (anzi prima) abbiamo i bambini che dobbiamo difendere e tutelare.
Mi permetto di consigliarvi di chiudere TV e di parlare di altro perchè le comunicazioni di tragedie creano degli stati di ansia che nei bambini possono lasciare degli esiti e delle tracce. (leggete dopo*)
Questo non vuol dire che non si debba parlare ai bambini e spiegare, senza enfasi come avviene giornalisticamente, cosa è avvenuto. Per chi deve comunicare cattive notizie (purtroppo abbiamo segnalazione di vari morti e feriti) trovate a questo link alcuni consigli.
Il primo è quello di parlare chiaramente ai bambini, dopo che avete superato il primo shock, in quanto viene la tentazione, per tutelarli di nascondere la verità. Verità che prima o poi esce e che è meglio, con le dovute cautele, comunicare ai vostri bambini:
https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=angoscia

*MAMMA LA TV MI FA STAR MALE!!!  perché urlano o sono tutti arrabbiati o molto tristi?
Cari genitori
Già in passato ho parlato dei rischi psicofisici a cui vanno incontro i nostri bambini esposti a informazioni, soprattutto alla TV, tragiche. Non mi riferisco, ovviamente, ai programmi per l’infanzia che, seguiti in maniera limitata, sono anche rilassanti per il bambino ma a tutti i tg, o ai vari talkshow dove le notizie vengono date in toni allarmistici, urlate, sopratono e dove qualsiasi cosa fa spettacolo, comprese  la sofferenza e il dolore della gente.
Situazioni tristi e dolorose fanno parte della vita di ogni essere umano e anche i bambini debbono purtroppo affrontarle, elaborarle e ..superarle. Affinchè i bambini possano farlo è necessario che le notizie non siano artatamente esagerate, amplificate e reiteratamente ripetute per evitare di creare ed alimentare ansie, timori e paure.
Questo vale per le informazioni che tra Tv, Internet, social network e le varie tecnologie piovono addosso a noi e, inevitabilmente, ai nostri bambini.
Purtroppo le notizie tragiche sono molte e i vari TG,  anziché utilizzare modalità di comunicazione pacate, “aggrediscono” il telespettatore con toni fatti apposta per coinvolgere emotivamente e creare “emozioni” (non certo positive) in tutti coloro che sono davanti ai teleschermi.
Cosa succede a noi e ai bambini? Si hanno reazioni, quali ansia, paura, depressione, precarietà, instabilità, insicurezza, angoscia dovute più alla modalità comunicativa che alla notizia in se stessa.

Cosa fare?? Usare il telecomando che permette di chiudere l’intrusione casalinga :-) .  Informarsi sui fatti e spiegare ai bambini cosa accade con pacatezza. Informarli su notizie anche dolorose ma senza enfatizzazioni. Bisogna spiegar loro, con parole semplici, quanto avviene.
Bisogna cercare, inoltre, di evitare  di riguardare gli stessi servizi perché  i più piccoli potrebbero capire che le stesse tragedie continuano a ripetersi.
Chiedere consigli al pediatra se il bambino presentasse comportamenti anomali quali reazioni di paura, rifiuto, irritabilità o patologie dette “somatoformi” equivalenti di stati d’ansia quali dolori addominali, cefalea, irritabilità, disturbi del sonno, enuresi ecc.

La TV, come tutti gli strumenti, va utilizzata con moderazione  e non proibita completamente…ma i TG forse si, soprattutto quelli urlati, meglio evitarli.



venerdì 26 agosto 2016

BAMBINI E DANNIDIRETTI E INDIRETTI DA TRAGEDIE ( TERREMOTO 2016). Ma vale anche per gli adulti: Sindrome di Tako Tsubo e sind. Da stress post traumatico

BAMBINI E DANNIDIRETTI E INDIRETTI DA TRAGEDIE ( TERREMOTO 2016).
Ma vale anche per gli adulti: Sindrome di Tako Tsubo e sind. Da stress post traumatico

Cari genitori in questi giorni si è verificato un terribile terremoto con morti e feriti e danni che tutti abbiamo visto sui giornali e TV e che molto hanno subito direttamente.
Cosa fare con i bambini? Cosa dire? Come comunicare?
Ne abbiamo già parlato in quanto ormai ogni mese si assiste ad eventi drammatici esaltati da TV che possono avere conseguenze sulla psiche anche di chi non è stato coinvolto direttamente dagli eventi.
(Articoli precedenti sulla elaborazione del lutto qui: http://ferrandoalberto.blogspot.fr/search?q=lutto

L’impatto sui bambini di un evento traumatico, come il terremoto , (ma in passato è stata l’alluvione, gli attentati ecc.), anche a distanza è forte in quanto si trovano a dovere affrontare sensazioni dolorose (e alcuni per la prima volta) : paura, lutto, incertezza, distacco. E’ particolarmente importante il supporto e l’aiuto delle persone che sono a contatto con i bambini e, primi tra tutti, i genitori e i nonni
Qualche consiglio tratto da un’intervista di Caffo al Corriere
1) Trovate il tempo per stare insieme ai vostri figli e parlare con loro, ascoltare le loro domande, anche se ripetitive e insistenti e rispondete loro con sincerità.
2) Elaborate la vostra ansia ed evitate il più possibile di mostrare le vostre preoccupazioni. Diventerebbero ansia e preoccupazioni di vostro figlio che si spaventerebbe di più della vostra reazione che di quanto avvenuto
3) Evitate immagini televisive e trasmissioni televisive .  Possono causare danni al benessere psichico dei bambini e anche degli adulti (vedete sotto), arrivando a costituire un fattore di rischio per lo sviluppo della sintomatologia chiamata “disturbo post-traumatico da stress”.
4) Prestate attenzione alla maniera in cui l’ansia può esprimersi nei bambini: mal di testa o mal di pancia ricorrenti, senza che sia identificata alcuna causa organica, posso essere sintomi del trauma.
5) Per i bambini fin ai 10 anni aiutate i bambini ascoltandoli quando desiderano parlare, e fornendo risposte chiare e semplici; rassicurateli che è tutto normale sentirsi tristi e arrabbiati o malinconici.
6) Oltre i10 anni rispettate il loro punto di vista e le loro emozioni; e ascoltate e parlate e
POCA POCA TV


E GLI ADULTI??
i cardiologi avvertono che lo stress non curato mette a serio rischio il cuore, anche di chi è sano e soprattutto mette a dura prova il cuore sia di chi ha già problemi coronarici e di chi è sano. Il rischio è un infarto del miocardio improvviso.
Il rischio cardiovascolare aumenta del 15% anche nelle persone sane, se lo stress acuto e i problemi emotivi e sociali che porta con sé non vengono risolti.
Anche chi è sano
«Una situazione fortemente e intensamente stressante può colpire una persona senza patologie – spiega all’AdnKronos Salute Francesco Romeo, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic) – Si chiama sindrome di tako-tsubo (cardiomiopatia da stress)  (http://www.orpha.net/consor/cgi-bin/OC_Exp.php?Lng=IT&Expert=66529) che provoca una sorta di necrosi nella parte apicale del cuore, modificando la forma del ventricolo in una specie di cestello (tsubo) usato dai pescatori giapponesi per la pesca del polpo (tako). Ma i rischi aumentano anche nei mesi successivi all’evento drammatico – prosegue Romeo – come è stato studiato anche nel caso dell’attentato delle Torri gemelle. L’elaborazione del lutto, lo stress che permane se non vengono risolte le condizioni sociali causate dall’evento, sono condizioni negative per la salute cardiaca».


Un pericoloso picco epidemiologico

Lo stress acuto avvia dunque «un meccanismo complesso a cui si deve rispondere con una politica di assistenza psicologico-sociale alle popolazioni colpite dal sisma – avverte Michele Gulizia, direttore della Cardiologia dell’ospedale Garibaldi di Catania – per non rischiare tra 5-10 anni di assistere a un picco epidemiologico che potrebbe interessare il 15% della popolazione, anche persone altrimenti sane. Da non sottovalutare – aggiunge Gulizia – anche l’esposizione acuta e per molte settimane a polveri e particelle ultrafini, macerie, amianto, diossina, metalli pesanti come piombo e residui di lampadine e strumenti elettrici, che possono causare problemi respiratori, tosse, secchezza delle mucose. Fenomeni che, a seconda dell’ampiezza delle aree interessate da crolli, possono essere sovrapponibili a quella che fu chiamata la sindrome di Ground Zero: interessò centinaia di abitanti e soccorritori esposti alle macerie e ai fumi che, venne calcolato, contenevano detriti in cui erano presenti oltre 2.500 contaminanti tossici. Colpirono occhi e apparato respiratorio in primis, ma anni dopo furono collegati anche ad alcuni casi di tumore, nei soggetti esposti alle fasi di pulitura delle macerie nei mesi successivi».

sabato 16 luglio 2016

Fatti Tragici (scontro treni, Nizza, Colpo diStato in Turchia) e bambini: tuteliamoli

 Fatti Tragici (scontro treni, Nizza, Colpo diStato in Turchia) e bambini: tuteliamoli
Cari genitori
 Avevo già trattato delle conseguenze psicologiche sui bambini conseguenti a eventi catastrofici (alluvione ,terremoti ecc. ) spesso amplificati dalla informazione che a volte si accanisce non solo andare informazioni  ma ad esaltare fatti tragici.
In pochi giorni abbiamo avuto tre eventi terribili
-       Scontro tra treni in Puglia
-       Attentato a Nizza
-       Colpo di Stato in Tunisia
Consiglio pratico da attuare subito: cercate di aggiornarvi senza esagerare con visioni televise ad effetto e tragiche. Cambiate canale o aspettate che i bambini siano a letto. I bambini possono avere danni seri da violenza psicologica assistita. Poi spiegate e parlate e non nascondete la verità.
Tanto non cambiate la storia guardando il colpo di Stato in diretta.
Certo abbiamo a che fare con la nostra ansia e timori ma cerchiamo di avere atteggiamenti poco catastrofici.
Ovviamente ai bambini bisogna dire tutto e spiegare cosa avviene ma da voi.
Già in occasione della alluvione dei genitori mi hanno segnalato disturbi nei bambini dopo qualche giorno dalla alluvione.
I bambini che sperimentano un disastro (dal vivo o vissuto tramite informazione)vivono due tipi fondamentali di esperienze:
-       il trauma causato dal disastro stesso e
-       i cambiamenti e gli sconvolgimenti nel vivere quotidiano causati dal disastro
In questi giorni i nostri bambini sono stati testimoni indiretti tramite la TV di fatti estremamente tragici.
Questi eventi tragici spesso innescano una catena di eventi che possono causare cambiamenti nelle condizioni di vita quotidiane e portare anche a difficoltà a lungo termine.
Nella vita quotidiana i bambini avvertono le tensioni dei familiari (su cui non ci dobbiamo colpevolizzare perché non ci possiamo fare nulla, non si può non essere tesi se si ha perso un familiare o la casa o un bene ottenuto faticosamente) e poi avvertono i cambiamenti “emotivi”, eventuali elaborazioni di lutto oltre alla elaborazione di ansie,, paure e timori vissute sia direttamente che attraverso genitori, fratelli, sorelle amici e parenti.

Cosa può manifestare un bambino? L’ indicatore di sofferenza principale è un cambiamento radicale nel comportamento del bambino. Alcune reazioni comuni possono essere rappresentate da comportamento regressivo (si comporta come se fosse un bambino più piccolo); difficoltà di separazione (piangere, agitarsi o aggrapparsi quando i genitori si
allontanano); difficoltà nel fare spostamenti; pianto facile, dipendenza o stato di bisogno, paure per eventi simili al trauma subito, essere triste o depresso, essere insolitamente tranquilli o chiusi e non essere interessati alle cose che abitualmente divertivano o al contrario essere irritabili, avere sbalzi d’umore o atteggiamenti aggressivi. Patologia da conversione (malattie psicosomatiche) quali di mal di testa, mal di stomaco o altri sintomi di malattia. Alcuni hanno un calo nel rendimento scolastico.
Quanto sopra avviene però anche in altre situazioni d stress quali la separazione, la nascita di un fratellino o di una sorellina, un lutto familiare.
In questi casi è importante che prima i genitori metabolizzino quanto avvenuto, un genitore tranquillo, cosa non certo facile, è il primo passo per aiutare il bambino. Per questo motivo il primo consiglio è di non fasciarsi troppo la testa almeno nelle fasi iniziali. Chiedere aiuto al proprio pediatra e al proprio medico curante e , in situazioni che interessano la collettività, parlarne con gli insegnanti perché il modo migliore per risolvere le cose pur nella variabilità individuale delle reazioni è quello di dare tempo al tempo e di tirare fuori quello che si ha dentro con il dialogo, il colloquio, l’ascolto di una persona attenza e , nei bambini, con l’aiuto del gioco e del disegno.
Su tutto questo come pediatri e come società civile, tutti, dobbiamo sapere e sapere consigliare e fare di più. Poi ad altri spetterà prevenire il prevenibile ma intanto cerchiamo di non danneggiare ulteriormente con drammatizzazioni di quanto è avvenuto. Dobbiamo fare ora tanto per il presente e limitare i danni e soprattutto prevenire per il futuro sia per i danni morali e psicologici. Necessario un colloquio e dialogo tra pediatri, pedagogisti, psicologi e insegnanti e tutti coloro che sono a contatto con i bambini e le famiglie.
Lettura Consigliata di “Save the children”:





lunedì 16 novembre 2015

TRAGEDIA A PARIGI: COSA DICO AI BAMBINI?

TRAGEDIA A PARIGI: COSA DICO AI BAMBINI? 
Ne abbiamo già parlato dai tempi delle alluvioni a Genova, dei terremoti e in occasioni di lutti o tragedie famigliari o sociali: MAI FARE FINTA DI NIENTE  in quanto i bambini si accorgono di tutto quanto avviene tramite la TV,, quello che sentono (hanno i radar) o “leggendoci” nel cuore nella mente e capiscono bene…anzi a non spiegare pensano che possa essere successo qualcosa di ancora peggio.
Quindi? Bisogna parlare, spiegare e .. anche ascoltare.
In questi giorni la dott.ssa Costantino, presidente della Società di neuropsichiatria dell'infanzia e adolescenza (Sinpia) ha fornito alcuni consigli consigli
(Intanto a questi collegamenti trovate consigli su come comportarsi quandoaavvengono lutti o tragedie…ma parlatene anche con il vostro pediatra:
  1. 1)   Non fare finta di nulla. I bambini capiscono più di quanto non immaginiamo e sentono le emozioni e la paura nell'aria. Vanno quindi accompagnati nella comprensione. Già parlare è importante nell'elaborazione dell'angoscia».
  2. 2)   Ascoltare cosa si immaginano, cosa percepiscono».  Per farlo, «in genere basta un commento, un generico 'che brutta cosa'. E' un modo per far capire che se ne può parlare. Immediatamente i bimbi si sentono autorizzati a chiedere. Al contrario, se percepiscono che l'adulto non vuol parlare, si zittiscono».
  3. 3)   Importante «rassicurare, senza fingere che vada tutto bene». Il messaggio che li aiuta, «non è un falso 'è tutto sotto controllo', piuttosto spiegare che si sta facendo tutto il possibile per diminuire il rischio». E' bene che imparino «che c'è una parte della vita che non controlliamo, anche se possiamo agire per ridurre il pericolo».
  4. 4)   NON ESAGERATE a far vedere troppe immagini o a parlare troppo. «Inutile cambiare canale nel bel mezzo di un servizio perché avrebbe l'effetto opposto, ma meglio evitare di esporli eccessivamente a immagini cruente, o parlare tutto il giorno di questi eventi
  5. 5)   COSA DA SPIEGARE POI ANCHE AGLI ADULTI: NON pensare  che i buoni siano tutti da una parte i cattivi dall'altra» e mai generalizzare . Il rischio, conclude Antonella Costantino, «è che arrivi il messaggio che lo straniero o il diverso possa essere pericoloso. Così facendo si creano immotivate fobie nei confronti delle persone che li circondano». 





domenica 25 maggio 2014

E quando muore qualcuno come ci comportiamo con i nostri figli?

Cari Genitori
Vorrei parlarvi sempre di cose belle, di vacanze, di mare, di pappe...ma nella vita ci sono anche situazioni dolorose a cui non vogliamo pensare finché non ci capitano.
Non passa quasi giorno che direttamente, o indirettamente, veniamo in contatto con situazioni dolorose. Il dolore più grande? la morte di un "caro" un genitore, un parente, un amico. E' qualcosa che riguarda, prima o poi .......tutti e nel nostro dolore non sappiamo come comportarci con i figli. Qualche consiglio qui sotto anche se non bisogna mai generalizzare ma qualcosa di comune e "da fare" c'è:
Un tema molto poco affrontato e di fronte a cui ci si sente impreparati sempre è quello della comunicazione della cattive notizie, e, in particolare  della comunicazione del lutto. Comunicare male fa più male del lutto stesso. Non passa mese che non mi venga richiesto come comportarsi. Alcuni mi dicono che non hanno detto niente....ma cari genitori sappiate che i bambini hanno già capito. Bisogna spiegare e parlare chiaramente. Ovviamente ogni situazione è differente ma alcune cose comun i da dire ci sono: una su tutte : va detto e non vanno dette pietose storie o bugie. Consiglio la lettura di questo articolo di UPPA (Un pediatra per amico) e poi di parlarne con il Vostro pediatra (e può essere il caso anche di uno psicologo o altre figure professionali.

Ho adottato quanto consigliato sulla Rivista UPPA e che incollo qui sotto e che trovate al link: 
Un silenzio che fa male al cuore
di Paolo Roccato 
Gli adulti elaborano il lutto. Qualcuno muore in famiglia. Gli adulti trovano ovvio parlare dell’accaduto, esprimere dolore, angoscia, rimpianto, nostalgia, disperazione; confrontare le proprie emozioni dolorose e i propri ricordi belli, tristI o nostalgici con quelli degli altri; cercare insieme di capire la successione degli eventi che hanno portato alla morte; pensare con rammarico o rabbia a come si sarebbe potuto evitare l’infausto evento; individuare se vi siano colpe, soprattutto proprie; consolarsi gli uni con gli altri, piangendo insieme e bonificando il senso di colpa per essere ancora vivi… E poi: andar a vedere per l’ultima volta il corpo del defunto; accompagnarlo alla tomba coi riti opportuni per poter sapere dov’è finito e poterlo pensare e ricordare vivo e morto e potersene distaccare… È in questo modo che gli adulti innescano il processo di elaborazione del lutto, aiutandosi attivamente gli uni con gli altri. E trovano tutto ciò normale, sano, necessario, perfino doveroso.

I bambini vanno aiutati a capire. Se in famiglia c’è un bambino, troppo spesso gli adulti, tutti presi dal loro dolore, dimenticano l’assoluta necessità anche per il bambino di elaborare il proprio lutto e di essere aiutato in questo lungo e impegnativo compito. O, per proteggerlo da dolore e angoscia, cercano attivamente di tenerlo all’oscuro, a volte perfino d’ingannarlo su ciò che realmente è accaduto (“Papà è andato in Germania a lavorare”). Questi atteggiamenti sono deleteri e non d’aiuto per il bambino. Se gli vengono nascosti i dati informativi sugli eventi reali che riguardano anche lui, non potrà farsene un’idea adeguata. Se non gli si dice la verità, percepirà più o meno confusamente d’essere stato imbrogliato e imparerà a non fidarsi dei grandi e a non mostrare il proprio vero sentire; segretamente, costruirà teorie bizzarre sulla vita e la morte, altamente patogene.

Tacere e censurare la morte fa male. Il bambino (anche se è piccolo) percepisce il dolore negli adulti. Ma spesso gli si impedisce di capire il senso di quel dolore; vede che il famigliare morto non c’è più, ma non gli viene spiegato come mai, né dove sia andato, né perché, né per quanto tempo. Si trova a vivere - direttamente e indirettamente - le emozioni per la perdita, ma sarà costretto a viverle come insensate, giacché attivamente gli si impedisce di riconoscerle, di farsene una ragione, di condividere il dolore, di trovare conforto e consolazione. Gli s’impedisce di pensare all’esperienza di perdita che sta vivendo e di attivare le risorse personali e relazionali a sua disposizione per affrontarla e gestirla. Gli s’impedisce cioè l’elaborazione del lutto, che, per il benessere psichico, è un’assoluta necessità.

Bisogna rassicurare e condividere. Al contrario, il bambino dev’essere aiutato nell’elaborazione del suo lutto. Col linguaggio appropriato all’età, gli si deve dire che la persona cara è morta, spiegandogli che cosa vuol dire morire. Anche accompagnarlo a vedere la salma e farlo partecipare al funerale sono azioni utili a questo fine. Bisogna lasciargli lo spazio per capire, per esprimere ogni emozione (stupore, curiosità, dolore, angoscia, paura, rabbia, senso di colpa, sgomento, senso d’impotenza…), per ogni domanda o pensiero sull’accaduto e sulle sue prospettive future, correggendo le idee errate e confermando la sensatezza delle emozioni. Talvolta si potrà scoprire che pensa d’esser lui il colpevole: bisogna allora rassicurarlo, parlandogli dell’inevitabilità della morte. Rassicurarlo che non verrà abbandonato, che si farà di tutto per non morire anche noi, perché la vita è bella, anche se ora il dolore è grande. I momenti in cui ci si trova in famiglia a elaborare un lutto comune sono preziosi per tutti i partecipanti, proprio per la loro forza integrativa nella mente di ognuno. Rimangono nella memoria come momenti tristi, ma, paradossalmente, anche “felici”.
ELABORAZIONE DEL LUTTO. È un lavoro mentale lungo (minimo due anni, ma per certe perdite è normale che duri tutta la vita) in cui cerchiamo di capire bene, anche emotivamente, che cosa ci è capitato, cosa abbiamo perduto, quali aspetti di noi non potranno più realizzarsi e quali dovranno modificarsi; quali prospettive si chiudono e quali rimangono o si aprono.

TRAUMATICA è un’esperienza per qualunque motivo non pensabile. Parlarne con qualcuno la rende più pensabile, cioè ne diminuisce la traumaticità.

LA MANCATA ELABORAZIONE DEL LUTTO comporta malessere psichico duraturo.Ha conseguenze pesanti sulla salute mentale del soggetto e dei suoi discendenti, figli e nipoti, come risulta dalla ricerca e dalle psicoterapie. Favorire l’elaborazione del lutto è fare prevenzione primaria. Anche il bambino, per quanto piccolo, ha necessità di conoscere e condividere le proprie emozioni, specialmente quelle dolorose.

VEDERE CHE ANCHE I GRANDI PIANGONO può dar sollievo al bambino: vuol dire che anche il suo dolore è legittimo e degno di rispetto.

GLI ADULTI DOBREBBERO EVITARE di appoggiarsi al bambino per farsi consolare:sarebbe per lui un compito eccessivo.

Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza giovanile

  Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza  giovanile Quella notte a Milano non è cominciata sabato pomeriggio. È cominciata a...