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martedì 8 maggio 2018

INCONTRO SULLA ALIMENTAZIONE DEI BAMBINI VENERDì 18 DALLE 17 ALLE 19

INCONTRO SULLA ALIMENTAZIONE DEI BAMBINI VENERDì 18 DALLE 17 ALLE 19
(gratuito, posti limitati: per prenotazioni telefono sulla locandina)
Parleremo di alimentazione corretta e educazione alla alimentazione dei bambini (e di noi adulti).
- Dieta della mamma
- Allattamento al seno e artificiale
- Svezzamenti (tradizionale e autosvezzamento)
- Neofobia
- Capricci a tavola (e fuori tavola)
- Troppe proteine o grassi???
- Cosa bere?
- Proteine animali o vegetali?
- Famiglie vegetariane e vegane
- Disturbi del comportamento alimentare
ecc. ecc. e soprattutto risposte a vostre domande



lunedì 31 luglio 2017

CAPRICCI A TAVOLA: perché e cosa fare?

CAPRICCI A TAVOLA: perché e cosa fare?
 Nei primi anni di vita molti bambini possono avere, nella vita quotidiana e spesso a tavola, degli atteggiamenti oppositivi, “capricciosi” e reagire negativamente all’introduzione di nuovi cibi nell’alimentazione quotidiana. A volte il capriccio è scatenato da problemi apparentemente banali (tipo volere un particolare cibo e se non lo ottiene….scattare il “capriccio”).
Dallo svezzamento in poi il bambino va incontro a nuove abitudini alimentari e  scopre nuovi gusti; il genitore, come abbiamo scritto nello svezzamento e nei capitoli precedenti, decide le regole per un’educazione alimentare corretta (cosa, quando e dove si mangia) influenzando, per gli anni successivi, il rapporto del figlio con il cibo anche attraverso il suo comportamento. 
Il bambino, all’inizio, viene in contatto con sapori e odori che, in alcuni casi, accetta subito, altre volte, dopo vari tentativi. 
E’ compito del genitore  fornire al bambino una corretta alimentazione, offrendogli alimenti  sani per crescere, cercando  di assecondare le sue preferenze e i suoi gusti e, nel frattempo, sottoporgli anche alimenti che almeno inizialmente non desiderano mangiare.
Può succedere che in questa fase  alcuni bimbi rifiutino il cibo e facciano  capricci che possono sorprendere per la loro violenza, a volte vere crisi di collera, davanti alle quali papà e mamma non sanno come reagire.
E` utile sapere che atteggiamenti di questo tipo sono frequenti e non sono avvisaglie,  o il preludio, di un futuro carattere intrattabile e che non sempre  sono la conseguenza di errori educativi ma fanno parte dell’accrescimento del bambino.

Il bambino, intorno ai 2 anni, acquisisce maggior  autonomia e può cercare di manifestare, attraverso il capriccio, varie richieste e far pressione per determinati alimenti o per determinati comportamenti alimentari ad esempio pretendendo la TV o giochi durante il pasto. 
 La tavola è un luogo perfetto, anche se non l’unico, per questi “scontri di potere” per manifestare la propria autonomia: gli atteggiamenti oppositivi dei bambini mettono in discussione le regole stabilite dall’adulto facendo leva sulla preoccupazione del genitore per il corretto nutrimento del proprio figlio attraverso i “cosiddetti” capricci cui i genitori debbono essere pronti a rispondere cercando, prima di tutto, di capirne i motivi e cercando di agire di comune intesa. 
Quando il bambino non riesce a raggiungere un obiettivo, o è costretto a fare qualcosa che non vuole, o gli si nega qualcosa che desidera può reagire  con un’esplosione di rabbia che è la manifestazione della sua angoscia nel riscontrare, contrariamente a ciò che desiderava, la propria incapacità a ottenere quello che desiderava.
È molto probabile che, a questo punto, emergano capricci e rifiuti ostinati e che nell’interazione genitore-figlio si stabilisca un vero e proprio “braccio di ferro all’ultimo boccone”. Il bambino impara prestissimo a sostenere la sfida con i grandi a tavola. Inoltre, se manca la sensazione del piacere durante l’alimentazione, emerge una serie di difficoltà ad autoregolarsi nelle dosi e nella qualità del cibo, col rischio che nel corso dello sviluppo tutto ciò possa trasformarsi in un disturbo del comportamento alimentare.
Se i capricci a tavola o in altri momenti della giornata sono trascurati o sono  affrontati  in modo inadeguato o con tentativi disfunzionali reiterati, nel tempo, si possono trasformare  in un problema persistente. Con danni a tutta la famiglia e, soprattutto, al bambino.
Ma per quale motivo un bambino fa i capricci? E’ questo che dobbiamo capire. A volte esplodono improvvisamente per una cosa banalissima ma dietro, spesso c’è dell’altro e sta ai genitori, magari aiutati dal pediatra e/o da un pedagogista, capirlo. 

I capricci si svolgono sempre su due piani:
-       esplicito, con motivazioni a volte veramente di poco conto tipo: voglio questo o voglio vestirmi in quel modo;
-       implicito. E’ il piano quasi mai  immediatamente evidente che può riguardare aspetti affettivi, psicologici e  relazionali del bambino, con il genitore (o con l’adulto a cui è affidato: vedi tata e personale degli asili). 
I piani impliciti più frequenti sono:
-        “Bisogno di un segno di amore” perché non è sicuro di essere amato (magari in certi periodi come un lutto, un trasloco, l’arrivo di un fratellino).
-       “Bisogno di sapere quanto potere ha il bambino” nella relazione con gli adulti. Percepire di non averne o, al contrario, averne troppo (bambino tiranno) aumenta il disagio e di conseguenza fa i “capricci”.
-       “Bisogno di regole, ovvero quanto potere ha il genitore”: attraverso il capriccio il bambino può segnalare che l’adulto non stai gestendo adeguatamente il suo potere con il bambino. Il bambino  ha bisogno che l’adulto lo eserciti adeguatamente, in modo chiara, coerente ed esplicita, per dare un preciso orientamento e fornire sicurezza”. Ha bisogno che l’adulto gli dica “No”, con fermezza e con chiarezza al fine  di percepire attorno a sé sicurezza. La fermezza, la coerenza e la sensatezza nel porre le regole fanno parte dell’amorevolezza. E il bambino lo sente.
-       “Bisogno di sapere se il genitore è sufficientemente stabile e forte”. E’ angosciante per il bambino avere un adulto fragile che lui può comandare. Il bambino assume allora la parte di quello “forte”, che decide ma senza aver esperienza e competenze. Avrà atteggiamenti dispotici, dittatoriali, che intimidiscono ulteriormente un adulto debole ma il bambino sarà in crisi.
-       “Bisogno di autonomia”: sentire riconosciuto un certo grado (all’inizio piccolissimo) di autonomia (da subito, per esempio nel ritmo e nella durata della suzione). Se non vengono riconosciute le proprie competenze è possibile che, prima di disperarsi del tutto, cerchi di “forzare” l’adulto con dei capricci. 
-       “Bisogno di percepirsi come soggetto della propria vita” Il bambino ha bisogno che sia sistematicamente riconosciuto dagli adulti che si occupano di lui il valore del suo sentire, del suo pensare, del suo desiderare e del suo volere. 
Ricapitolando i fabbisogni “impliciti” alla base dei cosiddetti ”capricci” le interazioni sono, 
l’amore; 
-       il potere del bambino; 
-       il potere del genitore; 
-       la forza, stabilità e chiarezza del genitore (non genitore marionetta) ; 
-       l’autonomia; 
-       sentirsi riconosciuto (con i suoli voleri, sentimenti e desideri).

Non è facile, ma sapendolo, si hanno più possibilità di reagire in modo adeguato
Mi capita spesso di ascoltare mamme avvilite e preoccupate: la frustrazione è tale che a volte piangono o esprimono la loro delusione e la loro ansia attraverso la rabbia. A volte lo fanno davanti al bambino. E questo va proprio evitato.
Capita e non mi meraviglio, pensando a quanto importante sia per una nutrice alimentare vedere crescere il proprio figlio. Ma, poiché, soprattutto, per i bimbi piccoli, “la mamma è cibo e il cibo è mamma“, di fronte al rifiuto del bambino possono innescarsi dinamiche poco utili e, a volte, addirittura dannose, sostenute dalla convinzione di avere davanti un piccolo tiranno, testardo ed egocentrico.
Suvvia, un boccone per la mamma, uno per il papà e uno per la nonna!
Sovente, si fa attenzione al “sintomo” e non a cosa lo motivi!!! Cercando di ovviare al livello “esplicito” dobbiamo cercare di capire la spinta “implicita” alla base della reazione del“capriccio”.
Poi a volte, nella realtà quotidiana, accade spesso che siamo semplicemente davanti a un bambino che ha poco appetito, o che ha bisogno di mangiare poco, oppure che non è ancora pronto per quel dato alimento, per quel particolare momento conviviale, per il distacco dai rituali che lo legano alla mamma attraverso l’allattamento. 
Semplicemente, il bambino può non avere l’appetito che la mamma, o i familiari, si aspettano. L’inappetenza di un figlio è un concetto la cui relatività sta fra i suoi reali bisogni e le aspettative di chi lo nutre.
Ma se non realizziamo questo, possono instaurarsi meccanismi che creano un disturbo e una alterazione della relazione tra bambino e famiglia!
 Il bambino reagisce con il capriccio o con crisi di opposizione a cui spesso corrispondono atteggiamenti degli adulti che rendono la situazione sempre più complessa e difficile da risolvere: famiglie che hanno l’ansia di sedersi a tavola, di andare a cena con amici e bambini che instaurano un pessimo rapporto con il cibo…e con i genitori. Genitori che girano da vari medici e specialisti che spesso valutano quanto di loro competenza medica in base loro specialità “medicalizzando” sempre di più la vita del bambino.
Talora si arriva a richieste di fare “punture per farlo mangiare”, sedativi per calmarlo o di un “bel ricovero” .
Quante volte sento dire ”Non capisco come faccia a crescere con quel poco che mangia” per poi verificare, tenendo un  diario alimentare, che il bambino assume nutrimenti e calorie a sufficienza oltre al fatto che le curve di accrescimento sono perfettamente nella norma.
Se il bambino è sano, cresce normalmente e continua a mostrarsi vivace e allegro, non vi è alcun motivo di condizionarlo con aspettative che non può comprendere, né soddisfare, poiché nel suo istinto e nella sua spinta evolutiva egli ha strumenti insospettabili di autoregolazione dell’appetito e della sazietà.
·      Insistere significa forzare un sistema di autoregolazione evolutosi per migliaia di anni; 
·      mostrarsi dispiaciuti significa generare nel bambino il dubbio che egli non sia adeguato, accettato ed amato a causa del suo rifiuto; 
·      lasciarsi prendere dall’ansia significa rischiare di compromettere la serenità della corrispondenza armoniosa prima fra la mamma nutrice e il bambino nutrito e poi con tutta la famiglia
Rispettiamo, quindi, ciò che ha imparato dalla natura e che noi, invece, abbiamo dimenticato.

COSA FARE QUANDO FA IL CAPRICCIO?
Può essere utile interrompere il contatto, per un breve tempo.
Ma una cosa, fra tutte, è fondamentale: mai mettersi al livello del bambino. Mai.
Anche quando è esasperato, il genitore deve ricordarsi di essere su un altro piano. Non è mai il caso di mettersi a litigare col bambino. 
La relazione tra adulto e bambino non è paritaria. L’adulto ha dei compiti educativi.

Le regole standard che un genitore cerca di stabilire a tavola – e che il bambino può mettere in discussione con i capricci – sono descritte  in altre parti del libro (oltre a non guardare Tv o videogiochi): 
-       imparare a mangiare senza farsi imboccare; 
-       mangiare tutto ciò che c’è nel piatto (facendo porzioni di cibo adeguate e no9n eccessive; 
-       non giocare con il cibo o giocattoli; 
-       mangiare tutti i cibi proposti dal genitore, anche quelli meno desiderabili ma importanti per differenziare l’alimentazione; 
-       non alzarsi da tavola prima che il pasto sia concluso o il genitore dà il permesso di alzarsi. 
Per far rispettare queste poche e fondamentali regole l’adulto non deve far altro che armarsi di molta pazienza e guidare dolcemente il comportamento del bimbo. 

Quindi:

-       Imporre delle regole chiare e ragionevoli. L`osservanza delle regole dà ai bambini la sensazione di aver imparato a gestirsi e di aver accontentato i propri genitori e ciò fa nascere in loro sentimenti di autostima. (il potere del genitore; forza, stabilità e chiarezza del genitore)
·      Esprimere il vostro consenso e il vostro gradimento quando il bambino si comporta bene: se il bambino avverte che quello che fa da contentezza ai  suoi genitori si sente gratificato e importante e questo lo stimola a ripetere quel comportamento adottato. (far sentire il bambino riconosciuto, rispettarne l’autonomia)
·      Non impartire ordini rigidi e autorevoli (Mangia e zitto!) 
·      Non arrivare a contrattazione  con il ricatto emotivo (“Fallo per la mamma, ti prego”). 
·      Non forzare e fare pressioni. L’eventualità che il bimbo possa mangiare di meno o addirittura saltare il pasto crea angoscia e genera fantasie catastrofiche (“Non mangerà, non crescerà, si sentirà male” e via dicendo). 
·      Non insistere perché l'ostinazione si può trasformare gradualmente in costrizione e mettere il bambino a disagio e impedirgli di sperimentare la sensazione del piacere che naturalmente dovrebbe accompagnare l’esperienza del pasto. 
·      Non infliggere punizioni perchè non sono un mezzo educativo efficace. 
·      Non ascoltate i consigli di parenti ed amici: voi soli conoscete vostro figlio come nessun altro può farlo. 
·      Non fare confronti con fratelli, sorelle o amici.
·      Non usare le minacce.
·      Non tormentatevi chiedendovi se state facendo le cose giuste e se siete dei bravi genitori.
·      Armatevi di tanta pazienza e vedrete che il tempo risolverà molti problemi. 

In alcune situazioni e famiglie si ottengono buoni risultati anche cone le cos’dette “terapie strategiche brevi (Nardone, Watzlavick). Consigli di base sono:
1.    ”osservare senza intervenire” 
2.    “congiura del silenzio”. 
3.    “vietare per ottenere”
In che cosa consistono:
1.    Innanzitutto bisogna bloccare il proprio interventismo e studiare la situazione che, in seguito, potrà essere gestire in maniera differente. (osservare senza intervenire)
2.    Non parlare di cibo e di alimentazione di fronte al bambino: i genitori  devono  evitare di parlare del problema e  interrompere ogni forma di "forzatura" a mangiare. (congiura del silenzio)
3.    Il secondo passo, decisivo per sperimentare un’interazione differente, è la 
4.    negazione o, meglio, il vietare per ottenere. 
La mamma dovrà mettere in pratica alcuni stratagemmi: 
·      fare porzioni minime nel piatto.
·      Gustare pietanze prelibate ostentando piacere. 
·      Dichiarare che certi cibi non sono per i bambini vietandone l’assaggio. 
·      Proibire di sedersi a tavola e mangiare o non apparecchiare per "chi non ha appetito" (trattamento da riservare solo ai bambini che iniziano a lamentarsi prima di essersi seduti a tavola). 
·      Osservare senza intervenire, ovvero rimandare al figlio la responsabilità delle sue azioni.

·      Chiedere espressamente ai famigliari di evitare di intervenire in qualunque modo nei confronti del problema o anche solo di parlarne, ma di limitarsi ad osservarlo.

domenica 28 agosto 2016

BAMBINO NON MANGIA: CAPRICCI O PATOLOGIA?? NUOVA PATOLOGIA L’ARFID.

 di rompere “i cabasisi” ai genitori che spesso cedono di fronte alle richieste dei pupi. Però se  se accade con tutti i cibi proposti al giovane, è il caso di indagare in modo più profondo da cosa derivino questi ripetuti “no” al cibo e parlarne con il pediatra che valuterà se procedere ad un approccio pedagogico, psicologico o di altro tipo.
Età: può insorgere dai 2 anni di vita e anche prima quando i bambini inziano ad essere “noiosi” a mangiare (si chiama neofobia) e si insiste per farli mangiare.
Chi ne è affetto rifiuta di mangiare o mangia in modo disordinato e insufficiente, arrivando ad  un sottopeso spesso evidente.
Sono descritti se non si interviene perdite di peso (anche oltre il 30% del peso normale per l'età), esponendo il bambino a seri rischi fisici e intellettivi e compromettendone lo sviluppo.
I sintomi della ARFID si possono presentare durante l'infanzia ma possono anche presenti o persistono in età adulta.
Gli individui che soddisfano i criteri per ARFID hanno sviluppato un certo tipo di problema con il mangiare (o per i bambini molto piccoli, un problema con l'alimentazione).
Chi è affetto dalla ARFID finisce per perdere peso. Oppure, i più piccoli potrebbero non aumentare di peso o crescere come previsto. Altre persone potrebbero aver bisogno di integratori per ottenere una nutrizione adeguata e calorie. Soprattutto, gli individui con ARFID possono avere problemi a scuola o di lavoro a causa dei loro problemi alimentari - come ad esempio evitare pranzi di lavoro, o addirittura evitare di vedere gli amici o la famiglia in occasione di eventi sociali dove il cibo è presente. E 'possibile che alcuni individui con ARFID possono andare avanti per sviluppare un altro disturbo alimentare come l'anoressia o la bulimia .
I criteri diagnostici per ARFID (sulla base del DSM-V)
1. disturbo della alimentazione (ad esempio, apparente mancanza di interesse nel cibo; evitare cibi sulla base delle caratteristiche li dei prodotti alimentari (colore, consistenza, forma, calore ecc.); preoccupazione per le conseguenze avverse del mangiare), conseguentemente si manifestai:
•          Significativa perdita di peso (o il mancato raggiungimento aumento di peso previsto o rallentamento della crescita nei bambini).
•          carenza nutrizionale significativo.
•          Necessità di alimentazione enterale o supplementi nutrizionali.
2. Il disturbo non è meglio spiegato dalla mancanza di cibo disponibile
3. Il disturbo alimentare non si manifesta esclusivamente durante il corso di anoressia nervosa o di bulimia nervosa.
4. Il disturbo alimentare non è attribuibile ad una condizione medica concomitante o non è meglio spiegato da un altro disturbo mentale.



domenica 17 aprile 2016

Vaccino pertosse e adulti, Capricci sul seggiolino, Incontri di persona

Due articoli oggi su Il Secolo XIX (Risposte a domande di mamme)
- Vaccino antipertosse agli adulti per proteggere i lattanti?
- Fa i capricci sul seggiolino
Buona Domenica e con chi vuole ci vediamo in occasione di questi incontri Trovate locandine sul blog:
alcune date di incontri di persona con conferenze o corsi su prevenzione incidenti, Nati per leggere e stili di vita.
18, 21 e 22 aprile dalle 9 alle 12 al CBA-IST Lezione a studenti su stili di vita (vedi locandina)
  • 21 Aprile ore 17:  BIBLIOTECA DE AMICIS: MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO E NATI PER LEGGERE. Per iscrizioni cliccare qui
  • 19 Aprile dalle 8,30: Lezione dimostrazione a EDUCATORI della Manovra antisoffocamento e BLSD. Segue relazione su stili di vita. Presso Centro Regionale di ALCOLOGIA, Osp. S. Martino
  • 19 Aprile: Manovra antisoffocamento: Scuola Colombo, Via Apparizione
  • 22 Aprile, ore, 18, Libreria Feltrinelli TORINO: Presentazione del libro "Come crescere mio figlio"
  • 28 Aprile (da confermare) scuola del Ponente: Manovra antisoffocamento
  • 10 Maggio: Scuola Chighizola: Nati per leggere e prevenzione con Francesco Langella
  • 11 Maggio: Convegno UNICEF (a breve dettagli)
  • 16 o 18 Maggio: Manovra antisoffocamento in Corso Italia (a breve data e orari e sede)
  • Entro fine maggio ULTIMO incontro (sede erario da definire) prima dell'estate (penso e spero)

giovedì 2 aprile 2015

Spasmi affettivi

SPASMI AFFETTIVI
Un fenomeno abbastanza frequente nei bambini sono gli gli spasmi affettivi (episodi di apnea inspiratoria nei bambini, con possibile perdita di conoscenza dopo  essere diventati, nella forma più frequente, cianotici). Quando il bambino trattiene il respiro cercate di intervenire prontamente soffiandogli in faccia o ,se avete la possibilità, spruzzandogli un pò di acqua sul volto. Anche se perde coscienza comunque non ci sono conseguenze e la ripresa è rapida per il bambino (un pò meno, psicologicamente, per i genitori e i nonni in quanto ci si trova una bella “paura”).
Gli “spasmi affettivi” compaiono dopo frustrazioni, sgridate o se il bambino è contrariato o in caso di dolore in circa il 5 % dei bambini.  Soprattutto nell’età da 6 mesi ai 2 anni e terminano in alcuni addirittura a 6 anni .
Gli spasmi affettivi più frequenti sono quelli in cui il bambino trattiene il respiro e diventa  cianotico (più rari alcuni detti “pallidi” che compaiono più frequentemente in caso di stimoli dolorosi). Se contrariati alcuni bambini possono arrivare agli spasmi affettivi, altri  arrivano a vomitare o  battono la testa ripetutamente al muro o a terra. Molto spesso in queste occasioni viene naturale all’adulto assecondarli e dargliele ed è lì che loro approfittano della situazione e imparano che quella è la strada per ottenere ciò che vogliono, è un precedente. Nei bambini che arrivano ad avere gli  spasmi affettivi cianotici  bisogna, nel tempo, cercare di non concedere tutto per paura della crisi e se compare, come detto sopra, soffiare in faccia al piccolo o bagnarlo con dell’acqua, mantenendo la calma, perché se il bimbo perde conoscenza, si riprende subito.
In alcuni casi un fattore favorente è la carenza di ferro. Ovviamente quanto scritto deve essere valutato dal proprio pediatra curante sia per la conferma della diagnosi che per una eventuale terapia e soprattutto per consigli su educazione e comportamento



domenica 24 novembre 2013

ATTIVITA' FISICA, capricci e vaccino antinfluenzale in gravidanza

Cari Genitori
Trovate qui sotto alcuni articoli usciti oggi stampa su quotidiani su attività fisica, capricci e vaccinazione antinfluenzale in gravidanza.
Trovate gli articoli anche qui: http://www.apel-pediatri.org/articoli-giornali.html
Riporto un post inviato tempo fa RICORDANDO CHE ATTICITA' FISICA NON VUOL DIRE SOLO SPORT  ma..camminare, fare le scale a piedi, fare i lavori di casa....(c'è gente che va in palestra e poi ha la donna delle pulizie..due spese quando basterebbe... :-) 3 ORE DI ATTIVITA' FISICA AL GIORNO ...toglie il medico di torno??? 
Nella mia attività quotidiana visito 



 vari bambini un pò "cicciotti" (e anche alcuni sottopeso e pochi normopeso). Vincono i "cicciotti".
Molti genitori sono convinti che facendo qualche volta alla settimana un pò di sport vada tutto a posto. Molti genitori chiedono diete spreando così di risolvere il problemaCosì NON è!!!! Magari d'estate quando si muovono di più dimagriscono ma non se fanno ginnastica o nuoto o qualsiasi altra cosa 1-2 anche tre volte alla settimana.
Se leggete qui sotto vedrete che bisogna fare 3 (TRE) ore al giorno. Direte come?? Camminando, dacendo le scale. Andando a piedi a scuolae fare la spesa. C'è gente che gira in auto e poi va in palestra....pensiamoci. Camminare è ecologico, fa bene al fisico e alle tasche, non inquina,mantiene in forma. Lo stesso dicasi in bici.
Ne abbiamo già parlato (pedibus, ciclibus ecc.). Proviamo a farlo per i nostri figli.
MAGARI SE LA SCUOLA CI AIUTA FACENDO FARE PIù ATTIVITA' FISICA.........

Su Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine un commento di Russell Pate e Jennifer O’Neill (University of South Carolina) segnala tre recenti linee guida provenienti da Canada, Stati Uniti e Australia.

Anche se le raccomandazioni sono formulate in modo diverso, tutti e tre i documenti consigliano un totale di 3 ore di attività fisica quotidiana.

Secondo il Commonwealth of Australia Department of Health and Ageing in età prescolare bisognerebbe fare attività fisica "almeno 3 ore, distribuite nell’arco della giornata". L’Institute of Medicine statunitense consiglia "15 minuti ogni ora", che corrispondono a circa 3 ore. Sul documento britannico "Start active, stay active" si legge che "bambine e bambini in età prescolare in grado di camminare da soli dovrebbero essere fisicamente attivi per almeno 180 minuti (3 ore) distribuiti nell’arco della giornata".

Il messaggio chiave è: prima si inizia, a promuovere uno stile di vita attivo, più possibilità ci saranno di arginare l’epidemia di obesità infantile. Come ci ricorda la Società Italiana di Pediatria "L’Italia conta oltre un milione di bambini in sovrappeso (di cui 400 mila obesi) quindi a rischio di andare incontro in età adulta a diabete, malattie cardiovascolari e addirittura tumori". 

Invertire la tendenza è possibile: un recente articolo del NYT annuncia che in alcune grandi città americane, finalmente, l’obesità infantile è in diminuzione, anche se di poco (tra il 3% e il 6%). "Ogni lunga marcia inizia con un piccolo passo"... meglio se veloce.


Fonte
Pate RR; O’Neill JR. Physical Activity Guidelines for Young ChildrenAn Emerging Consensus. Arch Pediatr Adolesc Med 2012; 166: 1095-6. doi:10.1001/archpediatrics.2012.1458.

Le linee guida
Department of Health and Ageing. National Physical Activity Guidelines for Australians: Physical Activity Recommendations for 0-5 Year Olds. Canberra, Australia: Commonwealth of Australia; 2010
Institute of Medicine. Early Childhood Obesity Prevention Policies. Washington, DC: The National Academies Press; 2011
Department of Health, Physical Activity, Health Improvement and Protection. Start Active, Stay Active: A Report on Physical Activity for Health from the Four Home Countries' Chief Medical Officers. London, England: Department of Health, Physical Activity, Health Improvement and Protection; 2011.

mercoledì 31 luglio 2013

Spasmi affettivi, capricci


Un fenomeno abbastanza frequente nei bambini sono gli gli spasmi affettivi (episodi di apnea inspiratoria nei bambini, con possibile perdita di conoscenza dopo  essere diventati, nella forma più frequente cianotici). Quando il bambino trattiene il respiro cercate di intervenire prontamente soffiandogli in faccia o ,se avete la possibilità, spruzzandogli un pò di acqua sul volto. Anche se perde coscienza comunque non ci sono conseguenze e la ripresa è rapida per il bambino (un pò meno, psicologicamente, per i genitori e i nonni in quanto ci si trova una bella “paura”).
Gli “spasmi affettivi” compaiono dopo frustrazioni, sgridate o se il bambino è contrariato o in caso di dolore in circa il 5 % dei bambini.  Soprattutto nell’età da 6 mesi ai 2 anni e terminano in alcuni addirittura a 6 anni .
Gli spasmi affettivi più frequenti sono quelli in cui il bambino trattiene il respiro e diventa  cianotico (più rari alcuni detti “pallidi” che compaiono più frequentemente in caso di stimoli dolorosi). Se contrariati alcuni bambini possono arrivare agli spasmi affettivi, altri  arrivano a vomitare o  battono la testa ripetutamente al muro o a terra. Molto spesso in queste occasioni viene naturale all’adulto assecondarli e dargliele ed è lì che loro approfittano della situazione e imparano che quella è la strada per ottenere ciò che vogliono, è un precedente. Nei bambini che arrivano ad avere gli  spasmi affettivi cianotici  bisogna, nel tempo, cercare di non concedere tutto per paura della crisi e se compare, come detto sopra, soffiare in faccia al piccolo o bagnarlo con dell’acqua, mantenendo la calma, perché se il bimbo perde conoscenza, si riprende subito.
In alcuni casi un fattore favorente è la carenza di ferro. Ovviamente quanto scritto deve essere valutato dal proprio pediatra curante sia per la conferma della diagnosi che per una eventuale terapia e soprattutto per consigli su educazione e comportamento

domenica 2 settembre 2012

Capricci e spasmi affettivi. Questionari

Cari genitori
ULTIMI GIORNI PER AIUTARMI COMPILANDO I QUESTIONARI SU ALCOL E GIOCO D'AZZARDO. Sul blog alla vsotra destra, prego i ritardatari.Ci vogliono pochi minuti.
Sul sito della Repubblica, edizione di Genova (link:http://medico-bambini-genova.blogautore.repubblica.it)  , trovate un nuovo articolo su "Capricci e spasmi infantili" oltre ad altri articoli che possono interessarVi (il precedente attuale in quanto si parla del primo giorno di scuola). Ma anche articoli sui vaccini, sulla manovra antisoffocamento (e ricordo i filmati sul blog e sui siti e anche qui http://www.genovatalk.it/salute.html)
Buona domenica. Uscite con i bambini e vestiteli a strati (a cipolla): la temperatura si è abbassata ma se spunta il sole fa caldo. Da domani avremo, in tanti, raffreddore, mal di gola ecc :-(
Un Caro Saluto
Alberto Ferrando

venerdì 16 dicembre 2011

CAPRICCI

Capricci
Cari genitori. Qui un articolo fatto su una mia intervista e pubblicato sul giornale "Agenda Salute" in vendita in edicola. TRovate l'articolo sul sito www.apel-pediatri.org e sul sito www.ferrandoalberto.eu in "ARTICOLI SUI GIORNALI". Il termine "belve" è ovviamente molto affettuoso e, in alcuni casi, molto corrispondente al vero in certi momenti. Sta poi a noi educarli...e sappiamo quanto è difficile...soprattutto con alcuni tipetti che chiamo "impegnativi". Link diretto all'articolo: http://www.apel-pediatri.org/attachments/402_Capricci.pdf
I
Alberto Ferrando

domenica 2 ottobre 2011

PUBBLICITA' REGRESSO: VERGOGNA

PUBBLICITA' REGRESSO

Cari genitori


A questo link trovate una pubblicità (che trovate su Facebook nel gruppo: SI AL GARANTE DELL'INFANZIA SI A UNA SCELTA CONSAPEVOLE E COMPETENTE http://www.facebook.com/groups/246106895411042/ ) che suscitato forti reazioni in una mailing di discussione tra pediatri. Ieri notte un pediatra di Genova ha scritto:lleghi,


















"Cari colleghi,
reduce dal congresso Fimp ho visto , segnalato da alcuni colleghi l'ultimo
vergognoso spot della Vodafone. Si vede un bambino che distrugge letteralmente
e volontariamente la propria casa (butta le chiavi nel cesso, imbratta i muri
ecc) e quando i genitori arrivano non trovano di meglio che ...mettersi a
ridere e abbracciare il loro " simpatico frugoletto",
Basta è assolutamente rivoltante e insostenibile accettare , mentre ci
sforziamo tutti i giorni di inviare ai genitori qualche messaggio di
autorevolezza e di educazione nei confronti dei figli , di vedere tutto questo
calpestato da 30 secondi di spot devastante . Credo assolutamente nella
necessità di ribellarci come pediatri non accettando più che si costruiscano
dei messaggi così squalificanti. Chiedo ad Alberto di protestare ufficialmente
con il garante delle pubblicità o di comunicare a tutti noi qual'è la modalità
per farlo singolarmente. Però vi prego facciamoci sentire ed indignamoci"
Ora oltre ad indignarci penso che possa essere una occasione per confrontarci e per dare qualche segnale all'invito alla MAL-EDUCAZIONE DEI MEDIA. Oltre ad altri esempi di violenza o di errori di lingua italiana (se non lo sai sallo :-( ) anche se queste sono poca cosa rispetto al messaggio pubbicitario.Qualcuno sa come rivolgersi al garante della Pubblicità? Al garante nazionale dell'infanzia?
Un caro saluto
Alberto Ferrando













reduce dal congresso Fimp ho visto , segnalato da alcuni colleghi l'ultimo
vergognoso spot della Vodafone. Si vede un bambino che distrugge letteralmente
e volontariamente la propria casa (butta le chiavi nel cesso, imbratta i muri
ecc) e quando i genitori arrivano non trovano di meglio che ...mettersi a
ridere e abbracciare il loro " simpatico frugoletto",
Basta è assolutamente rivoltante e insostenibile accettare , mentre ci
sforziamo tutti i giorni di inviare ai genitori qualche messaggio di
autorevolezza e di educazione nei confronti dei figli , di vedere tutto questo
calpestato da 30 secondi di spot devastante . Credo assolutamente nella
necessità di ribellarci come pediatri non accettando più che si costruiscano
dei messaggi così squalificanti. Chiedo ad Alberto di protestare ufficialmente
con il garante delle pubblicità o di comunicare a tutti noi qual'è la modalità
per farlo singolarmente. Però vi prego facciamoci sentire ed indignamoci"






martedì 6 settembre 2011

Perché i bambini fanno i capricci? di Daniela Stocchi

Alzi la mano chi, tra mamme e papà, almeno una volta nella vita, si è trovato al supermercato, al ristorante o in mezzo alla strada, a dover gestire una vera “crisi isterica” del proprio bambino, caratterizzata da urla, calci, pugni, e piedi sbattuti per terra.


Ebbene queste scenate sono una parte normale dello sviluppo infantile quanto imparare a parlare usando frasi compiute e a mangiare con la forchetta.


La maggioranza dei bambini da 1 a 3 anni fa capricci e fino all’età di 4 anni molti li fanno quasi quotidianamente.


E’ d’obbligo fare una riflessione: non esiste un bambino che fa i capricci “da solo”, per fare i capricci bisogna essere in due; e se uno dei due, il bambino, fa molti capricci, l’altro deve domandarsi cos’è che non funziona all’interno di se stesso e del rapporto col bambino. E’ vero, però, che il problema dei capricci ce lo abbiamo più o meno tutti, e in questo c’entra la società in cui viviamo. Siamo più deboli perché sempre accontentati e quindi insoddisfatti, e tutto ciò si riproduce nella nostra famiglia. La nostra debolezza nell’affrontare o subire i capricci di nostro figlio, ci porta inevitabilmente ad accontentarlo purché la smetta, e questa è la strada per crescere un bimbo insicuro, un debole, insomma.


Col capriccio il bambino ci mette alla prova, perché lui ha bisogno dei nostri “no” per avere la certezza di crescere circondato da persone sufficientemente stabili e forti.


Ma al lato pratico che fare per ‘gestire un capriccio?


Vi sarete resi conto che maggiori sono gli sforzi che fate per consolare, coccolare, minacciare o offrire ricompense ad un bimbo nel bel mezzo del capriccio non fanno altro che peggiorare ed allungare la sceneggiata. Spesso poi commettiamo l’errore più grave in assoluto, cioè ci arrabbiamo a nostra volta; i risultati sono due, o alimentiamo l’ira di nostro figlio, oppure lo spaventiamo. Quindi la soluzione migliore è: non reagire.


E’ importante, man mano che il bimbo cresce, fargli capire che può esprimere la rabbia a parole, dandogli la possibilità di parlare di ciò che lo disturba, evitando così la sceneggiata.


In ogni caso, la cosa migliore è bloccare il capriccio sul nascere, se vedete che sta per fare una scenata, spostatelo, modificando il suo punto di vista, o distraetelo con un nuovo gioco.


Infine, provate a dargli la possibilità di sbollire la rabbia da solo. Portatelo nella sua stanza da solo, controllando che non ci sia niente con cui possa farsi male e ditegli, che sarete contenti di trascorrere un po’ di tempo con lui non appena gli sarà passata.


Vi ricordo, infine, che il ruolo del genitore è quello di allenatore, è quindi nostro compito insegnare ai figli il rispetto delle regole; ma non dimenticate, di osservare e gratificare i bimbi quando ‘fanno bene’, anche se a volte può sembrare scontato, non solo quando sbagliano, in questo modo accrescerete l’autostima del vostro bambino e lui non avrà più bisogno di attirare l’attenzione comportandosi male.


Buoni capricci a tutti.


Daniela Stocchi


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