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mercoledì 4 dicembre 2019

NON VUOLE FARE SPORT

NON VUOLE FARE SPORT
Mio figlio, di 7 anni, non mostra grande interesse per l’attività sportiva o altre attività ludico-ricreative come gli altri suoi coetanei ma  sembra desiderare soltanto di stare tranquillo a casa dopo le lezioni scolastiche. Mi devo preoccupare?

Tanti genitori o nonni sono preoccupati che il bambino non faccia mai abbastanza attività fisica e, spesso, “impongono” delle attività dicendogli che saranno utili da grande (ad es. il nuoto).
Altri genitori chiedono al bambino “cosa ti piacerebbe fare?” e davanti ad un mancato interesse del piccolo, si fanno promotori  di suggerire un “menu” di proposte che talvolta lo portano in confusione.
Questo atteggiamento da parte degli adulti è controproducente perché il desiderio per una determinata attività deve sfociare da un interesse che il piccolo matura piano piano come scelta personale.
Nel suo caso, cara mamma, non bisogna assolutamente insistere e neppure preoccuparsi perché prima o poi sarà il bambino a voler fare qualche attività che i suoi amici praticano e farà, quindi, le sue scelte. Dobbiamo inoltre tener conto del temperamento del “nostro” bambino. Ci sono bambini che  passano con entusiasmo, e rapidamente,  da una attività all’altra, mentre altri hanno bisogno di tempi più lunghi per decidere.
Per questo è indispensabile che il bambino si senta affiancato dai genitori che possono consigliare delle esperienze per avvicinarlo all’attività motoria o ad altre attività espressive in forma di gioco (concerto, teatro, evento sportivo) in modo da stimolare la sua curiosità e la sua voglia di provare senza “ansie da prestazione”. 
La cosa importante è comunque adattare le proposte e i ritmi dell’attività alle caratteristiche del bambino. Sarà poi lui a decidere, con i suoi tempi ad appassionarsi per quell’attività.



sabato 26 gennaio 2019

Autostima del bambino e sport: lasciateli giocare e divertirsi

AUTOSTIMA DEI BAMBINI E SPORT: LASCIATELI GIOCARE E DIVERTIRSI
Cari genitori
Non passa settimana che non riceva qualche segnalazione , purtroppo negativa, legata allo sport dei bambini . Più che per lo sport per il comportamento "esagerato" (a essere leggeri) di alcuni genitori e adulti che trattano male (ovvero maltrattano) i bambini con urla e epiteti.
La cosa non è nuova, è sempre, purtroppo, esistita ma ora sembra in aumento. Ricordo che avveniva nel calcio quando mio figlio era piccolo (e parlo di oltre 30 anni fa).
Ho conosciuto genitori (oltre 30 anni fa) che ritmavano la settimana e la vita della famiglia sul gioco dei bambini.
Ho assistito a scene quasi degne di "Gang of New York".
Ora vari mi chiedono altre spiegazioni che trovate in questo articolo e la sintesi è:
- La violenza (non solo fisica ma anche verbale e psicologica, è dannosa per lo sviluppo psico emotivo dei bambini
.- Assistere a violenze verbale fa male ai bambini anche se non sono l'oggetto diretto delle sgridate, epiteti o insulti
- I bambini debbono fare i bambini: giocare e divertirsi: se qualche adulto si vuole scaricare o ha bisogno di sfogarsi.....ci sono alternative come fare una bella corsa o cercare un hobby.
Cari genitori Godetevi i vostri figli, giocate con loro ma lasciateli giocare in pace tra loro senza interferire. Debbono Giocare, divertirsi, poi se qualcuno deve diventare un campione è più probabile che lo diventi se non viene stressato o trattato male (maltrattato).
Non esiste solo il calcio (anche se esagerazioni possono avvenire in tutti gli sport). Ci sono anche altri sport: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2014/08/quale-sport-non-solo-calcio-decalogo.html
Articolo qui:
https://ferrandoalberto.blogspot.com/2016/06/sport-stima-del-bambino-agonismo-gioia.html
Sport, stima del bambino, agonismo: gioia e felicità non vuol dire vincere per forza
Bambini campioni: ma la vera vittoria è nella famiglia unita

Praticare uno sport nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche in età adulta comporta benefici  fisici, psicologi e  relazionali.
Lo sport, infatti, può svolgere un ruolo importante nella costruzione di una positiva immagine di sé, di una disposizione ottimistica verso il futuro, favorendo la socializzazione e facilitando le relazioni amicali e quelle con adulti capaci di offrire dialogo, comprensione, aiuto.
Inoltre, può rendere capaci le persone di rispetto di codici e norme, di scambi efficaci con gli altri e di reciproco aiuto.
Perché le potenzialità dello sport si realizzino è necessario che gli allenatori, i genitori, i dirigenti sportivi e gli atleti stessi si impegnino a fare della pratica sportiva un insieme di esperienze positive, felici, edificanti.
I bambini ed i ragazzi hanno bisogno di persone adulte che consentano loro di prendere consapevolezza delle proprie caratteristiche e capacità, , di costruirsi un concetto di sé positivo e duraturo e di interagire in modo efficace con i coetanei.  
Una vittoria non deve incrementare l'aspettativa narcisistica di essere sempre vincenti, così come una sconfitta non deve generare un senso di fallimento personale ma bisogna  riconoscere ed apprezzare un buon risultato anche se il figlio non è salito sul podio ma ha dato il meglio di sé.
Nella pratica sportiva agonistica la vittoria è certamente un evento esaltante che gratifica l'atleta e la squadra, che infonde entusiasmo e gioia, che ripaga i sacrifici e l'impegno dell'allenamento, che rinforza l'autostima del singolo e del gruppo.
Il bisogno di vincere però non è un bisogno spontaneo del bambino o dell'adolescente: in genere essi hanno la necessità di sentirsi riconosciuti e valorizzati in quanto individui capaci di conseguire dei risultati. Per loro il successo non è collegato con la vittoria in sé poiché, anche il solo fatto di aver superato un limite personale, offre una grande soddisfazione. 
La vittoria pertanto non è un obiettivo prioritario dei giovani atleti almeno fino a quando qualcuno non dice loro che devono vincere. I ragazzi che hanno alle spalle genitori ed allenatori che desiderano la vittoria a tutti i costi sono costretti a perseguirla per trovare risposta ai loro bisogni di sicurezza, di stima e di approvazione. Se essa sfuggirà loro, subiranno una ferita sul piano personale cominciando a temere di essere atleti, e poi persone, di scarso valore.

DECALOGO PER  GENITORI CON FIGLI CHE PRATICANO SPORT

•   Non imporre le tue aspirazioni a tuo figlio: ricorda che ogni bambino migliora e progredisce seguendo i suoi tempi, quindi non giudicare i progressi di tuo figlio confrontandolo con le prestazioni di altri atleti o con le tue aspettative.

•   Sii di supporto a tuo figlio: c’è solo una domanda che devi porre a tuo figlio a fine allenamento o a fine gara: “Ti sei divertito?”; poiché se non si diverte non sarà motivato a partecipare.

•   Non cercare di sostituirti all’allenatore: il tuo lavoro è quello di dare amore incondizionato e supporto. Dì a tuo figlio quanto sei fiero di lui e lascia la parte tecnica all’allenatore.

•   Stima l’allenatore di tuo figlio: il legame fra l’allenatore e l’atleta è speciale e contribuisce al successo e al divertimento del tuo bambino, quindi non criticare l’allenatore in sua presenza, perché lo ferirà.

•   Non criticare gli accompagnatori: se non sei interessato o non hai il tempo per aiutare lo staff come volontario, non criticare chi sta facendo tutto il possibile per dare una mano.

•   Dì solo cose positive durante le gare: devi essere incoraggiante e non criticare mai tuo figlio o il suo allenatore, perché entrambi sanno se e quando hanno commesso errori.

•   Riconosci e rispetta le paure di tuo figlio: la prima gara può essere una situazione molto stressante ed è normale che il tuo bambino sia spaventato. Non sgridarlo e non sminuire i suoi sentimenti, assicuralo che l’allenatore non lo avrebbe fatto partecipare, se non lo ritenesse in grado. Ricordati anche che la maggior parte delle sue paure sono quelle che tu gli trasmetti.

•   Sii leale e di supporto alla squadra: non è saggio continuare a spostare il bambino da una squadra all’altra, ogni team ha i suoi problemi, anche quelli in cui crescono campioni.

•   Tuo figlio non deve avere come unico obiettivo quello di vincere: i campioni sono quelli che hanno saputo concentrarsi sull’allenamento, più che sul risultato.

•   Non aspettarti che tuo figlio diventi un atleta olimpico: pensa a quanti atleti che praticano lo sport di tuo figlio ci sono in Italia, e a quanti posti sono disponibili ogni 4 anni: le possibilità reali che tuo figlio diventi un atleta olimpico sono lo 0,00…%. Fare sport è molto più delle Olimpiadi, aiuta a crescere persone oneste e civili, proprio come tu vorresti tuo figlio, quindi sii contento anche solo del fatto che voglia cimentarsi nello sport.

Carta dei diritti dei giovani che praticano sport"

• Diritto a praticare lo sport e a sceglierlo liberamente.

• Diritto ad essere rispettati come persone e come atleti.

• Diritto a vivere una valida esperienza educativa.

• Diritto ad esprimere la propria personalità e le proprie doti e

caratteristiche.

• Diritto ad un ambiente che tutela la salute fisica, psicologica e sociale.

• Diritto a comprendere e a partecipare al progetto di formazione sportiva.

• Diritto ad avere relazioni interpersonali positive.

• Diritto a divertirsi.

• Diritto a crescere e a migliorare le proprie prestazioni.


• Diritto a competere, a vincere, a perdere.

martedì 2 ottobre 2018

Risposte su favismo (e non pisellismo), sport, inquinamento, asilo e subito mi ammalo

Cari Genitori
Risposte su "Il SECOLO XIX" a vostre domande:
favismo (e non pisellismo), sport, inquinamento, asilo e subito mi ammalo.
Approfondimenti sul mio blog (trovate una finestra di ricerca in alto e sulla vostra sinistra che vi consente di cercare tutti gli articoli).
Un Caro saluto
Alberto Ferrando
www.ferrandoalberto.blogspot.it



domenica 15 aprile 2018

Sindrome da stoccafisso; puntura di zecca: Risposta ai genitori su Il Secolo XIX

Sindrome da stoccafisso; puntura di zecca: Risposta ai genitori su Il Secolo XIX
Aumentano i bambini con "sindrome dello stoccafisso" da poca attività fisica...sport ne fanno magari tre ma non sanno piegarsi. Si va, prima o poi, nei prati...attenti alle zecche.
Approfondimenti qui:
- https://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=stoccafisso
- https://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=zecca




















domenica 8 aprile 2018

BAMBINI, GENITORI, SPORT e educazione e stima del bambino

BAMBINI, GENITORI, SPORT  e educazione e stima del  bambino
Troppi insulti ("Spaccagli le gambe") da parte di un genitore in tribuna. Così in segno di protesta un'intera squadra ha smesso di giocare.
E' successo a Venaus, dove si stava disputando la partita tra la squadra locale e il Lascaris, per la categoria Esordienti 2006. Il Venaus ha deciso di ritirare
 tutta la squadra perché la situazione era diventata insostenibile. Domani, il presidente del Lascaris Vincenzo Gaeta ha già annunciato che convocherà tutti i genitori della squadra perché quanto accaduto è inaccettabile.
In un post su Facebook LINK QUI SOTTO:  la Asd Venaus calcio si è rivolta al padre del bambino, ricordando la sportività che deve esserci sia in campo che tra gli spalti. 
Nell'articolo allegato altri poco edificanti avvenimenti:
Che dire?? DOBBIAMO FARE QUALCOSA PER L'EDUCAZIONE DEI...GENITORI...SE CONTINUA COSI' SERVE UNA "PATENTE" 
In questo articolo c'è ahimè una pagina nera per i bambini, i genitori e la pediatria:
- Genitori che alzano le mani su docenti
- Genitori sugli spalti di una partita di calcio che litigano e passano alle mani e la partita è finita in rissa, mentre i
ragazzi osservavano attoniti.
... E però, il giudice sportivo ha ritenuto che fosse sbagliato far cadere sui figli le colpe dei padri. Così è stata stabilita la ripeti- zione oggi a Recco delle due gare mancanti, punendo però i genitori con una ramanzina dei vertici federali e un colloquio con due psicologhe dello sport al quale sono caldamente invitati i fami- liari di tutte e tre le formazioni partecipanti. 

Per lo sport rimando a questo articolo: deve essere un divertimento per i bambini e non uno stress...come spesso lo è l'agonismo
Sport, stima del bambino, agonismo: gioia e felicità non vuol dire vincere per forza. Bambini campioni: ma la vera vittoria è nella famiglia unitahttps://ferrandoalberto.blogspot.it/2016/06/sport-stima-del-bambino-agonismo-gioia.html
Il papà insulta dalla tribuna, l'allenatore ritira la squadra di ragazzini

domenica 1 aprile 2018

Buona Pasqua: risposte a domande dei Genitori: Sport e depressione del bambino

Buona Pasqua: risposte a domande dei Genitori: Sport e depressione del bambino
Due risposte a domande  che debbono farci riflettere anche, e forse soprattutto in un giorno di Festa e Pace: LO sport fa bene ai bambini? La depressione esiste in età pediatrica?
Buona Pasqua
Alberto Ferrando

martedì 20 marzo 2018

SOSPESO L’OBBLIGO DEL CERTIFICATO MEDICO SPORTIVO DA O A 6 ANNI

SOSPESO L’OBBLIGO DEL CERTIFICATO MEDICO SPORTIVO DA O A 6 ANNI
Cari Genitori
E' stato deciso di sospendere l'obbligo della certificazione per attività sportiva da 0 a 6 anni. Certificazione che sarà richiesta in caso di specifiche situazioni valutate dal pediatra.
Un altro colpo a una grande epidemia italiana, soprattutto: la CERTYFICATITE: risposta a qualsiasi problema con un foglio di carta :-(
Ad alcuni, preoccupati della mancanza di questa certificazione, vorrei ricordare alcune cose:
1) Nessun esame, come documentano recenti, tragici, fatti di cronaca, (pensate a Davide Atzori o a altri atleti morti improvvisamente) azzera il rischio di una morte cardiaca
2) L'ECG richiesto per il certificato di attività sportiva non agonistica finora si è dimostrato utile solo a far spendere dei soldi alle famiglie (spiegazioni qui: https://ferrandoalberto.blogspot.it/2015/07/ecg-per-sport-costa-e-di-scarsa-utilita.html)
3) UNICA COSA DA DIFFONDERE, PER TUTTI, E NON SOLO PER GLI ATLETI: SAPER FARE LA RANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE E AVERE LA DISPONIBILITA' DI UN DEFIBRILLATORE.
4) Ogni attività sportiva deve essere iniziata gradualmente e con carichi adeguati all'età dei ragazzi
4) Esiste una cosa importante: la storia familiare del ragazzo (morti improvvise in età giovanile)

Qui la posizione della Fed. dei medici Pediatri

LA FIMP: “BENE LA DECISIONE DEL GOVERNO DI SOSPENDERE L’OBBLIGO
DEL CERTIFICATO MEDICO SPORTIVO DA O A 6 ANNI
UN AIUTO ALLE FAMIGLIE E AL BENESSERE DEI BAMBINI”
La documentazione sarà necessaria sono nei casi segnalati dal pediatra di famiglia. Il presidente Paolo Biasci: “Viene riconosciuto il nostro ruolo fondamentale e unico come tutore della salute del bambino”
Roma, 19 marzo 2018 – La Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) accoglie con soddisfazione la decisione del Ministero della Salute e del Ministero dello Sport di eliminare l’obbligo del certificato medico per la pratica dell’attività sportiva in età prescolare. D’ora in poi i bambini da 0 a 6 anni potranno liberamente praticare un’attività fisica organizzata senza bisogno di documentazione medica, salvo in casi specifici segnalati dal Pediatra di Famiglia. “Le istituzioni competenti hanno accolto una nostra proposta avanzata nell'estate del 2015 - afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale della FIMP -. Questa decisione potrà favorire l’attività fisica dei bambini fin dai primissimi anni di vita e aiutare a contrastare così la pericolosa tendenza alla sedentarietà. Si tratta, infatti, di uno stile di vita scorretto ancora troppo diffuso tra gli italiani d’ogni fascia età. Attualmente il 53% dei giovani d’età compresa tra i 3 e i 5 anni e il 22% di quelli tra i 6 e i 10 anni non praticano alcuna forma di attività fisica. Il nostro auspicio è che, anche grazie al recente provvedimento, si possano ulteriormente promuovere stili di vita sani tra tutta la popolazione residente nel nostro Paese”. “La norma, oltre che ridurre le spese delle famiglie, ha anche il pregio di sburocratizzare l’accesso alle attività sportive e di evitare così sprechi all’intero Sistema Sanitario Nazionale per accertamenti medici superflui - prosegue Biasci -. Il Governo ha inoltre riconosciuto il ruolo fondamentale e unico del Pediatria di Famiglia come tutore della salute e del benessere del bambino. Ringraziamo quindi i ministri Beatrice Lorenzin e Luca Lotti per questo ennesimo attestato di stima e di fiducia nei confronti della nostra categoria”. 
https://www.facebook.com/700585606694601/videos/1140988255987665/











domenica 18 marzo 2018

LETTERA DI MAMMA: ATTIVITÀ FISICA SI, SPORT NON VUOL DIRE (NON DOVREBBE DIRE) AGONISMO


LETTERA DI MAMMA:  SPORT NON VUOL DIRE (NON DOVREBBE DIRE) AGONISMO, o solo agonismo

vorrei condividere con lei un pensiero che riguarda lo sport.
quando ero bambina io, 25 anni fa, i bimbi facevano uno sport con l’obiettivo di fare conoscenza, di muoversi, di stare in salute e fare una attività sana.
L’attività sportiva, di solito, erano 2 incontri a settimana di un’ora nella quale si giocava e si facevano sport in maniera divertente.
Quando facevo sport io, c’erano magari uno o due bambini particolarmente portati che venivano selezionati per fare agonismo e veniva richiesto un impegno più gravoso. Alle volte le famiglie accettavano e alle volte le famiglie non erano disposte ad andare avanti e il ragazzo continuava con i ritmi e gli impegni precedenti.
Oggi anche lo sport è diventata fonte di stress per i nostri bambini e per i nostri ragazzi. io penso alla pallavolo praticata dalle mie due figlie. la prima figlia ha iniziato attività agonistica in quinta elementare e oggi hanno proposto agonismo anche alla mia figlia di nove anni. per giocare in una squadra di pallavolo under12.
E l’alternativa? spesso non c’è alternativa all’agonismo. o si accetta di allenarsi severamente 6 ore settimanali oppure non esistono corsi strutturati solo per il divertimento (certo, salvo frequentare corsi con bimbi di 6-7 anni che hanno un livello di maturità fisica e mentale completamente diversa da una bimba di 9-10 anni).
E allora il genitore spesso sceglie l’agonismo, ma la macchina “crea-campioni” non si ferma qui. a quel punto iniziano gli allenamenti extra, i campionati…
e se non si sottostà a questi ritmi, allora automanticamente non si viene più convocati e si diventa la ruota di scorta della squadra….
e questo discorso è vero per la pallavolo che ho visto io, ma anche per il calcio che ho visto ed anche per molti corsi di danza. e sono certa che le mamme che mi leggono pensano allo sport dei propri figli e ci si ritrova.
Ma è giusto stressare così bimbi delle elementari?
Lei, dottore, parlava dei vantaggi della vita all’aria aperta. Quanto mi trova d’accordo! ma questi nostri bimbi hanno davvero il tempo di annoiarsi o il tempo di stare all’aria aperta se tutta la struttura intorno a loro prevede ritmi serrati e corse da una palestra ad un’altra?
Perchè non si possono avere corsi di pallavolo (ma anche di calcio o quant’altro) che sono corsi “basici”. ragazzi di prima media che fanno pallavolo SOLO due ore a settimana e solo per divertirsi?
FIRMATO MAMMA

Cari genitori
Riflettete su questa lettera e testimonianza: Praticare uno sport nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche in età adulta comporta benefici  fisici, psicologi e  relazionali.
Lo sport, infatti, può svolgere un ruolo importante nella costruzione di una positiva immagine di sé, di una disposizione ottimistica verso il futuro, favorendo la socializzazione e facilitando le relazioni amicali e quelle con adulti capaci di offrire dialogo, comprensione, aiuto.
Inoltre, può rendere capaci le persone di rispetto di codici e norme, di scambi efficaci con gli altri e di reciproco aiuto.
Perché le potenzialità dello sport si realizzino è necessario che gli allenatori, i genitori, i dirigenti sportivi e gli atleti stessi si impegnino a fare della pratica sportiva un insieme di esperienze positive, felici, edificanti.
I bambini ed i ragazzi hanno bisogno di persone adulte che consentano loro di prendere consapevolezza delle proprie caratteristiche e capacità, , di costruirsi un concetto di sé positivo e duraturo e di interagire in modo efficace con i coetanei.  
Una vittoria non deve incrementare l'aspettativa narcisistica di essere sempre vincenti, così come una sconfitta non deve generare un senso di fallimento personale ma bisogna  riconoscere ed apprezzare un buon risultato anche se il figlio non è salito sul podio ma ha dato il meglio di sé.
Nella pratica sportiva agonistica la vittoria è certamente un evento esaltante che gratifica l'atleta e la squadra, che infonde entusiasmo e gioia, che ripaga i sacrifici e l'impegno dell'allenamento, che rinforza l'autostima del singolo e del gruppo.
Il bisogno di vincere però non è un bisogno spontaneo del bambino o dell'adolescente: in genere essi hanno la necessità di sentirsi riconosciuti e valorizzati in quanto individui capaci di conseguire dei risultati. Per loro il successo non è collegato con la vittoria in sé poiché, anche il solo fatto di aver superato un limite personale, offre una grande soddisfazione. 
La vittoria pertanto non è un obiettivo prioritario dei giovani atleti almeno fino a quando qualcuno non dice loro che devono vincere. I ragazzi che hanno alle spalle genitori ed allenatori che desiderano la vittoria a tutti i costi sono costretti a perseguirla per trovare risposta ai loro bisogni di sicurezza, di stima e di approvazione. Se essa sfuggirà loro, subiranno una ferita sul piano personale cominciando a temere di essere atleti, e poi persone, di scarso valore.


venerdì 9 febbraio 2018

Doping, ragazzi e, ahimè, genitori

SPORT E DOPING a ragazzi e adolescenti. Ruolo dei genitori:
Notizia di questi giorni: ragazzi del ciclismo dopati da Società e con genitori consenzientiL. Riportata partecipazione attiva: “Doping tra ciclisti dilettanti (anche bambini): la nonna faceva la spesa di carne, frutta, insulina e ormoni”.
Lo sport deve essere divertimento e attività fisica e relax. Leggi anche qui: https://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=doping
Alcuni decenni fa’ l’uso di sostanze dopanti era prerogativa degli atleti professionistici, poi questa pratica si è progressivamente diffusa nel mondo sportivo dilettantistico e amatoriale e, per motivi diversi anche in altri strati di popolazione, basti pensare al doping cosmetico ovvero l’uso di farmaci per migliorare l’aspetto fisico. Nel corso di questi anni si sono conosciuti i vari effetti collaterali a breve e lungo termine legati all’assunzione di sostanze dopanti. La letteratura scientifica di questi ultimi anni ha messo in evidenza che l’uso abuso di sostanze dopanti comincia già in età adolescenziale con gravi ripercussioni sulla salute costituendo così non solo un esempio di illecito sportivo ma anche un problema di sanità pubblica e di educazione “malata”.
Lo sport viene considerato importante perché rappresenta non solo un mezzo con cui socializzare e divertirsi ma anche un momento educativo per i ragazzi. Infatti esso dovrebbe insegnare il rispetto delle regole, a fronteggiare e superare gli ostacoli, a mettersi in discussione con gli altri, a riconoscere i propri limiti e in ultimo acquisire fiducia in se stessi. Un’altra analisi riguarda le figure che accompagnano i ragazzi  nelle loro pratiche sportive: i compagni, l’allenatore e gli stessi genitori. I compagni sono coloro con cui si segue un percorso e ci si confronta agonisticamente. La socializzazione, soprattutto negli sport di squadra, è qui un aspetto fondamentale. Nei giochi di squadra tutti danno il proprio contributo per raggiungere un risultato, i compagni sono coloro con cui condividere vittorie e sconfitte; si viene a creare uno spirito di gruppo e la vittoria o la sconfitta è della squadra e non del singolo. Anche gli allenatori vengono considerati importanti per il loro ruolo di aggregazione dei giovani ed educatori della cultura sportiva. I genitori, pur sottolineando i vantaggi della pratica sportiva, si considerano ovviamente importanti non tanto nel ruolo di educatori ma per coloro che danno un sostegno economico, per incoraggiare e aiutare nei momenti critici e infine per dare un giusto valore allo sport. Qualche genitore ha però sottolineato come sia radicalmente cambiato il mondo dello sport in questi ultimi anni diventando molto competitivo ed evidenziando tutte le conseguenze negative, dai falsi miti al doping. Dai dati ottenuti risulta che questo fenomeno è un tema poco trattato in famiglia e tra i coetanei e solo superficialmente se ne parla a scuola o con gli allenatori. Le maggiori informazioni sul fenomeno si hanno dai mass media in occasione di scandali che coinvolgono personaggi famosi o per fare audience sorvolando a volte sulla realtà del fenomeno. Gli stessi genitori ammettono di  saper poco o nulla del doping e la loro conoscenza sul doping è soprattutto fonte di notizie riportate dalla cronaca. Il timore che i ragazzi possano assumere sostanze è presente nei genitori, d’altro canto li considerano troppo piccoli per doparsi. Unanime è invece la convinzione che i farmaci devono essere usati solo per scopi terapeutici e se prescritti dai medici.
Importante illustrare e spiegare ai ragazzi il doping, i pericoli ad esso connessi e i danni derivanti dal cattivo uso dei  farmaci. Un  ruolo importante viene svolto dalla scuola dove i ragazzi passano la maggior parte del tempo, ruolo privilegiato per educare i ragazzi ad un sano stile di vita.






Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza giovanile

  Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza  giovanile Quella notte a Milano non è cominciata sabato pomeriggio. È cominciata a...