sabato 18 luglio 2026

Annegamento: non chiamiamola fatalità. Cosa dobbiamo fare, subito, per i nostri bambini

 Annegamento: non chiamiamola fatalità. Cosa dobbiamo fare, subito, per i nostri bambini

Scrivo queste righe con il cuore pesante. Oggi, a Milano Marittima, una bambina di 4 anni è morta annegata nella piscina di un hotel. 

Pochi giorni fa, a Sestri Levante, a due passi da casa nostra, Alice, 11 anni, è rimasta intrappolata con i capelli nel bocchettone di aspirazione di una piscina: è morta al Gaslini, l'ospedale dei nostri bambini, dopo due giorni di agonia. 

E sempre oggi, nell'Adda, un uomo è annegato cercando di salvare il nipotino di 4 anni, ricoverato in condizioni gravissime.

Tre tragedie in pochi giorni.

Come pediatra non posso tacere, anche se so che qualcuno mi dirà, come mi è già capitato: "Smettila, mi fai venire l'ansia". 

Ad alcuni genitori è successo davvero: hanno preferito non ricevere più le mie informazioni sulla prevenzione. Lo dico con rispetto ma con chiarezza: è meglio un po' di ansia oggi che un dolore senza rimedio domani. Informare non è allarmare: è proteggere.

I numeri: non incidenti rari, ma una "malattia sociale"

I dati dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS, 2024) parlano chiaro: in Italia muoiono in media circa 340-350 persone all'anno per annegamento, con circa 800 ricoveri e 60.000 salvataggi. Tra 0 e 19 anni i dati ISTAT 2017-2021 riportano 206 decessi, cioè circa 40 bambini e ragazzi ogni anno. Più dell'80% delle vittime sono maschi.

E c'è un dato che ogni genitore deve conoscere: un'indagine ISS del 2024 su 100 casi di annegamento fatale tra 0 e 19 anni (periodo 2019-2023) mostra che il 46% è avvenuto in piscina, soprattutto piscine domestiche; il 34% in fiumi e laghi; il 20% in mare. Per i bambini piccoli la piscina — quella di casa, dell'hotel, dell'agriturismo — è il luogo più pericoloso. Le cause principali? Mancata supervisione e assenza di barriere e allarmi. Per questo l'ISS non parla di "fatalità inevitabile" ma di "malattia sociale": si può e si deve prevenire.

I bambini annegano in silenzio

Dimenticate le scene dei film, con braccia che si agitano e richieste di aiuto. Un bambino che sta annegando non grida e non si agita: scivola sotto il pelo dell'acqua in silenzio, in pochi istanti. I più piccoli hanno la testa proporzionalmente pesante, tendono a galleggiare a faccia in giù e non riescono a raddrizzarsi; i più grandi cercano la posizione verticale in modo scomposto e si sommergono in pochi secondi. Chi sta annegando non riesce a sbracciarsi: le braccia si muovono involontariamente sott'acqua. Per questo un adulto distratto, anche a pochi metri, può non accorgersi di nulla.

La sorveglianza: continua, attiva, a portata di braccio

I bambini sono velocissimi, rapidi, imprevedibili. In presenza di acqua — piscina, mare, lago, fiume, ma anche la vasca da bagno o una piscinetta gonfiabile — il bambino va controllato in continuazione, senza mai interrompere lo sguardo. Bastano pochi centimetri d'acqua e pochi secondi.

     Un adulto designato deve sorvegliare i bambini in acqua: niente telefono, niente chiacchiere, niente "vado un attimo in camera".

     Con i bambini piccoli: sorveglianza "a portata di braccio", cioè abbastanza vicini da poterli toccare.

     Braccioli e ciambelle sono giochi, non dispositivi di sicurezza: non sostituiscono mai la sorveglianza.

     Il bagnino non sostituisce i genitori: è un aiuto in più, non un babysitter.

     In piscina: capelli lunghi legati e cuffia, e insegnare ai bambini a stare lontani da bocchettoni e griglie di aspirazione.

Corsi di nuoto fin dai primi anni di vita

Come pediatra insisto da anni: l'acquaticità e i corsi di nuoto fin dai primi anni di vita riducono in modo significativo il rischio, e lo conferma anche l'ISS, che raccomanda di promuoverli con particolare attenzione alle famiglie meno abbienti. Ma attenzione: saper nuotare non basta e non rende "annegamento-proof" nessun bambino. Alice sapeva probabilmente nuotare benissimo: è morta per un bocchettone non sicuro. Il nuoto è un tassello, non la soluzione.

Servono anche regole e leggi rispettate

C'è chi invoca nuove leggi, e su alcuni punti servono davvero. Ma soprattutto serve che le regole esistenti vengano rispettate e controllate:

     Piscine private e domestiche: barriere su tutti i lati, sistemi di allarme, rimozione delle scalette di accesso quando la piscina non è in uso (indicazioni ISS, 2024).

     Piscine di hotel, ristoranti, agriturismi: piani di sicurezza con sorveglianza o recinzioni; i controlli delle ASL devono riguardare anche la sicurezza, non solo la qualità dell'acqua.

     Bocchettoni e sistemi di aspirazione a norma, con griglie antintrappolamento e dispositivi di blocco di emergenza.

     Fiumi e laghi: cartellonistica chiara sui siti balneabili e su quelli pericolosi.

E il bagno dopo mangiato?

Sfatiamo il mito delle famigerate "tre ore di digestione": non ci sono evidenze scientifiche che fare il bagno dopo mangiato causi l'annegamento. Il buon senso dice di evitare tuffi improvvisi in acqua fredda dopo pasti abbondanti o lunghe esposizioni al sole, per il rischio di malore da brusco sbalzo termico: si entra in acqua gradualmente, bagnandosi prima polsi, nuca e pancia. Ma le ore di attesa col cronometro non proteggono nessuno; la sorveglianza sì. Sul mio blog trovate l'approfondimento su questo falso mito e tutti i materiali sulla prevenzione dell'annegamento, con le immagini: https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=annegamento

Rischi e limiti

I dati sugli annegamenti in Italia derivano da fonti diverse (ISTAT, stampa, Società Nazionale di Salvamento) e probabilmente sottostimano il fenomeno, soprattutto per i casi non fatali. L'indagine ISS sul dettaglio dei casi pediatrici è in corso di pubblicazione. Sulle dinamiche delle tragedie di questi giorni sono in corso indagini della magistratura: le ricostruzioni potrebbero cambiare. Nessuna misura, da sola, azzera il rischio: nemmeno i corsi di nuoto, nemmeno le barriere. È la somma di più barriere protettive che salva la vita.

Cosa cambia da ora in poi?

     In acqua, un adulto designato sorveglia sempre i bambini: occhi sui bambini, telefono in tasca.

     Bambini piccoli: sempre a portata di braccio, anche nella vasca da bagno.

     Iscrivete i bambini a corsi di acquaticità e nuoto fin dai primi anni.

     Se avete una piscina, anche gonfiabile: barriere, allarme, via le scalette dopo l'uso, svuotate le piscinette.

     In piscina: cuffia o capelli legati, lontani da bocchettoni e griglie.

     Chiedete ai gestori (hotel, agriturismi, stabilimenti) come è garantita la sicurezza della piscina: è un vostro diritto.

     E parliamone: condividere queste informazioni può letteralmente salvare una vita.

Il vostro pediatra è qui per questo: non per farvi paura, ma per aiutarvi a proteggere i vostri bambini. Se avete dubbi, chiedete.

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Fonti: ISS - Istituto Superiore di Sanità, "Ogni anno circa 350 morti per annegamento: le indicazioni per la prevenzione", 2024 (dati Osservatorio Ministero della Salute, Rapporto ISTISAN 23/15); dati ISTAT 2017-2021; cronaca: ANSA, TgCom24, Sky TG24, luglio 2026.

POST PER I SOCIAL (GENITORI) — Facebook

Oggi a Milano Marittima è annegata una bambina di 4 anni nella piscina di un hotel. Pochi giorni fa, a Sestri Levante, Alice, 11 anni, è morta intrappolata con i capelli nel bocchettone di una piscina. 💔

Come pediatra devo dirvelo, anche se qualcuno mi risponde "smettila, mi fai venire l'ansia": meglio un po' di ansia oggi che una tragedia domani.

Tre cose da sapere:

     I bambini annegano in SILENZIO: non gridano, non si sbracciano. Scivolano sott'acqua in pochi secondi.

     Per i bambini il luogo più a rischio è la piscina: quasi la metà degli annegamenti fatali tra 0 e 19 anni avviene lì (dati ISS). La sorveglianza deve essere continua: occhi sui bambini, telefono in tasca. Con i piccoli: a portata di braccio.

     Corsi di nuoto fin dai primi anni: aiutano tanto, ma non sostituiscono mai la sorveglianza. E in piscina: capelli legati e lontani dai bocchettoni.

Sul mio blog trovate tutti i consigli per la prevenzione e anche il falso mito del "niente bagno dopo mangiato": https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=annegamento

Condividete: può salvare una vita. Avete domande? Scrivetemi nei commenti.

POST PER I SOCIAL (GENITORI) — Instagram

I bambini non annegano come nei film: annegano in silenzio. ⚠️

Niente urla, niente braccia che si agitano: un bambino scivola sott'acqua in pochi secondi, anche con adulti a pochi metri. In Italia ogni anno circa 40 tra bambini e ragazzi muoiono annegati; per i più piccoli il luogo più a rischio è la piscina (dati ISS).

👉 Sorveglianza continua, a portata di braccio. 👉 Telefono in tasca. 👉 Corsi di nuoto fin da piccoli. 👉 Capelli legati e lontani dai bocchettoni.


ANNEGAMENTO VERTICALE, DOPO I 6 ANNI


ANNEGAMENTO ORIZZONTALE SOTTO AI 6 ANNI


Tutti i consigli sul blog (link in bio) 💙

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