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martedì 28 aprile 2020

FILMATI DI PRIMO SOCCORSO. ULTIMO Stitichezza: TUTTO QUELLO CHE I GENITORI, NONNI ED EDUCATORI DOVREBBERO SAPERE.

FILMATI DI PRIMO SOCCORSO:
ANAFILASSI E ALLERGIA GRAVE
COME SOMMINISTRARE FARMACI PER ASMA E COME SI USA L'ADRENALINA

QUI TUTTE LE PUNTATE PRECEDENTI
PRIMO SOCCORSO:
1 Puntata: la febbre
2 Puntata: LE CONVULSIONI
3 Puntata: Il dolore (male alle orecchie, mal di denti, mal di testa)
4 Puntata: Dolori di crescita, male ai muscoli, alle articolazioni, dolore toracico, dolore alla schiena, mal di pancia
5 Puntata: Dolore addominale: appendicite, invalidazione
6 Puntata: Stitichezza, dolore ai genitali
7 Puntata: Vomito e diarrea
8 Puntata: Anafilassi e allergia grave
9 Puntata Come somministrare l'adrenalina e come dare farmaci per l'asma con il distanziatore

Anafilassi e allergia grave

Come somministrare l'adrenalina e come dare farmaci per l'asma con il distanziatore
Vomito e diarrea 

Stitichezza, dolore ai genitali

Dolore addominale: appendicite, invaginazione ecc.

Dolori di crescita, male ai muscoli, alle articolazioni, dolore toracico, dolore alla schiena, mal di pancia
DOLORE: generale, mal d'orecchie, mal di denti, mal di testa

CONVULSIONI FEBBRILI E NON
LA FEBBRE

lunedì 6 gennaio 2020

TUTTO FEBBRE: COSA NON FARE E COSA FARE: RISPOSTA A MAMMA

TUTTO FEBBRE: COSA NON FARE E COSA FARE: RISPOSTA A MAMMA
Caro dottore, come mi devo comportare in caso di febbre? La febbre molto alta può essere pericolosa? I vecchi rimedi della nonna, come le spugnature, funzionano? Lo debbo coprire qua do ha la febbre per farlo sudare? Altri mi consigliano di fare impacchi freddi ....Mi aiuti. 

Innanzi tutto la febbre è un meccanismo di difesa del nostro corpo che non va per forza combattuta e abbassata a meno che il bambino, o l’adulto, non stia male per la febbre. 
Alcuni "accusano"  vari disturbi come malessere, dolori, debolezza , cefalea, anche a temperature inferiori ai 38, altri reggono temperature più elevatezze.
A questo link potete scaricare i consigli per genitori elaborati dal Gaslini e dai pediatri di famiglia: 
Trova risposte per tutti i problemi di malattie e incidenti nel mio libro "Primo Soccorso Pediatrico" che trova nelle principali librerie e online a partire da Amazon
-       Non coprire il bambino (“terapia fisica della febbre”): sebbene nell’immaginario comune ci sia l’atto di coprirsi in corso di febbre, in realtà questo va contro le leggi più elementari di fisica e termodinamica.  E' necessario rispettare il "ciclo della febbre": quando la febbre sale, soprattutto se sale rapidamente, il bambino può avere freddo e manifestarlo con dei "brividi". Bisogna coprire il piccolo solo quando questi mostra i famosi “brividi” che sono un segno di ascesa della febbre. Se vogliamo far disperdere calore dobbiamo scoprire (e non coprire) il corpo, quando la temperatura si è “stabilizzata” ed il piccolo non manifesta più i “brividi”.  Quindi il piccolo non va messo sotto le coperte, non ha bisogno di essere vestito come un esquimese, anzi va vestito con abiti di tessuto leggere e traspirante proprio per favorire lo scambio di calore.  L’esempio che io da sempre faccio è quello della torta.  Se io voglio assaggiare subito la succulenta torta della mamma appena sfornata, non la coprirò di certo per farla raffreddare!
-       Bagnetto e “spugnature” (“terapia fisica della febbre”): NON usare il ghiaccio in testa per far scendere la febbre.  NON usare impacchi di alcol.  Solo in alcuni casi, vanno bene invece gli strofinacci bagnati con acqua, posti alla fronte, alle braccia ed alle gambe (“spugnature”).  Utile (quando la temperatura è elevata, maggiore di 39,5°C) calare, per pochi minuti, il bimbo in un bagnetto con acqua NON fredda.  L’eccesso di freddo (ghiaccio ed acqua gelata) inganna l’apparato regolatore della temperatura corporea (detto centro della febbre, situato nel cervello) producendo un effetto paradosso, la temperatura si abbassa per poi innalzarsi rapidamente e con più vigore.Molti genitori sono convinti che il rialzo febbrile da solo, sia sinonimo di malattia o addirittura possa essere causa di danno cerebrale. In realtà la febbre è solo un sintomo, non una malattia, e rappresenta, come dicevamo, una reazione di difesa del nostro organismo a seguito di varie cause fra cui le infezioni (virali, batteriche o da altri microrganismi patogeni), che spesso colpiscono i bambini e gli adulti,  soprattutto in certi periodi dell'anno in concomitanza con le epidemie di influenze e sindromi influenzali, tuttavia la temperatura corporea dei bambini può aumentare anche per cause "fisiche" come il caldo umido, la prolungata esposizione al sole, al risveglio del mattino, dopo un pianto o uno sforzo prolungato, dopo i pasti o dopo aver bevuto bevande calde.  La temperatura può aumentare anche per reazione a farmaci (p.es. dopo le vaccinazioni) o sostanze tossiche; può precedere, accompagnare o seguire l'eruzione di un dentino  e il bambino non presenta alcun altro sintomo (stiamo attenti a non attribuire ai denti la responsabilità di febbri superiori a 38,5° - 39° gradi e che perdurano nei giorni).

Ricordare  che la febbre è un sintomo e non una malattia, tuttavia dobbiamo considerare che spesso determina: astenia, malessere, ridotta efficienza mentale, cefalea, inappetenza, stipsi (da rallentato transito intestinale), nausea e/o vomito (da “acidosi”) , dolori diffusi muscolari e/o articolari, sopore e sonnolenza o stati di agitazione.
Il criterio principale di preoccupazione è uno: “come sta il bambino?” Ricordatevi che vostro figlio lo conoscete più voi di chiunque altro, medico compreso, solo voi siete in grado di dare risposte che sono fondamentali, per il pediatra, nella valutazione dello stato febbrile e generale del bimbo. E’ utile disporre di alcuni elementi che ci facciano capire se dobbiamo preoccuparci o meno, in quanto i bambini si possono ammalare anche quando siete in viaggio o in vacanza, nei giorni festivi quando è più difficile reperire il proprio pediatra. In linea di massima state (o almeno cercate di stare) tranquilli se il bambino, anche se, ha febbre ma “sta bene” (gioca, salta, “mangiucchia”, è attivo e risponde agli stimoli ambientali); viceversa iniziate a preoccuparvi se il bambino è “mogio” sofferente o abbattuto anche quando la febbre scende dopo aver somministrato un antipiretico. Preoccupatevi se inizia a muoversi poco o a non rispondere agli stimoli, anche dopo che la temperatura è scesa. Altro criterio di preoccupazione, anche in assenza di febbre, è l’alterata respirazione come una frequenza superiore ai 40-50 al minuto o una difficoltà a respirare.  Quando il bambino ha la febbre, nel dubbio, chiamate subito il pediatra soprattutto se è una delle sue prime febbri, anche se il bambino sta abbastanza bene non così potrebbero stare i nonni e voi stessi.
Ricordatevi che, spesso, la causa della febbre non è evidenziabile ad una visita effettuata precocemente. L’intervallo di tempo tra la comparsa della febbre ed i segni della malattia che ha provocato la febbre (p. es.  localizzazione dell’infezione) può essere di 24 ore ed oltre (come è il caso di molte bronchiti o “piccole” broncopolmoniti” che compaiono in fase di risoluzione della febbre).  Quindi una visita precoce può non essere in grado di far porre la diagnosi che diverrà chiara dopo qualche giorno.  Esempio paradigmatico è una banale malattia virale chiamata “sesta malattia”. Questa è una malattia esantematica (esantema significa "fioritura" e qui vuol dire malattia con eruzione sulla pelle) caratterizzata da presenza di febbre elevata (anche 39-40°C), senza altri sintomi evidenti; dopo circa 3 giorni di febbre il bambino si sfebbra spontaneamente e sulla pelle compaiono delle “macchie”.
Tenendo presente tutti questi criteri si ricordi che:.
-       Si definisce febbre: una temperatura ascellare superiore a 37,2°C; rettale superiore a 38°C; orale superiore a 37,6°C.
-       Non si misura la febbre seil bambino sta bene, gioca, mangia, dorme e salta per la casa. Se, nonostante il consiglio, la misurate ricontrollatela dopo una mezz'ora (dal risveglio, dal pianto, dal pranzo, dalla corsa ecc.).
-       La febbre si misura:  ascella (richiede collaborazione ed è la sede consigliata), inguine, ano (richiede accortenza).
-       Il termometro può essere: a mercurio più affidabile ma ormai non più in commercio, elettronico leggermente meno affidabile e preciso, le strisce a "cristalli liquidi" le ritengo molto poco precise. Il  termometro auricolare è consigliato da alcuni pediatri (è rapido e consente di misurare la temperatura rapidamente) ma richiede una certa pratica.
-       Non si forza il bimbo a mangiareperché è normale non aver voglia di mangiare in corso di malattia (ma spesso anche per un adulto).  Preferisca piccoli pasti e facilmente digeribili. Riprenderà spontaneamente a chiedere cibo man mano che la malattia evolverà verso la guarigione.
-       Offrire da bere (“terapia fisica della febbre”): è un ottimo rimedio per combattere la febbre, fa parte dell’armamentario terapeutico al pari dei farmaci.
-       Non coprire il bambino (“terapia fisica della febbre”)sebbene nell’immaginario comune ci sia l’atto di coprirsi in corso di febbre, in realtà questo va contro le leggi più elementari di fisica e termodinamica.  E' necessario rispettare il "ciclo della febbre": quando la febbre sale, soprattutto se sale rapidamente, il bambino può avere freddo e manifestarlo con dei "brividi". Bisogna coprire il piccolo solo quando questi mostra i famosi “brividi” che sono un segno di ascesa della febbre. Se vogliamo far disperdere calore dobbiamo scoprire (e non coprire) il corpo, quando la temperatura si è “stabilizzata” ed il piccolo non manifesta più i “brividi”.  Quindi il piccolo non va messo sotto le coperte, non ha bisogno di essere vestito come un esquimese, anzi va vestito con abiti di tessuto leggere e traspirante proprio per favorire lo scambio di calore.  L’esempio che io da sempre faccio è quello della torta.  Se io voglio assaggiare subito la succulenta torta della mamma appena sfornata, non la coprirò di certo per farla raffreddare!
-       Bagnetto e “spugnature” (“terapia fisica della febbre”): NON usare il ghiaccio in testa per far scendere la febbre.  NON usare impacchi di alcol.  Solo in alcuni casi, vanno bene invece gli strofinacci bagnati con acqua, posti alla fronte, alle braccia ed alle gambe (“spugnature”).  Utile (quando la temperatura è elevata, maggiore di 39,5°C) calare, per pochi minuti, il bimbo in un bagnetto con acqua NON fredda.  L’eccesso di freddo (ghiaccio ed acqua gelata) inganna l’apparato regolatore della temperatura corporea (detto centro della febbre, situato nel cervello) producendo un effetto paradosso, la temperatura si abbassa per poi innalzarsi rapidamente e con più vigore.
-       Quando dare dei farmaci per abbassare la febbre: la febbre di per se non necessita, se il bimbo la tollera bene, di essere abbassata per forza. Anzi la febbre aiuta l'organismo a combattere meglio contro virus e batteri. Unico scopo dei farmaci antifebbrili è quello di far stare meglio il bambino. La scelta di abbassare la febbre deve essere presa in base a come sta, complessivamente, il bambino oppure se la febbre supera i 38,5°C (ascellare) o 39°C (rettale).  A volte invece accade che il bambino presenti un certo stato di "sofferenza" anche con febbre inferiore a 38° e, in tal caso, il farmaco antifebbrile verrà somministrato pur in presenza di  temperature più basse di quelle appena dette.
-       Quali farmaci dare: il vostro pediatra vi consiglierà su quali farmaci tenere in casa per la febbre. In età pediatrica si utilizza il paracetamolo. Farmaco alternativo, sufficientemente studiato in età pediatrica rispetto alla efficacia e alla sicurezza l'Ibuprofene. Ricordate che qualsiasi farmaco diate a vostro figlio potrebbe non far tornare la temperatura nella norma ma farla scendere di 1-2 °C.
-       Quali farmaci NON dare:  acido acetilsalicilico (aspirina) non deve essere usato fino ai 15 anni di età perché si è visto che il suo uso è associato ad una malattia gravissima, seppur rara, la sindrome di Reye. La Noramidopirina in gocce può provocare, seppur raramente, una riduzione dei globuli bianchi (agranulocitosi). Non utilizzate farmaci anti-infiammatori per adulti (se non su indicazione del vostro pediatra) per i possibili effetti collaterali a carico dell’apparato gastrointestinale o altri tipi di  reazioni avverse al farmaco.
-       Il bambino con la febbre può uscire: è assolutamente infondato il timore che fare uscire un bambino con febbre comporti dei problemi di salute. Chiaramente non è il caso di portarlo ai giardinetti, al mare o a fare una gita.  Può uscire, invece, per andare presso l’ambulatorio del pediatra oppure per andare a casa dei nonni se i genitori devono andare a lavorare. D'altronde tutti i genitori accompagnano il bambino con febbre in ospedale, nei giorni festivi se non rintracciano il loro pediatra o quando si trovano in vacanza fuori città.
-       NON correte in ospedale: cercate di contattare il vostro pediatra al più presto se:
– se siete alla prima esperienza di febbre – a prescindere dall’età;
– se il bambino ha meno di tre/sei mesi;
- se il bambino presenta sintomi quali difficoltà alla respirazione, dolore addominale con vomito, sopore, stato confusionale, convulsioni, collo rigido (a prescindere dall’età) o non vi “sembra normale” (vedi sopra);
- se la febbre supera i 40°C – a prescindere dall’età,
-       dopo le prime 24 ore di febbre – per bambini di età fra i 6 ed i 12 mesi che non presentino alcun sintomo di quelli riportati in precedenza
-       dopo le prime 24 - 48 ore di febbre – se il bambino vi sembra “normale” (vedi sopra).
Quando si contatta il pediatra:
1.              tenete a portata di mano carta e penna per appuntare eventuali consigli telefonici.
2.              riferite il peso e l’età del vostro bimbo.
3.              riferite la temperatura, il tipo di termometro usato e dove avete misurato la temperatura
4.              riferite la durata della febbre
5.              riferite con precisione gli eventuali sintomi presenti
6.              riferite eventuali farmaci somministrati (tutti: convenzionali, fitoterapici, omeopatici etc.)
riferite se il bambino ha avuto, nei giorni precedenti, contatti con altre persone malate.
Un cordiale saluto
Dr. Alberto Ferrando



sabato 11 marzo 2017

DOLORE NEL BAMBINO: TRAPIA (NON SOLO FARMACI)

DOLORE NEL BAMBINO: TRAPIA (NON SOLO FARMACI)
Articolo tratto dal libro "Primo Soccorso Pediatrico"
COSA SAPERE
Il dolore è un sintomo frequente in corso di malattia e richiede frequentemente assistenza medica e, talvolta, accesso al Pronto Soccorso. E’ un segno di malattia e ha una forte componente emotiva sia per il bambino sia per la famiglia.
Un tempo si riteneva, erroneamente, che i bambini piccoli non avvertissero il dolore. Oggi, sappiamo che il feto, fin dal secondo trimestre di gravidanza, avverte dolore e che il neonato ha già una “memoria del dolore”.
Il dolore è presente in situazioni cliniche diverse: patologie infettive e/o traumi (94% dei pazienti presentano anche dolore), patologie ricorrenti (cefalea e dolore addominale interessano il 15-25% dei bambini in età scolare), patologie croniche (oncologiche, reumatologiche, metaboliche...) e test diagnostici e/o terapeutici.
E’ necessario sapere che, a tutte le età, uno stimolo doloroso lascia traccia nella memoria.
Un’adeguata terapia antidolorifica annulla gli effetti negativi, sia fisici sia psicologici del dolore.

ALLEVIARE IL DOLORE E’ SEMPRE IMPORTANTE: La medicina cura spesso, guarisce qualche volta, allevia il dolore e consola sempre.

COSA FARE
Il dolore va valutato:
• Ogni qual volta il bambino presenta situazioni cliniche che possono determinare dolore.
• Ogni qual volta il bambino dice di avere dolore.
• Ogni qual volta i genitori dicono che il loro figlio ha dolore.
• Prima e dopo interventi dolorosi (procedure-manovre diagnostico-terapeutiche).
• Durante la somministrazione di farmaci analgesici.
• Dopo la sospensione di farmaci analgesici.

MISURAZIONE
In situazioni di dolore recidivante o cronico è utile valutare l’entità del dolore. Si utilizzano vari metodi CHE TROVATE DETTAGLIATI NEL LIBRO.
Dai 4 anni: Scala di Wong-Baker
E’ utilizzata per i bambini dall’età di 4 anni ed è costituita da sei facce, da quella sorridente corrispondente a “nessun male” a quella che piange, corrispondente a “il peggior male possibile”. Va somministrata al bambino chiedendogli di indicare “la faccia che corrisponde al male o al dolore che provi in questo momento”. A ogni scelta corrisponde un numero che va da 0 a 10. Si usa generalmente il termine “male” per età dai 3 ai 5 anni, il termine “dolore” per età dai 6 ai 7 anni.

Bambino di età ≥ 8 anni: scala numerica
Per i bambini d’età ≥ 8 anni può essere utilizzata la scala numerica. Si tratta di una linea orientata orizzontalmente (lunghezza pari a 10 cm), associata a specifiche ancore verbali intermedie (per facilitare la valutazione del livello di dolore), e i cui estremi sono caratterizzati da “nessun dolore” e “il peggiore dolore possibile”.
Si domanda al bambino di indicare l’intensità di dolore che prova scegliendo o indicando il numero corrispondente. Può essere indicata anche ai genitori per il monitoraggio/misurazione del dolore a domicilio.

TERAPIA NON FARMACOLOGICA
Il dolore ha sempre una componente emotiva e per alleviare il dolore, la terapia non farmacologica è, a volte, altrettanto importante come quella con farmaci.
Quando il bambino prova dolore, il comportamento di noi adulti contribuisce ad attenuarlo o ad accentuarlo tanto che la riduzione dell’ansia e della paura associate al dolore e il comportamento dei genitori nella gestione dello stesso, sono importanti strumenti di cura che s’integrano con le terapie farmacologiche.
Nella terapia non farmacologica del dolore è molto importante il nostro comportamento: è necessario avere atteggiamento calmo e tranquillizzante, parlare a voce bassa e tranquilla e se il bambino è grande e comprende, spiegare cosa succede. Importante anche l’ambiente cercando di mettere il bambino in un ambiente confortevole e tranquillo, senza troppi rumori.

Che cosa fare a seconda dell’età:
0-2 anni: contatto fisico con il bambino: toccare, accarezzare, cullare. Ascoltare musica, giocattoli sopra la culla, leggere ad alta voce;
2-4 anni: giocare con pupazzi, raccontare storie, leggere libri, respirazione e bolle di sapone;
4-6 anni: respirazione, racconto di storie, gioco con pupazzi, parlare dei luoghi preferiti, guardare la televisione, coinvolgimento;
6-11 anni: musica, respirazione, contare, parlare dei luoghi preferiti, guardare la TV, leggere libro.

Tecniche di terapia non farmacologica del dolore:
·      Tecniche di supporto-relazione
·      Metodi cognitivi/comportamentali
·      Atre tecniche quali Rilassamento, visualizzazione, desensibilizzazione trovano applicazione in procedure diagnostiche, in trattamenti cronici per cui si demanda a testi dedicati 
Tecniche di supporto-relazione
Le metodiche di supporto forniscono sostegno a bambino e famiglia, attraverso una corretta informazione, comunicazione e spiegazioni.
Metodi cognitivi/comportamentali
Sono metodi che cercando di deviare l’attenzione dal dolore, focalizzandola selettivamente su stimoli diversi (distrazione):
Il bambino, concentrandosi su qualcosa di diverso dal dolore, può riuscire ad allontanare l’ansia e la paura. E’ necessario fornire elementi di distrazione appropriati all’età del bambino e personalizzati, se possibile, al fine di rispecchiare i suoi interessi e le sue preferenze:
- Le bolle di sapone costituiscono un connubio tra la distrazione e il rilassamento, per i bambini in età prescolare. Il bambino si distrae con la formazione delle bolle e si rilassa quando espira per produrle.
- La respirazione aiuta a ridurre l’ansia dall’età di 3-4 anni. Si invita il bambino a fare un respiro profondo, gonfiando i polmoni, sentendo l’aria che entra ed esce e portando a una respirazione sempre più lenta e profonda. In questo modo si cattura l’attenzione del bambino, riduce la tensione muscolare, rilassa il diaframma e aumenta l’ossigenazione del corpo. Ai bambini più piccoli può essere insegnato a respirare profondamente soffiando bolle di sapone oppure possono essere incoraggiati a “buttar fuori” la paura e il dolore attraverso una “nuvola rossa”.
Questa tecnica consiste nell’invitare il bambino a immaginare di concentrare tutto il dolore in una nuvola rossa che viene poi soffiata fuori dal corpo con tutta l’energia possibile e, una volta fatta uscire, può immaginare che la nuvola di dolore si trasformi in qualcosa di diverso e che il dolore possa essere allontanato soffiando.
- Il rilassamento è una tecnica non farmacologica che può essere consigliata al bambino insieme alla respirazione per ridurre l’ansia e la tensione. Il rilassamento consiste nell’invitare i bambini a rilasciare la muscolatura così da avere il corpo morbido e rilassato come un “budino”, partendo dal collo, passando alle spalle, alla pancia fino alle braccia e alle gambe.
- La visualizzazione (viaggio mentale nel luogo preferito) è una tecnica che consiste nell’utilizzo dell’immaginazione in modo che il bambino si concentri sull’immagine mentale di un’esperienza piacevole anziché sul dolore.

       TERAPIA FARMACOLOGICA
Il dolore nel bambino può essere distinto in tre gradi: lieve, moderato e forte e a seconda dell’entità si possono usare diversi tipi di farmaci ma nella maggior parte dei casi il dolore in occasione delle più comuni malattie e traumi dei bambini è di entità lieve e moderata.
I farmaci utilizzati sono paracetamolo e ibuprofene (usati anche per la febbre) che possono essere somministrati per bocca (preferibile) o per via rettale.
In caso di dolore recidivante o cronico è necessario somministrare il farmaco prima dell’insorgenza del dolore prevedibile.
È anche importante somministrare gli analgesici a orario fisso, in modo da evitare l’insorgenza di “buchi” di dolore. L’intervallo fra le dosi dovrebbe essere determinato in accordo con l’intensità del dolore e la durata dell’effetto analgesico del farmaco utilizzato.
Il dolore nel bambini va sempre cercato e trattato, in tutte le situazioni in cui vi siano segni e sintomi della sua presenza e anche quando la situazione clinica depone per la presenza di dolore, anche se il bambino non esprime verbalmente il suo disagio.
Quando possibile il dolore va sempre profilassato.
Paracetamolo
Il paracetamolo è il farmaco analgesico/antipiretico tradizionalmente più usato in età pediatrica per l’ottimo rapporto costi-benefici in termini di efficacia e sicurezza.
Per la scarsità di effetti collaterali è indicato come farmaco di prima scelta nel trattamento del dolore lieve-moderato.
Non è gastrolesivo, è considerato sicuro nei pazienti con disturbi della coagulazione.
È l’analgesico non oppiaceo di scelta nei pazienti con insufficienza renale cronica.
Non ha effetto antinfiammatorio.
In caso di sovradosaggio e in età neonatali estreme, segnalata tossicità epatica.
La dose di sicurezza è considerata di 90 mg/kg/die.

Rappresenta il farmaco di prima scelta nel trattamento del dolore lieve-moderato.
• La dose analgesica è maggiore di quella antipiretica, in uso antalgico è consigliabile partire con una dose maggiore (di carico).
• I dosaggi massimi non andrebbero mantenuti oltre le 48-72 ore.
Ibuprofene
È il farmaco con maggiore evidenza in letteratura di sicurezza in età pediatrica. È un antinfiammatorio debole rispetto agli altri FANS ed è il farmaco di scelta nella categoria per il trattamento della febbre e della sintomatologia dolorosa da patologia comune.
Rappresenta una valida alternativa al paracetamolo, con un profilo di sicurezza sostanzialmente sovrapponibile, ove questo non sia sufficiente o laddove sia richiesta un’azione antiflogistica (emicrania, dolore osteo-muscolare, dolore dentario).
Disponibile anche in supposte.
Dose: La finestra terapeutica è ampia, sono improbabili effetti tossici per dosaggi fino a 100 mg/kg/die, dosi maggiori di 400 mg/ kg/die possono causare una grave insufficienza epatica.

FONTI
Per ulteriori spiegazioni e per le scale del dolore del neonato consultare:





sabato 15 agosto 2015

FARMACI E VACCINI E ALTRO IN VACANZA

FARMACI IN VACANZA E INFORMAZIONI, VACCINAZIONI ECC.
Se andate all'estero informatevi accuratamente e eventualmente fate una  assicurazione sanitaria.
Informatevi di sicurezza, vaccinazioni su  vari siti
- Ministero degli Esteri (sito della Farnesina)
- Vaccinazioni  http://www.vaccinarsi.org/viaggi-e-vaccinazioni/vaccinazioni-per-viaggiatori.html : Guida interattiva a seconda del paese
ESISTE PRESSO OGNI ASL UN CENTRO DI MEDICINA DEI VIAGGI.
IMPORTANTISSIMO SE SOFFRITE DI MALATTIE CRONICHE portare la dose di farmaci anche in eccesso (ASMA, DIABETE, IPERTENSIONE ECC.).-
CONTROLLATE DOCUMENTI ANCHE DEI BAMBINI

FARMACI DA PORTARE:
ELENCO DEI FARMACI DA PORTARE E FARMACI OCCUPASPAZIO INUTILI O POCO UTILI (DA  non portare).
E' sempre utile, quando si va in vacanza, portare qualche medicina con sè per attuare un primo "piccolo intervento" in caso di problemi del piccolo, (ma non solo del piccolo in quanto purtroppo in vacanza si possono ammalare anche i genitori). Ci sono bambini che si ammalano poco o niente e aspettano proprio le meritate ed agognate vacanze per accusare qualche malessere.
Questo è un elenco e consigli generali ma , nel dettaglio e nello specifico, chiedete al Vostro pediatra curante.
Non possiamo in queste poche righe fare un elenco esauriente che possa andare bene per tutti i bambini di tutte le età e per tutto quello che potrebbero prendersi, possiamo però darvi alcune indicazioni utili di massima. 
DIPENDE ANCHE DA DOVE ANDIAMO. In Italia abbiamo farmacie in abbondanza e molti farmaci vengono venduti senza ricetta. Se andare all’estero la situazione può essere diversa in quanto in alcuni paesi come l’Inghilterra è molto difficile avere alcuni farmaci (come gli antibiotici) senza prescrizione medica (anzi è impossibile). Così come negli Sati Uniti.In questi  casi fondamentale avere qualche farmaco, adatto al bambino. Adatto in che senso?  ogni bambino è diverso dagli altri. Per esempio c'è chi sopporta molto bene la febbre e chi no. C'è il bambino che guarisce spontaneamente in pochi giorni e quello, un pochino più debole o più sfortunato, in cui anche un banale raffreddore dura più a lungo oppure si conclude con una bronchite o un male alle orecchie.
Quindi la terapia, in qualsiasi età, va personalizzata su "quel bambino" in "quel momento".
Inoltre chi conosce di più il bambino sono i suoi genitori e in particolare la mamma che con uno solo sguardo, dopo le prime malattie di "allenamento" soprattutto dopo l'inserimento all'asilo nido o alla scuola materna, è, in genere, in grado di valutare le condizioni del bambino e sa cosa fare, magari con l'aiuto, anche a distanza, del proprio pediatra che consigliamo di contattare, prima della partenza, per un consiglio "personalizzato" sulle medicine da portare con sè.
Quanto sopra riportato è ancora più evidente ed importante nei bambini affetti da alcune patologie come asma o otiti ricorrenti in cui è assolutamente indispensabile l'intervento precoce dei genitori, o del bambino stesso quando è più grandicello, nelle prime fasi della malattia e che solo il bambino stesso o i suoi genitori sono in grado di cogliere. Tale intervento è possibile grazie ad una azione di educazione della famiglia, e del bambino, da parte del proprio pediatra.
Altro parametro importante è l'età del bambino. Infatti sotto i tre mesi di età è sempre meglio contattare, prima di somministrare un farmaco, il pediatra. Tale consiglio  è, comunque, valido per tutte le età. Non somministrate farmaci se non quelli che vi ha consigliato il vostro   medico curante e contattatelo se avete la tentazione di dargli dei farmaci consigliati da amici, conoscenti, parenti ecc. E per farmaci intendo TUTTO (erbe, prodotti naturali, omeopatici ecc. in quanto possono interferire con altri farmaci o alimenti. NON DATE ERBE CHE NON SINO STATE CONTROLLATE.
Prendiamo ora in considerazione i sintomi o i segni che più facilmente può presentare un bambino e  quello che un genitore può fare, in linea di massima, per bambino dai 3 mesi di età in poi.
Ricordiamo comunque, anche a costo di essere noiosi, che nel dubbio è sempre opportuno telefonare al pediatra , anche se siete in vacanza, in quanto conosce il bambino.               
Quanto scriviamo comunque può essere fatto in attesa del colloquio con il medico:
Febbre (usare solo paracetamolo e ibuprofene: vedete altri articoli sul blog): http://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=FEBBRE
Qualsiasi sia la causa dell'aumento di temperatura (Attività fisca intensa, colpo di calore, infezione)   se riscontrate febbre superiore a 38°C effettivi (ascellari o 38,5 rettali) somministrate un antipiretico per bocca o per via rettale  (meglio per bocca sempre).
Nelle prime 24-48 ore se non sono presenti altri sintomi potete limitarvi ad una terapia sul sintomo febbre. Coprite poco il bambino e offrite da bere più spesso del solito e non forzate il b. a mangiare; se la temperatura è inf a 38°, il b. appare in buone condizioni potete permettere brevi uscite cercando di evitare sudate o, improbabili, "colpi" di freddo.
Evitate, in preda alla preoccupazione, di mettervi in viaggio per tornare a casa nelle ore calde della giornata, meglio attendere qualche ora quando la febbre è calata o inizia a scendere. A volte un bambino presenta una puntata febbrile e il giorno successivo non presenta più nulla.
FARMACI: per la febbre utilizzate il paracetamolo (nomi commerciali Tachipirina, Efferalgan, Puernol, Acetamol, Levadol, paracetamolo, ecc) per bocca (gocce, sciroppo, compresse solubili) o per via rettale. Se il bambino non vomita è sempre preferibile somministrare i farmaci per bocca. OPPURE IBUPROFENE
DOLORE: STESSO DISCORSO e stessi farmaci. Prodotti con codeina PROIBITI !!!
DIARREA: Prevenzione (lavarsi le mani) e attenzione al cibo. Se viene: 
-       Bere tanto con sali minerali (bustine che vendono in ogni farmacia) o preparati liquidi da soli o associati a probiotici (che NON servono a fermare la diarrea)
-       Mangiare poco
-       Se diarrea acquosa farmacao “Racecadotril” (nome chimico (nome commerciale Tiorfix) tre volte al dì. Ai bambini non dare loperamide
-       SE potete pesate il bambino ogni 24 ore
-       FERMENTI LATTICI E PROBIOTICI A NULLA SERVONO SE NON FATE QUANTO SOPRA

VOMITO: non date farmaci. La maggior parte dei vomiti si fermano Non somministrando da bere o mangiare per almeno 1 ora dall’ultimo vomito e poi somministrando da bere poco per volta. MAI DARE METOCLOPRAMIDE (PLASIL) SOTTO AI 14 ANNI

TOSSE: Farmaci solo se vostro figlio offrisse di asma (e il genitore e il ragazzo sono istruiti su quali farmaci avere SEMPRE CON SE’). Se tosse secca o con catarro bere tanto, miele e se presenti altri disturbi contattare un medico. Se tosse secca ed irritativa un sedativo della tosse

PUNTURE DI INSETTO: POMATA di cortisone e antibiotico e PREVENZIONE e se reazione marcata con prurito e gonfiore antistaminico (cetirizina o oxatomide)

ELENCO, APPROSSIMATIVO, DI FARMACI E ALTRO DA PORTARE CON SE’ IN BASE ANCHE A DOVE ANDATE E ALLA ETA’ DEL BAMBINO:
-       ANTIPIRETICI E ANTIDOLORIFICI: PARACETAMOLO, IBUPROFENE per bocca e per supposte (in caso di vomito. Preferire sempre la somministrazione per bocca)
-       ANTIBIOTICO (soprattutto se andate all’estero) polbvere da ricostituire al momento o bustine o cp che si sciolgono in acqua
-       SALI MINERALI  e TIORFIX pe la diarrea
-       SEDATIVO DELLA TOSSE
-       POMATE CORSTISONICO E ANTIBIOTICHE
-       ANTISTAMINICO
-       DISINFETTANTI
-       CEROTTI PER FERITE: STERI FIX (possono evitarvi corse al Pronto Soccorso sostituendo i punti)
-       FARMACI PER PATOLOGIE SPECIFICHE: asma, diabete, pneumopatie croniche, infezioni recidivanti O per situazioni particolari (mal di montagna)

Farmaci occupaspazio inutili o poco utili:
-       Mucolitici, espettoranti, balsamici per la tosse
-       Pomate per traumi e ustioni
-       Probiotici e fermenti lattici
-       Ricostituenti e vitamine (STATE andando in vacanza)

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