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domenica 29 marzo 2020

LAVORI PER BAMBINI A CASA

Caro dottore
I miei figli di 2,4 e 6 anni sono abituati a stare all’aperto e a fare tanta attività fisica.
Stare a casa tra faccende domestiche, riordinare anche i giochi e le loro camerette perennamente in disordine e stare dietro alle proteste e rivendicazioni dei bambini c’è da uscire di testa. Qualche consiglio?

Cara mamma
Direi prima di tutto bisogna cercare di non fare i genitori maggiordomi (o “colf”) che accudiscono completamente il bambino mentre dai primi anni di vita si deve cercare di favorire l’autonomia, responsabilizzando il bambino e certe cose facendole fare come un gioco. Gioco che diventerà  routine e il bambino farà poi sempre man mano che cresce . A volte i genitori intervengono perché
e i bambini hanno tempi diversi, sono un po’ lenti, ad esempio a vestirsi, e il genitore lo aiuta o si sostituisce a lui e questo diventa comodo per il bambino che pian piano lascia fare e diventa una sua routine. A volte invece i bambini i “subiscono” l’ingerenza dei genitori ma vorrebbero una maggior autonomia.
In ogni modo l’effetto è assolutamente diseducativo e impedisce al bambino di acquisire una autonomia oltre a condizionale la vita della famiglia.
Una soluzione? Prima prendiamone coscienza e poi istituiamo una sana attività fisica: aiutare nei lavori casalinghi. Come? Facendoci aiutare nei LAVORI DOMESTICI dal rifare il letto, a dare mangiare all’animale domestico, ad  aiutare i fratellini più piccoli. Dobbiamo tornare alle vecchie abitudini, di quando la mamma si imponeva di rifare il letto, di sistemare il caos in casa.
Si può partire fin dai due anni iniziando ovviamente dai compiti facili come riordinare i giocattoli, mai tirarne fuori uno se non si è messo via quello precedente, approfittando dello spirito di emulazione dei bambini che tendono ad imitare l'adulto
Vanno inoltre anche coinvolti nella spesa e nella preparazione dei cibi
.    BAMBINI DI 2-3 ANNI. rimettere i giochi nelle scatole, gettare i rifiuti nella spazzatura, apparecchiare la tavola, mettere a posto le riviste e i libri
2.    BAMBINI DI 4-5 ANNI. dar da mangiare agli animali domestici, apparecchiare la tavola (ma con piatti e bicchieri non fragili), appaiare i calzini, innaffiare le piante... I bambini di età prescolare amano dimostrare di essere capaci e indipendenti. Concentratevi non tanto sul risultato, ma sull'impegno.
3.    BAMBINI DI 6-7 ANNI. aiutare a preparare il pranzo, fare i letti, aiutare a mettere via la spesa, buttare la spazzatura.
4.    BAMBINI DI 8-9 ANNI. cucinare piatti semplici, apparecchiare e sparecchiare, caricare e svuotare la lavastoviglie, piegare e mettere via i vestiti, sostituire la carta igienica, passare l'aspirapolvere o rastrellare.
5.    BAMBINI DI 10-12 ANNI. A questa età possono: lavare piatti e pentole, passare la scopa, lavare il bagno, aiutare a portare la spesa.
6.    DAI 13 ANNI IN SU. A questa età possono: fare da babysitter ai fratellini, aiutarli con i compiti, cucinare la cena una volta alla settimana, portare fuori il cane... E' importante che un figlio adolescente impari a cavarsela da solo in quasi tutte le faccende domestiche. Attenzione però che gli insegnamenti non rispecchino stereotipi di genere: i maschi devono imparare a cucinare, a stirare, a fare il bucato e le femmine a maneggiare un trapano, cambiare l'olio della macchina e fare giardinaggio.​
I LAVORETTI VANNO PAGATI? è importante che i bambini eseguano dei lavoretti all'interno della famiglia per imparare il senso di responsabilità. Questi lavori dovrebbero essere separati dalla paghetta settimanale, che serve per insegnargli il valore dei soldi.




venerdì 20 dicembre 2019

Incontri con i genitori: soffocamento e educazione

Incontri con i genitori per il mese di gennaio: soffocamento e educazione
Iscrivetevi subito altrimenti non trovate posto
(E SE NON POTETE POI PARTECIPARE AVVISATE PER LASCIARE POSTO AD ALTRI)
A breve  eventi a febbraio
Alberto Ferrando















lunedì 1 aprile 2019

LE SCULACCIATE NON SERVONO A EDUCARE E FANNO DANNI

LE SCULACCIATE NON SERVONO  A EDUCARE E FANNO DANNI
Dovere del pediatra è quello di informare in base alle migliori evidenze scientifiche: non giudicare ma dire quello che è più corretto e giusto fare in base a fatti e non ad opinioni.
Qui trovate qualche indicazione sulle famose patte sul sedere o sculacciate.
UNA PATTA SUL SEDERE, E IN GENERE LA VIOLENZA FISICA, AIUTA AD EDUCARE E NON CAUSA DANNI? NO, NON E’ COSI’
1)   Non serve ad educare
2)   Può causare danni
In base a vari studi risulta che sculacciate o simili (dette “punizioni corporali”*) renderebbero i bambini più aggressivi, insicuri e da adulti più ansiosi.  Chi ha ricevuto sculacciate da piccolo ha un rischio maggiore (tra il 2 e il 7 %) di soffrire di ansia, disturbi dell'umore e del comportamento rispetto a coloro che non le hanno mai prese (Pediatrics 2012). Descritta anche una maggiotr propensione all’uso dell’alcol e dipendenze e alla depressione.
*Le punizioni corporali sono l’ utilizzo della forza fisica con l’ intenzione di causare un’esperienza di dolore al bambino, ma non di provocare una lesione fisica, allo scopo di correggere o contenere un cattivo comportamento del bambino. Picchiare con una sculacciata nel sedere, dare uno schiaffo, una spinta con forza, un brusco strattone, una bacchettata sulle mani, dare un pizzicotto, scuotere con forza un bambino sono azioni considerate come punizioni corporali che i genitori (o chi accudisce il bambino) spesso adottano come atto educativo. Statisticamente nel mondo occidentale la maggior parte dei genitori ha utilizzato o utilizza le punizioni corporali. In alcune casistiche si è arrivati a stimare che anche più del 90% dei genitori ha usato la forza fisica verso i loro bambini. (www.acp.it/wp-content/uploads/Quaderni-acp-2010_172.pdf- Costantino Panza).
Secondo la  American Academy of Pediatrics (l'Associazione americana dei Pediatri) le sculacciate possono bloccano l'azione del bimbo nell'immediato ma non lo aiutano certo a imparare comportamenti 'giusti' e adeguati.
 “Nell'immediato, il bambino picchiato ubbidisce spesso all'ordine che ha ricevuto per paura delle botte. Ma spesso ricomincia di nascosto (impara l’ipocrisia). Poi può provare piacere a sfidare i genitori; ( provocazione).”. (Olivier Maurel, La sculacciata, Il Leone Verde)
Ma soprattutto, nella maggioranza dei casi, il bambino che ha preso lo sculaccione, tende a ripetere il comportamento sbagliato che ha causato la reazione del genitore. Spesso reagiscono sul genitore stesso. Insegna al bambino a essere aggressivo, o a chiudersi in se stesso.
Aumenta anche la propensione dei bambini a essere più disubbidienti e aggressivi anche nel lungo periodo. 
Ricevere una punizione fisica causa un senso di rabbia e chiusura. A volte poi il bimbo non non capisce  cosa avrebbe fatto di 'male' (a volte la “sculacciata” parte quando un adulto è più nervoso e non tollera cose che fa il bambino che però il genitore  ha tollerato in altri momenti: avviene una incoerenza che il bambino non capisce). 
Non solo, anche da un punto di vista pedagogico la sculacciata non va bene: l'adulto cerca di appropriarsi del suo ruolo educativo attraverso l'imposizione, e con la violenza. Così facendo non costruisce quelle basi di autorevolezza indispensabili per l'azione educativa che ha bisogno di una grande attenzione verso la relazione con il figlio.
Altra  conseguenza può essere quella  che il bambino avrà atteggiamenti negativi ed ostili nei confronti dei più deboli: il bimbo si sente debole verso l'adulto che esercita il suo potere con lo sculaccione e per questo cercherà di 'rifarsi' su chi è più debole di lui.
Secondo altri studi c’è il rischio di un impatto negativo sullo stato di benessere globale, fisico, emotivo e psicologico del bimbo: “End all Corporal Punishment of Children” dove sono stati esaminate ben 150 studi condotti negli ultimi 30 anni sul tema sculaccioni: i bambini che vengono spesso sculacciati si sentono più insicuri e poco amati. 
In sintesi le sculacciate, pur se lievi e occasionali (magari a 'sorpresa' per il bimbo), minano lo sviluppo dell'autostima. Il bimbo percepisce se stesso come inadeguato rispetto alle aspettative del genitore, sente di non essere abbastanza bravo e di fare, spesso, cose 'sbagliate' (senza capirne, spesso,  bene le ragioni, soprattutto nel caso dei più piccoli intorno ai 24-30 mesi)
Inoltre, un bimbo che le prende spesso, avverte sentimenti di frustrazione e di impotenza.
Non ho finito. Tra le conseguenze negative risulta che stress e  paura della punizione peggiorano le prestazioni scolastiche e si crea un circolo vizioso che nutre ansia e insicurezza. In sostanza, il bimbo non desidera deludere il genitore, magari per un voto scarso, ma il timore della sua reazione, lo mette sotto pressione al punto tale da bloccarsi (e sbagliare).
Direte e allora come faccio?
Con l’educazione e la relazione 
La punizione fisica chiude la relazione con il figlio, chiude il dialogo. “Il genitore si impone con un atto di forza - indipendentemente dall'entità fisica della sculacciata - invece di mettersi in gioco nel rapporto attraverso il ragionamento e altre strategie, in base all'età del bimbo”, 
Quando il bimbo ha un comportamento che il genitore non approva, dovrebbe fargli capire che non va bene con tono fermo e calmo, guardandolo bene negli occhi. Il messaggio deve essere semplice, breve e diretto e accompagnato dal contatto visivo in modo che il bimbo lo recepisca al meglio.
In ogni caso, se un bambino fa un capriccio, strilla e si butta per terra, non smetterà certamente prendendo una sculacciata sul pannolino.
“Il compito dei genitori e in generale degli educatori , è quello di essere una base sicura per il bambino, accompagnandolo a scoprire se stesso, senza tarpare le sue ali”, 
Concludo ricordando che 
La Convenzione dei diritti dell'infanzia, votata dalle Nazioni Unite (1989), nell'articolo 19, chiede a tutti gli Stati di proteggere il bambino 'contro qualsiasi forma di violenza'.
Il Comitato dei diritti del bambino (davanti al quale ogni Stato deve presentare un rapporto su come rispetta la Convenzione ogni 5 anni) raccomanda di prendere misure anche verso le punizioni corporali più comuni come sculacciate, sberle e ceffoni.
Infatti alcune ricerche mediche attualmente si orientano a considerare la punizione fisica adottata quale mezzo di disciplina come un rischio per il maltrattamento. Infatti, a causa della giovanissima età e della propria costituzione fisica, il bambino può avere un’esperienza non solo di dolore, come è nell’ intento del genitore, ma anche di vero e proprio danno nel fisico, in quanto l’adulto pesa almeno tre o quattro volte di più e ha molta più forza fisica del proprio figlio. Inoltre, la punizione fisica è talvolta associata ad attacchi verbali da parte dell’adulto che favoriscono stress psicologici che gli specialisti dell’infanzia classificano come abusi emozionali e che possono lasciare disturbi psicopatologici evidenti anche nell’età adulta.
IN SINTESI (Da quaderni ACP)
Il bambino che viene picchiato con l’intenzione di ottenere una correzione, di solito, impara una lezione molto più profonda: che i problemi possono essere risolti con la violenza. 
Se noi genitori utilizziamo tali sistemi con l’intento di insegnare ai bambini l’autocontrollo, non solo sbagliamo, ma incoraggiamo un comportamento opposto. Dobbiamo noi genitori imparare l’autocontrollo, perché picchiare i bambini tende a far aumentare la probabilità che da adulti abbiano meno autocontrollo, meno autostima e relazioni più disturbate, che siano più soggetti alla depressione e che maltrattino a loro volta i figli e il coniuge. Non ascoltiamo i cosiddetti “esperti” che dicono che una sculacciata fa bene: sono ignoranti o in malafede!
Come fare?
Ci sono molte alternative per l’educazione del proprio bambino senza dover adoperare la forza fisica. 
Ogni strategia educativa deve essere calata nella singola realtà familiare, considerando il temperamento del bambino e il suo grado di sviluppo. Proprio per questo motivo il pediatra di famiglia è il professionista più competente nel confronto con i geni- tori per una nuova sfida educativa che non contempli più la sculacciata come metodo educativo. Parliamone con lui. 

Tratto da Quaderni ACP 2010

Sito “Nostro figlio”


domenica 20 gennaio 2019

Consigli essenziali per l'educazione dei bambini.

Consigli essenziali per l'educazione dei bambini.
Alcune regole essenziali consigliate dal pedagogista Daniele Novara che condivido totalmente:
- Il passeggino finisce a 2 anni
- Anche il biberon (aggiunto da Ferrando)
- Fuori dal lettone al massimo a 3 anni (se ci dormiva in precedenza)
- Dai 3 anni far passare le prime notti fuori (nonni, zii)
- A 5 anni autonomi a vestirsi e a lavarsi (compresa igiene e pulizia intima)
- Dai 6 anni si addormentano da soli
- Niente smartphone, tablet ecc fino a 13-14 anni e mai di notte
- Paghetta a 11 anni (meglio se data dal padre)
- A scuola, se possibile, da soli
- Favorire, nella adolescenza, regole date dal padre
REGOLE CHIARE E CONDIVISE DAI GENITORI
I Genitori coraggiosi non sono quelli "appiccicati" ai figli ma quelli che costruiscono le condizioni per la sua libertà


martedì 13 novembre 2018

EMERGENZA EDUCATIVA (non solo per il calcio)

EMERGENZA EDUCATIVA (non solo per il calcio)
A seguito del brutto episodio del pestaggio di un arbitro di calcio a Roma alla TV si parla, finalmente, di emergenza educativa. Che non è limitata al calcio ma è generalizzata, purtroppo.  Ne abbiamo esempi quotidiani: bullismo violenza a scuola con minacce e botte a insegnanti, violenza a sanitari, violenza tra ragazzi ecc.  L'emergenza educativa non si affronta solamente minacciando punizioni o sanzioni esemplari ma deve essere affrontata dalla società nei suoi vari aspetti e nella sua genesi. A partire dai primi periodi della vita. Bisogna iniziare a diffondere una educazione ai nostri figli e cercare di rieducare i grandi. Non è semplice ma l'educazione è fondamentale ad ogni età della vita partendo da subito. SE l0'educazione fallisce si punirà ma quando si arriva alla punizione vuol dire che qualcosa non ha funzionato prima.
Qui sotto un breve articolo sulla educazione.
EDUCARE I BAMBINI CON LE REGOLE. EDUCAZIONE EMOTIVA. CONCEDERE TUTTO NON E' EDUCARE
Bisogna educare i bambini alle regole
Condotte educative autorevoli con alcune regole fanno bene al cervello dei figli, aumentando addirittura numero, grandezza e funzionalità dei neuroni.
Inoltre i bambini abituati fin da piccoli a regole e impegni, ad aspettare e rispettare, diventeranno adulti sereni e sicuri mentre un'educazione basata sul permissivismo rischia di crescere bambini fragili e adolescenti a rischio. 
CONSIGLI EDUCATIVI
1) Per prima cosa dovete immedesimarvi, provare empatia, con vostro figlio, che non vuol dire assecondarlo o concedere  quello che vuole ma fargli sentire che sentite quello che lui sente.  
Ad esempio, davanti a urla e pianti contro un vostro divieto potete dirgli con voce calma e rassicurante (mai alzare la voce altrimenti si aumenta la rabbia) “lo vedo che sei arrabbiato”. 
Poi raccontategli che anche voi da piccoli vi arrabbiavate. In questo modo il piccolo si rassicura  su quello che sta provando. La rabbia è un sentimento forte e voi dovete trasmettergli l'idea che non è grave. 
Il bambino compreso e rassicurato, non verrà travolto dalla negatività.  
2) Cercate insieme le soluzioni ai problemi. Dopo averlo calmato riconoscendo il suo stato emotivo, ora dovete risolvere la situazione. Lasciate spazio anche alle sue proposte, potete dirgli "Ora che hai capito che quella cosa proprio non puoi farla, cosa potremmo fare invece?"
3) Dategli delle indicazioni ma non sostituitevi a lui. Togliendo ai figli ogni difficoltà, si rischia di non farli crescere sicuri, responsabili e forti. Ad esempio, se è in età scolare, evitate di fare i compiti al posto suo. 
4) Siate disponibili ma non a completa disposizione. Ad esempio, se piange, non correte ad attaccarlo subito , aspettate un attimo, forse è solo un disagio passeggero che si risolverà a breve.
5) Abituate vostro figlio ad annoiarsi. E' indispensabile che i bambini da piccoli stiano un po' da soli e imparino a gestire la noia e i tempi vuoti, in modo da stimolare la fantasia. Evitate quindi di riempire le loro giornate di impegni extrascolastici: senza momenti vuoti vostro figlio non svilupperà sogni, desideri e passioni.
6)  Abituatelo alle regole e alle sanzioni e anche alle incentivazioni
EVITATE i ricatti mascherati da premi: “Se mangi la minestra ti FACCIO un regalo!”. 
7)  Mostratevi sempre forti e autorevoli. Non cedete davanti alle sue richieste e alle sue insistenze per assecondarlo. Mantenendo fermezza e autorevolezza sarete per lui un modello e una base sicura da stimare ed imitare, incrementando la sua sicurezza.
  8) Non fatevi spaventare da momenti di crisi di vostro figlio. Non abbiate paura se lui urla e strilla. Dovete insegnare a vostro figlio a gestire e modulare gli stati emotivi come tristezza, entusiasmi eccessivi, rabbia, senza mostrare la vostra ansia,  preoccupazione o peggio ancora mostrare di avere paura di lui. Se il piccolo vi percepisce tranquilli, sentirà che è possibile per lui contenere senza timore qualsiasi stato d'animo.
 9)  Cercate di passare del tempo con loro. Giocare con i figli fa bene alla loro autostima. “Invece di immergere i bambini sotto enormi quantità di giochi spesso inutili, sarebbe meglio regalare un po' del vostro tempo per giocare insieme".
 In età prescolare i giochi da favorire sono: “il facciamo finta ” e i giochi di ruolo... che permettono di far volare la fantasia, proiettare situazioni e stati d'animo e quindi scaricare la tensione. Altre attività da fare insieme e incentivare sono: il disegno e la lettura di libri.
10) Gratificate gli sforzi di vostro figlio per raggiungere obiettivi.  Fate lodi motivate e non esagerate con le gratificazioni, altrimenti darà per scontato che per voi è tutto sempre super. Inoltre evitate frasi scontate, ad esempio davanti a un suo disegno non dite solo: “Che bello”, ma meglio usare frasi più specifiche, come: “Vedo che hai disegnato molti alberi, e hai aggiunto anche i fiori", così il piccolo si sentirà valorizzato per il percorso che ha fatto. 
E quando non riesce in un'attività? Dite semplicemente che con il tempo e la pratica migliorerà. Altrettanto importante aiutarlo a tollerare e accettare le frustrazioni relative alla sconfitta, senza sentirsi schiacciato dalla delusione e dalla rabbia. "E quando giocate con lui che non vi venga in mente di farlo vincere sempre! E se la sconfitta lo fa arrabbiare concedetegli la rivincita e spronatelo a impegnarsi di più!". 
11) Evitate di ridicolizzare e minimizzare le emozioni che vostro figlio sta provando, non fareste che aumentare la sua rabbia e la sua delusione. Per esempio, se ha paura del buio (fino ai 5 anni i bambini fanno spesso brutti sogni), non minimizzate, ma ricorrete all'ascolto empatico: "Ma davvero hai paura che col buio venga un fantasma? Vuoi raccontarmi come è fatto? Sai che anch'io avrei tanta paura di un fantasma come quello che mi hai descritto? Ora vediamo cosa possiamo fare insieme per combattere questa paura...".
12) Insegnategli a riconoscere le proprie emozioni. Fin da quando è piccolo abituatelo a dare il nome a quello che prova: tristezza, gioia, rabbia. Raccontategli anche le vostre emozioni. "Questo scambio comunicativo è un vero e proprio allenamento che darà senz'altro i frutti nel tempo".
13) Favorite sempre il dialogo diretto. Parlate anche di quello che non va. Evitate silenzi, atmosfere colpevolizzanti, volti scuri, atteggiamenti ambigui e allusivi.

14) Trasformate i capricci o altre situazioni negative in momenti di intimità.
Un capriccio o una delusione sono l'occasione per immedesimarvi nei vostri figli e insegnargli qualcosa di importante e condividere sensazioni profonde. Evitate invece, atteggiamenti critici e giudicanti.
15) Favorite in vostro figlio la capacità di comprendere gli stati mentali (punti di vista) e i comportamenti degli altri. "Se il tuo amichetto oggi non vuole giocare al parchetto con te è forse solo perché questo pomeriggio vuole passare più tempo con la sua mamma. Vedrai che domani starà di più con te...".

Tratto da www.nostrofiglio.it



domenica 26 agosto 2018

BAMBINI EDUCATI SENZA PAURA (bambini “free range”) (Ovvero una società amica e a misura del bambino)

BAMBINI EDUCATI SENZA PAURA (bambini “free range”)
(Ovvero una società amica e a misura del bambino)
E’ giusto educare i bambini ad evitare i pericoli ma il rischio, se si esagera, è quello di creare dei bambini paurosi e insicuri oltre a limitarne l’autonomia.
In Utah è diventata legge, (da maggio di quest’anno)  il diritto di crescere i propri bambini "free range". Ma se guardiamo vicino a noi, in Svizzera, i bambini si muovono e giocano all’aperto tutti i giorni, senza essere sorvegliati da vicino così come in altri paesi “benestanti” come Germania, in Olanda e nel lontano Giappone (non so in altri Stati).
In questi paesi è normale vedere dei bambini che camminano per la strada diretti a scuola o sulla via del ritorno oppure che si fermano in un parco giochi, lontani dal controllo dei genitori.
PRECEDENTI:
Il 25 maggio del 1979, Ethan Patz scomparve, a 6 anni,  mentre andava da casa a scuola nel quartiere di Soho, a New York. La scomparsa  scatenò un’ondata di paura che unita ad una fase  di aumento del crimine causò la “scomparsa” di bambini in giro da soli e venivano sempre accompagnati e controllati.
Dal 2008 una mamma, Lenore Skenazy, ha deciso di mandare suo figlio di nove anni a scuola da solo in metropolitana e ha lanciato l’idea di tornare ai bambini “liberi” (free range). Ovviamente si scatenarono o grandi discussioni tra fautori e detrattori. Si è creato un movimento dopo che la mamma ha scritto un libro  libro “Free Range Kids: How to raise safe, self-reliant children without going nuts with worries” (Bambini liberi: come crescere bambini sicuri e autonomi senza impazzire di ansia), il  “Free range parenting”: fare i genitori lasciando autonomia ai figli.
Lo  Utah diventa è il primo Stato che rende il “free range parenting” legale: legale mandare bambini, dall’età di 9 anni, da soli a scuola o al parco giochi, e sarà lecito lasciare un bambino solo in automobile per qualche minuto. 
E in Italia? Quattro anni una coppia italiana, Alex e Mara, è finita in prigione per aver lasciato la loro bambina addormentata sola in automobile per otto minuti.  La loro storia è stata oggetto di un dilaniante libro, “La Fabbrica dei Cattivi”, di Diego Agostini (Giunti, 2013).
Nel 2017 il Ministro Fedeli disse: “i “genitori non possono evitare questa assunzione di responsabilità. L’autonomia dei ragazzi? Si può sperimentare il pomeriggio”. 
“Anche i genitori devono essere consapevoli che questa è la legge”, ha continuato il Ministro riferendosi alla sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato un dirigente, un docente ed un autista di pulmino per la morte di uno studente di scuola media. www.orizzontescuola.it/genitori-nonni-devono-prelevare-figli-scuola-legge-dirlo-ministro/. Per fortuna poi è stato fatto un emendamento (trovate qui: http://www.varesenews.it/2017/12/casa-scuola-soli-approvata-la-legge-minori-14-anni/675058/).
MOTIVAZIONI
L’ansia e la paura rischiano di sottoporre i bambini  a controlli eccessivi (genitori elicottero vedi:  con il risultato di renderli poco/niente autonomi ma  dipendenti: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2017/10/i-supergenitori-genitori-elicottero.html)
Invece, lasciare che i figli godano di una certa autonomia sin dall’età più tenera li aiuterà a diventare sicuri di sè, meglio capaci di decidere in modo maturo man mano che crescono, meno spaventati dell’ignoto.
Proteggere i figli da qualsiasi cosa negativa rischia, più tardi, di creare dei problemi a scuola di non far sviluppare  gli strumenti per gestire da soli le difficoltà che dovranno affrontare da adulti.
Il ritorno a casa dalla scuola – uno dei pochi momenti durante la settimana in cui i bambini hanno del tempo non strutturato – è importante per l’apprendimento dell’autonomia da parte dei bambini del percorso verso la scuola, quando c’è un orario da rispettare.



domenica 22 luglio 2018

VACCINO CHE I GENITORI DEBBONO SOMMINISTRARE AI LORO FIGLI PER UNA MALATTIA IN AUMENTO (AEDS)

VACCINO CHE I GENITORI DEBBONO SOMMINISTRARE AI LORO FIGLI PER UNA MALATTIA IN AUMENTO (AEDS) E CHE PUO' AVERE CONSEGUENZE MOLTO NEGATIVE:
Conoscete la malattia "AEDS" (no non sbaglio non è l'"AIDS"). Sta aumentando ed è molto frequente e si previene con un vaccino che i genitori, da soli (o con l'aiuto del pediatra o delle maestre o dei nonni o di altri), debbono somministrare quotidianamente!!!!!! LA BUONA EDUCAZIONE!!
“Soffriamo di una malattia che inizia a mettere in pericolo l’intera civiltà, sì, è in gioco addirittura la sopravvivenza del nostro pianeta – e questa sofferenza si chiama AEDS: Acquired Educational Deficiency Sindrome (sindrome da carenza educativa acquisita). Ciò che la rende pericolosa è che non conosciamo ancora i suoi effetti devastanti, ma ne siamo addirittura orgogliosi”. Nelle scuole normali è in crescente aumento il numero di bambini etichettati come “iperattivi” o con “difficoltà di apprendimento” e sempre più frequenti sono nei giovanissimi alunni sintomi del tipo aggressività, scarsa concentrazione, mal di testa, stanchezza, enuresi notturna, incubi, disturbi gastrici ecc. Segno inequivocabile che i veri, reali bisogni dei bambini non vengono ancora soddisfatti. Da Balsamo, Elena. Sono qui con te: l'arte del maternage. Il Bambino Naturale. Edizione del Kindle.
Tanto per iniziare a leggere qualcosa trovate qui: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2012/12/le-basi-di-uneducazione.html
Anche se nessun consiglio può sostituire quelli dati di persona da pediatra, maestra, educatore, o altre figure professionali come pedagogista o psicologo con cui si stabilire una relazione, ci si confida, si parla e si discute e si ascolta. Se vostro figli presenta qualche comportamento diverso o vi segnalano qualcosa prendete in considerazione la cosa e parlatene.
Nessuno nasce con la scienza infusa e anche chi studia deve avere modestia e spirito di autocritica e capacità di ascolto. 
Alberto Ferrando


domenica 15 aprile 2018

ESEMPIO VERO DI GESTIONE DI UNA POSSIBILE EMERGENZA, DI EDUCAZIONE CIVICA E MORALE: BRAVA MAESTRA

ESEMPIO VERO DI GESTIONE DI UNA POSSIBILE EMERGENZA, DI EDUCAZIONE CIVICA E MORALE: BRAVA MAESTRA:
Testimonianza da una mamma su Facebook che merita di essere diffusa. 
Bambino a rischio di convulsioni per "Anomalie epilettiformi interessanti" 
Cosa succede a scuola???  chiedono certificati avvisano 118, fanno assemblee......SNO...DURANTE I COLLOQUI  vedo questo foglio appeso alla parete e ne capisco l ENORME importanza! 
La maestra ha spiegato a tutti i compagni cos'è l epilessia...e cosa si può fare per aiutare e soccorrere in caso di un attacco. 
Come potete leggere ci sono le istruzioni per tutto: l'insegnante soccorre il bambino....i compagni ( i nomi poi girano fra tutti nei vari mesi) hanno volontariamente un incarico di aiuto. 
ALTRO CHE LA SOLITA DELEGA: Chi prende il farmaco..chi avverte i bidelli...chi prende dall' armadietto il cuscino...ecc. Preparandosi così ad essere utili e a reagire in caso di necessità. 
La maestra ha compiuto un gesto di estrema importanza perché ha reso i bambini  partecipi e preparati per una cosa importantissima:. AIUTARE.
Questo è un grande insegnamento di solidarietà. Questi bambini un giorno per strada si fermeranno ad aiutare chi ha bisogno e non si volteranno dall' altra parte!!! 
I bambini in classe non vedono l'ora di avere il nome scritto lì sopra. 
Noi famigliari insegnamo a casa certi valori e principi ma poi è di fondamentale importanza che anche la società segua un certo percorso . 
Questo foglio  è la VITA... è AMORE per il prossimo... è ALTRUISMO. 
Quando una maestra può fare un enorme differenza. Mio figlio sta vivendo tranquillo non solo per noi a casa che cerchiamo di fare un cammino amorevole ma anche perché ha risposte così meravigliose dall' esterno ma che è sempre un ambiente dove vive. Grazie è poco maestra Elena C.....ni che non sei più su fb ma il merito lo devi avere comunque. Tutto di tua spontanea volontà lhai fatto ...per fortuna che l'ho scoperto perché voglio pubblicizzarlo così magari altre scuole seguono il tuo esempio.  (SPERO ANCHE IO)
Quando manchiamo da scuola e siamo in ospedale...la maestra ci manda un vocale con le voci di lei e di tutti i compagni che ci salutano e rincuorano.

domenica 8 aprile 2018

BAMBINI, GENITORI, SPORT e educazione e stima del bambino

BAMBINI, GENITORI, SPORT  e educazione e stima del  bambino
Troppi insulti ("Spaccagli le gambe") da parte di un genitore in tribuna. Così in segno di protesta un'intera squadra ha smesso di giocare.
E' successo a Venaus, dove si stava disputando la partita tra la squadra locale e il Lascaris, per la categoria Esordienti 2006. Il Venaus ha deciso di ritirare
 tutta la squadra perché la situazione era diventata insostenibile. Domani, il presidente del Lascaris Vincenzo Gaeta ha già annunciato che convocherà tutti i genitori della squadra perché quanto accaduto è inaccettabile.
In un post su Facebook LINK QUI SOTTO:  la Asd Venaus calcio si è rivolta al padre del bambino, ricordando la sportività che deve esserci sia in campo che tra gli spalti. 
Nell'articolo allegato altri poco edificanti avvenimenti:
Che dire?? DOBBIAMO FARE QUALCOSA PER L'EDUCAZIONE DEI...GENITORI...SE CONTINUA COSI' SERVE UNA "PATENTE" 
In questo articolo c'è ahimè una pagina nera per i bambini, i genitori e la pediatria:
- Genitori che alzano le mani su docenti
- Genitori sugli spalti di una partita di calcio che litigano e passano alle mani e la partita è finita in rissa, mentre i
ragazzi osservavano attoniti.
... E però, il giudice sportivo ha ritenuto che fosse sbagliato far cadere sui figli le colpe dei padri. Così è stata stabilita la ripeti- zione oggi a Recco delle due gare mancanti, punendo però i genitori con una ramanzina dei vertici federali e un colloquio con due psicologhe dello sport al quale sono caldamente invitati i fami- liari di tutte e tre le formazioni partecipanti. 

Per lo sport rimando a questo articolo: deve essere un divertimento per i bambini e non uno stress...come spesso lo è l'agonismo
Sport, stima del bambino, agonismo: gioia e felicità non vuol dire vincere per forza. Bambini campioni: ma la vera vittoria è nella famiglia unitahttps://ferrandoalberto.blogspot.it/2016/06/sport-stima-del-bambino-agonismo-gioia.html
Il papà insulta dalla tribuna, l'allenatore ritira la squadra di ragazzini

sabato 27 gennaio 2018

SCELTA DELLA SCUOLA PRIMARIA: quali criteri adottare ?

SCELTA DELLA SCUOLA PRIMARIA: quali criteri adottare ?
Cari Genitori  
Il 6 febbraio, alle ore 20, scade il termine per l’iscrizione dei bambini alla prima elementare (http://www.flcgil.it/scuola/iscrizioni-anno-scolastico-2018-2019-pubblicata-la-circolare-confermata-al-scadenza-del-6-febbraio-2018.flc) e la maggior parte di voi avrà sicuramente già fatto la scelto scolastica per il proprio figlio. 
Tutti i genitori che però sono ancora indecisi o dubbiosi se optare per una scuola tradizionale, internazionale, sperimentale, innovativa, competitiva o altro, è importante che tengano conto che una scelta non adatta al bambino, sia per eccesso sia per difetto di stimoli, potrebbe causare  disturbi vari quali :disturbi del comportamento, disturbi del sonno, malattie psicosomatiche, dolori addominali, cefalea ecc.
Ultimamente ho constatato che la preoccupazione dei genitori riguarda, non solo la scelta tra tempo pieno o mezza giornata con qualche rientro, ma anche l’eventualità di scegliere una scuola tedesca o internazionale sul modello americano, anziché italiana. 
Tenete conto che ogni tipo di scuola offre il proprio modello educativo e sta a voi  genitori capire quello che maggiormente si adatta al carattere del vostro bambino. 
Inoltre, per le  scuole che prevedono una educazione bilingue  spesso la scelta va fatta già all’asilo, dove i bambini, sotto forma di gioco, iniziano a confrontarsi quotidianamente con una lingua diversa da quella di mamma e papà.
Per esperienza personale sono del parere che la scelta tra una scuola e l’altra dipenda da vari fattori ma, soprattutto, dalle persone che vi lavorano.  Infatti, la scuola deve essere valutata  nella sua globalità, non solo per la sua organizzazione, i suoi progetti o quant’altro, ma dalle persone che la gestiscono, dal direttore didattico al bidello e , soprattutto, dagli insegnanti, che con i loro modi, i loro gesti, i loro desideri e soprattutto con la voglia di “educare” forgiano gli adulti di domani. 

Cosa tenere conto quando il bambino affronta questa nuova esperienza? Cosa fare e cosa non fare?
  • La maggior parte dei bimbi arriva a questo appuntamento  dopo aver fatto esperienza all’asilo nido e alla scuola materna, sapendo di ritrovare in classe qualche amichetto con cui condividere questa nuova esperienza;
  • l’ansia del nuovo ambiente, delle nuove “regole” e la paura di non essere in grado di imparare a leggere e scrivere possono creare stati di ansia nel bambino;
  • mamma e papà devono aiutare il bambino evidenziando gli aspetti positivi della scuola: “diventi grande, imparerai un sacco di cose, sarai tu a leggere i libri alla mamma..” e stimolando la curiosità.. Sono da evitare le frasi “è finita la pacchia, finalmente qualcuno che ti mette in riga..” perchè si attribuisce alla scuola un ruolo punitivo. 
  • la scuola richiede un dispendio di energie non da poco, per cui abituiamo, se non lo avessimo fatto finora, il bambino ad andare a letto presto alla sera e a fare una buona colazione al mattino. Il piccolo se è  riposato affronterà meglio la giornata. INIZIATE PRESTO E NON ALL’INIZIO DELLA SCUOLA; 
  • creiamo delle piccole ritualità per cui alla sera leggiamo storie di bambini o animali che partono e ritornano e al mattino, oppure inventiamoci un saluto davanti alla scuola tutto nostro (una mamma mi ha raccontato che nella scuola delle sue bimbe è abitudine  per  i bimbi salutare le mamme dal finestrone delle scale del primo piano prima di entrare in classe);
  • mai parlare male della scuola o degli insegnanti davanti al bambino;
     -  per quanto riguarda la mensa scolastica, ad esclusione dei  bambini allergici o intolleranti ad alcuni alimenti che  hanno diritto ad avere diete speciali, per tutti gli altri vige la dieta ufficiale, compilata da esperti dietologi (forse non tutti i giorni sarà servita la pietanza preferita, tuttavia dobbiamo stimolare i nostri figli ad assaggiare tutto, evitando di chiedere al pediatra certificati di diete speciali quanto mai folcloristiche.. “il bambino non può mangiare carne di maiale, mangia però prosciutto, wurstel”…per fare un esempio..).  MA SULLA ALIMENTAZIONE TORNEREMO



Alcuni  parametri da tenere presente nella scelta dell’istituto
1) Il dirigente scolastico può fare la differenza: "Per valutare una scuola, la prima cosa da fare è cercare di capire che tipo di dirigente scolastico è a capo dell'istituto. Infatti un preside attivo, aperto agli studenti e ai genitori, può fare davvero la differenza" come sostiene Tiziana Cristofari, pedagogista e docente.
2) Valutate la struttura, fate domande agli insegnanti, chiedete informazioni sul piani formativi e sull'offerta formativa extrascolastica che cambia da scuola a scuola. 
3)  Scegliete il tempo che fa per voi e il vostro bimbo: prima di tutto dovete capire se iscrivere vostro figlio al tempo pieno, uscita alle 16:30 o al "modulo", uscita alle 13. La scelta va fatta in base ai vostri impegni di lavoro e all'attitudine del bambino. E' chiaro che se lavorate tutto il giorno, il tempo pieno sarà la vostra scelta preferenziale. 
4) Non trascurate la vicinanza della scuola da casa.
5) Non date troppo peso alle  chiacchiere di altri genitori( in modo particolare se parlano di questo o quel docente) ma chiedete informazioni alle mamme che conoscete che sono già nella scuola. 
6)  Valutate eventuali  servizi aggiuntivi quali attività sportive o tempo dedicato a musica o lettura.
7) Verificate se vi sono sufficienti strutture logistiche: giusti spazi e il giusto tempo per alternare lo studio all’attività motoria. Se possiede spazi all’aperto  dove i bambini possono “sfogare” le proprie energie e il desiderio di movimento durante gli intervalli e quanto tempo viene dedicato allo sport.
8) Se i  genitori possono essere presenti, e graditi, nella scuola: questo è  indice di apertura e volontà di affrontare un progetto educativo insieme alle famiglie, nell’ambito del quale lo scambio e il confronto è accettato come stimolo di crescita e miglioramento.
La presenza dei genitori è anche indice d’interesse diretto verso l’attività della scuola e un supporto estremamente importante dove la scuola non può arrivare. 
9) Che tipo di supporto offre la scuola per i disturbi dell’apprendimento? O a disturbi più complessi come i ritardi cognitivi o disagi psichici?
10) Verificate se gli operatori sanno fare almeno la Manovra antisoffocamento o, meglio, un Corso di Primo Soccorso Pediatrico

Domanda di genitore:
E’ utile la frequenza di una scuola di lingua madre straniera in bambino “non” bilingue?

Cari genitori, faccio una premessa.
(ovviamente il bilinguismo dalla nascita è un altro discorso che affronterò in altri post)
L’approccio alla scelta della scuola deve essere valutato per l’assetto emotivo, psicologico e generale di ogni singolo bambino. Esistono, ad esempio, anche scuole per “plusdotati” che sarebbero danneggiati ad andare in una scuola “normale” ma se mandiamo un bambino “normale” in una scuola da superdotati non faremmo il suo bene.
Qualora doveste optare  per la scuola a lingua madre straniera consiglierei una vostra attenta valutazione del rapporto tra possibili vantaggi di fronte ai possibili rischi. 
Magari con il supporto del vostro pediatra e, se il caso, di un psicopedagogista. 
La prima elementare pone già problemi ad alcuni bambini (cambia la didattica, i bambini debbono seguire regole, meno gioco rispetto all’asilo) poiché debbono imparare a leggere, a scrivere e a far di conto, debbono imparare a stare seduti molte ore e  vengono richiesti compiti con tempi attentivi sostenuti e selettivi). 
Per imparare una lingua  ci sono molti corsi estivi dove l'apprendimento della lingua è basato sul gioco e sul fare esperienza. 
Sull’argomento che abbiamo discusso tra pedagogisti e pediatri mi sento di dire che la scelta è vostra, in base a come è vostro figlio (e non in base ad aspettative “nostre” teoriche o a certe mode del momento).
In genere in certe scuole di “elite” le richieste di apprendimento sono discretamente alte e il metodo di insegnamento si basa molto sull'autonomia, sul crescere in fretta ed imparare presto ad autogestirsi. Alcuni bambini  riescono a sostenere il carico ma altri  che hanno qualche difficoltà negli apprendimenti (linguaggio...) o sono più emotivi  (ansiosi, timidi) possono  essere penalizzati.
I bambini che non riescono a "viaggiare" con due lingue possono poi  arrivare a sentirsi inadeguati se quotidianamente si relazionano con bambini che spesso, già dalla nascita, parlano la seconda lingua.

Nuove iniziative scolastiche
  • Molto bella l’iniziativa “a scuola senza zaino”. I bambini non hanno la cartella (al massimo usano una cartelletta per portare i compiti a casa) e le classi sono divise in aree: ci sono l’agorà, dove i piccoli discutono tra loro, i banchi dove modellare e costruire, i laboratori delle parole e quelle dei numeri. E anche qui i bambini partecipano attivamente a decidere cosa fare durante la giornata di studio. Può quindi capitare che durante la stessa ora un gruppo di studenti lavori a una ricerca nello spazio computer, uno costruisca un vulcano di cartapesta e l’altro metta insieme un cartellone che spiega come si forma la pioggia.
  • In alcune città sezioni sperimentali Montessori il metodo si basa sull'indipendenza e sulla libertà del bambino di scegliere il proprio percorso educativo. Niente banchi e letterine tracciate una in fila all’altra sul quaderno per imparare a scrivere, ma tavolette di legno in cui sono incise la a, la b, la c.  L’insegnamento rispetta l’individualità di ognuno e gli studenti sono lasciati liberi di lavorare secondo i loro ritmi e interessi. Informazioni utili su Fondazione Montessori e Opera Nazionale Montessori.

  • in Lombardia dal 2010 si è partiti con il progetto sperimentale “Bilingual Education Italy / Istruzione Bilingue Italia (BEI/IBI) nella scuola primaria” nell’ambito del quale alcune materie curriculari vengono insegnate totalmente in inglese e, ovviamente, il numero di ore dedicato alla lingua è superiore.

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