Visualizzazione post con etichetta Sars-CoV-2. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sars-CoV-2. Mostra tutti i post

venerdì 14 agosto 2020

Facciamo chiarezza sugli esami per il coronavirus Sars-Cov-2 responsabile della malattia Covid-19

Facciamo chiarezza sugli esami per il coronavirus Sars-Cov-2 responsabile della malattia Covid-19

Cari genitori 

Scrivo questo post per cercare di fare chiarezza anche, e soprattutto, per me. Come pediatra mi vengono rivolti tanti quesiti sulla opportunità di fare esami sierologici, tamponi. Questi esami ora si fanno anche privatamente e anche il Governo offre gratuitamente (il gratis non esiste: qualcuno paga sempre ricordo) come test, ad esempio al personale della scuola.

Ora al rientro da alcuni paesi: ad oggi da Grecia, Spagna, Malta e Croazia (non si capisce perchè la Grecia che in base ai dati del ECDC ha tassi di malattia e di mortalità più bassi, ad esempio della Francia, Belgio, ILussemburgo, Svezia, Polonia ..ma per ora passiamo oltre. Trovate comunque dati qui sotto*). Per chi rientra informazioni qui: https://www.facebook.com/EnteRegioneLiguria/posts/2736825006587586

Guardate questa immagine tratta da una pubblicazione di Maggio della Rivista JAMA. Lo so, non siete medici, statisti ecc ma seguitemi per poche righe:

Iniziamo a leggere il grafico da sinistra e poniamo 

TAMPONE

CASO 1:  il giorno1 del mese una persona viene in contatto con un soggetto portatore del virus, .Se fa il tampone nella prima  settimana-10 giorni risulterà negativo in quanto, come si vede chiaramente dalla linea azzurrina, il tampone diventerà positivo non prima della seconda settimana e resterà positivo per 2-3 settimane. Intanto il soggetto portatore può contagiare le persone che vengono in contatto con lui/lei

ESAMI SIEROLOGICI

Gli esami sierologici dosano gli anticorpi che il nostro organismo forma dopo essere stato in contatto con il virus. Vediamo dal grafico (linea tratteggiata violetta e verde) che gli anticorpi si formano, in media, dopo 10 giorni dal contatto con il virus. Avremo due tipi di anticorpi:

IgM che indicano fase acuta e si formano prima e decrescono entro settimane (5-6 settimane)

IgG che aumentano un poco dopo e resteranno positivi per mesi

CASO 2: esami sierologici positivi per IgG contatto pregresso (ma non vale come "patentino di immunità"

CASO 3: esami sierologici positivi per IgG e IgM necessario tampone ed isolamento

NON è semplice vero? Aggiungiamo che il tampone ha circa il 30% di falsi negativi (3 persone su 10 con tampone negativo ma portatrici del virus e che i test sierologici hanno una discreta percentuale anche loro di falsi negativi

DIRETE.Allora cosa fare?

Le cose certe da fare sono quelle di cui si parla da subito:

1) Mascherina nei locali chiusi o ove non può essere mantenuta la distanza di sicurezza (mascherina chirurgica coprendo anche il naso anche se lo avete bello e all'insù). La distnza di sicurezza "sicura" di 2 metri

2) Lavaggio accurato delle mani per almeno 20-30 secondi

3) Evitare di frequentare persone al chiuso e all'aperto assembramenti


*https://www.ecdc.europa.eu/en/cases-2019-ncov-eueea




giovedì 30 aprile 2020

La scuola e i servizi educativi per la prima infanzia sono altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa ed il futuro del paese
DOCUMENTO INTEGRALE
30. 04. 2020

La scuola e i servizi educativi per la prima infanzia sono altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa ed il futuro del paese

È importante ricordarci in questo momento complesso che il sistema educativo italiano risponde innanzitutto ai diritti costituzionali dei bambini e ragazzi a ricevere un’istruzione e ad avere accesso a risorse adeguate al fine di assicurare il pieno sviluppo delle proprie capacità fin dai primi anni di vita e di contrastare le disuguaglianze di partenza. Esso è anche importante e fondamentale per aiutare a risolvere i problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori. 
Come ha riconosciuto anche il Presidente della Repubblica, la chiusura delle scuole (inclusi nidi e scuole dell’infanzia) è una ferita per tutti, ma soprattutto per i bambini e ragazzi. Il tema è stato sottolineato anche da vari organismi internazionali, che stanno sollevando serie preoccupazioni circa le conseguenze sui bambini e ragazzi dell'isolamento sociale e della chiusura degli spazi educativi, preoccupazioni che sono state espresse anche in Italia da un folto numero di pediatri e neuropsichiatri infantili. Tra queste preoccupazioni vi è anche quella dell’ulteriore aumento della già elevata incidenza della povertà di bambini e ragazzi, con un peggioramento anche della povertà educativa. 
In questo contesto, è certamente cruciale che il reddito delle famiglie sia sostenuto e che i genitori siano messi in condizione di poter lavorare. Appare tuttavia altrettanto necessario portare al centro del dibattito il ruolo del sistema educativo e dell’istruzione, sia per assicurare una crescita adeguata ai bambini e ai ragazzi che per sostenere i genitori lavoratori

In questa prospettiva, condividiamo l’importanza di rafforzare nell’immediato gli interventi di conciliazione in atto (congedo parentale straordinario, lavoro a distanza laddove possibile, voucher babysitter). Segnaliamo tuttavia che essi coprono solo in maniera limitata il bisogno dei lavoratori/lavoratrici che vi hanno accesso. Sono, inoltre, difficilmente fruibili di principio o di fatto dalla maggior parte delle lavoratrici/lavoratori autonome. In ogni caso, non affrontano e tanto meno mettono al centro i bisogni educativi di bambini e ragazzi. 

Nel procedere nella fase 2 (e 3) dell’emergenza COVID 19, con la progressiva riapertura delle attività produttive occorre, quindi, affrontare contestualmente;
-       i bisogni educativi e di socialità dei bambini e ragazzi;
-       i problemi di conciliazione famiglia lavoro per i genitori di figli minori, in particolare sotto i 14 anni;
-       il rischio di impoverimento dell’offerta di servizi educativi per la prima infanzia.

I bisogni educativi: la fase 2 e 3 dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole e dei servizi socio-educativi

La riapertura dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole e dei servizi socio-educativi in condizioni di sicurezza sanitaria pone senza dubbio complessi problemi organizzativi, di utilizzo dello spazio e di personale, così come di attività effettuabili. Non si capisce tuttavia perché la loro soluzione venga rimandata in toto a settembre e, per la prima infanzia anche oltre, invece di cominciare ad affrontarla già da ora, come avviene per altri settori ed in altri paesi, definendo un Protocollo di salute e sicurezza nazionale specifico per questi comparti attraverso una cabina di regia che coinvolga Istituzioni e parti sociali, e cogliendo l’emergenza sanitaria come uno stimolo per ripensare organizzazioni spaziali e modalità didattiche.
Tutti noi siamo preoccupati di evitare una ripresa della epidemia. Riteniamo, tuttavia, che talune preoccupazioni che spingono a ritardare l’apertura dei servizi per l’infanzia e le scuole - a differenza di quanto avviene in altri paesi dove addirittura si sta ripartendo proprio dai più piccoli: 
a)     non tengono in conto i rischi per la salute fisica e psichica di bambini e ragazzi derivanti dalla perdurante assenza di apporti educativi e supporti psicosociali (questi ampiamente documentati sia a livello internazionale che italiano), e questo in particolare per bambini e ragazzi già in condizioni di vulnerabilità biologica e/o sociale 
b)    non tengono in conto che la chiusura di servizi educativi, scuole e servizi socio-educativi non preserva affatto da occasioni di contagio, visto che le famiglie, soprattutto ora che le attività lavorative riprendono, dovranno comunque trovare soluzioni per i loro bambini e quindi si attiveranno forme di socializzazione, con parenti, amici e conoscenti mettendo i bambini e ragazzi assieme, che lasciano intatti se non aumentano i rischi di contagio senza peraltro fornire nessun apporto educativo
c)     non considerano le alternative costituite da forme nuove, per spazi e tempistica e controllate (testing di insegnanti ed educatori, anamnesi familiare per i bambini, sanificazione ambienti, ecc.). Le valutazioni del rischio appaiono invece legate ad una concezione della scuola organizzata per grandi gruppi in spazi ristretti che andrebbe superata e che già non è operante nei nidi, ove il rapporto bambini-educatori è di 5 a 1 per i più piccoli, per salire ad 8 per i più grandi. Ridurre i gruppi consentirebbe di monitorare meglio sia i bambini sia i genitori. Dalla scuola primaria in su, il solo ridimensionamento della numerosità delle classi e il conseguente e necessario potenziamento degli organici consentirebbero anche quel distanziamento fisico impossibile da ottenere dai più piccoli.

Ciò che è urgente fare nelle prossime settimane
1.     Nell’ottica di un rafforzamento delle opportunità educative e di socializzazione per bambini e ragazzi già durante l’estate, è necessaria una riprogettazione dei servizi comunali a gestione diretta o indiretta (tramite appalti, e/o convenzioni), che coinvolga tutti i principali soggetti presenti in ogni territorio (enti locali, scuole, servizi sanitari, sindacati, terzo settore). Tutte le energie disponibili sul territorio vanno convogliate nella direzione di una risposta quanto più possibile coordinata al fine di promuovere opportunità educative e di socializzazione diffuse e di prossimità (per evitare spostamenti) sul territorio, in micro-gruppi, svolti all’aperto o in spazi chiusi che consentano il rispetto dei requisiti di distanziamento fisico, con chiari protocolli sanitari.
2.     Per i bambini e ragazzi della scuola dell’obbligo e superiore occorre fare una ricognizione di coloro che non sono stati ancora raggiunti dalla didattica a distanza, per mancanza di accesso agli strumenti telematici o per abbandono, in modo da canalizzare le risorse messe a disposizione a questo fine dal governo e mettere a punto iniziative specifiche di sostegno e recupero durante l’estate.
3.     Per i bambini e ragazzi con disabilità o in condizione di grave disagio familiare riprendere e rafforzare, pur con i requisiti richiesti dalla nuova situazione, le iniziative a loro sostegno sospese o fortemente ridotte durante la Fase 1





Tali azioni a nostro avviso dovrebbero partire da una mappatura, territorio per territorio:

-       degli spazi aperti e apribili a bambini e ragazzi, privilegiando quelli verdi e attrezzati e le sedi scolastiche, che potrebbero essere utilizzate per la fornitura di servizi;
-       dei soggetti che operano in ambito educativo, culturale, ricreativo e sportivo, al fine di valutare il coinvolgimento di tutti gli attori disponibili in un piano inclusivo di servizi che valorizzi le risorse, le esperienze e le professionalità già presenti sul territorio, utilizzando anche i giovani già selezionati per il servizio civile.
Ci sembra questa la linea su cui sta muovendosi l’ANCI nell’interlocuzione con la Ministra della famiglia. Se il coinvolgimento dei Comuni, Province (per l’edilizia scolastica) e Regioni è indispensabile nella progettazione della fase 2 (e 3), occorre tuttavia  formulare chiare linee guida nazionali per evitare che ciascun Comune o Regione si muova totalmente per conto suo, o non faccia nulla, lasciando le famiglie e i bambini e ragazzi esclusivamente  alle proprie risorse e accentuando le disuguaglianze, oltre che possibili rischi di iniziative fuori controllo dal punto di vista sanitario, oltre che educativo.
La disponibilità a discuterne mostrata dal Presidente del Consiglio negli ultimi giorni è un segnale positivo, ma deve diventare impegno concreto perché le famiglie già vivono in condizione di grande incertezza ed hanno bisogno di risposte.

Nel medio-lungo periodo
Contestualmente, senza aumentare la numerosità delle commissioni operanti nell’ambito della risposta pubblica alla pandemia, ma per focalizzarne meglio le competenze in un quadro integrato, è necessario che ai tavoli e commissioni che stanno lavorando alle condizioni necessarie per la riapertura dei servizi per la prima infanzia e le scuole partecipino maggiormente i soggetti che in questi servizi operano e di questi servizi sono responsabili: ANCI, Conferenza Stato-Regioni, insegnanti, educatori, sindacati,  enti di terzo settore e di associazionismo civico.
Ciò consentirà di affrontare in modo integrato i problemi della sicurezza sanitaria, dell’organizzazione spaziale e temporale, della qualità e forma della didattica, per i vari ordini di scuola e servizi educativi.

La questione della conciliazione 

Accanto ad una progressiva riapertura dei servizi e della scuola, per favorire la conciliazione ci sembrano necessari i seguenti strumenti:
·      utilizzo del lavoro a distanza ovunque sia possibile, ma con possibilità di negoziare gli orari (inclusa la possibilità di fruire di part time) e con equilibrio tra i sessi e lungo la filiera gerarchica, auspicabilmente regolato attraverso percorsi partecipati dalle rappresentanze dei lavoratori. Nel rispetto delle tutele previste dalla legge e della contrattazione, la priorità dovrebbe essere data ai genitori con figli minori di 14 anni
·      previsione della facoltà di andare in part time lungo straordinario se espressamente richiesto da genitori con figli minori di 14 anni, assicurando il pieno diritto alla reversibilità su richiesta del lavoratore e della lavoratrice, sia per i padri sia per le madri (anche per favorire l’alternanza tra i due)
·      prolungamento del congedo genitoriale straordinario, con la possibilità di fruirne part time (analogamente al congedo ordinario), con una maggiore copertura contributiva e con un premio di giorni aggiuntivi se condiviso a turno da entrambi i genitori.

Va considerato che tutti questi strumenti: a) hanno dei costi economici per i lavoratori e le lavoratrici, b) non possono essere adottati con la stessa facilità in tutte le aziende, c) non sono sempre fruibili da parte di tutte le categorie di lavoratori, in particolare autonomi, liberi professionisti, lavoratori dello spettacolo, colf e badanti; d) presentano elevati rischi di svantaggiare ulteriormente le madri sul mercato del lavoro.
Segnaliamo, inoltre, come anche il lavoro a distanza, seppur uno strumento da valorizzare in futuro, rappresenti nelle circostanze attuali - se non combinato con un adeguato set di congedi e permessi e in assenza di servizi educativi e scuola - una soluzione solo parzialmente adeguata, sovrapponendosi alla presenza dei figli 24 ore su 24 e ai compiti aggiuntivi di home schooling di fatto prodotti dalla didattica a distanza, specie per i più piccoli. Il tutto, spesso, in condizioni di affollamento abitativo e mancanza di strumenti e competenze tecnologiche adeguate.

Rischi di chiusura dei servizi e di perdita di lavoro del personale

Segnaliamo, infine, che la prolungata chiusura dei nidi, delle scuole e dei servizi integrativi per l'infanzia, nonché dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, costituisce un rischio, già in atto, per la stessa esistenza di questi servizi e l’occupazione di chi vi lavora. Vi è già una situazione di forte sofferenza soprattutto nei servizi privati, che costituiscono quasi la metà dei, già scarsi, nidi di infanzia, ma anche in quelli pubblici e nelle scuole dell’infanzia, così come tra gli educatori che lavorano con le scuole con i bambini e ragazzi disabili. Se non si provvede a sostenerli economicamente per affrontare la transizione (inclusi i costi dei necessari adeguamenti strutturali e organizzativi) il rischio è che alla ripresa molti non ci saranno più, accentuando ulteriormente la scarsità di questi servizi che colloca l’Italia tra i paesi europei meno generosi e meno universalistici in questo settore così cruciale per lo sviluppo e le pari opportunità tra bambini. 
Il nostro paese ha già una dotazione relativamente limitata di servizi per la prima infanzia (in particolare per la fascia di età sotto i tre anni): sarebbe tragico se nei prossimi mesi, invece di procedere per un ampliamento di tale rete, così come il governo si era impegnato a fare fino a pochi mesi fa, ci dovessimo ritrovare con un drammatico ridimensionamentodella stessa in conseguenza della chiusura di molte esperienze.


ALLEANZA PER L’INFANZIA
Una rete nazionale di organizzazioni, associazioni e studiosi impegnate nella promozione e tutela dei diritti dei bambini e ragazzi e dei loro genitori, al fine di sensibilizzare Parlamento e Governo perché operino le riforme e le iniziative necessarie e di sollecitare e sostenere le imprese e le comunità locali perché costruiscano ambienti più favorevoli ai bambini/e, ai ragazzi/e e ai loro genitori.

Per informazioni
Barbara Vatta: 335 626277
info@alleanzainfanzia.it

martedì 28 aprile 2020

Malattia di Kawasaki e coronavirus SARS-Cov-2: fatti e non panico

Malattia di Kawasaki e coronavirus SARS-Cov-2: fatti e non panico
Cari genitori
Oggi ho ricevuto varie telefonate di genitori allarmati per un lancio di stampa che segnala malattie infiammatorie e m. di Kawasaki (link qui sotto) dove trovate anche una descrizione della malattia di Kawasaki.
Malattia di cui non si conosce l'origine anche se esiste una ipotesi che la farebbe ricondurre (almeno alcuni casi) a forme virali.
Tra i virus, fin dal 2005, era stata descritta la possibilità di coronavirus. Ora con la pandemia da coronavirus Sars-Cov-2 sono stati descritto dei casi ma non in numero tale da destare, almeno per ora, allerte. 
Da segnalare e controllare certo si.
Il numero di casi sembra piccolo.
Comunque utile saperlo e rammento che, come ogni virus colpisce tutti, anche i bambini,  anche se la mortalità aumenta con aumentare dell'età* (vedi sotto dopo Malattia di Kawasaki). 
Poi avremo i dati epidemiologici ma intanto abbiamo qualche dato per riflettere e segnalare e ATTUARE LE MISURE PIU' IMPORTANTI: DISTANZA SOCIALE E LAVAGGIO DELLE MANI E, SE LA DISTANZA NON E' POSSIBILE, LA MASCHERINA.
Ciao
Alberto Ferrando

La malattia di Kawasaki e’ una malattia che determina una infiammazione dei vasi sanguigni  e si presenta seguenti sintomi: 
- febbre, 
- rash (macchie sul corpo),
- edema delle mani e dei piedi, 
- irritazione ed arrossamento degli occhi , 
- irritazione ed infiammazione delle membrane mucose della bocca , labbra, e della gola ed 
- aumento dei linfonodi del collo. 
Si manifesta esclusivamente nei i bambini, soprattutto al di sotto dei 5 anni di eta’. 
Le cause sono tuttora sconosciute , i maschi acquisiscono la malattia almeno due volte piu’ frequentemente delle femmine.
La malattia prende il nome dal pediatra giapponese che descrisse questa malattia  nel 1967. 
Colpisce piu’ di 10 su 100000 bambini con meno di 5 anni di eta’. 
La causa della malattia di Kawasaki non e’ nota . Molti esperti pensano ad una causa infettiva , come un virus od un batterio , sebbene una tendenza ereditaria potrebbe spiegare perche’ la malattia si presenta piu’ frequentemente fra le popolazioni di origine giapponese . Al momento non ci sono evidenze che la malattia sia contagiosa.
Segni e sintomi:
• febbre da più di 5 giorni; 
• iperemia congiuntivale bilaterale; 
• alterazioni delle labbra e della cavità orale; 
• Macchie: esantema polimorfo; 
• alterazioni delle estremità; 
• linfadenopatia cervicale 

Febbre ed irritabilita’ spesso si presentano per primi per primi. La febbre ha un rapido inizio e fluttua. I linfonodi del collo possono essere edematosi.
Un rash (macchie) appare spesso precocemente nella malattia; alcuni pazienti possono sviluppare un rash accentuato nell’inguine . Spesso rosso intenso all’apparenza , il rash e’ composto sia da pochi definiti puntini di varia taglia che da larghe masse di puntini uniti. Allo scomparire della febbre, normalmente regrediscono anche il rash, gli occhi rossi ed i linfonodi ingranditi. La pelle inizia a desquamarsi intorno alle unghie . La febbre continua a salire e quindi scende a volte anche dopo piu’ di tre settimane. L’infiammazione oculare
( congiuntivite) , usualmente senza essudato, si sviluppa nella prima settimana di malattia.
La lingua del bambino puo’ essere rossa e sembrare piccola con le papille sollevate; questa condizione e’ chiamata lingua a fragola perche’ le papille dilatate assomigliano ai semi della superficie della fragola. Le labbra diventano secche e fissurate e possono prendere un vivace colore rosso . Le membrane mucose diventano piu’ rosse della norma. I palmi delle mani e dei piedi spesso diventano intensamente rossi. Le mani e i piedi possono diventare edematosi. Allo scomparire della febbre , il rash, i linfonodi edematosi spesso scompaiono e la pelle inizia a desquamarsi intorno alle unghie dei piedi e delle mani, all’inizio delle terza settimana, la pelle delle mani e dei piedi puo’ staccarsi in grandi pezzi o spesso in un singolo pezzo (come la pelle di un serpente); le ginocchia, i fianchi e le caviglie possono diventare infiammate e dolenti.
Ulteriori informazioni qui: http://sip.it/wp-content/uploads/2012/11/10-SIP-Kawasaki-266-2831.pdf


*Nei bambini, secondo i rapporti OMS e i principali studi ad oggi pubblicati, l’infezione da SARS nCoV-2/2019 avrebbe nella gran parte dei casi decorso benigno, anche se i bambini avrebbero un rischio di infezione simile alla popolazione generale e potrebbero essere fonte persistente di contagio.

 Una recente revisione di 72.314 casi da parte del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie ha mostrato che meno dell'1% dei casi riguardava bambini di età inferiore ai 10 anni (3). Il 18 marzo, NEJM ha pubblicato i dati di una ricerca condotta presso l'ospedale pediatrico di Wuhan (4). Dei 1391 bambini valutati e testati tra il 28 gennaio e il 26 febbraio 2020, un totale di 171 (12,3%) è risultato infetto. L'età media dei bambini infettati era di 6,7 anni. La febbre era presente nel 41,5% dei bambini in qualsiasi momento durante la malattia. 27 (15,8%) non presentavano alcun sintomo d’infezione. La linfopenia (a differenza che negli adulti, dove è sintomo frequente) era presente solo in 6 bambini (3,5%).
Il reperto radiologico più comune è stato l'opacità bilaterale “a vetro smerigliato” (32,7%). 12 bambini hanno avuto polmoniti radiologiche senza sintomi di infezione. Le infezioni asintomatiche non erano rare. Solo 3 bambini hanno richiesto supporto di terapia intensiva e ventilazione meccanica invasiva, ma avevano condizioni patologiche gravi preesistenti (idronefrosi, leucemia e intussuscezione). Solo il bimbo con intussuscezione è deceduto.
Non meno importante appare il preprint comparso online sulla pagina di Pediatrics e concernente un’analisi abbastanza dettagliata di 2143 casi di età pediatrica in Cina: 731 (34,1%) casi confermati in laboratorio e 1412 (65,9%) casi sospetti (5) . Purtroppo non si è adeguatamente indagato circa il periodo di incubazione (limite dello studio segnalato dagli stessi autori). L'età media di tutti i pazienti era di 7 anni (intervallo interquartile: 2-13) e 1213 casi (56,6%) erano maschi. Oltre il 90% di tutti i pazienti erano casi asintomatici, lievi o moderati. Il tempo mediano dall'esordio della malattia alle diagnosi è stato di 2 giorni (intervallo: da 0 a 42 giorni). In questo caso il quadro appare meno rassicurante e i bambini più piccoli, in particolare i neonati, appaiono i più vulnerabili all'infezione e la percentuale di casi gravi e critici sarebbe rispettivamente del 10,6%, 7,3%, 4,2%, 4,1% e 3,0% per le fasce di età <1, 1-5, 6-10, 11-15 e ≥16 anni. Nei casi gravi la malattia di solito dura una settimana e sono possibili dispnea e cianosi centrale; nei casi critici, ARDS, shock cardiocircolatorio, encefalopatia, miocarditi e insufficienza cardiaca, disfunzioni della coagulazione e danni renali. Anche in questo caso l’unico decesso riguarda un ragazzo di 14 anni. Questi dati, pur confermando che i casi gravi e critici sono in numero molto minore (5,9%) rispetto a quelli registrati tra i pazienti adulti (18,5%), suggeriscono maggior prudenza e attenzione.


dallarticolo: https://www.adnkronos.com/salute/medicina/2020/04/27/alert-medici-grave-sindrome-infiammatoria-bimbi-legata-covid_PNhkV4mSmJa0110krvdx7J.html

: ".....Non solo febbre, polmonite e difficoltà respiratoria. Nel Regno Unito sembrerebbe emergere una grave sindrome correlata al coronavirus nei bambini. A darne notizia è la rivista specializzata 'Health Service Journal', che ha visionato l'allarme urgente inviato ai medici di medicina generale. Nelle "ultime 3 settimane - riferisce l'alart - c'è stato un evidente aumento del numero di bambini di tutte le età che presentano uno stato infiammatorio multisistemico che richiede cure intensive in tutta Londra e anche in altre regioni del Regno Unito".
Inoltre "vi è una crescente preoccupazione - aggiunge l'alert - che una sindrome infiammatoria correlata" a Covid-19 "stia emergendo nei bambini nel Regno Unito, o che possa esserci un altro patogeno infettivo, non ancora identificato, associato a questi casi". Finora non si sa molto di questo problema, né di quanto sia stato diffuso, ma "si ritiene - riferisce Hsj - che il numero assoluto di bambini colpiti sia molto piccolo, secondo fonti pediatriche". La sindrome "ha le caratteristiche di Covid-19 grave, ma per il resto ci sono stati relativamente pochi casi di effetti gravi o decessi per coronavirus nei bambini. Alcuni dei bambini sono risultati positivi per Covid-19, e alcuni sembrano aver avuto il virus in passato, ma altri no", ​" I casi "hanno in comune caratteristiche sovrapposte di sindrome da shock tossico e malattia atipica di Kawasaki con parametri ematici coerenti con grave Covid-19 nei bambini​"


lunedì 13 aprile 2020

Consigli per il Coronavirus e...non trattateci da delinquenti con questi controlli

Consigli per il Coronavirus e...non trattateci da delinquenti con questi controlli
firmato un sostenitore, finora, di #iorestoacasa
Prepariamoci alla nuova vita della fase 2 e alleniamoci già ora con:
- Maschera chirurgica (che va cambiata quando bagnata e dopo 6-8 ore)
- Distanza sociale di minimo-minimo 1 metro, due metri meglio
- Lavaggio frequente delle mani per almeno 40 secondi con acqua e sapone o soluzione. alcolica al 70%
- Tossire e starnutire nell'incavo del braccio (anche se si ha la mascherina)
- Non toccare il volto con le mani
- Guanti inutili e potenzialmente pericolosi: vanno cambiati spesso: non si può toccare in giro e poi mentre la mano nella borsa  o prendere il portafoglio. Se li volete usare cambiateli frequentemente oppure fatene a meno e lavatevi le mani 8e non toccate il volto). COPIO DA Matteo Bassetti: "Mettere i guanti quando si esce di casa e toglierli una volta tornati al proprio domicilio è sbagliato. I guanti stessi infatti possono diventare un importante ricettacolo di virus e batteri oltre che spingere ad atteggiamenti più lassisti. I guanti infatti se ci tocchiamo occhi, bocca, naso o orecchio possono trasmetterci e trasmettere ad altri una infezione"

CONTROLLI X GLI SPOSTAMENTI
Forte sostenitore del #iorestoacasa ma non ci si sta accanendo troppo contro chi vorrebbe andare nelle seconde case (con accortezza e con permessi che c'è di male??? Si sale in auto e si arriva a casa propria ove magari si ha un giardino invece di stare chiusi in un appartamento senza sole, soprattutto se si hanno bambini).
Si arriva a multare il marito che va a prendere la moglie, infermiera, sul lavoro a Savona...
Non è che le cose non vanno bene per altri motivi? Controllo dei contatti, tamponi ai contatti, assistenza sul territorio.
Tutti i soldi spesi in controlli: droni, pattuglie, elicotteri ecc. non si possono spendere per tamponi dei contatti e in controlli dei contatti ??? I casi calano poco. I tamponi si fanno a politici e calciatori. Un sanitario deve continuare a lavorare mettendo la mascherina dopo contatto con malati.
Le persone contagiate possono emettere il virus anche se asintomatiche e fino a ieri si diceva di non usare ile mascherine. Se si chiama il 112 o stai male o ti rassicurano di startene a casa.....
Aggiungo che a tutt'oggi non riesco ad avere quantità adeguate, per visitare in sicurezza, mia e di chi visito, mascherine, calzari ecc. che mi arriveranno a maggio.
Non si è voluto chiudere tutto subito, non si è chiuso tutto, si parla di fase 2 quando la 1 non è ancora definita ma un pò di rispetto per i cittadini che, la maggior parte ligi, la sdiamoci deve avere. Ancora 20 giorni a casa??? Lasciate almeno che possano accedere alle seconde a chi le ha senza farli sentire dei fuorilegge. Poi tutti i filmati con l'esercito, i droni militari ecc....Non so se ridere o piangere.

Nel filmato inseguimento podistico da parte delle forze dell'Ordine....Lex dura lex se lex ..

Un abbraccio a tutti, soprattutto a chi ha sofferto e a chi rischia ogni giorno: Lettera a una amica

COVID-19: Lettera a una amica: Un abbraccio a tutti, soprattutto a chi ha sofferto e a chi rischia ogni giorno.
Isolati in casa con mia moglie Roberta pensiamo a questo mondo stravolto, ai morti, al dolore, al lutto, alle abitudini saltate, e a tutto il tempo trascorso a studiare, programmare e lavorare e ci sentiamo derubati del nostro tempo, perché, diciamolo, quando si è giovani si ha tanto tempo davanti e il tempo non è un problema ma quando si è più avanti, come anni, nella vita  il tempo della vita, della vita che ancora ti rimane acquista ancora più valore.
E’ in queste giornate così uguali e lunghe a passare, abbiamo pensato anche ai tanti amici in  ospedale che stanno lottando per guarire e ai tanti colleghi che, a rischio della loro vita, affrontano la malattia con coraggio e responsabilità.
Un pensiero va anche, e soprattutto, agli amici che hanno perduto una persona cara, da un momento all’altro  e vivono drammaticamente questi momenti nella solitudine. 
Perché è vero quando si è tristi, soli, quando hai un dolore, la certezza di  una carezza, di un abbraccio, possono essere consolatori della perdita, possono aiutare a non sentirsi abbandonati.
Scrivo questo per una cara amica che recentemente ha perduto il suo compagno sul campo, senza poterlo, come tanti, riabbracciare per l’ultima volta. 
Come è crudele questa malattia che ci priva di dare conforto, di sostenere con la propria presenza qualcuno, che non risparmia nessuno, che ci costringe a rinchiuderci in noi stessi come se volesse dirci: Voi siete così, questa vita è così, questo mondo va così e così deve essere.
Ma noi non siamo così, noi non ci riconosciamo in questo nuovo ruolo, non siamo comparse nella vita, noi amiamo gli altri, abbiamo bisogno di carezze, di stringere la mano, di abbracciarci, abbiamo bisogno di sostegno e di darlo.
Cara amica sappi che il tuo dolore è il mio dolore, è il dolore dei tuoi colleghi, non sei sola noi ci siamo e ci saremo sempre.

martedì 31 marzo 2020

GENITORI E PETIZIONE SU "UN'ORA DI ARIA"

Cari genitori
PRIMO VIDEO DELLA SIMULAZIONE DI UNA PRIMA VISITA DI UN NEONATO DAL PEDIATRA
Oggi su un quotidiano è uscito un articolo ove si dice che i pediatri sarebbero d'accordo su  una petizione finalizzata a far uscire i bambini da casa: NON E' COSì!!!!
(lettera lunga con testimonianze di genitori)
Genitori, almeno alcuni, rendetevi conto di quello che sta succedendo: SIAMO IN EMERGENZA:
Leggete questa toccante testimonianza di un grande pediatra, Mario Fiscella, che ha vissuto la 2 Guerra Mondiale"
"Nell'ultima guerra mondiale ero un bambino e, vi assicuro, che le cose, sotto certi aspetti, andavano meglio di quanto sta avvenendo oggi. Allora, almeno all'inizio, le sirene avvertivano che stavano arrivando i bombardamenti e si scappava tutti insieme nei rifugi, ma quando i bombardamenti su Genova iniziarono ad essere ravvicinati e, spesso, imprevisti allora i nostri genitori osservarono con noi e con la maggior parte della popolazione, un lungo periodo di clausura nei rifugi dove, per mesi, abbiamo dormito e mangiato quel poco (a volte niente) che si trovava senza lamentarci. Non chiedevamo certo di poter uscire! Anzi ce ne guardavamo proprio perché fuori cadevano bombe ed era visibile immediatamente il danno da esse provocato. Oggi, purtroppo, la situazione ci pone di fronte ad un nemico invisibile, inesorabile e dotato di armi contro le quali non abbiamo assolutamente mezzi per contrastarlo. L'unica strategia è quella di rifugiarci nelle nostre case ed aspettare, anzi sperare, che i bombardamenti finiscano. Purtroppo  non esiste la percezione immediata del danno provocato da queste bombe. Questi genitori che chiedono la liberazione dei loro figli non sanno che appena li avranno portati fuori casa potrebbero trovare il nemico che, con aerei invisibili, sempre per ricordare il clima di guerra in cui ho vissuto, li accoglierebbe con raffiche di mitragliere. Allora, con saggezza, devono approfittare di questo momento per dare più senso alla famiglia ed educare i figli alla pazienza ed alle regole dettate dalla convivenza civile".
RICORDO CHE
- La situazione è grave e durerà ancora per...nessuno lo sa ancora
- la ripresa alle attività quotidiane sarà graduale e a livello nazionale si sta lavorando per operare al meglio insieme a professionisti e Associazioni
- E' necessaria responsabilità da parte di tutti e non solo da parte di chi governa ma anche , e soprattutto, di ogni singolo cittadino
- Attualmente l'aspetto sulla prevenzione della malattia prevale su altri, pur importanti, aspetti quali quelli psicologici e di disagio. Basta guardare il numero dei morti a livello mondiale e nazionale
- I bambini si possono ammalare, seppur raramente con forme gravi, e possono essere vettori di virus
- Far uscire un bambino vuol dire mettere in contatto adulti tra di loro e aumentare lempossibilitòà di contagio.
- Dobbiamo, in prima istanza, trovare soluzioni per bambini, e famiglie, con "bisogni speciali" che risentono di più delle misure di isolamento domestico  * (trovate indicazioni qui sotto)..
Detto questo cerchiamo di avere ancora un pò di pazienza e vi lascio alla lettura di queste mail di mamme:


Sono i genitori che nn riescono a stare a casa e a riconoscersi nel loro ruolo......hanno riempito la vita dei loro figli senza farne parte,e invece di approfittare di questo periodo per goderseli si lamentano.....

Mara  Sarò una mosca bianca, sarò strana, non lo so... ma noi ce la stiamo cavando bene e forse neanche io avrei pensato di stare bene, Alice ha 4 anni e mezzo, in casa ne facciamo di cotte e di crude, lei sa cosa sta accadendo ma è serena, videochiama i nonni e chi desidera vedere ma davvero in serenità. Io ad oggi avrei paura a portarla fuori... sia x me sia x lei. C.è già mio marito che deve uscire per il lavoro. Coraggio a tutti... piu teniamo duro e piu avremo soddisfazioni dopo


 I primi giorni forse sono stati i più duri. Ora è routine anche lo stare a casa. di mattina si sta a casa e nel pomeriggio usciamo..sul poggiolo! E si sta fuori a fare pasticci o anche solo a giocare e godersi il sole. Piacerebbe a tutti uscire, ma non si può! Quando si potrà lo faremo ma non ora


 Meglio giocare in casa che uscire tutti bardati e non poter toccare nulla. E poi il rischio è troppo alto. I bambini si possono far divertire anche in casa, con un po' di impegno


 Sarei io la prima felice di far uscire mia figlia(pur avendo uno spazio aperto in casa).Mi dà pensiero che non tutti possano rispettare le regole che verranno indicate( si veda quando all’inizio era stato detto di stare a casa!).Anche se non è semplice e i nostri bambini hanno bisogno di “un’ora d’aria “....cerchiamo di stringere i denti!!!Per tutti


 Non vogliamo decreti per far uscire i bambini finché tutto questo non sarà finito. Restiamo a casa e anche i bambini!!!


 A casa... lo so è difficile, ma i miei non escono da settimane e va bene così. Su questo argomento si sta discutendo molto, io stessa ho scritto sui miei social e sul mio blog cosa ne penso: bisogna stare a casa.. c’è chi ha sollevato il problema di quelle famiglie disagiate, dei bambini maltrattati, con problematiche varie.. e capisco quanto tutto questo sia difficile, ma è necessario.. per tutti. Sarebbe ingestibile concedere un’ora all’aria aperta.. abbiamo visto quanto buonsenso regni... e poi, c’è gente che ogni giorno rischia la vita per curare il prossimo, si allontana dai propri cari per paura di contagiarli a causa del lavoro che svolgono.. sarebbe vanificare anche tutto questo... per non parlare di chi ha perso la vita.. non siamo in campi di concentramento, la maggior parte di noi è a casa, con divano, tv, giochi..I miei bimbi devo dire, sono sereni, si godono la presenza di mamma e papà h24, le coccole, i giochi e perché no, qualche concessione in più e ritmi e orari più lenti. Stare a casa è necessario ora, per poi tornare a correre all’aria aperta il prima possibile... almeno io la penso così


 Mio figlio nn esce dal 23 febbraio (io ogni tanto a fare la spesa) ma è il bambino più felice del mondo, contento di stare a casa. Nn sta fermo un attimo e facciamo un sacco di cose..... Oggi ad esempio mi aiuterà a fare i ravioli🤣🤣🤣🤣

’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in una pagina web dedicata al Coronavirus 
http://disabilita.governo.it/it/notizie/nuovo-coronavirus-domande-frequenti-sulle-misure-per-le-persone-con-disabilita/  
afferma, in risposta alla domanda:
"Per la mia condizione di salute (fisica o psichica) o disabilità (cognitiva, intellettiva, relazionale) necessito di svolgere saltuariamente attività all’aria aperta (passeggiate, attività fisica), posso uscire di casa?"

quanto segue: "Solo se strettamente necessario e non è possibile fare diversamente, puoi uscire restando nei dintorni di casa, rispettando le regole di distanziamento sociale per prevenire il contagio del virus (sono vietate le attività sportive di gruppo e gli assembramenti). La raccomandazione è comunque quella di rimanere a casa per evitare di contagiare sé stessi e gli altri. Anche in questo caso l'esigenza deve essere autocertificata."


Bambini e lutto Cosa dire, cosa evitare e quando chiedere aiuto

Bambini e lutto Cosa dire, cosa evitare e quando chiedere aiuto Guida per genitori, nonni e insegnanti — revisione agosto 2026 Quando un bam...