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domenica 1 aprile 2018

Buona Pasqua: risposte a domande dei Genitori: Sport e depressione del bambino

Buona Pasqua: risposte a domande dei Genitori: Sport e depressione del bambino
Due risposte a domande  che debbono farci riflettere anche, e forse soprattutto in un giorno di Festa e Pace: LO sport fa bene ai bambini? La depressione esiste in età pediatrica?
Buona Pasqua
Alberto Ferrando

domenica 18 marzo 2018

LETTERA DI MAMMA: ATTIVITÀ FISICA SI, SPORT NON VUOL DIRE (NON DOVREBBE DIRE) AGONISMO


LETTERA DI MAMMA:  SPORT NON VUOL DIRE (NON DOVREBBE DIRE) AGONISMO, o solo agonismo

vorrei condividere con lei un pensiero che riguarda lo sport.
quando ero bambina io, 25 anni fa, i bimbi facevano uno sport con l’obiettivo di fare conoscenza, di muoversi, di stare in salute e fare una attività sana.
L’attività sportiva, di solito, erano 2 incontri a settimana di un’ora nella quale si giocava e si facevano sport in maniera divertente.
Quando facevo sport io, c’erano magari uno o due bambini particolarmente portati che venivano selezionati per fare agonismo e veniva richiesto un impegno più gravoso. Alle volte le famiglie accettavano e alle volte le famiglie non erano disposte ad andare avanti e il ragazzo continuava con i ritmi e gli impegni precedenti.
Oggi anche lo sport è diventata fonte di stress per i nostri bambini e per i nostri ragazzi. io penso alla pallavolo praticata dalle mie due figlie. la prima figlia ha iniziato attività agonistica in quinta elementare e oggi hanno proposto agonismo anche alla mia figlia di nove anni. per giocare in una squadra di pallavolo under12.
E l’alternativa? spesso non c’è alternativa all’agonismo. o si accetta di allenarsi severamente 6 ore settimanali oppure non esistono corsi strutturati solo per il divertimento (certo, salvo frequentare corsi con bimbi di 6-7 anni che hanno un livello di maturità fisica e mentale completamente diversa da una bimba di 9-10 anni).
E allora il genitore spesso sceglie l’agonismo, ma la macchina “crea-campioni” non si ferma qui. a quel punto iniziano gli allenamenti extra, i campionati…
e se non si sottostà a questi ritmi, allora automanticamente non si viene più convocati e si diventa la ruota di scorta della squadra….
e questo discorso è vero per la pallavolo che ho visto io, ma anche per il calcio che ho visto ed anche per molti corsi di danza. e sono certa che le mamme che mi leggono pensano allo sport dei propri figli e ci si ritrova.
Ma è giusto stressare così bimbi delle elementari?
Lei, dottore, parlava dei vantaggi della vita all’aria aperta. Quanto mi trova d’accordo! ma questi nostri bimbi hanno davvero il tempo di annoiarsi o il tempo di stare all’aria aperta se tutta la struttura intorno a loro prevede ritmi serrati e corse da una palestra ad un’altra?
Perchè non si possono avere corsi di pallavolo (ma anche di calcio o quant’altro) che sono corsi “basici”. ragazzi di prima media che fanno pallavolo SOLO due ore a settimana e solo per divertirsi?
FIRMATO MAMMA

Cari genitori
Riflettete su questa lettera e testimonianza: Praticare uno sport nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche in età adulta comporta benefici  fisici, psicologi e  relazionali.
Lo sport, infatti, può svolgere un ruolo importante nella costruzione di una positiva immagine di sé, di una disposizione ottimistica verso il futuro, favorendo la socializzazione e facilitando le relazioni amicali e quelle con adulti capaci di offrire dialogo, comprensione, aiuto.
Inoltre, può rendere capaci le persone di rispetto di codici e norme, di scambi efficaci con gli altri e di reciproco aiuto.
Perché le potenzialità dello sport si realizzino è necessario che gli allenatori, i genitori, i dirigenti sportivi e gli atleti stessi si impegnino a fare della pratica sportiva un insieme di esperienze positive, felici, edificanti.
I bambini ed i ragazzi hanno bisogno di persone adulte che consentano loro di prendere consapevolezza delle proprie caratteristiche e capacità, , di costruirsi un concetto di sé positivo e duraturo e di interagire in modo efficace con i coetanei.  
Una vittoria non deve incrementare l'aspettativa narcisistica di essere sempre vincenti, così come una sconfitta non deve generare un senso di fallimento personale ma bisogna  riconoscere ed apprezzare un buon risultato anche se il figlio non è salito sul podio ma ha dato il meglio di sé.
Nella pratica sportiva agonistica la vittoria è certamente un evento esaltante che gratifica l'atleta e la squadra, che infonde entusiasmo e gioia, che ripaga i sacrifici e l'impegno dell'allenamento, che rinforza l'autostima del singolo e del gruppo.
Il bisogno di vincere però non è un bisogno spontaneo del bambino o dell'adolescente: in genere essi hanno la necessità di sentirsi riconosciuti e valorizzati in quanto individui capaci di conseguire dei risultati. Per loro il successo non è collegato con la vittoria in sé poiché, anche il solo fatto di aver superato un limite personale, offre una grande soddisfazione. 
La vittoria pertanto non è un obiettivo prioritario dei giovani atleti almeno fino a quando qualcuno non dice loro che devono vincere. I ragazzi che hanno alle spalle genitori ed allenatori che desiderano la vittoria a tutti i costi sono costretti a perseguirla per trovare risposta ai loro bisogni di sicurezza, di stima e di approvazione. Se essa sfuggirà loro, subiranno una ferita sul piano personale cominciando a temere di essere atleti, e poi persone, di scarso valore.


mercoledì 5 aprile 2017

Quale sport per mio figlio?

Quale sport per mio figlio?
Qualche consiglio utile:
-   non forzare a fare attività che non vogliono fare
-   assecondare i loro desideri e fargli scegliere lo sport/attività fisica;
-   non indurre atteggiamenti troppo competitivi e non trasferire su di lui le vostre aspettative
-   non insistere davanti al rifiuto del proprio figlio di praticare una determinata attività e riprovare in un secondo momento, o scegliere insieme a lui altra attività
QUALE SPORT??? NON ESISTE SOLO IL CALCIO
Il calcio è considerato dalla maggior parte delle persone lo sport per eccellenza e scelta obbligata  per i propri figli, anche perché papà giocava in modo attivo o “passivo” (guadare la partita alla Tv o alo stadio :-)  (con grande dispendio di energia …mentale
Personalemente sono “saturo” non guardo più partite da anni ma la TV tira tanto se si parla di calcio. Il calcio è la priorità , è, in alcuni casi, una “droga del popolo”.
Certo è un sport bello ma guardiamoci anche intorno. Ci sono altre possibilità e non facciamo fare calcio a nostro figlio se non volesse.
Ricordate che lo sport serve per gioia, gioco e divertimento e non per dover vincere.
Valutiamo anche altri fattori. Lo sci è uno sport bellissimo ma un po’ difficile da far particare a chi vive a Genova. Cerchiamo una attività che si possa svolgere vicino a casa per consertire di accedere agevolmente. E magari un attività che altri bambini della scuola praticano.
Qualche esempio oltre a nuoto, tennis, mini volley, atletica, ginnastica (vari tipi), rugby: la vela, la scherma, arti marziali, danza (vari tipi).
Ma deve fare sport per forza??? NO!! Può fare attività fisica con voi e la migliore attività fisica e agevole che si può fare ovunque è “CAMMINARE” (noi, i bambini corrono sempre).
Regaliamo ai nostri figli il nostro tempo e regaliamoci a noi il loro e la camminata ci farà vivere tutti meglio, o la bicicletta (a Genova un po’ più impegnativo).
Ricordate che attività fisica e sport sono strettamente correlate  ma non sono sinonimi. Si può fare attività fisica (per esempio camminare) senza fare sport e viceversa si può fare uno sport che richiede scarsa attività fisica (per esempio giocare in porta a calcio). Spesso si avvia un bambino a fare dello sport per farlo “muovere” per fare attività fisica ma per fare questo basterebbe avere tempo, voglia e, come in tante cose nella educazione dei bambini , dare l’esempio facendo attività fisica noi.
L’attività fisica possibile per tutti, da 1 anno in poi, economica, possibile in ogni contesto, ad ogni età, in ogni luogo è “camminare”. Siamo nati per camminare. Ci sono bambini che fanno più sport ma che di fatto consumano poco. Camminare fa bene a tutti, magari associato a un po’ di ginnastica (flessioni e piegamenti). La “ricetta” per fare movimento non è quindi quella dello sport organizzato ma del movimento della famiglia. Ricetta che richiede di usare poco la macchina, di andare a piedi nel week end e magari anche a scuola. In tante realtà si è avviata l’iniziativa del “PEDIBUS” che aiuterebbe a ridurre  un altro grande problema: l’inquinamento atmosferico oltre a ridurre gli esiti degli incidenti.
Per quanto riguarda lo sport nonostante nel nostro Paese si parli spesso di sport e se ne veda tanto in televisione, siamo bravissimo nello “sport passivo”, il numero di bambini praticanti attività motorie in modo regolare, cioè tre volte alla settimana, minimo indispensabile per trarne i ben noti vantaggi psicofisici, risulta il 50% della popolazione giovanile. Siamo il Paese dell’OCSE più sedentario nella fascia di età pre e adolescenziale.
Il problema della sedentarietà, con le sue conseguenze, è ben presente, e in aumento, fra la popolazione infantile: sappiamo infatti che la sedentarietà è co-fattore di rischio nell'insorgenza dell'obesità, di valori pressori elevati, di scarsa capacità aerobica, di scarsa coordinazione motoria, etc...
E' singolare che mentre nelle malattie contagiose esista un ben preciso calendario di vaccinazioni atto a prevenirle, invece nella prevenzione delle malattie "da poco movimento" di cui sopra non esista un altrettanto definito indirizzo su quando avviare il bambino alla pratica sportiva, avendo però dimostrato come questa possa altrettanto efficacemente prevenirle.
Esistono vari calendari di inizio delle attività sportive e dell’agonismo ma esistono attività fisiche e di gioco che potete inventare anche a casa o per strada per far fare ai bambini attività fisica (e anche per voi: un bambino è un ottimo “personal trainer”) o recuperare “vecchi” giochi detti di “giochi di strada”.  E’ importante sottolineare che l'attività motoria deve comunque avere per finalità il gioco e che quanto piu' precocemente la si avvia e la si persegua con costanza, più facilmente il bambino prima e poi l'adolescente e l'adulto, si troverà a mantenerla.
Giochi di strada: (o "Giochi di una volta"): ferro di cavallo, trottola, salto cavallo, piastrelle, morra, tiro alla fune, salto corda, campana, ciclo tappo, quattro cantoni, corsa 3 gambe, corsa dei sacchi, ruba bandiera, 1 2 3 stella, tennis trainer, braccio di ferro.

“Giochi di strada. Manuale pratico per gli educatori”   Cirulli Dora Editore Universitalia 
 “Come giocavamo. Una rassegna di giochi di strada di una volta” - Mario Camillino -  Centro Stampa Offset

Non correte portandoli da una palestra a un campo sportivo o, almeno non fate solo questo. Fermatevi con loro, guardateli, comunicate con il vostro corpo, gli occhi, le mani. Ascoltateli e dedicate tempo a loro.
Fate attivitò fisica (gioco e camminata) con loro; ne trarrete vantaggio fisico anche voi.
Specchiatevi negli occhi dei vostri figli. Parlate, leggete a loro le favole come i nonni facevano una volta. Il bambino non ha bisogno di tante favole, di tanti libri, televisioni, computer, play station. Ha bisogno di voi, di giocare, di comunicare di sentire delle storie, ha bisogno che gli leggiate le favole o anche che guardiate con lui televisione e le videocassette. (vedi l’iniziativa “Nati per leggere” sul sito www.apel-pediatri.it) .






giovedì 2 giugno 2016

Sport, stima del bambino, agonismo: gioia e felicità non vuol dire vincere per forza

Sport, stima del bambino, agonismo: gioia e felicità non vuol dire vincere per forza
Bambini campioni: ma la vera vittoria è nella famiglia unita

Praticare uno sport nel periodo dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche in età adulta comporta benefici  fisici, psicologi e  relazionali.
Lo sport, infatti, può svolgere un ruolo importante nella costruzione di una positiva immagine di sé, di una disposizione ottimistica verso il futuro, favorendo la socializzazione e facilitando le relazioni amicali e quelle con adulti capaci di offrire dialogo, comprensione, aiuto.
Inoltre, può rendere capaci le persone di rispetto di codici e norme, di scambi efficaci con gli altri e di reciproco aiuto.
Perché le potenzialità dello sport si realizzino è necessario che gli allenatori, i genitori, i dirigenti sportivi e gli atleti stessi si impegnino a fare della pratica sportiva un insieme di esperienze positive, felici, edificanti.
I bambini ed i ragazzi hanno bisogno di persone adulte che consentano loro di prendere consapevolezza delle proprie caratteristiche e capacità, , di costruirsi un concetto di sé positivo e duraturo e di interagire in modo efficace con i coetanei. 
Una vittoria non deve incrementare l'aspettativa narcisistica di essere sempre vincenti, così come una sconfitta non deve generare un senso di fallimento personale ma bisogna  riconoscere ed apprezzare un buon risultato anche se il figlio non è salito sul podio ma ha dato il meglio di sé.
Nella pratica sportiva agonistica la vittoria è certamente un evento esaltante che gratifica l'atleta e la squadra, che infonde entusiasmo e gioia, che ripaga i sacrifici e l'impegno dell'allenamento, che rinforza l'autostima del singolo e del gruppo.
Il bisogno di vincere però non è un bisogno spontaneo del bambino o dell'adolescente: in genere essi hanno la necessità di sentirsi riconosciuti e valorizzati in quanto individui capaci di conseguire dei risultati. Per loro il successo non è collegato con la vittoria in sé poiché, anche il solo fatto di aver superato un limite personale, offre una grande soddisfazione.
La vittoria pertanto non è un obiettivo prioritario dei giovani atleti almeno fino a quando qualcuno non dice loro che devono vincere. I ragazzi che hanno alle spalle genitori ed allenatori che desiderano la vittoria a tutti i costi sono costretti a perseguirla per trovare risposta ai loro bisogni di sicurezza, di stima e di approvazione. Se essa sfuggirà loro, subiranno una ferita sul piano personale cominciando a temere di essere atleti, e poi persone, di scarso valore.

DECALOGO PER  GENITORI CON FIGLI CHE PRATICANO SPORT

   Non imporre le tue aspirazioni a tuo figlio: ricorda che ogni bambino migliora e progredisce seguendo i suoi tempi, quindi non giudicare i progressi di tuo figlio confrontandolo con le prestazioni di altri atleti o con le tue aspettative.

   Sii di supporto a tuo figlio: c’è solo una domanda che devi porre a tuo figlio a fine allenamento o a fine gara: “Ti sei divertito?”; poiché se non si diverte non sarà motivato a partecipare.

   Non cercare di sostituirti all’allenatore: il tuo lavoro è quello di dare amore incondizionato e supporto. Dì a tuo figlio quanto sei fiero di lui e lascia la parte tecnica all’allenatore.

   Stima l’allenatore di tuo figlio: il legame fra l’allenatore e l’atleta è speciale e contribuisce al successo e al divertimento del tuo bambino, quindi non criticare l’allenatore in sua presenza, perché lo ferirà.

   Non criticare gli accompagnatori: se non sei interessato o non hai il tempo per aiutare lo staff come volontario, non criticare chi sta facendo tutto il possibile per dare una mano.

   Dì solo cose positive durante le gare: devi essere incoraggiante e non criticare mai tuo figlio o il suo allenatore, perché entrambi sanno se e quando hanno commesso errori.

   Riconosci e rispetta le paure di tuo figlio: la prima gara può essere una situazione molto stressante ed è normale che il tuo bambino sia spaventato. Non sgridarlo e non sminuire i suoi sentimenti, assicuralo che l’allenatore non lo avrebbe fatto partecipare, se non lo ritenesse in grado. Ricordati anche che la maggior parte delle sue paure sono quelle che tu gli trasmetti.

   Sii leale e di supporto alla squadra: non è saggio continuare a spostare il bambino da una squadra all’altra, ogni team ha i suoi problemi, anche quelli in cui crescono campioni.

   Tuo figlio non deve avere come unico obiettivo quello di vincere: i campioni sono quelli che hanno saputo concentrarsi sull’allenamento, più che sul risultato.

   Non aspettarti che tuo figlio diventi un atleta olimpico: pensa a quanti atleti che praticano lo sport di tuo figlio ci sono in Italia, e a quanti posti sono disponibili ogni 4 anni: le possibilità reali che tuo figlio diventi un atleta olimpico sono lo 0,00…%. Fare sport è molto più delle Olimpiadi, aiuta a crescere persone oneste e civili, proprio come tu vorresti tuo figlio, quindi sii contento anche solo del fatto che voglia cimentarsi nello sport.

Carta dei diritti dei giovani che praticano sport"

• Diritto a praticare lo sport e a sceglierlo liberamente.

• Diritto ad essere rispettati come persone e come atleti.

• Diritto a vivere una valida esperienza educativa.

• Diritto ad esprimere la propria personalità e le proprie doti e

caratteristiche.

• Diritto ad un ambiente che tutela la salute fisica, psicologica e sociale.

• Diritto a comprendere e a partecipare al progetto di formazione sportiva.

• Diritto ad avere relazioni interpersonali positive.

• Diritto a divertirsi.

• Diritto a crescere e a migliorare le proprie prestazioni.


• Diritto a competere, a vincere, a perdere.

Bambini e lutto Cosa dire, cosa evitare e quando chiedere aiuto

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