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domenica 4 dicembre 2016

Terapia rivoluzionaria per non far ammalare i bambini: possono farla tutti e non costa!!!

Terapia rivoluzionaria per non far ammalare i bambini: possono farla tutti e non costa!!! Ne ho già parlato in altri articoli sui benefici per la salute della ARIATERAPIA: 
Far uscire i bambini anche quando fa freddo (vero freddo, fino a -15°C)
Ricevo oggi da una mamma  che abita nella Lapponia Svedese:
"Ecco come dorme la mia bimba di 3 mesi!Viva I bimbi all'aria aperta! Oggi -3°C ma di solito I bimbi dormono fuori tranquillamente anche a -15°C!!"
Non è lappone né svedese ma genovese, Eleonora Miola (mmm di 4 figli, 3 anti in Italia, quindi conosce la nostra realtà, e ci fornirà altri suggerimenti...a breve con cosa fare i lavaggi nasali :-)
Quante volte sento queste frasi: “nei primi mesi di vita non fate uscire i bambini” , “C’è vento non uscire che gli viene male all’orecchio”, oppure “finchè non ha più raffreddore e tosse non lo faccio uscire”…e via di questo tipo. Non parliamo il coprifuoco quando ha la febbre (mentre altri li portano allegramente, si fa per dire, all’asilo).
Rispondo a queste domande traendo spunti anche la libro “Come crescere mio figlio” : 
https://ferrandoalberto.blogspot.it/2016/09/una-nuova-terapia-per-piccini-e-adulti.html


lunedì 12 settembre 2016

UNA NUOVA TERAPIA PER PICCINI E ADULTI: L’ARIATERAPIA

UNA NUOVA TERAPIA PER PICCINI E ADULTI: L’ARIATERAPIA CON QUALSIASI TEMPO E IN TUTTE LE STAGIONI!!!! FUNZIONA PIU’ DELLA MEDICINA TRADIZIONALE E DELLE MEDICINE ALTERNATIVE (A PARTIRE DALLA OMEOPATIA) 
Quante volte sento queste frasi: “nei primi mesi di vita non fate uscire i bambini” , “C’è vento non uscire che gli viene male all’orecchio”, oppure “finchè non ha più raffreddore e tosse non lo faccio uscire”…e via di questo tipo. Non parliamo il coprifuoco quando ha la febbre (mentre altri li portano allegramente, si fa per dire, all’asilo).
Rispondo a queste domande traendo spunti anche la libro “Come crescere mio figlio” http://www.amazon.it/crescere-figlio-genitori-risposte-pediatra/dp/886895107X/ref=zg_bs_5329313031_1
1)    “nei primi mesi di vita non fate uscire i bambini”? Alcune precisazioni. Se la mamma sta bene è sempre meglio far uscire il bambino tutti i giorni e con qualsiasi tempo, nelle ore calde d’inverno e nelle ore più fresche d’estate. In alcuni casi, anzi spesso, il bambino che sta a casa protesta, è noioso o piange e quando viene portato a fare una passeggiata, miracolosamente, si calma e dorme. Anche quando il bambino ha delle coliche queste possono risolversi con una passeggiata o un giro in auto. Indubbiamente è meglio farlo uscire che tenerlo a casa dove tanta gente viene a trovarlo ed è irresistibilmente attratta dal bambino per cui lo tocca, lo sbaciucchia. Facendo così non solo alcuni bambini rimangono innervositi e agitati ma sono a maggior rischio di ammalarsi. Anche nei primi mesi di vita, anche se la mamma allatta per cui trasmette al bambino delle protezioni dalle infezioni, il bambino si può ammalare e un banale raffreddore può mettere in crisi il bambino e la famiglia, perché nei primi mesi di vita il bambino ammalato mangia meno e, spesso, non dorme bene. Non solo. Tanti virus che nei bambini più grandi causano solo lievi sintomi di raffreddore o tosse nei primi mesi di vita possono dare una brutta bronchite, chiamata bronchiolite, che richiede spesso un ricovero in quanto il bambino non riesce a respirare bene e “affanna”(frequenza respiratoria superiore a 50 atti respiratori al minuto). 
2)    Il vento e non mettere il berrettino (che la maggior parte dei bambini odia) NON FA VENIRE MALE ALLE ORECCHIE!!! So che molti non mi crederanno ma è così. Il male alle orecchie dipende principalmente da una otite media acuta per cui l’orecchio si infiamma a seguito di una infezione delle alte vie respiratorie e non perché non ha tenuto il berettino
3)   Finchè non è guarito non esce??? Mettetelo allora in una bacheca o in una camera blindata a prova di vento J . I bambini possono e debbono uscire anche con  la neve e con il freddo pungente. I bambini, all’aria aperta, corrono molto meno rischi infettivi di quando si trovano in locali chiusi, non solo: se hanno un po’ di tosse e raffreddore guariscono prima. 
Con l’arrivo delle temperature fredde, se ben coperti e portati fuori nelle ore centrali della giornata,  i bambini hanno minori possibilità di essere esposti alle infezioni  di quante ne hanno se rimangono a lungo in luoghi poco areati.Infatti, i contatti ravvicinati con altri bambini o, più in generale, con i soggetti malati, sono una delle principali modalità di trasmissione delle malattie infettive.”
AGGIUNGO I BAMBINI CHE PRATICANO SPORT ALL’ARIA APERTA, CON PIOGGIA, FREDDO E VENTO SI AMMALANO MOLTO MENO DI COLORO CHE STANNO A CASA.

Unico avvertimento??? Copriteli a “strati” (a cipolla) per evitare che prendano freddo ma anche  che non si prendano delle botte di calore con copiose sudate che possono favorire una infezione.

domenica 24 febbraio 2013

USCIRE TANTO, ANCHE CON IL FREDDO, FA BENE

USCIRE FA BENE. DORMIRE AL FREDDO???? DALLA FINLANDIA. E pensare che da noi ci sono genitori, e soprattutto nonni, che non farebbero uscire il bambino se non pochi giorni all'anno!!!! Poi vivono al chiuso e appena escono si ammalano, se già non lo fanno non uscendo!!!


BBC News - The babies who nap in sub-zero temperatureshttp://t.co/UD8VmoJNnz
The babies who nap in sub-zero temperatures
bbc.in
Would you put your baby or toddler outside in the freezing cold for their lunchtime nap? Many Nordic parents wouldn't give it a second thought.

Una famiglia mi ha segnalato su "Facebook un articolo interessante che ho tradotto, alla carlona" con il traduttore di Google:

"Qualcuno pensa di mettere il bambino o bambina al di fuori al freddo per il  pisolino all’ora di pranzo? La Maggior parte dei genitori nordici non avrebbe esitazioni. Per loro è parte della loro routine quotidiana.

Le  temperature diurne  durante questo inverno a Stoccolma sono scese a-5C), ma è ancora una cosa comune  vedere bambini fuori casa a dormire  nella carrozzina.

Passeggiate per la città innevata e ne vedrete file fuori dai negozi mentre i genitori sono all'interno.

"Penso che sia un bene per loro di essere l'aria fresca il più presto possibile", dice Lisa Mardon, una madre di tre figli da Stoccolma, che lavora per una società di distribuzione alimentare.
"Soprattutto in inverno, quando c'è un sacco di malattie che vanno in giro ... i ragazzi stanno meglio."
I suoi figli hanno dormito fuori da quando sono nati.
Il più giovane, Alfred,  di due anni dorme fuori in carrozzina una volta al giorno, per un'ora e mezza. Quando era più giovane dormiva fuori due volte al giorno.

Questa non è una moda recente. Madre di Lisa, Gunilla, ora 61 anni, dice che anche lei ha fatto con Lisa quando era un bambino.

E il padre di Lisa, Peter, è stato messo fuori dalla madre a dormire in una carrozzina nel 1950. Solo quando è arrivato a circa-10C (14F) l'ha lo porti dentro.

Al giorno d'oggi la maggior parte dei centri di assistenza diurna in Svezia fa stare i bambini al di fuori. E 'comune vedere file di carrozzine in fila nella con i bambini addormentati all'interno.
Il termometro indica una temperatura esterna di-10C
A Forskolan Orren, un asilo fuori Stoccolma, tutti i bambini dormono fuori fino a quando non raggiungono l'età di tre anni.
"Quando la temperatura scende a-15C (5F) copriamo  le carrozzine con coperte", dice il capo maestro Brittmarie Carlzon.

La teoria alla base di vivere all’aperto  è che i bambini esposti all'aria aperta, sia in estate che in pieno inverno, hanno meno probabilità di avere tosse e raffreddore – e stare per un giorno intero in una stanza con 30 altri bambini non fa bene.
Secondo la sua ricerca,-5C è la temperatura ottimale per un pisolino all'aperto - anche se alcuni genitori ha parlato di mettere anche i loro figli a-30C.
Ma i bambini che dormono fuori finiscono per prendere meno tosse e raffreddore e si ammalano meno
Buona uscita.
Alberto Ferrando
PS: Aggiungo che se deve venire una bronchite viene anche stando a casa e che uscire con la febbre, per portare il bambino, per es, di nonni, non causa nulla di male. E che se il bambino ha un pò di febbre ma è vivace e di buon umore non è danneggiato se esce, con qualche precauzione. 



sabato 24 marzo 2012

Il camice? lo odio


EBBENE SI: ODIO IL CAMICE
Dopo avere letto la bella lettera della mamma quando dice che la nonna diceva, di me, che non usavo il camice ho fatto alcune considerazioni e riflessioni  sui motivi che mi hanno portato a fare il medico. Mi vengono in mente motivazioni positive e nobili: fare stare meglio le persone, la possibilità di salvare delle vite, la paura delle malatie e il fascino della ricerca e delle cause delle malattie ma anche motivazioni un po’ meno altruistiche quali: la paura del medico e delle malattie.
A tutt’oggi non so dirvi quanto abbiano pesato nella decisione i vari fattori ma molto lo debbo alla paura che avevo del “dottore”.
Quando ero piccolo, tanto, tanto tempo fa il “dottore” (che allora era “u sciu megu” e non “quel..lo della mutua””) veniva chiamato con timore reverenziale e ansia quando la malattia non guariva da sola e le cose duravano da giorni. La visita a casa del medico era una occasione che si celebrava quasi come una Comunione e non lo si chiamava mai se non dopo giorni e giorni di malattia. Quando arrivava la case era pulita a lucido, la mamma era stata dal parrucchiere  e anche il malato era tutto pulito e doveva sorridere. Si tiravano fuori le tazze da caffè e i bicchieri della domenica (il servizio buono) e l’asciugamano fatto a mano. Quando poi il divino arrivava era come arrivasse non dico il Papa ma una persona moto importante. Si pendeva dalle sue labbra.
E lui? Il Sciu Medu? Il mio Megu era …”antipatico”, non sorrideva mai, mi parlava con fare serio, mi piantava una paletta o un cucchiaino in gola facendomi vomitare o quasi (motivo per cui mi sgridava). Non contento di questo mi piazzava un aggeggio gelato sulla schiena (il fonendo/stetoscopio, le mani fredde sulla pancia e palpava le zone intime senza chiedere alcun permesso.
Quando poi andavo in studio…che   soggezione: sala d‘attesa buia con mobili bui, libri scuri con scritte incomprensibili e quadri che avrebbero depresso la persona più ottimista della terra. Poi entravi nello studio accolto da odore di disinfettante e in mezzo lui con addosso il CAMICE segno di potere, di distinzione tra LUI e noi Miseri umani. Visita con soggezione, tutto nudo, nessun rispetto della privacy di un bambino..Questo dopo i 5-6 anni, prima ero più furbo e indomito, urlavo piangevo e cercavo di scappare sia quando andavo da Lui sia quando andavo dal parrucchiere che indossava il CAMICE.
Ecco, ora mentre scrivo, mi viene in mente che forse, anche in base ad esperienze che ho fatto dopo con alcuni cosìdetti “SCIU MEGHI”, ho deciso di fare il medico per difendermi dal medico (o almeno da alcuni) e soprattutto ho sempre evitato il camice. Oltre ai mie precedenti angoscianti ricordo i primi camici comprati amorevolmente dai miei genitori quando ero studente e di come avevo notato di come venisse usato da me studente e da tutti, in ogni occasione: per uscire a fare passeggiate nei viali (magari con il fonendo al collo che fa tanto dott. Kildare), al Bar..al cesso…
Ora direte è una questione di Igiene: ora forse si viene cambiato più frequentemente, si toglie quando si va in mensa ma anni fa non era così il camice non era un esempio di igiene e pulizia e poi, soprattutto creava, secondo me uno squilibrio tra il malato (in pigiama) e il medico che sembrava che facesse del camice il suo “status symbol”.
La cosa poi è peggiorata quando sono arrivato al gaslini. Quei poveri bambini legati al letto (si legati perché una volta i genitori non potevano stare con i figli in ospedale e venivano legati per evitare che si buttassero dal letto!!) vedevano solo infermiere in divisa e medici con il camice. Quando ho iniziato a fare attività di consulenza ricordando i miei precedenti (paura del camice) e la paura dei bambini mi sono tolto il camice.
La cosa in ospedale non è stata colta bene: sono stato ripreso più volte anche se spiegavo che i bambini avevano paura…anche se spiegavo che i miei vestiti erano sicuramente più igienici dei camici che allora venivano cambiati una volta alla settimana.
Unica eccezione: le camere di isolamento, la rianimazione e i reparti di bambini con immunodepressione ove CI SI DEVE VESTIRE  con materiale sterile MONO USOogni volta che si viene in contatto con loro.
Ma  in corsia?? E nell’ambulatorio??? Via il camice, magari un sorriso e una caramella e anche un sorriso da parte dei bambini e dei genitori e il camice??? Non lo posseggo da decenni. L’ho detestato fin da piccolo e tuttora lo detesto e se debbo usarlo per igiene e  per pulizia uso, nei casi particolari (visite in certi reparti) dei vestiti mono uso adatti.
SE poi uno vede il camice come uno “status symbol” o il paziente ritiene che il medico debba avere il camice…? Troverà dei Colleghi, molto bravi anche più di me, che lo usano e a cui si possono rivolgere

Genova al 28° posto per qualità della vita (ma in altri punti al 810 su 1000). Lo sguardo di un pediatra: oltre i numeri, ci sono i bambini e le persone

  Genova al 28° posto per qualità della vita (ma in altri punti al 810 su 1000). Lo sguardo di un pediatra: oltre i numeri, ci sono i bambin...