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giovedì 11 ottobre 2018

ISCRIVETEVI A SIMEDET. RELAZIONE SU VACCINI COMUNICAZIONE E DUBBI SUI VACCINI

ISCRIVETEVI A SIMEDET. RELAZIONE SU VACCINI COMUNICAZIONE E DUBBI SUI VACCINI
Ieri a Roma ho partecipato al Convegno sui vaccini parlando insieme a relatori di fama nazionale e internazionale. Grande successo della nuova Società SIMEDET di cui sono referente per la Regione Liguria. Invitoi a iscrivervi per tutte LE PROFESSIONI SANITARIE E NON. E' la prima società multiprofessionale che offre possibilità di scambio culturale , e dignità, a tutte le professioni: non solo medici ma anche infermieri, psicologi, pedagogisti, logopedisti ecc.
Ho parlato di VACCINI e COMUMNICAZIONE: IMPORTANZA E PESOD DEI SOCIAL MEDIA: la mia relazione visibile qui (manca qualche slide): https://www.slideshare.net/aferrand/vaccini-simedet-2018-per-slidegarerelazione. Per informazioni contattatemi e consultate il sito www.simedet.eu
A. breve altri progetti tra cui la Manovra antisoffocamento, allattamento al seno ecc. ecc.
TRovate link a vari siti sui vaccini. Tra tutti i consigli trovo i filmati di Roberta Villa i più logici, sensati e comunicativi.
https://www.youtube.com/results?search_query=roberta+villa 






mercoledì 5 settembre 2018

VACCINI E LA COMUNICAZIONE: PESO ED IMPORTANZA DEI SOCIAL

VACCINI E LA COMUNICAZIONE: PESO ED IMPORTANZA DEI SOCIAL
Il tema della comunicazione è stato, in questi ultimi decenni, poco considerato, se non trascurato, nella formazione degli operatori sanitari. Pur essendo la comunicazione la base per instaurare una relazione con la persona assistita e il mezzo per stabilire un rapporto di fiducia. 
La preparazione dei sanitari è tuttora prevalentemente incentrata sulle tecniche e sulle metodiche diagnostiche e sulla cultura della malattia: medicina centrata sulla malattia più che sulla persona.
Il passaggio della medicina da un rapporto paternalistico alla autonomia, e autodeterminazione, della persona ha determinato, inoltre, nuovi e differenti modelli comunicativi la cui base è rappresentata dall’ascolto attivo. 
Non solo, la maggiore disponibilità̀ di informazione, attraverso internet e i social, associata ad una maggior consapevolezza accentua l’autonomia del paziente, che rivendica con forza il proprio diritto di scelta, come nel campo delle vaccinazioni, all’interno della relazione di cura, che dovrebbe essere duale e simmetrica.
I professionisti della sanità, (ma non solo loro: anche il mondo della scuola) in questi anni hanno “subito” la crescita di internet, e dei social, ignorandoli e con atteggiamenti spesso di sufficienza e fastidio. 
Al contrario molti cittadini, associazioni, e, ahimè, anche alcuni operatori sanitari, hanno capito da subito l’importanza di questi mezzi di comunicazione di massa utilizzandoli e diffondendo notizie spesso non corrispondenti alla realtà, se non falsi, con messaggi che hanno contribuito a creare un atteggiamento ostile e negativo dei confronti della medicina ufficiale puntando sulla diffusione di timori o paure e disseminando notizie negative (se non catastrofiche). Nel campo dei vaccini hanno creato e alimentato paure che hanno contribuito a determinare un calo delle coperture.
Una analisi critica non deve essere tale solo per cosa hanno fatto “altri” ma anche nei confronti del “nostro” operato (o non operato) come sanitari. 
Negli anni 2000 la frase più frequentemente utilizzata da professionisti “punti di riferimento” nel campo dei vaccini era “non ti curar di loro ma passa e va” e così mentre si diffondevano interventi  a laici (non operatori sanitari) pubblici e sul web con posizioni critiche ai vaccini la medicina ufficiale affrontava il tema dei vaccini esclusivamente  tra operatori sanitari (prevalentemente tra igienisti e pediatri) in ambiti congressuali spesso sponsorizzati da case farmaceutiche produttrici di vaccini.  
Nulla/scarsa attenzione è stata dedicata nei decenni scorsi alla informazione delle persone e l’atteggiamento di molti professionisti è rimasto improntato ad atteggiamenti di paternalismo e di superiorità ignorando i principi emergenti e attuali della autonomia del cittadino e del diritto alla autodeterminazione mal sopportata e trattata con atteggiamenti di critica, di superiorità e di giudizio. 
Nell’ultimo decennio si sta osservando una presa di coscienza da parte dei sanitari dell’importanza della comunicazione anche virtuale  ma tuttora i siti  con posizioni critiche o ostili ai vaccini prevalgono, nelle ricerche sui motori di ricerca, ai siti ufficiali spesso poco indicizzati. La presa di coscienza, in questi ultimi anni, ha creato reazioni, finalmente, da parte dei professionisti con toni diversi: chi cerca di informare e chi ha atteggiamenti direttivi e giudicanti.
La recente legge sull’obbligo (DL Lorenzin) ha accentuato la situazione creando due fronti ostili e contrapposti: da una parte la medicina ufficiale e dall’altra i no o freevax. Ad alcuni  può apparire una guerra tra la scienza e l’ignoranza ma alcuni possono interpretarla in una ottica, molto alla moda, “complottista”: l’establishment contro i principi di libertà, autonomia e autodeterminazione del cittadino. Establishemnt in combutta con le multinazionali del farmaco.
La scesa in campo della politica ha accentuato la conflittualità e la diffusione di notizie inesatte se non false (ad esempio 10 vaccini sono troppi) e alimentato la confusione dei cittadini.
Forse abbiamo perso di vista, discutendo sui media, su Internet e sul virtuale che la persona, sana o ammalata, che vuole consigli o richiede diagnosi e terapia cerca spesso di informarsi su Internet e  sui social ma ha sempre bisogno, e oggi ancora di più di una volta di una “persona” umana, e non solo del virtuale, con cui comunicare, avere informazioni corrette (che confronterà con quanto ottenuto in rete) e stabilire una relazione che se porta all’instaurarsi del rapporto di fiducia potrà rappresentare per la persona assistita quello che la stella polare rappresentava per il navigante: il punto di riferimento. 
Il bisogno di ricevere informazioni “viso a viso” dai sanitari potrebbe apparire minore, meno importante rispetto a pochi decenni fa ma l’esperienza quotidiana a contatto con le famiglie dice   che le cose non stanno così. Lo si nota nella pratica clinica, lo ritroviamo nei reclami che giungono agli URP, nelle segnalazioni agli ordini professionali e anche nelle segnalazioni alla procura, lo sentiamo ancora dire dai pazienti e dai sanitari: “la comunicazione sanitario-paziente è importante!”. E’ la base per una corretta medicina a partire dalla anamnesi alla compliance diagnostica e terapeutica al fare/non fare vaccini.
Altri fattori da considerare oltre a rivalutare e valorizzare la comunicazione di persona:
-      Utilizzare come singoli professionisti e associazioni scientifiche Internet per informare correttamente le persone con dati sicuri e documentati e con evidenza scientifica
-      Investire in informazione e formazione dei sanitari non solo su temi “tecnico-scirntifici” ma anche nel campo della comunicazione sia di persona che “virtuale” (siti, blog, social network)
-      Investire in “media education” sui ragazzi nelle scuole e sui genitori
-      Presa chiara di posizione delle Istituzioni su affermazioni anti o poco scientifiche (a partire dagli Ordini ai Comuni, Regioni e Stato) diffuse  da laici e soprattutto se diffuse da sanitari

-      Evitare nella formazione dei sanitari e nelle informazioni ai cittadini situazioni a rischio di “conflitto di interessi” (pur se legali e non illecite) favorendo eventi “indipendenti” e sponsorizzati da Istituzioni


giovedì 30 agosto 2018

MALATTIA DEI GENITORI: LO DICO AI FIGLI?

MALATTIA DEI GENITORI: LO DICO AI FIGLI?
In questi giorni mi è stato chiesto consiglio su come comportarsi per una malattia grave di una mamma. Il quesito era: lo diciamo ai figlio di10 e 15 anni o  no?
Per chi non volesse andare avanti e volesse una risposta sintetica dico subito che bisogna informare i figli correttamente  della malattia di un loro caro.
Chiaramente bisogna avere elaborato noi adulti la cosa per fare una comunicazione senza essere troppo angosciati.
Quanto scrivo è stato tratto dal sito AIMAC: www.aimac.it/ (Associazione Italiana Malati di Cancro, Parenti e Amici):
La tendenza di ogni genitore è, istintivamente, di tutelare, non comunicando, i figli per evitare dolore e sofferenza ma  una buona comunicazione è più terapeutica dell’assenza di comunicazione, perché fa sentire i figli più coinvolti, più partecipi e meno trascurati e abbandonati. Alcuni si sentono poco rispettati se non si comunica la, pur dura, verità e anche traditi dai propri cari per essere stati tenuti all'oscuro.
Non dobbiamo dimenticare inoltre che i bambini, fin da piccoli, capiscono quanto sta avvenendo e, potrebbero vivere ancora più male quanto sta succedendo. Infatti una malattia, a maggior ragione una malattia grave ‘parla’ da sola, attraverso cambiamenti, assenze, malessere, e  la non comprensione di quanto accade può far sentire i bambini in colpa, potrebbero sentirsi abbandonati o non  abbastanza amati, oltre che indurli a farsi un’idea a volte peggiore della realtà.
Ai genitori spetta un compito non facile, e nessuno può rimproverarli se non ci riescono per il troppo amore che nutrono per i propri figli.
E’ dunque importante coinvolgere i propri figli in un percorso di malattia.
I bambini hanno il diritto di conoscere tutto ciò che accade in famiglia, quindi anche di sapere che il padre o la madre ha una malattia seria come un tumore.
Sarebbe bene che i figli venissero informati dai genitori stessi, ma in caso di difficoltà (cosa dico ai miei figli?) è opportuno chiedere aiuto al proprio medico o a uno psicologo o psicoterapeuta.
Il percorso di una malattia può essere lungo e con incertezze e  incognite.
Convivere con l’incertezza è un aspetto della malattia.
Tutte le malattie importanti influenzano il clima emotivo di tutta la famiglia, benché per alcuni mostrare i propri sentimenti sarà più facile che per altri.
Inoltre l'aspetto fisico potrebbe cambiare, così come l'attività svolta può cambiare. Le fasi che attraversate voi incredulità, rabbia, riorganizzazione, speranza e accettazione avvengono anche in loro.
Comunicare la malattia aiuta a vivere meglio la quotidianità e a valorizzare i gesti e le attività quotidiane, dalla routine della spesa, al far da mangiare, guardare un film ecc.
Se avviene un ricovero poi la. comunicazione diventa ancora più importante perchè non dire la verità a un bambino lo mette in crisi ma ancora di più raccontare, pur pensando di farlo a fini di bene, delle "non verità".
Parlatene tra voi e con l'equipe che segue la malattia e con il vostro medico.


domenica 19 agosto 2018

Tragedia di Genova: cosa dire ai bambini

Tragedia di Genova: cosa dire ai bambiniCari Genitori
In relazione al tragico evento di  Genova  che ho trattato nel post precedente https://ferrandoalberto.blogspot.com/2018/08/ponte-morandi-comunicato-stampa-dei.html Vi consiglio di leggere quanto ha scritto la pedagogista Elisa Tavella sul tema.
Allegato disegno una mia (dx) piccola paziente (ora è grandina) Marta
Dott.ssa Elisa Tavella:
"Cari genitori, inutile ricordare che Genova si trova davanti all' ennesima tragedia che blocca, raggela ammutolisce e che può creare traumi ai piu piccini.
Bambini che erano presenti, bambini davanti alla tv, bambini che ci hanno visto chiamare impauriti parenti, colleghi amici per sincerarsi che non fossero coinvolti.
Tuteliamoli.
In primis consiglio di evitare ai bambini le maratone televisive della morte.
Se proprio non possiamo farne a meno restiamo sempre vicini a loro e spieghiamo cosa stanno vedendo e cosa sta succedendo, mediamo quanto più possibile il messaggio televisivo a cui noi siamo ormai abituati, ma che ha un diverso impatto sui bambini.
Ieri ascoltando la tv, ho sentito più volte utilizzare con enfasi la parola " schiacciate " riferita ovviamente alle persone rimaste intrappolate sotto alle macerie.
Come possiamo raccontare “il ponte” ai bambini?
In modo semplice e naturale e mettendo da parte ogni tipo di commento: " il ponte era vecchio, si è rotto " .
Ascoltiamo le loro paure, emozioni, lasciamo che possano esprimerle liberamente senza paura di non saperle gestire.
Le gestiremo semplicemente spiegando loro, che anche noi grandi abbiamo paura e la paura è un sentimento naturale, la paura ci serve a volte a non farci male a volte bussa e ci fa tremare le gambe, ma mamma e papà sono li per abbracciarli forte forte e piano piano farla andare altrove.
Se siamo in presenza di incubi, chiederemo ai nostri bimbi di parlarcene e se non lo fanno inizieremo raccontando a loro il nostro.
Come spiegare la morte a un bambino?
Dobbiamo utilizzare un linguaggio a loro comprensibile e gestibile a livello psicologico.
La favola è sempre il modo più adatto ( i particolari crudi lasciamoli alla tv ), è inoltre importante dare sempre un posto alle persone.
Per i bambini è fondamentale in fase si elaborazione del lutto, riuscire a dare una collocazione alla persona che non vedranno più.
Se il lutto è molto vicino ( mamma, papà, fratelli ) ricordiamoci che chiedere aiuto a uno psicologo dell' infanzia o un pedagogista è importante.
I traumi in età pediatrica sono macigni che vanno sollevati per evitare che restino sul cuore per sempre.
Ricordiamoci che i bambini sentono vedono e soprattutto capiscono e che la fantasia è una presenza importante, tuteliamoli senza allontanarli dal dolore, ma piuttosto aiutiamoli a elaborarlo.
Infine ricordiamoci di guardare noi stessi con sguardo compassionevole, consapevoli che stiamo facendo del nostro meglio, ma senza biasimarci perché non siamo infallibili.
Per i nostri figli saremo comunque i loro supereroi".


martedì 24 gennaio 2017

MAMMA LA TV MI FA STAR MALE!!! Sottotitolo: perché urlano o sono tutti arrabbiati o molto tristi?

MAMMA LA TV MI FA STAR MALE!!!  
Sottotitolo: perché urlano o sono tutti arrabbiati o molto tristi?
Cari genitori
Già in passato ho parlato dei rischi psicofisici a cui vanno incontro i nostri bambini esposti a informazioni, soprattutto alla TV, tragiche. Non mi riferisco, ovviamente, ai programmi per l’infanzia che, seguiti in maniera limitata, sono anche rilassanti per il bambino ma a tutti i tg, o ai vari talkshow dove le notizie vengono date in toni allarmistici, urlate, sopratono e dove qualsiasi cosa fa spettacolo, comprese  la sofferenza e il dolore della gente. 
Situazioni tristi e dolorose fanno parte della vita di ogni essere umano e anche i bambini debbono purtroppo affrontarle, elaborarle e ..superarle. Affinchè i bambini possano farlo è necessario che le notizie non siano artatamente esagerate, amplificate e reiteratamente ripetute per evitare di creare ed alimentare ansie, timori e paure.
Questo vale per le informazioni che tra Tv, Internet, social network e le varie tecnologie piovono addosso a noi e, inevitabilmente, ai nostri bambini.
Purtroppo le notizie tragiche sono molte e i vari TG,  anziché utilizzare modalità di comunicazione pacate, “aggrediscono” il telespettatore con toni fatti apposta per coinvolgere emotivamente e creare “emozioni” (non certo positive) in tutti coloro che sono davanti ai teleschermi.
Cosa succede a noi e ai bambini? Si hanno reazioni, quali ansia, paura, depressione, precarietà, instabilità, insicurezza, angoscia dovute più alla modalità comunicativa che alla notizia in se stessa.
Cosa fare?? Usare il telecomando che permette di chiudere l’intrusione casalinga :-) .  Informarsi sui fatti e spiegare ai bambini cosa accade con pacatezza. Informarli su notizie anche dolorose ma senza enfatizzazioni. Bisogna spiegar loro, con parole semplici, quanto avviene.
Bisogna cercare, inoltre, di evitare  di riguardare gli stessi servizi perché  i più piccoli potrebbero capire che le stesse tragedie continuano a ripetersi.
Chiedere consigli al pediatra se il bambino presentasse comportamenti anomali quali reazioni di paura, rifiuto, irritabilità o patologie dette “somatoformi” equivalenti di stati d’ansia quali dolori addominali, cefalea, irritabilità, disturbi del sonno, enuresi ecc.

La TV, come tutti gli strumenti, va utilizzata con moderazione  e non proibita completamente…ma i TG forse si, soprattutto quelli urlati, meglio evitarli.


sabato 31 ottobre 2015

LASCIO IL SSN MA CONTINUO A FARE IL PEDIATRA

LASCIO IL SSN MA CONTINUO A FARE IL PEDIATRA
Cari genitori questa volta non ho consigli da darvi ma solo una comunicazione per tutti  coloro che avranno la pazienza di leggermi.
DAL 31 DICEMBRE LASCIO LA CONVENZIONE CON IL SSN E REGIONALE E FARO’ IL PEDIATRA NON PIU’ DI LIBERA SCELTA MA DI SCELTA LIBERA –
Come la maggior parte di voi è a conoscenza sono medico chirurgo dal 1975  e specialista pediatra dal 1978.  Sin da giovanissimo ho scelto di fare il medico perché sentivo che avrei potuto aiutare la gente e, in particolare i bambini. E’ ancora oggi quello che amo di più del mio lavoro è stabilire un legame, professionale ma partecipe, con le famiglie e assistere i miei piccoli pazienti utilizzando tutto il mio sapere scientifico  anche se con il tempo sono sempre più convinto che  “il medico può guarire qualche volta, alleviare il dolore spesso, consolare sempre”.
In questi 40 anni di professione la figura del medico è cambiata, il rapporto con il paziente pure. Oggi noi assistiamo ad una medicina sempre più tecnologica, con  farmaci all’avanguardia e metodiche diagnostiche nuove. E in questo scenario penso che sia doveroso chiedersi quale ruolo resterà al medico se trascurerà la parte “umanistica” e relazionale della medicina.
In questi ultimi anni ho assistito non solo all’avvento di nuove tecnologie scientifiche ma, purtroppo, anche a un aumento spropositato di atti burocratici che tolgono tempo alla cura. Infatti,  da tempo si è innescato un processo per cui il medico passa la maggior parte della giornata a redigere certificati (la maggior parte inutili),  oppure a fare una ricetta, a battagliare con il software, a controllare i codici esenzione,  a stare attento a non prescrivere farmaci che il SSN dispensa gratuitamente solo in casi particolari e  per alcune patologie limitate nel tempo.
Debbo dire che tutte queste continue “battaglie burocratiche” che sottraggono tempo utile alla visita o a un colloquio con i genitori su problematiche che, sempre più frequentemente investono l’ambiente famigliare mi hanno convinto a interrompere a fine anno il mio rapporto con servizio sanitario nazionale.
Forse sono un medico all’antica, che pensa ancora che i medici debbano tornare alla qualità umana del loro mestiere e  che debbono usare la medicina ma senza farsi usare.
Il nostro SSN è uno dei migliori al mondo ma in questi anni non si è fatto nulla per preservarlo e per migliorare la qualità di lavoro dei suoi operatori, se non quella di avviare una politica continua di tagli  a carico dei cittadini e di aggravi burocratici  per i medici che devono sottostare a rigidi controlli, in una ottica di programmazione basata sul risparmio a breve termine e di una assenza di programmazione a lungo termine, MORTIFICANDO SPESSO GLI OPERATORI SANITARI E SOCIO SANITARI.
Mi spiace per il bellissimo rapporto che ho con voi  e Vi ringrazio per la fiducia che in questi anni mi avete accordato e dimostrato in tanti momenti. Ma..ci sarò sempre al telefono (invariato 3388687583), via mail, facebook e altro e continuerete a ricevere i miei aggiornamenti se gradirete.
Da medico “vecchia maniera” continuerò a svolgere questa bellissima professione perché credo che la cosa più importante e che nessuno potrà mai togliermi è la voglia e la gioia di far crescere un bambino in una famiglia che possa essere sempre aiutata e supportata nelle difficoltà  della vita con l’ascolto, con i consigli, con la prevenzione, poi con la visita e poi, quando è il caso anche con esami o farmaci.

Un grazie di cuore a tutti voi.

Alberto Ferrando

PS: Da un punto di vista organizzativo, che non dipende da me, dal 1 gennaio 2016 verrà nominato un pediatra in zona in base alle graduatorie. Speriamo che sia quello definitivo. MI trovate comunque sempre al mio telefono cellulare (3388687583), su Internet (mail: alberto.ferrando1@gmail.com, Facebook e whatsup). Riceverete, se gradite informazioni dal blog e farò visite in nuovo studio che sto attrezzando.

Un caro Saluto
Il Vostro Pediatra
Alberto Ferrando

Prof. Dott. Alberto Ferrando
Pediatra di famiglia
Cellulare 3388687583
Prof. a contratto in Pediatria ambulatoriale
Presidente Ass. pediatri Liguri (APEL)
Vice Presidente SIP LIGURE
Istruttore BLSD lattante, bambino, adulto
Formatore Corsi di Primo Soccorso Pediatrico




Bambini e lutto Cosa dire, cosa evitare e quando chiedere aiuto

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