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lunedì 1 aprile 2019

LE SCULACCIATE NON SERVONO A EDUCARE E FANNO DANNI

LE SCULACCIATE NON SERVONO  A EDUCARE E FANNO DANNI
Dovere del pediatra è quello di informare in base alle migliori evidenze scientifiche: non giudicare ma dire quello che è più corretto e giusto fare in base a fatti e non ad opinioni.
Qui trovate qualche indicazione sulle famose patte sul sedere o sculacciate.
UNA PATTA SUL SEDERE, E IN GENERE LA VIOLENZA FISICA, AIUTA AD EDUCARE E NON CAUSA DANNI? NO, NON E’ COSI’
1)   Non serve ad educare
2)   Può causare danni
In base a vari studi risulta che sculacciate o simili (dette “punizioni corporali”*) renderebbero i bambini più aggressivi, insicuri e da adulti più ansiosi.  Chi ha ricevuto sculacciate da piccolo ha un rischio maggiore (tra il 2 e il 7 %) di soffrire di ansia, disturbi dell'umore e del comportamento rispetto a coloro che non le hanno mai prese (Pediatrics 2012). Descritta anche una maggiotr propensione all’uso dell’alcol e dipendenze e alla depressione.
*Le punizioni corporali sono l’ utilizzo della forza fisica con l’ intenzione di causare un’esperienza di dolore al bambino, ma non di provocare una lesione fisica, allo scopo di correggere o contenere un cattivo comportamento del bambino. Picchiare con una sculacciata nel sedere, dare uno schiaffo, una spinta con forza, un brusco strattone, una bacchettata sulle mani, dare un pizzicotto, scuotere con forza un bambino sono azioni considerate come punizioni corporali che i genitori (o chi accudisce il bambino) spesso adottano come atto educativo. Statisticamente nel mondo occidentale la maggior parte dei genitori ha utilizzato o utilizza le punizioni corporali. In alcune casistiche si è arrivati a stimare che anche più del 90% dei genitori ha usato la forza fisica verso i loro bambini. (www.acp.it/wp-content/uploads/Quaderni-acp-2010_172.pdf- Costantino Panza).
Secondo la  American Academy of Pediatrics (l'Associazione americana dei Pediatri) le sculacciate possono bloccano l'azione del bimbo nell'immediato ma non lo aiutano certo a imparare comportamenti 'giusti' e adeguati.
 “Nell'immediato, il bambino picchiato ubbidisce spesso all'ordine che ha ricevuto per paura delle botte. Ma spesso ricomincia di nascosto (impara l’ipocrisia). Poi può provare piacere a sfidare i genitori; ( provocazione).”. (Olivier Maurel, La sculacciata, Il Leone Verde)
Ma soprattutto, nella maggioranza dei casi, il bambino che ha preso lo sculaccione, tende a ripetere il comportamento sbagliato che ha causato la reazione del genitore. Spesso reagiscono sul genitore stesso. Insegna al bambino a essere aggressivo, o a chiudersi in se stesso.
Aumenta anche la propensione dei bambini a essere più disubbidienti e aggressivi anche nel lungo periodo. 
Ricevere una punizione fisica causa un senso di rabbia e chiusura. A volte poi il bimbo non non capisce  cosa avrebbe fatto di 'male' (a volte la “sculacciata” parte quando un adulto è più nervoso e non tollera cose che fa il bambino che però il genitore  ha tollerato in altri momenti: avviene una incoerenza che il bambino non capisce). 
Non solo, anche da un punto di vista pedagogico la sculacciata non va bene: l'adulto cerca di appropriarsi del suo ruolo educativo attraverso l'imposizione, e con la violenza. Così facendo non costruisce quelle basi di autorevolezza indispensabili per l'azione educativa che ha bisogno di una grande attenzione verso la relazione con il figlio.
Altra  conseguenza può essere quella  che il bambino avrà atteggiamenti negativi ed ostili nei confronti dei più deboli: il bimbo si sente debole verso l'adulto che esercita il suo potere con lo sculaccione e per questo cercherà di 'rifarsi' su chi è più debole di lui.
Secondo altri studi c’è il rischio di un impatto negativo sullo stato di benessere globale, fisico, emotivo e psicologico del bimbo: “End all Corporal Punishment of Children” dove sono stati esaminate ben 150 studi condotti negli ultimi 30 anni sul tema sculaccioni: i bambini che vengono spesso sculacciati si sentono più insicuri e poco amati. 
In sintesi le sculacciate, pur se lievi e occasionali (magari a 'sorpresa' per il bimbo), minano lo sviluppo dell'autostima. Il bimbo percepisce se stesso come inadeguato rispetto alle aspettative del genitore, sente di non essere abbastanza bravo e di fare, spesso, cose 'sbagliate' (senza capirne, spesso,  bene le ragioni, soprattutto nel caso dei più piccoli intorno ai 24-30 mesi)
Inoltre, un bimbo che le prende spesso, avverte sentimenti di frustrazione e di impotenza.
Non ho finito. Tra le conseguenze negative risulta che stress e  paura della punizione peggiorano le prestazioni scolastiche e si crea un circolo vizioso che nutre ansia e insicurezza. In sostanza, il bimbo non desidera deludere il genitore, magari per un voto scarso, ma il timore della sua reazione, lo mette sotto pressione al punto tale da bloccarsi (e sbagliare).
Direte e allora come faccio?
Con l’educazione e la relazione 
La punizione fisica chiude la relazione con il figlio, chiude il dialogo. “Il genitore si impone con un atto di forza - indipendentemente dall'entità fisica della sculacciata - invece di mettersi in gioco nel rapporto attraverso il ragionamento e altre strategie, in base all'età del bimbo”, 
Quando il bimbo ha un comportamento che il genitore non approva, dovrebbe fargli capire che non va bene con tono fermo e calmo, guardandolo bene negli occhi. Il messaggio deve essere semplice, breve e diretto e accompagnato dal contatto visivo in modo che il bimbo lo recepisca al meglio.
In ogni caso, se un bambino fa un capriccio, strilla e si butta per terra, non smetterà certamente prendendo una sculacciata sul pannolino.
“Il compito dei genitori e in generale degli educatori , è quello di essere una base sicura per il bambino, accompagnandolo a scoprire se stesso, senza tarpare le sue ali”, 
Concludo ricordando che 
La Convenzione dei diritti dell'infanzia, votata dalle Nazioni Unite (1989), nell'articolo 19, chiede a tutti gli Stati di proteggere il bambino 'contro qualsiasi forma di violenza'.
Il Comitato dei diritti del bambino (davanti al quale ogni Stato deve presentare un rapporto su come rispetta la Convenzione ogni 5 anni) raccomanda di prendere misure anche verso le punizioni corporali più comuni come sculacciate, sberle e ceffoni.
Infatti alcune ricerche mediche attualmente si orientano a considerare la punizione fisica adottata quale mezzo di disciplina come un rischio per il maltrattamento. Infatti, a causa della giovanissima età e della propria costituzione fisica, il bambino può avere un’esperienza non solo di dolore, come è nell’ intento del genitore, ma anche di vero e proprio danno nel fisico, in quanto l’adulto pesa almeno tre o quattro volte di più e ha molta più forza fisica del proprio figlio. Inoltre, la punizione fisica è talvolta associata ad attacchi verbali da parte dell’adulto che favoriscono stress psicologici che gli specialisti dell’infanzia classificano come abusi emozionali e che possono lasciare disturbi psicopatologici evidenti anche nell’età adulta.
IN SINTESI (Da quaderni ACP)
Il bambino che viene picchiato con l’intenzione di ottenere una correzione, di solito, impara una lezione molto più profonda: che i problemi possono essere risolti con la violenza. 
Se noi genitori utilizziamo tali sistemi con l’intento di insegnare ai bambini l’autocontrollo, non solo sbagliamo, ma incoraggiamo un comportamento opposto. Dobbiamo noi genitori imparare l’autocontrollo, perché picchiare i bambini tende a far aumentare la probabilità che da adulti abbiano meno autocontrollo, meno autostima e relazioni più disturbate, che siano più soggetti alla depressione e che maltrattino a loro volta i figli e il coniuge. Non ascoltiamo i cosiddetti “esperti” che dicono che una sculacciata fa bene: sono ignoranti o in malafede!
Come fare?
Ci sono molte alternative per l’educazione del proprio bambino senza dover adoperare la forza fisica. 
Ogni strategia educativa deve essere calata nella singola realtà familiare, considerando il temperamento del bambino e il suo grado di sviluppo. Proprio per questo motivo il pediatra di famiglia è il professionista più competente nel confronto con i geni- tori per una nuova sfida educativa che non contempli più la sculacciata come metodo educativo. Parliamone con lui. 

Tratto da Quaderni ACP 2010

Sito “Nostro figlio”


domenica 25 gennaio 2015

CRISI ECONOMICA E MORTALITA’ INFANTILE E MALTRATTAMENTO DELLE FAMIGLIE E DEI BAMBINI



CRISI ECONOMICA E MORTALITA’ INFANTILE E MALTRATTAMENTO DELLE FAMIGLIE  E DEI BAMBINI
Cari Genitori e ragazzi e tutti
Inizio con la conclusione:
DIRETE CHE POSSIAMO FARE? Iniziamo anche a pensare a utilizzare bene e a migliorare la nostra sanità chiedendo a chi si candida che proposte ha per infanzia e famiglie
Dopo  l’ennesimo TG panino (meglio dire rumenta) Pagato obbligatoriamente da noi contribuenti e che fa tutto meno che fare informazione e dopo aver sentito parlare di:
1)  Grandi riforme senza che dicano quali sono. Se lo sapete me le dite
2)  Dire che cisarà la ripresa (non si capisce su quale base)
3)  Riforma elettorale che si capiscono, forse, tra loro
4)  Di dire di attuare fatti concreti per…al che debbo pensare che esistano fatti concreti e fatti  non fatti (inosmma bugie al vento) ecc.
·      Dopo giornate passate a battagliare per la salute dei bambini per cercare di ottenere ,nel pubblico,  prestazioni che in alcuni, in aumento, casi debbono rivolgersi al privato (a parte che il pubblico a volte costa quanto il privato con i ticket in aumento).
·      Dopo giornate passate in Istituzioni che hanno questo nome ma di fatto pensano a tante cose meno che al bene comune
·      Dopo giornate passate a ascoltare e ad andare, a mie spese, e gratis nelle scuole e in varie sedi a parlare di prevenzione
·      Dopo giornate a verificare come i bambini siano sempre meno agili, più grassotelli, impigriti, anchilosati (pochi si sanno toccare la punta dei piedi con la punta delle dita) per poca/niente ginnastica a scuola. I genitori li debbono iscrivere in palestra e quest’anno debbono anche OBBLIGATORIAMENTE fare un ECG a spese loro (lex dura lex sed lex) per cui con la situazione economica che abbiamo sono in aumento i bambini i cui genitori non possono permettersi di fara fare sport
·      RICORDO CHE LA REGIONE LIGURIA PER RISPARMIARE L L NO HA DESIGNATO IL GARANTE DELL’INFANZIA E DELLA ADOLESCENZA.
EBBENE DOPO QUESTO  E ALTRO (GENITORI CHE PERDONO IL LAVORO) VEDO CHE “non ci sono limiti al peggio” E I NOSTRI GOVERNANTI DOVREBBERO TENERNE CONTO:
La mortalità infantile nei primi mesi di vita dei bambini è aumentata del 43 per cento in Grecia a seguito dei brutali tagli alla spesa pubblica, e al dimezzamento del bilancio della Sanità, imposti dalla crisi del debito sovrano e dalla spietata "terapia" di risanamento imposta dall'Unione europea, dalla Banca centrale europea, dal Fondo monetario internazionale, dal governo federale guidato dalla Cancelliera Angela Merkel.  LA GRECIA E’ DIETRO L’ANGOLO.  E' una strage quella che emerge da uno studio pubblicato su "The Lancet.
Sono dati che lanciano di fatto un pesantissimo atto d'accusa alle grandi potenze e ai poteri forti dell'eurozona e del mondo economico e finanziario mondiale MA ANCHE LE REALTA’ LOCALI SONO COINVOLTE.
INSOMMA La mortalità infantile è quasi raddoppiata (aumento del 43 per cento), il numero dei bambini che nascono sottopeso è cresciuto del 19 per cento, il numero dei bimbi nati morti del 20 per cento. Costa troppo, anche per le mamme incinte, far seguire le gravidanze dai medici, la sanità pubblica copre molte meno prestazioni. Non è finita: i tagli estesissimi haNNO fatto crescere le infezioni di aids tra i drogati, da 15 nel 1009 a 484 tre anni dopo. La situazione di povertà e miseria di massa è tale che i diabetici in Grecia hanno ormai la scelta obbligata: spendono il poco che hanno o per comprare l'insulina e sopravvivere alla malattia, o per comprare cibo e sopravvivere alla fame. Un altro paese che negli anni scorsi era stato investito dalla crisi finanziaria, l'Islanda, ha affrontato sacrifici durissimi ma solidali e scelti sovranamente dal popolo. E ha invece rifiutato la raccomandazione-Diktat dei creditori internazionali di tagliare le spese sanitarie. Conseguenza: a Rejkyavik non si lamenta nessun aumento di mortalità infantile o malattie gravi. Scusate se è poco.
DIRETE CHE POSSIAMO FARE? Iniziamo anche a pensare a utilizzare e a migliorare la nostra sanità chiedento a chi si candida che proposte ha per infanzia e famiglie

martedì 23 dicembre 2014

ABUSO E MALTRATTAMENTO. IPERCURA: SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA

ABUSO E MALTRATTAMENTO. IPERCURA: SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA
TEMA POCO NATALIZIO MA TEMA REALE E CHE ANZI DOBBIAMO CONOSCERE PER CONTRASTARE: IL MALTRATTAMENTO.  Qui sotto articolo da leggere
Ne abbiamo già parlato qui e sul mio blog http://ferrandoalberto.blogspot.it/2014/08/abuso-e-maltrattamento-ipercura-la.html
Purtroppo non passa giorno che non osserva casi di maltrattamento. Quello da ipercura è meno frequente, almeno nella forma conclamata , ma va tenuto presente. E IN GIOCO SIAMO TUTTI E NON SOLO I SANITARI O I SERVIZI SOCIALI: intorno a noi abbiamo TANTE persone che hanno bisogno di aiuto. Aiuto che può anche solo essere un sorriso, due parole buone o ascoltare, guardare e passare oltre alla bugia che diciamo più frequentemente: "va bene".
Quando uno dice, alla domanda "Come va" che sta bene guardiamolo in faccia. Alcuni fanno un sorriso con la bocca ma non con gli occhi.
Esistono varie forme di maltrattamento. La forma più frequente è la trascuratezza (neglect): il bambino trascurato, deprivato di attenzione, affetto, cure. Segue  l’abuso psichico e fisico e sessuale. Una forma più rara, almeo nelle manifestazioni estreme descritte, è il maltrattamento da “ipercura” e la manifestazione più nota e tipica è la  sindrome di Münchausen per procura, MbP, (by proxy).
L’ABUSO E IL MALTRATTAMENTO IN FAMIGLIA E’ UN FENOMENO CHE, SENZA UN INTERVENTO ESTERNO,  NON SI RISOLVE, SI CRONICIZZA E ANZI DIVENTA SEMPRE PIU’ GRAVE. SOLO UN INTERVENTO DALL’ESTERNO DELLA FAMIGLIA PUO’ BLOCCARE I MECCANISMI IN ATTO. E QUI SIAMO COINVOLTI UN PO’ TUTTI A DOVER PENARE SITUAZIONI CHE , SOLO AL PENSARLE FANNO STARE MALE. BISOGNA SUPERARE LA PAURA DI PENSARLE ED EVITARE DI NEGARE CHE IL PROBLEMA ESISTA O CHE SI POSSA RISOLVERE DA SOLO.
In forma leggera la sindrome è probabilmente più frequente di quanto si pensi ma siccome non causa evidenti problemi fisici è impossibile stabilire la frequenza. Alcune forme di “doctor shopping” di eccessiva medicalizzazione del bambino (tante medicine, tante consulenze, cambi di medico ecc.) possono rientrare in questo capitolo.
http://www.repubblica.it/salute/medicina/2014/12/22/news/se_la_mamma_che_fa_ammalare_il_figlio-103511046/

Se è la mamma che fa ammalare il figlio

Uno studio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore- Policlinico universitario Gemelli di Roma. Su 751 bimbi ricoverati 2% ha patologia fittizia e in alcuni casi diagnosticata sindrome Munchausen
di VALERIA PINI
ROMA -  Più spesso di quanto si pensi è il genitore a 'far ammalare' il proprio bambino. E in questi casi è quasi sempre la mamma e più  raramente il papà o un altro adulto ad agire. E' una malattia rara, della quale si sente parlare molto poco. Si chiama sindrome di Munchausen per procura, e da uno studio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore- Policlinico universitario Gemelli di Roma emerge che spesso la patologia resta non diagnosticata. I casi che vengono alla luce potrebbero rappresentare solo la punta dell'iceberg di un fenomeno molto più diffuso e doloroso di quanto si pensi. La ricerca è stata pubblicata sul 'Journal of Child Health Care'.

mercoledì 13 agosto 2014

ABUSO E MALTRATTAMENTO: IPERCURA "LA SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA"

ABUSO E MALTRATTAMENTO: IPERCURA "LA SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA" Testimonianza:libro biografico "Malata per forza" di Gregory
Leggiamo sui quotidiani, in questi giorni, di una mamma Torino, che somministrava, di nascosto,  dell'insulina al figlio ricoverato. Cosa è questa forma di maltrattamento che va sotto uno strano nome?  La sindrome di Münchausen per procura , MbP, (by proxy)*

Esistono varie forme di maltrattamento. La forma più frequente è la trascuratezza (neglect): il bambino trascurato, deprivato di attenzione, affetto, cure. Segue  l’abuso psichico e fisico e sessuale. Una forma più rara, almeo nelle manifestazioni estreme descritte, è il maltrattamento da “ipercura” e la manifestazione più nota e tipica è la  sindrome di Münchausen per procura, MbP, (by proxy).
L’ABUSO E IL MALTRATTAMENTO IN FAMIGLIA E’ UN FENOMENO CHE, SENZA UN INTERVENTO ESTERNO,  NON SI RISOLVE, SI CRONICIZZA E ANZI DIVENTA SEMPRE PIU’ GRAVE. SOLO UN INTERVENTO DALL’ESTERNO DELLA FAMIGLIA PUO’ BLOCCARE I MECCANISMI IN ATTO. E QUI SIAMO COINVOLTI UN PO’ TUTTI A DOVER PENARE SITUAZIONI CHE , SOLO AL PENSARLE FANNO STARE MALE. BISOGNA SUPERARE LA PAURA DI PENSARLE ED EVITARE DI NEGARE CHE IL PROBLEMA ESISTA O CHE SI POSSA RISOLVERE DA SOLO.
In forma leggera la sindrome è probabilmente più frequente di quanto si pensi ma siccome non causa evidenti problemi fisici è impossibile stabilire la frequenza. Alcune forme di “doctor shopping” di eccessiva medicalizzazione del bambino (tante medicine, tante consulenze, cambi di medico ecc.) possono rientrare in questo capitolo.  La frequenza delle forme più frequenti (soffocamento e somministrazione di farmaci) oscillerebbe da 1-3 casi su 100.000. La diagnosi non viene sospettata, in media, prima di 6 mesi e la mortalità è di circa il 10%
In questa sindrome l’abuso è fatto dalla madre su un figlio, questo distingue il maltrattamento fatto su se stessi (sindrome di Münchausen ). E’ una situazione  distruttiva, ove spesso i medici non riescono a comprendere subito la situazione, in alcuni casi diventano complici di una madre che appare, disponibile, preparata e cooperante.   
Cosa è
E’ un disturbo mentale che interessa prevalentemente le mamme e le spinge a simulare o addirittura ad arrecare direttamente un danno fisico al figlio/a per attirare l’attenzione su di sé.  La madre, preoccupandosi della salute del proprio figlio, gode così della stima e dell’affetto delle altre persone.
La diagnosi è difficile (bisogna conoscere questa malattia e avere il coraggio di pensarla)  in quanto si può presentare con vari e differenti sintomi , che risulteranno poi essere inventati o indotti.  Infatti l’dea che  il malessere del bambino sia procurato dalla madre risulta risulta difficile da pensare anche perché, in questa situazione le mamme appaiono gentili, sollecite, premurose, che hanno molto a cuore la salute dei figli.Vengono spesso definite “madri modello”

Secondo il DSM IV (  Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders:  manuale delle patologie psichiatriche) è un  disturbo fittizio per procura “la caratteristica essenziale è la produzione deliberata o simulazione di segni e sintomi fisici o psichici in un’altra persona che è affidata alle cure del soggetto. Tipicamente la vittima è un bambino piccolo e il responsabile è la madre del bambino. La motivazione di tale comportamento viene ritenuta essere il bisogno psicologico di assumere, per interposta persona, il ruolo di malato”

COME SI PRESENTA
Il modo di presentarsi è molto variabile.
Le situazioni riconoscibili sono tre:
1. Simulazione di segni e sintomi di malattie di varia natura (allergie, ematuria, problemi respiratori, sanguinamenti, vomito, affezioni gastrointestinali), riportati dal genitore-abusatore. Vengono sempre minuziosamente descritti, ma enza prove né testimoni. Compaiono solo con il genitore.
In alcuni casi i sintomi esistono, il bambino ha una malattia, ma i sintomi vengono esagerati. (diagnosi ancora più difficile da pensare e da fare)
2) Induzione di segni e sintomi di malattia: rappresenta la forma tipica di MbP:  il genitore  procura direttamente la malattia del bambino. 

Le modalità usate per generare i sintomi nel bambino-vittima possono essere innumerevoli e a volte anche molto crudeli. Molti sono i casi di avvelenamento condotti mediante sommi- nistrazione di sostanze farmaci e veleni: veleni  per animali, purganti, arsenico, insulina come nel caso apparto recentemente sulle cronache nazionali (le crisi ipoglicemiche sono tra le più frequenti manifestazioni indotte), ecc.
3)  maltrattamenti fisici. Sono descritti casi di punture di spillo, bruciature, traumi causati con oggetti contundenti e soffocamento.

LA STORIA DI KATHY BUSH COME ESEMPIO ECLATANTE DI INDUZIONE DI MALATTIA:
LA CRONACA DEGLI EVENTI E GLI INDIZI SOSPETTI
AVVELENATA DALLA MADRE: le iniettava materiale fecale nella fleboclisi
Una bambina di 9 anni è stata deliberatamente avvelenata per anni dalla madre che vo- leva attirare su di sé l’attenzione dei medici e dei mass media. Kathy Bush, madre della piccola, è stata arrestata e incriminata per gravi maltrattamenti ai minori dal Tribunale della Florida, dopo che aveva fatto ricoverare 200 volte la figlia Jennifer. Per anni ha iniettato materiale fecale alla figlia, indicendo al contempo una campagna per chiedere l’as- sistenza medica per le famiglie che ne sono prive.
Tale campagna ha portato Kathy Bush sulle prime pagine dei giornali e perfino a essere fotografata accanto a Hillary Clinton. Per la verità, gli infermieri che avevano avuto a che fare con Kathy Bush e la figlia Jennifer sostengono di aver sospettato per anni che quella bambina non avesse nulla di grave. Ma la madre, dice il Pubblico Ministero che l’ha fatta arrestare, era esperta di cose mediche, parlava da pari a pari con i dottori, finendo ogni volta per convincerli che la bambina era gravemente malata. Per anni a Jennifer sono state diagnosticate una serie di malattie: da una debolezza del sistema immunitario a malattie dell’intestino e dell’apparato urinario.
Jennifer era stata operata per ben 40 volte e le erano stati posizionati più volte cateteri venosi. Attraverso tali accessi, hanno testimoniato gli infermieri, la madre iniettava qualcosa di strano ogni volta che visitava la bambina. Se ne erano accorti perché dopo la visita della mamma, ogni volta, le condizioni di Jennifer peggioravano. Articoli sulla lotta eroica della madre e della bambina erano usciti su Usa-Today. Nel frattempo alla famiglia sono arrivate donazioni pubbliche e private con cui hanno fatto costruire una piscina da ventimila dollari, si sono comprati automobili e hanno fatto vacanze lussuose. Ma i vicini non credono ai risultati delle indagini. “Kathy è una madre meravigliosa” sostengono. “Jennifer non sarebbe viva se non si fosse data tanto da fare”.
Da Il Giornale, 18 aprile 1996
La storia in sintesi:
Ricoverata 200 volte, 40 interventi chirurgici, numerosi cateteri venosi
Per anni sono state diagnosticate una serie di malattie...
Marcata attenzione da parte dei media
La madre, Kathy Bush, aveva indetto una campagna per chiedere l’assistenza medica per le famiglie che ne sono prive. Gli infermieri sospettavano da anni che la bambina non avesse nulla di grave. La madre era esperta di medicina, parlava da pari a pari con i dottori, finendo ogni volta per convincerli che la bambina era gravemente malata
Ma i vicini non credono ai risultati delle indagini: “Kathy è una madre meravigliosa”
  
In alcuni casi  le malattie indotte e i modi di provocarle possono essere anche particolarmente cruenti e talora causare la morte del bambino. Pensarci in acso di morte improvvisa del lattante (SIDS).
Ricordando la possibilità di un Münchausen seriale, par ticolare attenzione va posta quindi ai casi in cui ricorrano in famiglia altri episodi di morte infantile sospetta o precedentemente identificati come SIDS (casi purtroppo descritti).
Oltre ai danni fisici (ricordiamo anche la mortalità del 10%) il bambino è una vittima psicologica. Questi bambini possono presentare,  anche dopo  anni, difficoltà di appren- dimento e di concentrazione, problemi comportamentali, assenza di relazioni sociali, problemi a livello emotivo, in-cubi notturni, sintomi propri del “disturbo post-traumatico da stress” e, nei casi più gravi, anche una patologia psichiatrica maggiore (depressione).
Nella adolescenza insorgono altri problemi e il bambino stesso può simulare la malattia per cercare, in una sorta di follia a due , di  di garantirsi cure e attenzioni da parte del genitori.
Nella maggioranza dei casi (fino al 98%) il genitore abusante è la mamma che è, come detto sopra ,  una donna abbastanza colta, con conoscenze mediche che possono provenire da studi nel campo, riviste, enciclopedie mediche, serie televisive di ambientazione ospedaliera. La mamma instaura un buon rapporto con il personale sanitario, si dimostra collaborante e ascolta con attenzione, ha un atteggiamento riconoscente ed è gratificata dalle attenzioni rivolte al figlio; appare, quindi, come una madre affettuosa e amorevole.
Si riscontra però frequentemente in queste mamme un disturbo di personalità e frequentemente, le madri abusanti risultano essere state a loro volta vittime di maltrattamento da parte dei genitori, oppure sono o sono state affette da sindrome di Münchausen (autoindotta).


E IL PAPA’???
In genere è una figura passiva e negligente. Il più delle volte si tratta di un padre assente o perché resta lontano da casa per lunghi periodi di tempo, o perché sembra non par tecipare/essere coinvolto nelle vicende familiari. Quando la donna viene scoperta e messa di fronte agli abusi perpetrati, il marito la sostiene e può persino rendersi complice dei suoi in- ganni, facilitando tacitamente il suo comportamento. A volte anche il papà è abusante.

 INDICAZIONI PER UN SOSPETTO:
• Un bambino che ha uno o più pro-blemi di salute insoliti, che non rispondono al trattamento o che appaiono anomali e diversi rispetto a casi analoghi (non ho mai visto una cosa di questo tipo).
• Segni e i sintomi che non si evidenziano mai in assenza del genitore (spesso l’ospedalizza- zione e il controllo attento si dimostrano indispensabili per poter stabilire questo rapporto casuale) o si ripresentano sempre in un contesto fisso (a casa, ad esempio...).
• Un genitore che sembra essere insolitamente calmo di fronte alle gravi difficoltà clinico-terapeutiche che spesso questi bambini pongono, o per contro che appare costantemente sfiduciato nei confronti del personale, richiedendo con frequente insistenza ulteriori pareri clinici (doctor shopping).
• Il genitore ritenuto sospetto può lavorare egli stesso nel campo sanitario o esprimere un chiaro interesse per tali tipologie di professioni; tipicamente si dimostra in confidenza con il personale e avanza suggerimenti e consigli in materia di valutazioni cliniche, diagnostiche e terapeutiche.
• Un genitore estremamente attento ai bisogni del bambino, che sembra necessitare di un’attenzione costante.
• Un genitore con i sintomi riferiti simili a quelli del bambino o con una storia di malattia di per sé insolita e di difficile spiegazione clinica.
• Ricorrenza familiare di episodi simili di malattia o eventi di morti
non spiegate.

• Un genitore che sembra avere un’esigenza insaziabile di essere gratificato o che tende a dichiarare apertamente le proprie attitudini e abilità.

*(da “Medico e Bambino” del maggio 2009: La sindrome di Münchausen by proxy Dal dire al fare attraverso i casi. ZEMIRA CANNIOTO1, FEDERICO MARCHETTI1, EVA DA DALT1, SANDRA BRUSA2, ALESSANDRO VENTURA1 1Clinica Pediatrica, IRCCS “Burlo Garofolo”, Università di Trieste 2Reparto di Pediatria, Ospedale S. Maria della Scaletta, Imola (Bologna))




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