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lunedì 23 ottobre 2017

Pianto del bambino: perché e cosa fare

 Cosa sapere
Il pianto del bambino crea, soprattutto nei primi periodi della vita, uno stato di agitazione perché ed è difficile da interpretare. Solo con il tempo, e l’esperienza, i genitori imparano a capire le varie tipologie di pianto e a intervenire. E’ importante tener conto che il pianto è l’unica forma di comunicazione che il bimbo, nei primi mesi di vita, ha per comunicare con il mondo esterno.
Cause di pianto
Cambiano a seconda dell’età, nel bambino grande la causa predominante è il dolore seguito da tristezza. Nel bambino piccolo le cause sono più numerose perché non potendo comunicare in altro modo, comunica con il pianto:
-           Dolore (vedi capitolo)
-           Tristezza
-           Fame
-           Sete
-           Sonno
-           Stanchezza
-           Bisogno di coccole
-           Paura degli estranei
-           Paura di essere abbandonato
Indipendentemente dalla causa del pianto ci sono alcune cose che vanno ricordate e fatte:
          Cercate di mantenere la calma e non fatevi prendere dall’agitazione. 
          Cercate di consolarlo parlandogli dolcemente, coccolatelo e rassicuratelo con la vostra presenza.
          Provate a cambiargli posizione.
          Verificate se ha caldo o freddo: se è sudato o se ha mani e piedi freddi.
          Controllate se qualcosa lo infastidisce (pannolino sporco, vestiti stretti, naso chiuso).
          Massaggiategli il pancino in senso orario per favorire l’eliminazione dell’aria.
Esiste inoltre un’ampia variabilità da bambino a bambino: i bambini sono diversi l’uno dall’altro: alcuni piangono molto frequentemente, altri, al contrario, quasi mai.
Ogni età ha il suo “codice”
Con il pianto il bambino richiama l'attenzione dei genitori per richiedere nutrimento, aiuto, protezione e conforto.
Dopo i primi 4-6 mesi il bambino impara a comunicare con altri mezzi.
Dalla nascita al 6° mese un bambino in media piange al giorno da 1 a 3 ore anche se esistono bambini che non piangono quasi mai e altri che superano ampiamente le 3 ore.
Le cause più frequenti fisiologiche sono:
Dopo i 6 mesi
Il pianto è indotto non più soltanto da motivi fisici (fame, dolore, desiderio di contenimento), ma anche da cause psicologiche che derivano dalle nuove esperienze che il bambino compie man mano che conquista l’autonomia. Dai 7 ai 18 mesi il bambino può piangere per paura (degli estranei, dell’abbandono), mentre dai 18 ai 24 mesi il pianto può esprimere crisi di collera (aggressività), ma anche timore di sbagliare.
Con il passare dei mesi, il pianto diviene meno importante come “linguaggio”, perché il bambino impara a far capire agli adulti i propri “messaggi” con altri sistemi di comunicazione. 
  Cosa fare
          Cercare di capire la causa del pianto e, se individuata, agire sulla causa. Se è il dolore applicare la terapia farmacologica e non farmacologica del dolore (vedi capitolo Dolore pag. . ..). Per il pianto del lattante utilizzare il sistema delle 5S.
          Mantenere la calma.
Soluzione per calmare il pianto dei lattanti : le "5 S” (Harvey Karp)
-           Swaddling: avvolgerlo in una coperta o fascia.
-           Side/Stomach: sul fianco. Se il bambino viene girato su un fianco o sulla pancia, è molto più facile calmarlo (ma non va fatto dormire in questa posizione per evitare rischi di soffocamento).
-           Shushing: Quando è nell’utero, il bambino non è avvolto dal silenzio ma da un rumore particolare (simile al sibilo usato per zittirlo, “sshhh!”) d’intensità pari a quello di un aspirapolvere in funzione. E ascoltare rumori simili a quelli che udiva nel ventre materno, aiutano il bebè a dormire. Il consiglio è quindi quello di utilizzare, per il primo anno di vita, il rumore bianco per calmarlo: su qualsiasi smartphone ci sono app che lo riproducono, e i file mp3 di rumore bianco si possono facilmente trovare anche su Internet.
-           Swinging: cullarlo con un’oscillazione che dev’essere di circa tre centimetri senza che diventi uno scuotimento, movimento che invece è molto pericoloso per i piccoli.
-           Sucking: succhiare. Ai neonati piace succhiare, Per farli addormentare, quindi, spesso basta allattarli, o usare un ciuccio.
 Cosa non fare
          Agitarsi, perché si crea un circolo vizioso. Se il bambino piange e chi è intorno a lui si agita, il pianto si aggrava.
          Sgridare il bambino dicendo di smetterla.
          Ignorare il bambino.
          Urlare.
          Litigare tra marito e moglie.


















giovedì 13 luglio 2017

Prima delle vacanze.. consigli validi sempre: cosa fare se...si ferisce, cade , ha una malattia?

Prima delle vacanze.. consigli validi sempre: cosa fare se...si ferisce, cade , ha una malattia?Cari genitori

Trovate nel blog dei consigli per le ferie e le risposte ai quesiti più frequenti. Risposte valide sempre comunque. Alcuni bambini hanno la prerogativa di ammalarsi nei week end o nelle feste.
Consiglio comunque il libro "Primo Soccorso Pediatrico": piccolo manuale di consultazione, anche in formato elettronico da consultare sul telefonino  in caso di...qualsiasi cosa possa avvenire al Bambi. Dalla febbre al trauma a come fare una peretta o metter una supposta. Dalla piccola ferita alla rianimazione cardiopolmonare.
Utile una rapida lettura sulla prevenzione e soprattutto da consultare se il bebè stesse male o avesse un trauma nel dubbio , o in attesa , di un intervento medico.
Ovviamente il libro NON può sostituire lka consulenza del pediatra o del servizio dell'emergenza territorio (112 in Liguria e in tante Regioni, in alcune è ancora 118).


martedì 4 agosto 2015

COME SI TRASMETTONO LE MALATTIE INFETTIVE: MANO BOCCA, PIEDI E VOMITO E DIARREA

Cari Genitori
Mi segnalano dei casi di malattia mano bocca piedi..ma non solo anche di mal di gola, febbri senza disturbi e soprattutto episodi di vomito  diarrea.
Trovate qui la malattia mani, bocca e piedi: http://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=mano+bocca
ove trovate scritto: " Il contagio avviene per contatto diretto con secrezioni nasali, saliva (quindi starnuti, colpi di tosse o semplicemente parlando) di pazienti nella prima settimana di malattia o per contatto orale di feci di pazienti anche a distanza di tempo. PER QUESTO MOTIVO E’ PARTICOLARMENTE IMPORTANTE IL LAVAGGIO ACCURATO DELLE MANI SIA DEI BEMBINI CHE DEL PERSONALE DEGLI ASILI, SCUOLE E DEI FAMILIARI". 
ALCUNI GENITORI CHIEDONO COME SI TRASMETTONO LE MALATTIE
Tratto la mio libro: "Come crescere mio figlio" (ora disponibile anche in formato ebook:  http://www.amazon.it/Come-crescere-mio-figlio-genitori-ebook/dp/B0133NW5V2/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1438696651&sr=1-1&keywords=FERRANDO ) I microrganismI che causano malattie possono essere trasmessi al bambino attraverso cibi od oggetti che si portano alla bocca contaminati dalle feci di un soggetto malato o portatore sano del microrganismo. Nel caso delle salmonelle gli alimenti più frequentemente contaminati sono le uova e i prodotti da loro derivati. Le infezioni virali inoltre si possono diffondere anche attraverso le goccioline di saliva, tramite la tosse o gli starnuti.
Le vie di infezione sono principalmente 5 oltre alla via “aerogena” con il passaggio da individuo a individuo attraverso particelle della saliva trasportate dall’aria mentre si parla o si tossisce.
Le 5 modalità (gli anglosassoni parlano delle 5F)
Faeces (feci) Necessaria un’accurata igiene in quanto la via di contagio detta “orofecale” prevede il contatto di feci con le mani e una igiene delle stesse non adeguata.
Fingers (dita) IMPORTANTE lavare le mani.
Fomites (oggetti, suppellettili) Alcuni virus possono sopravvivere anche per settimane su superfici dell’ambiente.
Food (cibo)
Flies (mosche) Passando su varie sostanze gli insetti possono fare da veicoli per alcune infezioni.
Quindi tante infezioni, non solo gastrointestinali, ove i virus vengono eliminati con le feci possono essere trasmesse anche attraverso oggetti (fomites)
 

Malattia mano-bocca-piedi: la guida che vorrei dare a ogni genitore

Malattia mano-bocca-piedi: la guida che vorrei dare a ogni genitore Cosa succede davvero, come alleviare il dolore, quando tornare al nido e...