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sabato 21 gennaio 2017

DIETE VEGANE ED EMERGENZE: inquinamento, soffocamento e anafilassi

DIETE VEGANE ED EMERGENZE: inquinamento, soffocamento e anafilassi
Due filmati:
- Il punto di vista sulle diete vegetariane/vegane
- Emergenze pediatriche: inquinamento, alimentazione, soffocamento e shock anafilattico.


venerdì 14 febbraio 2014

GUCH: I Cardiopatici Congeniti diventano adulti. Chi li segue?

I cardiopatici congeniti diventano adulti (programma e relatori del Convegno qui: 14 Febbraio: 2 Congresso Regionale GUCH (Grown Up Congenital Heart Disease

Quali sono i numeri dei pazienti GUCH in Liguria? Probabilmente oltre duemila perché proprio per il graduale e costante aumento della loro sopravvivenza, e' sempre maggiore il numero dei pazienti GUCH che diventano adulti. A questi pazienti liguri vanno aggiunti i molti pazienti GUCH che cercano in Liguria un'assistenza appropriata, per non dire di eccellenza, attirati dal prestigio del Gaslini e dalla crescente consapevolezza che in Liguria esiste una rete sanitaria specificamente dedicata a loro. Si ritiene quindi che i pazienti GUCH che possono accedere alla rete ligure siano oltre duemila. E' probabile che una adeguata informazione, tramite il supporto dei media e degli organismi istituzionali dedicati, possa far crescere ancora la numerosità dell'utenza GUCH.
Nel solo periodo dal maggio 2012 al settembre 2013, oltre 1500 prestazioni
ambulatoriali sono state erogate ai pazienti GUCH, mentre 12 pazienti sono stati
ricoverati o sottoposti ad intervento presso le due strutture dell'Ospedale Padre Antero Micone di Genova Sestri o ICLAS di Rapallo

Chi si occupa dei pazienti GUCH fuori dalle strutture sanitarie? Consideriamo che molti pazienti vengono da lontano e che alcune delle prestazioni sanitarie di cui necessitano debbono essere erogate nell'arco di più giornate. Inoltre, alcune delle pratiche amministrative per il corretto riconoscimento delle istanze dei pazienti GUCH possono giovarsi del supporto di chi ha una consolidata esperienza in tale ambito.
Proprio la fine di superare alcune delle criticità che contraddistinguono le patologie dei pazienti GUCH e' nata l'Associazione Cuore,una organizzazione onlus che si occupa di sensibilizzare le istituzioni e la popolazione sulle problematiche dei pazienti cardiopatici congeniti adulti, promuovere azioni di supporto alle loro necessità , verificare l'efficienza dei percorsi assistenziali.

Ma che tipo di vita può condurre un paziente cardiopatico congenito divenuto
adulto? Quale attività lavorativa può svolgere? E' in grado di praticare attività sportiva, e quale? Una donna GUCH in età fertile può affrontare una gravidanza?
Sono queste le domande principali che i pazienti GUCH rivolgono alle strutture
sanitarie di propria iniziativa o tramite il supporto dell'Associazione Cuore,
che in questa lodevole ed efficace attività è sostenuta da alcuni sponsor.

Infine, come organizzare uno screening appropriato delle cardiopatia congenite per anticipare la diagnosi ed i possibili trattamenti correttivi?

Proprio al fine di rispondere a queste domande, la Rete GUCH Genovese ha
Organizzato, con il supporto dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri della Provincia di Genova il II Convegno Regionale sul Cardiopatia Congenito in Età Adulta (GUCH) “GUCH: lavoro, gravidanza, sport e screening: che fare?” che avrà luogo a Genova il 14 febbraio 2014, in occasione della giornata mondiale delle cardiopatie congenite. Il comitato scientifico del convegno ha chiesto all’Ordine dei Medici di Genova di ospitare tale evento, e la scelta non è casuale: l'Ordine dei Medici rappresenta infatti la "casa" delle diverse professionalità che in modi diversi ma sinergici e complementari si dedicano ai pazienti cardiopatici congeniti adulti; ne citiamo alcuni, tra cui cardiologi e cardiochirurghi dell'età pediatrica, cardiologi dell'adulto, pediatri di libera scelta, medici di medicina generale, medici del lavoro, medici dello sport, ginecologi.
Queste professionalità saranno chiamate, il 14 febbraio p.v. in occasione del convegno, a rispondere ad alcune fondamentali istanze poste loro sotto forma specifiche domande proprio dai pazienti GUCH.
Il giorno 14 febbraio 2014, la prossima festa di San Valentino, sarà un giorno speciale per i cuori genovesi: si celebra infatti in tale data la giornata mondiale delle cardiopatie congenite. Oggi grazie alle tecniche di correzione chirurgica introdotte negli anni '80, i piccoli cuori congeniti possono finalmente diventare adulti, e questa popolazione di pazienti, costantemente in crescita, costituisce quella che in letteratura cardiologica viene definita popolazione GUCH, acronimo di Grown-Up Congenital Heart cioè cardiopatici
congeniti adulti.

Genova, e la Liguria, hanno una casa speciale per questi cuori, l'Istituto
Gaslini, che coccola questi piccoli pazienti fino al raggiungimento dell'età
adulta, ma poi? I reparti cardiologici per adulti, così come i medici di
medicina generale per quanto riguarda l'assistenza primaria, non hanno
conoscenze ed esperienza adeguate per accompagnare questi pazienti nel loro
cammino sanitario, talora contraddistinto da possibili complicanze e necessità
di reintervento. D'altra parte, gli specialisti pediatrici non hanno
possibilità di mantenere una appropriata assistenza ambulatoriale o di
ricoverare tali pazienti nei reparti dedicati ai bambini. Ma Genova si è attivata una rete assistenziale basata su condivisione di risorse umane e tecnologiche.

E' nata così la Rete GUCH Genovese, che ci auguriamo possa diventare presto
una rete Ligure.  In cosa consiste questa rete? Si basa su una  condivisione di
percorsi assistenziali che prevede la erogazione dell'assistenza ambulatoriale
presso le strutture del Dipartimento di Cardiologia dell'ASL 3 Genovese, dove i
cardiologi esperti del Gaslini visitano i pazienti GUCH utilizzando spazi e
strumentazioni dell'ASL 3 Genovese e condividono la scelta dei migliori
percorsi assistenziali con i cardiologi dell'adulto e con i medici di medicina
generale.

E quando c'è bisogno di un ricovero? La Struttura Complessa di Cardiologia-
UTIC dell'Ospedale Padre Antero Micone di Genova Sestri Ponente si prende in
carico questi pazienti quando subentra qualche complicanza che necessiti di una
breve degenza, e questa presa in carico e' anch'essa "a quattro mani", nel
senso che l'assistenza fornita da medici, infermieri e tutto il personale
sanitario e amministrativo del reparto collabora con quello del Gaslini per
garantire il percorso assistenziale più appropriato.

Ma quando alcuni di questi pazienti devono sottoporsi a ulteriori terapie
correttive tramite cardiochirurgia o in corso di cateterismo cardiaco?
L'Assessorato alla Salute della Regione Liguria ha specificamente predisposto
un accordo quadro che consente di effettuare tali interventi correttivi presso
l'Istituto Clinico Ligure di Alta Specialita'-ICLAS di Rapallo, del Gruppo
Villa Maria. Ma anche qui ritorna l'elemento rete-condivisione che caratterizza
il progetto assistenziale dei pazienti GUCH in Liguria. Infatti i
cardiochirurghi ed i cardiologi interventisti dell'Istituto Gaslini di Genova
hanno accesso alle sale operatorie dell'ICLAS ed alle sue sale di emodinamica,
e così la grande esperienza acquisita nei bambini si trasferisce agli adulti
attraverso un'azione assistenziale sinergica con cardiologi e cardiochirurghi
dell'ICLAS. 





giovedì 6 giugno 2013

Dati su incidenti e meditazioni sulla pediatria

Filmato girato il 5 giugno 2013 in un seminario sulla Manovra antisoffocamento. Parte introduttiva con alcune meditazioni sulla evoluzione della società, delle famiglie, delle cause di morte e disabilità e del ruolo del pediatra. Dati epidemiologici e perché mettere le cinture di sicurezza e il seggiolino in auto e saper fare la manovra antisoffocamento

Alberto Ferrando


venerdì 30 novembre 2012

BIBERON FINO A QUANDO?? V Consiglio SIP e SIPPS


Cari Genitori
Vi invio il V Consiglio delle Società scientifiche pediatriche SIP e SIPPS che riguarda l'uso, o, meglio, l'abbandono dell'uso del biberon entro i 2 anni di vita.
Poi su tutto possiamo discutere e non dobbiamo colpevolizzarci se nostro figlio lo usa da più tempo ma per chi ha bambini piccoli è un messaggio da dare e da recepire.
Un tema “caldo” per molti bambini che utilizzano il biberon fino a quando vanno a scuola. Il consiglio attuale è di abbandonarne l’uso entro i due anni del biberon. Non è detto che chi lo usa diventerà necessariamente obeso o avrà problemi odontoiatrici o ortodontici ma fa parte di un progetto educativo e di rispetto di alcune tappe di cui è necessario parlare con il proprio pediatra.
Buona giornata
Alberto Ferrando
 Il BIBERON
Cari Genitori,
alcuni studi hanno dimostrato che l’uso prolungato del biberon predispone al sovrappeso, in particolare il biberon serale/notturno. Il biberon non dovrebbe essere utilizzato oltre i 12 mesi, anche se questo consiglio viene poco seguito.
Si è dimostrato che il rischio del sovrappeso aumenta del 3% per ogni mese di prosecuzione del biberon oltre i 12 mesi. Infatti, i bambini che bevono ancora dal biberon assumono più latte rispetto a quelli che utilizzano la tazza o il bicchiere. Il problema non è solo il contenuto del biberon ma il fatto che succhiare è un piacere per il bambino, che continua a farlo anche quando in realtà non avrebbe più sete o fame. Il bimbo, quindi, non si accorge della quantità di cibo che assume, come invece accade quando beve dal bicchiere.
Considerato che probabilmente è molto difficile sospendere l’uso del biberon entro i 12 mesi, per le finalità di questo Progetto ti invitiamo a sospendere l’uso sistematico del biberon almeno entro i 24 mesi di vita di tuo figlio. Questa Azione, perciò, ti verrà consigliata tra i 18 e i 24 mesi, così che potrai gestire in modo graduale questo passaggio. Sia chiaro che rinunciare al biberon non vuole assolutamente dire rinunciare al latte, che è un alimento prezioso per il bambino nelle giuste quantità.
Il bambino acquisisce molto presto la capacità di bere direttamente da un bicchiere o da una tazza: spesso l’uso del biberon è dovuto alla nostra comodità o a una sua abitudine, non quindi a reali necessità. Questo errore è causato dal non sapere che l’uso prolungato del biberon può danneggiare la salute del bambino, sia per quanto riguarda il sovrappeso sia per la salute dei denti (gli zuccheri ri- stagnano maggiormente in bocca quando il bimbo usa la tettarella e possono favorire la carie).

1. Bonuch KA, Huang V, Fletcher J. Inappropriate bottle use: an early risk for overweight? Literature review and pilot data for a bottle-weaning trial. Maternal and Child Nutrition 2010; 6: 38-52.
2.  Li R, Fein SB, Grummer-Strawn LM. Do infants fed from bottles lack self-regulation of milk intake compared with directly breastfed infants? Pediatrics 2010; 125: e1386-e1393.
3.  US Department of Agriculture, Food and Nutrition Service. Feeding infants: a guide for use in the child nutrition programs. FNS-258 (2001). Available at http:// www.fns.usda.gov/tn/Resources/feeding_infants.pdf
4.  Gooze RA, Anderson SE, Whitaker RC. Prolonged bottle use and obesity at 5.5 years of age in US children. J Pediatr. 2011 Sep;159(3):431-6.
5.  Schiess SA, Grote V, Scaglioni S, Luque V, Martin F, Stolarczyk A, Vecchi F, Koletzko B; European Childhood Obesity Project. Intake of energy providing liquids during 
the first year of life in five European countries. Clin Nutr. 2010 Dec;29(6):726-32.
A cura di: Paolo Brambilla, Giorgio Bedogni, Carmen Buongiovanni, Guido Brusoni, Giuseppe Di Mauro, Mario Di Pietro, Marco Giussani, Manuel Gnecchi, Lorenzo Iughetti, Paola Manzoni, Maura Sticco, Sergio Bernasconi.
Con il contributo di Laura Andreozzi e Monica Maccarone.

domenica 25 novembre 2012

SVEZZAMENTO. DUBBI E VACCINI: ARTICOLI SUI GIORNALI

Cari Genitori
Su quotidiani di oggi articoli allegati e che trovate anche sul sito www.ferrandoalberto.eu e al link diretto qui (insieme a molti altri): http://www.apel-pediatri.org/articoli-giornali.html
Martedì alle ore 11 sarò in diretta su Teleliguria (potete anche intervenire telefonicamente).

Un Caro Saluto
Alberto Ferrando




mercoledì 21 novembre 2012

PSICOLOGI IN RETE: importanza di


Cari Genitori e ragazzi. Venerdì mattina Convegno (APERTO AL PUBBLICO) sulla PSICOLOGIA al teatro della Gioventù - Psicologi IN salute
BOZZA DELLA MIA RELAZIONE QUI: http://www.slideshare.net/aferrand/psicologi-23-novembre-2012
RIRICORDO GLI EVENTI DI SABATO: APERTI AI GENITORI CHE TROVATE QUI: http://ferrandoalberto.blogspot.it/2012/11/rispetto-dei-bambini-e-educare.html

NECESSARIO  INVESTIRE IN SALUTE ANCHE MENTALE e ricordo una frase di Palacio che un anno fa disse che a Ginevra "pagava " tutto lo Stato: "costa molto meno alla Comunità pagare queste cure che occuparsi di uno squilibrato o malato adulto, che costa molte e molte volte di più".
Aggiungo che fa stare male molto di più e può arrecare danni ad altri

Alberto FErrando

Ore 8,30 Registrazione dei partecipanti

Ore 9,00 Saluti delle autorità: Enrico Bartolini, Franco Bonanni, Claudio Montaldo, Mirella Zanobini
 Ore 9,30 Introduzione ai lavori: Piero Cai

Ore 10,00-10,30: Appropriatezza e benefici della psicologia di cure primarie: Michele Liuzzi

Ore 10.30-11,00: Psiche, salute ed evidenze: David Lazzari

Ore 11.30 Psicologi e politiche per la salute: quali scelte?Alberto Ferrando e Fabio Stellini





BOZZA DI RELAZIONE DI FERRANDO



mercoledì 1 agosto 2012

GASLINI, PEDIATRI DI FAMIGLIA E FAMIGLIE

Cari Genitori e Colleghi
A questo indirizzo trovate il nuovo numero della Rivista "Mondo Gaslini" con articoli interessanti per le famiglie: http://www.gaslini.org/upload/gaslini_ecm8/gestionedocumentale/Mondo_Gaslini_n.7-2_WEB_784_4142.pdf .
Grazie alla collaborazione esistente tra pediatri nella Rivista , in ogni numero, si trova anche un articolo scritto dalla pediatria di famiglia. In questi numero un contributo di Giovanni Semprini sugli incidenti (nei numeri precedenti, incollati qui sotto sul blog, di Giorgio Conforti e del sottoscritto).
La Rivista è disponibile, in formato cartaceo presso gli ambulatori dei pediatri di famiglia a cui sono state distribuite varie copie per le famiglie e presso l'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Genova (aperto tutti i giorni dalle 8,30 alle 17) in Piazza della Vittoria 12/4 e presso l'Istituto Giannina Gaslini
Un Caro Saluto
Alberto Ferrando






martedì 17 luglio 2012

GUIDA PER GENITORI: V CAPITOLO. Da 0 a 3 anni di vita


GUIDA GENITORI: capitolo V: dalla Gravidanza a 3 anni

In fondo a questo articolo si parla di incidenti. Manca in questo bell’opuscolo la parte della manovra antisoffocamento da corpo estraneo che trovate in prima pagina, come il volume intero “Guida ai Genitori” sui siti
-       www.ferrandoalberto.eu
-       www.apel-pediatri.org

Per riuscire a educare i nostri figli con successo dobbiamo:
- avere aspettative realistiche sulle capacità dei nostri figli alla loro età;
- comprendere che i nostri figli potrebbero non avere l’esperienza o le informazioni di
cui hanno bisogno per riuscire in quello che stanno facendo;
- riflettere su cosa potremmo cambiare del nostro atteggiamento per aiutarli ad apprendere; D accettare che il loro punto di vista può essere diverso dal nostro.
In questo capitolo imparerete come raggiungere i vostri obiettivi di genitori dando affetto e punti di riferimento in modo adeguato all’età di vostro figlio.
Gravidanza
Il rapporto con i nostri figli comincia ancora prima della loro nascita. Durante i primi tre mesi di gravidanza si formano le strutture fondamentali del cervello del feto. Alla 30a settimana il feto può sentire i suoni che provengono dal mondo esterno, si muove seguendo il ritmo delle parole pronunciate dalla madre, e ne riconoscere la voce. Comincia così il processo di attaccamento del bambino al genitore.
Se il bambino è desiderato e amato ancora prima della nascita, i genitori attenderanno la nascita con grande gioia e lo accoglieranno in un’atmosfera ricca di amore e felicità. Se la gravidanza non è desiderata la madre potrebbe non attaccarsi a suo figlio prima della nascita e, dopo il parto, potrebbe accoglierlo con una certa freddezza o persino rifiutarlo. Le condizioni in cui si svolge la gravidanza gettano le basi della relazione madre - figlio e definiscono il clima emotivo del mondo in cui entrerà il bambino alla sua nascita.
Queste condizioni sono: la salute fisica ed emotiva della madre, il suo livello di stress, il tipo di sostegno che riceve dalla società, la sua situazione abitativa, la possibilità di avere accesso a cure prenatali e altri aspetti dell’ambiente sociale e fisico in cui vive la madre.

Dalla nascita ai 2 anni
I bambini appena nati non hanno alcuna esperienza del mondo, ma durante i primi due anni della loro vita si svilupperanno in un modo straordinario. Impareranno moltissimo su di voi e sul rapporto che vi lega. I tre fattori di sviluppo principali in questa fase sono: attaccamento, linguaggio e indipendenza.
Attaccamento
Dato che non sanno nulla del mondo, nel primo anno di vita i bambini non riescono a capire bene il mondo che li circonda e quindi non sanno come ottenere ciò di cui hanno bisogno. Non sanno parlare, ma per fortuna hanno un riflesso innato che li aiuta a comunicare: il pianto. Piangere è un istinto di sopravvivenza per il bambino, è un segnale con il quale il bambino chiede ai genitori di essere aiutato. Il pianto è anche la base per costruire un legame emotivo unico ed estremamente forte tra genitori e figli.
Nel primo anno di vita i bambini piangono per diversi motivi:
- hanno fame;
- hanno sete;
- sentono troppo caldo o troppo freddo;
- provano dolore;
- possono avere allergie ad alimenti che la madre ha mangiato e sono stati assunti tramite l’allattamento;
- possono essere allergici alle prime pappine;
- sono nella fase della dentizione;
- hanno febbre, mal di testa, mal di stomaco, mal di gola, nausea.
A questa età i bambini piangono anche per un altro motivo: il loro cervello si sta “organizzando”. È normale che si mettano a piangere ogni notte alla stessa ora. È il segno che i loro corpi e i loro cervelli stanno sviluppando un proprio ritmo e piangere fa parte di questo processo.
Non capiscono ancora perché piangono e quindi possono anche spaventarsi del loro stesso pianto. Con il tempo però riusciranno a capire se al loro pianto i genitori rispondono e vengono in loro aiuto. Il pianto di un bambino al primo anno di vita è una grande opportunità per i genitori per costruire una solida base per il loro rapporto futuro.
In questa fase dello sviluppo il pianto è il linguaggio del bambino che non sta cercando di far impazzire i genitori, ma piuttosto di comunicare che si trova in difficoltà. Quando noi rispondiamo al loro pianto i bambini imparano che possono contare su di noi: capiscono che gli daremo aiuto e conforto. In questo modo svilupperanno fiducia e un forte attaccamento nei nostri confronti.
Può essere molto faticoso per i genitori accudire un bambino al suo primo anno di vita. A volte, se il bambino non smette di piangere, potrebbero sentire il desiderio di picchiarlo o scuoterlo, ma scuotere o picchiare non serve a farlo smettere di piangere.
Invece, potrebbe:
• fare in modo che il bambino abbia paura di voi;
• ferire il bambino;
• danneggiare il cervello
del bambino;
• uccidere il bambino.
Il corpo di un bambino al primo anno di vita e il suo cervello sono molto fragili. Non si deve mai scuotere o colpire un bambino di questa età. Un bambino che non riesce a smettere di piangere deve sentire la vostra presenza; ha bisogno di essere preso in braccio e consolato. Non abbiate paura di viziarlo: non è possibile a questa età.Tuttavia non sempre riuscirete a calmare vostro figlio/a. Se siete molto stanchi o tesi chiedete aiuto a un familiare, ad un amico, ad un medico o altri membri della vostra comunità.
Il compito principale dei genitori nel primo anno di vita del bambino è quello di dare al proprio figlio un ambiente sicuro e affettuoso.
Nel primo anno di vita (e per tutta la vita) i bambini hanno soprattutto bisogno di affetto. Non sono ancora in grado di comprendere le regole, non riescono a capire quello che state provando voi o
quello che gli state dicendo. Invece capiscono molto bene cosa significa sentirsi al sicuro
quando stanno insieme a voi. Hanno bisogno soprattutto di essere abbracciati, coccolati, cullati, tenuti in braccio. Questo affetto fisico è fondamentale per poter instaurare un rapporto solido con il bambino. Se il bambino si sente al sicuro e protetto allora svilupperà con voi un forte attaccamento.

Perché è importante che ci sia un forte attaccamento genitore-figlio?
  1. I bambini che si fidano delle persone che si prendono cura di loro si sentono emotivamente più sicure di sé. È più facile riuscire a confortarli se sono agitati e quando saranno più grandi riusciranno a separarsi dai genitori più facilmente. Hanno una minore probabilità di diventare ansiosi e timorosi.
  2. I bambini che si fidano delle persone che si prendono cura di loro tendono a fidarsi anche degli altri perché si aspettano che anche gli altri siano affidabili ed attenti. Quindi hanno una maggiore probabilità di sviluppare delle relazioni positive con i propri fratelli e sorelle, compagni e insegnanti.
  3. I bambini che in questa fase del loro sviluppo si sentono al sicuro hanno una maggiore probabilità di diventare bambini che amano esplorare il proprio ambiente perché sono convinti di non correre pericoli. E l’esplorazione è fondamentale per lo sviluppo cerebrale di un bambino. Grazie a questa, infatti, imparano nuovi concetti come numeri e colori, forme e suoni, dimensioni e peso. Più i bambini riescono a esplorare e comprendere il mondo che li circonda sentendosi al sicuro, più saranno pronti ad affrontare l’ingresso a scuola quando arriverà il momento.
Linguaggio
Man mano che i bambini crescono imparano gradualmente a comunicare più con il linguaggio verbale che con il pianto. A circa sei mesi cominciano a “balbettare” e a pronunciare suoni come “ba”, “da”, “ma”.
Quando i genitori rispondono ripetendo gli stessi suoni, i bambini cominciano a imparare la loro lingua madre. Capiscono quali sono i suoni importanti e imparano a usarli ripetendoli. Con il tempo quei suoni diventeranno vere e proprie parole.
Quando i genitori rispondono a queste prime forme di comunicazione sorridendo o incoraggiandoli, i bambini imparano che quando parlano vengono ascoltati. Questo è uno degli elementi fondanti del vostro rapporto: la comunicazione.
Perché questa prima forma di comunicazione è così importante?
  1. In questo modo i bambini pian piano imparano a esprimersi e capiscono che voi li ascolterete. In questa prima fase dello sviluppo i genitori possono insegnare al bambino come esprimere i suoi sentimenti e possono dimostrargli che sono pronti a rispettare il loro tentativo di comunicare.
  2. Se le persone che si prendono cura del bambino reagiscono
    ad una risata, un balbettio o alle sue prime parole
    incoraggiandolo, allora il bambino avrà una maggiore
    probabilità di sviluppare un vocabolario ampio. E se avranno
    un maggior numero di parole a loro disposizione per riuscire
    ad esprimersi impareranno anche a raggiungere più
    facilmente i loro obiettivi utilizzando la comunicazione verbale.
Indipendenza
A circa sei mesi il bambino comincia a gattonare. Si tratta di un enorme cambiamento!
I genitori ora non possono mai perderlo di vista perché ancora non capisce che può farsi del male, fare del male ad altri o può danneggiare degli oggetti. Eppure il movimento è essenziale per lo sviluppo del cervello e del corpo.
Quando i genitori rispondono a queste prime forme di comunicazione facendo dei sorrisi o incoraggiandoli, i bambini imparano che quando loro parlano vengono ascoltati
In questa fase i bambini imparano a utilizzare i muscoli, ad aggrapparsi, a masticare. Adorano afferrare gli oggetti e metterli in bocca. Non lo fanno per “comportarsi male”, ma per esercitare i loro muscoli. Imparano a utilizzare le mani e le dita, imparano a masticare per poter essere poi in grado di mangiare cibo solido e di parlare.
Verso la fine del primo anno di età il bambino impara a camminare. Per loro questa è un’esperienza entusiasmante, possono andare ovunque vogliano e arrivare a oggetti a cui prima non arrivavano. Adorano esplorare ogni angolo di una stanza e toccare e mettere in bocca tutto!
Questa esplorazione è un vero e proprio viaggio di scoperta per un bambino. È così che impara a conoscere il mondo affascinante che lo circonda; inoltre è assolutamente necessario per il suo sviluppo cerebrale.
A questa età prendono un oggetto e lo fanno cadere a terra più volte. Non lo fanno per infastidirci, ma perché così facendo imparano il concetto di “cadere”, “rimbalzare”, “rompere”. Toccano il cibo con le mani per comprenderne la consistenza, mettono in bocca i giocattoli per scoprirne il gusto e sputano il cibo per capire cosa si prova a sputare.
Questi non sono comportamenti da bambino “cattivo”, ma è quello che deve fare un bambino in questa fase della sua crescita per scoprire il mondo. I bambini diventano veri e propri esploratori e se impediamo loro di esplorare si agitano, piangono, sbattono i piedi in terra perché li stiamo ostacolando nel loro desiderio di imparare. Desiderano solo imparare a conoscere il mondo.

I vostri figli hanno bisogno di esplorare. È così che imparano, ed è assolutamente necessario per il loro sviluppo cerebrale.
I genitori devono dare ai propri figli un ambiente sicuro.
Ecco alcuni consigli per rendere la vostra casa “a prova di bambino”.
Eliminate tutti gli oggetti con cui il bambino potrebbe strozzarsi.
Riponete tutti gli oggetti taglienti e fragili e le sostanze velenose in un ripiano alto o in un armadietto chiuso a chiave.
Coprite tutte le prese elettriche.
Tenete coltelli, attrezzi e medicinali in un armadietto o cassetto chiusi a chiave. Tenete i manici delle padelle rivolti verso il centro del piano cottura.
Fissate gli oggetti pesanti in modo che non possano essere tirati verso il basso.
I genitori devono quindi fare in modo che il mondo che stanno esplorando sia sicuro. Grazie a questa esplorazione i bambini imparano molte cose velocemente. Vogliono conoscere il nome di ogni oggetto e se li incoraggiamo in questa attività impareranno uno straordinario numero di parole molto velocemente, svilupperanno un vocabolario ampio e si innamoreranno delle parole. È un’ottima occasione per arricchire il linguaggio del bambino parlandogli e descrivendogli tutto quello che vedono o leggendo per loro, ascoltando quello che dicono e rispondendo alle loro domande.
Una delle prime parole che imparano i bambini è “No!”. Quando i bambini di questa età dicono “No!” non vogliono essere disubbidienti o ribelli, ma stanno cercando di dirci quello che provano. Infatti anche se hanno già imparato il nome di molti oggetti, non sanno ancora come descrivere i loro sentimenti. Quindi un bambino che dice “No!” forse sta cercando di dirci:
-         -“non mi piace”;
- “non voglio andare via”;
- “voglio quello”;
- “voglio scegliere io i miei vestiti”;
- D “sono arrabbiato”.
Pronunciando questo “No!” i bambini manifestano e mettono in pratica la loro indipendenza. Non stanno cercando di farci fare tardi, o di farci impazzire. Non stanno cercando di sfidarci o di essere egoisti, ma ci stanno dicendo che vogliono prendere le loro decisioni. Inoltre non sanno quello che provate voi e quello di cui voi avete bisogno; infatti non sono ancora in grado di comprendere i sentimenti degli altri.
QUANDO UN BAMBINO NELLA PRIMA INFANZIA DICE “NO!” NON STA CERCANDO DI ESSERE DISUBBIDIENTE O RIBELLE. STA SOLO CERCANDO
DI DIRCI QUELLO CHE PROVA E DI AFFERMARE LA SUA INDIPENDENZA
In realtà un bambino da 1 a 3 anni, prova molto spesso sentimenti di grande frustrazione. Vuole essere indipendente, ma non possiamo permetterglielo sempre. Quando siamo noi a dire “No!” a loro, lo facciamo per proteggerli e insegnare delle regole importanti, ma loro non capiscono le nostre motivazioni, provano solo la frustrazione di sentirsi dire “No!”.
A volte il bambino reagisce facendo i capricci. Infatti la frustrazione cresce e lui non sa come esprimerla a parole. Il suo linguaggio non è abbastanza sviluppato per esprimere i suoi sentimenti e quindi crolla in uno stato di tristezza, frustrazione e rabbia. Esprime questi sentimenti piangendo, gridando e gettandosi a terra. Queste reazioni sono più frequenti quando il bambino è stanco o ha fame, ha sete o ha superato il suo limite di sopportazione.
A volte anche i genitori reagiscono così! Quando non capiamo cosa voglia dirci nostro figlio con il suo “No!” ci sentiamo frustrati e facciamo i capricci, soprattutto quando siamo stanchi e abbiamo fame. Se riusciamo a capire quello che prova il bambino allora possiamo dimostrargli come gestire questa rabbia ed esprimere i sentimenti in un modo costruttivo.
A seconda delle loro reazioni i genitori possono aumentare la frustrazione del bambino che poi sfocerà in una vera e propria situazione conflittuale; oppure possono dare al bambino gli strumenti che lo accompagneranno per il resto della sua vita, e rafforzare allo stesso tempo il nostro rapporto con loro.

Genova al 28° posto per qualità della vita (ma in altri punti al 810 su 1000). Lo sguardo di un pediatra: oltre i numeri, ci sono i bambini e le persone

  Genova al 28° posto per qualità della vita (ma in altri punti al 810 su 1000). Lo sguardo di un pediatra: oltre i numeri, ci sono i bambin...