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martedì 8 maggio 2018

INCONTRO SULLA ALIMENTAZIONE DEI BAMBINI VENERDì 18 DALLE 17 ALLE 19

INCONTRO SULLA ALIMENTAZIONE DEI BAMBINI VENERDì 18 DALLE 17 ALLE 19
(gratuito, posti limitati: per prenotazioni telefono sulla locandina)
Parleremo di alimentazione corretta e educazione alla alimentazione dei bambini (e di noi adulti).
- Dieta della mamma
- Allattamento al seno e artificiale
- Svezzamenti (tradizionale e autosvezzamento)
- Neofobia
- Capricci a tavola (e fuori tavola)
- Troppe proteine o grassi???
- Cosa bere?
- Proteine animali o vegetali?
- Famiglie vegetariane e vegane
- Disturbi del comportamento alimentare
ecc. ecc. e soprattutto risposte a vostre domande



lunedì 6 novembre 2017

Risposta a mamma: non dorme e non mangia

Risposta a mamma: non dorme e non mangia
Caro dott. Ho solo due problemi con mia figlia i 2 anni:
Non dorme e ha atteggiamenti oppositivi nei confronti del nostro cibo
Cara mamma
Non sono due problemi da poco e mi permetto di fornire qualche consiglio, fare qualche considerazione anche se la risposta specifica alla situazione di sua figlia la può dare solo il pediatra curante che conosce la bambina I genitori e la famiglia.
I disturbi del sonno in età pediatrica sono molto frequenti e, quasi sempre, non dipendono da errori di tipo educativo per cui non bisogna colpevolizzarsi né ascoltare le solite persone che danno tutte le colpe ai genitori.
Ci sono bambini che fin dei primi giorni di vita dormono tranquillamente tutta la notte mentre altri hanno difficoltà ad addormentarsi o si sveglia no frequentemente e sembra che facciano le sentinelle. Anche qui bisogna distinguere se il disturbo del sonno si presenta all’addormentamento  o durante la notte con risvegli frequenti. Nel caso fosse un disturbo all’addormentamento è molto utile alla sera iniziare con dei rituali come cercare di giocare con giochi rilassanti e che non agitino o eccitino la bambina. Molto utile ricorrere alla lettura o anche (opzione B)  alla visione di un cartone animato per un breve periodo di tempo insieme a voi. La lettura è una delle cose più utili non solo per l’addormentamento ma anche per tante fattori favorevoli per la crescita (vedi il sito www.natiperleggere.it
 Il discorso del cibo è molto più complesso.  Bisogna tenere conto che a volte noi adulti non rispettiamo i ritmi dei bambini:  una regola semplicissima è quella di ricordarsi che se il bambino ha fame mangia e se non mangia vuol dire che non ha fame:  inutile quindi forzarlo, o lodarlo promettere premi o dare punizioni. A tavola ci si deve sedere senza stress e senza ansia altrimenti si rischia di creare un rapporto alterato con il cibo. Si creano circoli viziosi e stati di ansia. Alcuni bambini mangiano all’asilo e non a casa perché all’asilo c’è una atmosfera diversa (alcuni non mangiano neanche all’asilo). Allego alcuni link dove può trovare alcuni suggerimenti ma i consigli principali che posso dare per un bambino di due anni che attraversa anche un periodo detto di neofobia ( https://ferrandoalberto.blogspot.it/2015/12/neofobia-mio-figlio-non-mi-mangia.html ), cioè non accetta cibi nuovi, sono di:
-       osservare senza reagire
-       Non parlare di cibo davanti al bambino o tra voi (la cosiddetta congiura del silenzio)
A volte si ottengono risultati se oltre a questi due consigli si fa desiderare il cibo ai bambini con frasi tipo questo è un alimento per i grandi.
CONSIGLI SULL’ALIMENTAZIONE QUI: https://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=MANGIA
Non è facile in poche righe dare dei consigli comunque demando ad alcuni link nel testo per un approfondimento e soprattutto il consiglio finale è di parlare col vostro pediatra ma non in presenza della bambina.




martedì 1 dicembre 2015

NEOFOBIA. MIO FIGLIO NON MI MANGIA

NEOFOBIA. MIO FIGLIO NON MI MANGIA
Tratto dal libro "Come crescere mio figlio" http://www.amazon.it/crescere-figlio-genitori-risposte-pediatra/dp/886895107X/ref=zg_bs_5329313031_6
Dal 12 ° mese, e più frequentemente dal 15 °-18 ° mese con acme ai 2 anni di vita alcuni bambini (oltre il 20%, più frequentemente maschietti) manifestano una resistenza ad assaggiare alimenti che non conoscono arrivando a rifiutarsi di assaggiare e mangiare cibi non conosciuti in precedenza. 
Questo comportamento è il retaggio di un adattamento evolutivo a un ambiente ostile che ha permesso ai nostri antenati bambini che iniziavano a “esplorare”ambienti pieni di pericoli alimentari (erbe velenose, alimenti deteriorati, per esempio) di sopravvivere; il rifiuto di alimenti che non erano già stati registrati durante i primi mesi, sotto la tutela materna, era una garanzia per la sopravvivenza. 
In linea con questo programma genetico, sviluppatosi nel corso di millenni e a tutt’oggi conservato, la neofobia è minima nei primi due anni di vita, cresce durante tutta la prima infanzia, per poi diminuire gradualmente con l’avvicinarsi dell’età adulta. 
Ecco perché i primi periodi di vita sono importantissimi per abituare il bambino ai diversi sapori e per fargli conoscere il maggior numero possibile di nuovi alimenti. Nel corso del terzo anno di vita, la maggior parte dei bambini neofobici entra in una fase durante la quale l ` introduzione dei nuovi cibi diventa sempre più difficile, se essi non hanno avuto modo di assaggiarli in precedenza. È fondamentale perciò far fare al bambino una precoce esperienza, a partire dalla gravidanza (i “sapori”dell’alimentazione materna percepiti mediante il liquido amniotico), continuando con l’allattamento e completando l’esplorazione degli alimenti durante la fase dello svezzamento. Importante, contrariamente a quanto si credeva in passato, introdurre tutti i tipi di alimenti. 
Quando scatta la neofobia i genitori reagiscono spesso in due modi: 
1) evitano di ripresentare l’alimento; 
2) cercano di convincerlo con promesse, teatrini, regali ecc. 
Entrambi questi atteggiamenti sono errati. Vediamo perché. Se vogliamo che il bambino mangi di tutto è meglio proporre con pazienza il cibo che non vuole almeno 7-8 volte prima che lo accetti in modo stabile. Utile, inoltre, osservare gli altri mangiare il cibo che rifiuta, senza atteggiamenti esagerati tipo “Ummmhh che buono!”guardandolo. Facendo così vi smascherate e non siete credibili, anzi, ottenete il contrario. Cercare di convincere un bambino a mangiare in cambio di un premio si è rivelato controproducente: in 9 bambini su 10 la preferenza verso quell’alimento diminuisce o rimane per lo più invariata. 
È molto importante anche come viene vissuto in famiglia il momento del pasto: bisogna cercare di consumare i pasti insieme a intervalli regolari in un clima sereno, evitando critiche e discussioni a tavola. E via la televisione dalla cucina. Nonostante questi accorgimenti ci sono dei bambini particolarmente impegnativi che mangiano veramente poco (e altri che sono dei piccoli bidoni “aspiratutto”che mangiano tutto in quantità eccessiva). Alcune mamme quando vanno dal pediatra dicono: “Aiuto dottore, non mi mangia”. Consiglio la lettura dell’articolo seguente, tratto dal BLOG www.ferrandoalberto.blogspot.it e dal sito www.ferrandoalberto.eu. Dottore mio figlio “non mi mangia”. Questa è una frase usata da alcune



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