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sabato 29 febbraio 2020

CRITICA DI GALIMBERTI AI GENITORI: non si aiuta con le critiche

CRITICA DI GALIMBERTI AI GENITORI: non si aiuta con le critiche
Riporto questo durissima posizione sui genitori di Umberto Galimberti, che al Forum Monzani di Modena, presentando il suo ultimo libro, "avrebbe" (io non c'ero e riporto quanto scritto da altri) detto quanto scrivo qui sotto.
Dico subito che non mi piacciono queste posizioni che coinvolgono tutti come coloro che attaccano tutta una categoria. Certo che se uno vuole avere visibilità le usa, fanno "audience" e procurano "mi piace"  e click sui social.
Sicuramente hanno estrapolato una frase di Galimberti e mi leggerò il suo libro. ma intanto riflettiamo su quanto diffuso sui media.
Tra i genitori, come in ogni professione, arte o mestiere o attività umana, esiste chi fa, chi fa poco, chi non fa niente. E tra chi fa chi fa bene e chi fa male o molto male.
Nella mia professione di pediatra osservo quotidianamente famiglie stupende e famiglie che cercano di "arrabattarsi" per sopravvivere.
Parto dal presupposto che ogni genitore, salvo rare eccezioni, cerca di fare il meglio possibile per i figli e se sbaglia non lo si corregge con colpevolizzazioni, critiche o frasi  tranchant e generalizzate a tutti.
Facendo così si offendono tanti e non si correggono coloro che rientrano in quanto avrebbe detto Galimberti (che, tra l'altro stimo moltissimo).
I genitori hanno bisogno di informazioni, di aiuto e, se si ritiene che sbaglino di qualcuno che indichi la via da seguire avviando una relazione. Cosa impossibile se si parte con le critiche.
Dobbiamo intervenire come società, e come pediatri, precocemente sulla genitorialità e sulla famiglia, fin da prima della nascita.. 
Quando? Nei primi 1000 giorni di vita che vanno da concepimento del bambino fino al compimento del secondo anno di vita. In questo periodo "si costruisce" e si mettono le fondamenta del futuro adulto. (vedi Genitoripiù )
I genitori hanno bisogno di aiuto, di comprensione e non (o non solo) di critiche severe.
Ovviamente quanto scrivo non fa audience in una società che ha bisogno di gesti spettacolari e di posizioni estreme per diffondere notizie. Però so che qualcuno mi legge e quel qualcuno può parlare con altri per ricostruire insieme una società a misura di bambino e di famiglie.
“Espellerei i genitori dalle scuole, a loro non interessa quasi mai della formazione dei loro figli, il loro scopo è la promozione del ragazzo a costo di fare un ricorso al Tar, altro istituto che andrebbe eliminato per legge.
E alle superiori i ragazzi vanno lasciati andare a suola senza protezioni, lo scenario è diverso, devono imparare a vedere che cosa sanno fare senza protezione. Se la protezione è prolungata negli anni, come vedo, essa porta a quell’indolenza che vediamo in età adulta.E la si finisca con l’alternanza scuola lavoro, a scuola si deve diventare uomini, a scuola si deve riportare la letteratura, non portare il lavoro. La letteratura è il luogo in cui impari cose come l’amore, la disperazione, la tragedia, l’ironia, il suicidio. E noi riempiamo le scuole di tecnologia digitale invece che di letteratura? E’ folle.Guardiamo sui treni: mentre in altri Paesi i giovani leggono libri, noi giochiamo con il cellulare. Oggi i ragazzi conoscono duecento parole, ma come si può formulare un pensiero se ti mancano le parole? Non si pensa o si pensa poco se non si hanno le parole”.
Commento di Portale bambini:  https://portalebambini.it/galimberti-io-espellerei-tutti-i-genitori-dalla-scuola/?fbclid=IwAR3pMFxmcMKgkT7vtAN32yu_N_BgtHBjfzaGBGiFHMR2VgtqOtdAg9DNvYw
Purtroppo, quando ci si schiera pro o contro, si dimentica un pilastro fondamentale dell’educazione: la corresponsabilità scuola famiglia. Galimberti ha ragione quando dice che le famiglie vanno messe nella condizione di non danneggiare la scuola; tuttavia, quelle famiglie che credono ancora nella sinergia scuola-famiglia devono avere la possibilità di partecipare.
Forse è su questi due punti che dovremmo ragionare seriamente.


sabato 25 gennaio 2020

ATTIVITA' FISICA E SPORT PER I BAMBINI

ATTIVITA' FISICA E SPORT PER I BAMBINI
Materiale a questo indirizzo https://www.dropbox.com/s/4y4kmitb2uovvxl/2020%20sport%20per%20genitori.pptx?dl=0
potete vedere parte della relazione Oggi ho presentato una relazione, dal titolo "dottore non ha tempo per fare sport", al Congresso regionale della Soc. Italiana di pediatria.
Segnalo:
- Troppi compiti (in alcuni casi)
- Zaini troppo pesanti in moltissimi casi
- Poca ginnastica a corpo libero (bambini che non riescono a toccare la punta delle dita dei piedi con la punta delle dita delle mani, a gambe estese), ovvero la "Sindrome dello stoccafisso"
- Le indicazioni dell'attività fisica da 5 a 17 anni da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità
- le indicazioni per attività fisica, sonno e giochi "sedentari" (TV e mezzi digitali) dalla nascita a 5 anni
- Quale tipo di sport in base all'età
- Il lato oscuro dello sport (Violenza di genitori nello sport minorile)
- Vari tipi di attività fisica a casa e in giardino (a partire dal riordinare le proprie cose)
- Accenno alla paghetta
- Consigli finali
Qui trovate vari articoli sullo sport per bambini: https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=SPORT&updated-max=2014-12-15T09:42:00%2B01:00&max-results=20&start=3&by-date=false



martedì 21 gennaio 2020

ESSERE PAPA': Gioie e Fatiche (Conferenza a genitori - Sassuolo 2020)

ESSERE PAPA': Gioie e Fatiche (Sassuolo 2020). LA FAMIGLIA CAMBIA. RUOLO DEL PADRE
Conferenza a genitori del 20 gennaio 2020 presso il Centro per le famiglie di Sassuolo.
Diapositive visualizzabili a questo link: https://www.dropbox.com/s/3a7ut4e600xgc33/sassuolo%202020%20x%20genitori..pdf?dl=0 Nelle diapositive si illustrano i cambiamenti della famiglia e i ruoli della madre e del padre.
Ruoli che sono cambiati (e sono in via di cambiamento) nell'arco degli anni.
In pochi decenni si è passati da "padre padrone" ad altre figure di padre definite in vari modi:
Si sottolinea l'importanza di un dialogo e collaborazione tra genitori e il ruolo che la figura paterna ha nella gestione dei figli e nel supporto alla compagna/moglie/mamma.
Consigli per gioie comuni e per evitare incomprensioni che portano spesso a dolori e sofferenze per tutti: in Italia in 1 famiglia su 3-4 si arriva ad una separazione. Importante avere corrette informazioni e consapevolezza dei cambiamenti che una coppia attraversa con la gravidanza e e con la nascita di un figlio.
Il padre ha ruoli importanti nell'educazione dei figli e, nei primi anni, di supporto alla moglie/compagna.

Alberto Ferrando






sabato 7 dicembre 2019

URGENTE: LEGGE DI BILANCIO E INCENTIVI ALL'ALLATTAMENTO ARTIFICIALE

 URGENTE: LEGGE DI BILANCIO E INCENTIVI ALL'ALLATTAMENTO ARTIFICIALE

L’Associazione Culturale Pediatri esprime la propria forte preoccupazione  per la proposta di emendamento alla legge di bilancio che prevede l’inserimento  di un bonus latte di 400 euro per coprire il fabbisogno di latte nei primi sei mesi di vita dei bambini. L’incentivo andrebbe alle donne che “per qualche patologia medica” – così si esprime chi ha immaginato questa proposta - non possono allattare al seno e di conseguenza devono acquistare il latte artificiale.
Occorre dunque chiedersi se esistono precise patologie mediche, quindi diagnosticabili,  che comportano la impossibilità di allattare al seno. E se la  diffusione di tali patologie sia tale da meritare un provvedimento legislativo. Occorrerà in ogni caso la certificazione che la mamma ha una definita “patologia medica”. Dovrà redigerla il medico di base? O il pediatra alla dimissione? O il pediatra di famiglia? O sarà autogestita?
Che il provvedimento rischi di fare diminuire l’allattamento al seno è evidente ai pediatri che non sono ingenui e che sanno che  questo va contro le indicazioni di tutte le società scientifiche e  dell’OMS, ed è in evidente contrasto con lo  spirito del Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno. 
Esperienze pilota nel Nord dell’Inghilterra, con incentivi crescenti all’aumentare della durata dell’allattamento esclusivo per i primi 6 mesi di vita, solo per mamme sotto una soglia di reddito predeterminata, si sono pure dimostrate cost effective.
In USA un bonus economico per la mamma che allatta, nelle famiglie a basso reddito, aumenta il tasso di allattamento al seno e fa spendere meno soldi alle organizzazioni di welfare che devono sostenere il costo dell’allattamento artificiale.
In Italia il  rischio per il neonato di  non essere allattato al seno  è già alto in alcune aree del paese.  La percentuale di bambini allattati esclusivamente al seno nei primi 4 mesi passa dal 44% della provincia autonoma di Trento o dal 40% della Toscana, al 16% della Campania, al 17% della Calabria e della Sicilia”. Mentre i benefici dell’allattamento al seno nell’immediato e nel futuro del bambino sono pieni di evidenze scientifiche.
In Toscana nel 2004 una proposta analoga a questo emendamento alla legge di bilancio è stata  opportunamente trasformata in una delibera regionale che prevede la fornitura gratuita di formula tipo 1 per le madri impossibilitate ad allattare per una controindicazione assoluta e permanente (pochissime, tra cui anche la situazione di decesso materno). La procedura si conclude con la autorizzazione regionale e l'attivazione della fornitura da parte delle farmacie. Pochi casi all'anno.
Se si vuole fare una norma che sia davvero di sostegno alle mamme e ai bambini,  si investano risorse per una maggiore tutela del diritto all’allattamento al seno delle donne che lavorano, in particolare per le donne che lavorano al di fuori dei settori che tutelano questo diritto.
Ci si preoccupi, piuttosto, di sostenere l'allattamento al seno che è oro colato per il neonato e si dia sostegno, soprattutto nei primi tempi dopo il parto, a tutte le mamme, in modo da poter ridurre le forti diseguaglianze ancora presenti nel nostro Paese. 




sabato 27 luglio 2019

FAMIGLIA NON VUOLE PIU' IL FIGLIO AUTISTICO: E GLI AIUTI ALLE FAMIGLIE?. LETTERA DI MAMMA

FAMIGLIA NON VUOLE PIU' IL FIGLIO AUTISTICO: E GLI AIUTI ALLE FAMIGLIE?. SEGUE LETTERA DI MAMMA
In questi giorni gira questa notizia riportata dai vari media con , al solito, titoli scandalistici.
Nessuno che analizzi il perchè e faccia presente come mancano gli AIUTI ALLE FAMIGLIE, SOPRATTUTTO QUANDO CI SONO DEI PROBLEMI.
NON SI INVESTE NULLA SULLA FAMIGLIA (preciso laicamente intesa).
Quante famiglie che conosco che si debbono rivolgere al privato, non per scelta ma perchè il pubblico non è in grado di offrire servizi, per carenza di personale dovuti ai mancati investimenti in salute. Per non dire dei nulli, o quasi, gli interventi in prevenzione (quando si parla di prevenzione si parla solo di vaccini ma la prevenzione è tanto altro).
E se i genitori non possono permettersi il ricorso al privato?? Non fanno niente e pensate a che danno per il bambino, la famiglia e la società. O si arriva a situazioni come queste che indicano che: "Le istituzioni hanno fallito, la società ha fallito. È mancato il supporto delle istituzioni, dei servizi, l’aiuto necessario a che un bambino e i suoi genitori possano affrontare la drammaticità di una disabilità dura, a volte durissima: è venuto meno il patto di aiuto ai più deboli. Se una famiglia si arrende le istituzioni hanno fallito», denunciano gli operatori di Casa Sebastiano.  che aggiungono: "la solitudine totale delle famiglie di fronte a una patologia che riguarda un bambino ogni 52 nati. Numeri importanti, ignorati dalle istituzioni. «Manca totalmente il supporto. Una diagnosi di autismo è un dramma per la famiglia. Mancano i servizi e gli operatori. La formazione degli operatori è affidata alle strutture private: noi in dieci anni abbiamo formato 800 operatori. Tutti chiacchierano ma, passata l’emergenza, non succede niente: qualcuno ricorda il caso di quella mamma che ha affogato i due figlioletti?».

Qui una lettera di mamma di qualche tempo fa: 
In qualità di genitori di uno splendido bambino di due anni e mezzo affetto da disturbo dello spettro autistico, stiamo riscontrando parecchie difficoltà nel potergli garantire le cure necessarie.
Nostro figlio ha manifestato i primi segnali ai 9 mesi di età cominciando a rifiutare il contatto con la mamma, arrivato ai 14 mesi la situazione continuava a peggiorare e i segnali che qualcosa non “andasse bene” nel nostro bambino per noi erano ben evidenti.
Sbatteva violentemente la testa su muri, pavimenti, oggetti o qualunque superficie con lo scopo di farsi del male;
Era regredito nella parola, nei movimenti, non si girava quando veniva chiamato, non sorrideva e il suo sguardo diventava ogni giorno sempre più assente.
Aveva crisi di pianto improvvise e immotivate che duravano a lungo, durante le quali era impossibile calmarlo o avvicinarsi a lui.
Manifestava atteggiamenti violenti nei confronti di chi lo circondava, specialmente nei confronti della mamma e dei fratelli per cui la vita in casa era diventata molto difficile da gestire.
Era molto selettivo nel mangiare, terrorizzato dai rumori forti e da chiunque non conoscesse o non vedesse ogni giorno, non amava stare in mezzo alle persone, pertanto anche la vita sociale era diventata impossibile.
Presentava stereotipie e aveva molte difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti ed ad andare in posti nuovi.
Vedendo che la situazione peggiorava, ai 14 mesi di nostro figlio facciamo una visita neuropsichiatrica.
Ai 18 mesi del bambino viene effettuata la visita neuropsichiatrica dove viene diagnosticata un' immaturità psicomotoria associata ad atipie comportamentali e relazionali, la dottoressa ci inserisce in lista per un day hospital e ci indirizza al consultorio per iniziare subito dei trattamenti riabilitativi di psicomotricità.
Al consultorio, invece, ci viene solamente compilato il modello A da portare nei centri convenzionati che a Genova, sono solamente 4 con liste di attesa di 2 anni, MA.... pagando 500 EURO per 10 sedute, gli stessi centri avrebbero posto il giorno seguente.
Dovendo iniziare queste terapie, ma non potendo spendere una cifra così alta, in quanto abbiamo una famiglia numerosa dove lavora solo il papà e dove si fa molta fatica ad arrivare a fine mese, cerchiamo e troviamo PRIVATAMENTE una pedagogista clinica che venisse incontro alla nostra difficoltà economica, così iniziamo i trattamenti con lei.
Ai 22 mesi di nostro figlio veniamo contattati per il day hospital durante il quale ci viene somministrato il questionario ADI in via “non ufficiale” in quanto il bambino non aveva ancora 2 anni. Nonostante il risultato del questionario indicasse che il bambino rientrava nello spettro dell' autismo, non è stato possibile confermare la diagnosi perchè non aveva compiuto i 24 mesi di età. Viene quindi confermata un' immaturità psicomotoria associata ad atipie comportamentali e relazionali, ci viene data l' indicazione di continuare le terapie di psicomotricità (che continuiamo privatamente 2 volte a settimana) nell' attesa di essere ricontattati per finire delle visite inerenti al day hospital.
Due mesi dopo, al compimento dei 2 anni di nostro figlio, veniamo ricontattati dall' ospedale per terminare le visite, ci viene nuovamente somministrato il questionario ADI e viene fatta la diagnosi di disturbo dello spettro autistico, ci viene indicata la globale presa in carico neuropsichiatrica presso le strutture territoriali, ma ciò a distanza di un anno dall' inserimento di nostro figlio nelle liste d' attesa, non è ancora avvenuto e nel frattempo dobbiamo continuare a pagare delle terapie per le quali nostro figlio avrebbe diritto gratuitamente e in tempi brevi.
Troviamo assurdo il fatto di dover attendere i due anni di età (con segnali evidenti) per poter confermare una diagnosi di autismo senza la quale non si possono richiedere agevolazioni come l' invalidità e il sostegno scolastico di cui il bambino ha diritto. (tutta burocrazia)
Troviamo vergognose le liste di attesa con tempi di due anni in situazioni dove prima si interviene e più possibilità di recupero ci sono,
fa tristezza sapere che gli stessi centri avrebbero posto il giorno seguente privatamente con tariffe decisamente elevate ed è ancora più triste vedere la carenza di personale nelle strutture ospedaliere e consultoriali che possa prendere in carico i bambini in attesa che vengano chiamati dai centri riabilitativi, costringendo così famiglie in difficoltà economica a doversi rivolgere privatamente (magari pregando la terapista di fare qualche seduta in meno per la mancanza di soldi) o addirittura a non poterli fare seguire fino alla chiamata del centro riabilitativo convenzionato con conseguenti maggiori difficoltà nel recupero perchè molti comportamenti sono già radicalizzati nel bambino.
Inoltre pensiamo sia da prendere in considerazione un supporto per le famiglie che sono sottoposte a grande impegno, sforzo e stress psico- fisico e devono far fronte alle tante difficoltà che si incontrano ogni giorno con un bambino autistico.
Troviamo altresì assurdo che a un bambino di due anni e mezzo con una diagnosi di autismo  (NON autosufficiente e che necessita di assistenza continua 24 ore su 24) venga riconosciuta un' invalidità e legge 104 con articolo 3 comma 3 SENZA ACCOMPAGNAMENTO, ma solo con indennità di frequenza con la quale non viene coperto nemmeno l' intero costo delle terapie che continuiamo privatamente.
Concludendo troviamo che oltre al presente si debba pensare anche al futuro dei bambini. Cosa succederà quando nostro figlio avrà 18 anni? Dal momento che al compimento della maggiore età non sarà più affetto da autismo infantile e perderà ogni tutela da parte dello stato e che tutti gli interventi riabilitativi sono riservati agli autistici ovvero ai minorenni e non ci saranno specialisti che si occuperanno di lui. …....
una mamma e un papà

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domenica 20 gennaio 2019

Duro fare i genitori: 2 domande: Mangia poco e Genitori maggiordomi

Duro fare i genitori: 2 domande: Mangia poco e Genitori maggiordomi.
Oggi su Il Secolo XIX.
Ricordo oggi alle 16 a Palazzo Ducale: "Università dei genitori". Trovate sul sito Mondo in Pace e sul mio blog


venerdì 9 febbraio 2018

Doping, ragazzi e, ahimè, genitori

SPORT E DOPING a ragazzi e adolescenti. Ruolo dei genitori:
Notizia di questi giorni: ragazzi del ciclismo dopati da Società e con genitori consenzientiL. Riportata partecipazione attiva: “Doping tra ciclisti dilettanti (anche bambini): la nonna faceva la spesa di carne, frutta, insulina e ormoni”.
Lo sport deve essere divertimento e attività fisica e relax. Leggi anche qui: https://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=doping
Alcuni decenni fa’ l’uso di sostanze dopanti era prerogativa degli atleti professionistici, poi questa pratica si è progressivamente diffusa nel mondo sportivo dilettantistico e amatoriale e, per motivi diversi anche in altri strati di popolazione, basti pensare al doping cosmetico ovvero l’uso di farmaci per migliorare l’aspetto fisico. Nel corso di questi anni si sono conosciuti i vari effetti collaterali a breve e lungo termine legati all’assunzione di sostanze dopanti. La letteratura scientifica di questi ultimi anni ha messo in evidenza che l’uso abuso di sostanze dopanti comincia già in età adolescenziale con gravi ripercussioni sulla salute costituendo così non solo un esempio di illecito sportivo ma anche un problema di sanità pubblica e di educazione “malata”.
Lo sport viene considerato importante perché rappresenta non solo un mezzo con cui socializzare e divertirsi ma anche un momento educativo per i ragazzi. Infatti esso dovrebbe insegnare il rispetto delle regole, a fronteggiare e superare gli ostacoli, a mettersi in discussione con gli altri, a riconoscere i propri limiti e in ultimo acquisire fiducia in se stessi. Un’altra analisi riguarda le figure che accompagnano i ragazzi  nelle loro pratiche sportive: i compagni, l’allenatore e gli stessi genitori. I compagni sono coloro con cui si segue un percorso e ci si confronta agonisticamente. La socializzazione, soprattutto negli sport di squadra, è qui un aspetto fondamentale. Nei giochi di squadra tutti danno il proprio contributo per raggiungere un risultato, i compagni sono coloro con cui condividere vittorie e sconfitte; si viene a creare uno spirito di gruppo e la vittoria o la sconfitta è della squadra e non del singolo. Anche gli allenatori vengono considerati importanti per il loro ruolo di aggregazione dei giovani ed educatori della cultura sportiva. I genitori, pur sottolineando i vantaggi della pratica sportiva, si considerano ovviamente importanti non tanto nel ruolo di educatori ma per coloro che danno un sostegno economico, per incoraggiare e aiutare nei momenti critici e infine per dare un giusto valore allo sport. Qualche genitore ha però sottolineato come sia radicalmente cambiato il mondo dello sport in questi ultimi anni diventando molto competitivo ed evidenziando tutte le conseguenze negative, dai falsi miti al doping. Dai dati ottenuti risulta che questo fenomeno è un tema poco trattato in famiglia e tra i coetanei e solo superficialmente se ne parla a scuola o con gli allenatori. Le maggiori informazioni sul fenomeno si hanno dai mass media in occasione di scandali che coinvolgono personaggi famosi o per fare audience sorvolando a volte sulla realtà del fenomeno. Gli stessi genitori ammettono di  saper poco o nulla del doping e la loro conoscenza sul doping è soprattutto fonte di notizie riportate dalla cronaca. Il timore che i ragazzi possano assumere sostanze è presente nei genitori, d’altro canto li considerano troppo piccoli per doparsi. Unanime è invece la convinzione che i farmaci devono essere usati solo per scopi terapeutici e se prescritti dai medici.
Importante illustrare e spiegare ai ragazzi il doping, i pericoli ad esso connessi e i danni derivanti dal cattivo uso dei  farmaci. Un  ruolo importante viene svolto dalla scuola dove i ragazzi passano la maggior parte del tempo, ruolo privilegiato per educare i ragazzi ad un sano stile di vita.






lunedì 16 ottobre 2017

Frasi da non dire ai figli

Frasi da non dire ai figli
 Bisogna adoperare con i bambini, e con tutti, un linguaggio positivo e non negativo o con rimproveri che possono deprimere il bambino e ridurre la sua autostima
FRASI DA EVITARE:
1) Se fai così, non ti voglio più bene: è un terribile ricatto emotivo, si mina l’amore dei genitori, si crea lo stress di poter perdere l’amore dei suoi genitori per cose che il bambino ha fatto.
I bambini hanno bisogno di avere l’amore dei genitori.
2) Faccio io, tu non sei capace
Mai inibire un bambino che sta cercando di fare qualcosa. Il bambino va lasciato fare, intervenendo solo se si innervosisce o richiede aiuto…ma senza dire che non non è capace di fare qualcosa.
3) Sei cattivo, gli altri bimbi sono più buoni di te
Certi termini come ‘cattivo’, brutto, capriccioso non dovrebbero essere utilizzati. E’ dimostrato che un bambino definito, ad es. ‘cattivo’ finirà per crederci (la profezia che si avvera).
Non usate termini denigratori ma spiegate al bambino quando fa qualcosa che non va..
Cercate di spiegare, quando il bambino è in un momento “di buona” cosa non sta bene fare ed cosa è meglio fare.
4) Tuo fratello (tua sorella) si comporta bene, perché tu no?
A voi fa piacere essere paragonati ad altri, soprattutto per essere criticati. Si riduce l’autostima del bambino e si favoriscono contrasti o incomprensioni tra fratelli e/o sorelle
Cercate sempre di incoraggiare così da rinforzare comportamenti corretti e motivarlo a fare sempre meglio.
5)  Lo faccio io, tu non sai farlo
Si crea confronto e conflitto e si abbassa l’autostima del bambino e si impedisce la sua crescita
6) Sei grasso/a o guarda come sei magro/a
Criticare l’aspetto fisico di un bambino non fa altro che abbassare la sua autostima. Si rischia di creare una rapporto alterato con il cibo che può facilitare l’insorgenza di disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, ecc.).
7) Sei come tuo padre/madre
Mette in negativo una figura parentale. I bambini hanno bisogno di amare i genitori e di non vederli sminuiti. Insinuargli dei dubbi, significherebbe negare il bambino stesso, che per natura vorrebbe assomigliare a mamma e papà.
8) “Non ne posso più di te” o “Non ho tempo, lasciami stare”
Con queste parole si rischia di mortificare il bambino, facendogli anche capire che non è importante per il genitore. Nel primo caso che è arrabbiato con lui e nel secondo che non si ha tempo da dedicargli creandogli dolore e frustrazione e facendolo sentire non desiderato né amato

I bambini non dovrebbero mai sentirsi rifiutati e hanno bisogno per crescere sereni di avere stima di sé stessi per crescere bene, sicuri di se e non spaventati e insicuri.
(Tratto da Ana Maria Sepe. Articolo completo: http://psicoadvisor.com/author/annamariasepe)






«Nella classe di mio figlio il 75% ha una diagnosi di DSA» (dislessia e....)

  «Nella classe di mio figlio il 75% ha una diagnosi di DSA»( dislessia , disgrafia, disortografia, discalculia) Disturbi Specifici dell...