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mercoledì 15 gennaio 2020
sabato 18 maggio 2019
PATOLOGIA PSICHIATRICA O MAL-EDUCAZIONE: overdiagnosis
PATOLOGIA PSICHIATRICA O MAL-EDUCAZIONE: overdiagnosis
Cari genitori in questo periodo ho visitato bambini a cui è stata fatta una diagnosi "psichiatrica" che, a mio modo di vedere, era "eccessiva" (e la cosa è stata confermata in consulenze e visite successive) e temo faccia parte di un certa impostazione della medicina di dover dare una "etichetta", una diagnosi a tutto anche a certi comportamenti. Certi comportamenti reattivi, a varie situazioni, diventano una patologia. Anche le variazioni della normalità. Non lo dico solo io ma anche un noto e famoso Allen nel suo libro "NON SI CURANO I SANI". E fa parte di un processo della medicina che ha un nome tecnico "Disease Mongering".
Alcuni bambino sono stato salvati da diagnosi (che causano malattia se leggete qui sotto) grazie ad un approccio globale alla famiglia di tipo psicopedagogico.
Sicuramente la patologia psichiatrica, anche in età pediatrica è in aumento ma....Esiste sempre un ma.....a volte prima di fare una diagnosi (a cui poi non corrisponde spesso una terapia) è necessario valutare non solo i sintomi del bambino ma tutta la situazione generali in famiglia e in comunità. Alcuni bambini hanno delle manifestazioni secondarie alla gestione, cioè alla educazione che ricevono, o a situazioni che vedono o avvertono in comunità, appunto, o in famiglia.Oltre l’eccesso di medicalizzazione psichiatrica. È ora di curare prima con l’educazione
Succede al contrario che altri bambini non ricevano in tempo una diagnosi che se fatta precocemente potrebbe beneficiare di una terapia o di un approccio precoce.
Dice il pedagogista Novara "Da ultimo la pratica sempre più diffusa nelle scuole di attivare degli screening a tappeto alla ricerca di carenze e disturbi di varia natura ha portato un’ulteriore impennata delle segnalazioni. Fra le tante osservazioni critiche che si possono sollevare rispetto a questo inquietante trend, due appaiono particolarmente urgenti. La prima riguarda la naturale immaturità dei bambini e anche dei ragazzi, un’immaturità fisiologica, neurologica ed emotiva che li porta a comportamenti apparentemente insensati, ma quasi sempre compatibili con la loro età acerba. Confondere questa naturale differenza infantile con le patologie appare non solo un azzardo professionale, ma una vera e propria violazione dei diritti dei bambini". ......."Prima di psichiatrizzare una generazione di figli il buon senso dice di verificare se i basilari educativi sono presenti o se viceversa la confusione pedagogica negli adulti crea disturbi e scompensi nei più piccoli". ".....si può curare con l’educazione. Aiutare gli adulti a rimuovere le proprie carenze educative, ripristinando i basilari minimi, consente di uscire dal tunnel della patologizzazione".
Allego qui sotto il link alle affermazioni di Novara e un mio articolo di pocoi tempo fa
COME CREARE UNA PATOLOGIA A UN BAMBINO (EFFETTO PIGMALIONE ) OVVERO “LA PROFEZIA CHE SI REALIZZA”
Cari genitoriHo già fatto un articolo allertandovi sui rischi di visite e screening, spesso offerti gratuitamente (https://ferrandoalberto.blogspot.fr/2017/05/caccia-al-bambino-sano-ci-risiamo.html) non concordati con il pediatra curante.
I danni che possono derivare da una etichetta, o anche da un dubbio di patologia (viene definito “etichettamento patologivo” )possono avere conseguenze devastanti sulla sviluppo e sul concetto di se del bambino e sull’equilibri della famiglia.Quando un bambino viene etichettato con un disturbo come “non si concentra” , “è distratto”, “vive nel suo modno” ecc. chi è a contatto con lui modifica il proprio atteggiamento, a partire dai genitori. “Effetto Pigmalione” (vedi dopo). E a volte le profezie prendono vita e si realizzano. Dal libro di Nardone: “Etichette patologizzanti: bambini «disturbati», bambini «incapaci», bambini «indifesi». La prima delle «realtà terribili» è quella dei bambini inizialmente etichettati come «impossibili», «pestiferi», «iperattivi». Sono bambini molto difficili da gestire perché presentano un mix di comportamenti disturbanti e dirompenti sia a casa con i genitori che a scuola con insegnanti e coetanei. In genere la carriera di un bambino identificato come un «Pierino la peste» segue un percorso tipico. Intorno ai cinque o sei anni, all’inizio della scuola primaria, iniziano le prime difficoltà di genitori e insegnanti nel «contenere» il comportamento del bambino. I comportamenti problematici possono variare da un’estrema irrequietezza, agitazione psicomotoria, estrema vivacità, impedendo al bambino di seguire le lezioni secondo i ritmi dettati dalle maestre, sino a manifestazioni di aperta «ostilità», atteggiamenti provocatori e oppositivi, vere e proprie aggressioni verbali e non nei confronti degli adulti, o più tipicamente dei coetanei. A complicare questa varietà di comportamenti problematici si aggiungono spesso condotte stereotipate, azioni ripetitive – in tutto e per tutto simili ai rituali ossessivo-compulsivi degli adulti – ma anche espressioni opposte: silenzi ostinati, apparenti «isolamenti» nel proprio mondo interiore fatto di fantasie e giochi incomprensibili all’adulto”. Questi comportamenti mettono a dura prova i genitori che mettono in atto provvedimenti che possono peggiorare la situazione:- Punizioni, - Consulenze «diagnostiche» e specialistiche rivolgendosi a medici, specialisti, neuropsichiatri, psicologi, psicoterapeuti, medicine alternative, logopedisti, osteopati per citarne solo alcuni. Le diagnosi più frequenti sono: a) disturbo oppositivo-provocatorio; b) disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività; c) varianti di ritardo mentale, o un disturbo di personalità, in genere dello spettro ossessivo-compulsivo o d’evitamento. Nardone sostiene una di queste diagnosi, anche se correttamente formulata, non dà alcuna garanzia di soluzione. Anzi, per certi versi è vero il contrario. Infatti, quando una diagnosi non è seguita parallelamente da un intervento terapeutico efficace, in genere ha effetti patogeni. Chi ha una “etichetta” , una diagnosi sviluppa percezioni e comportamenti consoni con ciò che ci si aspetta da lui (La profezia che si avvera).Formulata la diagnosi e creato il caso il comportamento del bambino viene sempre più rinforzato dagli atteggiamenti di genitori, degli insegnanti, dei parenti.
il bambino distratto si trasforma in un deficit attentivo. Il disturbatore viene infine trasformato in un bambino «disturbato». Il bambino con una etichetta (diagnosi) porta ad un circolo vizioso di peggioramento (effetto Pigmalione): non si stimola il bambino che “entra nella parte”. Che fare direte? Parlare con il proprio pediatra che valuterà cosa fare e a quale specialista, con cui resterà in contatto, affidarsi. Da evitare approcci specialisti non coordinati dal pediatra curante. Il rischio? Un approccio parziale, una etichettizzazione con le conseguenze appena descritte.E attenti a esami non concordati e offerti (vedi: https://ferrandoalberto.blogspot.fr/2017/05/caccia-al-bambino-sano-ci-risiamo.html)
Robert Rosenthal alla fine degli anni Sessanta in una scuola americana fece un esperimento (che fu chiamato «effetto Pigmalione» dimostrando come potesse influenzare, in meglio, il rendimento scolastico di un bambino. Comunicò agli insegnanti dicendo che aveva identificato dei bambini che avevano un quoziente di intelligenza superiore. Alla fine dell’anno scolastico quei bambini avevano il rendimento scolastico. Però…..: i bambini segnalati, e che avevano dato i risultati migliori erano stati scelti a caso, e non sulla base dei risultati al test. Era dunque stata l’aspettativa indotta negli insegnanti di avere a che fare con bambini particolarmente intelligenti a determinare il miglioramento nel rendimento scolastico. Il “Fenomeno Pigmalione” funziona in questo modo: 1) l’insegnante costruisce la credenza di avere a che fare con un bambino intelligente; 2) in accordo con la sua aspettativa, inizia a modificare, incosapevolmente, la sua interazione nei confronti del bambino 3) i cambiamenti di atteggiamento riguardano la maggiore frequenza con cui si rivolge al bambino, i maggiori stimoli d’interazione che gli offre (ad esempio dandogli maggiori opportunità di porre domande), sollecitandolo e coinvolgendolo attivamente durante le lezioni; 4) se protratto a lungo, gli effetti di questo «trattamento differenziale» si traducono nel bambino in una performance scolastica migliore rispetto ai coetanei. Si tratta del fenomeno più generale della «profezia che si autorealizza» (: le aspettative del genitore (o dell’insegnante) prendono forma lentamente nei comportamenti costruendo una realtà che in precedenza era solo immaginata. Tratto da Nardone, Giorgio. Aiutare i genitori ad aiutare i figli (Ponte alle Grazie Terapia in tempi brevi) (Italian Edition)
Novara https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/ora-di-curare-con-leducazione?fbclid=IwAR3cgxig7TZ-UeKp1nRtH1_nkGJQZwzLzbGUOmKY1zMrEyg-3xXtGxpFsRk
Cari genitori in questo periodo ho visitato bambini a cui è stata fatta una diagnosi "psichiatrica" che, a mio modo di vedere, era "eccessiva" (e la cosa è stata confermata in consulenze e visite successive) e temo faccia parte di un certa impostazione della medicina di dover dare una "etichetta", una diagnosi a tutto anche a certi comportamenti. Certi comportamenti reattivi, a varie situazioni, diventano una patologia. Anche le variazioni della normalità. Non lo dico solo io ma anche un noto e famoso Allen nel suo libro "NON SI CURANO I SANI". E fa parte di un processo della medicina che ha un nome tecnico "Disease Mongering".
Alcuni bambino sono stato salvati da diagnosi (che causano malattia se leggete qui sotto) grazie ad un approccio globale alla famiglia di tipo psicopedagogico.
Sicuramente la patologia psichiatrica, anche in età pediatrica è in aumento ma....Esiste sempre un ma.....a volte prima di fare una diagnosi (a cui poi non corrisponde spesso una terapia) è necessario valutare non solo i sintomi del bambino ma tutta la situazione generali in famiglia e in comunità. Alcuni bambini hanno delle manifestazioni secondarie alla gestione, cioè alla educazione che ricevono, o a situazioni che vedono o avvertono in comunità, appunto, o in famiglia.Oltre l’eccesso di medicalizzazione psichiatrica. È ora di curare prima con l’educazione
Succede al contrario che altri bambini non ricevano in tempo una diagnosi che se fatta precocemente potrebbe beneficiare di una terapia o di un approccio precoce.
Dice il pedagogista Novara "Da ultimo la pratica sempre più diffusa nelle scuole di attivare degli screening a tappeto alla ricerca di carenze e disturbi di varia natura ha portato un’ulteriore impennata delle segnalazioni. Fra le tante osservazioni critiche che si possono sollevare rispetto a questo inquietante trend, due appaiono particolarmente urgenti. La prima riguarda la naturale immaturità dei bambini e anche dei ragazzi, un’immaturità fisiologica, neurologica ed emotiva che li porta a comportamenti apparentemente insensati, ma quasi sempre compatibili con la loro età acerba. Confondere questa naturale differenza infantile con le patologie appare non solo un azzardo professionale, ma una vera e propria violazione dei diritti dei bambini". ......."Prima di psichiatrizzare una generazione di figli il buon senso dice di verificare se i basilari educativi sono presenti o se viceversa la confusione pedagogica negli adulti crea disturbi e scompensi nei più piccoli". ".....si può curare con l’educazione. Aiutare gli adulti a rimuovere le proprie carenze educative, ripristinando i basilari minimi, consente di uscire dal tunnel della patologizzazione".
Allego qui sotto il link alle affermazioni di Novara e un mio articolo di pocoi tempo fa
COME CREARE UNA PATOLOGIA A UN BAMBINO (EFFETTO PIGMALIONE ) OVVERO “LA PROFEZIA CHE SI REALIZZA”
Cari genitoriHo già fatto un articolo allertandovi sui rischi di visite e screening, spesso offerti gratuitamente (https://ferrandoalberto.blogspot.fr/2017/05/caccia-al-bambino-sano-ci-risiamo.html) non concordati con il pediatra curante.
I danni che possono derivare da una etichetta, o anche da un dubbio di patologia (viene definito “etichettamento patologivo” )possono avere conseguenze devastanti sulla sviluppo e sul concetto di se del bambino e sull’equilibri della famiglia.Quando un bambino viene etichettato con un disturbo come “non si concentra” , “è distratto”, “vive nel suo modno” ecc. chi è a contatto con lui modifica il proprio atteggiamento, a partire dai genitori. “Effetto Pigmalione” (vedi dopo). E a volte le profezie prendono vita e si realizzano. Dal libro di Nardone: “Etichette patologizzanti: bambini «disturbati», bambini «incapaci», bambini «indifesi». La prima delle «realtà terribili» è quella dei bambini inizialmente etichettati come «impossibili», «pestiferi», «iperattivi». Sono bambini molto difficili da gestire perché presentano un mix di comportamenti disturbanti e dirompenti sia a casa con i genitori che a scuola con insegnanti e coetanei. In genere la carriera di un bambino identificato come un «Pierino la peste» segue un percorso tipico. Intorno ai cinque o sei anni, all’inizio della scuola primaria, iniziano le prime difficoltà di genitori e insegnanti nel «contenere» il comportamento del bambino. I comportamenti problematici possono variare da un’estrema irrequietezza, agitazione psicomotoria, estrema vivacità, impedendo al bambino di seguire le lezioni secondo i ritmi dettati dalle maestre, sino a manifestazioni di aperta «ostilità», atteggiamenti provocatori e oppositivi, vere e proprie aggressioni verbali e non nei confronti degli adulti, o più tipicamente dei coetanei. A complicare questa varietà di comportamenti problematici si aggiungono spesso condotte stereotipate, azioni ripetitive – in tutto e per tutto simili ai rituali ossessivo-compulsivi degli adulti – ma anche espressioni opposte: silenzi ostinati, apparenti «isolamenti» nel proprio mondo interiore fatto di fantasie e giochi incomprensibili all’adulto”. Questi comportamenti mettono a dura prova i genitori che mettono in atto provvedimenti che possono peggiorare la situazione:- Punizioni, - Consulenze «diagnostiche» e specialistiche rivolgendosi a medici, specialisti, neuropsichiatri, psicologi, psicoterapeuti, medicine alternative, logopedisti, osteopati per citarne solo alcuni. Le diagnosi più frequenti sono: a) disturbo oppositivo-provocatorio; b) disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività; c) varianti di ritardo mentale, o un disturbo di personalità, in genere dello spettro ossessivo-compulsivo o d’evitamento. Nardone sostiene una di queste diagnosi, anche se correttamente formulata, non dà alcuna garanzia di soluzione. Anzi, per certi versi è vero il contrario. Infatti, quando una diagnosi non è seguita parallelamente da un intervento terapeutico efficace, in genere ha effetti patogeni. Chi ha una “etichetta” , una diagnosi sviluppa percezioni e comportamenti consoni con ciò che ci si aspetta da lui (La profezia che si avvera).Formulata la diagnosi e creato il caso il comportamento del bambino viene sempre più rinforzato dagli atteggiamenti di genitori, degli insegnanti, dei parenti.
Robert Rosenthal alla fine degli anni Sessanta in una scuola americana fece un esperimento (che fu chiamato «effetto Pigmalione» dimostrando come potesse influenzare, in meglio, il rendimento scolastico di un bambino. Comunicò agli insegnanti dicendo che aveva identificato dei bambini che avevano un quoziente di intelligenza superiore. Alla fine dell’anno scolastico quei bambini avevano il rendimento scolastico. Però…..: i bambini segnalati, e che avevano dato i risultati migliori erano stati scelti a caso, e non sulla base dei risultati al test. Era dunque stata l’aspettativa indotta negli insegnanti di avere a che fare con bambini particolarmente intelligenti a determinare il miglioramento nel rendimento scolastico. Il “Fenomeno Pigmalione” funziona in questo modo: 1) l’insegnante costruisce la credenza di avere a che fare con un bambino intelligente; 2) in accordo con la sua aspettativa, inizia a modificare, incosapevolmente, la sua interazione nei confronti del bambino 3) i cambiamenti di atteggiamento riguardano la maggiore frequenza con cui si rivolge al bambino, i maggiori stimoli d’interazione che gli offre (ad esempio dandogli maggiori opportunità di porre domande), sollecitandolo e coinvolgendolo attivamente durante le lezioni; 4) se protratto a lungo, gli effetti di questo «trattamento differenziale» si traducono nel bambino in una performance scolastica migliore rispetto ai coetanei. Si tratta del fenomeno più generale della «profezia che si autorealizza» (: le aspettative del genitore (o dell’insegnante) prendono forma lentamente nei comportamenti costruendo una realtà che in precedenza era solo immaginata. Tratto da Nardone, Giorgio. Aiutare i genitori ad aiutare i figli (Ponte alle Grazie Terapia in tempi brevi) (Italian Edition)
Novara https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/ora-di-curare-con-leducazione?fbclid=IwAR3cgxig7TZ-UeKp1nRtH1_nkGJQZwzLzbGUOmKY1zMrEyg-3xXtGxpFsRk
lunedì 5 novembre 2018
SOFFOCATODA GIOCO: Un bambino un anno è morto soffocato da una pallina di un giocattolo
SOFFOCATO DA GIOCO: Un bambino un anno è morto soffocato da una pallina di un giocattolo a Momo nel novarese. RIP
IN ATTESA CHE QUALCHE DECISORE POLITICHE FACCIA QUALCOSA INIZIATE A SAPRE VOI COSA FARE E NON FARE FACENDO UN CORSO O ALMENO LEGGENDO QUI SOTTO:
Ricoverato d'urgenza all'ospedale di Novara nella serata di domenica, le sue condizioni erano apparse da subito disperate. E' deceduto nella tarda mattinata di lunedì.
La morte per soffocamento da corpo estraneo (nel 80-90% dei casi cibo) è una causa, purtroppo frequente di morte ad ogni età : è più frequente nei bambini piccoli sotto ai 3-4 anni, negli anziani e nelle persone affette da disabilità ma non esiste età in cui non possa avvenire.
Cosa si può fare??
Prevenire offrendo cibo adatto all'età e facendo giocare con giocattoli adatti all'età, insegnando a mangiare correttamente:
- Busto eretto, seduto a tavola, senza distrazioni (via TV e tablet e smartphone) e "quando si mangia si mangia", insegnare a mangiare correttamente con l'esempio: con calma e masticando adeguatamente. Se poi qualcosa va "di traverso" e cioè finisce nelle vie respiratorie invece che nelle vie digestive sapere fare la Manovra salvavita antisoffiocamento.
Se sui Sannio fare con poche manovre e solo con un pò di paura la vita riprenderà come prima e si stara' solo più attenti al cibo che si offre e a masticare e a non parlare con la bocca piena
Se non si faniente??? Si chiama il NUE (Numero Unico dell'emergenza), 112 e se il servizio del 118 arriva entro 5-6 minuti (molto difficile e assai improbabile) faranno la manovra e se passano più minuti si potrà anche arrivare in ospedale ma, come in questa tragedia, con lesioni rreversibili.....
LA MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO E' UNA MANOVRA SEMPLICE CHE OGNUNO DI NOI DEVE IMPARARE A FARE E CHE DOVREBBE FAR PARTE DEGLI OBBLIGHI IN ALCUNE CATEGORIE PROFESSIONALI (Mense, cucine, addetti all'infanzia di ogni tipo, personale delle RSA, personale addetto a soggetti affetti da disabilità) . Ora, in attesa di fare un corso vedete almeno i filmati che trovate, ad esempio sul mio blog www.ferrandoalberto.blogspot.it e sul sito dei pediatri liguri www.apel-pediatri.org (a breve anche sul sito www.Simedet.eu) e sul sito dell'amico Marco Squicciarini:
www.manovredisostruzionepediatriche.com.
Incontri di persona li segnalerò su FB e via mail a chi mi fornisce mail, sia fatti da me che da altre persone, enti e Associazioni. Per ora: Associazione Cara a fine Novembre, Scuola Maria Ausiliatrice a metà Novembre, Champagnat a gennaio.
IN ATTESA CHE QUALCHE DECISORE POLITICHE FACCIA QUALCOSA INIZIATE A SAPRE VOI COSA FARE E NON FARE FACENDO UN CORSO O ALMENO LEGGENDO QUI SOTTO:
Ricoverato d'urgenza all'ospedale di Novara nella serata di domenica, le sue condizioni erano apparse da subito disperate. E' deceduto nella tarda mattinata di lunedì.
La morte per soffocamento da corpo estraneo (nel 80-90% dei casi cibo) è una causa, purtroppo frequente di morte ad ogni età : è più frequente nei bambini piccoli sotto ai 3-4 anni, negli anziani e nelle persone affette da disabilità ma non esiste età in cui non possa avvenire.
Cosa si può fare??
Prevenire offrendo cibo adatto all'età e facendo giocare con giocattoli adatti all'età, insegnando a mangiare correttamente:
- Busto eretto, seduto a tavola, senza distrazioni (via TV e tablet e smartphone) e "quando si mangia si mangia", insegnare a mangiare correttamente con l'esempio: con calma e masticando adeguatamente. Se poi qualcosa va "di traverso" e cioè finisce nelle vie respiratorie invece che nelle vie digestive sapere fare la Manovra salvavita antisoffiocamento.
Se sui Sannio fare con poche manovre e solo con un pò di paura la vita riprenderà come prima e si stara' solo più attenti al cibo che si offre e a masticare e a non parlare con la bocca piena
Se non si faniente??? Si chiama il NUE (Numero Unico dell'emergenza), 112 e se il servizio del 118 arriva entro 5-6 minuti (molto difficile e assai improbabile) faranno la manovra e se passano più minuti si potrà anche arrivare in ospedale ma, come in questa tragedia, con lesioni rreversibili.....
LA MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO E' UNA MANOVRA SEMPLICE CHE OGNUNO DI NOI DEVE IMPARARE A FARE E CHE DOVREBBE FAR PARTE DEGLI OBBLIGHI IN ALCUNE CATEGORIE PROFESSIONALI (Mense, cucine, addetti all'infanzia di ogni tipo, personale delle RSA, personale addetto a soggetti affetti da disabilità) . Ora, in attesa di fare un corso vedete almeno i filmati che trovate, ad esempio sul mio blog www.ferrandoalberto.blogspot.it e sul sito dei pediatri liguri www.apel-pediatri.org (a breve anche sul sito www.Simedet.eu) e sul sito dell'amico Marco Squicciarini:
www.manovredisostruzionepediatriche.com.
Incontri di persona li segnalerò su FB e via mail a chi mi fornisce mail, sia fatti da me che da altre persone, enti e Associazioni. Per ora: Associazione Cara a fine Novembre, Scuola Maria Ausiliatrice a metà Novembre, Champagnat a gennaio.
lunedì 17 dicembre 2012
LE BASI DI UNA EDUCAZIONE SUFFICIENTEMENTE BUONA - 4 PUNTATA - 6-10 anni di vita
CARI Genitori
Vi ho già presentato i consigli per il primo anno di vita e da 2 a 3 anni. e del 4 e 5 anno di vita (vedete nei post precedenti)
Dello stesso autore è stato presentato il libro (L'Essenziale per crescere). (Il pedagogista Daniele Novara direttore del CPP Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti di Piacenza) che avete avuto l'opportunità di conoscere il 24 novembre quando era venuto a Genova il 24 Novembre in occasione delle iniziative della Università dei genitori - Mondo in Pace Caritas. TROVATE A QUESTO LINK ALTRE NOTIZIE: http://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=ESSENZIALE
Vi spedisco, con il permesso dell'autore, alcune semplici regole per i nostri figli a seconda della loro età. SEMPLICI, SINTETICHE E FONDAMENTALI che vi verranno spedite a "puntate". Ricordo che con l'anno nuovo , salvo cambiamenti dell'ultima ora, ci sara' una riduzione della attività e delle mail (alcuni tireranno un sospiro di sollievo :-) )
Buona lettura
Alberto Ferrando
A BREVE:
LA PREADOLESCENZA (DAGLI 11 ANNI): Allontanarsi dai genitori
L’ADOLESCENZA: L’importanza dei riti
DAI 6 AI 10 ANNI: Le regole
Attorno ai 6 anni il bambino abbandona il
pensiero dicotomico e inizia a sviluppare il pensiero reversibile. Con pensiero
reversibile si intende la capacità di tener presente gli esiti successivi di
uno stesso evento e di metterli in relazione tra loro.
In
questa fase, come in quella precedente ma ancora di più, è importante che i
genitori sappiamo stabilire un confine e una distanza dai figli che consenta di
impostare e vivere il compito educativo che è proprio del ruolo genitoriale.
C’è
una responsabilità che compete al genitore e che va esercitato.
Occorre evitare di sostituirsi al bambino. Far fare colazione con
il biberon a un bambino di prima elementare con la scusa di far prima, o
tenerlo nel lettone perché altrimenti poverino piange sono forme di sottrazione
della responsabilità del bambino e del ruolo del genitore. Non sono
atteggiamenti educativi responsabili ma una forma di abdicazione del compito
genitoriale legate a paure: di ferire, di vedere soffrire il bambino, che gli
accada chissà che cosa.
Va
abbandonata la sgridata. Le sgridate, le urla, sono un sintomo di
debolezza, trasmettono insicurezza e indecisione. Immaginate quei genitori che
urlano in continuazione: cosa penseranno i loro bambini? Dopo un primo momento di spiazzamento le urla non avranno
più effetto e contribuiranno a sviluppare un senso di sfiducia e fastidio. Non
è proprio il caso però che i nostri figli sviluppino una cattiva opinione di
noi!
Occorre
però anche abbandonare la discussione, che è un vezzo molto italiano. Si passano ore a spiegare, discutere, motivare cercare di
convincere i bambini. Il
discussionismo produce i bambini
tirannici: quei bambini a cui è affidato un potere decisionale che non sono
in grado di gestire.
Un
esempio classico di questa dinamica: quel parente, presente più o meno in tutte
le famiglie che chiede “Vuoi più bene al papà o alla mamma?”. Non c’è domanda
più angosciante per un bambino di questa età. Oppure immaginate un bambino
coinvolto nelle scelte familiari di ogni tipo: “Non sappiamo bene dove andare
in vacanza questa estate, adesso decidi tu, hai tre possibilità…”. Dal punto di
vista anche cognitivo, il pensiero logico astratto si sviluppa solo nella
preadolescenza. Come fa un bambino o una bambina di 6 anni a decidere dove
passare le vacanze o a chi voler più bene?
Però
i bambini, anche quelli che sembrano pretendere di comandare su tutto e tutti
in famiglia, non vogliono essere tirannici: è l’ultimo loro desiderio. Non
vogliono avere due mamme, entrambi i genitori che si dedicano esclusivamente all’accudimento
e alla compiacenza, vogliono che ci sia il paterno.
Se
il padre padrone è una figura che consegniamo volentieri all’archeologia, il paterno
va recuperato. E cos’è il paterno? Il limite, il confine che definisce lo spazio
dell’autonomia e stimola la conquista di sé, il punto fermo. Il paterno sono le
regole e le comunicazioni chiare.
La cultura paterna delle regole e della chiarezza è oggi
fortemente minacciata dalla logica del comando. La vocazione educativa e
l’interpretazione che i genitori italiani danno delle regole è quella del comandare: “Vai a dormire, mangia,
sbrigati, metti a posto, non vedi che la mamma sta piangendo? Dai vestiti,
perché non ubbidisci? Cosa ti ho fatto?”. Questi sono tutti comandi: anche se
davvero finisce che la mamma si mette a piangere, la comunicazione che passa è
un comando. Così non si ottiene nulla.
Dare regole non
significa comandare. Occorre smettere di dare ordini: con i bambini non funziona, e
con gli adolescenti ancora meno. Potrebbe al massimo funzionare un po’ nell’età
di latenza che è un periodo, una
finestra brevissima sull’infanzia, tra gli 8 e i 10 anni, ma si tratta di quei
tre anni di quiete che ingannano i genitori.
Il comando implica l’instaurarsi di un muro contro muro che vede
oggi i genitori quasi sempre perdere.
Recenti ricerche hanno evidenziato che, una delle conseguenze ad
esempio di questa cultura del comando è che i bambini hanno perso in media
un’ora di sonno. Si va avanti per ore con un illogico: “Vai a letto! Perché non
vai a letto? Su dai muoviti, è tardi, vai a letto!” e si finisce per crescere
una generazione di bambini pronti a tirar Capodanno ogni sera. Ma quando un
bambino perde un’ora di sonno ne risente; sappiamo che dormire meno del
necessario ha delle conseguenze, anche serie.
Basterebbe allora dare delle regole piuttosto che procedere allo
sfinimento reciproco lamentandosi che il proprio figlio non vuole andare a
dormire.
Le regole sono un dato oggettivo. Quello che si chiede al bambino
è il rispetto della regola e non di obbedire alla mamma: quando ci si appella
all’obbedienza ci si invischia in una palude di contrapposizioni senza via
d’uscita. L’obbedienza non è una categoria educativa.
È
chiaro però che una regola non funziona, e non funzionerà mai, se i genitori
non sono d’accordo in merito alla regola stessa: questo è uno dei problemi
principali delle famiglie di oggi. La coesione è un elemento fondamentale per
il successo della regola.
Le
generazioni dei nuovi genitori corrono il rischio di dimenticare il valore
delle regole pedagogiche. Recuperare alcuni principi educativi basilari ci
permette invece di fare le cose giuste quel tanto che basta. Non occorre essere
perfetti: darebbe fastidio a chiunque, compresi i nostri figli. Non c’è niente
di peggio dei genitori che vogliono essere perfetti.
NESSUN COMMENTO MA UN CONSIGLIO LEGGETE E RILEGGETE: a nulla serve il comando, le urla nulla sortiscono,si debbono dare regole e non cadere nelle discussioni (vedete anche il post "bambini tirannici e genitori elicottero" : http://ferrandoalberto.blogspot.it/2012/08/genitori-elicottero-e-bambini-tiranni.html
martedì 14 agosto 2012
GENITORI ELICOTTERO E BAMBINI TIRANNI
GENITORI ELICOTTERO E BAMBINI TIRANNI
Sono quei genitori che sono molto vicini ai loro figli e che
li aiutano a superare tutti gli ostacoli che incontrano, soprattutto in ambito
scolastico. I genitori elicottero sono sempre sopra i propri figli e cercano di
provvedere ai loro bisogni, indipendentemente dall'effettivo bisogno dei figli
di vedersi risolti tutti i problemi, spesso ancor prima che si presentino.
Torneremo su questo tema con la segnalazione di un libro che
consiglio a tutti “L’essenziale per crescere” (Educare senza i superfluo) di Daniele Novara e Silvia Calvi
Libro che consiglio a tutti: genitori, aspiranti genitori,
amici di famiglie con figli, nonni ecc.
Un richiamo a cosa significa educare un bambino e non solo “accudirlo”
o tirarlo su diviso in vari capitoli per età e il cui autore verrà a Genova in
una iniziativa DI LABORPACE di giornate dedicate ai genitori (http://www.caritasgenova.it/old/LaborPace/Laborpace.htm)
In un recente articolo sul Corriere della Sera di cui
riporto vari punti (articolo a questo link:
viene scritto come l’iperpadre e l’ipermadre, ( “genitori- elicottero”), hanno
trasformato il desiderio di iscrivere i figli in una delle migliori università
americane in ossessione. Li vogliono vedere nelle accademie dell’eccellenza anche se non sono gran che portati per lo
studio. Anzi, proprio per questo: temono che senza una laurea al top, i
loro ragazzi resteranno indietro in questo mondo sempre più competitivo. Solo
che così li sottopongono a pressioni enormi: una porta aperta alla frustrazione
e all’infelicità. RISULTATI? la
moltiplicazione dei casi di abuso di farmaci e stimolanti, gli studenti
devastati che non riescono a tenere il passo, giovani in crisi perché incapaci
di definire la loro identità. (Madeline Levine, psicologa di San Francisco
specializzata nei problemi dell’adolescenza, ha pubblicato negli Usa il libro Teach
Your Children Well («Educate i vostri figli nel modo giusto»).
Sepolti da montagne di giocattoli, vestiti, fotocamere,
computer, telefonini, tavole per il surf e la neve, playstation molti bambini
(definiti da Novara “TIRANNI” finiscono poi per essere travolti dall’ansia di successo che divora i loro
ipergenitori.
I DATI: 25% degli studenti dei campus con sintomi di
depressione. La droga, l’abuso di alcol, il 17 per cento che soffre di attacchi
d’ansia, i suicidi in aumento. E l’abuso di farmaci: antidepressivi e
stimolanti, per migliorare il profitto agli esami. Quasi il 30 per cento degli
studenti, ormai, dipende da pillole di vario tipo.
Il mondo globalizzato, però, è inevitabilmente più
competitivo. E anche più meritocratico. Se non lavori duro non vai avanti.
Spesso i ragazzi viziati passano la giornata tra playstation e sport in tv, se
non c’è la pressione dei genitori.
«Non dico che non debbano essere spinti a lavorare sodo.
Inculcare l’etica del lavoro, pretendere un certo livello di disciplina, è
essenziale. Quello che non funziona è
proiettare la propria ambizione smisurata sui figli pensando più alla battaglia
delle carriere che alla loro crescita emotiva. La costruzione della loro
personalità, coinvolgerli nelle attività e responsabilità familiari è più
importante che costruire un percorso per Harvard fin dagli anni dell’asilo. La cosa più importante da dare ai propri
figli è consapevolezza, una robusta fiducia in se stessi. Indicare loro un
percorso, anche col proprio esempio. Sere fa, a cena con amici, uno di loro
ha spiegato con orgoglio che negli ultimi cinque anni non ha fatto nemmeno un
giorno di ferie. Tornati a casa mio figlio mi ha chiesto, disorientato: “Mamma,
ma è una buona cosa non fare vacanze?”. Se non ti sforzi quotidianamente di
aiutare la crescita emotiva dei tuoi ragazzi, se dai messaggi sbagliati o
contraddittori e poi pompi allo spasimo le loro ambizioni accademiche, rischi
di fare di loro dei disadattati. In America, ma forse anche altrove, il treno
dell’autostima sta deragliando».
Come si aiutano i figli nella loro crescita emotiva?
«I ragazzi da noi cominciano a uscire di casa da soli, a
fare i primi giri in bici dell’isolato, a 12-13 anni. Le prime esperienze
sessuali le fanno a 16-17. In mezzo ci sono mille cose importanti per la
maturazione. Quattro anni sono pochi, ma sono cruciali, non bisogna sbagliare.
Quando decidiamo, di volta in volta, quanta libertà lasciamo loro, l’errore
principale che rischiamo è quello di fare la scelta che minimizza la nostra
ansia, anziché quella che stimola il loro senso di responsabilità. Invece
dobbiamo capire che l’eccesso di protezione è dannoso, che se un ragazzino è
pronto per andare a comprare qualcosa nel negozio in fondo alla strada, deve
tentare. Anche se poi torna con l’acquisto sbagliato o paga più del dovuto.
Certo, se vivi in un ghetto infestato di criminali è diverso, ma chi legge
libri come questo in genere abita in quartieri sicuri. Dobbiamo imparare a
dominare l’ansia, accettare che la crescita di nostro figlio è fatta anche di
questo: io li chiamo “fallimenti di successo”. E pazienza se qualche sera
dovremo restare svegli più a lungo chiedendoci se in quel momento nostro figlio
si sta comportando da persona matura».
Inutile forzare chi non è dotato, dice lei. «È un problema
di equilibrio, di costi e benefici. Stimolare i ragazzi che hanno già una
solida fisionomia mentale, creare una disciplina di studio, ambire a un buon
titolo accademico, è giusto. Ma è un problema di misura: sappiamo valutare le
possibilità dei nostri figli? Anni fa quando ero sulla East Coast, a Long
Island, il 60 per cento degli allievi del liceo pubblico di Scarsdale ha fatto
domanda per entrare nelle università “esclusive”. La maggioranza: ma non siamo
tutti fatti per Harvard. E un ragazzo normale non diventa un grande talento
solo perché calpesta l’erba del campus di Yale. Le conseguenze, come le dicevo,
le vediamo nelle statistiche del disagio e nell’abuso di farmaci».
D’altra parte nel mondo globalizzato la competizione per il
lavoro è sempre più dura. E i nostri ragazzi appagati da un benessere che ora
rischia di svanire, devono vedersela con la gioventù dei Paesi emergenti che ha
ancora più fame di successo.
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