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giovedì 3 gennaio 2019

Depressione post partum

Depressione post partum
Nasce un bambino. E' una cosa bellissima, tutti contenti ma poi in alcuni casi tutto va bene ma la mamma non si sente più come prima, è triste e talora  marito e nonni, invece di aiutarla e capirla la colpevolizzano con frasi tipo "sorridi, dovresti essere contenta" oppure "hai un bambino meraviglioso e un marito affettuoso", o "ti  aiutiamo tutti e tu hai quella faccia" e via dicendo.
Purtroppo la depressione materna esiste e sta a TUTTI saperlo e aiutare  parlardone con il pediatra, il medico curante, il ginecologo per aiutare. In alcuni casi serve un aiuto farmacologico, a volte bastano dei colloqui con persone esperte del settore. TUTTI SIAMO COINVOLTI PERCHE' CON IL NOSTRO COMPORTAMENTO E PAROLE POSSIAMO AIUTARE O AGGRAVARE. 
Il 70% delle donne, nei giorni immediatamente successivi al parto, manifestano sintomi leggeri di depressione, un mix di malinconia e ansia definiti in inglese Blues Sindrome (anche conosciuta come Maternity Blues). Alcune donne arrivano a vere e proprie depressioni
Le cause sono varie: cambiamenti ormonali nella donna (riduzione del livello degli estrogeni e del progesterone), aspetti psicologici come il cambiamento di ruolo della donna in ambito sociale, il timore per le sue imminenti responsabilità e per il proprio aspetto fisico. 
La sintomatologia della depressione post- partum si può manifestare in forma lieve e scomparire nel giro di poco tempo, ma il disturbo può diventare progressivamente più grave fino alla psicosi puerperale con sintomi anche duraturi e conseguenze, nei casi più gravi, davvero drammatiche: l’infanticidio e il suicidio. Importanti sono i fattori sociali e familiari, in particolare il contesto di solitudine in cui vivono, degrado sociale, abusi e maltrattamenti subiti durante l’infanzia, non ultimo anche il fatto che il loro malessere psichico non venga adeguatamente accolto o compreso o minimizzato o dall’aver affrontato la gravidanza in solitudine. La  sensazione di isolamento percepita dalle neo-mamme  può condurre a un circolo vizioso insostenibile e portare ad un gesto estremo nei confronti del figlio.
Tacere l’esistenza della sindrome Maternity Blues alimenta il circolo vizioso di sensi di colpa, solitudine e isolamento che molte neo-madri provano dopo il parto. 
Il sonno della mamma dipende anche dalla qualità e quantità del sonno del bambini che rappresenta un fattore importante della depressione post partum , 
il 38% delle madri di “cattivi dormitori” ha sintomi nevrotici e/o depressivi, l’85% sentimenti ambivalenti nei confronti del bambino.
Qui un auto test per valutare il rischio della depressione post Partum: Scala di Edinburgo per la depressione post partum



Alterazioni del sonno nella depressione post-partum. Dott.ssa Virginia Quaranta

Un bambino su quattro soffre di disturbi del sonno. Le 10 regole d’oro per far dormire i piccoli, i più grandi (e anche mamma e papà)


domenica 1 aprile 2018

Buona Pasqua: risposte a domande dei Genitori: Sport e depressione del bambino

Buona Pasqua: risposte a domande dei Genitori: Sport e depressione del bambino
Due risposte a domande  che debbono farci riflettere anche, e forse soprattutto in un giorno di Festa e Pace: LO sport fa bene ai bambini? La depressione esiste in età pediatrica?
Buona Pasqua
Alberto Ferrando

venerdì 8 dicembre 2017

Sofferenza, disagio e...MADRI CHE UCCIDONO I FIGLI (Sindrome di Medea)

Sofferenza, disagio e...MADRI CHE UCCIDONO I FIGLI  (Sindrome di Medea)
La cronaca quotidiana, spesso, ci mette a conoscenza di fatti che non vorremmo  mai sentire come  l’uccisione dei propri figli  da parte di madri o padri apparentemente “normali”. Le cause di questi atti scellerati possono  derivare da  depressione, disagio, solitudine, conflitto familiare  e il figlicidio rappresenta la punta dell’iceberg di queste sofferenze. Sofferenze che non possono essere ignorate ma ci vedono  tutti coinvolti nel cercare di comprendere, e aiutare, queste persone in difficoltà.   Spesso si tende a  ignorare , minimizzare o fidarsi della bugia più frequentemente detta “va tutto bene” in risposta alla domanda “come va”?
In questi casi, se abbiamo la sensazione che qualcosa non va, non fermiamoci solo alle apparenze, ma prendiamoci qualche attimo per notare il tono della voce e osservare il linguaggio non  verbale del corpo. Può succedere che una persona dica “va tutto bene” perché non vuol parlare ma il tono della voce e il comportamento del “corpo” (sguardo, sorriso o atteggiamento di “facciata”) possono dire il contrario.
Ma quali sono le cause che possono portare un genitore a compiere un gesto così terribile?
Talvolta il figlicidio  può rappresentare la vendetta nei confronti del coniuge verso cui si nutre odio e/o rancore, gelosia e invidia. In tal caso si parla di “sindrome di Medea”, poiché  nella  tragedia di Euripide messa in scena nel 431 ac a Corinto si narra la storia di una donna, Medea, che uccide i propri figli per vendicarsi del tradimento del marito, Giasone.
Figlicidi possono avvenire per altre cause, alcune delle quali possono rappresentare anche una causa favorente o scatenante la sindrome di Medea
1.     Figli non desiderati (come può avvenire se nati da una gravidanza non voluta, come nel caso di  stupro. In tali casi la mamma potrebbe associare il figlio ad un ricordo traumatico).
2.     Figlicidio attuato per non far soffrire la prole: la mamma sente il figlio come un grande peso a causa di un rapporto coniugale molto conflittuale o inesistente, associato a maltrattamento, disagio, droga,  alcol e/o per motivi economici.
3.     Abuso e maltrattamento da ipercura come la “Sindrome di Munchausen per procura”dove un genitore, più frequentemente la mamma, o entrambi inventa sintomi e disturbi del proprio figlio e ha atteggiamenti di ipercura, arrivando anche a sottoporre il figlio ad interventi inutili, danneggiandolo e talora uccidendolo.
4.     Problemi psichiatrici materni preesistenti.
5.     Depressione post partum non rilevata e riconosciuta.
6.     Crisi di coppia e traumi psichici e solitudine.
Su questo tema così delicato è necessario anche tenere conto che una donna quando diventa madre, (questo accadeva più frequentemente  soprattutto una volta), può essere “assorbita” da questo nuovo ruolo nell’accudimento del figlio rischiando di “perdere” il suo ruolo di donna con la nascita di un  legame patologico con i figli che debbono, a loro volta, consolare e colmare la vita alla madre, man mano che crescono.
La tragedia di Medea può anche rappresentare la conseguenza estrema, drammatica  e patologica della perdita dell’ “essere donna” e della perdita della femminilità per diventare madre.
Alcuni tragici casi di cronaca rientrano in questa sindrome, anche senza la presenza del tradimento del compagno, nel momento in cui la donna si sente di apparire al suo compagno solo come  una madre mentre vorrebbe continuare ad essere considerata e desiderata come donna.
Il gesto di Medea è una estremizzazione, ripeto, patologica di tornare ad esistere come donna attraverso la vendetta sui propri figli, con un rifiuto rabbioso della maternità.
LIBRO E FILM Consigliato: "L'isola della paura" (shutterisland) di Dennis Leahn (attore nel film Leonardo Di Caprio)

Fattori favorenti o scatenanti di questa sindrome sono in chiave psicoanalitica: vedere: http://www.psychiatryonline.it/node/4882 .


mercoledì 15 febbraio 2017

Riflessioni su ragazzi, droga, suicidio

Riflessioni su ragazzi, droga, suicidio 
Oggi sui media tanti articoli sul ragazzo di Lavagna che si è suicidato  durante un intervento a casa delle forze dell'Ordine per possesso di hashish. Leggo sulla stampa tanti pensieri in libertà che aumentano, almeno in me, l'amarezza per quanto avvenuto.
Il tragico gesto sicuramente merita una riflessione da parte di tutti come il fatto che  un ragazzo su 4 (forse 1 su due)  faccia uso di hashish ( anche se, spesso, del problema non se ne parla proprio se non come semplice dato statistico).
Sottoscrivo quanto detto dall'amico psichiatra Giorgio Schiappacasse: "c'è qualcosa di più complesso alle spalle".
Considerazioni:
- Perché non vengono organizzati, in modo carrucolare,  interventi preventivi  per i nostri giovani per una corretta informazione sull'uso e abuso di sostanze  ma solo controlli. Fin dalle elementari e non al liceo quando è troppo tardi (si inizia spesso sotto ai 14 anni :-(
- Da anni con Schiappacasse, Testino, Viotti e altri cerchiamo di dialogare e fornire informazioni nelle scuole (eventi all'IST e nelle scuole stesse: l'ultimo con oltre 200 persone al teatro Govi a Bolzaneto). Ma sono gocce di volontariato nel mare dell'indifferenza generale. Queste iniziative dipendono dalla buona volontà e iniziativa sia  di singoli genitori o di insegnanti
- Una prova che non si intervenga (e le istituzioni hanno la loro responsabilità) è la mancanza di un coordinamento e di iniziative nelle scuole PRIMA E FIN DALLE ELEMENTARI CON INTERVENTI SU FAMIGLIE E BAMBINI A breve parleremo del progetto  S. Desiderio "Genitori, scuola e Medici insieme per la salute del bambino"
- Ripeto anche se a nessuno interessa che la figura del garante dell'Infanzia non può non avere la sua dignità ed essere demandata ad altre figure professionali (validissime ma impegnate su più fronti) come il difensore civico
- Mi unisco al dolore di tutti e della famiglia. Cerchiamo di unirci e di parlare prima e che la tragedia avvenuta, visto che indietro non si può tornare, possa servire a smuovere indifferenza, delega e  passività di tanti (persone e istituzioni)
Alberto Ferrando
Pediatra e Coordinatore dei Garanti dell'Infanzia e della Adolescenza UNICEF



lunedì 26 gennaio 2015

BASTA COLPEVOLIZZARE LE POVERE MAMME CHE NON RIESCONO AD ALLATTARE. QUANTE MAMME MALTRATTATE CHE SI VEDONO.

BASTA COLPEVOLIZZARE LE POVERE MAMME CHE NON RIESCONO AD ALLATTARE. QUANTE MAMME MALTRATTATE CHE SI VEDONO. MAGARI VORREBBERO ALLATTARE MA....E VOI LE METTETE IN CRISI???
Ripropongo un articolo con due lettere di mamme che espongono il loro parere sull'allattamento al seno.
Ovviamente come pediatra sono favorevolissimo all'allattamento al seno :
  • SE IL BAMBINO STA BENE
  • SE LA MAMMA STA BENE
  • SE LA FAMIGLIA STA BENE
E PER STARE BENE INTENDO UNO STATO DI "BENESSERE fisico psichico e sociale" come da definizione della Organizzazione Mondiale della Sanità
SE NON ALLATTO E ALLORA?? 
LA MAMMA HA SEMPRE RAGIONE RICORDATE????
COME ESSERE BUONI GENITORI? Cerchiamo di essere noi stessi e non il genitore idealizzato, finto. Un luogo comune per la madre ???: “Per essere una buona madre si deve allattare il bambino al seno”!!!!  (vedete qui sotto un articolo di una Rivista: EVITATE LE ESAGERAZIONI E DUE TESTIMONAINZE DI MAMME) UN BUON GENITORE NON SI GIUDICA DAL FATTO SE ALLATTA O MENO, né da come partorisce , né da altro….Si diventa bravi genitori con il tempo, a volte anni man mano che imparate a conoscervi e rispettate questi punti (Hogg).
IN questo periodo ho visto varie mamme MALTRATTATE. Ma non parlo di violenza alle donne fisica ma di mamme "normali" maltrattate da persone "normali" (magari mamme, nonne o papà) sul tema dell'allattamento al seno!!!!!
Come pediatra non posso non sostenere la bontà dell'allattamento al seno (LEGGETE POST SUL TEMA QUI:http://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=SENO) ma non facciamo gli integralisti per favore!!!! Alcune donne che pur avrebbero voluto allattare con tutto il cuore non ci riescono. Succede e per vari, seppur non frequenti motivi. Alcune donne hanno tanti e tali problemi per cui non riescono ad allattare serenamente, anzi 'allattare diventa l'ultimo dei loro problemi (ragazze giovani senza marito, dipendenze di vario tipo, povertà, solitudine, mancanza di aiuti dcc. dcc.). Cosa fa la maggio parte della gente NORMALE??? CRITICA, GIUDICA, COLPEVOLIZZA una mamma che dopo la gravidanza magari è un pò giù se non al limite della depressione. Già una mamma si autocritica, si mette in gioco. Pensateci quando vedete una mamma prima di dire con la faccia preoccupata "Che peccato!!", "Insisti", " se non "Perchè non vuoi allattare?" magari accompagnata da altre perle di saggezza tipo "Vedrai che si ammala se non dai il tuo latte" o "Diventerà allergico".  Cari Genitori una gran cosa è il RISPETTO degli altri e da parte dei genitori nei confronti del  bambino. PER RISPETTARLO RISPETTATEVI E FATEVI RISPETTARE.
-       Siate consapevoli che è un individuo unico(NON è come  l’idealizzato figlio della vostra amica o come altri bambini: è il VOSTRO figlio)
-       Parlate CON lui e NON a LUI (la comunicazione è bidirezionale)
-       Ascoltate e, se necessario, soddisfate i suoi bisogni (sia detti a parole che in altri modi. Non vuol dire che dovete soddisfare TUTTO quello che chiede).

Caro dottore,
 Sono la mamma di Davide e Alessia 4 anni e 4 mesi rispettivamente. In questa mail proverò a riassumere la mia esperienza sull'allattamento innanzi tutto per ringraziarla del suo sostegno soprattutto morale e poi per offrirle, se crede utile, qualche spunto in caso si trovasse ad affrontare l'argomento con gli "irriducibili" dell'allattamento al seno. 
 Quando è nato Davide nel 2006 in ospedale mi hanno detto di attaccarlo il più possibile, lui era da subito molto vorace e quindi sin dal primo giorno stava attaccato al seno praticamente di continuo. Al secondo giorno ho iniziato ad avere ragadi ai capezzoli che sono velocemente peggiorate. In pochi giorni i capezzoli erano ricoperti completamente di croste, nonostante un male davvero forte ho continuato ad attaccare Davide ogni volta che voleva anche se lui finiva per ciucciare sangue misto al poco latte che avevo, e quando riuscivo a staccarlo iniziava a piangere dalla fame. Ho fatto due rientri in ospedale per farmi consigliare e a parte lo sgomento iniziale delle ostetriche quando vedevano il mio seno le istruzioni erano comunque attaccare sempre il più possibile  per cercare di fare venire il latte e usare il tiralatte. Riassumendo usavo il tiralatte per sbloccare il seno dalle croste, attaccavo Davide per un sacco (mentre piangevo dal dolore) e poi tiravo ulteriormente il latte con il tiralatte mentre spesso qualcuno dava un biberon a Davide che altrimenti urlava per la fame. Risultato, dopo 10 giorni di sofferenza e pianti per sentirmi una mamma inadeguata, niente montata lattea e una mastite ho deciso di interrompere l'allattamento per passare esclusivamente all'artificiale. Da quel giorno finalmente mi sono goduta Davide, il momento della pappa e tutte le coccole che seguivano.
Dopo 4 anni è nata Alessia e da subito avevo deciso di "non ricascarci" e di fare allattamento al seno solo se fosse andato tutto bene subito. In ospedale ho trovato un atteggiamento "un po' meno talebano" e visto che anche questa volta al secondo giorno iniziavo già ad avere le ragadi mi è stato suggerito dalle ostetriche del nido di attaccare un po' meno Alessia e in caso offrire un po' di biberon almeno finchè non avessi avuto latte a sufficienza.
Benissimo, peccato che quando ho fatto la visita dal neonatologo dell’ospedale dopo pochi giorni dalla dimissione in modo piuttosto brusco mi è stato detto che così sarei andata in autoinibizione e che quindi dovevo attaccare Alessia per una ventina di minuti da un seno, svuotate l'altro con il tiralatte per cercare di aumentare la mia produzione di latte non ancora sufficiente. Il tutto senza chiedermi il mio parere, o informarsi sui miei ritmi a casa, sulla possibilità di aiuti da famigliari e soprattutto sulla presenza di un fratellino visto che in quel momento per me la cosa più importante era non sottrargli tempo e attenzioni.
Nonostante le mie convinzioni iniziali, e per colpa forse anche degli ormoni che nei giorni seguenti al parto fanno "strani scherzi", sono riuscita di nuovo ad andare in crisi convinta di avere sbagliato tutto.Per fortuna mio marito è stato molto deciso, dopo due giorni avevamo appuntamento con lei e così lui mi ha detto aspettiamo di sentire cosa dice il pediatra curante visto che di lui ci fidiamo forse sapendo già quale sarebbe stato il suo consiglio..."la cosa più importante è che la mamma sia serena!" E così è stato.
Ha lasciato la scelta a me su come proseguire con la tranquillità che in ogni visita riesce a trasmettermi. Ho continuato con allattamento misto fino ai tre mesi di Alessia e soprattutto finchè ha voluto lei, e sono passata completamente al L.A. appena ha dimostrato di non gradire più il mio latte.
 Da questa mia esperienza personale vorrei sottolineare come troppo spesso mi sembra vengano solo elogiati i vantaggi (indiscutibili) del latte materno senza un adeguato sostegno psicologico della mamma che invece può incontrare varie difficoltà all'inizio dell'allattamento e in generale nella cura della nuova creatura. E mi sembra che in questo vada anche tenuto conto come la degenza post-parto in ospedale sia sempre più ridotta, cosa che se da una parte credo permetta notevoli tagli alle spese sanitarie di certo non aiuta la mamma nei primi giorni di vita del nuovo arrivato.
 Mi scuso per la lunghezza della mail, ma spero di essere così riuscita a trasmettere la mia esperienza e la ringrazio ancora per il suo continuo supporto.
 Una mamma davvero felice "nonostante" o meglio "grazie" al latte artificiale e a un buon pediatra che non si occupa solo dei bambini ma anche di chi c'è intorno.


A proposito di latte….
Ho 39 anni, quattro figli, un marito, la casa e la famiglia da gestire, inoltre, lavoro in ospedale … 
Quando tre mesi fa è nato Tommaso, l’ultimo dei quattro, come già in passato, mi sono cimentata nella mansione  di neo mamma a tempo pieno!
Emotivamente mi sentivo più consapevole e più tranquilla, rispetto alle volte precedenti, su come dover gestire un piccolo di pochi chili nei gesti quotidiani;  tuttavia ricominciare e, soprattutto, imparare a conoscere quel nuovo esserino , mi ha, una volta ancora, messa alla prova!
Ho fin da subito allattato al seno …
Perché allattare è un’ esperienza davvero unica, di grande incontro emotivo tra madre e figlio …
Perché allattare è necessario per la buona salute del lattante visto che questo alimento risulta essere il più completo per i piccoli …
Perché  allattare è  pratico ed immediato ( pronto in ogni momento, caldo al punto giusto!)…
Perché  allattare ha costo “zero” rispetto a quelli elevati con i quali il latte artificiale viene proposto sul mercato …
Nonostante  i numerosi vantaggi che fino ad ora ho elencati, allattare al seno rimane,  a mio avviso, un’ esperienza che procura grande ansia emotiva (a poche ore dalla poppata al primo pianto si ci chiede: avrà fame ? Sarà bastato il latte?...) e una grande fatica fisica ( il piccolo deve essere seguito  unicamente dalla madre che non può avere “sostituti”)
In questi primi tre mesi ho allattato in condizioni limite  ( durante riunioni di classe, in coda in macchina ferma in ingorghi cittadini all’uscita dalla scuola, nel corso di recite scolastiche, saggi di danza, cori o rappresentazioni teatrali …).
Oggi, stanca, direi quasi stremata, dopo aver perso sette chili, alla soglia dei 40 chili di peso, con gli occhi segnati ed il viso scavato, sto per accettare il “gradito aiuto” in questa mia mansione di mamma mucca (come scherzosamente mi chiamano in casa) da parte del tanto additato latte artificiale!
Ed è per questo che sorrido alle parole di tutti gli esperti del settore che con tono minaccioso impongono alla donna l’allattamento al seno a oltranza…
Sorrido a tutti quei manuali, opuscoli o protocolli ospedalieri nei quali veniamo inquadrate come fabbricatrici di latte sempre ed a ogni costo…
Urlo invece a gran voce un “EVVIVA” al Pediatra dei miei figli, il quale pare non dimenticare mai che, per prima cosa, la mamma è una persona con dei limiti di stanchezza fisica ed emotiva, come tutti…
Per questo, tutte le volte in cui mi sono trovata nella situazione di dover dichiarare di essere al limite delle mie forze, col sorriso sulle labbra, abbassando lo sguardo al di sotto degli occhiali e quasi ammiccando, mi sono sentita rispondere:
          “ una mamma felice e serena alleva figli felici e sereni…”
E sapete… ha proprio ragione, perché ogni volta che sorrido… i miei figli sorridono con me!!! Rossana


















Gentilissimo Dottor Ferrando,
 allego a questa Mia qualche riga circa la mia personale esperienza di allattamento al seno, nella speranza che Lei possa utilizzare ed aiutare con queste  mie poche parole qualche mamma in difficoltà .
Ringraziandola per la Sua sollecita e sempre attiva presenza, cordialmente saluto.
Loredana

mercoledì 12 marzo 2014

MAMME FATEVI RISPETTARE E SE NON ALLATTATE GODETEVI IL VOSTRO FIGLIO E..FREGATEVENE DEL GIUDIZIO DI ALTRI

Cari tutti

In questi giorni ho visto due mamme gravemente maltrattate da operatori sanitari e non. Mamme tristi, deprivate di sonno, colpevolizzate,  avvilite nel loro essere mamme in un momento della vita delicato e che dovrebbe essere bello: la nascita di un figlio.
E’ un periodo delicato in quanto la mamma è stanca e esiste anche la depressione post partum ma alcuni, operatori sanitari e non, vicini e amici e parenti focalizzano l’attenzione solo su una cosA: se allatti sei una buona mamma, se non allatti no.
Già se una mamma non allatta si colpevolizza, figuriamoci se coloro che dovrebbero aiutarla la colpevolizzano. Mamme che piangono dicendo che non sono mamme che non riescono a produrre latte, che debbono attaccarsi il bambino per 24 ore al giorno, tirarsi il latte, pesare il bambino ecc.ecc.
SMETTIAMOLA: come pediatra non posso che essere un fautore del latte di mamma…se c’è, se la mamma sta bene, se il bambino cresce, se la mamma ha un minimo di supporto famgliare e di affetto e altro. Invece succede che se una mamma ha dei problemi..la si copevolizza anche.
Mamme avete ill atte datelo fino a 6 mesi almeno, se potete anche fino a 1 anno e anche oltre ma, care mamme maltrattate e cari maltrattanti, moderate i vostri giudizi e pareri se una mamma non allatta
Una pubblicazione recente: con una revisione sull’allergia alimentare uscita sulla famosa Rivista Internazionale  Lancet (Longo G, et al. IgE-mediated food allergy in children. Lancet 2013;382:1656-64) ha posto in risalto alcuni concetti rivoluzionari rispetto ad alcuni comportamenti sull’allergiatra cui:  L’allattamento al seno esclusivo e prolungato non previene l’allergia e così neanche la somministrazione di (costosi) latti speciali;

NON ALLATTO E ALLORA??
LA MAMMA HA SEMPRE RAGIONE RICORDATE????
COME ESSERE BUONI GENITORI? Cerchiamo di essere noi stessi e non il genitore idealizzato, finto. Un luogo comune per la madre ???: “Per essere una buona madre si deve allattare il bambino al seno”!!!!  (vedete qui sotto un articolo di una Rivista: EVITATE LE ESAGERAZIONI E DUE TESTIMONAINZE DI MAMME) UN BUON GENITORE NON SI GIUDICA DAL FATTO SE ALLATTA O MENO, né da come partorisce , né da altro….Si diventa bravi genitori con il tempo, a volte anni man mano che imparate a conoscervi e rispettate questi punti (Hogg).
IN questo periodo ho visto varie mamme MALTRATTATE. Ma non parlo di violenza alle donne fisica ma di mamme "normali" maltrattate da persone "normali" (magari mamme, nonne o papà) sul tema dell'allattamento al seno!!!!!
Come pediatra non posso non sostenere la bontà dell'allattamento al seno (LEGGETE POST SUL TEMA QUI:http://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=SENO) ma non facciamo gli integralisti per favore!!!! Alcune donne che pur avrebbero voluto allattare con tutto il cuore non ci riescono. Succede e per vari, seppur non frequenti motivi. Alcune donne hanno tanti e tali problemi per cui non riescono ad allattare serenamente, anzi 'allattare diventa l'ultimo dei loro problemi (ragazze giovani senza marito, dipendenze di vario tipo, povertà, solitudine, mancanza di aiuti dcc. dcc.). Cosa fa la maggio parte della gente NORMALE??? CRITICA, GIUDICA, COLPEVOLIZZA una mamma che dopo la gravidanza magari è un pò giù se non al limite della depressione. Già una mamma si autocritica, si mette in gioco. Pensateci quando vedete una mamma prima di dire con la faccia preoccupata "Che peccato!!", "Insisti", " se non "Perchè non vuoi allattare?" magari accompagnata da altre perle di saggezza tipo "Vedrai che si ammala se non dai il tuo latte" o "Diventerà allergico".  Cari Genitori una gran cosa è il RISPETTO degli altri e da parte dei genitori nei confronti del  bambino. PER RISPETTARLO RISPETTATEVI E FATEVI RISPETTARE.
-       Siate consapevoli che è un individuo unico(NON è come  l’idealizzato figlio della vostra amica o come altri bambini: è il VOSTRO figlio)
-       Parlate CON lui e NON a LUI (la comunicazione è bidirezionale)
-       Ascoltate e, se necessario, soddisfate i suoi bisogni (sia detti a parole che in altri modi. Non vuol dire che dovete soddisfare TUTTO quello che chiede).

Caro dottore,
 Sono la mamma di Davide e Alessia 4 anni e 4 mesi rispettivamente. In questa mail proverò a riassumere la mia esperienza sull'allattamento innanzi tutto per ringraziarla del suo sostegno soprattutto morale e poi per offrirle, se crede utile, qualche spunto in caso si trovasse ad affrontare l'argomento con gli "irriducibili" dell'allattamento al seno. 
 Quando è nato Davide nel 2006 in ospedale mi hanno detto di attaccarlo il più possibile, lui era da subito molto vorace e quindi sin dal primo giorno stava attaccato al seno praticamente di continuo. Al secondo giorno ho iniziato ad avere ragadi ai capezzoli che sono velocemente peggiorate. In pochi giorni i capezzoli erano ricoperti completamente di croste, nonostante un male davvero forte ho continuato ad attaccare Davide ogni volta che voleva anche se lui finiva per ciucciare sangue misto al poco latte che avevo, e quando riuscivo a staccarlo iniziava a piangere dalla fame. Ho fatto due rientri in ospedale per farmi consigliare e a parte lo sgomento iniziale delle ostetriche quando vedevano il mio seno le istruzioni erano comunque attaccare sempre il più possibile  per cercare di fare venire il latte e usare il tiralatte. Riassumendo usavo il tiralatte per sbloccare il seno dalle croste, attaccavo Davide per un sacco (mentre piangevo dal dolore) e poi tiravo ulteriormente il latte con il tiralatte mentre spesso qualcuno dava un biberon a Davide che altrimenti urlava per la fame. Risultato, dopo 10 giorni di sofferenza e pianti per sentirmi una mamma inadeguata, niente montata lattea e una mastite ho deciso di interrompere l'allattamento per passare esclusivamente all'artificiale. Da quel giorno finalmente mi sono goduta Davide, il momento della pappa e tutte le coccole che seguivano.
Dopo 4 anni è nata Alessia e da subito avevo deciso di "non ricascarci" e di fare allattamento al seno solo se fosse andato tutto bene subito. In ospedale ho trovato un atteggiamento "un po' meno talebano" e visto che anche questa volta al secondo giorno iniziavo già ad avere le ragadi mi è stato suggerito dalle ostetriche del nido di attaccare un po' meno Alessia e in caso offrire un po' di biberon almeno finchè non avessi avuto latte a sufficienza.
Benissimo, peccato che quando ho fatto la visita dal neonatologo dell’ospedale dopo pochi giorni dalla dimissione in modo piuttosto brusco mi è stato detto che così sarei andata in autoinibizione e che quindi dovevo attaccare Alessia per una ventina di minuti da un seno, svuotate l'altro con il tiralatte per cercare di aumentare la mia produzione di latte non ancora sufficiente. Il tutto senza chiedermi il mio parere, o informarsi sui miei ritmi a casa, sulla possibilità di aiuti da famigliari e soprattutto sulla presenza di un fratellino visto che in quel momento per me la cosa più importante era non sottrargli tempo e attenzioni.
Nonostante le mie convinzioni iniziali, e per colpa forse anche degli ormoni che nei giorni seguenti al parto fanno "strani scherzi", sono riuscita di nuovo ad andare in crisi convinta di avere sbagliato tutto. Per fortuna mio marito è stato molto deciso, dopo due giorni avevamo appuntamento con lei e così lui mi ha detto aspettiamo di sentire cosa dice il pediatra curante visto che di lui ci fidiamo forse sapendo già quale sarebbe stato il suo consiglio..."la cosa più importante è che la mamma sia serena!" E così è stato.
Ha lasciato la scelta a me su come proseguire con la tranquillità che in ogni visita riesce a trasmettermi. Ho continuato con allattamento misto fino ai tre mesi di Alessia e soprattutto finchè ha voluto lei, e sono passata completamente al L.A. appena ha dimostrato di non gradire più il mio latte.
 Da questa mia esperienza personale vorrei sottolineare come troppo spesso mi sembra vengano solo elogiati i vantaggi (indiscutibili) del latte materno senza un adeguato sostegno psicologico della mamma che invece può incontrare varie difficoltà all'inizio dell'allattamento e in generale nella cura della nuova creatura. E mi sembra che in questo vada anche tenuto conto come la degenza post-parto in ospedale sia sempre più ridotta, cosa che se da una parte credo permetta notevoli tagli alle spese sanitarie di certo non aiuta la mamma nei primi giorni di vita del nuovo arrivato.
 Mi scuso per la lunghezza della mail, ma spero di essere così riuscita a trasmettere la mia esperienza e la ringrazio ancora per il suo continuo supporto.
 Una mamma davvero felice "nonostante" o meglio "grazie" al latte artificiale e a un buon pediatra che non si occupa solo dei bambini ma anche di chi c'è intorno.


A proposito di latte….
Ho 39 anni, quattro figli, un marito, la casa e la famiglia da gestire, inoltre, lavoro in ospedale …
Quando tre mesi fa è nato Tommaso, l’ultimo dei quattro, come già in passato, mi sono cimentata nella mansione  di neo mamma a tempo pieno!
Emotivamente mi sentivo più consapevole e più tranquilla, rispetto alle volte precedenti, su come dover gestire un piccolo di pochi chili nei gesti quotidiani;  tuttavia ricominciare e, soprattutto, imparare a conoscere quel nuovo esserino , mi ha, una volta ancora, messa alla prova!
Ho fin da subito allattato al seno
Perché allattare è un’ esperienza davvero unica, di grande incontro emotivo tra madre e figlio …
Perché allattare è necessario per la buona salute del lattante visto che questo alimento risulta essere il più completo per i piccoli …
Perché  allattare è  pratico ed immediato ( pronto in ogni momento, caldo al punto giusto!)…
Perché  allattare ha costo “zero” rispetto a quelli elevati con i quali il latte artificiale viene proposto sul mercato …
Nonostante  i numerosi vantaggi che fino ad ora ho elencati, allattare al seno rimane,  a mio avviso, un’ esperienza che procura grande ansia emotiva (a poche ore dalla poppata al primo pianto si ci chiede: avrà fame ? Sarà bastato il latte?...) e una grande fatica fisica ( il piccolo deve essere seguito  unicamente dalla madre che non può avere “sostituti”)
In questi primi tre mesi ho allattato in condizioni limite  ( durante riunioni di classe, in coda in macchina ferma in ingorghi cittadini all’uscita dalla scuola, nel corso di recite scolastiche, saggi di danza, cori o rappresentazioni teatrali …).
Oggi, stanca, direi quasi stremata, dopo aver perso sette chili, alla soglia dei 40 chili di peso, con gli occhi segnati ed il viso scavato, sto per accettare il “gradito aiuto” in questa mia mansione di mamma mucca (come scherzosamente mi chiamano in casa) da parte del tanto additato latte artificiale!
Ed è per questo che sorrido alle parole di tutti gli esperti del settore che con tono minaccioso impongono alla donna l’allattamento al seno a oltranza…
Sorrido a tutti quei manuali, opuscoli o protocolli ospedalieri nei quali veniamo inquadrate come fabbricatrici di latte sempre ed a ogni costo…
Urlo invece a gran voce un “EVVIVA” al Pediatra dei miei figli, il quale pare non dimenticare mai che, per prima cosa, la mamma è una persona con dei limiti di stanchezza fisica ed emotiva, come tutti…
Per questo, tutte le volte in cui mi sono trovata nella situazione di dover dichiarare di essere al limite delle mie forze, col sorriso sulle labbra, abbassando lo sguardo al di sotto degli occhiali e quasi ammiccando, mi sono sentita rispondere:
          “ una mamma felice e serena alleva figli felici e sereni…”

E sapete… ha proprio ragione, perché ogni volta che sorrido… i miei figli sorridono con me!!! Rossana

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