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sabato 14 aprile 2012

Rapporto tra medico e Voi. Il "caso" VACCINI

Cari Genitori
Scopo del blog, di facebook, delle mailing, del sito è principalmente quello di comunicare tra noi e non solo di persona. Sono cambiati i tempi da quando il medico era "colui che sapeva" e pontificava dall'alto e usava come strumento l'AUTORITA' . Erano altri periodi (non dico che fosse meglio o peggio ma solo che erano altri periodi, altre situazioni familiari, culturali e sociali). Anche la famiglia era basata sulla autorità del "pater familias". Ricordate la frase "bastava una occhiata per....".
La situazione attuale è ben diversa e la viviamo, in peggio temo, tutti quanti ma, per quanto riguarda il ruolo del medico mon può più essere basato sulla AUTORITA' ma sulla "AUTOREVOLEZZA". Questo vuol dire non solo fare il medico (cura e diagnosi e riabilitazione) ma essere medico vuol dire anche, e soprattutto, ascoltare, dialogare, avere anche dei dubbi (nessuno può sapere tutto) e documentarsi per risolverli, affrontare i problemi della perona che abbiamo di fronte e no solo della malattia in astratto e genericamente. Vuol dire anche imparare dal singolo cittadino. Io ho imparato da molti di Voi. Cresciamo insieme avendo obiettivi comuni: la salute dei nostri bambini!!!. Da qui la frase "LA MAMMA HA SEMPRE RAGIONE" che dico a tutte le mamme (anche se ogni regola ha delle eccezioni) e che Giovanni Bollea illustra magistralmente nel libro "Le mamme non sbagliano mai".
Scusate il preambolo e mi modero ma quando avvengono fatti come quello dei vaccini di Rimini ove viene accettato il rapporto di causa-effetto tra vaccinazione ed autismo dopo decenni di discussioni e di prove scientifiche che dimostrano il contrario mi sto chiedendo se la prossima sanità non sarà basata addirittura sul televoto, sull'invio di SMS o ai "Gratta e Vinci". Sento dire bestialità tipo..." quel tipo di medicina alla moda (sì perchè abbiamo le mode anche nelle medicine) viene fatta da 8 milioni di italiani quindi..." ,. Quindi UN CAVOLO!!! anche milioni di italiani vanno da maghi, cartomanti, sensitivi, vibrazionisti, ciarlatani ma questo non vuol dire che se ci vanno in tanti quella pratica sia giusta e debba entrare nel novero delle scienze!!!! Può voler dire solo che il livello di idiozia generale sta aumentando, oppure che la situazione ha più fattori (aumenta l'idiozia, aumenta la povertà, aumenta l'insicurezza, si cerca falsa scurezza, la medicna o quel medico non danno risposte o considerazione ecc. ecc.).
Intanto la cosa più importante è il dialogo tra noi: ogni cosa va discussa, ragionata, scelta in base al rapporto tra possibili rischi e benefici, tra costi e benefici. Un processo che tutti facciamo quotidianamente quando scegliamo una cosa rispetto ad un'altra sia nel campo della salute che di altro (scelta di una scuola, di alimentazione, di fare una vacanza o altro).
Ebbene i vaccini rappresentano una delle situazioni ove il rapporto beneficio/rischio è più alto a favore del beneficio (ovviamente diverso per ogni vaccino ma sempre pro beneficio). Ne parleremo in altre occasioni.
Sul sito www.apel-pediatri.org trovate la documentazione su questa incredibile vicenda del tribunale di Rimini (incredibile è  il parere del perito, penso, che non ho ancora potuto leggere ma che ha determinato le scete del tribunale).
Vi lascio alla lettura del parere delle società Scientifiche, della Federazione degli Ordini e...poi parliamo tra noi.

COMUNICATO STAMPA SOC. SCIENTIFICHE CONTRO SENTENZA DI RIMINIDICHIARAZIONI DELLA FEDERAZIONE NAZ. DEGLI ORDINI DEI MEDICI (FNOMCEO)SENTENZA DI RIMINI SU AUTISMO

Chi mi conosce sa che sostengo che i vaccini debbono rappresentare una SCELTA CONSAPEVOLE DA PARTE DELLA FAMIGLIA A SEGUITO DI UNA INFORMAZIONE COMPLETA DA PARTE DEL MEDICO. E faccio il paragone con il seggiolino per l'auto: noi medici lo consigliamo, poi, se la famiglia non lo usa se ne assumerà tutte le conseguenze in caso di incidente.
Lo stesso per i vaccini che sono offerti ATTIVAMENTE E GRATUITAMENTE in quanto lo Stato (che siamo noi) ha capito che conviene investire in prevenzione piuttosto che curare le malattie o avere dei disabili. Nella mia attività ho avuto bambini con conseguenze prevenibili dai vaccini e alcune gravi.
Ritornando al ruolo del medico quindi: colloquio, arrivare ad avere autorevolezza ascoltando e discutendo, e informare sulle scelte possibili. Poi STA ALLA FAMIGLIA  scegliere e anche cercare dei referenti affidabili o affidarsi  a maghi, ad alternativi o a qualche setta. Sette che sono sempre esistite e sempre esisteranno prima e dopo la setta di Charles Manson (http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Manson) .  STATE ATTENTI A NON CONFONDERE IL CARISMA O LE CAPACITA' COMUNICATIVE CON LA SCIENZA VI PREGO. ....Parliamone
Buona Domenica
Alberto FErrando

sabato 24 marzo 2012

Il camice? lo odio


EBBENE SI: ODIO IL CAMICE
Dopo avere letto la bella lettera della mamma quando dice che la nonna diceva, di me, che non usavo il camice ho fatto alcune considerazioni e riflessioni  sui motivi che mi hanno portato a fare il medico. Mi vengono in mente motivazioni positive e nobili: fare stare meglio le persone, la possibilità di salvare delle vite, la paura delle malatie e il fascino della ricerca e delle cause delle malattie ma anche motivazioni un po’ meno altruistiche quali: la paura del medico e delle malattie.
A tutt’oggi non so dirvi quanto abbiano pesato nella decisione i vari fattori ma molto lo debbo alla paura che avevo del “dottore”.
Quando ero piccolo, tanto, tanto tempo fa il “dottore” (che allora era “u sciu megu” e non “quel..lo della mutua””) veniva chiamato con timore reverenziale e ansia quando la malattia non guariva da sola e le cose duravano da giorni. La visita a casa del medico era una occasione che si celebrava quasi come una Comunione e non lo si chiamava mai se non dopo giorni e giorni di malattia. Quando arrivava la case era pulita a lucido, la mamma era stata dal parrucchiere  e anche il malato era tutto pulito e doveva sorridere. Si tiravano fuori le tazze da caffè e i bicchieri della domenica (il servizio buono) e l’asciugamano fatto a mano. Quando poi il divino arrivava era come arrivasse non dico il Papa ma una persona moto importante. Si pendeva dalle sue labbra.
E lui? Il Sciu Medu? Il mio Megu era …”antipatico”, non sorrideva mai, mi parlava con fare serio, mi piantava una paletta o un cucchiaino in gola facendomi vomitare o quasi (motivo per cui mi sgridava). Non contento di questo mi piazzava un aggeggio gelato sulla schiena (il fonendo/stetoscopio, le mani fredde sulla pancia e palpava le zone intime senza chiedere alcun permesso.
Quando poi andavo in studio…che   soggezione: sala d‘attesa buia con mobili bui, libri scuri con scritte incomprensibili e quadri che avrebbero depresso la persona più ottimista della terra. Poi entravi nello studio accolto da odore di disinfettante e in mezzo lui con addosso il CAMICE segno di potere, di distinzione tra LUI e noi Miseri umani. Visita con soggezione, tutto nudo, nessun rispetto della privacy di un bambino..Questo dopo i 5-6 anni, prima ero più furbo e indomito, urlavo piangevo e cercavo di scappare sia quando andavo da Lui sia quando andavo dal parrucchiere che indossava il CAMICE.
Ecco, ora mentre scrivo, mi viene in mente che forse, anche in base ad esperienze che ho fatto dopo con alcuni cosìdetti “SCIU MEGHI”, ho deciso di fare il medico per difendermi dal medico (o almeno da alcuni) e soprattutto ho sempre evitato il camice. Oltre ai mie precedenti angoscianti ricordo i primi camici comprati amorevolmente dai miei genitori quando ero studente e di come avevo notato di come venisse usato da me studente e da tutti, in ogni occasione: per uscire a fare passeggiate nei viali (magari con il fonendo al collo che fa tanto dott. Kildare), al Bar..al cesso…
Ora direte è una questione di Igiene: ora forse si viene cambiato più frequentemente, si toglie quando si va in mensa ma anni fa non era così il camice non era un esempio di igiene e pulizia e poi, soprattutto creava, secondo me uno squilibrio tra il malato (in pigiama) e il medico che sembrava che facesse del camice il suo “status symbol”.
La cosa poi è peggiorata quando sono arrivato al gaslini. Quei poveri bambini legati al letto (si legati perché una volta i genitori non potevano stare con i figli in ospedale e venivano legati per evitare che si buttassero dal letto!!) vedevano solo infermiere in divisa e medici con il camice. Quando ho iniziato a fare attività di consulenza ricordando i miei precedenti (paura del camice) e la paura dei bambini mi sono tolto il camice.
La cosa in ospedale non è stata colta bene: sono stato ripreso più volte anche se spiegavo che i bambini avevano paura…anche se spiegavo che i miei vestiti erano sicuramente più igienici dei camici che allora venivano cambiati una volta alla settimana.
Unica eccezione: le camere di isolamento, la rianimazione e i reparti di bambini con immunodepressione ove CI SI DEVE VESTIRE  con materiale sterile MONO USOogni volta che si viene in contatto con loro.
Ma  in corsia?? E nell’ambulatorio??? Via il camice, magari un sorriso e una caramella e anche un sorriso da parte dei bambini e dei genitori e il camice??? Non lo posseggo da decenni. L’ho detestato fin da piccolo e tuttora lo detesto e se debbo usarlo per igiene e  per pulizia uso, nei casi particolari (visite in certi reparti) dei vestiti mono uso adatti.
SE poi uno vede il camice come uno “status symbol” o il paziente ritiene che il medico debba avere il camice…? Troverà dei Colleghi, molto bravi anche più di me, che lo usano e a cui si possono rivolgere

sabato 21 gennaio 2012

SCEGLIETE IL PEDIATRA PRIMA DELLA NASCITA

Direte che ormai voi lo conoscete ma... utile da dire a altre famiglie che avranno un bambino. Così come è utile sapere di risorse in rete fatte da medici senza interessi di mercato.
E soprattutto un consiglio: cercate di avere un pediatra unico di riferimento per evitare confusione. peditra con cui dialogare e confrontarsi. Pediatra che adatterà i suoi consigli alle caratteristiche del bambino e della famiglia e che, nella maggior parte dei casi, ha abbandonato l'autoritarismo che una volta caratterizzava i medici per avviare un nuovo rapporto basato sulla fiducia, che si costruisce, reciprocamente, nel tempo per essere "autorevole". La stessa cosa , se pensate bene, che facciamo con i figli dopo i primi anni di vita in cui un pò di autorità" però non guasta. Ricordate la vecchia frase, che almeno a me dicevano quando ero piccolo: "lo faccio per il tuo bene"?
Al momento non capivo perchè mi negassero alcune cose o mi obbligassero a farne altre, con il tempo si.

Bambini e lutto Cosa dire, cosa evitare e quando chiedere aiuto

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