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venerdì 11 settembre 2020

LA TRAGEDIA DI WILLY: criminalità, delinquenza e povertà educativa. Non nascondiamoci dietro agli stereotipi del machismo, bullismo e altro ma affrontiamo i problemi in prevenzione e alla loro origine.

LA TRAGEDIA DI WILLY: criminalità, delinquenza e povertà educativa (vedi definizione*).

Non nascondiamoci dietro agli stereotipi del machismo, bullismo e altro ma affrontiamo i problemi in prevenzione e alla loro origine. 

FACCIO UN APPELLO ALLA CLASSE POLITICA E A TUTTI SU QUESTO TEMA DI CUI NESSUNO PARLA E TANTO MENO AFFRONTA: LA SALUTE FISICA E MENTALE DEI BAMBINI (a partire da scelte di vari anni fa, era il 2014, quando è stata rifiutata la figura di un professionista dell’età pediatrica a tutela dell’Infanzia e della adolescenza: storia qui: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2014/03/lettera-di-una-mamma-garante.html ).

BISOGNA INVESTIRE IN GENITORIALITA' E SULLA FAMIGLIA E SUI BAMBINI.

(Per la scuola ne parlerò in altra occasione ma è stato un esempio, CON LA CHIUSURA E LA DISORGANIZZAZIONE DELL'APERTURA di Non considerazione dei bambini, adolescenti e delle famiglie).

Sulla tragedia del ragazzo, Willy, morto per attacco e botte da parte di altri ragazzi si sta scrivendo tanto e ognuno si lancia in interpretazioni e attacchi sociali ed etichette.

La violenza va contrastata e prevenuta e non solo repressa: quando si reprime ormai ha fatto il danno, e per Willy, il morto!!!

A nessuno viene in mente che per questi episodi non basta la repressione ma bisogna investire nelle famiglie e nell’infanzia per contrastare, o, almeno limitare, le conseguenze, quali, ad es.,  bullismo, delinquenza, criminalità, malessere legati alla povertà, non solo economica, ma soprattutto educativa.. 

Il bullo è un carnefice come un maltrattante ma è anche la conseguenza di una cattiva o inesistente educazione della famiglia, di disagio sociale e anche di situazioni sociali  che nessuno vuole, ad ora, affrontare. Si sentono frasi come “punizione esemplare” o rafforziamo le pene L .

In aumento è la povertà economica, l’abbandono scolastico e la povertà educativa e le conseguenze le subiremo tutti direttamente, chi vive in povertà, e indirettamente come il caso clamoroso del povero Willy, tanti di noi e dei nostri figli sottoposti a soprusi, violenze o altro.

In Italia si registra, ormai da anni, una crescita del numero di episodi di criminalità giovanile e comportamenti antisociali. I ragazzi che si ritrovano in quelle che sono conosciute anche come baby gang hanno problemi comuni, spesso legati all’assenza della famiglia o di adulti di riferimento, l’esposizione continua a modelli violenti o l’essere stato vittima a propria volta di violenza, nonché la necessità di vedere riconosciuta la propria identità all’interno di un gruppo. Molti vivono, in ogni città, e anche in ogni zona della città, in una situazione chiamata di “povertà educativa” (definizione qui sotto*)

La Povertà Economica spesso è causa di Povertà Educativa. Esiste una stretta relazione tra povertà educativa e devianza minorile violenta. 

In Italia la povertà educativa priva milioni di bambini e adolescenti delle opportunità di crescita e formazione. Bambini e giovani che, spesso, a causa di difficili condizioni economiche, non hanno le stesse opportunità dei loro coetanei economicamente stabili di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. https://www.savethechildren.it/blog-notizie/articoli/poverta-educativa

La povertà educativa è una povertà che nessuno vede, nessuno denuncia, ma che agisce sulla capacità di ciascun ragazzo di scoprirsi e coltivare le proprie inclinazioni e il proprio talento. Le conseguenze sono nell’apprendimento dei ragazzi e nel rischio quindi di entrare nel circolo vizioso della povertà.

In Italia, al 2016 ma i dati sono in costante e progressivo aumento,  1 milione e 292 mila minori vivono in condizione di povertà assoluta; la percentuale è passata dal 3,9 del 2005 al 12,5 del 2016.  https://acp.it/assets/media/Quaderni-acp-2018_256
_269-270.pdf

Molto più numeroso l’abbandono scolastico acuito dalla pandemia COVID-19

L’analisi delle baby gang nella città di Napoli mostra come le politiche che si concentrano esclusivamente su interventi repressivi dei fenomeni criminali non ottengono i risultati desiderati. Il contrasto alla criminalità violenta esige una combinazione equilibrata di politiche sociali ed educative in grado di accompagnare l’offensiva giudiziaria e repressiva. Le agende istituzionali che trascurano gli interventi integrati di sostegno sociale e di educazione trasformativa producono risultati di breve periodo rendendosi colpevoli di un crimine sociale capace di avvelenare progressivamente i contesti urbani. 

QUANDO SI INZIERA’ A PARLARE DI INVESTIMENTI SULL’INFANZIA? 

PURTROPPO L’APERTURA DELLE SCUOEL E’ UN ESEMPIO DELLA SCARSA COSNIDERAZIONE PERL’INFANZIA E LA ADOLESCENZA.

(povertà educativa e rischio minorile: fenomenologia di un crimine sociale https://scholar.google.com/scholar?cluster=5446036572669417911&hl=it&as_sdt=0,5&sciodt=0,5

“Annali online della Didattica e della Formazione Docente” Vol. 11, n. 18/2019, pp. 1-5 – ISSN 2038-1034 )

Definizione di “Povertà educativa”: 

Un minore è soggetto a povertà educativa quando il suo diritto ad apprendere, formarsi, sviluppare capacità e competenze, coltivare le proprie aspirazioni e talenti è privato o compromesso. Non si tratta quindi di una lesione del solo diritto allo studio, ma della mancanza di opportunità educative a tutto campo: da quelle connesse con la fruizione culturale al diritto al gioco e alle attività sportive. Minori opportunità che incidono negativamente sulla crescita del minore. Generalmente riguarda i bambini e gli adolescenti che vivono in contesti sociali svantaggiati, caratterizzati da disagio familiare, precarietà occupazionale e deprivazione materiale. Il concetto di povertà educativa è comparso nella letteratura nel corso degli anni ’90, ed è stato poi ripreso da organizzazioni non governative (in particolare Save the Children) e governi nella definizione delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza. https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/


 

 

sabato 7 luglio 2018

Asilo o baby-sitter o nonni? ALCUNI PUNTI FONDAMENTALI

 Asilo o baby-sitter o nonni? ALCUNI PUNTI FONDAMENTALI in rosso
SU TUTTO RICORDO DI VERIFICARE SE IL PERSONALE (E LE TATE E I NONNI, OLTRE AI GENITORI), HA FATTO UN CORSO DI PRIMO SOCCORSO PEDIATRICO O, ALMENO, HA FATTO UN CORSO PER IMPARARE LA MANOVRA ANTISOFFOCAMENTO DA CORPO ESTRANEO
E’ una domanda  che viene fatta frequentemente al pediatra. Non è possibile dare una unica risposta in quanto dobbiamo considerare diversi fattori: organizzazione della famiglia, caratteristiche dei componenti della famiglia, caratteristiche e carattere del bambino, disponibilità di tempo, ed economica, della famiglia, disponibilità di asili nido.
Sicuramente si alla scuola materna dai 3 anni in su per la prevalenza dei vantaggi di tipo psicologico e sociale sugli aspetti organici in quanto dai 3 anni in poi i bambini si ammalano di meno di quanto non si ammalino nei primi tre anni. Ma il Nido , se offre servizi di qualità, è utile nei bambini anche negli anni precedenti.
Ho trattato il tema in vari articoli sul mio blog (compresa la scelta dell’asilo e le malattie in comunità) che trovate nel mio libro “Come crescere mio figlio “ ed. LSWR e cliccando qui e cercando l’articolo di vostro interesse https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=asilo. Sintetizzo un articolo pubblicato a giugno su una nota Rivista Pediatrica (Tempo materno, tempo di nido e sviluppo del bambino: le evidenze” di Anduena Alushaj, Giorgio Tamburlini - Centro per la Salute del Bambino onlus, Trieste. Medico e Bambino Giugno 2018, pagina 361 https://www.medicoebambino.com/?id=1806_361.pdf).
I bambini, tutti, hanno bisogno che gli sia dedicato tempo attivo e di qualità, sia in famiglia che al nido o alla scuola materna. Asilo e tempo in famiglia non sono in contraddizione ma in sinergia se si rispetta questo punto
In questi ultimi anni, non solo in Italia ma a livello globale, si è posto l’accento sulla necessità di intervenire precocemente a supporto delle famiglie per garantire a tutti i bambini e le bambine opportunità di sviluppo a partire dai primissimi anni di vita (“).
Per contrastare la povertà educativa( * vedi in fondo all’articolo) e le diseguaglianze è necessario aiutare ed intervenire sulle famiglie offrendo servizi educativi di qualita’ per tutti i bambini a partire dal primo anno di vita.

MAMMA E LAVORO
Molte mamme che riprendono il lavoro si sentono in colpa per dover abbandonare il loro picco ma vari studi hanno dimostrato che le madri lavoratrici compensano il minor tempo passato con il bambino creando  un ambiente molto stimolante per i bambini, compensando così la minor quantità di tempo trascorsa insieme con un’interazione più intensa e favorevole per lo sviluppo del bambino (da Alushaj- Tamburlini) . 
Non è tanto la quantità del tempo che la mamma sta con il bambino  a migliorare lo sviluppo attraverso processi di insegnamento apprendimento ma la qualità del tempo.
Si può affermare quindi che.
-      non è tanto la quantità di tempo (generico) con la madre o altre figure famigliari o di altro tipo (babysitter, educatori) che favorisce lo sviluppo del bambino quanto il tempo dedicato alle attività di qualità, (grande interazione tra adulto e bambino);
-      le madri più istruite sono più capaci di fornire al bambino input di qualità favorevoli al suo sviluppo; 
-      la maggiore disponibilità di tempo delle madri che non lavorano o lavorano part-time non si traduce necessariamente in maggiore disponibilità di tempo di qualità passato con il bambino.

I NONNI
In Italia ad esempio circa il 30% dei nonni si prendono cura giornalmente dei nipoti. Altri Paesi Europei hanno valori più bassi (Germania 15%, Svezia e Danimarca 2%). Alcuni studi hanno dimostrato che i bambini che sono stati accuditi dai nonni sono maggiormente stimolati. Il miglioramento è correlato comunque da altre variabili: caratteristiche dei nonni, rapporto tra genitori e nonni e fattori  di tipo socio- economico.

IL NIDO
Vari studi hanno dimostrato che: 
-      i bambini con esperienza di “comunità” di qualità nei primi 3 anni di vita hanno uno sviluppo cognitivo e linguistico migliore durante i primi 3 anni di vita e si dimostrano più cooperativi e un po’ meno aggressivi e disobbedienti di quelli con un’esperienza di childcare di qualità più bassa. 
-      I bambini con più ore dipermanenza presso “Nidi” mostrano più spesso problemi comportamentali. 
-      le caratteristiche della famiglia risultano comunque maggiormente predittive dello sviluppo del bambino di quanto siano le caratteristiche della frequenza al nido: i bambini mostrano maggiori competenze generali (cognitive, linguistiche, sociali) e relazioni più armoniose con i genitori in presenza di  livelli di istruzione più alti, e tranquillità economica e soprattutto un ambiente familiare emotivamente stabile e stimolante. 
-      I bambini che hanno frequentato nidi di bassa qualità staqnno peggio di tutti gli altri.

IN SINTESI:
Mai generalizzare in quanto le variabili sono tante legate alle caratteristiche di ogni singolo individuo, alla stabilità e al rapporto dei genitori e dei nonni, al livello di istruzione dei genitori, e dei nonni,  alla componente economica e alle caratteristiche della comunità in cui vivono i bambini e le famiglie. 
Ruolo importante lo hanno anche i servizi di qualità o meno del Nido, il tempo trascorso nello stesso e la precocità dell’inserimento (dopo i 9-12 mesi).
Ambiente familiare e qualità del nido interagiscono potenziandosi se entrambi di qualità o ovviando a certe negatività: la frequenza del nido si è dimostrata utile per i bambini di famiglie con situazione socio-economica meno favorevole. Se la famiglia esiste un buon ambiente emotivo anche frequentare nidi di bassa qualità non ha effetti negativi.

QUALITA’ DEGLI ASILI NIDO:
Si individuano 5 macroaree di qualità (vedi sotto)
Dobbiamo poi considerare altri fattori:
-      il rapporto numerico adulto/bambino:uno studio israeliano ha riportato che un elevato rapporto numerico tra bambini ed educatori contribuisce a causare un attaccamento insicuro con la madre (da notare che i Servizi educativi israeliani sono in media caratterizzati da un rapporto educatore/ bambino di 1:8). 
-      le procedure di inserimentosono rilevanti: più lungo è il periodo di inserimento, e migliori sono i risultati
-      L’attitudine con la quale il genitore affida il bambino al personale del Nidoinfluisce sul tipo di esperienza del bambino: se il genitore è convinto di affidare il bambino alle cure del Servizio educativo, e quindi a figure sensibili e preparate e attente ai suoi bisogni, allora il processo di distacco sarà più facile. Al contrario, se il genitore avverte questa scelta come obbligata subentrerà un sentimento di colpa che renderà più difficile il momento del distacco. 
-      i Servizi educativi per la prima infanzia in Italia godono di riconosciuta eccellenza: hanno da tempo introdotto pratiche innovative e dimostratamente efficaci come l’inserimento, e pongono enfasi sulle relazioni.
I REQUISITI DELLA QUALITÀ DI UN NIDO E DI UN ASILO
1. Sistema delle relazioni (nido-famiglia)
Relazione tra il personale dei Servizi educativi e la famiglia: partecipazione delle famiglie – tramite momenti di incontro individuali o collettivi, il coinvolgimento nelle attività di progettazione educativa, il passaggio di informazioni all’ingresso e all’uscita ecc. – alla costruzione del percorso formativo del bambino.
2. Contesto educativo (infrastruttura)
Ambiente, spazio, arredi, materiali (pensati per essere funzionali al bambino).
3. Organizzazione del Servizio
Formazione e aggiornamento del personale, modalità di lavoro dell’équipe, coordina- mento pedagogico, rapporto numerico adulto/bambino.
4. Lavoro dell’équipe educativa
Modalità di ambientamento dei bambini, progettazione educativa, programmazione educativo-didattica, strutturazione dei tempi di vita quotidiana, processo di osservazione e documentazione e di valutazione del Servizio.
5. Continuità
- orizzontale: tra Servizio, scuola, contesto familiare e territoriale;
- verticale: tra le diverse istituzioni educative e scolastiche (ad es. la continuità con la
scuola dell’infanzia, prevista e attuata ormai in diverse situazioni in Italia).

*Povertà educativa
E’ definita come l’impossibilità di “apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”. Non coincide con la povertà economica (fattore predominate nel secolo scorso), in quanto può essere presente anche in situazioni di reddito buone o agiate.  
La povertà educativa ha conseguenze sia immediate che a lungo
termine e parte dalla famiglia, ha origine nelle generazioni precedenti, risente molto di quello che la famiglia e la comunità di appartenenza può offrire. Parte dal periodo della gravidanza e si struttura nei primi anni di vita: “i primi 1000 giorni di vita”.






sabato 11 marzo 2017

POVERTA' EDUCATIVA: Partecipa all'iniziativa. FACCIAMO QUALCOSA INSIEME??

POVERTA' EDUCATIVA: Partecipa all'iniziativa. FACCIAMO QUALCOSA INSIEME?? 
Cari tutti,
Save the Children rilancia la Campagna "Illuminiamo il futuro" dal 3 al 9 aprile 2017, con una nuova settimana di mobilitazione su tutto il territorio nazionale dedicata al contrasto della povertà educativa.
Nel 2016, 390 realtà, tra cui ACP in diversi ambiti locali, hanno aderito alla Campagna organizzando 465 iniziative in tutta Italia, per chiedere tutti insieme che nessun bambino sia privato della possibilità di apprendere e di far fiorire liberamente le sue capacità, i suoi talenti e le sue aspirazioni. 
Come lo scorso anno, sull’intero territorio italiano, per sette giorni, si susseguiranno attività ed eventi simbolici dell’impegno comune nel combattere la povertà educativa: avvicinamento alla lettura, scuole aperte, iniziative sportive, visite a musei e siti archeologici, realizzazione di eventi artistici e culturali gratuiti (orchestre giovanili, mostre di opere delle ragazze e dei ragazzi).
Per essere parte di questa grande mobilitazione, Save the Children chiede anche a noi pediatri di comunicare e diffondere l’iniziativa, di voler individuare, nell’ambito della settimana, una data nella quale organizzare una azione che richiami il tema della povertà educativa (non importa si tratti di un evento con grandi numeri - va benissimo anche una piccola attività, visto il rilievo simbolico) da inserire all’interno della settimana, collegandosi così alla mobilitazione nazionale.
Ogni giorno della settimana sarà dedicato a un tema specifico: scuola, ambiente e spazi pubblici, arte e cultura, lettura, partecipazione, musica, sport e sani stili di vita. Si può prendere spunto dalla suddivisione proposta o scegliere di organizzare la propria iniziativa in qualsiasi giorno della settimana. L’importante è partecipare in modo attivo con un’azione mirata e significativa
Per aderire è sufficiente compilare, entro il 15 marzo, il format di adesione al seguente link:
https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/illuminiamo-il-futuro/partecipa
Per maggiori informazioni sulla campagna Illuminiamo il futuro:
Oppure inviare un’email a:

Genova al 28° posto per qualità della vita (ma in altri punti al 810 su 1000). Lo sguardo di un pediatra: oltre i numeri, ci sono i bambini e le persone

  Genova al 28° posto per qualità della vita (ma in altri punti al 810 su 1000). Lo sguardo di un pediatra: oltre i numeri, ci sono i bambin...