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mercoledì 1 aprile 2020

Le passeggiate con i bambini? Circolare insensata, bisogna stare a casa

Coronavirus, il pediatra Ferrando: “Le passeggiate con i bambini? Circolare insensata, bisogna stare a casa”

Secondo il medico siamo ancora troppo nel cuore della pandemia per allentare le regole di distanziamento sociale: "Si tratta di darsi delle priorità"

Secondo Ferrando, “la circolare del governo che ha chiarito la possibilità di uscire per un’ora per fini motori, non ludici, con i bambini è una classica soluzione all’italiana, fatta per accontentare qualcuno e scontentare tutti, e che rende l’idea di come non ci siano teste pensanti a prendere le decisioni”. Il medico prosegue: “Siamo nel bel mezzo di una pandemia, in una fase che non ci permette ancora di allentare la tensione, un messaggio come quello che è stato dato con questa circolare, ovvero che si può uscire tranquillamente, è un messaggio che la maggior parte dei pediatri non condivide minimamente”.
E’ vero che i bambini e i ragazzi soffrono a stare in casa e potrebbero subire degli effetti collaterali legati al poco sole, al poco movimento, alla poca interazione con la realtà: “Le criticità esistono per tutti, ma una cosa che dobbiamo tenere presente è che i bambini e i ragazzi vivono bene o male la situazione a seconda di come la vedono vivere agli adulti che sono loro vicino, noi dobbiamo stabilire una scala di priorità: alla base della quale c’è la vita, subito sopra ci sono la salute fisica e mentale e poi vengono tutto le altre sciocchezze di cui abbiamo riempito la società edonistico-narcisistica”.
Un discorso, quello di limitare le uscite, che non vale per tutti. “Ben diversa – afferma Ferrando – è la situazione di bambini che hanno bisogni speciali su cui dovremo dare delle risposte rapidamente”. Nei giorni scorsi, ad esempio, Alisa ha chiarito come per i bambini e i ragazzi che hanno sindromi di autismo sia possibile uscire accompagnati dai genitori.
“Faccio un appello alla responsabilità degli individui – conclude Ferrando – osserviamo il distanziamento sociale rigido, che è l’unica vera soluzione, dobbiamo ancora maturare come nazione, tu che esci tre volte al giorno, tu che porti il cane, tu che sei più furbo degli altri, tu stai danneggiando questo Paese”.
https://www.facebook.com/watch/?v=1467721656738944


domenica 9 settembre 2018

PONTE MORANDI: PENSIAMO ANCHE AI BAMBINI!!!!!

PONTE MORANDI: PENSIAMO ANCHE AI BAMBINI!!!!!
Non è il momento delle polemiche ma una analisi di quanto avvenuto, nel passato e di tutta Genova deve essere ben fatta. La ricostruzione deve tenere conto del benessere di tutti con un occhio di riguardo alla salute dei bambini e trovare soluzioni anche ecologiche (iniziamo con autobus e mezzi elettrici in questo anno e favorendo gli spostamenti a piedi, a scuola a piedi ove si può:pedibus o trasporto in bici?, oltre che indispensabili al lavoro, alla economia di Genova.
Come pediatra dovrei parlare di quanto ho studiato (la medicina e le malattie) ma fare il pediatra vuol dire interessarsi della salute globale dei bambini e delle famiglie e le conseguenze di una città ben o mal gestita si hanno sulla salute di tutti, a partire dai bambini come: inquinamento, povertà, mancanza di lavoro, incertezza del lavoro. La responsabilità penale e civile la stabilirà la magistratura (ci vorrà tempo).
Leggo questo articolo di Galletta oggi sul Secolo XIX che offre spunti di meditazione interessanti e affronta il problema in una ottica globale. Ci volevano 43 morti??? E tutti disagi attuali?? Ci si accorge ora che il Porto di Genova è il più importante del mediterraneo ed è gestito da privati?
Il 4 parlerò in UNICEF di inquinamento, come garante UNICEF dell'infanzia (e siamo fortunati che a Genova abbiamo il vento ma ricordo che in un Municipio poco tempo fa era stato detto che se la scuola era vicina ad un deposito inquinante...se si protestava si sarebbe chiuso...la scuola :-() e in un Convegno Nazionale al Ducale parlerò delle conseguenze e dei danni delle catastrofi, (in questo caso il Ponte Morandi) sui bambini. La lettura di tutta questa pagina del Secolo la consiglio.
Tra i vari esperti per la ricostruzione auspico la presenza anche di chi rappresenta i bambini o anche i bambini stessi (sentiti una volta all'anno in Regione come manifestazione ma di fatto non ascoltati).


venerdì 9 settembre 2016

Frutta verdura ai bambini: DIPENDE SOLO DA NOI. Articolo

Frutta  verdura ai bambini: DIPENDE SOLO DA NOI
Qui sotto un link ad un articolo fatto su una intervista rilasciata sulla alimentazione del bambino (Mia intervista sulla Rivista distribuita in tutti Supermercati Basko in Italia che, comprende anche altri argomenti, e una ricetta di Luisa Orizio, mamma, cuoca , blogger e amica). Oltre che online trovate il cartaceo presso i supermercati della Basko.
In sintesi:
·      La piramide alimentare mette la frutta e la verdura alla base della alimentazione (preceduta dal bere acqua e dal fare attività fisica)
·      Si consigliano 5porzioni al giorno di frutta e di verdura
·      I bambini mangiano quello che vedono che noi adulti mangiamo (per cui se non vi piace la frutta o la verdura…fatevela piacere J)
·      Se non la vogliono le prime volte riprponete ogni tanto
·      NO a bevande zuccherate
Poi…leggete l’articolo J

http://www.basko.it/images/flippingbook/16_09_Magazine/index.html#24




sabato 10 ottobre 2015

Quali scarpe per i bambini? Poesia di Pablo Neruda

Quali scarpe per i bambini?
Poesia  di Pablo Neruda:

Al piede dal suo bambino

Il piede del bimbo non sa ancora di essere piede,
e vuole essere farfalla o mela.
Ma presto i vetri e le pietre,
le strade, le scale,
e i cammini della dura terra
insegnano al piede che non può volare,
che non può essere frutto rotondo sul ramo.
Il piede del bimbo allora
è stato sconfitto, è caduto
in battaglia,
è stato fatto prigioniero,
condannato a vivere in una scarpa.

Nei primi mesi di vita il piede del lattante si comporta come un organo di senso infatti il bambino  esplora l'ambiente circostante e riceve informazioni di tipo termico, tattile e dolorifico. Dal 5-6 mese di vita esplora l’ambiente circostante con i piedi che si osserva e si porta alla bocca. 
Pertanto, sotto i 9-10 mesi di vita, non bisogna sottrarre al piede la sua sensibilità e le scarpe servono  come mero ornamento o come protezione dal freddo in quanto il lattante non è  grado di produrre il passo e quindi l'andatura, 
Dopo tale età la scarpa deve possedere determinati requisiti anche se dobbiamo ricordare  che la funzione principale della scarpa è quella di proteggere il piede dallo sporco, dalle asperità del terreno e dal freddo e di rispettare l’anatomia del piede come spieghiamo qui sotto. 
Appare fondamentale scegliere la scarpa della misura giusta: con il bambino in piedi, premendo sulla punta della scarpa deve rimanere circa 1-1,5 cm oltre l’alluce (equivalente di circa 1 dito messo di traverso).
Ricordate che il piede del bambino cresce rapidamente soprattutto nei primi 3-4 anni di vita, quasi ½ cm al mese per cui le scarpe vanno cambiate ogni 2-3 mesi. Cercate quindi di comprare delle “buone scarpe” ma senza spendere troppo e non fatevi ingannare da chi vi sostiene che la scarpa più cara è quella che farà camminare meglio il bambino.
E’ assolutamente sconsigliato comprare scarpe troppo grandi in quanto il piede sarebbe poco sostenuto ed avrebbe meno stabilità. Inoltre, se il piede “sfrega” nella scarpa  troppo larga si possono formare delle “vesciche” dolorose.
Quando la scarpa è piccola il bambino, oltre a camminare male, a punte in dentro, può subire dei danni alle unghie, e intorno alle stesse.
Non vanno neanche bene le scarpe usate, e spesso “sformate” del fratellino più grande.
E’ assolutamente da evitare l’uso, senza indicazione da parte del pediatra o dell’ortopedico, di scarpe correttive o preventive in quanto il piede “normale” non ha bisogno di essere corretto nella sua evoluzione.
La scarpa correttiva deve essere utilizzata solo in presenza di una patologia in atto e dopo una accurata valutazione ortopedica in quanto non può essere standardizzata ed ogni anomalia ha bisogno della “sua” correzione.
Le scarpe debbono avere un certo sostegno posteriore al calcagno, non dovra' essere ne' troppo rigida ne' eccessivamente morbida, dovra' avere una certa copertura posteriore, una tomaia confortevole ma pesante e protettiva in inverno , logicamente leggera in estate e che permetta  la normale traspirazione.  
La rigidita'della scarpa deve permettere un modesto piegamento della punta (e' da escludere quella che  si piega completamente) così si potra'  aiutare il bambino nei suoi iniziali tentativi di portarsi in piedi da solo e a produrre i primi passi autonomamente.
Cio' potra' avvenire tra i 9 e i 12 mesi,oppure (e spesso c'e' anche una familiarita') tra i 13 e 15 mesi, attenzione pero' che un ritardo di questo limite puo' essere anche dovuto a una situazione patologica e i genitori debbono comunicarlo al pediatra che, durante il “bilancio di salute” , escludera' con tranquillita' eventali patologie sottostanti.
Il piede del bimbo da uno a tre anni e' un piede  piuttosto lasso (cioe' morbido),con una volta plantare che va a formarsi nel tempo, e' quindi spesso "fisiologicamente" piatto.
E'  noto che  nei mesi caldi  fa bene camminare scalzi in spiagge sia sabbiose che ghiaio-pietrose per favorire il rinforzo  della muscolatura intrinseca del piede, non e'molto salutare invece camminare senza scarpe su pavimenti lisci,come quelli delle  case di oggi soprattutto in presenza di  familiarita' per piattismo del piede.
In questo caso e' utile  segnarla al pediatra che esaminera' ,eventualmente con certi ausili ( per es. podoscopio) l'impronta plantare ,tempo ideale e'  sui 3 anni di  età.
Sotto i 3 anni di età ci si deve preoccupare solamente di gravi forme di piattismo, spesso associato ad altre anomalie.
Ricordiamo che, fino a 3 - 4  anni, circa l’80% dei bambini ha i piedi piatti, dai 3 ai 6 anni la percentuale scende al 50%. La maggior parte di bambini si normalizzerà spontaneamente mentre una minoranza manterrà il piattismo che è presente circa nel  15% degli adolescenti e nel 5% degli adulti.
Il trattamento del piede piatto dipende dalla gravità del piattismo che viene distinto in tre gradi. Nelle forme più lievi, di primo grado, si può aspettare l’evoluzione spontanea programmando periodici controlli, nelle forme più accentuate si può ricorrere ad una correzione ortopedica (plantare)  per tentare di offrire un sostegno al piede. Dobbiamo comunque ricordare che nessun rimedio con scarpe o plantari può correggere un piede piatto per una “iperlassità legamentosa” (cioè per legamenti troppo morbi ed elastici) che è la causa principale della persistenza del piattismo.
Dopo i 6 anni le correzioni ortopediche servono a poco e sono più utili interventi di “potenziamento attivo dei muscoli” che si possono ottenere con sport come karatè, calcio, danza, atletica leggera oppure con ginnastica “specifica” in palestra, se il bambino è pigro e non vuole fare sport.
Dopo gli 8 anni può essere indicato, dopo attenta valutazione ortopedica, in presenza di piattismo di una certa entità (2-3 grado), un intervento di correzione chirurgica che va effettuato entro 1 12 anni in quanto successivamente si perde la capacità di risposta elastica del piede.

Il consiglio cosi' riassuntivo e' che la scarpa del bimbo va sempre scelta con cura , se poi sara' bella gli dara' una soddifazione  in piu,ma prima scegliamola buona, ma senza “svenarsi” perché va cambiata frequentemente!!!

giovedì 2 luglio 2015

MENSE SCOLASTICHE E BAMBINI: FARLI MANGIARE BENE DIPENDE DA NOI. LETTERA DI UNA MAMMA

Cari Genitori
Qui sotto la lettera di una mamma preoccupata del cibo (qualità e tipo) che viene somministrato ai bambini. ne abbiamo già parlato e ci torneremo. Intanto i genitori di Rete Commissioni mensa a Genova (gruppo Facebook: https://www.facebook.com/ReteCommissioniMensaGenova?fref=ts) si stanno dando notevolmente da fare con il Comune. Intanto Vi lascio alla lettura di questa lettera e ..parliamone
Alberto Ferrando
.........Questa mail mi dà lo spunto per parlarti di una questione per me molto urgente: spererei proprio che almeno in asili e mense scolastiche non ci fossero i wurstel!!
Forse mi giudichi esagerata ma ti assicuro che non sono ortoressica :) Nel weekend e nelle occasioni speciali via libera a cibi "spazzatura", agli sgarri ecc ma durante la settimana e  maggior ragione a scuola pretendo un regime alimentare sano.
Alice da settembre andrà alla scuola materna e l'ho iscritta a un comunale con mensa interna. Alessandro invece andrà ad un nido privato sempre con mensa interna  e con menù approvato dalla ASL. Ho guardato entrambi i menù e devo dire che sono molto delusa, c'è carne almeno tre volte la settimana (in quello del privato una settimana addittura carne da lunedì a giovedì e venerdì pesce). 
Ho guardato la provenienza delle carni, alcune (ad esempio il tacchino e il maiale) vengono da allevamenti nazionali o CEE. Ma perchè devo dare ai miei figli il tacchino che viene dalla CEE??? Ma un pò di carne bio no?? Una volta alla settimana e ce ne sarebbe d'avanzo credo. E perchè c'è solo pasta o riso? Ma gli altri cereali? E poi gli insaccati no... già la sera le mamme li ingozzano di teneroni aia e speedy pizza findus... Vogliamo dare del cibo a forma di cibo!? E non sempre dei trasformati??

Scusa la sfogo...., non voglio improvvisarmi nutrizionista e fare la spocchiosa ma proprio non capisco perchè proprio nella scuola che dovrebbe educare le nuove generazioni si cada in queste contraddizioni. Istituzioni, medici e media ci dicono che stiamo diventando tutti obesi, che mangiamo male e che inquiniamo troppo e poi proprio ai bambini e nelle scuole diamo sempre le stesse cose e per di più dentro le vaschette di plastica...

Al momento ho iscritto entrambi i bambini con richiesta di menù vegetariano, la carne gliela darò io.
Ho parlato con la commissione mensa e devo dire che sono stati molto gentili, mi hanno detto che esiste una commissione genitori e che sono ben contenti di ricevere nuove proposte.
Anche il menù sta cambiando, quest'anno si avrà anche il farro nella minestra e mi hanno detto che lentamente si sta tornando alle posate di acciaio. (Sul capitolo ecologia potrei poi aprirti un altro libro ma ora non voglio andare fuori tema). L'unica cosa che mi ha lasciato un pò perplessa è che mi hanno spiegato che siccome quest'anno parte il nuovo menù che sarà in vigore per due anni, le prime sei settimane saranno di prova e quindi le pietanza "non gradite" verranno sostituite. Ecco io in questo caso sono in disaccordo perchè ovvio che se presenti una cosa nuova i bambini la rifiuteranno. Una seconda volta magari la asseggerebbero e una terza la mangerebbero. Esempio... quest'anno ci ho messo tre giorni a convincere Alice a mangiare le albicocche (di cui peraltro va matta), perchè siccome le dò solo frutta e verdura di stagione, da una stagione all'altra non se le ricorda e, crescendo, diventa scettica quando vede una cosa nuova. Per questo sono convinta che sin dall'asilo (e dal nido) sia importante abituare i bambini a mangiare vario.

Ti allego per conoscenza il menù dell'asilo dove finora andavano i miei bimbi (purtroppo per questioni logistiche devo spostarli). Un venerdì sì e uno no una mamma con DHCCP cucinava vegano. Ti assicuro che tutti i bambini mangiavano volentieri. E l'asilo non era frequentato da figli di fricchettoni che si nutrono di alghe! 
Insomma tutto questo per dirti che come me ci sono altre mamme un pò sconcertate e volenterose di collaborare e che quindi se c'è un modo per far sentire la nostra voce in maniera proattiva e costruttiva noi ci siamo! 

sabato 6 giugno 2015

Quali scarpe per i bambini?

Quali scarpe per i bambini?
Nei primi mesi di vita il piede del lattante si comporta come un organo di senso infatti il bambino  esplora l'ambiente circostante e riceve informazioni di tipo termico, tattile e dolorifico. Dal 5-6 mese di vita esplora l’ambiente circostante con i piedi che si osserva e si porta alla bocca.
Pertanto, sotto i 9-10 mesi di vita, non bisogna sottrarre al piede la sua sensibilità e le scarpe servono  come mero ornamento o come protezione dal freddo in quanto il lattante non è  grado di produrre il passo e quindi l'andatura,
Dopo tale età la scarpa deve possedere determinati requisiti anche se dobbiamo ricordare  che la funzione principale della scarpa è quella di proteggere il piede dallo sporco, dalle asperità del terreno e dal freddo e di rispettare l’anatomia del piede come spieghiamo qui sotto.
Appare fondamentale scegliere la scarpa della misura giusta: con il bambino in piedi, premendo sulla punta della scarpa deve rimanere circa 1-1,5 cm oltre l’alluce (equivalente di circa 1 dito messo di traverso).
Ricordate che il piede del bambino cresce rapidamente soprattutto nei primi 3-4 anni di vita, quasi ½ cm al mese per cui le scarpe vanno cambiate ogni 2-3 mesi. Cercate quindi di comprare delle “buone scarpe” ma senza spendere troppo e non fatevi ingannare da chi vi sostiene che la scarpa più cara è quella che farà camminare meglio il bambino.
E’ assolutamente sconsigliato comprare scarpe troppo grandi in quanto il piede sarebbe poco sostenuto ed avrebbe meno stabilità. Inoltre, se il piede “sfrega” nella scarpa  troppo larga si possono formare delle “vesciche” dolorose.
Quando la scarpa è piccola il bambino, oltre a camminare male, a punte in dentro, può subire dei danni alle unghie, e intorno alle stesse.
Non vanno neanche bene le scarpe usate, e spesso “sformate” del fratellino più grande.
E’ assolutamente da evitare l’uso, senza indicazione da parte del pediatra o dell’ortopedico, di scarpe correttive o preventive in quanto il piede “normale” non ha bisogno di essere corretto nella sua evoluzione.
La scarpa correttiva deve essere utilizzata solo in presenza di una patologia in atto e dopo una accurata valutazione ortopedica in quanto non può essere standardizzata ed ogni anomalia ha bisogno della “sua” correzione.
Le scarpe debbono avere un certo sostegno posteriore al calcagno, non dovra' essere ne' troppo rigida ne' eccessivamente morbida, dovra' avere una certa copertura posteriore, una tomaia confortevole ma pesante e protettiva in inverno , logicamente leggera in estate e che permetta  la normale traspirazione.  
La rigidita'della scarpa deve permettere un modesto piegamento della punta (e' da escludere quella che  si piega completamente) così si potra'  aiutare il bambino nei suoi iniziali tentativi di portarsi in piedi da solo e a produrre i primi passi autonomamente.
Cio' potra' avvenire tra i 9 e i 12 mesi,oppure (e spesso c'e' anche una familiarita') tra i 13 e 15 mesi, attenzione pero' che un ritardo di questo limite puo' essere anche dovuto a una situazione patologica e i genitori debbono comunicarlo al pediatra che, durante il “bilancio di salute” , escludera' con tranquillita' eventali patologie sottostanti.
Il piede del bimbo da uno a tre anni e' un piede  piuttosto lasso (cioe' morbido),con una volta plantare che va a formarsi nel tempo, e' quindi spesso "fisiologicamente" piatto.
E'  noto che  nei mesi caldi  fa bene camminare scalzi in spiagge sia sabbiose che ghiaio-pietrose per favorire il rinforzo  della muscolatura intrinseca del piede, non e'molto salutare invece camminare senza scarpe su pavimenti lisci,come quelli delle  case di oggi soprattutto in presenza di  familiarita' per piattismo del piede.
In questo caso e' utile  segnarla al pediatra che esaminera' ,eventualmente con certi ausili ( per es. podoscopio) l'impronta plantare ,tempo ideale e'  sui 3 anni di  età.
Sotto i 3 anni di età ci si deve preoccupare solamente di gravi forme di piattismo, spesso associato ad altre anomalie.
Ricordiamo che, fino a 3 anni, circa l’80% dei bambini ha i piedi piatti, dai 3 ai 6 anni la percentuale scende al 50%. La maggior parte di bambini si normalizzerà spontaneamente mentre una minoranza manterrà il piattismo che è presente circa nel  15% degli adolescenti e nel 5% degli adulti.
Il trattamento del piede piatto dipende dalla gravità del piattismo che viene distinto in tre gradi. Nelle forme più lievi, di primo grado, si può aspettare l’evoluzione spontanea programmando periodici controlli, nelle forme più accentuate si può ricorrere ad una correzione ortopedica (plantare)  per tentare di offrire un sostegno al piede. Dobbiamo comunque ricordare che nessun rimedio con scarpe o plantari può correggere un piede piatto per una “iperlassità legamentosa” (cioè per legamenti troppo morbi ed elastici) che è la causa principale della persistenza del piattismo.
Dopo i 6 anni le correzioni ortopediche servono a poco e sono più utili interventi di “potenziamento attivo dei muscoli” che si possono ottenere con sport come karatè, calcio, danza, atletica leggera oppure con ginnastica “specifica” in palestra, se il bambino è pigro e non vuole fare sport.
Dopo gli 8 anni può essere indicato, dopo attenta valutazione ortopedica, in presenza di piattismo di una certa entità (2-3 grado), un intervento di correzione chirurgica che va effettuato entro 1 12 anni in quanto successivamente si perde la capacità di risposta elastica del piede.

Il consiglio cosi' riassuntivo e' che la scarpa del bimbo va sempre scelta con cura , se poi sara' bella gli dara' una soddifazione  in piu,ma prima scegliamola buona, ma senza “svenarsi” perché va cambiata frequentemente!!!





giovedì 21 maggio 2015

ATTENZIONE AI CELLULARI E NON SOLO. LETTERA ALL'ONU DI 190 SCIENZIATI. MA VOI POTETE FARE QUALCOSA

ATTENZIONE AI CELLULARI E NON SOLO. LETTERA ALL'ONU DI 190 SCIENZIATI. MA VOI POTETE FARE QUALCOSA
Che apparecchiature emettono campi magnetici non ionizzanti???
Ecco alcune;  i cellulari, i telefoni cordless e le loro stazioni base, il Wi-Fi, le antenne di trasmissione, gli smart-meter e i monitor per neonati 
Più e piccolo il bambino e maggior danno possono creare. Guardate la differente penetrazione nel cervello in un adulto, in un bambino di 5 e di 10 anni.

Qui l'appello di 190 scienziati all'ONU che chiedono:
1. Vengano protetti i bambini e le donne incinta;
2. Si rinforzino le linee guida e gli standard regolamentari;
3. I produttori vengano incoraggiati a sviluppare tecnologia più sicura;
4. I servizi di utilità pubblica (società dell’energia elettrica, telefonia, etc.) responsabili della produzione, trasmissione, distribuzione, e monitoraggio del mantenimento dell’elettricità, mantengano di un’adeguata qualità della corrente elettrica e assicurino cavi elettrici appropriati per minimizzare i danni prodotti dalla corrente a terra;
5. Il pubblico venga pienamente informato riguardo ai rischi potenziali per la salute derivanti dall’energia elettromagnetica e vengano loro insegnate le strategie per la riduzione del danno;
6. Ai professionisti del campo medico si provveda un’educazione adeguata riguardo agli effetti biologici dell’energia elettromagnetica e sia provvista una formazione al trattamento di pazienti che soffrono di elettrosensibilità;
7. I governi finanzino formazione e ricerca sui campi elettromagnetici e la salute che sia indipendente dall’industria e impongano la cooperazione tra industria e ricercatori;
8. I mass media rivelino i rapporti tra gli esperti della finanza con l’industria quando citano le loro opinioni riguardo gli aspetti sulla salute e la sicurezza delle tecnologie di emissione di EMF; e
9. Vengano stabilite delle zone-bianche (aree libere da radiazioni).Appello di 190 scienziati all'ONU
A: Onorevole Mr, Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite;
Onorevole Dr. Margaret Chan, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;
Stati membri delle Nazioni Unite.
Appello Internazionale:
Gli scienziati chiedono
protezione dall’esposizione ai Campi Elettromagnetici non ionizzanti
Siamo scienziati impegnati nello studio degli effetti biologici e sanitari dei campi elettromagnetici non ionizzanti (EMF). Basandoci sulle ricerche pubblicate da riviste peer-reviwed, siamo seriamente preoccupati riguardo all’esposizione ubiquitaria e sempre più in aumento agli EMF generati da apparecchiature elettriche e wireless.
Queste includono – ma non si limitano – le apparecchiature che emettono radiazione a radiofrequenza (RFR), quali i cellulari, i telefoni cordless e le loro stazioni base, il Wi-Fi, le antenne di trasmissione, gli smart-meter e i monitor per neonati oltre alle apparecchiature elettriche e alle infrastrutture utilizzate nel trasporto e consegna di elettricità che generano un campo elettromagnetico a frequenza estremamente bassa (ELF EMF).
Basi scientifiche per la nostra comune preoccupazione
Numerose pubblicazioni scientifiche recenti hanno mostrato che i EMF influiscono gli organismi viventi a livelli ben inferiori a molte linee guida sia nazionali che internazionali. Gli effetti includono l’aumentato rischio di tumori, lo stress cellulare, l’aumento di radicali liberi dannosi, danno genetico, modifiche strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, deficit di apprendimento e di memoria, disturbi neurologici, e impatti negativi sul generale benessere degli esseri umani. Il danno va molto oltre la razza umana, visto che ci sono sempre più in aumento le prove degli effetti dannosi sia sulla vita delle piante che su quella degli animali.
Queste scoperte giustificano il nostro appello alle Nazioni Unite (UN) e, a tutti gli Stati Membri nel mondo, per incoraggiare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ad esercitare una forte leadership nella promozione dello sviluppo di linee guida più protettive nei confronti dei EMF, incoraggiando misure precauzionali, ed educando il pubblico riguardo ai rischi per la salute, particolarmente al rischio per lo sviluppo dei bambini e del feto. Con un mancato intervento.
L’OMS viene a mancare all’adempimento del suo ruolo quale preminente ente internazionale di salute pubblica.
Linee guida per gli EMF non ionizzanti inadeguate
I vari enti che fissano norme di sicurezza hanno fallito nell’imporre linee guida sufficienti a proteggere il pubblico in generale, e i bambini in modo particolare che sono più vulnerabili agli effetti degli EMF.
La Commissione Internazionale sulla Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti (ICNIRP) ha stabilito nel 1998 le “Linee guida per limitare l’esposizione ai campi elettromagnetici, magnetici, elettrici variabili nel tempo (fino a 300 GHZ)”.
1 Queste linee guida sono state accettate dall’OMS e da molti paesi in tutto il mondo. L’OMS sta chiedendo a tutte le nazioni di adottare le linee guida dell’ICNIRP per incoraggiare l’armonizzazione internazionale degli standard. Nel 2009, l’ICNIRP ha rilasciato una dichiarazione dicendo che stava riaffermando le proprie linee guida del 1998, perché secondo la loro opinione, la letteratura scientifica pubblicata fino ad allora “non aveva fornito prova di alcun effetto negativo al di sotto dei limiti stabiliti e non si rendeva necessaria una revisione immediata della sua guida per la limitazione dell'esposizione ai campi elettromagnetici ad alta frequenza.
2 La nostra opinione è che, poiché le linee guida ICNIRP non considerano l’esposizione a lungo termine e gli effetti a bassa intensità, esse sono insufficienti a proteggere la salute pubblica.
L’OMS ha adottato la classificazione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) del campo elettromagnetico a frequenza estremamente bassa (ELF EMF) nel 2002 e della radiazione a radiofrequenza (RFR) nel 2011. Questa classificazione dichiara che l’EMF è un possibile cancerogeno umano (Gruppo 2B).
Nonostante entrambe le scoperte IARC, l’OMS continua a sostenere che non vi sono prove sufficienti per giustificare l'abbassamento di tali limiti quantitativi di esposizione.
Poiché vi è polemica circa un fondamento logico per fissare norme per evitare gli effetti negativi per la salute, si raccomanda che il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) convochi e finanzi un comitato multidisciplinare indipendente che esplori i pro e i contro di pratiche alternative a quelle correnti che possano abbassare sostanzialmente l’esposizione umana alle RF e ai campi ELF. Le decisioni di questo gruppo dovrebbero essere prese in modo trasparente e imparziale
. Nonostante sia essenziale che l’industria venga coinvolta e cooperi in questo processo, non dovrebbe essere permesso all’industria di influenzare il processo decisionale del  ruppo o le conclusioni raggiunte. Questo gruppo dovrebbe fornire le proprie analisi alle Nazioni Unite eall’OMS per guidare l’azione precauzionale
Collettivamente chiediamo anche che:
1. Vengano protetti i bambini e le donne incinta;
2. Si rinforzino le linee guida e gli standard regolamentari;
3. I produttori vengano incoraggiati a sviluppare tecnologia più sicura;
4. I servizi di utilità pubblica (società dell’energia elettrica, telefonia, etc.) responsabili della produzione, trasmissione, distribuzione, e monitoraggio del mantenimento dell’elettricità, mantengano di un’adeguata qualità della corrente elettrica e assicurino cavi elettrici appropriati per minimizzare i danni prodotti dalla corrente a terra;
5. Il pubblico venga pienamente informato riguardo ai rischi potenziali per la salute derivanti dall’energia elettromagnetica e vengano loro insegnate le strategie per la riduzione del danno;
6. Ai professionisti del campo medico si provveda un’educazione adeguata riguardo agli effetti biologici dell’energia elettromagnetica e sia provvista una formazione al trattamento di pazienti che soffrono di elettrosensibilità;
7. I governi finanzino formazione e ricerca sui campi elettromagnetici e la salute che sia indipendente dall’industria e impongano la cooperazione tra industria e ricercatori;
8. I mass media rivelino i rapporti tra gli esperti della finanza con l’industria quando citano le loro opinioni riguardo gli aspetti sulla salute e la sicurezza delle tecnologie di emissione di EMF; e
9. Vengano stabilite delle zone-bianche (aree libere da radiazioni).
Data proposta di sottomissione: 23 Ottobre 2014
Domande possono essere poste a Elizabeth Kelley, M.A., Directore, EMFscientist.org, a:
info@EMFscientist.org
Le firme seguono secondo la nazione….
Nota: i firmatari hanno firmato come individui, dando la loro affiliazione professionale, ma questo non necessariamente significa che questo rappresenti la visione dei loro datori di lavoro o delle organizzazioni professionali alle quali sono affiliati.
Magda Havas, Ph.D, Trent University, Peterborough, Ontario Canada
Martin Blank, Ph.D, Columbia University, USA
Elizabeth Kelley, MA, Electromagnetic Safety Alliance, Arizona, USA
Henry Lai, Ph.D, University of Washington, USA
Joel M. Moskovitz, Ph.D, University of California at Berkeley, USA
per l'Italia:
Italy
Prof. Sergio Adamo, Ph.D., La Sapienza University, Rome, Italy
Prof. Fernanda Amicarelli, Ph.D., Applied Biology, Dept. of Health, Life and Environmental Sciences, University of L'Aquila, Italy
Dr. Pasquale Avino, Ph.D., INAIL Research Section, Rome, Italy
Dr. Fiorella Belpoggi, Ph.D., FIATP, Director, Cesare Maltoni Cancer Research Center, Ramazzini Institute, Italy
Prof. Emanuele Calabro, Department of Physics and Earth Sciences, University of Messina, Italy
Prof. Franco Cervellati, Ph.D., Department of Life Science and Biotechnology, Section of General Physiology, University of Ferrara, Italy
Prof. Stefano Falone, Ph.D., Researcher in Applied Biology, Dept. of Health, Life and Environmental Sciences, University of L'Aquila, Italy
Prof. Dr. Speridione Garbisa, ret. Senior Scholar, Dept. Biomedical Sciences, University of Padova, Italy
Dr. Settimio Grimaldi, Ph.D., Associate Scientist, National Research Council, Italy
Prof. Livio Giuliani, Ph.D., Director of Research, Italian Health National Service, Rome-Florence-Bozen; Spokesman, ICEMS - International Commission for Electromagnetic Safety, Italy
Prof. Dr. Angelo Levis, MD, Dept. Medical Sciences, Padua University, Italy
Prof. Salvatore Magazù, Ph.D., Department of Physics and Science, Messina University, Italy
Dr. Fiorenzo Marinelli, Ph.D., Researcher, Molecular Genetic Institute of the National Research Council, Italy
Claudio Poggi, Electronics Engineer, Research Director, Sistemi s.r.l., (TN), Genoa, Italy
Prof. Raoul Saggini, University G. D'Annunzio, Chieti, Italy
Dr. Morando Soffritti, MD, Honorary President, National Institute for the Study and Control of Cancer and Environmental Diseases B. Ramazzini, Bologna, Italy
Prof. Massimo Sperini, Ph.D., Center for Inter-University Research on Sustainable Development, Rome, Italy

Genova al 28° posto per qualità della vita (ma in altri punti al 810 su 1000). Lo sguardo di un pediatra: oltre i numeri, ci sono i bambini e le persone

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