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domenica 22 luglio 2018

VACCINO CHE I GENITORI DEBBONO SOMMINISTRARE AI LORO FIGLI PER UNA MALATTIA IN AUMENTO (AEDS)

VACCINO CHE I GENITORI DEBBONO SOMMINISTRARE AI LORO FIGLI PER UNA MALATTIA IN AUMENTO (AEDS) E CHE PUO' AVERE CONSEGUENZE MOLTO NEGATIVE:
Conoscete la malattia "AEDS" (no non sbaglio non è l'"AIDS"). Sta aumentando ed è molto frequente e si previene con un vaccino che i genitori, da soli (o con l'aiuto del pediatra o delle maestre o dei nonni o di altri), debbono somministrare quotidianamente!!!!!! LA BUONA EDUCAZIONE!!
“Soffriamo di una malattia che inizia a mettere in pericolo l’intera civiltà, sì, è in gioco addirittura la sopravvivenza del nostro pianeta – e questa sofferenza si chiama AEDS: Acquired Educational Deficiency Sindrome (sindrome da carenza educativa acquisita). Ciò che la rende pericolosa è che non conosciamo ancora i suoi effetti devastanti, ma ne siamo addirittura orgogliosi”. Nelle scuole normali è in crescente aumento il numero di bambini etichettati come “iperattivi” o con “difficoltà di apprendimento” e sempre più frequenti sono nei giovanissimi alunni sintomi del tipo aggressività, scarsa concentrazione, mal di testa, stanchezza, enuresi notturna, incubi, disturbi gastrici ecc. Segno inequivocabile che i veri, reali bisogni dei bambini non vengono ancora soddisfatti. Da Balsamo, Elena. Sono qui con te: l'arte del maternage. Il Bambino Naturale. Edizione del Kindle.
Tanto per iniziare a leggere qualcosa trovate qui: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2012/12/le-basi-di-uneducazione.html
Anche se nessun consiglio può sostituire quelli dati di persona da pediatra, maestra, educatore, o altre figure professionali come pedagogista o psicologo con cui si stabilire una relazione, ci si confida, si parla e si discute e si ascolta. Se vostro figli presenta qualche comportamento diverso o vi segnalano qualcosa prendete in considerazione la cosa e parlatene.
Nessuno nasce con la scienza infusa e anche chi studia deve avere modestia e spirito di autocritica e capacità di ascolto. 
Alberto Ferrando


domenica 8 aprile 2018

BAMBINI, GENITORI, SPORT e educazione e stima del bambino

BAMBINI, GENITORI, SPORT  e educazione e stima del  bambino
Troppi insulti ("Spaccagli le gambe") da parte di un genitore in tribuna. Così in segno di protesta un'intera squadra ha smesso di giocare.
E' successo a Venaus, dove si stava disputando la partita tra la squadra locale e il Lascaris, per la categoria Esordienti 2006. Il Venaus ha deciso di ritirare
 tutta la squadra perché la situazione era diventata insostenibile. Domani, il presidente del Lascaris Vincenzo Gaeta ha già annunciato che convocherà tutti i genitori della squadra perché quanto accaduto è inaccettabile.
In un post su Facebook LINK QUI SOTTO:  la Asd Venaus calcio si è rivolta al padre del bambino, ricordando la sportività che deve esserci sia in campo che tra gli spalti. 
Nell'articolo allegato altri poco edificanti avvenimenti:
Che dire?? DOBBIAMO FARE QUALCOSA PER L'EDUCAZIONE DEI...GENITORI...SE CONTINUA COSI' SERVE UNA "PATENTE" 
In questo articolo c'è ahimè una pagina nera per i bambini, i genitori e la pediatria:
- Genitori che alzano le mani su docenti
- Genitori sugli spalti di una partita di calcio che litigano e passano alle mani e la partita è finita in rissa, mentre i
ragazzi osservavano attoniti.
... E però, il giudice sportivo ha ritenuto che fosse sbagliato far cadere sui figli le colpe dei padri. Così è stata stabilita la ripeti- zione oggi a Recco delle due gare mancanti, punendo però i genitori con una ramanzina dei vertici federali e un colloquio con due psicologhe dello sport al quale sono caldamente invitati i fami- liari di tutte e tre le formazioni partecipanti. 

Per lo sport rimando a questo articolo: deve essere un divertimento per i bambini e non uno stress...come spesso lo è l'agonismo
Sport, stima del bambino, agonismo: gioia e felicità non vuol dire vincere per forza. Bambini campioni: ma la vera vittoria è nella famiglia unitahttps://ferrandoalberto.blogspot.it/2016/06/sport-stima-del-bambino-agonismo-gioia.html
Il papà insulta dalla tribuna, l'allenatore ritira la squadra di ragazzini

venerdì 23 gennaio 2015

BAMBINI MAL-EDUCATI: DIPENDE DA NOI: DUE UTILI LETTURE. GLU ADULTI DEBBONO EDUCARE I BAMBINI E NON VICEVERSA

BAMBINI MAL-EDUCATI: DIPENDE DA NOI: DUE UTILI LETTURE. GLU ADULTI DEBBONO EDUCARE I BAMBINI E NON VICEVERSA
Interessante articolo di Alessia Salvini che trovate qui: http://www.alessiasalvini.it/un-tranquillo-approccio-alla-disciplina/
Tanti genitori pensano che disciplina sia sinonimo di punizione, in realtà il vero significato è: processo di apprendimento.
L’autodisciplina non è mai contro la libertà perchè non è obbedienza verso gli altri, ma verso la propria voce interiore e quindi nei confronti di se stessi.
In qualche modo i bambini cercano di “violare” le regole, è normale questo comportamento durante la loro crescita. Quando questo accade e gli adulti sono messi a dura prova da i bambini, è perchè questi ultimi stanno esprimendo sentimenti che ancora non riescono a comprendere, e grazie alla reazione dell’adulto imparano piano piano a gestire le loro emozioni. Mettendo in atto “i capricci”, muovono i loro primi passi verso l’indipendenza, cercando di dimostrare che noi adulti non li controlliamo totalmente! 
Le regole fondamentali della Famiglia devono essere concordate chiaramente dai genitori. Insegnate ai vostri figli a fare la cosa giusta, invece di soffermarvi sui loro errori. Queste, secondo la mia esperienza, possono essere alcune delle regole di base.
  • Tratta tutti con rispetto.
  • Se si usa qualcosa, quando si ha finito si rimette a posto.
  • Se si rompe o sparge qualcosa si pulisce.
  • Dire la verità e non aver paura di ammettere i propri sbagli.
.........E non dimenticate la coerenza, prima di “pretendere” da vostro figlio il rispetto di una regola, dovete essere proprio voi genitori i primi a rispettarla. Ricordate, poche regole sono meglio di decine di norme che alla fine non vengono rispettate. Infine se vi può essere d’aiuto, scrivete le regole e appendetele in casa con l’aiuto di vostro figlio, di modo che ogni volta si possa andare a “controllare” la regola che non è stata rispettata!

LIBRO NEONATI MALEDUCATI DI PAOLO SARNI
Nella prefazione uno psicologo (Giuseppe Sparnacci) racconta di una domanda di una mamma che chiede cosa fare di suo figlio di 3 anni che alla sera esige il telecomando e fa vedere a tutti il programma che vuole lui. Il “piccolino” , a un certo punto, spegne la TV e dice “tutti a nanna”. La risposta data dallo psicologo è stata “lo chiami papà”!!! Genitori succubi dei desideri e voglie del bambino perché non hanno la forza di educare, cioè di dare regole e frustrazioni.
Regole, momenti di noia (che stimolano creatività e fantasia) desideri non realizzati frustrazione e anche dolore hanno un valore educativo, servono a crescere a formare individui per il futuro ad avere adolescenti temprati e pronti a reagire alle frustrazioni della vita.
Spesso i genitori cercano invece di evitare dolori e frustrazioni, a partire dai “no” che bisogna dare. Pensando di proteggere invece si danneggiano i bambini. Stiamo osservando sempre più che i bambini sono fragili, insicuri, poco dotati di autonomia e poco muniti di quelle fondamentali doti che rendono gli individui forti, liberi, capaci e sociali: la tolleranza e l’adattabilità.
I ritmi della nostra società, sempre più veloci e competitivi, creano stress e ansia e alcuni genitori trasferiscono, inconsciamente, questo sui figli con conseguenti paure e medicalizzazione da cui derivano vari problemi come un eccesso di consumo di farmaci oltre a  creare nei bambini uno stato di ansia.
L’autore non si vergogna di ammettere che potrebbe risultare antipatico in quanto nel testo sarà duro, impietoso, ripetitivo e magari esagerato. Infatti anche il pediatra, come un genitore, che non può essere un amico o un compagno del figlio, che deve educare anche suscitando reazioni ostili o odio nel bambino quando è il caso, deve sostenere con determinazione, nei confronti dei genitori, una genitorialità e delle regole e non solo accontentare tutte le richieste.
E’ più facile per un genitore dire di si che negare qualcosa e così anche per un pediatra è più facile accontentare un genitore facendo quanto richiede: farmaci o esami in eccesso invece di cercare di capire “il perché” un bambino presenti alcuni disturbi. Sono sempre più frequenti in ambulatorio i bambini con disturbi ansiosi o depressivi che si manifestano con vari tipi di sintomi: mal di testa, mal di pancia, nausea, mancanza di appetito, disturbi del sonno, agitazione, disturbi del comportamento, scarso rendimento scolastico, disturbi dell’intestino ecc. o con altri quadri clinici. In questi casi è più facile e tranquillizzante dire che non è niente e che con una terapia di vitamine o integratori o blandi sedativi o erbe o medicine alternative o facendo un po’ di esami andrà tutto a posto, e a volte è così perché intanto il bambino può aver risolto la sua situazione ma certe situazioni non richiedono nulla di tutto questo ma considerazione del sintomo e del bambino e cercare di capire “il perché” o “che cosa” può essere successo. Un percorso che pediatra e genitore debbono affrontare insieme con fiducia e reciproca comprensione senza nascondersi, spesso tutti e due, dietro la negazione, la tranquillizzazione, il “passerà crescendo” o la somministrazione di farmaci o solo la somministrazione di farmaci . E’ più facile curare una patologia acuta anche importante come una broncopolmonite, e di maggior soddisfazione, che affrontare questi temi soprattutto quando il genitore vuole una rapida soluzione con qualche medicina (nota di Ferrando)


Carattere e personalità sono già presenti alla nascita (e probabilmente anche prima, nella pancia della mamma): questo non vuol dire rinunciare al dovere del genitore di dare una guida, esempio e formazione, insomma una educazione.
Il genitore deve tenere conto delle preferenze del piccolo ma è altrettanto giusto che non diventino una griglia stretta e immodificabile e anche un alibi per non fare alcune cose fatte “per il suo bene”: seggiolino in auto anche se piange, assumere farmaci se necessari, fare il bagnetto se non vuole, offrire vari cibi anche se ne vuole solo pochi.
I genitori dicono spesso “poverino perché farlo soffrire?”: l’educazione di un bambino non vuol dire accontentarlo in tutto se piange ma abituarlo a cose che non vuole fare (dormire, mangiare ecc. soprattutto se “mal”educato).
(Il significato della parola educazione viene dal latino e-ducere che significa letteralmente condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto. Si intende il processo attraverso il quale l'individuo riceve e impara quelle particolari regole di comportamento che sono condivise nel gruppo familiare e nel più ampio contesto sociale in cui è inserito. Può essere anche definita come l'atto, l'effetto dell'educare o come buona creanza, modo di comportarsi corretto e urbano nei rapporti sociali).
Nel libro si trovano varie considerazioni sul prolungamento dell’adolescenza, sul ritardo della scelta dell’età del matrimonio e dell’età a cui avere un figlio  e poi vari utili  capitoli su puricultura, febbre ecc. ecc.

Il libro è scritto in maniera semplice e comprensibile con consigli di tipo educativo (vedi capitolo “Poverino perché deve soffrire” e “Le Nutelle della vita”) e pratico.

mercoledì 25 settembre 2013

I BAMBINI VANNO EDUCATI NON ASSECONDATI. FRUTTA A SCUOLA

Nello stesso giorno ricevo tre segnalazioni di mamme per lo stesso motivo: LA FRUTTA A SCUOLA.
Una mamma scrive".... reduce da una riunione, alla scuola primaria, dove alla proposta di
somministrare la frutta del pranzo al mattino in sostituzione della merenda da
casa è passato il NO (era d'obbligo l'unanimità) a causa di un genitore il cui
figlio, che non mangia frutta, non fa colazione e non mangia nulla a tavola,
"rimarrebbe a stomaco vuoto".
Nessuno sforzo compiuto da questa mamma neanche
nel tentativo di adeguarsi ad un senso comune, nè a rispondere ad un tentativo
da parte mia (e del gruppo) di aiuto. Ritengo che il solo somministrare la
frutta ai bambini, specie se compiuto in comunità e in ambito educativo, sia un
atto educativo  fondamentale (i bambini imparano se non altro a conoscere la
frutta... se la trovano davanti, insomma e per imitazione di alcuni compagni
avrebbero l'occasione di mangiarla)".
Ricordo solo che i bambini vanno educati (vedi sotto) anche e soprattutto a corretti stili di vita: movimento, corretta alimentazione, sonno con l'esempio e Il discorso è lungo e complesso, riguarda l'incapacità di alcuni genitori di saper dare delle regole e di saper DIRE, QUANDO SERVE, DI NO.
Se il bambino non viene educatola fin dai primi anni a rispettare alcune regole nella preadolescenza e nella adolescenza ci troveremo, tutti, a pentircene. Anni fa ho incontrato una mamma con il figlio ormai grande. Alla richiesta di come stava il ragazzo ormai adolescente la mamma mi ha detto "dottore avrebbe mai pensato che mio figlio potesse arrivare a picchiarmi come ha fatto quando gli ho negato dei soldi??" . DEntro di me mi sono risposto che segni di disorganizzazione affettiva, di mancanza di ruoli e di permissivismo estremo erano tali da portare brutte conseguenze a tutti. Non ho più notizie e prego. Pensate a che responsabilità abbiamo come genitori!!!!! Non mangia????? Scusate che digiuni, il digiuno non fa male. Lo accontentiamo per vederlo mangiare??? Dimenticando che dobbiamo fornire un nutrimento fondamentale: affetto, amore, comprensione, rispetto e EDUCAZIONE. Vuol dire sapere anche dire di no!!  Invece vedo bambini che mangiano solo se... fritto... se bevande gassate e altri cibi detti "spazzatura". 
Genitori e ragazzi: frutta e verdura sono fondamentali: 5 porzioni al dì. Non una mela alla settimana, non succhi di frutta ma frutta fresca . E se la scuola prova a offrirla (poi vedremo che tipo e qualità di frutta) e fa dei progetti educativi non vanifichiamoli:
QUI SOTTO PARTE DI UN POST PRECEDENTE: NEONATI MALEDUCATI (SBERLE E EDUCAZIONE DEI BAMBINI).
Genitori succubi dei desideri e voglie del bambino perché non hanno la forza di educare, cioè di dare regole e frustrazioni.

Regole, momenti di noia (che stimolano creatività e fantasia) desideri non realizzati frustrazione e anche dolore hanno un valore educativo, servono a crescere a formare individui per il futuro ad avere adolescenti temprati e pronti a reagire alle frustrazioni della vita.
Spesso i genitori cercano invece di evitare dolori e frustrazioni, a partire dai “no” che bisogna dare. Pensando di proteggere invece si danneggiano i bambini. Stiamo osservando sempre più che i bambini sono fragili, insicuri, poco dotati di autonomia e poco muniti di quelle fondamentali doti che rendono gli individui forti, liberi, capaci e sociali: la tolleranza e l’adattabilità.
I ritmi della nostra società, sempre più veloci e competitivi, creano stress e ansia e alcuni genitori trasferiscono, inconsciamente, questo sui figli con conseguenti paure e medicalizzazione da cui derivano vari problemi come un eccesso di consumo di farmaci oltre a  creare nei bambini uno stato di ansia.
L’autore non si vergogna di ammettere che potrebbe risultare antipatico in quanto nel testo sarà duro, impietoso, ripetitivo e magari esagerato. Infatti anche il pediatra, come un genitore, che non può essere un amico o un compagno del figlio, che deve educare anche suscitando reazioni ostili o odio nel bambino quando è il caso, deve sostenere con determinazione, nei confronti dei genitori, una genitorialità e delle regole e non solo accontentare tutte le richieste.
E’ più facile per un genitore dire di si che negare qualcosa e così anche per un pediatra è più facile accontentare un genitore facendo quanto richiede: farmaci o esami in eccesso invece di cercare di capire “il perché” un bambino presenti alcuni disturbi. Sono sempre più frequenti in ambulatorio i bambini con disturbi ansiosi o depressivi che si manifestano con vari tipi di sintomi: mal di testa, mal di pancia, nausea, mancanza di appetito, disturbi del sonno, agitazione, disturbi del comportamento, scarso rendimento scolastico, disturbi dell’intestino ecc. o con altri quadri clinici. In questi casi è più facile e tranquillizzante dire che non è niente e che con una terapia di vitamine o integratori o blandi sedativi o erbe o medicine alternative o facendo un po’ di esami andrà tutto a posto, e a volte è così perché intanto il bambino può aver risolto la sua situazione ma certe situazioni non richiedono nulla di tutto questo ma considerazione del sintomo e del bambino e cercare di capire “il perché” o “che cosa” può essere successo. Un percorso che pediatra e genitore debbono affrontare insieme con fiducia e reciproca comprensione senza nascondersi, spesso tutti e due, dietro la negazione, la tranquillizzazione, il “passerà crescendo” o la somministrazione di farmaci o solo la somministrazione di farmaci . E’ più facile curare una patologia acuta anche importante come una broncopolmonite, e di maggior soddisfazione, che affrontare questi temi soprattutto quando il genitore vuole una rapida soluzione con qualche medicina (nota di Ferrando)


Carattere e personalità sono già presenti alla nascita (e probabilmente anche prima, nella pancia della mamma): questo non vuol dire rinunciare al dovere del genitore di dare una guida, esempio e formazione, insomma una educazione.
Il genitore deve tenere conto delle preferenze del piccolo ma è altrettanto giusto che non diventino una griglia stretta e immodificabile e anche un alibi per non fare alcune cose fatte “per il suo bene”: seggiolino in auto anche se piange, assumere farmaci se necessari, fare il bagnetto se non vuole, offrire vari cibi anche se ne vuole solo pochi.
I genitori dicono spesso “poverino perché farlo soffrire?”: l’educazione di un bambino non vuol dire accontentarlo in tutto se piange ma abituarlo a cose che non vuole fare (dormire, mangiare ecc. soprattutto se “mal”educato).
(Il significato della parola educazione viene dal latino e-ducere che significa letteralmente condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto. Si intende il processo attraverso il quale l'individuo riceve e impara quelle particolari regole di comportamento che sono condivise nel gruppo familiare e nel più ampio contesto sociale in cui è inserito. Può essere anche definita come l'atto, l'effetto dell'educare o come buona creanza, modo di comportarsi corretto e urbano nei rapporti sociali).

domenica 25 agosto 2013

BAMBINI MAL-EDUCATI: TIRANO SASSI A UN ANATRA E I GENITORI LI DIFENDONO

Cari Genitori
Prendo lo spunto da questo avvilente articolo apparso oggi sul Il Secolo XIX" incollato qui sotto dal titolo: "Sassi contro il germano,papà li difende" che riferisce di un episodio avvenuto a Spotorno. Sotto all' intervista al dott Bianchi di Castelbianco ripresento un post che avevo inviato tempo fa sulla educazione dei bambini e la recensione di un libro (Neonati maleducati).
Che dire? Ricordo solo l'importanza, e la difficoltà, di dare una (buona)educazione e la responsabilità che abbiamo tutti a ben educare i bambini: genitori, insegnanti, pediatri, pedagogisti. Con l'esempio: i bambini imparano quello che vedono e anche con il cosìdetto rinforzo negativo: Sapere dire dei no. Sapere riprendere se fanno qualcosa che non va  bene (tirare i sassi ad una anatra e non riprenderli?? Non ho parole, anzi difenderli sembrerebbe a quanto scritto sul giornale....spero che arrivino smentite e che i fatti non  siano andati così). Qui sotto articolo e considerazioni sulla educazione. Consiglio, per chi resiste anche la lettura dell'articolo Genitori elicottero e bambini tiranni a questo link: http://ferrandoalberto.blogspot.it/2012/08/genitori-elicottero-e-bambini-tiranni.html












SBERLE E EDUCAZIONE DEI BAMBINI


Ricevo da un genitore questa risposta a cui rispondo. Non sarò breve per cui leggete con calma:
"Subject: RE: [Il dottor Ferrando] EVITATE LA VIOLENZA DIRETTA, PSICOLOGICA E ASSISTITA
"Qualche schiaffo non ha mai ucciso nessuno.
Le generazioni precedenti sono cresciute con metodi più rigidi e sicuramente sono migliori di quella attuale.
Le madri che intavolano un'educazione sul dialogo con bambini di 2/3 anni si trovano in casa adolescenti che comandano e insultano.
Dovreste insegnare alle madri ad essere più autoritarie anzichè dire che gli schiaffi aumentano la depressione.
Saluti".

Questa lettera si presta a più spunti. Un punto che intendo riprendere è quello della autorità che i genitori debbono avere. Qui sotto metto una mia recensione ad un libro scritto da un pediatra (recensione pubblicata sul sito www.ferrandoalberto.eu) che risponde in parte.
Un'altra cosa da aggiungere è la necessità di come dire le cose e il cosìdetto "linguaggio del corpo". A nulla serve, se è mai servita, una sberla o un rimprovero se non sorretto da un tono di voce e un comportamento adeguato. A volte si dicono dei no con un tono di voce "carezzevole" che contraddice la negazione del no. Oppure si chiede scusa al bambino di averlo sgridato. Nella comunicazione sappiate che si comunica con la voce, con le tonalità della stessa e con il linguaggio del corpo in proporzioni diverse: con la voce trasmettiamo solo il 7% , sul come parliamo (tonalità e atteggiamento) comunichiamo il 38%, con il linguaggio del corpo (atteggiamento positivo o negativo, sgurado ecc,) comunichiamo il 55%.
A nulla serve un NO detto con il sorriso e il buffetto sulla guancia e ancora di meno una sberla. Su come insegnare alle mamme..... Bè lì siamo in gioco tutti. Io parto dal principio che "La mamma ha sempre ragione" e va aiutata, accompagnata, ascoltata e non come spesso succede sempre ripresa o criticata o osteggiata. E in questo serve "anche" il pediatra ma serve la famiglia, i vicini e la società.
Un Caro Saluto
Alberto Ferrando


NEONATI MALEDUCATI DI PAOLO SARNI
Nella prefazione uno psicologo (Giuseppe Sparnacci) racconta di una domanda di una mamma che chiede cosa fare di suo figlio di 3 anni che alla sera esige il telecomando e fa vedere a tutti il programma che vuole lui. Il “piccolino” , a un certo punto, spegne la TV e dice “tutti a nanna”. La risposta data dallo psicologo è stata “lo chiami papà”!!! Genitori succubi dei desideri e voglie del bambino perché non hanno la forza di educare, cioè di dare regole e frustrazioni.
Regole, momenti di noia (che stimolano creatività e fantasia) desideri non realizzati frustrazione e anche dolore hanno un valore educativo, servono a crescere a formare individui per il futuro ad avere adolescenti temprati e pronti a reagire alle frustrazioni della vita.
Spesso i genitori cercano invece di evitare dolori e frustrazioni, a partire dai “no” che bisogna dare. Pensando di proteggere invece si danneggiano i bambini. Stiamo osservando sempre più che i bambini sono fragili, insicuri, poco dotati di autonomia e poco muniti di quelle fondamentali doti che rendono gli individui forti, liberi, capaci e sociali: la tolleranza e l’adattabilità.
I ritmi della nostra società, sempre più veloci e competitivi, creano stress e ansia e alcuni genitori trasferiscono, inconsciamente, questo sui figli con conseguenti paure e medicalizzazione da cui derivano vari problemi come un eccesso di consumo di farmaci oltre a  creare nei bambini uno stato di ansia.
L’autore non si vergogna di ammettere che potrebbe risultare antipatico in quanto nel testo sarà duro, impietoso, ripetitivo e magari esagerato. Infatti anche il pediatra, come un genitore, che non può essere un amico o un compagno del figlio, che deve educare anche suscitando reazioni ostili o odio nel bambino quando è il caso, deve sostenere con determinazione, nei confronti dei genitori, una genitorialità e delle regole e non solo accontentare tutte le richieste.
E’ più facile per un genitore dire di si che negare qualcosa e così anche per un pediatra è più facile accontentare un genitore facendo quanto richiede: farmaci o esami in eccesso invece di cercare di capire “il perché” un bambino presenti alcuni disturbi. Sono sempre più frequenti in ambulatorio i bambini con disturbi ansiosi o depressivi che si manifestano con vari tipi di sintomi: mal di testa, mal di pancia, nausea, mancanza di appetito, disturbi del sonno, agitazione, disturbi del comportamento, scarso rendimento scolastico, disturbi dell’intestino ecc. o con altri quadri clinici. In questi casi è più facile e tranquillizzante dire che non è niente e che con una terapia di vitamine o integratori o blandi sedativi o erbe o medicine alternative o facendo un po’ di esami andrà tutto a posto, e a volte è così perché intanto il bambino può aver risolto la sua situazione ma certe situazioni non richiedono nulla di tutto questo ma considerazione del sintomo e del bambino e cercare di capire “il perché” o “che cosa” può essere successo. Un percorso che pediatra e genitore debbono affrontare insieme con fiducia e reciproca comprensione senza nascondersi, spesso tutti e due, dietro la negazione, la tranquillizzazione, il “passerà crescendo” o la somministrazione di farmaci o solo la somministrazione di farmaci . E’ più facile curare una patologia acuta anche importante come una broncopolmonite, e di maggior soddisfazione, che affrontare questi temi soprattutto quando il genitore vuole una rapida soluzione con qualche medicina (nota di Ferrando)


Carattere e personalità sono già presenti alla nascita (e probabilmente anche prima, nella pancia della mamma): questo non vuol dire rinunciare al dovere del genitore di dare una guida, esempio e formazione, insomma una educazione.
Il genitore deve tenere conto delle preferenze del piccolo ma è altrettanto giusto che non diventino una griglia stretta e immodificabile e anche un alibi per non fare alcune cose fatte “per il suo bene”: seggiolino in auto anche se piange, assumere farmaci se necessari, fare il bagnetto se non vuole, offrire vari cibi anche se ne vuole solo pochi.
I genitori dicono spesso “poverino perché farlo soffrire?”: l’educazione di un bambino non vuol dire accontentarlo in tutto se piange ma abituarlo a cose che non vuole fare (dormire, mangiare ecc. soprattutto se “mal”educato).
(Il significato della parola educazione viene dal latino e-ducere che significa letteralmente condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto. Si intende il processo attraverso il quale l'individuo riceve e impara quelle particolari regole di comportamento che sono condivise nel gruppo familiare e nel più ampio contesto sociale in cui è inserito. Può essere anche definita come l'atto, l'effetto dell'educare o come buona creanza, modo di comportarsi corretto e urbano nei rapporti sociali).
Nel libro si trovano varie considerazioni sul prolungamento dell’adolescenza, sul ritardo della scelta dell’età del matrimonio e dell’età a cui avere un figlio  e poi vari utili  capitoli su puricultura, febbre ecc. ecc.

Il libro è scritto in maniera semplice e comprensibile con consigli di tipo educativo (vedi capitolo “Poverino perché deve soffrire” e “Le Nutelle della vita”) e pratico.

domenica 31 marzo 2013

YTRoppo permissivismo, maleducazione, l'asilo non è una scuola

Cari Genitori
Oggi alcuni avicoli sulla stampa cittadina
1) TRoppo permissivismo non fa bene. Servono regole e anche frustrazioni
2) Come difendere il figlio dalla maleducazione
3) Non affrettate l'insegnamento
Queste ultime due sono risposte a dei genitori)
Alberto Ferrando





Bambini e lutto Cosa dire, cosa evitare e quando chiedere aiuto

Bambini e lutto Cosa dire, cosa evitare e quando chiedere aiuto Guida per genitori, nonni e insegnanti — revisione agosto 2026 Quando un bam...