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domenica 19 agosto 2018

ELABORAZIONE DEL LUTTO: 'AIUTO AI GENITORI E AI BAMBINI

ELABORAZIONE DEL LUTTO: SEMPRE SULL'AIUTO AI GENITORI E AI BAMBINI Su temi che TUTTI, purtroppo, prima o poi dobbiamo affrontare. 
Dedicate qualche minutino a questo tema anche di persona con il vostro pediatra o con persone competenti. Lettura consigliata su Rivista "un Pediatra per amico"
UN TG IN MENO , UNA LETTURA IN PIU' FA BENE!!!!
A volte per tutelaRE i bambini si fanno errori nascondendo la verità, a volte si è così coinvolti (come il crollo del Ponte di Genova o altre calamità), a volte si assiste in prima persone a tragedie E DOBBIAMO ELABORARE NOI QUANTO AVVENUTO e intanto spiegare ai bambini.
Sapere come comportarsi aiuta tutti. Vi allego quanto scritto in  un una Rivista per Genitori: "Un pediatra per amico" (www.uppa.it) che ha trattato il tema e lo tratterà nel prossimo numero. Rivista che si regge solo sull'abbonamento e non ha alcuna pubblicità (che vuol dire tanto e voi come genitori siete un bersagli delle ottiche commerciali di tanti...ma tutti lo siamo. Ad esempio la TV di Stato per un giorno non ha interrotto, per lutto a Genova la pubblicità...ma dalla TV di Stato, che paghiamo (dobbiamo pagare non abbiamo scelta) vorrei scomparisse del tutto.....oppure lasciatela commerciale ...scusate ho divagato. Qui sotto alcuni consigli e all'articolo alcune risposte a quesiti di genitori:
Parlare di lutto, malattia e violenza con i bambini
Qual è il modo migliore per avvicinare il bambino a temi delicati e a emozioni spiacevoli?
Affrontare con i bambini alcuni temi ed esperienze difficili della vita è spesso un tabù per gli adulti, perché sono i primi ad avere difficoltà nell’accettare i pensieri e le emozioni che suscitano. Ogni genitore, ancor prima di parlarne con il bambino, dovrebbe chiedersi: 
in che rapporto sono con questo argomento? 
Che emozioni mi trasmette? 
A quali esperienze di vita mi rimanda?
Dire sempre la verità
Mentire, tacere, nascondere serve solo a confondere e turbare il bambino e a mettere a rischio, anche profondamente, la fiducia che nutre nei suoi genitori. Il bambino ha diritto di conoscere sempre la verità sulle cose che lo circondano. Naturalmente deve essere una verità adeguata alla sua età e al suo livello di comprensione.

Non avere paura delle emozioni
Spesso non si riesce ad accettare l’idea che il bambino possa provare sofferenza, dispiacere, tristezza, dolore. Compito del genitore è insegnargli a riconoscere queste sensazioni, accettarle, condividerle e anche superarle. Come fare? Dare l’esempio è certamente la strada più efficace.

Prepararsi
Non bisogna aspettare l’ultimo momento per preoccuparci di come affrontare le difficoltà. Rimandare, pensare «tanto a me non succederà» o affidarsi solo all’istinto non dà mai buoni frutti. 
Nello speciale Le parole difficili del prossimo numero di UPPA vi racconteremo quali strategie abbiamo a disposizione per affrontare temi come la morte, la malattia e la violenza, insieme ai bambini. Per non perdere il prossimo numero di UPPA abbonati ora.

Buona lettura,
la redazione di UPPA

Un anno di abbonamento, zero pubblicità

UPPA è la rivista per i genitori, indipendente e senza pubblicità,
scritta e diffusa dagli esperti dell'infanzia dal 2001
https://www.uppa.it/psicologia/bambini-paura-della-morte/

venerdì 26 agosto 2016

BAMBINI E DANNIDIRETTI E INDIRETTI DA TRAGEDIE ( TERREMOTO 2016). Ma vale anche per gli adulti: Sindrome di Tako Tsubo e sind. Da stress post traumatico

BAMBINI E DANNIDIRETTI E INDIRETTI DA TRAGEDIE ( TERREMOTO 2016).
Ma vale anche per gli adulti: Sindrome di Tako Tsubo e sind. Da stress post traumatico

Cari genitori in questi giorni si è verificato un terribile terremoto con morti e feriti e danni che tutti abbiamo visto sui giornali e TV e che molto hanno subito direttamente.
Cosa fare con i bambini? Cosa dire? Come comunicare?
Ne abbiamo già parlato in quanto ormai ogni mese si assiste ad eventi drammatici esaltati da TV che possono avere conseguenze sulla psiche anche di chi non è stato coinvolto direttamente dagli eventi.
(Articoli precedenti sulla elaborazione del lutto qui: http://ferrandoalberto.blogspot.fr/search?q=lutto

L’impatto sui bambini di un evento traumatico, come il terremoto , (ma in passato è stata l’alluvione, gli attentati ecc.), anche a distanza è forte in quanto si trovano a dovere affrontare sensazioni dolorose (e alcuni per la prima volta) : paura, lutto, incertezza, distacco. E’ particolarmente importante il supporto e l’aiuto delle persone che sono a contatto con i bambini e, primi tra tutti, i genitori e i nonni
Qualche consiglio tratto da un’intervista di Caffo al Corriere
1) Trovate il tempo per stare insieme ai vostri figli e parlare con loro, ascoltare le loro domande, anche se ripetitive e insistenti e rispondete loro con sincerità.
2) Elaborate la vostra ansia ed evitate il più possibile di mostrare le vostre preoccupazioni. Diventerebbero ansia e preoccupazioni di vostro figlio che si spaventerebbe di più della vostra reazione che di quanto avvenuto
3) Evitate immagini televisive e trasmissioni televisive .  Possono causare danni al benessere psichico dei bambini e anche degli adulti (vedete sotto), arrivando a costituire un fattore di rischio per lo sviluppo della sintomatologia chiamata “disturbo post-traumatico da stress”.
4) Prestate attenzione alla maniera in cui l’ansia può esprimersi nei bambini: mal di testa o mal di pancia ricorrenti, senza che sia identificata alcuna causa organica, posso essere sintomi del trauma.
5) Per i bambini fin ai 10 anni aiutate i bambini ascoltandoli quando desiderano parlare, e fornendo risposte chiare e semplici; rassicurateli che è tutto normale sentirsi tristi e arrabbiati o malinconici.
6) Oltre i10 anni rispettate il loro punto di vista e le loro emozioni; e ascoltate e parlate e
POCA POCA TV


E GLI ADULTI??
i cardiologi avvertono che lo stress non curato mette a serio rischio il cuore, anche di chi è sano e soprattutto mette a dura prova il cuore sia di chi ha già problemi coronarici e di chi è sano. Il rischio è un infarto del miocardio improvviso.
Il rischio cardiovascolare aumenta del 15% anche nelle persone sane, se lo stress acuto e i problemi emotivi e sociali che porta con sé non vengono risolti.
Anche chi è sano
«Una situazione fortemente e intensamente stressante può colpire una persona senza patologie – spiega all’AdnKronos Salute Francesco Romeo, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic) – Si chiama sindrome di tako-tsubo (cardiomiopatia da stress)  (http://www.orpha.net/consor/cgi-bin/OC_Exp.php?Lng=IT&Expert=66529) che provoca una sorta di necrosi nella parte apicale del cuore, modificando la forma del ventricolo in una specie di cestello (tsubo) usato dai pescatori giapponesi per la pesca del polpo (tako). Ma i rischi aumentano anche nei mesi successivi all’evento drammatico – prosegue Romeo – come è stato studiato anche nel caso dell’attentato delle Torri gemelle. L’elaborazione del lutto, lo stress che permane se non vengono risolte le condizioni sociali causate dall’evento, sono condizioni negative per la salute cardiaca».


Un pericoloso picco epidemiologico

Lo stress acuto avvia dunque «un meccanismo complesso a cui si deve rispondere con una politica di assistenza psicologico-sociale alle popolazioni colpite dal sisma – avverte Michele Gulizia, direttore della Cardiologia dell’ospedale Garibaldi di Catania – per non rischiare tra 5-10 anni di assistere a un picco epidemiologico che potrebbe interessare il 15% della popolazione, anche persone altrimenti sane. Da non sottovalutare – aggiunge Gulizia – anche l’esposizione acuta e per molte settimane a polveri e particelle ultrafini, macerie, amianto, diossina, metalli pesanti come piombo e residui di lampadine e strumenti elettrici, che possono causare problemi respiratori, tosse, secchezza delle mucose. Fenomeni che, a seconda dell’ampiezza delle aree interessate da crolli, possono essere sovrapponibili a quella che fu chiamata la sindrome di Ground Zero: interessò centinaia di abitanti e soccorritori esposti alle macerie e ai fumi che, venne calcolato, contenevano detriti in cui erano presenti oltre 2.500 contaminanti tossici. Colpirono occhi e apparato respiratorio in primis, ma anni dopo furono collegati anche ad alcuni casi di tumore, nei soggetti esposti alle fasi di pulitura delle macerie nei mesi successivi».

sabato 16 luglio 2016

Fatti Tragici (scontro treni, Nizza, Colpo diStato in Turchia) e bambini: tuteliamoli

 Fatti Tragici (scontro treni, Nizza, Colpo diStato in Turchia) e bambini: tuteliamoli
Cari genitori
 Avevo già trattato delle conseguenze psicologiche sui bambini conseguenti a eventi catastrofici (alluvione ,terremoti ecc. ) spesso amplificati dalla informazione che a volte si accanisce non solo andare informazioni  ma ad esaltare fatti tragici.
In pochi giorni abbiamo avuto tre eventi terribili
-       Scontro tra treni in Puglia
-       Attentato a Nizza
-       Colpo di Stato in Tunisia
Consiglio pratico da attuare subito: cercate di aggiornarvi senza esagerare con visioni televise ad effetto e tragiche. Cambiate canale o aspettate che i bambini siano a letto. I bambini possono avere danni seri da violenza psicologica assistita. Poi spiegate e parlate e non nascondete la verità.
Tanto non cambiate la storia guardando il colpo di Stato in diretta.
Certo abbiamo a che fare con la nostra ansia e timori ma cerchiamo di avere atteggiamenti poco catastrofici.
Ovviamente ai bambini bisogna dire tutto e spiegare cosa avviene ma da voi.
Già in occasione della alluvione dei genitori mi hanno segnalato disturbi nei bambini dopo qualche giorno dalla alluvione.
I bambini che sperimentano un disastro (dal vivo o vissuto tramite informazione)vivono due tipi fondamentali di esperienze:
-       il trauma causato dal disastro stesso e
-       i cambiamenti e gli sconvolgimenti nel vivere quotidiano causati dal disastro
In questi giorni i nostri bambini sono stati testimoni indiretti tramite la TV di fatti estremamente tragici.
Questi eventi tragici spesso innescano una catena di eventi che possono causare cambiamenti nelle condizioni di vita quotidiane e portare anche a difficoltà a lungo termine.
Nella vita quotidiana i bambini avvertono le tensioni dei familiari (su cui non ci dobbiamo colpevolizzare perché non ci possiamo fare nulla, non si può non essere tesi se si ha perso un familiare o la casa o un bene ottenuto faticosamente) e poi avvertono i cambiamenti “emotivi”, eventuali elaborazioni di lutto oltre alla elaborazione di ansie,, paure e timori vissute sia direttamente che attraverso genitori, fratelli, sorelle amici e parenti.

Cosa può manifestare un bambino? L’ indicatore di sofferenza principale è un cambiamento radicale nel comportamento del bambino. Alcune reazioni comuni possono essere rappresentate da comportamento regressivo (si comporta come se fosse un bambino più piccolo); difficoltà di separazione (piangere, agitarsi o aggrapparsi quando i genitori si
allontanano); difficoltà nel fare spostamenti; pianto facile, dipendenza o stato di bisogno, paure per eventi simili al trauma subito, essere triste o depresso, essere insolitamente tranquilli o chiusi e non essere interessati alle cose che abitualmente divertivano o al contrario essere irritabili, avere sbalzi d’umore o atteggiamenti aggressivi. Patologia da conversione (malattie psicosomatiche) quali di mal di testa, mal di stomaco o altri sintomi di malattia. Alcuni hanno un calo nel rendimento scolastico.
Quanto sopra avviene però anche in altre situazioni d stress quali la separazione, la nascita di un fratellino o di una sorellina, un lutto familiare.
In questi casi è importante che prima i genitori metabolizzino quanto avvenuto, un genitore tranquillo, cosa non certo facile, è il primo passo per aiutare il bambino. Per questo motivo il primo consiglio è di non fasciarsi troppo la testa almeno nelle fasi iniziali. Chiedere aiuto al proprio pediatra e al proprio medico curante e , in situazioni che interessano la collettività, parlarne con gli insegnanti perché il modo migliore per risolvere le cose pur nella variabilità individuale delle reazioni è quello di dare tempo al tempo e di tirare fuori quello che si ha dentro con il dialogo, il colloquio, l’ascolto di una persona attenza e , nei bambini, con l’aiuto del gioco e del disegno.
Su tutto questo come pediatri e come società civile, tutti, dobbiamo sapere e sapere consigliare e fare di più. Poi ad altri spetterà prevenire il prevenibile ma intanto cerchiamo di non danneggiare ulteriormente con drammatizzazioni di quanto è avvenuto. Dobbiamo fare ora tanto per il presente e limitare i danni e soprattutto prevenire per il futuro sia per i danni morali e psicologici. Necessario un colloquio e dialogo tra pediatri, pedagogisti, psicologi e insegnanti e tutti coloro che sono a contatto con i bambini e le famiglie.
Lettura Consigliata di “Save the children”:





lunedì 16 novembre 2015

TRAGEDIA A PARIGI: COSA DICO AI BAMBINI?

TRAGEDIA A PARIGI: COSA DICO AI BAMBINI? 
Ne abbiamo già parlato dai tempi delle alluvioni a Genova, dei terremoti e in occasioni di lutti o tragedie famigliari o sociali: MAI FARE FINTA DI NIENTE  in quanto i bambini si accorgono di tutto quanto avviene tramite la TV,, quello che sentono (hanno i radar) o “leggendoci” nel cuore nella mente e capiscono bene…anzi a non spiegare pensano che possa essere successo qualcosa di ancora peggio.
Quindi? Bisogna parlare, spiegare e .. anche ascoltare.
In questi giorni la dott.ssa Costantino, presidente della Società di neuropsichiatria dell'infanzia e adolescenza (Sinpia) ha fornito alcuni consigli consigli
(Intanto a questi collegamenti trovate consigli su come comportarsi quandoaavvengono lutti o tragedie…ma parlatene anche con il vostro pediatra:
  1. 1)   Non fare finta di nulla. I bambini capiscono più di quanto non immaginiamo e sentono le emozioni e la paura nell'aria. Vanno quindi accompagnati nella comprensione. Già parlare è importante nell'elaborazione dell'angoscia».
  2. 2)   Ascoltare cosa si immaginano, cosa percepiscono».  Per farlo, «in genere basta un commento, un generico 'che brutta cosa'. E' un modo per far capire che se ne può parlare. Immediatamente i bimbi si sentono autorizzati a chiedere. Al contrario, se percepiscono che l'adulto non vuol parlare, si zittiscono».
  3. 3)   Importante «rassicurare, senza fingere che vada tutto bene». Il messaggio che li aiuta, «non è un falso 'è tutto sotto controllo', piuttosto spiegare che si sta facendo tutto il possibile per diminuire il rischio». E' bene che imparino «che c'è una parte della vita che non controlliamo, anche se possiamo agire per ridurre il pericolo».
  4. 4)   NON ESAGERATE a far vedere troppe immagini o a parlare troppo. «Inutile cambiare canale nel bel mezzo di un servizio perché avrebbe l'effetto opposto, ma meglio evitare di esporli eccessivamente a immagini cruente, o parlare tutto il giorno di questi eventi
  5. 5)   COSA DA SPIEGARE POI ANCHE AGLI ADULTI: NON pensare  che i buoni siano tutti da una parte i cattivi dall'altra» e mai generalizzare . Il rischio, conclude Antonella Costantino, «è che arrivi il messaggio che lo straniero o il diverso possa essere pericoloso. Così facendo si creano immotivate fobie nei confronti delle persone che li circondano». 





domenica 25 maggio 2014

E quando muore qualcuno come ci comportiamo con i nostri figli?

Cari Genitori
Vorrei parlarvi sempre di cose belle, di vacanze, di mare, di pappe...ma nella vita ci sono anche situazioni dolorose a cui non vogliamo pensare finché non ci capitano.
Non passa quasi giorno che direttamente, o indirettamente, veniamo in contatto con situazioni dolorose. Il dolore più grande? la morte di un "caro" un genitore, un parente, un amico. E' qualcosa che riguarda, prima o poi .......tutti e nel nostro dolore non sappiamo come comportarci con i figli. Qualche consiglio qui sotto anche se non bisogna mai generalizzare ma qualcosa di comune e "da fare" c'è:
Un tema molto poco affrontato e di fronte a cui ci si sente impreparati sempre è quello della comunicazione della cattive notizie, e, in particolare  della comunicazione del lutto. Comunicare male fa più male del lutto stesso. Non passa mese che non mi venga richiesto come comportarsi. Alcuni mi dicono che non hanno detto niente....ma cari genitori sappiate che i bambini hanno già capito. Bisogna spiegare e parlare chiaramente. Ovviamente ogni situazione è differente ma alcune cose comun i da dire ci sono: una su tutte : va detto e non vanno dette pietose storie o bugie. Consiglio la lettura di questo articolo di UPPA (Un pediatra per amico) e poi di parlarne con il Vostro pediatra (e può essere il caso anche di uno psicologo o altre figure professionali.

Ho adottato quanto consigliato sulla Rivista UPPA e che incollo qui sotto e che trovate al link: 
Un silenzio che fa male al cuore
di Paolo Roccato 
Gli adulti elaborano il lutto. Qualcuno muore in famiglia. Gli adulti trovano ovvio parlare dell’accaduto, esprimere dolore, angoscia, rimpianto, nostalgia, disperazione; confrontare le proprie emozioni dolorose e i propri ricordi belli, tristI o nostalgici con quelli degli altri; cercare insieme di capire la successione degli eventi che hanno portato alla morte; pensare con rammarico o rabbia a come si sarebbe potuto evitare l’infausto evento; individuare se vi siano colpe, soprattutto proprie; consolarsi gli uni con gli altri, piangendo insieme e bonificando il senso di colpa per essere ancora vivi… E poi: andar a vedere per l’ultima volta il corpo del defunto; accompagnarlo alla tomba coi riti opportuni per poter sapere dov’è finito e poterlo pensare e ricordare vivo e morto e potersene distaccare… È in questo modo che gli adulti innescano il processo di elaborazione del lutto, aiutandosi attivamente gli uni con gli altri. E trovano tutto ciò normale, sano, necessario, perfino doveroso.

I bambini vanno aiutati a capire. Se in famiglia c’è un bambino, troppo spesso gli adulti, tutti presi dal loro dolore, dimenticano l’assoluta necessità anche per il bambino di elaborare il proprio lutto e di essere aiutato in questo lungo e impegnativo compito. O, per proteggerlo da dolore e angoscia, cercano attivamente di tenerlo all’oscuro, a volte perfino d’ingannarlo su ciò che realmente è accaduto (“Papà è andato in Germania a lavorare”). Questi atteggiamenti sono deleteri e non d’aiuto per il bambino. Se gli vengono nascosti i dati informativi sugli eventi reali che riguardano anche lui, non potrà farsene un’idea adeguata. Se non gli si dice la verità, percepirà più o meno confusamente d’essere stato imbrogliato e imparerà a non fidarsi dei grandi e a non mostrare il proprio vero sentire; segretamente, costruirà teorie bizzarre sulla vita e la morte, altamente patogene.

Tacere e censurare la morte fa male. Il bambino (anche se è piccolo) percepisce il dolore negli adulti. Ma spesso gli si impedisce di capire il senso di quel dolore; vede che il famigliare morto non c’è più, ma non gli viene spiegato come mai, né dove sia andato, né perché, né per quanto tempo. Si trova a vivere - direttamente e indirettamente - le emozioni per la perdita, ma sarà costretto a viverle come insensate, giacché attivamente gli si impedisce di riconoscerle, di farsene una ragione, di condividere il dolore, di trovare conforto e consolazione. Gli s’impedisce di pensare all’esperienza di perdita che sta vivendo e di attivare le risorse personali e relazionali a sua disposizione per affrontarla e gestirla. Gli s’impedisce cioè l’elaborazione del lutto, che, per il benessere psichico, è un’assoluta necessità.

Bisogna rassicurare e condividere. Al contrario, il bambino dev’essere aiutato nell’elaborazione del suo lutto. Col linguaggio appropriato all’età, gli si deve dire che la persona cara è morta, spiegandogli che cosa vuol dire morire. Anche accompagnarlo a vedere la salma e farlo partecipare al funerale sono azioni utili a questo fine. Bisogna lasciargli lo spazio per capire, per esprimere ogni emozione (stupore, curiosità, dolore, angoscia, paura, rabbia, senso di colpa, sgomento, senso d’impotenza…), per ogni domanda o pensiero sull’accaduto e sulle sue prospettive future, correggendo le idee errate e confermando la sensatezza delle emozioni. Talvolta si potrà scoprire che pensa d’esser lui il colpevole: bisogna allora rassicurarlo, parlandogli dell’inevitabilità della morte. Rassicurarlo che non verrà abbandonato, che si farà di tutto per non morire anche noi, perché la vita è bella, anche se ora il dolore è grande. I momenti in cui ci si trova in famiglia a elaborare un lutto comune sono preziosi per tutti i partecipanti, proprio per la loro forza integrativa nella mente di ognuno. Rimangono nella memoria come momenti tristi, ma, paradossalmente, anche “felici”.
ELABORAZIONE DEL LUTTO. È un lavoro mentale lungo (minimo due anni, ma per certe perdite è normale che duri tutta la vita) in cui cerchiamo di capire bene, anche emotivamente, che cosa ci è capitato, cosa abbiamo perduto, quali aspetti di noi non potranno più realizzarsi e quali dovranno modificarsi; quali prospettive si chiudono e quali rimangono o si aprono.

TRAUMATICA è un’esperienza per qualunque motivo non pensabile. Parlarne con qualcuno la rende più pensabile, cioè ne diminuisce la traumaticità.

LA MANCATA ELABORAZIONE DEL LUTTO comporta malessere psichico duraturo.Ha conseguenze pesanti sulla salute mentale del soggetto e dei suoi discendenti, figli e nipoti, come risulta dalla ricerca e dalle psicoterapie. Favorire l’elaborazione del lutto è fare prevenzione primaria. Anche il bambino, per quanto piccolo, ha necessità di conoscere e condividere le proprie emozioni, specialmente quelle dolorose.

VEDERE CHE ANCHE I GRANDI PIANGONO può dar sollievo al bambino: vuol dire che anche il suo dolore è legittimo e degno di rispetto.

GLI ADULTI DOBREBBERO EVITARE di appoggiarsi al bambino per farsi consolare:sarebbe per lui un compito eccessivo.

Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza giovanile

  Undici anni, una notte in questura. Disagio e violenza  giovanile Quella notte a Milano non è cominciata sabato pomeriggio. È cominciata a...