13enne accoltella insegnante !!! Genitori, se ci siete, battete un colpo
Dopo Centocelle, un appello a genitori e istituzioni: la violenza dei ragazzi non si ferma solo con punizioni e controlli, ma cominciando dall'inizio della storia.
Prima di ogni ragionamento, una parola semplice: vicinanza.
All'insegnante che è stata aggredita in classe mentre faceva il suo lavoro.
Ai suoi colleghi e ai ragazzi che hanno visto ciò che nessun ragazzo dovrebbe vedere.
Al compagno che ha avuto il coraggio di fermare l'aggressione.
E, lo dico da pediatra, anche a un ragazzo di 13 anni e alla sua famiglia: non perché quel gesto sia giustificabile, ma perché dietro quel gesto c'è una storia cominciata molto prima di quel venerdì.
Mi hanno colpito le parole della docente: «L'ho già perdonato».
Dentro c'è la civiltà che vorrei per tutti noi: non chiudere gli occhi sul male, senza smettere di vedere la persona.
Ma il perdono è un gesto di chi ha subito, e merita rispetto: non può diventare il modo in cui gli altri, noi adulti, chiudiamo la questione. Perdonare non è assolvere. Per questo ragazzo, e per gli adulti che gli stavano intorno, il perdono non può essere la fine del percorso: può essere l'inizio di un lavoro di responsabilità e di riparazione.
Che cosa sappiamo
Venerdì 18 settembre, in una scuola media di Centocelle, a Roma, un ragazzo di 13 anni ha aggredito la sua insegnante con uno spray urticante e un coltello. Secondo le cronache aveva preparato tutto: coltelli comprati online, un telefono per filmare, un annuncio sui social poche ore prima. Che cosa sapessero gli adulti che gli stavano vicino lo stabiliranno le indagini: per ora non è un dato confermato, e questo non è il momento dei processi sommari. I dettagli e le fonti sono nella postilla in fondo.
Non è la prima volta
Ne avevo scritto a gennaio, dopo la morte di un ragazzo a La Spezia (Se cambi l'inizio della storia, cambi la storia), e a marzo, dopo Trescore Balneario (Violenza giovanile, genitorialità e i Primi 1000 Giorni di vita). Da allora c'è stato San Vito Lo Capo, e ora Centocelle. Cambiano i luoghi e i nomi, ma il copione si somiglia: una rabbia che non trova parole, un'arma a portata di mano, uno schermo davanti. Le cronache e alcune indagini parlano di episodi in crescita; i dati, con i loro limiti, sono in postilla.
Punizioni e controlli non bastano
Dopo ogni fatto grave rispondiamo nello stesso modo: pene più dure, controlli, metal detector. Non dico che siano inutili: alcune misure servono a proteggere chi oggi sta a scuola.
Ma un metal detector rileva i metalli, non il dolore.
Interviene quando la storia è già arrivata quasi alla fine, come un argine costruito dopo l'inondazione, quando si poteva prendersi cura del fiume.
E c'è un'altra verità scomoda: il coltello si può togliere, la rabbia senza parole no. Un ragazzo che non ha imparato a stare nella frustrazione di un voto, di un rimprovero, di un torto, cercherà un'altra arma, un altro schermo, un altro pubblico.
Cambiare l'inizio della storia
Nella mia professione lo vedo ogni giorno: un bambino impara a gestire la rabbia quando è piccolissimo. Lo impara quando un adulto risponde al suo pianto, quando gli dice un no affettuoso e coerente, quando dà un nome a ciò che sente: sei arrabbiato, hai paura, sei triste. Questo lavoro comincia in gravidanza e nei Primi 1000 Giorni di vita, dal concepimento ai due anni, e continua al nido, a scuola, in famiglia.
Per questo ripeto da anni una frase:
se cambi l'inizio della storia, cambi la storia.
Ma un genitore non può farcela da solo, e non è una colpa quando è difficile. È difficile soprattutto quando si è soli, stanchi, precari, in case troppo piccole, con una depressione dopo il parto che nessuno ha riconosciuto. I genitori non vanno lasciati soli: vanno sostenuti, e prima che i problemi diventino cronaca.
Ai genitori: una mano tesa, non un dito puntato
«Battete un colpo» non vuol dire essere perfetti. Vuol dire esserci.
E vuol dire anche ritrovare una parola che oggi facciamo fatica a dire: no.
Non il no che urla o che punisce, ma quello che protegge: no a una carta di credito lasciata sul telefono, no a uno schermo acceso in camera fino a notte, no a un acquisto di cui nessuno sa nulla.
Un no detto con affetto non è il contrario della vicinanza: è una delle sue forme. Comincia a due anni, davanti a un capriccio, e insegna al bambino che si può stare male e restare in piedi, e che chi ci ama a volte ci dice di no.
Non credo che i genitori di oggi vogliano meno bene ai figli: molti sono stanchi, soli, distratti da mille cose.
Più che di indulgenza, spesso si tratta di assenza, e l'assenza non si combatte con il rimprovero, ma con il sostegno.
Cinque gesti concreti, che valgono per ogni famiglia:
1. Sapete che cosa compra vostro figlio? Non lasciate carte di credito memorizzate su dispositivi che può usare, e chiedete conto dei pacchi che arrivano a casa.
2. Sapete che cosa fa con il telefono? Quali app usa, con chi parla, per quante ore. Tenete il telefono fuori dalla camera di notte.
3. Parlategli ogni giorno, anche quando sembra che non ne abbia voglia. Curiosità, non interrogatorio: un ragazzo che si sente ascoltato racconta di più.
4. Non ignorate i segnali: rabbia che non passa, isolamento, fissazione per un torto o per un voto, messaggi strani online. Non aspettate che diventino un fatto.
5. Chiedete aiuto senza vergogna: al pediatra, alla scuola, al consultorio. Chiedere aiuto è un atto di amore, non di resa.
Alle istituzioni: smettiamo di rincorrere le emergenze
A chi ha la responsabilità di decidere chiedo un cambio di passo: investire prima, e in modo stabile, non solo dopo. Concretamente:
• Sostegno alla genitorialità fin dalla gravidanza: percorsi nascita accessibili, visite a domicilio per le famiglie più fragili, riconoscimento e cura della depressione dopo il parto, di madri e di padri.
• Pediatria di famiglia e servizi del territorio come sentinelle: tempo, formazione e strumenti a chi vede il bambino fin dai primi giorni e quindi vede anche la famiglia.
• Educazione alle emozioni e alle relazioni dal nido in poi, non solo alle superiori, quando è già tardi.
• Salute mentale dell'infanzia e dell'adolescenza accessibile davvero, senza attese che scoraggiano le famiglie.
• Controlli reali su ciò che i minori possono comprare e vedere online, con piattaforme che rispondono di ciò che vendono e diffondono.
• Una scuola non lasciata sola: formazione degli insegnanti a riconoscere i segnali e alleanza stabile con famiglie e servizi.
• Finanziamenti stabili e valutati nel tempo, non progetti a scadenza che finiscono quando finisce il bando.
L'esperienza internazionale indica che investire nei primi anni conviene, anche dal punto di vista economico: le stime, con i loro limiti, sono nella postilla. Ma la ragione più forte non è economica: ogni ragazzo che non arriva a un venerdì come quello di Centocelle è una vita, anzi molte, che non si spezza.
Rischi e limiti
• Non abbiamo tutti i fatti. Le indagini sono in corso e molte notizie vengono da cronache e confessioni riportate dai media. Non colpevolizzo i genitori: le responsabilità, se ci sono, le accerterà la giustizia.
• La prevenzione non dà garanzie. I programmi di sostegno alle famiglie hanno mostrato benefici, ma non in tutti gli studi e non per tutti i ragazzi: i risultati sono misti (postilla).
• Controlli e sicurezza non vanno aboliti: sono un complemento, non un'alternativa alla prevenzione.
• Il «no» non è severità. Le ricerche associano ai migliori esiti l'unione di affetto e regole chiare; gli effetti sono piccoli, le direzioni di causa possono invertirsi (anche i ragazzi difficili modificano lo stile dei genitori) e i controlli duri o umilianti peggiorano le cose (postilla).
• Non è un processo ai «genitori di oggi». Non conosco dati che dimostrino che siano più permissivi di quelli di ieri: è un'impressione, non un dato.
• Pochi episodi, molti ragazzi. La grande maggioranza degli adolescenti non usa violenza: raccontare questi casi non deve stigmatizzare un'intera generazione. Inoltre le fonti sui dati non concordano tra loro (postilla).
• Rischio di emulazione. Rilanciare video, nomi e dettagli può dare a questi gesti la visibilità che cercano; per questo qui non nomino il ragazzo.
Cosa cambia da ora in poi?
Propongo di cambiare la domanda.
Non più soltanto «come lo fermiamo?», ma «come facciamo in modo che una storia non cominci così?».
Ai genitori chiedo un gesto oggi: un dialogo, una regola chiara sul telefono, un no detto con affetto, una carta di credito non lasciata in giro.
Alle istituzioni, un impegno pubblico, finanziato e valutato nel tempo. A noi pediatri e a chi lavora con i bambini, di fare la nostra parte da sentinelle. E a tutti, di non rilanciare video e nomi.
Genitori, se ci siete, battete un colpo. Istituzioni, battetelo con noi.
Se cambi l'inizio della storia, cambi la storia.
Dott. Alberto Ferrando — Pediatra di Genova
#ferrandoalberto #Primi1000Giorni #pediatria #genitori #prevenzione #NurturingCare #Centocelle
Postilla: dati, fonti e limiti
Qui sono raccolti tutti i numeri citati o richiamati nell'articolo. Le fonti sono state consultate il 19 settembre 2026. Le cifre provengono da rilevazioni diverse (questionari, dati di polizia, dati amministrativi) e non sono direttamente confrontabili tra loro.
1. Che cosa è documentato su Centocelle
• Aggressione del 18 settembre 2026: ragazzo di 13 anni, docente di 66 anni, spray urticante e coltello; un compagno ha fermato l'aggressione; la docente è stata dimessa con 7 giorni di prognosi (Il Post, Adnkronos).
• Preparazione (riportata): casco con telefono/telecamera, due coltelli da sub, messaggio «-5 hours» sui social, videochiamata su Telegram con cinque account (Tgcom24).
• Movente dichiarato (riportato): due debiti scolastici, in italiano e storia (Il Fatto Quotidiano).
• Acquisto: coltelli e occhiali con telecamera comprati online con carte di credito memorizzate sullo smartphone della madre; copia forense dei telefoni del ragazzo e della madre (Quotidiano.net). Se i genitori sapessero degli acquisti non risulta da nessuna fonte consultata.
• Piano giudiziario: sotto i 14 anni non si è imputabili; il Tribunale per i minorenni di Roma ha aperto un'istruttoria civile su possibili misure educative (il Giornale). Istigazione da parte di altri contatti: in verifica.
2. Episodi analoghi nel 2026
Data | Luogo | Che cosa è successo | Punti in comune |
18 settembre 2026 | Tredicenne aggredisce una docente di 66 anni con spray e coltello | Casco con telefono, annuncio sui social, tentativo di diretta su Telegram | |
29 maggio 2026 | Alunno di prima media di 11 anni tenta di accoltellare il professore di tecnologia e lo graffia | Diretta su Telegram con il cellulare sul casco; post su TikTok la notte prima | |
25 marzo 2026 | Tredicenne colpisce con più coltellate la professoressa di francese (57 anni) | Aggressione ripresa in diretta su Telegram; in casa sequestrati acidi e fertilizzanti; trasferito in comunità | |
16 gennaio 2026 | Un diciottenne ucciso in classe da un compagno di 19 anni con un coltello portato da casa | Coltello a scuola dopo un conflitto legato ai social (versione dell'aggressore, smentita dai familiari) |
Su San Vito Lo Capo e Trescore Balneario gli investigatori verificano se i due ragazzi frequentassero le stesse chat private: al momento è solo un'ipotesi (Il Fatto Quotidiano).
3. Quanto sono diffuse la violenza e le armi tra i ragazzi
ESPAD®Italia, CNR (luglio 2026): oltre 17.000 questionari, studenti di 15-19 anni, dati del 2025 (nota stampa CNR n. 14527).
Comportamento dichiarato | 2018 | 2025 |
Aver colpito un insegnante | 1,2% | 3,6% |
Aver minacciato qualcuno con un'arma per ottenere qualcosa | 1,4% | 3,5% |
Aver assistito a una scena violenta filmata col cellulare | 6,0% | 11,8% |
Zuffe | 43,1% | 38,3% |
Nel 2025 il 43,4% degli studenti riferisce di aver agito o subito almeno un comportamento violento; il 3,8% dichiara di aver filmato in prima persona una scena di violenza. L'11,8% è il valore più alto mai registrato dalla serie ESPAD. Sono dati autodichiarati e non riguardano i 13enni.
Save the Children, rapporto (Dis)armati (marzo 2026) (sintesi): minorenni segnalati per porto abusivo di armi da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, con ulteriore aumento nel primo semestre 2025. Tra i 14 e i 17 anni, nel 2024 (fonte citata: Servizio Analisi Criminale del Ministero dell'Interno): 3.968 rapine (più del doppio rispetto al 2014), 4.653 lesioni personali (quasi il doppio di dieci anni prima), 1.021 risse (433 nel 2014), 1.880 minacce.
Genova: secondo il report del Dipartimento di pubblica sicurezza su criminalità minorile e gang giovanili, le lesioni dolose commesse da minori sono aumentate del 2% a livello nazionale fra 2022 e 2023 e del 55% a Genova (Avvenire). Dato di tre anni fa, riferito da un quotidiano: il report originale non è stato consultato.
Dati del Ministero dell'Istruzione: 4 aggressioni al personale scolastico registrate tra settembre e dicembre 2025 contro 21 dello stesso periodo dell'anno precedente (71 episodi nel 2023-24, 51 nel 2024-25). Il sistema conta solo le segnalazioni accompagnate da denuncia formale e molte regioni risultano a quota zero: alcuni osservatori parlano di «vuoto statistico» (Edunews24). Per questo le fonti sul «crescere» della violenza non concordano.
4. Norme citate
• Decreto-legge 23/2026, convertito dalla legge 54/2026 (fine aprile 2026): divieto di vendita o cessione ai minorenni di strumenti da punta o da taglio atti a offendere e sanzione pecuniaria per i genitori del minore che commetta reati di porto abusivo di armi o strumenti atti a offendere (Polizia Locale). Le sintesi giornalistiche citano anche il divieto di vendita online con verifica dell'età e multe da 200 a 1.000 euro (Diritto.it): importi e perimetro degli oggetti da verificare sul testo di legge.
• Art. 2048 Codice civile: i genitori rispondono del danno causato dal fatto illecito dei figli minorenni non emancipati che abitano con loro, salvo prova di non aver potuto impedire il fatto (Brocardi). Non sono un giurista: se valga nel caso specifico lo stabiliranno i giudici.
• Art. 2-quinquies Codice privacy: il minore può dare da solo il consenso ai servizi online dal compimento dei 14 anni; sotto quell'età serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale (Brocardi).
5. Che cosa dice la ricerca sulla prevenzione
Nurturing Care Framework (OMS, UNICEF, Banca Mondiale, 2018): indica cinque componenti necessarie a ogni bambino nei primi anni: buona salute, alimentazione adeguata, sicurezza e protezione, cura responsiva, opportunità di apprendimento (nurturing-care.org).
Ritorno economico degli investimenti nella prima infanzia. Uno studio su un programma di alta qualità per bambini svantaggiati stima un tasso interno di rendimento del 13,7% annuo e un rapporto benefici/costi di 7,3 (García, Heckman et al., 2020, Journal of Political Economy); per il programma Perry Preschool le stime annue sono tra il 7% e il 10% (Heckman et al., 2010). Sono stime su programmi intensivi rivolti a bambini svantaggiati, non su interventi generali; una rianalisi trova benefici a lungo termine soprattutto nelle femmine (Anderson, 2008) e una revisione critica segnala limiti metodologici e di generalizzabilità (Driessen, 2024).
Visite a domicilio di infermiere in gravidanza e nei primi due anni (Nurse-Family Partnership):
• Elmira (New York), follow-up a 15 anni: tra i figli di madri a rischio (non sposate, basso reddito) meno arresti (0,20 contro 0,45 a testa), meno condanne e violazioni della libertà vigilata (0,09 contro 0,47) e meno fughe da casa (0,24 contro 0,60) (Olds et al., 1998, JAMA).
• Elmira, follow-up a 19 anni: benefici nelle ragazze (arrestate il 10% contro il 30%) e pochi effetti nei ragazzi (Eckenrode et al., 2010).
• Memphis, follow-up a 18 anni: miglioramenti cognitivi in un sottogruppo, nessun effetto sugli altri comportamenti (Kitzman et al., 2019, Pediatrics).
• Inghilterra, follow-up fino a 7 anni: nessuna differenza nei maltrattamenti, piccoli vantaggi nella preparazione scolastica (Robling et al., 2022, BMJ Open).
Monitoraggio dei genitori sui media: una meta-analisi di 57 studi trova effetti piccoli (limiti imposti: r = −0,06; dialogo attivo sui contenuti e aggressività: r = −0,08) (Collier et al., 2016); il monitoraggio rispettoso si associa a più confidenza, quello rigido a più segretezza (Padilla-Walker et al., 2020); l'esposizione a violenza mediale è tra i predittori più forti di aggressività e il monitoraggio resta protettivo (Khurana et al., 2018). Sono studi per lo più osservazionali: mostrano associazioni, non causalità.
Stili genitoriali (affetto e regole). Una meta-analisi di 1.435 studi trova che calore affettivo, controllo del comportamento e stile autorevole sono associati a meno problemi esternalizzanti (aggressività, condotte oppositive), con associazioni da molto piccole a piccole; lo stile permissivo, quello autoritario e quello trascurante, il controllo duro e il controllo psicologico sono associati a più problemi, e le associazioni più forti riguardano il controllo duro e psicologico (Pinquart, 2017, Developmental Psychology). Una revisione sistematica di 34 studi sull'aggressività nei giovani adolescenti va nella stessa direzione (Masud et al., 2019). Le cautele: le associazioni sono piccole e in parte bidirezionali, perché i problemi del ragazzo influenzano anche lo stile dei genitori (Pinquart, 2017; Georgiou et al., 2023); in uno studio su 969 adolescenti spagnoli il calore affettivo era il fattore decisivo, anche per i ragazzi aggressivi, e lo stile indulgente (affetto senza rigidità) risultava associato ai migliori esiti insieme a quello autorevole (García et al., 2020). In sintesi: i dati sostengono soprattutto il calore e la coerenza, non la severità. Studi per lo più basati su questionari e con differenze culturali; non riguardano specificamente gli eventi di cui parla l'articolo.
Che cosa ne segue: la ricerca sostiene l'idea di intervenire presto, ma i risultati dei programmi variano per contesto, per sesso e per età di follow-up. Per questo nell'articolo chiedo prevenzione e valutazione nel tempo, non una promessa di risultato.

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