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venerdì 20 dicembre 2019

DOTTORE MIO FIGLIO NON "MI MANGIA"

“Dottore mio figlio “non mi mangia”.
(Tratto dal libro "Come nutrire mio figlio")
Questa è la classica frase usata da alcune mamme appena entrano in studio.
Il pediatra guarda il bambino, un simpatico marmocchio che non sta fermo un momento e, anche durante la visita, muove gambe o braccia. Insomma, un concentrato di forza, di energia e di vitalità.
Il pediatra pesa e misura il bambino e, nella maggior parte dei casi, il peso e l’altezza risultano nella norma per l’età. I genitori o la mamma e la nonna si guardano sbigottiti e dicono che non è possibile, perché il bimbo non mangia niente, o quasi.
Questa è una situazione che capita abbastanza frequentemente nell’ambulatorio del pediatra. Bambini molto vivaci che a tavola “non danno soddisfazione” ai genitori. Anche l’espressione “non mi mangia” sta a significare non mangia “per me”, ma il bambino, cari genitori, non deve mangiare per voi, ma per se stesso.
All’inizio dello svezzamento, è piuttosto frequente che il bambino non voglia mangiare, perché ha bisogno di conoscere le novità, provare a gustare i cibi. Non bisogna preoccuparsi se il bambino è nervoso, non apre la bocca, gira la faccia dall’altra parte, rifiuta il cucchiaino. In queste situazioni che si presentano frequentemente lasciate “stare, non insistete, non distraetelo con giochi.
“Evitate atteggiamenti oppressivi, cercando di forzare il rifiuto del bambino, oppure permissivi, offrendogli solamente cibi che gradisce perché generalmente non portano a buoni risultati.
Innanzitutto, è importante prevenire il problema offrendo al bambino durante lo svezzamento ed entro il primo anno, anno e mezzo di vita, la maggior parte degli alimenti, in modo da abituarlo a gusti, odori, sapori, consistenze e aspetti differenti del cibo.
Ci possono essere anche dei motivi, frequenti e anche banali, che sono alla base del rifiuto del cibo quali, per esempio:
•in quel momento, non ha fame;
•è stanco, non ha voglia di mangiare, si strofina gli occhi e ha voglia di dormire;
•la pappa non gli piace, perché è troppo densa o troppo liquida e ha difficoltà a ingurgitarla;
•ha già assunto alimenti fuori pasto e non ha più fame;
•l’ambiente non è confacente, perché troppo rumoroso o carico di tensione, ansia o il bambino lo avverte come ostile;
•non sta bene, perché sta incubando qualche malattia;
•un cambiamento in famiglia come l’arrivo di un fratellino o di una sorellina, un trasloco o situazioni di ansia in famiglia (lutto, separazione) o a scuola o nello sport;
•un cambiamento nella routine quotidiana o la “partenza per una vacanza, un trasferimento di città ecc.
Ogni bambino presenta delle caratteristiche alimentari proprie: ci sono bambini che mangiano in abbondanza e riescono a mantenere un peso nella norma, altri che tendono ad avere la “pancetta” già nei primi anni di vita, altri ancora che manifestano poco interesse per il cibo a tavola, perché mangiano fuori pasto.
Ci sono piccoli despoti i cui genitori, pur di vederli mangiare, instaurano una specie di “coprifuoco” in casa e vivono nell’ansia continua del cibo, che diventa l’argomento di conversazione e di conflitto principale tra di loro, e tra loro e i nonni.
I bambini, che in questo modello “non mi mangia” sono costituzionalmente di scarso appetito, ne approfittano per ridurre in schiavitù queste famiglie, che per far mangiare il bambino adottano diete inadeguate, spesso con cibi preconfezionati o inadatti per i bambini con vari tipi di “cibo spazzatura” (junk food).
Alcune di queste famiglie fanno contenti i produttori di farmaci, vitamine, integratori, pappe reali, erbe ecc., che vengono somministrati in quantità. Anni fa ho visto in un albergo una mamma che somministrava religiosamente a tavola al figlio di 6-7 anni, magro e vivacissimo, 5-6 tipi diversi di “prodotti “integratori, vitamine). Il padre guardava con aria triste la moglie e il figlio, e un giorno è uscito con la frase “con tutta sta roba che prende mio figlio dovrebbe essere come Schwarzenegger”.
Un equivalente al non mangiare è quello di passare ore ed ore a tavola “mangiando” (si fa per dire) davanti a un piatto di cibo che non finisce mai.
Un consiglio ai genitori è parlare di questo problema con il pediatra, ma mai davanti al bambino.
Ricordare rado che a in questi casi bisogna adottare due strategie:
1) "OSSERVARE SENZA REAGIRE"
2) "LA CONGIURA DEL SILENZIO" (non parlate del "problema": lo aumentereste)
Passi di: Alberto Ferrando. “Come Nutrire Mio Figlio”.


lunedì 11 marzo 2019

RELAZIONI SU MALATTIE E INCIDENTI E ALIMENTAZIONE (RAVASCO E CHAMPAGNAT)

RELAZIONI SU MALATTIE E INCIDENTI E ALIMENTAZIONE (RAVASCO E CHAMPAGNAT)
Il giorno 8 Conferenza su Prevenzione Incidenti e malattie all'istante. Ravasco
Il giorno 11 Conferenza su Alimentazione, educazione, alimentazione vegetale e vegana, svezzamento, alimentazione in gravidanza ecc. ecc.
Relazioni tratte dai mie libri:
- Primo Soccorso Pediatrico 
- Come nutrire mio figlio
- Come crescere mio figlio
Relazioni ai  link qui sotto
Corso Malattie e Incidenti Ravasco
https://www.slideshare.net/aferrand/corso-incidenti-malattie-ravasco-2019
Alimentazione, educazione, alimentazione vegetale e vegana, svezzamento, alimentazione in gravidanza ecc. ecc.



I miei libri si possono acquistare presso Mondadori o Feltrinelli o Amazon
































sabato 9 marzo 2019

SABATO E DOMENICA: OCCASIONI DI INCONTRO

INCONTRI A CUI DOVRESTE PENSARE DI PARTECIPARE
Cari Genitori
Ancora posti disponibili per  
- Sabato 16 ore 10 - 11,30 : incontro sui neonati alla Biblioteca Berio con gli amici Giancarlo Ottonello (pediatra) e Cinzia Leone (pedagogista). Iscrizione qui: primimillegiorni@comune.genova.it
- Sabato 16 ore 12: Risposte a domande di genitori presso l'istituto. Contubernio d'Albertis
- Domenica 17: "Allenare alla vita. Non mollare nel tiro alla fune con i nostri figliʺ
con Alberto Pellai - Medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva. Per informazioni:
info@mondoinpace.it
L'evento di sabato 16 fa parte di una serie di incontri realizzati in collaborazione con l'Agenzia della Famiglia e l'Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Genova.
Si tratta di incontri di "preparazione al figlio" (VEDETE IL PROGRAMMA).  Ci saranno anche incontri sulla Manovra antisoffocamento.
Molti pedagogisti e psicologi sottolineano che sarebbe bellissimo se tutti i neogenitori facessero 2 o 3 incontri per sapere "come funziona" il bambino. Un tempo era più facile: c'erano i fratellini più piccoli, i cuginetti, le famiglie erano trigenerazionali. Ora i genitori possono trovarsi più in difficoltà. Negli incontri del 16 Marzo e del 21 Maggio sfateremo alcuni pregiudizi sul neonato e sulla neomamma (ad esempio che la mamma può essere operativa subito, o che la mamma deve tornare ad essere come prima del parto) e scopriremo i linguaggi del neonato che se conosciuti ci permetteranno di essere responsivi e di soddisfare il suo "serbatoio emozionale".
Primo appuntamento 16 maggio, sala Chierici, Biblioteca Berio. insieme a Cinzia Leone ed Alberto Ferrando, ore 10. Prenotazione via mail: primimillegiorni@comune.genova.it
un grazie all'Assessore: Arianna Viscogliosi ed alla responsabile dell'Agenzia per la Famiglia: Simonetta Saveri.











mercoledì 6 marzo 2019

DECALOGO E INCONTRI PER NEOGENITORI E NEONNI NEI PROSSIMI GIORNI

DECALOGO E INCONTRI PER NEOGENITORI E NEONNI  NEI PROSSIMI GIORNI
Trovate qui un importante decalogo per neo genitori e neo nonni e alcune occasioni di incontro.
La prima sulla prevenzione degli incidenti e delle malattie Venerdì 9 presso Istituto Ravasco, la seconda Lunedi 11 presso l'Istituto Champagnat: Conferenza sulla alimentazione dei bambini"
Alimentazione dei bambini dallo svezzamento all'età adulta, nello sport, dieta vegetariana ecc."
Per partecipare a questi incontri gratuiti necessaria  iscrizione come trovate nella locandina:







venerdì 22 febbraio 2019

INCONTRI CON GENITORI: SOFFOCAMENTO, ALIMENTAZIONE, INFEZIONI

INCONTRI CON GENITORI: SOFFOCAMENTO, ALIMENTAZIONE, INFEZIONI
Qui alcuni Corsi e Conferenze, gratuite*, tenute a genitori, nonni, insegnati.
Qui sotto locandine con recapiti per iscrizione
- 2 Marzo: Prevenzione Incidenti e Manovra antisoffocamento - Alimentazione dei bambini Asilo Nido "Il Pulcino Lele" - Voltri
- 5 Marzo: Manovra antisoffocamento presso Asilo S. Martino
- 8 Marzo: Prevenzione delle malattie in comunità Scusa Ravasco
- 11 Marzo: Alimentazione dei bambini. Ist. Champagnat
- 28 Marzo: Prevenzione Incidenti e Manovra antisoffocamento: Municipio Mediolevante
Tutte le Conferenze sono gratuite: per mantenere le iniziative e i materiali necessari (manichini e materiale di consumo) possibile fare libere donazioni alla Associazione Pediatri Extraospedalieri Liguri  (APEL) 
IBAN: IT88T0503401424000000000007
Banco di Chiavari e della Riviera Ligure - Gruppo Banco Popolare
Dip. 01030 Piazza De Ferrari, 3 – Palazzo De Ferrari - 16121 Genova, GE

2 Marzo: Prevenzione Incidenti e Manovra antisoffocamento - Alimentazione dei bambini Asilo Nido "Il Pulcino Lele" - Voltri


8 Marzo: Prevenzione delle malattie in comunità Scuola Ravasco

Conferenza sulla alimentazione dei bambini
11 marzo presso l'Istituto Champagnat in Via Caprera 1.
Alimentazione dei bambini dallo svezzamento all'età adulta, nello sport, dieta vegetariana ecc.
Per partecipare iscrizione gratuita qui:


martedì 9 ottobre 2018

Alimentazione dei bambini: incontro a Cogoleto e libri)

Alimentazione dei bambini
Cari genitori
Lunedi 15 ottobre incontro con le famiglie sulla alimentazione a scuola a Cogoleto. Spiegherempo il menu scolastico e anche la corretta alimentazione e la prevenzione (tra cui la manovra antisoffocamento e l'allergia alimentare.
Ricevo molte richieste di consigli ma....ogni bambino e ogni famiglia ha bisogno di un approccio personalizzato a partire....da prima della nascita del bebè.
Chiedete al vostro medico e al pediatra e se volete qualche informazione troverete utili consiglii sui miei libri (e anche su tanti altri). Con chi può ci si vede lunedì e appena posso organizzerò qualcosa a piccoli gruppi sulla prevenzione. Intanto, per ora fornisco alcuni consigli
1)    Ai bambini fa piacere stare in famiglia ma il loro obiettivo non è di stare a tavola per rimpinzarsi come dei tacchini (quello capita a noi) ma di godere dello spirito delle vacanze, di essere al centro dell’attenzione e di giocare
2)    I Pranzi in famiglia sono spesso l’occasione per alcuni bambini di dare il “meglio di sé” mangiando di meno o facendo un po’ di capricci. Il rischio è di incomprensioni o liti tra parenti. Se il bambino mangia normalmente poco poco è probabile che , in queste occasioni,  mangerà ancora di meno. Parlatene con il pediatra per stabilire la strategia migliore (potrebbe essere di dare da mangiare prima ad esempio).
3)    Dare porzioni ridotte (se vuole ne prenderà un’altra dose).
4)    Non forzare a mangiare alimenti che normalmente non mangia: non è l’occasione nè la sede
5)    Se invece il bambino è “una buona forchetta” (e magari un po’ cicciotto) ricordare che un bel piatto di verdura cruda costituisce il miglior antipasto. Grazie al contenuto di fibra, le verdure producono un rapido effetto saziante e smorzano gli stimoli della fame.
Libri utili:
"Come Nutrire Mio figlio": appena uscito con consigli sulla alimentazione da prima della nascita alla adolescenza (tanti aspetti pedagogici-educativi)
" Come crescere mio figlio" : consigli preventivi su tutto quanto riguarda la famiglia da prima della nascita all'età scolare. nella seconda parte le principali malattie. 
"Primo Soccorso Pediatrico": Tutte le principali malattie e incidenti descritte con pratici consigli su cosa fare, cosa non fare e quando preoccuparsi. Nella terza parte consigli pratici su...lavaggi nasali, aerosol, soffocamento e rianimazione e...anche su aspetti banali: come mettere una supposta o fare un cluster


martedì 8 maggio 2018

INCONTRO SULLA ALIMENTAZIONE DEI BAMBINI VENERDì 18 DALLE 17 ALLE 19

INCONTRO SULLA ALIMENTAZIONE DEI BAMBINI VENERDì 18 DALLE 17 ALLE 19
(gratuito, posti limitati: per prenotazioni telefono sulla locandina)
Parleremo di alimentazione corretta e educazione alla alimentazione dei bambini (e di noi adulti).
- Dieta della mamma
- Allattamento al seno e artificiale
- Svezzamenti (tradizionale e autosvezzamento)
- Neofobia
- Capricci a tavola (e fuori tavola)
- Troppe proteine o grassi???
- Cosa bere?
- Proteine animali o vegetali?
- Famiglie vegetariane e vegane
- Disturbi del comportamento alimentare
ecc. ecc. e soprattutto risposte a vostre domande



domenica 3 dicembre 2017

Ci vediamo di persona? Tre date: 11,12 e 14 dicembre

Ci vediamo di persona?
Cari genitori e ragazzi
Ho organizzato alcuni incontri per darci la possibilità di vederci di persona oltre che in modo virtuale. Le occasioni sono:
- 11 Dicembre ore 17: Biblioteca DeAmicis, al Porto Antico. Insieme a Sara Rattaro, scrittrice e a Francesco Langella direttore della Biblioteca De Amicis Presentazione libro "Come nutrire mio figlio" e "Il Cacciatore di Sogni". Parleremo di ....tutto (anche di educazione, vaccini, soffocamento, problemi alimentari ecc.)
- 12 Dicembre ore 18,45 : Manovra antisoffocamento presso Associazione Cara in Piazza della Vittoria. Per prenotare potete telefonare 0105848407 - 3247860898 oppure potete scrivere una e-mail a info@associazione-cara.com
- 14 Dicembre: Manovra antisoffocamento e educazione presso Villa Maris a Quinto.
Per prenotazioni compilare il formo a questo indirizzo    https://goo.gl/forms/879wCQaV6pcgfsV82 o tel al 0103202920.
Un Caro saluto
Alberto Ferrando




mercoledì 30 agosto 2017

Alimentazione e sport.....cosa deve mangiare? (poco, sano e bere tanto)

Alimentazione e sport.....cosa deve mangiare? (Poco, sano e bere tanto)
Caro dott.
Quale alimentazione deve fare mio figlio quando praticherà attività sportiva?
E’ indispensaboile che faccia sport o può fare solo attività fisica?
Una sana alimentazione e  l’attività fisica sono le basi per un buono stato di salute. Spesso i bambini fanno poca attività fisica  ma praticano uno o più  sport,  soprattutto nelle grandi città, per supplire alle scarse possibilità di fare movimento e attività motoria all’aperto.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel rapporto sulla attività fisica 2016- 2025, raccomanda che i bambini e gli adolescenti, da 5 a 17 anni, pratichino ogni giorno almeno 60 minuti di attività aerobica, da moderata a intensa, (mentre per gli adulti e gli anziani, indica almeno 150 minuti a settimana di attività fisica, di intensità moderata).
L’UISP (Unione Italiana Sport per tutti) segnala che “gli italiani sono tra i più sedentari in Europa, con il 60% che dichiara di non fare mai sport o attività fisica, contro una media europea del 42% e un primato, quello della Svezia, che si attesta al 9%”.

La prima e più importante regola per l’alimentazione dei bambini che fanno sport in palestre, campi di calcio o altri sport all’aperto, è evitare che al termine dell’allenamento o delle competizioni agonistiche, genitori o nonni, appena vedono il bambino “tirino fuori dai borsoni”  merendine, snack, sacchetti pieni di alimenti di origine non ben identificata, barrette di cioccolata, succhi di frutta, bibite zuccherate o gassate (tipico cibo pattumiera o junk food).
Le conseguenze di queste “cattive” abitudini si notano dopo qualche mese, soprattutto nei bambini iscritti a 2-3 sport, perché anziché rimanere “in forma”, iniziano a diventare “cicciotti”, con tutte le conseguenze del caso.
Inevitabile quindi il ricorso da parte della famiglia al pediatra e/o al nutrizionista e/o all’esperto d’intolleranze alimentari e/o all’endocrinologo per valutare possibili disfunzioni ormonali nel bambino che tende a ingrassare perché si sottovaluta il “potere” obesogeno di questi alimenti.
Ben venga che la famiglia si allerti subito per evitare che il bambino sovrappeso diventi un adolescente obeso ma, cerchiamo, ancora prima, di prevenire il sovrappeso attraverso un’alimentazione salutare e attività fisica regolare quotidiana (almeno 1 ora al giorno).
E se il bambino fa capricci e predilige solo “cibo spazzatura” a scapito di una alimentazione sana? Dovrà farsene una ragione.
Il bambino che fa sport deve mangiare di più?
Innanzitutto è bene precisare che per coloro che svolgono una normale attività fisica non è necessaria alcuna supplementazione alimentare, come non è indispensabile neanche in caso di attività sportiva effettuata 2 o 3 volte a settimana. 
Le raccomandazioni alimentari vanno adattate al movimento e la maggior parte di bambini sono in grado di autoregolarsi.
Quindi, per chi pratica un’attività sportiva a livello “dilettantistico” allenandosi regolarmente per 1-2 ore al giorno, 3-4 volte a settimana, è ampiamente sufficiente incrementare l’apporto energetico proporzionalmente all’intensità dell’allenamento e attenersi, per quanto riguarda la ripartizione degli apporti dei macronutrienti, a quanto indicato dai LARN (Livelli di Assunzione di riferimento di Nutrienti e di Energia)”. (SINU – Soc. Italiana di Nutrizione Umana) su indicazione del pediatra o dell’allenatore.
E’ comunque necessario porre più attenzione a quei bambini che praticano poca attività fisica e sono “golosi” e attratti da cibi ipercalorici (dolciumi, merendine, prodotti preconfezionati, bibite dolcificate). Il problema del cibo al giorno d’oggi, nei paesi industrializzati, non è il poco ma il “troppo”.
Nel caso in cui il bambino pratichi attività agonistica, sarà indispensabile assumere una quota di calorie da 200 calorie in su per volta, in base alla attività svolta.
Acqua
I bambini sono a maggior rischio di colpi di calore e disidratazione. E’ pertanto fondamentale offrire da bere sia prima sia durante e dopo l’attività fisica.
Salvo situazioni particolari (impegno prolungato caldo eccessivo) non sono necessarie integrazioni particolari con sali minerali ed è sufficiente l’acqua. Durante la giornata anche frutta fresca, evitando bevande zuccherate gassate o meno.

LUOGO COMUNE ERRATO: Non deve bere subito dopo l’attività fisica. Si deve bere sia prima, durante e dopo l’attività fisica. Soprattutto se il caldo è intenso, il clima è secco e gli sforzi sono intensi e prolungati. Da 100 a 250 cc di acqua ogni 15-20  minuti per non sovraccaricare lo stomaco. La quantità dipende molto da età, peso e tipo di sforzo e ci si affida alla richiesta del singolo bambino. Da “sorvegliare” i bambini che bevono poco e stimolarli a bere. Salvo casi particolari (sforzi eccessivi e prolungati, clima molto caldo) offrire da bere solo acqua e non integratori.

lunedì 31 luglio 2017

CAPRICCI A TAVOLA: perché e cosa fare?

CAPRICCI A TAVOLA: perché e cosa fare?
 Nei primi anni di vita molti bambini possono avere, nella vita quotidiana e spesso a tavola, degli atteggiamenti oppositivi, “capricciosi” e reagire negativamente all’introduzione di nuovi cibi nell’alimentazione quotidiana. A volte il capriccio è scatenato da problemi apparentemente banali (tipo volere un particolare cibo e se non lo ottiene….scattare il “capriccio”).
Dallo svezzamento in poi il bambino va incontro a nuove abitudini alimentari e  scopre nuovi gusti; il genitore, come abbiamo scritto nello svezzamento e nei capitoli precedenti, decide le regole per un’educazione alimentare corretta (cosa, quando e dove si mangia) influenzando, per gli anni successivi, il rapporto del figlio con il cibo anche attraverso il suo comportamento. 
Il bambino, all’inizio, viene in contatto con sapori e odori che, in alcuni casi, accetta subito, altre volte, dopo vari tentativi. 
E’ compito del genitore  fornire al bambino una corretta alimentazione, offrendogli alimenti  sani per crescere, cercando  di assecondare le sue preferenze e i suoi gusti e, nel frattempo, sottoporgli anche alimenti che almeno inizialmente non desiderano mangiare.
Può succedere che in questa fase  alcuni bimbi rifiutino il cibo e facciano  capricci che possono sorprendere per la loro violenza, a volte vere crisi di collera, davanti alle quali papà e mamma non sanno come reagire.
E` utile sapere che atteggiamenti di questo tipo sono frequenti e non sono avvisaglie,  o il preludio, di un futuro carattere intrattabile e che non sempre  sono la conseguenza di errori educativi ma fanno parte dell’accrescimento del bambino.

Il bambino, intorno ai 2 anni, acquisisce maggior  autonomia e può cercare di manifestare, attraverso il capriccio, varie richieste e far pressione per determinati alimenti o per determinati comportamenti alimentari ad esempio pretendendo la TV o giochi durante il pasto. 
 La tavola è un luogo perfetto, anche se non l’unico, per questi “scontri di potere” per manifestare la propria autonomia: gli atteggiamenti oppositivi dei bambini mettono in discussione le regole stabilite dall’adulto facendo leva sulla preoccupazione del genitore per il corretto nutrimento del proprio figlio attraverso i “cosiddetti” capricci cui i genitori debbono essere pronti a rispondere cercando, prima di tutto, di capirne i motivi e cercando di agire di comune intesa. 
Quando il bambino non riesce a raggiungere un obiettivo, o è costretto a fare qualcosa che non vuole, o gli si nega qualcosa che desidera può reagire  con un’esplosione di rabbia che è la manifestazione della sua angoscia nel riscontrare, contrariamente a ciò che desiderava, la propria incapacità a ottenere quello che desiderava.
È molto probabile che, a questo punto, emergano capricci e rifiuti ostinati e che nell’interazione genitore-figlio si stabilisca un vero e proprio “braccio di ferro all’ultimo boccone”. Il bambino impara prestissimo a sostenere la sfida con i grandi a tavola. Inoltre, se manca la sensazione del piacere durante l’alimentazione, emerge una serie di difficoltà ad autoregolarsi nelle dosi e nella qualità del cibo, col rischio che nel corso dello sviluppo tutto ciò possa trasformarsi in un disturbo del comportamento alimentare.
Se i capricci a tavola o in altri momenti della giornata sono trascurati o sono  affrontati  in modo inadeguato o con tentativi disfunzionali reiterati, nel tempo, si possono trasformare  in un problema persistente. Con danni a tutta la famiglia e, soprattutto, al bambino.
Ma per quale motivo un bambino fa i capricci? E’ questo che dobbiamo capire. A volte esplodono improvvisamente per una cosa banalissima ma dietro, spesso c’è dell’altro e sta ai genitori, magari aiutati dal pediatra e/o da un pedagogista, capirlo. 

I capricci si svolgono sempre su due piani:
-       esplicito, con motivazioni a volte veramente di poco conto tipo: voglio questo o voglio vestirmi in quel modo;
-       implicito. E’ il piano quasi mai  immediatamente evidente che può riguardare aspetti affettivi, psicologici e  relazionali del bambino, con il genitore (o con l’adulto a cui è affidato: vedi tata e personale degli asili). 
I piani impliciti più frequenti sono:
-        “Bisogno di un segno di amore” perché non è sicuro di essere amato (magari in certi periodi come un lutto, un trasloco, l’arrivo di un fratellino).
-       “Bisogno di sapere quanto potere ha il bambino” nella relazione con gli adulti. Percepire di non averne o, al contrario, averne troppo (bambino tiranno) aumenta il disagio e di conseguenza fa i “capricci”.
-       “Bisogno di regole, ovvero quanto potere ha il genitore”: attraverso il capriccio il bambino può segnalare che l’adulto non stai gestendo adeguatamente il suo potere con il bambino. Il bambino  ha bisogno che l’adulto lo eserciti adeguatamente, in modo chiara, coerente ed esplicita, per dare un preciso orientamento e fornire sicurezza”. Ha bisogno che l’adulto gli dica “No”, con fermezza e con chiarezza al fine  di percepire attorno a sé sicurezza. La fermezza, la coerenza e la sensatezza nel porre le regole fanno parte dell’amorevolezza. E il bambino lo sente.
-       “Bisogno di sapere se il genitore è sufficientemente stabile e forte”. E’ angosciante per il bambino avere un adulto fragile che lui può comandare. Il bambino assume allora la parte di quello “forte”, che decide ma senza aver esperienza e competenze. Avrà atteggiamenti dispotici, dittatoriali, che intimidiscono ulteriormente un adulto debole ma il bambino sarà in crisi.
-       “Bisogno di autonomia”: sentire riconosciuto un certo grado (all’inizio piccolissimo) di autonomia (da subito, per esempio nel ritmo e nella durata della suzione). Se non vengono riconosciute le proprie competenze è possibile che, prima di disperarsi del tutto, cerchi di “forzare” l’adulto con dei capricci. 
-       “Bisogno di percepirsi come soggetto della propria vita” Il bambino ha bisogno che sia sistematicamente riconosciuto dagli adulti che si occupano di lui il valore del suo sentire, del suo pensare, del suo desiderare e del suo volere. 
Ricapitolando i fabbisogni “impliciti” alla base dei cosiddetti ”capricci” le interazioni sono, 
l’amore; 
-       il potere del bambino; 
-       il potere del genitore; 
-       la forza, stabilità e chiarezza del genitore (non genitore marionetta) ; 
-       l’autonomia; 
-       sentirsi riconosciuto (con i suoli voleri, sentimenti e desideri).

Non è facile, ma sapendolo, si hanno più possibilità di reagire in modo adeguato
Mi capita spesso di ascoltare mamme avvilite e preoccupate: la frustrazione è tale che a volte piangono o esprimono la loro delusione e la loro ansia attraverso la rabbia. A volte lo fanno davanti al bambino. E questo va proprio evitato.
Capita e non mi meraviglio, pensando a quanto importante sia per una nutrice alimentare vedere crescere il proprio figlio. Ma, poiché, soprattutto, per i bimbi piccoli, “la mamma è cibo e il cibo è mamma“, di fronte al rifiuto del bambino possono innescarsi dinamiche poco utili e, a volte, addirittura dannose, sostenute dalla convinzione di avere davanti un piccolo tiranno, testardo ed egocentrico.
Suvvia, un boccone per la mamma, uno per il papà e uno per la nonna!
Sovente, si fa attenzione al “sintomo” e non a cosa lo motivi!!! Cercando di ovviare al livello “esplicito” dobbiamo cercare di capire la spinta “implicita” alla base della reazione del“capriccio”.
Poi a volte, nella realtà quotidiana, accade spesso che siamo semplicemente davanti a un bambino che ha poco appetito, o che ha bisogno di mangiare poco, oppure che non è ancora pronto per quel dato alimento, per quel particolare momento conviviale, per il distacco dai rituali che lo legano alla mamma attraverso l’allattamento. 
Semplicemente, il bambino può non avere l’appetito che la mamma, o i familiari, si aspettano. L’inappetenza di un figlio è un concetto la cui relatività sta fra i suoi reali bisogni e le aspettative di chi lo nutre.
Ma se non realizziamo questo, possono instaurarsi meccanismi che creano un disturbo e una alterazione della relazione tra bambino e famiglia!
 Il bambino reagisce con il capriccio o con crisi di opposizione a cui spesso corrispondono atteggiamenti degli adulti che rendono la situazione sempre più complessa e difficile da risolvere: famiglie che hanno l’ansia di sedersi a tavola, di andare a cena con amici e bambini che instaurano un pessimo rapporto con il cibo…e con i genitori. Genitori che girano da vari medici e specialisti che spesso valutano quanto di loro competenza medica in base loro specialità “medicalizzando” sempre di più la vita del bambino.
Talora si arriva a richieste di fare “punture per farlo mangiare”, sedativi per calmarlo o di un “bel ricovero” .
Quante volte sento dire ”Non capisco come faccia a crescere con quel poco che mangia” per poi verificare, tenendo un  diario alimentare, che il bambino assume nutrimenti e calorie a sufficienza oltre al fatto che le curve di accrescimento sono perfettamente nella norma.
Se il bambino è sano, cresce normalmente e continua a mostrarsi vivace e allegro, non vi è alcun motivo di condizionarlo con aspettative che non può comprendere, né soddisfare, poiché nel suo istinto e nella sua spinta evolutiva egli ha strumenti insospettabili di autoregolazione dell’appetito e della sazietà.
·      Insistere significa forzare un sistema di autoregolazione evolutosi per migliaia di anni; 
·      mostrarsi dispiaciuti significa generare nel bambino il dubbio che egli non sia adeguato, accettato ed amato a causa del suo rifiuto; 
·      lasciarsi prendere dall’ansia significa rischiare di compromettere la serenità della corrispondenza armoniosa prima fra la mamma nutrice e il bambino nutrito e poi con tutta la famiglia
Rispettiamo, quindi, ciò che ha imparato dalla natura e che noi, invece, abbiamo dimenticato.

COSA FARE QUANDO FA IL CAPRICCIO?
Può essere utile interrompere il contatto, per un breve tempo.
Ma una cosa, fra tutte, è fondamentale: mai mettersi al livello del bambino. Mai.
Anche quando è esasperato, il genitore deve ricordarsi di essere su un altro piano. Non è mai il caso di mettersi a litigare col bambino. 
La relazione tra adulto e bambino non è paritaria. L’adulto ha dei compiti educativi.

Le regole standard che un genitore cerca di stabilire a tavola – e che il bambino può mettere in discussione con i capricci – sono descritte  in altre parti del libro (oltre a non guardare Tv o videogiochi): 
-       imparare a mangiare senza farsi imboccare; 
-       mangiare tutto ciò che c’è nel piatto (facendo porzioni di cibo adeguate e no9n eccessive; 
-       non giocare con il cibo o giocattoli; 
-       mangiare tutti i cibi proposti dal genitore, anche quelli meno desiderabili ma importanti per differenziare l’alimentazione; 
-       non alzarsi da tavola prima che il pasto sia concluso o il genitore dà il permesso di alzarsi. 
Per far rispettare queste poche e fondamentali regole l’adulto non deve far altro che armarsi di molta pazienza e guidare dolcemente il comportamento del bimbo. 

Quindi:

-       Imporre delle regole chiare e ragionevoli. L`osservanza delle regole dà ai bambini la sensazione di aver imparato a gestirsi e di aver accontentato i propri genitori e ciò fa nascere in loro sentimenti di autostima. (il potere del genitore; forza, stabilità e chiarezza del genitore)
·      Esprimere il vostro consenso e il vostro gradimento quando il bambino si comporta bene: se il bambino avverte che quello che fa da contentezza ai  suoi genitori si sente gratificato e importante e questo lo stimola a ripetere quel comportamento adottato. (far sentire il bambino riconosciuto, rispettarne l’autonomia)
·      Non impartire ordini rigidi e autorevoli (Mangia e zitto!) 
·      Non arrivare a contrattazione  con il ricatto emotivo (“Fallo per la mamma, ti prego”). 
·      Non forzare e fare pressioni. L’eventualità che il bimbo possa mangiare di meno o addirittura saltare il pasto crea angoscia e genera fantasie catastrofiche (“Non mangerà, non crescerà, si sentirà male” e via dicendo). 
·      Non insistere perché l'ostinazione si può trasformare gradualmente in costrizione e mettere il bambino a disagio e impedirgli di sperimentare la sensazione del piacere che naturalmente dovrebbe accompagnare l’esperienza del pasto. 
·      Non infliggere punizioni perchè non sono un mezzo educativo efficace. 
·      Non ascoltate i consigli di parenti ed amici: voi soli conoscete vostro figlio come nessun altro può farlo. 
·      Non fare confronti con fratelli, sorelle o amici.
·      Non usare le minacce.
·      Non tormentatevi chiedendovi se state facendo le cose giuste e se siete dei bravi genitori.
·      Armatevi di tanta pazienza e vedrete che il tempo risolverà molti problemi. 

In alcune situazioni e famiglie si ottengono buoni risultati anche cone le cos’dette “terapie strategiche brevi (Nardone, Watzlavick). Consigli di base sono:
1.    ”osservare senza intervenire” 
2.    “congiura del silenzio”. 
3.    “vietare per ottenere”
In che cosa consistono:
1.    Innanzitutto bisogna bloccare il proprio interventismo e studiare la situazione che, in seguito, potrà essere gestire in maniera differente. (osservare senza intervenire)
2.    Non parlare di cibo e di alimentazione di fronte al bambino: i genitori  devono  evitare di parlare del problema e  interrompere ogni forma di "forzatura" a mangiare. (congiura del silenzio)
3.    Il secondo passo, decisivo per sperimentare un’interazione differente, è la 
4.    negazione o, meglio, il vietare per ottenere. 
La mamma dovrà mettere in pratica alcuni stratagemmi: 
·      fare porzioni minime nel piatto.
·      Gustare pietanze prelibate ostentando piacere. 
·      Dichiarare che certi cibi non sono per i bambini vietandone l’assaggio. 
·      Proibire di sedersi a tavola e mangiare o non apparecchiare per "chi non ha appetito" (trattamento da riservare solo ai bambini che iniziano a lamentarsi prima di essersi seduti a tavola). 
·      Osservare senza intervenire, ovvero rimandare al figlio la responsabilità delle sue azioni.

·      Chiedere espressamente ai famigliari di evitare di intervenire in qualunque modo nei confronti del problema o anche solo di parlarne, ma di limitarsi ad osservarlo.

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