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venerdì 26 luglio 2019

DEPRESSIONE POST PARTUM del papà

DEPRESSIONE POST PARTUM del papà
E’ nota la depressione materna mentre meno nota è la depressione del papà.
Qui un articolo sulla depressione post partum della mamma: https://ferrandoalberto.blogspot.com/2019/01/depressione-post-partum.html
Ricordiamo che il 50-80%, a seconda delle casistiche, delle donne, nei giorni immediatamente successivi al parto, manifestano sintomi leggeri di depressione, un mix di malinconia e ansia definiti in inglese Blues Syndrome (anche conosciuta come Maternity Blues). Ma altre arrivano a vere e proprie depressioni. Le maternity blues si manifestano con un decorso transitorio e reversibile, determinato dalla brusca caduta dei livelli ormonali, e tendono a risolversi spontaneamente in una settimana/ 10 giorni.
Nelle donne affette da maternity blues rispetto a quelle non affette è stato riscontrato un rischio di sviluppare depressione postpartum fino a 4 volte maggiore (così come a sviluppare una patologia dello spettro dei disturbi d’ansia).
Depressione post partum: quando a soffrirne è il papà
Completamente trascurata fino a una ventina d'anni fa, oggi la depressione post partum dei papà è un fatto noto e riconosciuto in ambito scientifico: questo disturbo può colpire dal 5 al 10% dei papà, in tutto il mondo
L’esordio avviene nel primo anno di vita del bambino, soprattutto tra i tre e i sei mesi, mentre sembra meno a rischio l'immediato post partum.
I sintomi sono quelli classici della depressione: malinconia, tristezza, insonnia o altri disturbi del sonno, desiderio di isolamento, difficoltà a concentrarsi e a lavorare in modo efficiente. A questi si aggiungono il senso di inadeguatezza rispetto al rapporto con la compagna e con il figlio.
Esistono dei fattori di rischio quali:
-       depressione materna
-       episodi precedenti di depressione o disturbi d’ansia 
-       relazioni difficili con i propri genitori
-       precarietà economica 
-       problemi di coppia
-       sentirsi esclusi dal rapporto mamma-bambino 
-       carenza di sonno 
Il passaggio dall'essere uomo e donna a diventare genitori è un momento di transizione delicato. Si deve ricostruire una nuova identità. 
Rispetto alla depressione materna favorita da brusche alterazioni ormonali negli uomini prevalgono fattori culturali in quanto si sono sovvertiti i modelli di riferimento tradizionale su come deve essere un padre e cosa deve fare per i figli, così i nuovi papà sono stati costretti a reinventarsi ex novo una nuova figura genitoriale in linea con i cambiamenti della società. 
Inoltre più spesso, nell’uomo, si nega e non si vuole affrontare la situazione ritenuta una debolezza. Si negano e non si rivelano i propri sentimenti, le proprie emozioni anche se Il papà ha bisogno dell'aiuto della moglie o compagna perché spesso si sente solo perché non è più al centro dell'attenzione della partner, soprattutto se la mamma dedica totalmente l’attenzione solamente al figlio


Per la depressione materna esiste un test di screening: QUESTIONARIO DI EDIMBURGO È l’unico test di screening attualmente riconosciuto a livello internazionale. 
Si può compilare il questionario anche online ove verrà valutato il proprio rischio di depressione a questo indirizzo: https://www.psicologionline.net/test-psicologici-psicologia/test-depressione-post-partum
N.B.: E’ un test di screening e non costituisce un metodo per porre una diagnosi. Si deve rispondere alle domande e sommare il punteggio. 
Individua esclusivamente un rischio in quella fase che potenzialmente può evolvere in una condizione di maggiore o minore gravità.
Rivolgersi al proprio medico o a una figura di riferimento se il risultato totale è pari o superiore a 9.
Se il test è negativo ma la mamma si “sente giù” non deve trascurare questa sensazione e si deve sforzare di parlarne in famiglia e con il medico ugualmente. Si deve sapere che  la depressione è una malattia che può colpire tutti e che, come tutte le malattie, va curata. Non pensate di potercela fare da sole senza alcun aiuto.
In genere si esegue dopo due settimane dalla nascita del bambino.


Fonti
Alterazioni del sonno nella depressione post-partum. Dott.ssa Virginia Quaranta
Un bambino su quattro soffre di disturbi del sonno. Le 10 regole d’oro per far dormire i piccoli, i più grandi (e anche mamma e papà)
Forgotten Fathers: Postpartum Depression in Men
Brandon Eddy, Von Poll, Jason Whiting, Marcia Clevesy
Journal of Family Issues, First Published 27 Feb 2019.
Dads Can Get Depression During and After Pregnancy, Too
Domande e risposte - FAQ - Depressione post partum




martedì 28 aprile 2026

Depressione post partum: importanza di conoscere e aiutare subito

 Depressione post-partum: guardare negli occhi mamme e papà: importanza di conoscere e aiutare subito

🎥 Nel filmato è disponibile la mia intervista di questa mattina a Primocanale, in diretta, dedicata alla depressione post-partum. Siamo partiti da un fatto di cronaca tragico: non per commentare il caso specifico, ma per parlare di un problema frequente, spesso nascosto e curabile se riconosciuto in tempo.

Messaggio chiave: la depressione post-partum non è debolezza, non è colpa, non è incapacità di amare il proprio bambino. È una condizione di sofferenza psicologica che può riguardare le madri, ma anche i padri, e che merita ascolto, rispetto e cura.

1. Baby blues e depressione post-partum: non sono la stessa cosa

Dopo la nascita di un bambino molte donne hanno qualche giorno di malinconia, pianto facile, irritabilità, ansia o stanchezza emotiva. Questo si chiama baby blues. È molto comune, compare nei primi giorni dopo il parto, raggiunge spesso il picco intorno al terzo-quarto giorno e in genere passa entro 10-15 giorni.

La depressione post-partum è diversa: i sintomi durano di più, sono più intensi, possono comparire anche settimane o mesi dopo il parto e interferiscono con la vita quotidiana, con il sonno, con la relazione con il bambino e con la capacità di chiedere aiuto.

Aspetto

Baby blues

Depressione post-partum

Quando compare

Di solito nei primi giorni dopo il parto.

Può comparire nelle settimane o nei mesi successivi; il periodo perinatale comprende fino a 12 mesi dopo il parto.

Quanto dura

In genere pochi giorni, di solito entro 10-15 giorni.

Settimane o mesi, se non riconosciuta e trattata.

Intensità

Malinconia, pianto facile, irritabilità, ma con andamento transitorio.

Tristezza persistente, ansia importante, senso di colpa, isolamento, perdita di interesse.

Cosa fare

Supporto, riposo, aiuto pratico, osservazione.

Parlarne con medico, ostetrica, consultorio, pediatra, psicologo o psichiatra.

2. Quanto è frequente?

Le stime cambiano a seconda degli studi, degli strumenti di screening e del momento in cui vengono fatte le valutazioni. In modo prudente, possiamo dire che una depressione post-partum clinicamente significativa riguarda circa una donna su dieci. Le percentuali aumentano se si considerano anche forme lievi o sintomi ansioso-depressivi rilevati con questionari di screening.

In Italia, dati ISS e studi pubblicati indicano una quota non trascurabile di donne a rischio depressivo nel periodo perinatale. Il punto più importante non è fissarsi su un numero unico, ma sapere che il fenomeno è frequente, spesso sommerso e merita attenzione sistematica.

Anche i papà possono stare male. La letteratura internazionale indica che la depressione paterna nel periodo prenatale e postnatale può interessare circa il 10% dei padri, con grande variabilità fra gli studi. In Italia il tema è ancora meno studiato, ma clinicamente non va ignorato.


 3. Come riconoscere i primi segnali

Non basta chiedere “come va?”. Molte persone rispondono “bene” anche quando stanno male. Bisogna imparare a osservare volto, occhi, tono della voce, isolamento, rapporto con il bambino e cambiamenti rispetto al comportamento abituale.

Area

Segnali da osservare

Perché è importante

Umore

Tristezza persistente, pianto frequente, irritabilità, sensazione di vuoto.

Se dura oltre pochi giorni o peggiora, non va liquidato come semplice stanchezza.

Pensieri

Senso di colpa, autosvalutazione, pensieri come “non sono una buona madre” o “non sono un buon padre”.

La persona può vergognarsi e non chiedere aiuto.

Comportamento

Isolamento, rifiuto di vedere amici o parenti, chiusura, perdita di interesse.

L’isolamento è uno dei segnali più visibili per chi sta intorno.

Sonno e corpo

Insonnia anche quando il bambino dorme, sonnolenza marcata, spossatezza, perdita o aumento dell’appetito.

Il sonno alterato peggiora ansia e depressione.

Relazione con il bambino

Difficoltà a provare piacere, sguardo assente, cure fatte solo “per dovere”, paura eccessiva di sbagliare.

Il bambino si nutre anche di relazione, sguardo, voce e contatto.

Segnali di rischio

Pensieri di farsi del male, paura di fare del male al bambino, confusione grave, deliri, allucinazioni.

È una situazione urgente: serve aiuto immediato.

4. Cosa dire e cosa non dire

Da evitare

Meglio dire

“Dai, hai un bambino sano: cosa vuoi di più?”

“Ti vedo molto stanca. Posso aiutarti concretamente?”

“Reagisci.”

“Non devi affrontarlo da sola.”

“È normale, passerà.”

“Se dura o ti fa stare male, parliamone con un professionista.”

“Sei esagerata.”

“Quello che provi merita ascolto.”

“Una madre non dovrebbe pensare queste cose.”

“Avere pensieri brutti non significa essere una cattiva madre: significa che serve aiuto.”

5. Il ruolo di chi sta vicino alla famiglia

Il supporto utile non è fatto di consigli generici, ma di presenza e aiuti concreti. Portare un pasto, fare la spesa, accompagnare a una visita, permettere alla madre o al padre di dormire, restare senza giudicare: sono interventi semplici ma importanti.

Il pediatra di famiglia ha un ruolo particolare: vede il bambino, ma vede anche la relazione. Può accorgersi che qualcosa non va, può usare strumenti di screening come la Scala di Edimburgo (EPDS) e può aiutare la famiglia ad attivare consultorio, medico di famiglia, psicologo o psichiatra.

6. Quando serve aiuto subito

Bisogna chiedere aiuto immediatamente se compaiono pensieri di suicidio, paura di fare del male al bambino, confusione grave, deliri, allucinazioni, comportamenti imprevedibili o grave incapacità di prendersi cura di sé o del bambino.

In questi casi non bisogna aspettare: contattare il medico, la guardia medica, il 112/118 o il pronto soccorso.

7. Prognosi: si può guarire

La depressione post-partum può essere curata. La prognosi è tanto migliore quanto più la sofferenza viene riconosciuta presto. Possono essere utili supporto familiare, psicoterapia e, quando indicato, terapia farmacologica valutata dallo specialista anche in relazione all’allattamento.

Ignorare il problema, invece, può prolungare la sofferenza e avere conseguenze sulla madre, sul padre, sulla coppia e sul bambino. Per questo dobbiamo togliere lo stigma: chiedere aiuto non è un fallimento, è una forma di protezione per tutta la famiglia.

Rischi/limiti

• I dati epidemiologici non sono tutti sovrapponibili: alcuni studi misurano diagnosi cliniche, altri rischio depressivo con questionari di screening.
• Non tutti i casi gravi sono preceduti da segnali evidenti.
• Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione medica o psicologica.

Cosa cambia da ora in poi?

Dobbiamo guardare la nascita non solo come un evento felice, ma anche come una fase di vulnerabilità. Serve una rete: famiglia, pediatra, medico di medicina generale, ostetrica, consultorio, psicologo, psichiatra, servizi territoriali.

Da ora in poi: meno giudizio, più ascolto; meno “passerà”, più aiuto concreto; meno solitudine, più rete intorno a mamme, papà e bambini.

#depressione #depressionepostpartum #suicidio #prevenzionesuicidio #ferrandoalberto

Bibliografia essenziale

·       Ministero della Salute – FAQ Depressione post partum – Distinzione tra baby blues e depressione post-partum; EPDS.

·       ISS Epicentro – Depressione peripartum: le linee guida – Salute mentale nel periodo perinatale e impatto su madre, bambino e famiglia.

·       ISS Epicentro – Network Italiano Salute Mentale Perinatale, ISTISAN 23/16 – Dati italiani su rischio di depressione e ansia in gravidanza e post-partum.

·       Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, 2023 – Epidemiology of perinatal depression in Italy – Revisione sistematica italiana sui dati epidemiologici.

·       ISS Epicentro – Depressione post partum: prevalenza e fattori associati – Studio italiano su positività allo screening EPDS.

·       ISSalute – Depressione post-partum – Sintomi, segnali di allarme, padri e psicosi post-partum.

·       Paulson JF, Bazemore SD. Prenatal and postpartum depression in fathers. JAMA, 2010 – Metanalisi sulla depressione paterna prenatale e postnatale.



martedì 24 giugno 2025

ANSIA E DEPRESSIONE NEI BAMBINI

ANSIA E DEPRESSIONE NEI BAMBINI: 

Introduzione:

 Consiglio di tenere a portata di mano questo articolo, anche se vi riesce difficile trovare il tempo o la voglia di leggerlo: spero vivamente che non vi serva. Purtroppo, però, le pressioni, l’ansia e la depressione tra i bambini e gli adolescenti sono in netto aumento e potrebbero riguardare ognuno dei nostri figli, nipoti o alunni.

Spesso molti genitori faticano a riconoscere che i propri figli possano soffrire di disagio emotivo: da un lato negano il problema, convinti che “tanto passerà da solo”, dall’altro tentano di assumere il ruolo di psicologi fai-da-te, consigliando soluzioni affrettate o sminuendo i sintomi. 

In entrambi i casi, però, il risultato è lo stesso: il bambino resta senza un supporto adeguato.

Una presa di coscienza tempestiva e una rilevazione precoce dei segnali di ansia o depressione sono strumenti fondamentali per aiutare non solo il bambino o la bambina, ma tutta la famiglia. Solo apprendendo a riconoscere i primi segnali e sapendo a chi rivolgersi potremo costruire insieme un ambiente protettivo e curativo, capace di sostenere la crescita serena dei nostri ragazzi.

Ansia e depressione in età pediatrica: guida per Genitori

Un disturbo d’ansia o un episodio depressivo non sono “capricci”: possono compromettere sviluppo, apprendimento e relazioni sociali dei più piccoli. Intercettarli presto e attivare la rete di supporto giusta fa la differenza.

1. Cosa sono ansia e depressione nei bambini

  • Ansia Stato di preoccupazione intensa o paura, spesso associato a palpitazioni, sudorazione, tensione muscolare. Quando diventa eccessiva e interferisce con la vita quotidiana, si definisce disturbo d’ansia.
  • Depressione Umore depresso o irritabile per almeno due settimane, con perdita di interesse, fatica, disturbi del sonno/appetito, bassa autostima e, nei casi gravi, pensieri di morte o ideazione suicidaria.

2. Quanto è diffusa: Italia, Europa, mondo

Territorio

Prevalenza

Fonte

Italia

Circa 2 milioni di minorenni con disturbi di salute mentale

ANSA – “In Italia 2 milioni di minori con problemi di salute mentale”

Europa

Oltre 11 milioni di minori (13%) soffrono di un problema di salute mentale

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – “In Europa i minori con problema mentale sono 11,2 mln”

Mondo

1 adolescente su 7 (10–19 anni) convive con un disturbo mentale diagnosticato

UNICEF – “Più di un adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale”

Ansia/Depressione

Rappresentano il 40% dei disturbi mentali diagnosticati

UNICEF – “L’ansia e la depressione rappresentano il 40% dei disturbi mentali”

3. Età di esordio e sintomi guida

Fascia d’età

Disturbi tipici

Segnali d’allarme principali

3–5 anni

Ansia da separazione, mutismo selettivo

Pianti inconsolabili, incubi, rifiuto del cibo, ritiro dal gioco

6–10 anni

Ansia generalizzata, fobia scolare, panico

Preoccupazioni costanti, mal di pancia, rifiuto della scuola

11–14 anni

Ansia sociale, panico, depressione iniziale

Dolori toracici, vertigini, calo della concentrazione, isolamento

15–18 anni

Depressione maggiore, disturbi misti

Bassa autostima, ideazione suicidaria, abuso di sostanze

4. Rilevazione precoce e prevenzione

Segnali da osservare 

— Cambiamenti di umore persistenti (pianto, irritabilità) 

— Disturbi del sonno e dell’appetito 

— Somatizzazioni frequenti (mal di pancia, mal di testa) 

— Calo del rendimento scolastico o rifiuto della scuola 

— Evitamento di attività sociali e perdita di interesse

 

LA PREVENZIONE E’ POSSIBILE?

Prevenzione primaria (evitare l’insorgenza)

  • Educazione emotiva a scuola e in famiglia
  • Promozione di ambienti sicuri e prevedibili
  • Supporto alla genitorialità (sportelli d’ascolto, gruppi di sostegno)

 

Prevenzione secondaria (intercettare precocemente)

  • Screening psicologici a scuola
  • Formazione di insegnanti e pediatri
  • Accesso facilitato a servizi di consulenza

 

5. A chi rivolgersi?

Professionista

Ruolo principale

Pediatra di famiglia 👩‍⚕️

Punto di riferimento: valuta i segnali, esclude cause mediche, orienta verso specialisti

Psicologo 🧠

Colloqui di approfondimento, valutazioni psicodiagnostiche, interventi psicoeducativi e di supporto

Neuropsichiatra infantile👨‍⚕️

Diagnosi formale, gestione di disturbi gravi o comorbidità, prescrizione di farmaci se necessaria

Pedagogista 📚

Supporto educativo, progettazione di strategie in famiglia e a scuola

ℹ️ Il pediatra è spesso il primo a intercettare il disagio e ad avviare la rete di cura: non esitate a parlarne al vostro medico di fiducia.

 

6. Conclusione

Ansia e depressione in età evolutiva sono problemi reali e in crescita. Famiglie, scuole e professionisti devono lavorare insieme per:

  • Informarsi e riconoscere i segnali
  • Creare contesti protettivi e sostegno emotivo
  • Intervenire tempestivamente con strategie preventive e terapeutiche

Solo così potremo garantire ai nostri bambini un percorso di crescita sereno e un futuro più sano.

 

Bibliografia

  1. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “I giovani e le malattie mentali: i consigli ai genitori degli esperti” https://www.ospedalebambinogesu.it/giovani-malattie-mentali-consigli-genitori-esperti-167465/
  2. Orizzonte Scuola. “Ansia, depressione, ritiro sociale… il ruolo della famiglia” https://www.orizzontescuola.it/ansia-depressione-ritiro-sociale-e-ancora-aggressivita-impulsivita-e-comportamenti-oppositivi-quanto-e-come-incide-il-ruolo-della-famiglia-lo-studio/
  3. ANSA. “In Italia 2 milioni di minori con problemi di salute mentale” https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2024/11/19/in-italia-2-milioni-di-minori-con-problemi-di-salute-mentale_16d0630e-4898-46b7-95d3-16fc084d7245.html
  4. Orizzonte Scuola. “I pediatri lanciano l’allarme: in aumento ansia e depressione tra gli adolescenti” https://www.orizzontescuola.it/i-pediatri-lanciano-lallarme-in-aumento-i-disturbi-dansia-e-depressione-tra-gli-adolescenti-ecco-tre-cose-da-fare-subito-per-il-loro-benessere/
  5. UNICEF. “La condizione dell’infanzia nel mondo 2021 – Nella mia mente” https://www.minori.gov.it/it/notizia/la-condizione-dellinfanzia-nel-mondo-2021-rapporto-unicef-sulla-salute-mentale-di-bambini-e

 

APPROFONDIMENTO:

🧭 Mini guida per genitori: come riconoscere ansia e depressione nei bambini e ragazzi

👀 1. Cosa osservare a casa

  • Pianto frequente, irritabilità, crisi emotive
  • Disturbi del sonno o dell’appetito
  • Lamentele fisiche ricorrenti (mal di pancia, mal di testa)
  • Rifiuto della scuola o delle attività sociali
  • Isolamento o perdita di interesse per il gioco

Se questi segnali durano da settimane e si presentano in più contesti (casa, scuola, sport), è bene approfondire.

💡 4. Consigli pratici per i genitori

  • Non minimizzare i segnali: ascolta con attenzione e senza giudizio
  • Evita di fare lo psicologo: il supporto professionale è fondamentale
  • Mantieni una comunicazione aperta e accogliente
  • Crea routine prevedibili e un ambiente sicuro
  • Non aspettare: meglio un confronto in più che uno in meno

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