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giovedì 23 maggio 2024

Cosa preferire tra svezzamento e autosvezzamento?

Cosa preferire tra svezzamento e autosvezzamento?

Articolo pubblicato sul sito  della Fondazione Veronesi che trovate nel link in fondo.
Intorno al sesto mese di vita del bambino, i genitori si trovano inevitabilmente ad affrontare il tema dello svezzamento: meglio quello tradizionale o l’autosvezzamento? Lo abbiamo chiesto al pediatra Alberto Ferrando, Presidente dell’Associazione Pediatri della Liguria.

NON CHIAMIAMOLO SVEZZAMENTO

I termini svezzamento e autosvezzamento, ampiamente entrati nel linguaggio comune, sono utilizzati dalla maggior parte delle persone per indicare due approcci differenti con cui si introducono cibi diversi dal latte nell’alimentazione del bambino in forma solida, semisolida o liquida. Nell’ultimo periodo, però, i pediatri stanno cercando di sostituire questi termini con alimentazione complementare e alimentazione complementare a richiesta. Perché?

«Il termine "svezzamento” fa riferimento all'idea di "staccare il bambino da un vizio”– spiega Alberto Ferrando – ma prendere il latte al seno o al biberon non è certo un vizio. Per allontanarci da questa visione sarebbe meglio parlare di alimentazione complementare per indicare lo svezzamento e alimentazione complementare a richiesta per l’autosvezzamento. Quando si inizia lo svezzamento, infatti, i cibi diversi dal latte vengono introdotti gradualmentenella dieta del bambino, ma il latte materno o artificiale continuerà a fornire una parte significativa dei nutrienti di cui il bambino ha bisogno per crescere sano. Nel parlare comune restano molto utilizzati i termini svezzamento e autosvezzamento, ma è importante conoscerne il significato».

LE DIFFERENZE

Ogni bambino e ogni famiglia sono unici, e per capire quale approccio sia più adatto al nostro caso, è fondamentale comprendere le principali differenze tra svezzamento e autosvezzamento. Nello svezzamento tradizionale sono i genitori, con l’ausilio del pediatra, a guidare attivamente il processo di introduzione di cibi diversi dal latte nella dieta del bambino, scegliendo gli alimenti da offrire, le consistenze, le porzioni, i tempi e imboccando il bambino.

Il termine autosvezzamento, coniato dal pediatra Lucio Piermarini in un articolo del 2002 pubblicato sulla rivista "Medico e bambino", indica invece il passaggio da un'alimentazione lattea a una solida affidato all'autoregolazione del bambino, che deciderà autonomamente quanto mangiare. In questo caso i genitori propongono il loro stesso cibo opportunamente adattato (sminuzzato, triturato, macinato) usando le posate o permettendo al bambino di esplorare, toccare e mangiare autonomamente con le mani i cibi, spesso offerti sul tavolo del seggiolone in pezzi o strisce adatte alla sua presa. Nel caso in cui il bambino si alimenti esclusivamente in maniera autonoma impugnando gli alimenti, escludendo quindi l'utilizzo del cucchiaio o di altre posate da parte dei genitori, si parla più precisamente di "Baby led weaning".

COSA SCEGLIERE?

Sia lo svezzamento sia l'autosvezzamento possono essere approcci validi, e la scelta tra uno e l'altro metodo dipende dalle abitudini e dalle preferenze della famiglia, ma anche dalle esigenze del bambino.

«Quando si avvicina il momento dello svezzamento e i genitori si rivolgono a me per un consiglio – spiega il pediatra Alberto Ferrando – , come prima cosa mi informo sulle loro abitudini alimentari. Se non sono delle migliori, con un alto consumo di cibi precotti e junk food, il cosiddetto cibo spazzatura, consiglio di preferire lo svezzamento tradizionale in modo da poter controllare meglio quali cibi vengono introdotti nella dieta del bambino. Questo approccio potrebbe consentire loro di preparare pasti più equilibrati e sani, fornendo un modello positivo per le scelte alimentari. Se invece la famiglia è già pronta e segue un’alimentazione sana, varia ed equilibrata, si può iniziare con l’autosvezzamento, permettendo al bambino di provare un pochino tutto quello che mangiano anche i genitori, non ricorrendo alle classiche minestrine, liofilizzati o omogeneizzati».

L’EDUCAZIONE AL GUSTO

Il periodo dello svezzamento è fondamentale per gettare le basi per una buona educazione alimentare. «Esiste una finestra temporale che va dai sei mesi all’anno e mezzo in cui i bambini accettano di sperimentare e mangiare un po’ di tutto», ricorda il dottor Ferrando. «Successivamente, invece, scatta spesso la neofobia, ovvero la riluttanza a provare alimenti nuovi o sconosciuti. Per questo è fondamentale gettare le basi per una buona educazione alimentare nel periodo dello svezzamento, lasciando che il bambino sperimenti tutti i gusti. Anche alimenti amari o acidi, di norma meno accettati rispetto a quelli dolci, salati o al gusto chiamato “umami”, se sono presentati con costanza finiranno per essere mangiati. I bambini che praticano alimentazione complementare a richiesta di norma sono quelli che durante lo loro infanzia mangiano più volentieri frutta e verdura».

UNA METÀ VIA? SI PUÒ

Oltre alle abitudini alimentari della famiglia, a influenzare la scelta verso lo svezzamento o l’autosvezzamento c’è anche il tempo (e la pazienza) che i genitori hanno a disposizione. Dare da mangiare un omogeneizzato al proprio bambino può essere sicuramente più rapido e meno faticoso rispetto all’autosvezzamento che richiede più tempo, senza considerare il disordineche si viene a creare quando il bambino, mentre impara a maneggiare e a mangiare gli alimenti, li sparge ovunque, sul seggiolone e sul pavimento. C’è una bella notizia però: la scelta tra svezzamento e autosvezzamento non è vincolante o definitiva e i due metodi possono essere alternati in base alle esigenze dei genitori.

«Uno svezzamento di tipo misto è assolutamente consentito - rassicura Alberto Ferrando -, specialmente se entrambi i genitori lavorano e il tempo è poco. Va comunque considerato che, anche se si propende per lo svezzamento tradizionale, man mano che il bambino cresce, vorrà comunque mangiare quello che mangiano i genitori. Questa è una grossa occasione per rivedere un po’ il nostro stile alimentare».

COSA EVITARE?

Mangiare un po’ di tutto sì, ma delle regole ci sono.

«Per il primo anno di vita non possiamo dare al bambino latte vaccino e miele, a rischio di botulismo», precisa Alberto Ferrando. «Da limitare il più possibile salumi, alimenti preconfezionati e eccessivamente zuccherati così come un eccesso di proteine. Tuttavia, ricordiamo sempre che è la dose che fa il veleno: dare un assaggino di gelato, preferendo gusti delicati come frutta o fior di latte, si può. Che si utilizzi l’uno o l’altro approccio, quello che cerco di comunicare ai genitori è che durante lo svezzamento non è tanto importante quanto e cosa mangia il bambino, ma piuttosto osservare il piacere che manifesta nello stare a tavola insieme ai genitori e ai parenti. Inoltre, non bisogna dimenticare che il bambino deve mangiare quando ha fame e non va mai forzato. Il rischio è quello che il bambino si abitui a mangiare solamente cose poche salutari perché i genitori, pur di farlo mangiare anche quando non ne ha voglia, cedono un po’ troppo spesso a dolci, gelati e cioccolata».

IL RISCHIO DI SOFFOCAMENTO

Il timore principale dei genitori quando i bambini iniziano l’alimentazione complementare è il rischio di soffocamento. Ma quanto è diffuso? È più frequente nello svezzamento o nell’autosvezzamento? Come evitarlo?

Come spiega il Ministero della Salute nel documento “Linee di indirizzo per la prevenzione del soffocamento da cibo”, in Italia ci sono circa 1000 ospedalizzazioni all’anno causate da episodi di soffocamento, mentre i “quasi-eventi” e gli episodi di minore gravità sono circa 80,000 l'anno.

«Il rischio di soffocamento, che è sovrapponibile in entrambi i tipi di svezzamento, tradizionale o a richiesta – precisa il dottor Alberto Ferrando – è molto frequente nei bambini molto piccoli, sotto i quattro anni. Perché i genitori possano intervenire tempestivamente in caso di soffocamento è fondamentale che il pediatra insegni loro la manovra di disostruzione da un corpo estraneo, detta manovra di Heimlich. È importante spiegare ai genitori che il timore del soffocamento non può essere tale da impedire ai bambini di assaggiare alimenti solidi, se opportunamente tagliati e scelti con criterio».

I CONSIGLI DEL MINISTERO

Ecco gli accorgimenti principali del Ministero della Salute per limitare al massimo il rischio di soffocamento:

  • Evitare alimenti troppo piccoli (es. noccioline e semi), troppo grandi (es. grossi pezzi di frutta e verdura cruda), tondi (es. ciliegie e uva) o a forma cilindrica (es. wurstel e carote)
  • Evitare alimenti con consistenza dura, appiccicosa (es. burro d’arachidi), fibrosa (es. sedano) e comprimibile (es. wurstel e marshmallow)
  • Tagliare gli alimenti cilindrici a listarelle e quelli tondi in quarti
  • Eliminare nervature e filamenti
  • Cuocere i cibi pericolosi fino a quando diventano morbidi o tagliarli in pezzi piccoli o tritarli/grattugiarli
  • Evitare frutta a guscio e semi, caramelle e gomme da masticare fino ai 4/5 anni

«Esistono anche regole comportamentali che riducono moltissimo il rischio di soffocamento – conclude Ferrando – come lasciare che il bambino mangi in maniera concentrata, senza la distrazione della televisione o di giochi e videogiochi, senza forzarlo mai a mangiare se non mostra appetito. Il bambino dovrebbe mangiare in un ambiente rilassato e tranquillo, sempre sotto la supervisione di qualcuno».

Edit: l'articolo è stato aggiornato in data 23/05/2024

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https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/pediatria/cosa-preferire-tra-svezzamento-e-autosvezzamento



domenica 1 febbraio 2015

Svezzamento, divezzamento e desbelinamento del bambino

Svezzamento, divezzamento e desbelinamento del bambino
SVEZZAMENTO: SUBITO TUTTO. GRADUALMENTE...E.....LA MAMMA HA SEMPRE RAGIONE
Ne abbiamo già parlato qui: http://ferrandoalberto.blogspot.it/search?q=SVEZZAMENTO. Ogni anno su una rivista pediatrica importante si fa il punto su quanto apparso di rilevante e significativo nella letteratura internazionale.  La Rivista è “Medico e Bambino” (www.medicoebambino.it). Inizio con un articolo che “sfata” alcuni miti sull’alimentazione per cui il consiglio è di introdurre precocemente gli alimenti nello svezzamento e di evitare diete di eliminazione di alimenti per ritardare o evitare allergie nelle età future. 
Quando svezzare? Se latte materno dal 6 mese, se artificiale anche prima in base alle caratteristiche del bambino (c’è chi assaggia tutto e chi no) e ai consigli del pediatra e “a quanto Vi dice il Vostro cuore”: vedi “la mamma ha sempre ragione”: http://ferrandoalberto.blogspot.it/2013/10/la-mamma-ha-sempre-ragione-speciale.html
Egidio Barbi, Giorgio Longo e Irene Berti sono gli Autori della review sull’allergia alimentare IgE mediata pubblicata sulla prestigiosa Rivista  (Longo G, et al. IgE-mediated food allergy in children. Lancet 2013;382:1656-64). Un aggiornamento da non perdere, per la sua completezza e perché pone in risalto alcuni concetti rivoluzionari rispetto al pensiero e all’agire che ancora ci circonda sullo svezzamento e sulla aimentazione del bambino. I più importanti dei quali sono
“... è la dermatite atopica (eczema) che favorisce l’allergia alimentare e non il contrario...” 
“... la dieta di eliminazione sfavorisce il fisiologico processo di acquisizione della tolleranza e mette il bambino a rischio di reazioni gravi...” (introdurre presto gli alimenti)
L’articolo (i cui contenuti e la cui stesura sono stati condivisi con due esperti americani, fatto questo che ancora di più contribuisce a rendere universale la rivoluzione concettuale che propone) va “de- gustato” dall’inizio alla fine: per rendersi conto attraverso i dati epidemiologici che è effettivamente dall’epoca in cui si esagera con le diete di esclusione che c’è stata l’esplosione del problema sia in termini di incidenza che in termini di gravità (e anche di mortalità!) e di persistenza oltre l’età pediatrica; ……… per riflettere sui rischi ineludibili della dieta di esclusione, in particolare per ciò che concerne l’esposizione accidentale all’antigene escluso. 
L’articolo sfata anche  alcuni miti dai piedi di argilla come:
l’efficacia (NON DIMOSTRATA) preventiva delle diete di esclusione e dell’allattamento al seno esclusivo e prolungato; 
l’utilità di ritardare l’introduzione dei cibi solidi; 
l’opportunità di fare una dieta sulla base dei prick test positivi in assenza di sintomi. 
E, infine, per porre in risalto le evidenzesull’efficacia della desensibilizzazione orale nei bambini con allergia alimentare grave e sull’opportunità di eseguirla “tutto di un fiato” dopo un test di scatenamento positivo per non dare tempo al bambino allergico di “superallergizzarsi”. 
La documentazione scientifica dei benefici dell’allattamento precoce è ormai numerosa: 
Un importante studio prospettico finlandese, pubblicato su una prestigiosa rivista di allergologia pediatrica  (Allergy Clin Immunol 2013), ha dimostrato che la precoce introduzione di cibi solidi (precoce vuol dire dai 4-5 mesi di vita) anche fortemente allergenici come i cereali, uova e pesce, riduce significativamente il rischio di sviluppare malattie allergiche (come asma, eczema e rinite) a cinque anni di età. (anche a breve usciranno articoli che dicono il contrario..a volte certezze in medicina non ce ne sono),

Una ricerca statunitense dell’Università di Denver, in Colorado, ha dimostrato che uno svezzamento tardivo o troppo precoce dei bimbi, li espone al rischio di sviluppare diabete di tipo 1.

Per i lattanti la "finestra sicura" è tra i 4 e i 5 mesi. Nella ricerca, pubblicata sulla rivista Jama Pediatrics, si spiega anche che uno svezzamento precoce, prima dei 4 mesi, raddoppia il rischio di sviluppare la malattia autoimmune, mentre quello tardivo triplica questa possibilità.

Che fare? Sentite il Vostro pediatra, documentatevi, ma non troppo su Internet, seguite le attitudini di vostro figlio e, soprattutto, iniziate a mangiare voi perché dopo lo svezzamento intorno, all'ano di vita, partirà  il cosìdetto "DESBELINAMENTO" (TERMINE GENOVESE che significa tutto e in pratica vuol dire che mangerà di tutto cosa mangerà? quello che mangiate voi...e come lo mangerà? Come lo mangiate VOI. Quindi cari mamma e papà iniziata e mangiare seduti dritti a tavola, senza TV in cucina, masticate adeguatamente, e mangiate di tutto. Non vi piace la fritta e la verdura??? Siete grandi e vaccinati (spero): mangiatela :-) 
TROVATE ALTRI ARTICOLI SUL BLOG CERCANDO SVEZZAMENTO
BUONA DOMENICA

domenica 27 febbraio 2022

QUANDO E COME INIZIARE LO SVEZZAMENTO (ACR)E QUALI ALIMENTI DARE? ANCHE NEGLI ANNI SUCCESSIVI?

QUANDO E COME INIZIARE LO SVEZZAMENTO (ALIMENTAZIONE COMPLEMENTARE RESPONSIVA) E QUALI ALIMENTI DARE? ANCHE NEGLI ANNI SUCCESSIVI?

Care e cari Genitori e nonni (in quanto dico cose diverse rispetto a quanto dicevo decenni fa...ma lei cose cambiano in base all'evolvere delle conoscenze).

Invio un ricordo per lo svezzamento (alimentazione complementare responsiva).

Diversi studi condotti nell’ultimo decennio hanno rafforzato l’evidenza che uno svezzamento ritardato e in particolare una ritardata esposizione a uova, latte, cereali e altri cibi solidi (compresa la frutta secca) non siano associati a una riduzione di malattie allergiche, bensì possano portare a un aumentato rischio di eczema e sensibilizzazione allergica. Stesso discorso vale per il glutine.

– Se il bambino è allattato artificialmente ed è “pronto”*, non aspettare i 6 mesi di vita per iniziare lo svezzamento.

– Se il bambino è allattato al seno, non interrompere l’allattamento durante lo svezzamento, che inizierà a 6 mesi, in genere, poiché migliora la tolleranza.

– Non applicare differenze di svezzamento tra bambino atopico e non atopico.

– Attenzione a non ritardare lo svezzamento oltre i 6 mesi di vita: potrebbe aumentare il rischio di atopia e di celiachia.

* E' interessato al cibo, sta in posizione seduta e mantiene la testa ritta, coordina gli occhi, le mani, affer- ra il cibo e lo mette in bocca ed è in grado di deglutirlo (ha perso il riflesso di estrusione).

Trovate ampie spiegazioni qui: https://ferrandoalberto.blogspot.com/search?q=svezzamento . Una documentazione scientifica qui: https://acp.it/assets/media/Quaderni-acp-2014_211_27-30.pdf.






venerdì 16 aprile 2021

Svezzamento (alimentazione complementare) del bambino: è educazione del bambino e non solo alimentazione

Svezzamento (alimentazione complementare) del bambino: è educazione del bambino e non solo alimentazione
In questi giorni su un noto quotidiano si forniscono consigli sullo svezzamento aggiornati a....... qualche decennio fa :-(.
Secondo l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), “Si tratta di suggerimenti ampiamente superati...Nel video e nell’articolo in questione, si illustrano nozioni che risalgono alla metà del secolo scorso, quando ancora si pensava che i bambini dovessero essere svezzati a una determinata età, decisa magari dal pediatra, in cui si iniziava a fare il brodo con tre verdure, al quale veniva poi aggiunta una polvere liofilizzata di cereali, anche estranei alla nostra cultura alimentare, come la tapioca”.
Dobbiamo superare concetti del passato e considerare lo svezzamento (alimentazione complementare) come grande opportunità non solo in fatto di nutrizione ma anche di educazione del bambino (e di alcuni adulti). È la migliore occasione per riflettere sulla propria dieta, per ragionare su come ci si alimenta: perché sarà quel che poi il bambino mangerà per tutta la vita”.

Consiglio? Parlate con il vostro pediatra e poi dipende da tanti fattori: temperamento del bambino, aspettative dei genitori, abitudini famigliari e culturali.

Trovate rispote a dubbi e consigli sulla alimentazione a partire dalla gravidanza fino alla adolescenza nel libro “Come Nutrire mio figlio”, ed. LSWR in cartaceo e in formato elettronico.

L’alimentazione del bambino è un tema che pone tanti dubbi, domande e quesiti ai genitori e ai nonni. 

L’alimentazione è la base della salute del bambino e, già nei primi 1000 giorni di vita, periodo che va dal concepimento al compimento del secondo anno di vita (9 mesi di gravidanza = 270 giorni + 1° anno = 365 giorni e 2° anno = 365 giorni pari a 1000 giorni), iniziano a determinarsi le preferenze e le abitudini alimentari che formeranno lo stile alimentare in età adulta. 

Affinché questo avvenga in maniera corretta è importante osservare, nell’alimentazione del bambino, A PARTIRE DALLO SVEZZAMENTO, non solo:  

-       cosa mangia (la qualità), 

-       quanto mangia (la quantità), 

-       dove mangia (seduto a tavola fin dallo svezzamento con i genitori) 

ma anche 

- come mangia 

- l’atmosfera in cui mangia. 

Bisogna, inoltre, tenere conto che, dalla fase dello svezzamento in poi, le corrette abitudini alimentari devono essere coltivate da parte di tutti i componenti della famiglia, perché un bambino mangerà “bene” se in famiglia si mangia bene.

Infatti, il bambino assaggia, da una certa età, molti degli alimenti consumati dai genitori e apprende da loro il modello alimentare e se la famiglia ha abitudini alimentari corrette e relazioni interpersonali positive, si svilupperanno stili e comportamenti alimentari corretti attraverso il buon esempio. 

Da tenere presente è anche lo stile alimentare assunto dalla mamma durante la gravidanza e l’allattamento, che si riflette sullo sviluppo del nascituro e sulla sua crescita.

Il bambino, soprattutto nei primi mesi e anni di vita, fa le sue prime esperienze sensoriali e gustative, ed è in grado di autoregolarsi, per cui mangia la quantità di cui ha bisogno. Questa è una competenza che va rispettata.

Educare il bambino fin dalla nascita a una sana alimentazione è il miglior investimento per la sua salute futura. 

Infatti, per un lattante o un bambino piccolo, nulla ha forse più importanza del cibo, su cui si addensa una miriade di significati simbolici. E com’è naturale, i consigli di esperti, mamme e nonni, si sprecano.

Dallo svezzamento in poi, è bene abituarsi a mangiare con il bambino e fare il più possibile i pasti in famiglia, sedendosi intorno a un tavolo.

Importante stabilire delle regole fondamentali per una corretta alimentazione dei bambini, e nostre:

·       Stabilire un orario per i pasti.

·       Abituare il bambino agli alimenti che assume il resto della famiglia, chiaramente adattandoli alle età del bambino e alle capacità di masticazione e deglutizione.

·       Nelle varie fasi della crescita non offrire al bambino solamente i suoi cibi preferiti ma dargli più volte e ripetutamente anche gli alimenti che non gli sono piaciuti, dopo aver fatto passare qualche giorno.

·       Preparare porzioni ridotte. Qualora avesse ancora fame richiederà lui stesso del cibo.

·       Fare in modo che il pasto sia un momento di unione della famiglia, di riposo, in un’atmosfera tranquilla. Questo vale per tutte le età della vita e si è dimostrato molto utile anche nel periodo dell’adolescenza.

·       Variare il menù.

·       Evitare di sovralimentare il bambino.

·       Alimentare il bambino in base agli stimoli fisiologici e non indurlo a finire il cibo nel piatto se è sazio. Verificare la qualità del cibo e utilizzare, se e quando possibile, alimenti biologici.

·       Alimentare il bambino in base agli stimoli fisiologici e non indurlo a finire il cibo nel piatto se è sazio. Verificare la qualità del cibo e utilizzare, se e quando possibile, alimenti biologici.

 

Alimentazione corretta è anche educazione: 

Dallo svezzamento (ma anche prima con “assaggi” in utero o durante l’allattamento) si pongono le basi della alimentazione, sia da un punto di vista qualitativo sia metabolico e una dieta salutare è importante, perché le preferenze alimentari si formano molto precocemente e tendono a non modificarsi nel corso della vita. 

Le abitudini alimentari, gli orari, la qualità e quantità del cibo si formano a tavola e ai genitori spetta l’educazione alimentare, che non si limita solo a questo periodo, ma prosegue fino all’età in cui il bambino inizierà a decidere da solo. E deciderà in base a come è stato educato.

L’educazione alimentare si fa inizialmente, al gusto.e poi alla qualità e al “come” si mangia.

Non ci si deve solo concentrare sul quanto mangia (spesso si dice “mi” mangia” e quanti etti prende alla settimana).

Per quanto riguarda il gusto esistono fattori individuali: bisogna distinguere bambini che as- saggiano e mangiano tutto e altri bambini più schizzinosi, che non assaggiano quasi nulla, o bimbi “poco mangioni”, che richiedono un po’ di pazienza per educarli

Fin dalla vita in utero il feto assapora gusti diversi e qui entrano già in gioco vari fattori: costi- tuzionali e legati al comportamento degli adulti e alle “pressioni” della pubblicità.

I gusti sono cinque:

·       amaro;

·       dolce;

·       acido;

·       salato;

·       umami (capacità di “riconoscere” il glutammato monosodico, una sostanza presente negli alimenti ricchi di proteine, come carni e formaggi stagionati). 

I bambini sono ben disposti per il dolce, il salato e l’umami, meno per gli altri gusti, che saranno accettati nel tempo. È, infatti, possibile fare una “formazione” al gusto e l’introduzione precoce, e ripetuta, può diventare una “scuola del gusto” per educare il bambino. 

Contatti già nell’utero, durante l’allattamento e lo svezzamento con i vari sapori “forti” come aglio e cipolla, contribuiscono ad abituare il gusto del bambino, per cui è importante che la futura mamma curi molto la sua alimentazione, poiché le scelte precoci di alimentazione, sia durante la gravidanza sia durante lo svezzamento, influenzeranno le abitudini alimentari del bambino in positivo (mangiare frutta e verdura e assaggiare i vari cibi) e in negativo, se il bambino viene abituato ad alimenti con zuccheri o sale. Per questo motivo la dieta della mamma durante la gravidanza e, poi, del bambino e di tutta la famiglia, durante e dopo lo svezzamento, deve essere varia e con tutti i tipi di alimenti.

 

Quando si parla dell’importanza della qualità dei cibi e di come si mangia, bisogna innanzitutto tener conto che la cucina rappresenta il “cuore” della casa, ove ogni giorno la famiglia si incontra per nutrirsi e condividere momenti piacevoli. 

Il momento dell’alimentazione complementare (svezzamento) di un bambino, richiede una valutazione da parte di tutta la famiglia della qualità, quantità di cibo e di “come” si mangia. 

I primi 1.000 giorni di vita del bambino sono importantissimi per costruire le modalità e gli stili di vita alimentari.

I genitori rappresentano un modello di comportamento alimentare per il bambino e devono essere d’esempio, rendendo i pasti momenti piacevoli da trascorrere in famiglia ed eliminando fonti di distrazione diseducative, come la TV, smatphone o Tablet. Meglio, anzi, obbligatorio, per esempio, spegnere la televisione durante i pasti.

Ma, la cosa più importante è pensare che se investiamo nei primi anni di vita sulla nostra alimenta- zione ed educhiamo il bambino avremo fatto un buon investimento. 

Importante oltre a fornire una alimentazione corretta da un punto di vista qualitativo (dieta mediterranea) creare un buon clima e un buon rapporto con il cibo. Sovente non si valuta appieno l’importanza di questo fattore e del ruolo che deve avere il genitore, e si lascia la gestione e le scelte al bambino: delegare le scelte al bambino compromette non solo l’alimentazione, ma il ruolo stesso del genitore. 

Altra cosa da evitare è quella di soddisfare i desideri e assecondare i capricci dei figli per evitare conflitti oppure assumere atteggiamenti negativi attribuire al cibo aspetti “morali” come avvine, ad esempio, quando si dicono alcune  frasi come: “Sei cattivo se non mangi”, “Fai arrabbiare tua mamma”, “Non mi vuoi bene se non mangi” ecc. 



martedì 27 ottobre 2020

EDUCAZIONE ALLA ALIMENTAZIONE: SI INIZIA DALLO SVEZZAMENTO (E ANCHE PRIMA)

EDUCAZIONE ALLA ALIMENTAZIONE: SI INIZIA  DALLO SVEZZAMENTO (E ANCHE PRIMA)

Trovate rispote a dubbi e consigli sulla alimentazione a partire dalla gravidanza fino alla adolescenza nel libro “Come Nutrire mio figlio”, ed. LSWR in cartaceo e in formato elettronico.

L’alimentazione del bambino è un tema che pone tanti dubbi, domande e quesiti ai genitori e ai nonni. 

L’alimentazione è la base della salute del bambino e, già nei primi 1000 giorni di vita, periodo che va dal concepimento al compimento del secondo anno di vita (9 mesi di gravidanza = 270 giorni + 1° anno = 365 giorni e 2° anno = 365 giorni pari a 1000 giorni), iniziano a determinarsi le preferenze e le abitudini alimentari che formeranno lo stile alimentare in età adulta. 

Affinché questo avvenga in maniera corretta è importante osservare, nell’alimentazione del bambino, A PARTIRE DALLO SVEZZAMENTO, non solo:  

-       cosa mangia (la qualità), 

-       quanto mangia (la quantità), 

-       dove mangia (seduto a tavola fin dallo svezzamento con i genitori) 

ma anche 

- come mangia 

- l’atmosfera in cui mangia. 

Bisogna, inoltre, tenere conto che, dalla fase dello svezzamento in poi, le corrette abitudini alimentari devono essere coltivate da parte di tutti i componenti della famiglia, perché un bambino mangerà “bene” se in famiglia si mangia bene.

Infatti, il bambino assaggia, da una certa età, molti degli alimenti consumati dai genitori e apprende da loro il modello alimentare e se la famiglia ha abitudini alimentari corrette e relazioni interpersonali positive, si svilupperanno stili e comportamenti alimentari corretti attraverso il buon esempio. 

Da tenere presente è anche lo stile alimentare assunto dalla mamma durante la gravidanza e l’allattamento, che si riflette sullo sviluppo del nascituro e sulla sua crescita.

Il bambino, soprattutto nei primi mesi e anni di vita, fa le sue prime esperienze sensoriali e gustative, ed è in grado di autoregolarsi, per cui mangia la quantità di cui ha bisogno. Questa è una competenza che va rispettata.

Educare il bambino fin dalla nascita a una sana alimentazione è il miglior investimento per la sua salute futura. 

Infatti, per un lattante o un bambino piccolo, nulla ha forse più importanza del cibo, su cui si addensa una miriade di significati simbolici. E com’è naturale, i consigli di esperti, mamme e nonni, si sprecano.

Dallo svezzamento in poi, è bene abituarsi a mangiare con il bambino e fare il più possibile i pasti in famiglia, sedendosi intorno a un tavolo.

Importante stabilire delle regole fondamentali per una corretta alimentazione dei bambini, e nostre:

·       Stabilire un orario per i pasti.

·       Abituare il bambino agli alimenti che assume il resto della famiglia, chiaramente adattandoli alle età del bambino e alle capacità di masticazione e deglutizione.

·       Nelle varie fasi della crescita non offrire al bambino solamente i suoi cibi preferiti ma dargli più volte e ripetutamente anche gli alimenti che non gli sono piaciuti, dopo aver fatto passare qualche giorno.

·       Preparare porzioni ridotte. Qualora avesse ancora fame richiederà lui stesso del cibo.

·       Fare in modo che il pasto sia un momento di unione della famiglia, di riposo, in un’atmosfera tranquilla. Questo vale per tutte le età della vita e si è dimostrato molto utile anche nel periodo dell’adolescenza.

·       Variare il menù.

·       Evitare di sovralimentare il bambino.

·       Alimentare il bambino in base agli stimoli fisiologici e non indurlo a finire il cibo nel piatto se è sazio. Verificare la qualità del cibo e utilizzare, se e quando possibile, alimenti biologici.

·       Alimentare il bambino in base agli stimoli fisiologici e non indurlo a finire il cibo nel piatto se è sazio. Verificare la qualità del cibo e utilizzare, se e quando possibile, alimenti biologici.

 

Alimentazione corretta è anche educazione: 

Dallo svezzamento (ma anche prima con “assaggi” in utero o durante l’allattamento) si pongono le basi della alimentazione, sia da un punto di vista qualitativo sia metabolico e una dieta salutare è importante, perché le preferenze alimentari si formano molto precocemente e tendono a non modificarsi nel corso della vita. 

Le abitudini alimentari, gli orari, la qualità e quantità del cibo si formano a tavola e ai genitori spetta l’educazione alimentare, che non si limita solo a questo periodo, ma prosegue fino all’età in cui il bambino inizierà a decidere da solo. E deciderà in base a come è stato educato.

L’educazione alimentare si fa inizialmente, al gusto.e poi alla qualità e al “come” si mangia.

Non ci si deve solo concentrare sul quanto mangia (spesso si dice “mi” mangia” e quanti etti prende alla settimana).

Per quanto riguarda il gusto esistono fattori individuali: bisogna distinguere bambini che as- saggiano e mangiano tutto e altri bambini più schizzinosi, che non assaggiano quasi nulla, o bimbi “poco mangioni”, che richiedono un po’ di pazienza per educarli

Fin dalla vita in utero il feto assapora gusti diversi e qui entrano già in gioco vari fattori: costi- tuzionali e legati al comportamento degli adulti e alle “pressioni” della pubblicità.

I gusti sono cinque:

·       amaro;

·       dolce;

·       acido;

·       salato;

·       umami (capacità di “riconoscere” il glutammato monosodico, una sostanza presente negli alimenti ricchi di proteine, come carni e formaggi stagionati). 

I bambini sono ben disposti per il dolce, il salato e l’umami, meno per gli altri gusti, che saranno accettati nel tempo. È, infatti, possibile fare una “formazione” al gusto e l’introduzione precoce, e ripetuta, può diventare una “scuola del gusto” per educare il bambino. 

Contatti già nell’utero, durante l’allattamento e lo svezzamento con i vari sapori “forti” come aglio e cipolla, contribuiscono ad abituare il gusto del bambino, per cui è importante che la futura mamma curi molto la sua alimentazione, poiché le scelte precoci di alimentazione, sia durante la gravidanza sia durante lo svezzamento, influenzeranno le abitudini alimentari del bambino in positivo (mangiare frutta e verdura e assaggiare i vari cibi) e in negativo, se il bambino viene abituato ad alimenti con zuccheri o sale. Per questo motivo la dieta della mamma durante la gravidanza e, poi, del bambino e di tutta la famiglia, durante e dopo lo svezzamento, deve essere varia e con tutti i tipi di alimenti.

 

Quando si parla dell’importanza della qualità dei cibi e di come si mangia, bisogna innanzitutto tener conto che la cucina rappresenta il “cuore” della casa, ove ogni giorno la famiglia si incontra per nutrirsi e condividere momenti piacevoli. 

Il momento dell’alimentazione complementare (svezzamento) di un bambino, richiede una valutazione da parte di tutta la famiglia della qualità, quantità di cibo e di “come” si mangia. 

I primi 1.000 giorni di vita del bambino sono importantissimi per costruire le modalità e gli stili di vita alimentari.

I genitori rappresentano un modello di comportamento alimentare per il bambino e devono essere d’esempio, rendendo i pasti momenti piacevoli da trascorrere in famiglia ed eliminando fonti di distrazione diseducative, come la TV, smatphone o Tablet. Meglio, anzi, obbligatorio, per esempio, spegnere la televisione durante i pasti.

Ma, la cosa più importante è pensare che se investiamo nei primi anni di vita sulla nostra alimenta- zione ed educhiamo il bambino avremo fatto un buon investimento. 

Importante oltre a fornire una alimentazione corretta da un punto di vista qualitativo (dieta mediterranea) creare un buon clima e un buon rapporto con il cibo. Sovente non si valuta appieno l’importanza di questo fattore e del ruolo che deve avere il genitore, e si lascia la gestione e le scelte al bambino: delegare le scelte al bambino compromette non solo l’alimentazione, ma il ruolo stesso del genitore. 

Altra cosa da evitare è quella di soddisfare i desideri e assecondare i capricci dei figli per evitare conflitti oppure assumere atteggiamenti negativi attribuire al cibo aspetti “morali” come avvine, ad esempio, quando si dicono alcune  frasi come: “Sei cattivo se non mangi”, “Fai arrabbiare tua mamma”, “Non mi vuoi bene se non mangi” ecc. 




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