Scuola e immigrazione
Che cosa sappiamo del nuovo decreto e perché è ancora presto per giudicarlo
Alberto Ferrando Pediatra | 26 settembre 2026
Come pediatra considero ogni bambino prima di tutto come una persona, con la propria storia, le proprie risorse e i propri bisogni, senza distinzioni di origine, cittadinanza o religione. Per questo ho cercato di comprendere il nuovo decreto sulla scuola al di là delle contrapposizioni politiche, partendo dalle informazioni ufficiali finora disponibili.
Le finalità dichiarate — migliorare la conoscenza dell’italiano, favorire l’integrazione, evitare concentrazioni di difficoltà e rafforzare il dialogo tra scuola e famiglie — affrontano problemi reali e meritano attenzione. Non sarebbe corretto respingerle per principio; allo stesso tempo, non basta enunciare un obiettivo condivisibile per garantire un buon risultato.
Prima i fatti poi i giudizi
In questi giorni sono stati espressi giudizi molto netti, favorevoli o contrari, quando il testo ufficiale non è ancora disponibile. Mi sembra prematuro promuovere o bocciare il provvedimento prima di conoscerne con precisione contenuti, garanzie e modalità applicative.
Questo articolo non vuole essere un’approvazione acritica del decreto, ma neppure un processo alle intenzioni di chi lo ha proposto. Sarebbe auspicabile che maggioranza e opposizione, istituzioni scolastiche, insegnanti e famiglie affrontassero insieme il problema in modo positivo e propositivo, cercando soluzioni concrete invece di trasformare la scuola in un terreno di scontro.
Nel dibattito sono già circolate affermazioni categoriche che non risultano confermate dai documenti oggi disponibili. Prima di parlare di espulsioni, esclusioni o soluzioni definitive, occorre distinguere i fatti dalle interpretazioni. La critica è necessaria, ma è più utile quando si fonda sul testo, sui dati e sugli effetti reali, non sulla demagogia o sulla contrapposizione preventiva.
Il testo definitivo deve ancora essere esaminato
Il 24 settembre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge. Al momento in cui scrivo è disponibile il comunicato ufficiale del Governo, ma non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo definitivo promulgato. Il decreto acquisterà efficacia con la pubblicazione e dovrà essere convertito dal Parlamento entro sessanta giorni. Nel corso della conversione potrà essere modificato. È quindi necessario usare prudenza e distinguere il provvedimento approvato dal Governo dalla futura legge definitiva. [1-2]
Il limite del 30 per cento
La misura non riguarda indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza non italiana.
Nella prima classe della scuola primaria il limite del 30% riguarda, secondo la sintesi ufficiale, gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia oppure che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia nel nostro Paese. Nelle prime classi delle scuole secondarie riguarda chi non ha frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano. L’applicazione è prevista dall’anno scolastico 2027-2028. [1-2]
Su questo punto occorre attendere il testo. Il Ministro ha dichiarato che i bambini nati in Italia non rientreranno nel limite, mentre la formulazione sintetica diffusa dal Governo può prestarsi a una lettura diversa. Il documento ufficiale consentirà di chiarire questo aspetto senza anticipare conclusioni.
Se le domande di iscrizione non consentiranno di rispettare il limite, gli uffici scolastici territoriali dovranno distribuire gli alunni tra scuole vicine, rispettando la prossimità al domicilio e le esigenze familiari. Nelle scuole nelle quali il limite non potrà essere applicato saranno finanziate attività aggiuntive per l’apprendimento dell’italiano.
Perché l’obiettivo può essere ragionevole
Conoscere la lingua del Paese in cui si vive è essenziale per imparare, partecipare alla vita della classe e creare relazioni. Le analisi internazionali mostrano che le difficoltà scolastiche dei minori immigrati dipendono dalla conoscenza della lingua, dall’età di arrivo, dalle condizioni sociali e dalla concentrazione dello svantaggio in determinate scuole. [6-8]
Evitare che molti alunni appena arrivati e con bisogni linguistici importanti siano riuniti nella stessa classe può quindi aiutare gli studenti e gli insegnanti. Ma distribuire gli alunni non basta: occorrono docenti preparati all’insegnamento dell’italiano come seconda lingua, mediatori, sostegno psicologico e collaborazione con le famiglie. [6-8]
Il 30 per cento è un criterio organizzativo da verificare
Non esiste una soglia scientifica universale oltre la quale l’apprendimento peggiori automaticamente. Il 30% è una scelta organizzativa, già comparsa nella circolare ministeriale del 2010, che prevedeva possibilità di adattamento in base alle effettive competenze linguistiche. [3]
Inoltre cittadinanza e competenza linguistica non coincidono. Un bambino straniero può parlare perfettamente italiano; un bambino italiano può avere importanti difficoltà linguistiche o educative. Sarebbe quindi più corretto valutare il bisogno concreto del singolo alunno con criteri trasparenti, anziché affidarsi principalmente a un dato anagrafico.
Anche lo spostamento in una scuola diversa deve essere valutato con attenzione. Una distribuzione più equilibrata può favorire l’inclusione, ma una scuola più lontana può complicare trasporti, rapporti con fratelli e amici e organizzazione familiare. La Costituzione e la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia impongono di tutelare uguaglianza, diritto allo studio e superiore interesse del minore. [4-5]
I corsi di italiano per i genitori
Quando persistenti barriere linguistiche impediscono una collaborazione efficace con la scuola, i servizi sociali potranno proporre ai genitori corsi gratuiti di italiano fino almeno al livello A2. Dopo una diffida, la mancata partecipazione potrà comportare una sanzione amministrativa, salvo impedimenti documentati. [2]
Offrire corsi gratuiti è positivo. Un genitore che comprende colloqui, comunicazioni e indicazioni degli insegnanti può aiutare meglio il figlio. La multa è invece l’aspetto più discutibile. Prima di sanzionare occorre verificare che il corso sia realmente accessibile e compatibile con lavoro, salute, trasporti, disabilità e cura dei bambini. Le esperienze internazionali indicano che i corsi funzionano meglio quando sono personalizzati e accompagnati da servizi che eliminano gli ostacoli pratici. [9]
Il volto riconoscibile a scuola
Il decreto vieta di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto o non riconoscibile, salvo ragioni sanitarie certificate o esigenze legate alle attività didattiche. La norma riguarda quindi burqa, niqab e qualsiasi altra copertura che impedisca il riconoscimento. Non riguarda l’hijab, che copre i capelli ma lascia visibile il volto. [1-2]
Una regola simile non rappresenta un’eccezione italiana. Nei Paesi Bassi, per esempio, dal 2019 è vietato coprire il volto negli edifici scolastici e in altri servizi pubblici. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto agli Stati un certo margine di scelta, ma ogni limitazione della libertà religiosa deve essere giustificata e proporzionata. [10-11]
La regola dovrà comunque essere applicata con equilibrio, senza umiliare o allontanare le studentesse. Se una ragazza subisce imposizioni familiari, ha bisogno di ascolto e protezione individuale, non soltanto di una multa.
La differenza la farà l’applicazione
Aiutare chi non conosce l’italiano e distribuire in modo equilibrato i bisogni educativi non è, di per sé, discriminatorio. La misura dovrà però essere applicata guardando alla competenza linguistica, alla storia scolastica e alla situazione familiare di ciascun bambino, senza ridurlo alla sua cittadinanza.
È inesatto affermare, sulla base dei documenti disponibili, che il decreto espella i bambini stranieri dalla scuola: il diritto all’istruzione resta garantito. È invece giusto chiedere come saranno tutelate la vicinanza al domicilio, la continuità delle relazioni, i fratelli che frequentano lo stesso istituto e le esigenze delle famiglie.
La stessa disposizione potrà avere effetti positivi in un territorio e creare difficoltà in un altro. Molto dipenderà dalle decisioni degli uffici scolastici, dalla collaborazione tra gli istituti e soprattutto dalle risorse. Senza insegnanti formati, mediatori e corsi accessibili, un limite numerico rischia di restare una misura amministrativa; con un progetto educativo serio può invece diventare uno strumento di inclusione.
La mia conclusione da pediatra
Gli obiettivi dichiarati mi sembrano in larga parte ragionevoli: aiutare tutti a conoscere la lingua, evitare che le difficoltà si concentrino in poche classi e coinvolgere maggiormente le famiglie. Il mio giudizio resta aperto, perché saranno il testo definitivo e l’applicazione concreta a mostrare se gli strumenti scelti saranno efficaci ed equi.
Mi auguro che tutte le forze politiche lavorino per migliorare il provvedimento, invece di usarlo per contrapporsi. Servono ascolto dei territori, risorse per le scuole più esposte, criteri trasparenti e una verifica seria dei risultati. Se emergeranno problemi, sarà necessario correggerli senza trasformare ogni osservazione in uno scontro ideologico.
La scuola non dovrebbe mettere i bambini italiani contro quelli di origine straniera. Dovrebbe offrire a ciascuno gli strumenti necessari per imparare, comunicare e sentirsi parte della comunità. È su questo risultato, e non sulle intenzioni attribuite agli uni o agli altri, che sarà giusto valutare il decreto.
Cosa cambia da ora in poi
Per le famiglie non cambia immediatamente l’iscrizione dell’anno scolastico in corso. Il limite del 30% è previsto per le classi prime dal 2027-2028. Quando sarà pubblicato il testo ufficiale lo analizzerò nel merito; successivamente sarà importante seguire la conversione parlamentare, i provvedimenti applicativi e le scelte compiute nei diversi territori e nelle singole scuole.
Fonti e approfondimenti
4. Costituzione della Repubblica italiana, articoli 3 e 34
5. Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, 1989
6. OECD, Immigrant Students at School, 2015
8. OECD, Balancing School Choice and Equity, 2019
9. OECD, Language Training for Adult Migrants, 2021
10. Corte europea dei diritti dell’uomo, SAS contro Francia, sentenza del 1 luglio 2014
Scuola e immigrazione |

Nessun commento:
Posta un commento