Alberto Ferrando Pediatra di Genova. Blog dedicato alle famiglie, ai bambini, ai genitori ai nonni e tutti coloro che operano a contatto con i bambini.
giovedì 10 febbraio 2011
"Le madri non sbagliano mai". Commento di Barbara Cavallari
Mi piacerebbe mettere in copia un estratto di un intervento del prof. Bollea sull'importanza del sorriso.
"Nelle persone adulte c'è sempre un ricordo perenne della prima infanzia fino ai 10 anni per le tante cose fatte insieme: regali dei genitori, gioco e bicicletta col padre. Se poi c'è l'amore della madre con i nonni anche la loro gentilezza ha una sua funzione rassicurante. Coinvolgerli in modo positivo nelle realtà quotidiane: ecco che l'elemento formativo darà felicità al bambino, se non lo avrete mai fatto sentire come un ordine. Il significato di comando non deve mai essere trasmesso infatti come un invito obbligatorio prima dei 4-5 anni. Sembrerà semplicistico e forse ovvio ma pochissimi invece capiscono l'importanza di farsi accompagnare e far partecipare il bambino alle commissioni, commentando a voce alta le cose che vedono. Questo sia con i genitori che con i nonni.
L'infanzia sorridente in questo periodo storico non è purtroppo la normalità ma l'amore, lo slancio impegnato e caricato di generosa attenzione quotidiana formerà un adulto più o meno maturo".
Barbara Cavallari
"Il dono della dislessia" R.D. Davis. Commento di Antonella Ferrucci
Premetto che sono mamma di due meravigliosi bambini dislessici. Con la prima figlia e la prima diagnosi, fatta nei tempi canonici della 2a elementare, ho avuto un grandissimo conforto nel leggere il libro di Davis "il dono della dislessia. Ho compreso che nella stragrande maggioranza dei casi le difficoltà che caratterizzano i vari DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento) sono associate alle doti fuori del comune che i bambini dislessici hanno, proprio perchè, funzionando il loro cervello in maniera diversa, hanno una visione del mondo originale. E questo è dimostrato dal fatto che i maggiori geni dell'umanità erano dislessici (Einstein, Leonardo, Galilei, Newton solo per citarne alcuni). Quindi si può arrivare a dire che la Dislessia sia un "dono".
Ora preso consapevolezza di questo ho lavorato con i miei bambini sulla loro autostima, mettendo in luce le doti speciali di cui erano dotati. Questo è stato estremamente utile per loro: la scarsa autostima è uno dei principali problemi a livello emotivo che vivono i bambini dislessici: recuperata quella hanno lo stimolo a fare tutta la propria parte per accettare ed "aggredire" la loro difficoltà con la fatica che comporta.
Quindi, visto il bene che ha fatto a me ed ai miei bambini, consiglio questo libro a tutti quei genitori che si trovano ad affrontare questa problematica (e sono tanti.. sembra che il dal 5 al 10% della popolazione abbia la DSA, che lo sappia o no... quasi prevalentemente su base ereditaria)
Ancora grazie dottore!
Antonella Ferrucci
mercoledì 9 febbraio 2011
"Le vacanze di Nicola" Sempé, Goscinny. Commento di Paola Santagata
“Le vacanze di Nicola” è un divertentissimo libro adatto ai bambini e a noi genitori, per ridere un po’ su noi stessi. Nicola è un simpatico bambino, che racconta le sue vacanze estive, (un anno al mare con i genitori ed uno da solo in colonia) le avventure, gli amici, e, inconsapevolmente, il rapporto tra mamma e papà. Ci siamo mai chiesti come ci vedono i nostri figli? Ce ne faremo un’idea riconoscendoci tra le righe di questo libro. Il mondo degli adulti è incomprensibile per un bambino, per cui tutto è fattibile, semplice, fantastico e sono i grandi a complicarlo. E ancora i capricci ed il pianto usati come efficace strumento per tenere in pugno mamma e papà “(…), prima che il papà cominciasse a gridare, gli ho spiegato che era la mamma che mi aveva detto di scendere e che se mi avesse sentito piangere, si sarebbe arrabbiata. (…) La vuoi una sculacciata? Ha gridato il papà e io ho detto che sarei andato via di casa, che ero molto infelice, che non mi avrebbero rivisto mai più, che mi avrebbero rimpianto, che la storia delle lenticchie era una presa in giro e la mamma è entrata in salotto di corsa (…) E la mamma si è messa a piangere e il papà si è messo a camminare su e giù per il salotto gridando e ho detto che se non facevano crescere le mie lenticchie mi sarei ucciso. Allora la mamma mi ha dato una sculacciata. I genitori, quando tornano dalle vacanze sono insopportabili”
lunedì 7 febbraio 2011
"Adolescenti in bottiglia" E.Valsecchi Commento di R.Cosmello

Commento di Roberta Cosmello
"Prima l'uomo beve un bicchiere, poi il bicchiere beve un bicchiere, infine il bicchiere beve l'uomo" (proverbio giapponese). Così rischia di succedere ai nostri ragazzi, che si avvicinano sempre più presto all'alcol (in media 11-12 anni). Oggi il consumo di bevande alcoliche da parte dei giovanissimi è incentivato da forti pressioni non solo culturali e sociali, ma anche commerciali. Meno vino, più birra e superalcolici. Non più a tavola, ma nei pub, nelle birrerie e nelle discoteche, una volta la settimana. L'alcol è diventato un ingrediente fondamentale della "cultura dello sballo". In queste pagine - nate dal lavoro "sul campo" - adulti (genitori, insegnanti, educatori) e ragazzi troveranno informazioni e indicazioni pratiche per evitare che i giovani affoghino "in bottiglia".
domenica 6 febbraio 2011
"Svegliatevi bambine" Commento di Paola Santagata
Un bambino abusato non avrà mai la forza di raccontare la sua storia e in alcuni a chi raccontarlo poi? Quando spesso sono proprio i familiari a tacere consapevolmente di denunciare una violenza per ignoranza, per paura, perché vittime a loro volta. Tocca, allora, alla scuola, allo sport a far emergere l’abuso perché proprio nei gesti, nel disagio, nell’espressione grafica e ludica che un bambino URLA il suo dolore, chiede disperatamente AIUTO. In troppe situazioni però questa richiesta cade nel vuoto, o viene colta tardi perché, citando sempre il libro "non c’è niente come una vittima indifesa per scatenare i cattivi sentimenti". E’ meglio pensare che un bimbo sia una peste o peggio un bugiardo che un disagiato. Non si può nemmeno pensare, guardando le nostre famiglie, che noi saremo immuni: il mostro si può nascondere dietro lo sguardo amorevole di chiunque. Forse la generazione dei nostri genitori può essere giustificata se in qualche situazione non ha capito, si è trovata spiazzata perché all’epoca era un argomento di cui non era dato parlarne; gli adulti, poi, avevano sempre ragione e questa era la vera forza dei mostri ed i bambini non avevano armi per difendersi perché sapevano che nessuno avrebbe creduto loro. Oggi no! Nessuno può considerarsi giustificato e nascondersi dietro il solito commento "era così una brava persona.."
"Svegliatevi bambine" può essere letto sia dai genitori che dai figli, anzi può costituire un momento di confronto comune. Il tema è trattato con una delicatezza ed una semplicità tale da non suscitare alcuno shock nei piccoli lettori, senza essere in alcun modo banale. Le domande di Martina e Livia sono le domande di due bambine di otto anni dinnanzi ad un mistero, e le risposte sono semplici ingenue ma percorse dalla voglia di ricostruire una nuova infanzia " si potrebbe sostituire la loro memoria con un’altra vergine", aggiunse, pensando al suo computer, "o magari perfino ricostruire tutta un’infanzia virtuale nei loro circuiti cerebrali" "così non si ricorderebbero più niente? (…) Ma se già fanno fatica a ricordarsi l’alfabeto! Ma ci pensi, trovarsi in gelateria e non ricordarsi più quali sono i tuoi gusti preferiti di gelato? E’ terribile!". Al contrario, tanta semplicità dovrebbe essere per noi adulti violenta come un pugno nello stomaco far sbucare la testa da sotto la sabbia qualora l’avessimo nascosta.
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