venerdì 5 aprile 2024

Non maltrattate le mamme. (Mom Shaming).

Non maltrattate le mamme. (Mom Shaming).

Articolo su quotidiano (Il Secolo XIX) e link a  filmato su Tim to' e a intervista televisiva in diretta su Primocanale.

Nella  Mission del pediatra al primo posto viene "in primis" la salute del nucleo familiare, a partire dalla neomamma e della coppia genitoriale. (Il/la bambino/a crescerà e starà bene se i genitori stanno bene).

Per questo mi indignano comportamenti, purtroppo frequenti, di atteggiamenti di critica e di giudizio (che rasentano, se non sono già, un maltrattamento) da parte di tante persone che non sanno tenere a freno la lingua e, purtroppo, anche da operatori socio/ sanitari

Le mamme vanno sostenute nelle scelte e non "indirizzate" colpevolizzandole. 

Non vanno giudicate, criticate apertamente o indirettamente (come indurre dei sensi di colpa) soprattutto in un periodo così bello, ma anche delicato da un punto di vista emotivo e psicologico come quello che si attraversa dopo la nascita di un bebè.

Si è molto più vulnerabili, si vede il bicchiere sempre mezzo vuoto, vengono Momenti di tristezza, spesso si hanno i cosiddetti "baby blues" e in alcuni casi si arriva alla depressione (anche nei papà e non solo nelle mamme).

Ricordate che le “parole fanno più male delle botte”. 

(frase di che Carolina Picchio ha scritto nella lettera al papà prima di suicidarsi).  


FILMATO su TIK TOK: https://www.tiktok.com/@pediatraalberto/video/7346526630866701601


INTERVISTA A PRIMOCANALE:

https://ferrandoalberto.blogspot.com/2024/03/no-al-mom-shaming-non-maltrattate-le.html




martedì 2 aprile 2024

Tampone faringeo positivo per streptococco in bambino che non ha alcun sintomo

Tampone faringeo positivo per streptococco in bambino che non ha alcun sintomoDa una delle tante chat di classe arriva l’allarmante messaggio: gira lo streptococco nella classe 😱😰!!!!

Molte mamme decidono di fare il tampone ai loro figli che stanno benissimo .

Alcuni di questi risultano positivi a questo streptococco (chiamato amichevolmente dagli addetti ai lavori  SBEGA che sta per streptococcus beta emolitico di gruppo A). 

Alcuni somministrano l’antibiotico e alcuni chiamano il pediatra .

Il pediatra chiede come sta il bambino e perché ha fatto il tampone faringeo e spiega che: “in assenza di sintomatologia, mal di gola associato in genere a febbre e aumento dei linfonodi sotto al collo e ad assenza di tosse” non è indicato fare il tampone faringeo . 

Se comunque viene fatto e risulta positivo, in assenza di sintomatologia e di fattori di rischio, non si somministra alcun antibiotico .

La terapia dello streptococco, quando indicata si basa sull’antibiotico (Amoxicillina alla prima scelta ) che va somministrato per 10 giorni secondo le principali linee guida . 

Alcune prevedono sconti a 6-7 giorni .

Ogni terapia espone effetti collaterali e dare l’antibiotico quando non è indicato facilita la resistenza degli antibiotici e anche, in alcuni casi, la presenza di ceppi più virulenti e che possono dare più complicazioni .

Messaggio principale: prima di fare un esame o di dare una terapia sentite sempre il vostro pediatra.

 https://vm.tiktok.com/ZGeacbk4F/



domenica 31 marzo 2024

LUTTO IN CASA: AI BAMBINI COSA DICO? LA VERITA' O UNA PICCOLA BUGIA?

LUTTO IN CASA: AI BAMBINI COSA DICO? LA VERITA' O UNA PICCOLA BUGIA?

Cari Genitori

Vorrei parlarvi sempre di cose belle, di vacanze, di mare, di pappe...ma nella vita ci sono anche situazioni dolorose a cui non vogliamo pensare finché non ci capitano.

Non passa quasi giorno che direttamente, o indirettamente, veniamo in contatto con situazioni dolorose. 

Il dolore più grande? la morte di un "caro" un genitore, un parente, un amico. E' qualcosa che riguarda, prima o poi .......tutti e nel nostro dolore non sappiamo come comportarci con i figli. Qualche consiglio qui sotto anche se non bisogna mai generalizzare ma qualcosa di comune e "da fare" c'è.

Un tema molto poco affrontato e di fronte a cui ci si sente impreparati sempre è quello della comunicazione della cattive notizie, e, in particolare  della comunicazione del lutto. Comunicare male fa più male del lutto stesso.

Non passa mese che non mi venga richiesto come comportarsi. 

Alcuni mi dicono che non hanno detto niente....ma cari genitori sappiate che i bambini hanno già capito che è successo qualcosa di grave: ve lo leggono nel cuore!!

Bisogna spiegare e parlare chiaramente. 

Ovviamente ogni situazione è differente ma alcune cose comun i da dire ci sono.

una su tutte : va detto e non vanno dette pietose storie o bugie.

Bisogna anche tenere conto che processo di elaborazione del lutto è soggettivo e dipende da vari fattori come l’etàdel/della bambino/a, le risorse, non solo economiche, famigliari e sociali e dalla qualità del legame con il defunto. 

Una cosa importante, e che ripeterò, è che la possibilità di partecipare alla cura e al congedo, di esprimere la sofferenza e di proseguire la vita quotidiana sono fattori che aiutano ad affrontare la perdita

Fattori che compromettono l’elaborazione del lutto sono la morte vissuta come un evento improvviso e grave (per cui, in tali casi sarebbe necessario affidarsi subito ad un professionista esperto del settore), la presenza di traumi precedenti e difficoltà relazionali ed una difficoltà nell’occuparsi del bambino da parte degli adulti superstiti. Che andrebbero aiutati essi stessi ad elaborare il lutto.

Quando si affronta la questione della morte di una persona cara con un bambino, è importante essere sinceri, ma allo stesso tempo considerare l'età del bambino e la sua capacità di comprendere concetti complessi come la morte.

Molte volte, dire al bambino che il nonno "è morto" può sembrare troppo duro o difficile da comprendere, specialmente per i bambini più piccoli.

In questi casi, alcuni genitori scelgono di usare metafore o linguaggio più morbido per spiegare la situazione, come dire che il nonno "ha fatto un lungo viaggio" o "è andato via".

Tuttavia, è importante considerare che anche i bambini hanno bisogno di comprendere la realtà delle situazioni, e nascondere la verità potrebbe causare confusione o ansia nel lungo termine. 

Inoltre, usare metafore può creare fraintendimenti o false speranze nel bambino, che potrebbe iniziare a chiedersi quando il nonno tornerà da questo viaggio.

E poi vi chiederà perché gli o le avete detto una bugia.

Pertanto, è consigliabile trovare un equilibrio tra la delicatezza nel comunicare la notizia e la sincerità nel rispetto della realtà.

Potrebbe essere utile spiegare al bambino che il nonno è morto in modo semplice e amorevole, senza utilizzare concetti troppo astratti o spaventosi. Ad esempio, si potrebbe dire: "Il nonno è morto, significa che il suo corpo non funziona più e non possiamo più vederlo o parlargli. Ma i bei ricordi che abbiamo di lui rimarranno sempre con noi."

Inoltre, è importante essere disponibili per rispondere alle domande del bambino e offrire sostegno e comfort durante questo momento difficile. 

Ogni bambino reagirà in modo diverso alla notizia della morte di un familiare, quindi è importante adattare l'approccio in base alle esigenze e alla sensibilità del bambino specifico.

Ovviamente l’età è un fattore importante:

-         - Fino ai 3 anni i bambini  sono molto sensibili alle emozioni degli adulti di riferimento. Se l’adulto è triste, addolorato, sofferente, il bambino percepisce che qualcosa non va, si sente perso e manifesta il bisogno di vicinanza e rassicurazione con un comportamento irritabile, irrequieto e tendente al pianto.

-        - Tra i 3 e i 5 anni i bambini non hanno acquisito il concetto di irreversibilità della morte. Potrebbero cercare il defunto e chiedere “dove è andato?” oppure “quando ritorna?”. La morte viene percepita come non definitiva, un lungo sonno profondo o un viaggio che prevede un ritorno.

-         - Tra i 6 e i 9 anni comprendono che la morte è irreversibile. Le perdite delle persone care vengono vissute con estrema paura e ansia. Spesso i bambini di questa fascia d’età sviluppano molta curiosità per gli aspetti che riguardano la morte e per i riti funebri, quindi possono porre molte domande per acquisire informazioni.

-          - Tra i 9 e i 12 anni i bambini hanno un concetto chiaro della morte. In caso di lutto di una persona cara. Alcuni possono tendere a nascondere le loro emozioni, a voler apparire più forti e in grado di affrontare la sofferenza.

 

 

Ecco alcuni consigli che potreste dare ai genitori di un bambino per affrontare la morte del nonno:

1.        Comunicazine  chiara e sincera: È importante comunicare la notizia della morte del nonno in modo chiaro e sincero, adattando il linguaggio all'età del bambino. Evitare pietose storie o bugie, poiché i bambini possono percepire la mancanza di verità e ciò potrebbe causare loro confusione e ansia.

2.        Ascolto attivo: Dopo aver comunicato la notizia, è essenziale essere disponibili per ascoltare i sentimenti e le domande del bambino. Mostrare empatia e fornire un ambiente sicuro in cui il bambino possa esprimere le proprie emozioni è fondamentale per il suo processo di elaborazione del lutto.

3.        Rispondere alle domande: I bambini potrebbero avere molte domande sulla morte e sul concetto di perdita. Rispondere alle loro domande in modo semplice e onesto, evitando di entrare in dettagli troppo complessi o spirituali che potrebbero confonderli ulteriormente.

4.        Supportare  le emozioni: Assicurare al bambino che è normale sentirsi tristi, arrabbiati o confusi dopo la perdita di una persona cara. Aiutarli a comprendere che tutte le emozioni sono valide e che possono esprimere i loro sentimenti in modo sano.

5.        Supporto professionale: Se il bambino continua ad avere difficoltà nell'affrontare la perdita, potrebbe essere utile coinvolgere un pediatra, uno psicologo o altre figure professionali specializzate nel sostegno ai bambini in lutto. Questi professionisti possono fornire ulteriori risorse e supporto per aiutare il bambino a elaborare i propri sentimenti.

6.        Creare rituali di commiato: Partecipare a rituali di commiato, come partecipare al funerale o commemorare il nonno in modi significativi per la famiglia, può aiutare il bambino a elaborare la perdita e a trovare un senso di chiusura.

7.        Conservare i ricordi: Conservare i ricordi del nonno attraverso foto, storie e oggetti significativi può essere un modo prezioso per onorare il suo ricordo e aiutare il bambino a sentirsi connesso con lui nonostante la sua assenza fisica.

8.        Pianificare momenti di condivisione e sostegno familiare: Trascorrere del tempo insieme come famiglia, condividendo ricordi del nonno e supportandosi a vicenda attraverso il processo di lutto, può essere un modo importante per rafforzare i legami familiari e affrontare la perdita insieme.

Segnali una difficoltà nell’elaborazione del lutto

Abbiamo già detto che ai 6-9 anni, il concetto di irreversibilità della morte non è pienamente acquisito, per cui può essere difficile comprendere che la persona cara non tornerà e questo può destabilizzare le sue 

L’elaborazione del lutto prevede  la presenza di emozioni negative come tristezza, paura, colpa, rabbia ed insicurezza. SE molto frequenti o se associati a disturbi come quelli qui sotto segnalati è importante un aiuto psicopedagogico:

-              crisi di rabbia ed aggressività, diverse da quelle avute in passato.

-              Regressione a fasi precedenti dello sviluppo. Vengono perse le autonomie raggiunte precedentemente nel mangiare, vestirsi, addormentarsi, Isolamento o dipendenza dagli altri.

-              Negazione o rifiuto di quanto accaduto.

-              Comparsa di disturbi psicosomatici quali: mal di  pancia e mal di testa che non sono spiegabili come fisici, nausea, vertigini. 

-              Disturbi del sonno: difficotà ad addormentarsi, cercare fortemente di dormire nel lettone, risvegli frequenti e/o incubi.

-              Alterazioni nell’alimentazione: inappetenza, abbuffate o selettività con variazioni del  peso corporeo.

-              Scarso rendimento scoastico.

-              Isolamento. 

Concludo rinforzando quanto detto sopra:

Gli adulti, mossi da un istinto protettivo, possono avere la tentazione di non parlare ai bambini della morte o evitare di riferire quanto è accaduto e la sofferenza che provano. Tuttavia, i bambini hanno il diritto e il bisogno di capire ed addolorarsi per le perdite subite. Hanno necessità di sapere cos’è successo ed essere accompagnati nel dolore dando parole alle loro emozioni, sapendo di avere figure di riferimento che sono forti e presenti anche se vacillano per la loro sofferenza, comprendono e vivono quel che il bambino sente. Il bambino ha bisogno che gli adulti legittimino il dolore e le emozioni provate aiutandolo a parlarne e che rispondano alle sue numerose domande sulla morte e su ciò che cambierà dopo la perdita.

E’ importante che la morte e il defunto non siano argomenti tabù per la famiglia. E’ importante che si nomini e ricordi chi non c’è più  e che si possa parlare della possibilità e fatica della perdita delle persone care.

 

IMPORTANTE: Gli adulti devono prendersi cura di loro stessi perché il bambino riesce ad elaborare meglio il lutto se ha accanto figure di riferimento presenti e in grado di accogliere il suo dolore. Gli  adulti devono nascondere la propria sofferenza, perché è  sicuramente difficile per una famiglia che ha subito una perdita e si senta  sopraffatta.

L’adulto di riferimento del bambino deve prendersi cura e del proprio processo di elaborazione del lutto, eventualmente chiedendo aiuto psicopedagogico, per poter sostenere adeguatamente il piccolo.



 

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